Alto Adige, l’irredentismo pangermanico: storia della Fondazione Laurin e di finanziamenti mai interrotti

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Attentati in Aldo AdigeQuello che segue è un articolo firmato da Marco Imarisio e pubblicato oggi sul Corriere della Sera (non è online la versione elettronica del testo). Racconta un pezzo di storia italiana (e non solo) che ha a che fare con il terrorismo, le pulsioni pangermaniche e un finanziamenti che sembrano arrivati – secondo indagini in corso – fino a oggi. Ecco l’articolo di Imarisio.

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Alto Adige. Nel cda due ex terroristi condannati all’ergastolo e rifugiatisi in Germania. La procura contesta la violazione della legge Anselmi

La Fondazione «segreta» che finanzia gli anti-italiani

L’inchiesta sulla Laurin. Soldi ai partiti xenofobi

«da queste parti, anche se sollevi un sasso per strada ci trovi sotto la Storia». La frase del procuratore Guido Rispoli è quasi una premessa a quanto segue. Il sasso in questione è un ufficio nel centro di Bolzano, senza targa, senza citofono, che rischia di causare una frana sui delicati equilibri della politica sudtirolese.

L’indirizzo è quello della Fondazione Laurin, un ente privato che ha destato l’attenzione della guardia di finanza per via delle robuste cifre inserite a bilancio. Nel 2008 erano 41 milioni di euro, quasi tutti provenienti dall’estero. L’indagine è cominciata nel dicembre scorso come un semplice controllo fiscale, ma presto ha assunto ben altri contorni, come dimostra il passaggio dalle accuse iniziali, che erano di presunta attività finanziaria abusiva, a quella di violazione della cosiddetta legge Anselmi sulle associazioni segrete.

Il Curatorium, una specie di consiglio d’amministrazione, vanta infatti la presenza di Peter Kienesberger e Erhard Hartung, nomi che oggi dicono poco, ma che la giustizia italiana ha condannato all’ergastolo per le stragi commesse in Alto Adige a cavallo degli anni Sessanta e Settanta nel nome dell’irredentismo anti-italiano. Due anziani signori che vivono in Germania senza aver mai scontato un giorno di galera. Accanto a loro siede Otto Scrinzi, 92 anni, un passato nella Nsdap, l’associazione degli iscritti al partito nazista residenti all’estero, fondatore del premio Hofer che fece molto discutere a causa del suo palmarès, popolato anche da studiosi negazionisti dell’Olocausto. L’ultima persona del cda, anch’essa indagata, è Helga Christian, figlia di un facoltoso imprenditore austriaco. Laurin gestisce molti capitali lasciati in eredità, come quello appartenente a una benefattrice australiana di sentimenti non proprio progressisti.

L’utilizzo di questa fortuna è diventato il fulcro dell’inchiesta della procura di Bolzano, che ben presto ha scoperto il finanziamento di aziende della provincia, tutte ammesse al credito a una sola condizione: l’adesione al vecchio progetto pangermanista diretto discendente del nazismo, che si traduce nel perenne sentimento anti-italiano e nel sostegno agli indipendentisti a sud del Brennero che ancora vagheggiano il ricongiungimento con la madrepatria tedesca. I soldi non sono pochi, 80 pratiche istruite negli ultimi sette anni, per un totale di 12 milioni di euro. Accanto all’attività di propaganda a interessi zero è emerso un canale di finanziamento, diretto ai movimento estremisti dell’estrema destra sudtirolese.

Fino a pochi giorni fa sembrava un esercizio di archeologia giudiziaria, l’ipotesi di una rete internazionale legata al terrorismo di quarant’anni fa che ancora finanzia e incoraggia una politica radicale in Sudtirolo. I magistrati avevano sbattuti contro la risposta negativa di Austria e Liechtenstein alle loro rogatorie. È stata invece la Germania, dopo un lungo periodo di silenzio, ad accogliere le richieste degli investigatori italiani. Così all’inizio di settembre la guardia di finanza ha bussato alla porta dell’ex terrorista Kienesberger, a Norimberga.

Le conferme ai sospetti sono arrivate dalla classica cassaforte nascosta dietro a un quadro. Documenti che confermano i finanziamenti della Fondazione Laurin alla politica anti-italiana in Alto Adige, a cominciare dalle garanzie fornite a una banca per un contributo di 260 mila euro a Pius Leitner, padre storico del Freiheitlichen, il partito di estrema destra che va per la maggiore sopra Bolzano. I soldi furono utilizzati per il rilancio del partito in chiave sempre più radicale. Altri versamenti riguardano invece Peter Paul Rainer, l’ideologo degli Schützen, l’organizzazione che combatte la presenza italiana in provincia, condannato a vent’anni di carcere per l’uccisione del consigliere provinciale Christian Waldner, assassinato nel 1997. Infine, un altro pacchetto di finanziamenti diretti ai «libertari», questa la traduzione di Freiheitlichen.

