Washington, 1969: foto dalla manifestazione anti-Vietnam

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An anti-Vietnam War demonstration, 1969

Una manifestazione che risale al 1969 contro la guerra in Vietnam, di fronte alla Casa Bianca. Due milioni di persone che si radunano a Washington dando vita al corteo di protesta fino a quel momento più numeroso della storia statunitense. C’erano i pacifisti, gli studenti, le Pantere Nere, Coretta King, i musicisti. Su Slate viene pubblicata una galleria fotografica che testimonia quell’evento.

The War Comes Home: i racconti dei reduci sotto Creative Commons

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The War Comes HomePresentare il volto umano di un conflitto bellico. È lo scopo con cui nasce The War Comes Home per opera del giornalista Aaron Glantz (autore del libro How America Lost Iraq) e del network radiofonico KPFA. Storie di militari che hanno prestato servizio in l’Iraq, ma anche allargamento della discussione a tematiche come i veterani del Vietnam o la guerra di Afghanistan, collaborazioni con il Center for Media and Democracy, testimonianze in merito al recupero e alla riabilitazione dopo i conflitti. Il tutto sottendendo che:

More than 1.6 million Americans have served in the wars in Iraq and Afghanistan. As of August 1, 2007, 67,000 of them had been killed or wounded. In addition, more than 250,000 Iraq and Afghanistan war veterans had been treated at Veterans Administrations hospitals since their return home from combat.

Inoltre, si legge nel comunicato stampa Innovative Multimedia Project Brings the Iraq War Home:

“I was constantly being asked, tell me about freedom, about democracy, why am I being held here, I want answers,” recounts Abu Ghraib interrogator Casteel on Warcomeshome.org. “And the detainees were the ones wanting answers. But that was our job. We were supposed to be finding answers to our questions.”

Da sottolineare in chiusura che i file multimediali che contengono le testimonianze raccolte sono rilasciati con licenza Creative Commons.

Somalia: effetti a catena da ieri a quindici anni fa

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A proposito di Somalia, dice oggi Peacereporter:

Le Nazioni Unite hanno dichiarato che circa 10.000 persone sono scappate dalla capitale somala Mogadiscio la scorsa settimana, per sfuggire alle continue violenze. L’Alta Commissione per i Rifugiati dell’Onu ha fatto sapere che anche coloro i quali erano appena tornati a Mogadiscio se ne stanno andando. La città non ha visto molta pace da quanto le truppe governative, supportate dalle forze etiopi, hanno spinto il movimento islamico fuori dalla città. Da quel momento sono inziati attacchi terroristici contro le strutture governative, che hanno però colpito molti civili innocenti. L’Onu fa sapere che i combattimenti di marzo e aprile hanno costretto un quinto dei due milioni di residenti di Mogadiscio a partire, e solo 125.000 sono tornati.

Sempre in argomento, sul sito dell’ACNUR si leggono un appello e un approfondimento.

The war on journalism: 2006 anno nero

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The war on journalism“Il 2006 è stato l’anno più feroce e brutale della storia contemporanea dei media”. Inizia con queste parole The war on journalism, pubblicazione annuale dell’International Press Institute che dall’osservatorio che aggiorna costantemente ne aggiunge i ventidue già registrati nel 2007. La guerra in Iraq è il conflitto che ha fatto registrare quasi la metà delle perdite, quarantasei, e seguono poi l’Afghanistan, il Pakistan, le Filippines, il Messico e lo Sri Lanka. Ma l’Europa non ne esce indenne geograficamente né politicamente:

In Europe, where two journalists were killed, the murder of Novaya Gazeta journalist, Anna Politkovskaya, highlighted the dangers of reporting in Russia, and questioned the authorities’ desire to investigate such crimes. Since 1997, IPI has recorded the killing of 43 journalists in Russia. The often-violent controversy over the Danish cartoons depicting the prophet Mohammed saw journalists arrested and prosecuted; one journalist was murdered in Sudan reportedly for writing on the subject. The controversy led to renewed attempts to introduce a “defamation of religions” clause, which appeared in UN documents, including one on terrorism.

Elezioni in Nigeria: osservatori controllano con SMS

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Elezioni in NigeriaElezioni presidiate non dalle armi, ma da telefoni cellulari. Gli osservatori chiamati a supervisionare le tormentate operazioni di voto di ieri in Nigeria, infatti, fanno parte del Network of Mobile Election Monitors, progetto non-profit e non schierato politicamente ideato da HELP (Human Emancipation Lead Project) con il supporto tecnico di Kiwanja e di FrontlineSMS. E forse questo genere di controllo effettuato nei seggi fa oggi richiedere l’annullamento della consultazione per le presidenziali e le politiche a causa del sospetto di brogli e irregolarità.

