Genova: storia di Arnaldo che per un fiore finisce in un mattatoio

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La legge dei figli - Antologia noir per i sessant'anni della costituzioneLa casa editrice padovana Meridiano Zero sta per pubblicare La legge dei figli – Antologia noir per i sessant’anni della costituzione. Particolarità del libro è che i testi sono stati scritti da magistrati e appartenenti alle forze dell’ordine che raccontano il loro Paese. E anche i fatti di Genova fanno parte di quel Paese e vengono descritti da una cara amica, un’assistente capo della polizia di Stato, Simona Mammano, ideatrice (e colonna portante) del Premio Franco Fedeli. Di seguito ecco il racconto di Simona, una limpida narrazione su ciò che accadde all’interno della scuola Diaz, parole schiette che non indulgono sulle colpe e sui comportamenti illegali che gravano su chi indossa la stessa divisa che veste anche lei.

Un racconto che merita di essere letto proprio adesso, a poche ore dalla fine della manifestazione in cui si chiede giustizia contro le violenze subite nel luglio 2001, dalle dichiarazioni di Claudio Scajola, allora ministro dell’interno e ora presidente del Copaco, che si compiace della bocciatura della commissione d’inchiesta e in attesa che venga mantenuta la promessa e si giunga per una volta a una risposta trasparente in merito ai fatti di Arezzo.

Ecco il racconto di Simona, del quale prendo la nota dell’autrice in coda e la porto all’inizio:

Arnaldo Cestaro nonostante le operazioni subite, non ha riacquistato la completa funzionalità del braccio. Dedico a lui questo racconto.


“Voi andate, io torno domani, devo portare un fiore sulla tomba della figlia della vicina di casa, che è morta dieci anni fa. Dormo in stazione poi vado al cimitero e parto subito dopo. Non preoccupatevi per me”. Continue reading

Dalla rete: quattro libri per quattro argomenti differenti

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Una serie di segnalazioni di libri diversi tra di loro, ma accumunati dall’avere una serie di aspetti interessanti:

  • Autori vari, Le fiabe di Gramos: questo libro rientra nelle iniziative promosse dal blog Acme del Pensiero di Morgan Palmas per il piccolo Gramos e per la campagna Help 2.0.

    Lui è Gramos. È un bambino. Vivrà grazie a tutti voi. E un po’ anche a me, che sono solo un piccolo libro contro l’indifferenza.

  • Giuseppe Caliceti, Canti emiliani dei morti: VibrisseLibri festeggia con questo poema, che è “anche un racconto delle avanguardie poetiche negli anni Settanta e Ottanta”, il suo primo compleanno. Da qui si può scaricare il libro completo.

    Privi di ogni tentazione retorica o melodrammatica, i canti arrivano dritti allo stomaco.

  • Marco Pagani, Amandla!: nuova pubblicazione di Edizioni XII che questa volta presenta un romanzo di fantascianza scritto da un docente di fisica.

    Lui, David, sarebbe stato l’eccezione quantistica e la prova vivente che ogni tanto è possibile vincere e sconfiggere le statistiche certezze della termodinamica. È possibile, se uno ci crede abbastanza.

  • Valerio di Stefano, Valeriodistefano.com 2007 – Un anno di blog: già il titolo fa comprendere di cosa si tratta.

“Il triangolo nero” contro la violenza su rom, rumeni e donne

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Monica Mazzitelli, scrittrice e coordinatrice de iQuindici, mi invia un appello da leggere, sottoscrivere e divulgare per sollecitare un “risveglio di coscienza sulla questione rumena“.

Il triangolo nero – Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori e artisti contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.

Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è anche la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.

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Evasioni e rivolte: i clandestini in fuga e mercenari in zone di guerra

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Evasioni e rivolte. Migranti cpt resistenzeInformation Guerrilla pubblica un estratto del libro Evasioni e rivolte. Migranti cpt resistenze (Agenzia X) di Emilio Quadrelli. Quello che segue è un frammento di una delle cinque storie contenute, l’intervista-confessione di un contractor, un mercenario, che dalle feste private passa alle zone di guerra:

Questa distinzione di truppe regolari e irregolari sul posto non esiste, quello che conta è chi sta da una parte e chi dall’altra. La guerra è dappertutto e gli obiettivi non sono solo militari. Così interrogare un terrorista è una cosa che interessa i soldati ma anche noi, perché quello può avere informazioni che ci possono essere utili. In questo lavoro un ruolo importante ce l’hanno alcuni gruppi iracheni che facevano parte della polizia segreta, e che adesso fanno gli interpreti durante gli interrogatori. Alla conduzione si alternano tutti, prima si ammorbidisce il prigioniero, poi si passa all’interrogatorio specifico e ogni parte si occupa delle cose che le interessano. I mezzi sono quelli che conoscono tutti. Si punta molto alla distruzione psicologica del prigioniero. L’ideale, se c’è la possibilità, è interrogarlo usando un suo parente, meglio se una figlia, una sorella, la madre o la moglie: ci sono maggiori possibilità che questo ceda perché si sente responsabile della loro sorte […]. Le donne prigioniere sono molto importanti e infatti nessuna di loro è mai stata uccisa, servono come strumento di pressione.