E qui cominciano i problemi connessi al presente, perché il partito nato nel 1992 che si prefigge la difesa del popolo altoatesino e combatte fieramente gli immigrati clandestini, le quote rosa e «i parassiti sociali di ogni forma e genere», come recita lo statuto fondativo, non è certo una presenza residuale della politica di questo lembo d’Italia. Nel 2008, alle elezioni politiche, ha sfiorato il dieci per cento, raddoppiando i voti presi nel 2006. La progressione è stata ancora maggiore alle provinciali, dove ha preso il 14,8% triplicando i consensi. Una presenza ingombrante per l’Svp, Südtiroler Volkspartei. Molti osservatori attribuiscono il recente irrigidimento del partitone popolare governato da Luis Durnwalder in tema di segnaletica bilingue e rapporti con la popolazione italiana proprio alla minaccia politica rappresentata dai libertari.

La procura attende l’informativa finale della guardia di finanzia, entro ottobre le conclusioni. Il battito d’ali di farfalla prodotto dai magistrati di Bolzano rischia davvero di provocare un terremoto. Ecco il motivo della premessa del procuratore, consapevole della ricaduta che potrebbe avere la sua inchiesta. Dopo P3 e P4, anche questo angolo remoto d’Italia ha la sua associazione segreta legata alla politica. Forse più legata a un passato difficile da mettersi alle spalle, sicuramente non celebre come le altre, ma non per questo meno inquietante.

4 thoughts on “Alto Adige, l’irredentismo pangermanico: storia della Fondazione Laurin e di finanziamenti mai interrotti

  1. Il sentimento anti italiano è un sentimento positivo

    Quando un intero sistema assume atteggiamenti e comportamenti incanalati in prassi e procedure univocamente dirette al paradosso anti sistema per cui le regole non vanno rispettate, allora, il sentimento anti sistema assurge ad un valore positivo.

    Così, in un paese dove la violazione della legge, la truffa, la frode, la corruzione, il comportamento mafioso, l’irresponsabilità, l’inciviltà e l’illegalità assumono caratteri di generalità, così come è generalizzato in italia violare la legge, il diritto, l’etica e la morale, un crescente sentimento anti-italiano diviene un sentimento positivo, l’anti-italianità rappresenta la giusta risposta sistemica ad un fall out del sistema stato italiano.

    Il sentimento anti italiano cresce ormai da decenni sia all’interno che all’esterno del paese, con sempre maggiore repulsione istigata e giustificata dagli ormai innumerevoli scandali della corruzione sia politica che burocratica, dal predominio mafioso, dal degrado della società, della economia, della civiltà italiana.

    Tale sentimento si lega perfettamente al più diffuso sentimento anti meridionale che imperversa in tutti i paesi del nord del mondo occidentale nei confronti dei paesi o quelle parti di paese in cui governa uno stile di vita meridionale.

    L’italia, per la sua posizione geografica, si presta perfettamente alla comprensione di tali importanti differenze.

    Il meridione italiano è l’esempio perfetto di cosa uno stato democratico non debba essere, di uno stile di vita che non deve essere mai interpretato, testimoniato e soprattutto, condiviso.

    Purtroppo, il fenomeno della migrazione interna italiana dal sud al nord, non impedito da una barriera doganale e non arginato da alcun tipo di selezione, ha infranto la differenza fra gli stili di vita, nel mondo del lavoro, nel comportamento condiviso e nel rispetto della legge, azzerando così differenze importanti e fondamentali.

    Così il paese si riunisce sotto la bandiera di una unità meridionale e meridionalista cui è assolutamente giusto opporre un puro, semplice, leale, corretto e positivo sentimento anti italiano.

    Il nuovo legame unitario italiano però, si fonda su di uno stile di vita opposto a quello nord europeo, che viene invece chiamato a pagare paradossalmente i costi e i danni dello stile di vita italiano, come di quello greco e spagnolo e di quello di tutto il meridione europeo che, come l’intero bacino Mediterraneo, è imploso sotto il peso della sua stessa limitatezza ed inciviltà.

    La riunione sotto il nuovo stile di vita “napoletano” della rinnovata italia unita, propone un paese intero sull’orlo di un fallimento terribile, un paese all’interno del quale, l’unico stile di vita accettabile, l’unico sentimento positivo, è rappresentato da un sentimento anti italiano, avverso cioè, ad ogni peculiare essenza di questa italia napoletana.

    Taluni offrono una visione razzistica di questi sentimenti positivi, nascondendo però che l’origine del male non è nella reazione al male, ma nell’azione del male stesso.

    Invero, non si potrebbe definire razzista l’atteggiamento dei paesi nord europei, sempre più sensibili alla frode dei paesi del sud europa, che sprecano risorse e danari in modo incivile e pretendono che il nord europa paghi il conto dei loro debiti e dei loro sprechi:

    altro che razzismo, questa è legittima difesa.

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

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