Dalla rete: storie nere, fantascienza libera ed editori disperati

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  • Ugo Maria Tassinari su Carmilla, La Forza nuova della fede antica

    Nonostante la linea politica sia, per alcuni aspetti, “moderata”, rilanciando battaglie di “destra” capaci di coinvolgere settori di opinione e sociali ben più ampi dell’area dei simpatizzanti, fn riesce a tenersi dentro i militanti “duri e puri”, legati alla “puzza della strada” e allo scontro di piazza come essenza della milizia.

  • Massimo Polidoro, JFK: Oswald non potè sparare quei colpi?

    L’unica volta che si cita il SIFAR si dice che i Servizi segreti italiani volevano che le informazioni fornite restassero segrete. E visto che la Commissione voleva evitare di inserire “segreti” nel proprio rapporto, ci si chiede se le informazioni dei Servizi italiani fossero davvero importanti da giustificare il segreto.

  • Chez ASA, Gomorra

    Ci sono pagine impressionanti, avvincenti, terribili. Un libro essenziale per capire questo Paese, il genio e la sregolatezza, messi al servizio del Male. Per capire la debolezza dello stato, delle istituzioni, la nostra.

  • Premio Oltrecosmo, Inizia la terza tornata

    Il cambiamento più importante a spiccare nel bando è la nascita di un forum all’interno del quale saranno pubblicati i racconti: in questa edizione, infatti, tutti i racconti in gara saranno leggibili e commentabili dagli utenti.

  • Giulio Mozzi per Bottega di lettura, Editori disperati

    Essendo la vita dei veri prodotti di massa (come Desperate Housewives) destinata a essere assai breve*, quando Desperate Housewives sarà diventato, esattamente come I ragazzi di Padre Tobia o Chissà chi lo sa?, un oggetto d’altri tempi (cosa che tende ad avvenire sempre più velocemente), trascinerà nel proprio oblio anche il libro.

One thought on “Dalla rete: storie nere, fantascienza libera ed editori disperati

  1. La Principessa e il Ranocchio Impaziente
    Tutti sappiamo come cominciano queste storie, un giovane principe se ne va a cavallo nei boschi, incontra una strega che gli chiede di sposarla, il principe rifiuta la proposta, la strega non prende la cosa per il verso giusto e trasforma il principe in un ranocchio. Non vi venga in mente a questo punto che il principe si disperi e se ne stia in mezzo al bosco, senza sapere cosa fare e dove andare. Il principe conosce bene la strategia da seguire, se ti trasformano in ranocchio. Per prima cosa salta in groppa al cavallo e gli ordina di muovere verso lo stagno, infatti i principi trasformati in ranocchi mantengono il privilegio di parlare, oltre che gracidare. Arrivato allo stagno è importante fare le giuste amicizie.
    − Come vanno le cose qui? − gracida il principe con l’aria del candidato venuto a fare promesse per vincere le elezioni.
    Il gruppo di rane a cui si è presentato osserva però il principe in modo distratto con l’aria di dire:
    − Che non ti salti in testa di occupare le foglie marce, dove si trovano i migliori moscerini di passaggio.
    Le rane sono ghiotte di moscerini, esse adorano allungare la lingua e afferrarne un paio al volo, fosse per loro non farebbero altro. Il principe comprese che doveva adattarsi, in attesa che passasse una principessa e lo baciasse in modo da trasformarlo di nuovo in principe. Con molta discrezione il principe fa qualche domanda in giro e con molta soddisfazione apprende che non vi sono altri principi ranocchi nello stagno. Non gli resta che aspettare il passaggio di una principessa che si fermi allo stagno per rinfrescarsi, farle quattro moine, dirle due paroline dolci, farle qualche saltello attorno.
    E la principessa giusta presto arriva, ma non vuole baciarlo, almeno per il momento. Dice al principe che prima vuole conoscerlo meglio e se lo porta nel suo giardino.
    Passarono i giorni, passarono le settimane, passarono i mesi, la principessa non si decideva a baciare il ranocchio, che perse la pazienza e prese a tormentare la principessa ogni volta che poteva.
    − Allora, principessa, ti decidi a baciarmi, si o no?
    Ma la principessa sbuffa come una caffettiera e alza le spalle.
    − Stamattina ho le labbra screpolate, non è prudente toccare la tua pelle viscida.
    − Sono mesi ormai che rinvii con ogni pretesto. Cosa faccio io qua, devo rimanere ranocchio?
    − Di che ti lamenti? Ti ho messo nel giardino vicino alla vasca dei pesci rossi. Hai sole, foglie di ogni tipo, una canna su cui dondolarti. Fai una vita da signor ranocchio, dai retta a me. Cambiare è sempre rischioso. Da ranocchio a principe poi, figuriamoci.
    − Sei impazzita? Io me ne stavo con i miei laggiù nello stagno. Mi hai fatto mille promesse per convincermi a venire qui. Non te lo ricordi come mi dicevi? ‘E io ti bacerò bel ranocchio, ti farò diventare un principe, avrai il tuo cappello con le piume, la spada al fianco. Vivremo felici e contenti’. Felici un corno, oltretutto l’acqua dello tua fontana non è neanche putrida, non te lo volevo dire, ma mi ci costringi.
    − Che storie inventi, ranocchio. Se stato tu a chiamarmi, nascosto sotto una foglia nelle stagno, con quella tua vocina da legnetto che si spezza. Crik, crak, principessa baciami ti prego.
    − Ti chiamavo per essere baciato, non per essere trascinato qui come un balocco. Io sono un ranocchio principe, non un gatto di casa.
    − Smettila di lamentarti e di chiedere sempre. Sei un ingrato. E io che stavo pensando di iscriverti alla gara di salto. Pensa, se vinci sarai premiato dal re in persona. Il re ti metterà a capotavola con una coroncina in testa, magari ti assegna anche un piccolo vitalizio. Tornerai da me vincitore, mio piccolo eroe.
    − Quando mi bacerai, dunque?
    − Non so, forse domani, devo riflettere. La tua continua insistenza mi infastidisce.
    La principessa ha ormai preso la sua decisione, non lo bacerà mai. Lei ha bene in mente le lettere delle principesse sue amiche, sono piene di lamentele sui principi che hanno sposato. Sarebbe davvero una imprudenza senza giustificazioni baciare questo ranocchio e tramutarlo in principe. Il ranocchio intuisce il suo destino e si sente gelare. Sono queste dunque le principesse. Donne egoiste, bugiarde, astute. Il povero ranocchio si sente perduto, prigioniero per sempre. Mai avrebbe dovuto lasciare lo stagno, il crepitio della canna verde che cresce veloce e solo a pochi è dato di udire nel fondo della notte, le larghe foglie umide e fangose, tutti i mille canti delle creature che si contrappongono al tramonto. Ha lasciato tutto questo per uno stupido giardino ritagliato con le forbici. Tradito dall’ambizione.

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