Vicende di emarginazione le altre quattro. Vicende che seguono ciò che avviene dentro i centri di permanenza temporanea, mentre e dopo le “evasioni e le rivolte”, quando la situazione si fa ancora più estrema e si vive da braccati. Il libro, pubblicato da Agenzia X, è rilasciato con licenza Creative Commons e da qui può essere scaricato in versione integrale. Se ne può leggere anche una recensione scritta da Roberto Laghi.

Rolling Stone: online la versione completa

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Rolling StonePer i suoi quarant’anni, Rolling Stone, storica rivista americana dedicata a musica, ma anche a cultura e a politica, lancia la sua digital edition. Lo segnala Bernardo ed è una segnalazione interessante perché si tratta di duecento e rotte pagine che propongono la stessa versione che viene stampata e va in distribuzione negli Stati Uniti.

Oltre che leggerla online in formato flash, la rivista può essere anche scaricata oppure stampata.

Witness Journal: fotoreportage aperto su web

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Witness JournalAttraverso il gruppo giornalisti e fotoreporter di Flickr, ho scoperto le fotografie di Witness Journal e l’omonima rivista, giunta al quinto numero e inserita all’interno del contenitore di FotoUp. Realizzata in tre lingue (oltre all’italiano, anche inglese e spagnolo), l’iniziativa – aperta a chiunque voglia proporre un servizio – prevede anche una forma di suddivisione degli introiti con gli autori, che mantengono la piena titolarità dei loro scatti concedendo all’editore un’esclusiva che non va oltre i trenta giorni.

Tornando, i reportage pubblicati comprendono la quotidianetà di profughi armeni e azzeri che vivono nella città di Rustavi (Alessandro Franzetti), lo Sziget Festival, festival musicale avvenuto lo scorso agosto a Budapest sotto i nubigrafi che si sono abbattuti sull’Europa orientale (Alessandro Scarano), Teknival, manifestazione per amanti della techno che – sempre in estate – ha radunato trentamila persone a Pinerolo (Giovanni Cassanese). O ancora si vede e legge dal Giappone con i lavori di Fabrizio Cleri, la Tokio di Gianfranco Spatola, la Montalto di Castro di Paolo Fusco, la Nocera Umbra di Dario Jacopo Laganà o la Istanbul di Antonio Stella. Infine chiude il numero un’intervista a Michael Nichols, fotografo del National Geographic.

Qui sono conservati i numeri arretrati per chi volesse navigare tra i reportage precedentemente pubblicati.

L’osso di Dio: storia di ‘ndrangheta e di madri

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L'osso di DioLa criminalità organizzata e i suoi uomini, le sue regole, sono una realtà di cui si legge sui giornali, per chi non vive in quelle zone, quando si consuma una faida, viene compiuto un omicidio o si arresta un pezzo da novanta. Ciò che invece si vive ogni giorno, dentro le case, nei rapporti di famiglia, tra gli amici che la sera si ritrovano al bar, più difficilmente viene raccontato. Cristina Zagaria, giornalista in forza alla redazione napoletana di Repubblica, invece decide di andare a sondare proprio quella realtà. Quella quotidiana, che si respira ogni giorno, che si teme la notte quando i figli non rientrano, quando brucia un capannone o si consuma una vendetta. È L’osso di Dio, vicenda realmente accaduta e raccontata con la metrica del romanzo. Di questo libro, ho scritto altrove:

Quando si decide di infrangere le regole della criminalità organizzata, e nello specifico di questo romanzo della ‘ndrangheta, si può pagare in un solo modo. Questa è la storia di Santo Panzarella, vittima della lupara bianca nel luglio del 2002, e soprattutto di sua madre, Angela Donato, che decide di rompere il muro di omertà che la circonda e reclamare giustizia per quel figlio inghiottito da nulla. I suoi sforzi verranno ricompensati solo con un frammento, un osso di quattordici centimetri che era la clavicola del ragazzo, ma nasce qualcosa di più: un movimento di madri calabresi che, proprio quando le Madri di Plaza de Mayo decidono di lasciare le piazze, escono nelle strade per reclamare giustizia per chi non c’è più.

Umanità innanzitutto, prima della violenza, “legame carnale” – per usare le parole di Cristina durante una presentazione – contrapposto alle regole del clan. Le quali, allo stato attuale, sono ben riassunte in questa frase:

Per sconfiggere la ‘ndrangheta, a volte, bisogna sconfiggere se stessi. La propria disillusione, la stanchezza, la rassegnazione. E il coraggio, invece di esplodere, ti scoppia dentro.

