Somalia, caccia epidemica

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Immagine di Jehad NgaMentre è ripartita la caccia a stelle strisce, questa volta in Somalia, sul sito di Medici Senza Frontiere viene pubblicato l’articolo Somalis Trapped by War and Disaster. Argomento: le condizioni di vita quotidiane non riportate sulle cronache di guerra degli ultimi giorni:

Against this backdrop of political insecurity, Somalia was hit by torrential rains in November that flooded the Shebelle and Juba rivers, leaving tens of thousands of families homeless and destroying their subsistence crops. This occurred just six months after the Bay region, nestled between the two rivers, endured a drought that saw MSF admit more than 600 severely malnourished children to its hospital in Dinsor. MSF teams are trying to fill some of the huge gaps in medical care through primary care and surgical hospitals and clinics, as well as treatment programs for malnutrition, tuberculosis, and kala azar in several regions, including Bakool, Bay, Galguduud, Lower Juba, Mudug, Middle Shabelle, and Mogadishu.

Una nota a conclusione: l’immagine riportata a fianco, è stata scattata da Jehad Nga e ritrae un graffito tracciato su un muro di Mogadiscio: un tank con mitragliatore che si aggira per le strade della capitale somala.

Nubi somale e venti di guerra antichi

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Nubi somale xsrc=Forse non tutti sanno che tra pochi giorni scade un ultimatum: quello che la Somalia delle Corti Islamiche ha lanciato all’Etiopia per il ritiro delle truppe entrate nel paese per presidiare il governo ad interim insediatosi a Baidoa. Mentre il paese è un’altra volta alle prese con emergenze sanitarie e con nuovi problemi climatici, si ritorna a un passo dal conflitto nel Corno d’Africa senza che i conflitti tra i signori della guerra si siano mai realmente sopiti.

Inserita nella lista delle dieci crisi umanitarie più ignorate dalle TV, la situazione somala ora potrebbe tornare più o meno velocemente a quella che era nei primi Anni Novanta con il ritorno dei Caschi Blu dell’Onu. Che fallirono ai tempi. E per un ragguaglio sulla situazione somala, utile è l’inchiesta Nubi Somale di Maurizio Torrealta ed Elisa Marincola. Ma perché lo stato della Somalia, a quindici anni dalla fine della dittatura di Siad Barre, è ancora oggi così instabile? Continue reading

Il muro del Darfur

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The Dafur WallQuattrocento mila numeri sequenziali, uno per ogni persona assassinata nel genocidio del Darfur. È The Dafur Wall, che raccoglie donazioni a partire da un dollaro. A ogni donazione, si “accenderà” un nuovo numero passando dal grigio al bianco e gli introiti così raccolti andranno a Medici senza Frontiere, Save the Children, Save Darfur e Sudan Aid Fund. Artefici dell’iniziativa, invece, sono padre e due figli, Dan, Jonah e Matt Burke, ingegneri informatici e psicologo, che dirigono la Darfur Foundation. A disposizione c’è anche un blog in cui si informa dell’andamento della campagna.

Nel 1944 fu l’ultima donna condannata per stregoneria

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Helen DuncanIl reato di Helen Duncan fu quello di aver sentito durante la seconda guerra mondiale un disastro della Marina britannica prima che questo fosse reso noto. Allora (era il 1944) venne arrestata, accusata di tradimento e condannata in base al Witchcraft Act, la legge contro la stregoneria che risale al 1735. Del suo caso si interessò anche il primo ministro britannico Winston Churchill che la visitò in carcere e, rieletto nel 1951 all’età di 77 anni, abrogò la settecentesca norma.

Ora la BBC rievoca la vicenda e la ricostruisce un sito creato ad hoc. Sul quale, a cinquant’anni dalla morte della donna, si annuncia la richiesta di revisione della condanna.

Empty Show: US Army, Return to Sender

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L’Empty Show è un movimento artistico nato e cresciuto in Australia che varie volte si è manifestato nel corso degli ultimi anni. Nei fatti, decine di persone si radunano per decorare, ritrarre, filmare e ridare vita attraverso il colore e la creatività a case abbandonate, spazi dismessi e aree che, seppur in disuso, sono messe sotto chiave.

L’ultima ha avuto luogo un paio di settimane fa a Melbourne e, come sempre è accaduto in queste occasioni, non sono mancati messaggi di carattere fortemente politico, come quello a fianco. Altre immagini dell’ultimo appuntamento sono disponibili qui e qui.

Per chi volesse ripercorrere velocemente la storia dell’Empty Show attraverso le fotografie, può navigare nella galleria pubblicata su Flickr che raccoglie alcuni scatti dell’evento del 2003. Inoltre, in merito alla manifestazione e alle sue istanze politiche, si può consultare anche il blog A Space Outside.

La beffa delle armi ecologicamente sostenibili

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Iran BlogDato che il pianeta non è più autosufficiente – deve aver pensato qualcuno – allora tutti i settori devono adeguarsi. Anche quello degli armamenti. E così ora l’Industria bellica britannica produce armi “ecologiche” (via Peace Reporter): proiettili privi di sostanze inquinanti e scarsa tossicità delle munizioni pesanti fanno parte di un programma volto alla sostenibilità ambientale.

A parte discorsi sul ricorso all’uranio impoverito e ad altre cancerogene componenti belliche di cui si può leggere e vedere anche qui (salvo poi sostenere economicamente la ricerca contro i tumori), che dicono questi magnati di situazioni come quelle documentate con la La strage nascosta o con Un’altra Falluja?

Il fosforo bianco e altre sostanze bandite dalla Chemical Weapons Convention, incenerendo la gente, inquinano o no? Infine, le mine antiuomo con cui gli eserciti disseminano i terreni saranno vendute in una nuova e innovativa versione in base alla quale, dopo la fine degli assedi, si sciolgono e sono assorbite dal terreno diventandone concime?

Oaxaca, parole per immagini

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Peter KuperIl fumettista Peter Kuper vive nella città messicana di Oaxaca da alcuni mesi insieme alla famiglia. E dei recenti scontri ha raccontato con una serie di immagini riportata sul blog PW The Beat. Scrivendo anche che:

Sad to say it seems to be getting worse as of this morning but hard as always to verify without going downtown. For some reason Betty doesn’t want me to head to the zocalo–something about me getting shot or arrested and deported–go figure! Latest I’ve heard was that there are 3 different groups marching to the Zocalo and that there has been fighting in the street with the Federal police. We’re sitting tight in San Felipe,we dropped Emily at school like it was a normal day and are keeping an ear on the news/internet.

Lettere da Beirut

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È stata scelta una licenza Creative Commons (nello specifico, la Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5) per rilasciare per i document(i-ari) inseriti sul sito Beirut Letters a testimonianza del conflitto nel Vicino Oriente. Inoltre, nella nota di copyright a pie’ di pagina si legge che «we encourage people to rebroadcast and share this video under this license». Per quanto riguarda la descrizione del documento (disponibile in due formati, Ogg Vorbis e Quicktime), viene riportato sulla home page del sito quanto segue:

This video letter was made on July 21, 2006 at the studios of Beirut DC, a film and cinema collective which runs the yearly Ayam Beirut Al Cinema’iya Film Festival. This video letter was produced in collaboration with Samidoun, a grassroots gathering of various organizations and individuals who were involved in relief and media efforts from the first day of the Israeli attack on Lebanon. It was also broadcasted at the Biennial of Arab Cinema, organized by the Arab World Institute in Paris.