Al di là dell’esito, per il quale occorrerà attendere ancora qualche giorno probabilmente, perché ricorrere ai cellulari? Innanzitutto per la penetrazione di questi dispositivi nel tessuto sociale nigeriano: si annoverano infatti 30 milioni di dispositivi su 60 milioni di votanti. Inoltre le infrastrutture, distribuite anche in aree rurali, sono uno dei mezzi di comunicazione più efficaci nella regione del delta del Niger. Senza contare poi che molti modelli, oltre a trasportare il testo, possono anche diffondere contenuti multimediali più complessi. È stata creata una pagina attraverso la quale scaricare il software e avere le informazioni tecniche per l’installazione e l’utilizzo del programma di monitoraggio. Non c’è tuttavia traccia del sorgente né di una policy di rilascio che eventualmente vanno richiesti ai responsabili del progetto.

Per saperne di più:

Enough project: l’informazione anti-genocidio che passa dal vlog

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Su Citizentube, il vlog-contenitore di taglio politico lanciato da Youtube, viene pubblicata una serie di video sulla situazione in Darfur e ne nasce un canale promosso e dedicato al Enough project, organizzazione che si batte contro i genocidi anche in Congo e in Uganda. Passare attraverso i video ha uno scopo preciso:

The Enough community on youtube, and elsewhere online, seeks to unite and strengthen efforts of grassroots activists and concerned advocates by giving up to date information from on the ground and offering practical pressure points to end the violence.

Belgrado: ucciso il giornalista che indagava sui crimini di guerra

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Dejan AnastasijevicMentre arrivano le prime notizie sulla nuova Columbine, c’è una notizia che è passata quasi completamente sotto silenzio in Italia, con l’eccezione di Osservatorio Balcani: l’omicidio del giornalista di Belgrado Dejan Anastasijevic, collaboratore del settimanale politico Vreme e del Time. BoingBoing pubblica oggi un articolo scritto da Jasmina Tesanovic, che riprende quanto uscito sul sito della storica emittente B92. E in particolare fa notare l’attivista serba che il giornalista assassinato da un’autobomba insieme alla moglie e alla figlia non è stato un obiettivo a caso:

Dejan […] was among the witnesses at the Hague International War Crime Tribunal against Slobodan Milosevic. As a journalist, his main line of inquiry was the connection between war crimes committed by Serbian military and police all over former Yugoslavia in the nineties. A painful issue. Recently the International War Crime Tribunal in Hague held that the regime of Slobodan Milosevic cannot be directly linked to the mass graves in Kosovo and the genocide in Srebrenica. Therefore the Serbian state is not formally guilty of genocide — although genocide took place.

Colt: 170 anni fa il brevetto sul primo revolver

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Samuel Colt (19th century engraving)Febbraio sembra un mese di cupi anniversari. E quello segnalato su Wired, Feb. 25, 1836: Rapid Fire, è forse un anniversario che ne ha determinati molti di successivi. Centosettanta anni fa, infatti, Samuel Colt si vide riconoscere un brevetto sul primo revolver introducendo una serie di novità:

He carved a wooden prototype, then, after his sailing days were over, produced a metal revolving cylinder based on the model. It proved to be a remarkably simple and effective method for delivering five or six bullets in rapid succession, without the need for reloading.

Queste e altre evoluzioni finirono per rivoluzionare l’industria delle armi da fuoco che divenne fiorente senza quasi mai conoscere periodi di crisi. Si provi per esempio a viaggiare nell’archivio di Disarmo Online o a consultare il dossier di Unimondo.

DRM sul rapporto della commissione sull’11 settembre

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Via TechLiberation, si legge che sono stati inseriti DRM on 9/11 Commission Report. Infatti:

This is nothing new, but it’s something that grinds my gears to no end, and that’s how the DMCA makes it illegal for me to use works that are completely in the public domain. Researching my previous post, I had occasion to download and read a PDF of the 9/11 Commission Report. This is a report created by the federal government and therefore has no copyright; it is in the public domain. Nevertheless, when I selected some text and and hit ⌘-C to copy it, I get this lovely message:

DRM on 9/11 Commission Report
Per saperne di più su DMCA e DRM e per leggere il rapporto a fumetti.