Controversi, il sito dedicato alla poesia libera

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La biblioteca multimediale ad accesso libero Classici Stranieri cresce e il suo creatore, Valerio Di Stefano, dà vita a un progetto speculare, Controversi, giovanissimo sito-blog interamente dedicato alla poesia italiana e straniera che al momento ha pubblicato post su Dante Alighieri, Giosuè Carducci, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi e Miguel de Unamuno. Come gli altri progetti di Valerio, anche Controversi ospiterà al suo interno materiale sotto pubblico dominio e composizioni (o notizie su composizioni) pubblicate più recentemente, ma con una licenza che ne permette la libera ridistribuzione.

Linate, 8 ottobre 2001: un libro racconta la strage

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Linate 8 Ottobre 2001: la strageLinate 8 Ottobre 2001: la strage è il titolo di un libro che già da qui spiega chiaramente ciò di cui si occupa. Chi lo firma, l’autore teatrale Giulio Cavalli e il giornalista Fabrizio Tummolillo (che si sono avvalsi della collaborazione di Angelo Lanza), ha impostato il racconto sotto una duplice chiave:

Nella prima parte […], attraverso la favola della costruzione dell’immaginario aeroporto di Bengodi, diventiamo spettatori della sconcertante catena di eventi che ha causato il più grave incidente aereo della storia italiana […]. Nella seconda parte vengono ripercorse e analizzate le tappe di questa vicenda più che dolorosa – prima e dopo lo schianto del velivolo – sempre seguendo il filo conduttore dello spettacolo: dal rapporto della Commissione d’inchiesta, alle controverse sentenze di primo e secondo grado.

Online sono disponibili anche contenuti multimediali che corredano il testo. E a pubblicare il volume è stata una realtà editoriale piuttosto giovane nel panorama italiano: si tratta di XII Online, nata come gruppo di autori che aveva portato poco tempo fa a un’antologia prefatta da Andrea G. Pinketts. Quindi era arrivata un’omonima associazione culturale e infine un catalogo che al momento annovera una decina di pubblicazioni.

Evangelisti su Carmilla: Romania fa rima con etnia?

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Per determinate segnalazioni, ormai passo quasi del tutto da Tumblr, ma merita un’evidenza a parte l’articolo comparso oggi su Carmilla, Romania fa rima con etnia?, di Valerio Evangelisti sulla presunta emergenza di cittadini romeni presenti in Italia. E considera giustamente Evangelisti:

Non si possono applicare loro, insomma, i consueti alibi che giustificano il razzismo dilagante in questa porcheria di paese: lo “scontro di civiltà”, la “lotta al terrorismo”, la differenza di culture, e via delirando. I rumeni si chiamano così proprio per l’impronta lasciata loro dall’annessione a Roma – ammesso che simili argomenti abbiano un senso. Anzi, quando l’impero romano era ormai scomparso, là se ne teneva vivo un brandello. Dico questo per prevenire le obiezioni delle canaglie fasciste, sempre pronte ad asservire la storia per giustificare i propri delitti. Non vi serve cercare Dna particolari. La Romania era ed è più latina di quanto non lo sia l’ipotetica “Padania”. Se siete fascisti, siatelo fino in fondo. Se siete “padani”, andate affanculo. Da bravi barbari, vi bevete l’acqua del dio fiume, con larve annesse.

Prosegue sottolineando come la sinistra al governo e il leader del partito democratico non è che si differenzino molto dai loro oppositori in parlamento. O che differenzino molto tra nazionalità e crimine:

A mia conoscenza, mai il governo degli Stati Uniti ha convocato diplomatici italiani per rinfacciare loro ciò che stavano facendo, in territorio americano, gli affiliati alla Mano Nera o a Cosa Nostra. Pescava i colpevoli, se ci riusciva, e li sbatteva in galera. Solo da noi si fa ricadere un crimine su un popolo intero, e si prende a pretesto un delitto per criminalizzare una nazionalità nel suo complesso.

E WuMing aggiunge sul numero di oggi di Giap:

Atmosfera da pogrom. Nel 1997 accadde qualcosa di molto simile con gli Albanesi – se non peggio, perché in quel caso non c’era nemmeno un omicidio con stupro a fare da detonatore, soltanto disperati che fuggivano in massa da un futuro di merda. Siamo andati a ripescare gli articoli di allora: governo Prodi, Veltroni vicepremier, fiumi di inchiostro sul popolo di sinistra che si scopre razzista e tutto sommato non diverso dall’elettorato della Lega Nord, un decreto xenofobo varato su pressione del centrodestra e condannato dalla comunità internazionale (in quel caso la possibilità, per la nostra Marina, di bloccare navi albanesi anche fuori dalle acque territoriali italiane), infine una strage (terribile, più di cento albanesi morti annegati nel canale d’Otranto, quasi certamente speronati da una nave italiana, caso immediatamente insabbiato e rimosso dalla coscienza collettiva).