Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


L’altra faccia del copyright

Scritto per Permesso d'Autore da Antonella il 21-04-2006

Nuova intervista su Permesso d’Autore. Simone Aliprandi si sta affermando come uno degli autori e curatori di saggistica in ambito libero. Ha già al suo attivo una serie di recenti pubblicazioni e al momento sta lavorando a un nuovo libro. Nel dialogo che segue, si fa il punto su concetti, situazioni e percorsi verso la libertà di pensiero.

Copyleft è un termine che si incontra sempre più di frequente in diversi ambiti (informatica, letteratura, musica) e che assume connottati differenti a seconda del settore di adozione. Tu come lo intendi e che interpretazione ne dai?

Il termine copyleft è nato dell’ambito del movimento software libero ad opera dei primi informatici attivisti del progetto GNU che a scopo più che altro goliardico apponevano sui supporti contenente i loro applicativi la dicitura “copyleft, all rights reversed”, quasi a sbeffeggiare il classico “copyright - all rights reserved”. Si trattava infatti di un modello alternativo rispetto al modello rigido e standardizzato che il mondo della produzione intellettuale aveva conosciuto fino agli anni 80. Non certo un rifiuto incondizionato del diritto d’autore, quanto piuttosto un uso alternativo, differenziato e più elastico di questo importante strumento di tutela giuridica delle opere creative.

L’intervista completa: Simone Aliprandi: l’altra faccia del copyright

Non aprire il “tuo open source”

Scritto per Libertà di cultura, Software libero da Antonella il 20-04-2006

Logo FluxDa un po’ di tempo, chi si guarda qualche video o qualche trasmissione giovane su MTV, si vede passare davanti agli occhi prima degli inserti pubblicitari uno spazietto promozionale per Yos, acronimo di “Your open source”, con tanto di strizzatina d’occhio a un prossimo evento. Nessuna spiegazione sul piccolo schermo, solo la domanda del telespettatore: «Questa che roba è? MTV a favore del software libero?» E andiamo a capirci qualcosa di più sul sito che, per chi non sta troppo attento alle nuove release soprattutto se di software proprietario, avverte subito di aggiornare il plug in per Flash. Vabbe’, passiamo oltre.
Dalla home page del sito non si capisce tanto bene in che senso è “open source” il progetto, ma il pie’ di pagina recita: «© & ® MTV NETWORKS MTV and related marks are trademarks of MTV Networks ALL RIGHTS RESERVED». Ok, i marchi sono vostri, no problem. E allora vediamo la legal note: gli utenti inviano le loro opere multimediali perché «il Sito è dedicato alla scoperta e alla promozione delle Opere degli Utenti», però «MTV ha l’esclusivo e insindacabile diritto di modificare, in tutto o in parte, senza alcun preavviso e a propria assoluta discrezione, il contenuto, le immagini, i termini e/o le condizioni di accesso al Sito. MTV potrà pertanto in qualunque momento e in qualunque modo, intervenire sul Sito (a fini meramente esemplificativi: modificare le Opere […])». Ma come?
Non è finita qui. Alla voce «proprietà intellettuale» (eddai), viene riportato che «è vietata la riproduzione totale o parziale del Sito e/o dei suoi Contenuti e/o le Opere, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, senza il consenso scritto di MTV» precisando più sotto che, se anche qualcosa può essere scaricato, non lo si può ridistribuire, modificare né commercializzare. E via di seguito con non devi, non puoi, non ti è consentito. E allora una domanda: dove sta l’open source in tutto questo? Neanche sulla roba che gli utenti vogliono esporre e che hanno creato loro? (Da GNUvox)

RIAA’s most wanted

Scritto per Libertà di cultura da Antonella il 14-04-2006

Brutture legislative - DMCA e EUCD

La carta tiene, la rete amplifica

Scritto per Permesso d'Autore da Antonella il 11-04-2006

Nuova intervista su Permesso d’Autore. Questa volta parla Saverio Fattori, un autore emiliano che rappresenta una delle più interessanti voci del panorama letterario attuale e appartiene alla schiera di scrittori che ha acconsentito ad apporre al proprio libro - nel suo caso Alienazioni Padane (Gaffi Editore) - la clausola copyleft. Durante quest’intervista racconta del significato di essere scrittore, di lasciare libera una storia e lancia qualche provocazione.
Che vuol dire essere uno scrittore esordiente in Italia? Quale è stato il tuo percorso prima di arrivare alla pubblicazione di “Alienazioni Padane”?

