Rete degli archivi per non dimenticare

C’è un pezzo della storia recente d’Italia, quella che riguarda il terrorismo, che a Bologna può essere quantificato in 1.108 faldoni, 86 scatole e 190 metri di lunghezza. È quanto viene conservato dal tribunale del capoluogo emiliano e che ora confluirà negli Archivi per la memoria, progetto che nasce su impulso di una serie di associazioni, tra cui il Centro di documentazione Sergio Flamigni di Oriolo Romano.

Si tratta di quella organizzazione che, partendo dal materiale raccolto dal senatore del Pci nato a Forlì, è partita con una delle principali banche dati storico-politiche e che dal 2005 è impegnata nella costruzione della Rete per gli archivi per non dimenticare che contribuisca a “una verità storica condivisa e che restituisca dignità e giustizia alle tante vite di donne e uomini bruscamente interrotte dalla violenza e dalla strategia del terrore”.

Il frangente bolognese del progetto parte in questi giorni con le attività di riordino e catalogazione degli atti giudiziari conservati in Emilia Romagna. Atti che riguardano tre i vari filoni l’esplosione alla stazione del 2 agosto 1980, ma anche l’indagine sull’Italicus del 4 agosto 1974, quella sull’assassinio del giuslavorista Marco Biagi ucciso dalle Nuove Brigate Rosse o sul terrorismo neofascista. E a seguire, dopo queste prime fasi, si provvederà alla digitalizzazione dei documenti e i file prodotti verranno infine riversati nell’Archivio di Stato di Bologna. A operare materialmente sono i volontari dell’Auser, che ha sottoscritto una convenzione reiterata da un triennio con il tribunale, mentre il coordinamento è affidato alla Corte d’Assise.

Questa esperienza, che replica quanto è già avvenuto o sta avvenendo in altre città (tra cui Milano, Roma, Firenze e Modena), scaturisce da una collaborazione che ha trovato la propria formalizzazione lo scorso 6 dicembre. Quel giorno, infatti, il tribunale e l’Archivio di Stato di Bologna hanno firmato un protocollo d’intesa “volto alla conservazione della memoria dei gravi fatti di terrorismo e di eversione, giudicati dalla Corte d’Assise, che nel corso degli anni hanno segnato la città”. Lo comunica una nota che porta le firme di Francesco Scutellari, presidente del tribunale di Bologna, di Leonardo Grassi, presidente della Corte d’Assise, e della dirigente amministrativa Elena Barca.

Conservazione innanzitutto di documenti giudiziari che attualmente esistono solo su carta e che con il trascorrere del tempo sono destinati all’usura e alla distruzione. Ma non solo. Tra gli scopi del progetto c’è anche la consultazione dei fascicoli processuali, una volta che saranno stati “smaterializzati”, per usare un verbo da addetti ai lavori, e versati in formato digitale all’Archivio di Stato.

Diverse le realtà coinvolte nel progetto. Oltre al tribunale e alla Corte d’Assise, che ha definito le linee guida lungo le quali muoversi nei diversi momenti della lavorazione, e all’associazione che riunisce le vittime della bomba alla stazione di Bologna, ci sono vari gruppi, tra cui gli “Archivi per la memoria” che “che tengono vivo il ricordo dei drammatici fatti che hanno così profondamente turbato l’ordine pubblico e segnato la storia della città e dell’intero Paese”.

“Si tratta di un’iniziativa importante”, ha commentato Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione vittime del 2 agosto 1980, “perché consentirà agli studiosi e ai giornalisti di scrivere in termini corretti, in base alle risultanze giudiziarie, la recente storia d’Italia. E questo vale sia per il terrorismo di destra che per quello di sinistra”.