Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
17 Jul 2010
Il testo che segue è a prefazione del libro Schegge contro la democrazia scritto a quattro mani con Riccardo Lenzi, in uscita (sia in libreria che su web) il prossimo 28 luglio. La prefazione è firmata da Claudio Nunziata.
Da quel 2 agosto 1980 la realtà è profondamente cambiata. Nonostante il resto del mondo stia viaggiando nella modernità, in Italia ci si è fermati alla realizzazione del progetto politico di Licio Gelli che, pur nato già vecchio, ha trovato attuazione vent’anni dopo. Un progetto politico autoritario che tenta di azzerare il metodo del confronto democratico, stravolgere i principi affermati nella Costituzione e resuscitare le vecchie nostalgie di ex partigiani monarchici, cattolici tradizionalisti ed ex repubblichini riciclatisi nella giovane Repubblica.
Dopo la parentesi golpista sviluppatasi sotto il patronato della coppia Kissinger-Nixon (1969-1974), fu avviato un progetto di trasformazione autoritaria molto più sofisticato, che la debolezza dei normali strumenti di difesa della democrazia affidati a servizi di sicurezza, oramai inquinati dalle pratiche degli anni precedenti, e a una procura romana non sempre attenta, incoraggiò. I successivi e progressivi passaggi – il sequestro del figlio dell’ex-segretario del Psi, onorevole Francesco De Martino (5 aprile 1977), il sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro (16 marzo 1978), l’omicidio del segretario della Dc siciliana Michele Reina (9 marzo 1979) e poi quello del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980), la strage di Bologna (2 agosto 1980) e l’eliminazione di buona parte della migliore classe dirigente del Paese che avrebbe potuto costituire un ostacolo o frapporsi alla attuazione del Piano – rappresentano le tappe dell’affermazione del nuovo soggetto politico formatosi dalla alleanza tra i ceti massonici, paramassonici e i mafiosi più spregiudicati.
Questo soggetto si espresse in forma ancora più incisiva con le stragi del 1984, 1992 e 1993. E quando la Dc mostrò di non essere più in grado di assicurare coperture politiche, l’omicidio di Salvo Lima espresse l’evidente opzione per la sostituzione del vecchio con un nuovo contenitore politico, che era stata già prefigurata nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli. Dopo il 1993 il terrorismo ha finito di svolgere il ruolo di strumento di lotta politica, di mezzo di comunicazione di massa, secondo la cui logica il numero dei morti ammazzati contava quanto il livello di tiratura di un grande quotidiano di rilevanza nazionale. Fu sostituito da un metodo meno violento, ma più insidioso: il controllo diretto e quasi totale dei mass media.
La Costituzione cominciò a essere surrettiziamente svuotata di contenuti. Il leader dello schieramento di centro-destra, che ne è il fruitore inconsapevole e che si fa spesso vanto di citare Benito Mussolini, ha ripreso il filo di una relazione diretta con le folle oceaniche che una volta si presentavano al balcone di piazza Venezia. La cultura e le alleanze politiche sulla base delle quali ha costruito il suo consenso, anche se non sono le stesse del tempo di Mussolini, rappresentano ceti con lo stesso livello di insofferenza verso la legalità, i principi di solidarietà, il confronto democratico, che avevano i ceti agrari di un tempo.
Per quanto la Commissione parlamentare sulle stragi abbia lungamente lavorato, alla luce di nuovi dati di conoscenza oggi è possibile identificarne i seguenti sostanziali limiti:
Non vi è dubbio che oggi sia possibile un’analisi più lucida di quel periodo grazie ai numerosi contributi conoscitivi tratti dalle risultanze del processo in corso per la strage di Brescia e da altro materiale documentale accumulatosi nel corso del tempo. Ma proprio perché oggi si dispone di un osservatorio privilegiato, è doveroso farsi carico di aggiornare le analisi, di tirarsi su le maniche e mettersi a leggere (e ascoltare, sul sito di Radio Radicale) quanto di nuovo c’è in giro. Le sentenze degli anni ’80-’90 si limitarono ad accertare solo pezzi di verità, perché i contributi al tempo dei fatti erano estremamente limitati.
Ma oggi il panorama è cambiato e consente di fare qualche passo di più verso i mandanti. Soprattutto consente di superare il sottinteso limite che in quegli anni aveva praticamente impedito il colloquio tra investigatori e giudici che trattavano processi di mafia, di criminalità organizzata, di criminalità economica e processi di terrorismo. Il metodo della ricerca storica impone anche una continua esposizione alla rivedibilità degli assunti. E questo è un bene. Le boutade, le ipotesi diversive prive di supporto, i tentativi di depistaggio della memoria non potranno reggere al confronto e saranno facilmente individuabili come il loglio in mezzo al grano.
Solo attraverso il contributo continuo di apporti critici è possibile arricchire la strada della verità e farla diventare grande ed in grado di smascherare i continui tentativi di mistificazione, di falsificazione e di prospettazione di realtà apparenti, alle quali l’opinione pubblica è sistematicamente esposta. Oggi la democrazia si difende con l’affermazione di una verità che non deve essere dogmatica, ma avere la caratteristica di essere capace di resistere alle ipotesi alternative e di arricchirsi di contributi additivi. Al carattere eversivo per la democrazia che oggi assume il tentativo di monopolizzare e condizionare l’informazione con il segreto, la manipolazione e l’imbonimento, è possibile rispondere con la portata rivoluzionaria della continua ed instancabile ricerca della verità.
Antonella Beccaria e Riccardo Lenzi con questo libro cercano di praticare questa strada, documentando analiticamente ciò che affermano.
1 commento per "“Schegge contro la democrazia”: oggi il panorama consente di fare qualche passo di più verso i mandanti"
avrei bisogno di contattare il dott Nunziata,è possibile?
grazie saluti
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