Essere uno scrittore in senso lato vuol dire esporre impudicamente il proprio ego. Senza che per altro nessuno ti abbia chiesto nulla. È un commovente bisogno di consenso, di condivisione, che ti mette in diretto contatto con quanto sia disprezzabile il genere umano e le sue forme di esibizionismo. Ti incazzi perché la faccia di gente ancora più mediocre di te campeggia vincente in piramidi di libri nelle librerie Feltrinelli. Stai male comunque. Sia quando leggi scrittori davvero grandi (penso a Houellebecq, De Lillo, Auster, Evangelisti…) che quando ti capitano tra le mani autori inutili. Alcuni (anche tra i grandi) si definiscono narratori di storie, umili manovali, artigiani dell’intrattenimento. Assicurano di non inquinare il lettore con contorsionismi attorno alla propria meschina individualità. Mentono.

L’intervista completa: Saverio Fattori: la carta tiene, la rete amplifica

La Lola della Bassa - 8

Scritto per Storie nere da Antonella il 8-04-2006

Ferruccio

Si muoveva lentamente, Ferruccio, rincasando alle cinque del pomeriggio. Le poche centinaia di metri che costituivano il quotidiano percorso erano ogni volta una salita, che andasse o venisse. Il respiro gli si faceva grosso e rumoroso, il cuore pompava come se il sangue lo dovesse cavare da un pozzo e i piedi sembravano calzare piombo.
Ultimamente andava peggio. Anche il solo gesto di afferrare le chiavi di casa dalle tasche e infilarle nella toppa lo appesantiva ulteriormente. Senza contare la rampa di venti gradini che lo dividevano dalla porta dell’appartamento che divideva con Lola, sopra il negozio.
Sua moglie non sembrava esserci. Accadeva sempre più di frequente di rientrare e di non trovarla. Ferruccio non era uno di quegli uomini che pretendevano l’accoglienza di una donna docile e obbediente ed era fin troppo consapevole che se non fosse stato per l’impegno di lei in bottega ci sarebbe stato di che star freschi, a fine mese.
Luce e fuoco spenti, le ombre che ancora si allungavano nel crepuscolo malgrado le giornate si stessero allungando, Ferruccio fece per riporre ordinatamente le scarpe nello sgabuzzino quando il rumore di stoviglie cadute lo fece rizzare come una scossa elettrica. In casa qualcuno c’era, evidentemente, ma quella scoperta non gli trasmise paura, ma solo sorpresa. Scalzo com’era, prese la via della cucina e si stupì nel trovarci Lola.
«Che ci fai qui al freddo? L’inverno non sembra ancora finito e senza una fiammata si gela» esordì l’uomo.
«Oh, ho troppo da fare per pensare alla stufa.»
La moglie stava trafficando con pentole e recipienti. Impastava qualcosa di scuro, una sostanza densa che si plasmava seguendo il movimento del mestolo di legno. Accanto una terrina traboccava di una polvere bianca, probabilmente zucchero a velo, mentre tranci di carne erano pronti per la provvista dopo essere stati seccati e salati.
(Continua)

Scrivere: tra responsabilità, canali e scelte controcorrente

Scritto per Permesso d'Autore da Antonella il 5-04-2006

Proseguono le interviste su Permesso d’Autore a chi sta dando un contributo alla cultura in rete e in particolare alla cultura libera. A rispondere, questa volta, è Valerio Di Stefano, livornese, 42 anni, sposato, insegnante di lingua e cultura spagnola e ispano-americana. Collabora con Zeusnews e dal 2001 gestisce la biblioteca telematica gratuita Classici Stranieri. Si è interessato a tematiche inerenti il diritto d’autore e l’uso delle applicazioni libere nella scuola pubblica.
Da dove deriva il nome Classici Stranieri e qual è l’origine del tuo progetto? Inoltre quanto di biografico - o derivante della tua esperienza personale - c’è nel progetto che stai portando avanti?
Classici Stranieri deriva il suo nome originario da un progetto di biblioteca digitale nato nel 2001 e ospitato inizialmente presso un’altra iniziativa (il dominio indipendente è stato attivato nel 2002). L’intento era quello di pubblicare una serie di e-book di classici della letteratura in lingua originale che potessero essere di interesse e di utilità per il lettore italiano. Successivamente il progetto - comunque destinato a un pubblico non necessariamente prestabilito dal punto di vista geografico – si è allargato con una serie di immissioni di opere in lingua italiana. Per un francese, per un tedesco o per un cinese Manzoni e Leopardi sono pur sempre dei “classici stranieri”, ma questo, almeno all’inizio, non lo avevo considerato nell’”economia” del nome a dominio. Questo allargamento ha reso possibile l’estensione ad altri campi di interesse, come la letteratura e la produzione editoriale distribuita con licenze libere, in particolare la Creative Commons, che mi sembra sia stata in assoluto la più rivoluzionaria delle licenze, visto che è riuscita a scuotere il torpore e la stasi dell’ostinata applicazione delle licenze GNU a testi o iniziative squisitamente settoriali. Recentemente ho cominciato la distribuzione di files musicali.

