La finanza cattolica secondo Ferruccio Pinotti: “La storia più completa e sconvolgente degli intrecci tra fede, denaro e potere”

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Finanza cattolicaÈ uscito qualche giorno fa per i tipi di Ponte Alle Grazie l’ultimo libro del giornalista Ferruccio Pinotti intitolato Finanza cattolica – La storia più completa e sconvolgente degli intrecci tra fede, denaro e potere:

Che il mondo laico cerchi il profitto a ogni costo potrà non piacerci. Ma che finanzieri osservanti, pii banchieri, uomini di Chiesa, esponenti politici che fanno pubblica professione di fede pratichino comportamenti economici che di caritatevole non hanno nulla, suscita forte repulsione in un’epoca in cui molte famiglie e individui non arrivano alla fine del mese. Sulla base di una rigorosa documentazione, “Finanza cattolica” racconta le vicende – clamorose e spesso inedite – di banche grandi e piccole, società, personaggi molto in luce o molto in ombra: tutti riconducibili al potere dei cattolici, cardine del nostro Paese.

Dai casi scabrosi di molte casse rurali alle tante gestioni deviate di opere assistenziali, fondazioni e istituzioni religiose; dalla bancarotta Sindona alle vicende del Banco Ambrosiano, dallo IOR fino agli ultimi sviluppi della Popolare di Lodi; dai successi del grande patron della finanza cattolica Giovanni Bazoli ai disastri del governatore Antonio Fazio; dai depositi vaticani offshore, creati da Pacelli, Montini, Wojtyla e Ratzinger fino alla nascita di Berlusconi, vero miracolo delle banche cattoliche; dalle «guerre di religione» con la finanza laica al cinismo con cui sono state finanziate imprese decotte o venduti titoli spazzatura: un panorama completo, di grande leggibilità, che per la prima volta mostra un fatto di enorme gravità: ampi settori della finanza e dell’imprenditoria cattolica agiscono tradendo l’etica, in nome di una fede ogni giorno vilipesa.

Ulteriori dettagli sul libro sono disponibili qui, dove è pubblicata la scheda descrittiva.

Antonio Fazio: quando i banchieri avevano la «pelle d’oca»

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Domani di Maurizio ChiericiLa strategia è evidente: passare da raggirato e presentarsi come una vittima. Antonio Fazio, l’ex governatore della Banca d’Italia finito nei guai per le scalate del 2005, lo scorso 13 gennaio ha sostenuto questo ruolo nell’udienza del processo milanese sulla vicenda Antonveneta. A guardare indietro, però, la situazione non sembra stare in questi termini. In attesa delle sentenze, infatti, ci sono le indagini che raccontano una storia di finanza disinvolta, capitali inesistenti, controlli laschi e affettuose liaison professionali.

Provando a dare un’occhiata, una prima curiosità emerge dalle dichiarazioni che Fazio, nato nel 1936 ad Alvito (Frosinone) e con un master al Mit di Boston in tasca, ha reso nei giorni scorsi. Nega di aver avuto rapporti personali con Fiorani, lo riteneva solo una «persona simpatica» nella quale mal ripose la sua fiducia. Se però torniamo indietro, vediamo che Giampiero Fiorani, amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, ha contatti sempre più stretti con il governatore. Un primo passo è quello di scalzare dalle sue grazie il discusso manager-banchiere Cesare Geronzi. E se l’amicizia tra i due appare evidente in contesti pubblici dal 2002, condividono la comune frequentazione di un sacerdote, amico del primo e consigliere spirituale del secondo, mentre una delle figlie di Fazio collabora con la Bpl che le offre spazi dove presentare i suoi libri.

C’è poi la questione del «partito del governatore». Nel 2004, Fazio è inviso a una parte della maggioranza, capitanata dal ministro dell’economia Giulio Tremonti e dal portavoce di Forza Italia Sandro Bondi. Il primo vorrebbe introdurre alcune riforme attraverso la cosiddetta legge sul risparmio, ridimensionando i poteri di Palazzo Kock e trasformando la carica di governatore da vitalizia a una carica a tempo. L’inquilino di via Nazionale, dal canto suo, è nei guai per i crack Parmalat e Cirio (non ha lanciato un tempestivo allarme, né avrebbe monitorato a sufficienza per rendersi conto delle malversazioni di Capitalia e Bpl).
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