L’intervista completa: Scrivere: tra responsabilità, canali e scelte controcorrente

Fantascienza libera, e-book e brevetti

Scritto per Libertà di cultura, Software libero da Antonella il 4-04-2006
Zach Miller's Comics Un po’ di novità. Innanzitutto il Premio Oltrecosmo, concorso letterario per racconti di fantascienza che ha una particolarità: oltre a non prevedere costi di partecipazione, fa esplicito riferimento al software libero e nello specifico a OpenOffice.org, suite multipiattaforma per ufficio rilasciata (anche) con licenza GNU Lesser General Public License.

Rimanendo in argomento libri, da segnalare l’articolo di Valerio di Stefano su Classici Stranieri, E-book a pagamento con i soldi pubblici che, partendo da una notizia riportata in questi giorni sulla realizzazione di una biblioteca digitale europea, sviscera una serie di questioni tra cui fruibilità dei testi, consultazione dei cataloghi e limiti imposti dalla legislazione sul diritto d’autore.
Di diverso tenore invece l’accenno ai già citati blook, i blog che si fanno libri. È stato infatti assegnato il 2006 Blooker Prize, indetto da Lulu.com, iniziativa web di Bob Young che fornisce servizi di (auto)pubblicazione. Il premio è andato a Julie Powell, scrittrice statunitense che ha firmato Julie and Julia: 365 Days, 524 Recipes, 1 Tiny Apartment Kitchen, una strana raccolta di ricette che ha vinto nella sezione non-fiction. Assegnati anche i premi per la fiction (Cherie Priest con Four and Twenty Blackbirds) e per i fumetti (Zach Miller con Totally Boned).
Infine, riprendendo invece l’argomento software libero e in particolare la spinosa questione sui brevetti sui programmi per elaboratore, c’è tempo fino al 12 aprile prossimo per partecipare alla consultazione sulla futura politica in Europa. Da oggi sono disponibili anche i questionari in italiano mentre per maggiori informazioni si possono consultare le procedure.

Hippie.com: prima della tecnologia viene la cultura

Scritto per Libertà di cultura, Software libero da Antonella il 2-04-2006

Come se si trattasse di un nuovo spirito del capitalismo in versione hi-tech, Hippie.com, saggio scritto da Enrico Beltramini (Vita e Pensiero, 2005), interpreta in chiave inaspettata il fenomeno della new economy. Che non sarebbe la manifestazione economica di una rivoluzione tecnologica, ma la conseguenza di una rivoluzione culturale. Gli Anni Cinquanta con la Beat Generation, gli Anni Sessanta con i movimenti pacifisti e antisegregazionisti, il decennio successivo con l’avvento della New Age, dell’ecologismo e degli influssi delle culture orientali sarebbero dunque gli ingredienti che sono andati a combinarsi con le tre pietre miliari dell’evoluzione tecnologica: l’avvento dei semiconduttori, dei processori e del software.
Tutto ciò, secondo l’autore, sarebbe alla base del decollo negli Anni Novanta della Silicon Valley, dove l’immigrazione diventa un valore aggiunto estremamente importante, dove le doti imprenditoriali sono un elemento meno influente rispetto alla risolutezza decisionale e dove i venture capilist, le società d’affari e gli studi legali di grido hanno messo del loro per creare, da un humus effevescente e disinibito, la bolla speculativa che nel 2000 è scoppiata in faccia al mondo intero. Le motivazioni economiche dello sgonfiamento del mercato sono tuttavia poco indagate e nel testo la ripresa dei mercati sembra condizionata più dalla lotta al terrorismo e dalla conseguente crescita dell’industria bellica, dal neoconservatorismo globale e dalla cavalcata della tigre asiatica piuttosto che dalla ricerca di una via economicamente più sana e meno artefatta.
Di trovare la Next Big Thing, dunque, sembra non sia possibile parlare e probabilmente - lascia intendere l’autore - non avrà una ricaduta economica (o almeno non sarà rapportabile a quella del decennio precedente), nel momento in cui dovesse essere ravvisata. Nessun accenno diretto al software libero - se non in modo trasversale quando si parla dell’ottica di scambio circolare delle informazione e di cooperazione inter-aziendale contrapposta alla logica della concorrenza tout cour -, qualche ammiccamento ai brevetti senza che si prenda esplicita posizione e dal punto di vista linguistico si fa ampio uso di anglicismi. Questi potrebbero essere i difetti del libro, insieme alla poco approfondita analisi sul crollo dei mercati tecnologici di cui sopra. Un libro che comunque rappresenta una chiave di lettura diversa alla letteratura specialistica disponibile e il cui focus - la tecnologia come conseguenza dell’evoluzione culturale anti-sistemica - che probabilmente andrebbe ripreso e scandagliato più a fondo.