Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
Ancora Ciudad Juarez, la città messicana del femminicidio che di fatto in materia non sembra limitarsi a un solo genere. Riporta infatti PeaceReporter:
Non si ferma la violenza nel nord del Messico, ai confini con gli Usa. Fonti di polizia di Ciudad Juarez fanno sapere che cinque persone, fra loro Salvador Barreno, direttore di un carcere della città, sarebbero state uccise in quella che sembra sempre più una prova di forza fra lo Stato centrale messicano e le bande criminali legate ai narcotrafficanti. Tra febbraio e marzo il presidente Felipe Calderon aveva inviato nella zona 2.500 nuovi agenti di polizia nella sparanza di porre un freno alle violenze e agli omicidi.
Ciò che sta avvenendo a contorno (o, meglio, a complemento) dei crimini consumati in quella regione del centro americana sempre più terra di nessuno viene raccontato bene in due libri giù segnalati: La città che uccide le donne di Marc Fernandez e Jean-Christophe Rampal e Ginocidio – La violenza contro le donne nell’era globale di Daniela Danna.
Domani ci sarà la manifestazione contro la violenza sulle donne e in argomento una segnalazione per un libro, dopo quella a Ginocidio di Daniela Danna (Eleuthera): il libro, questa volta, è La città che uccide le donne di Marc Fernandez e Jean-Christophe Rampal (Fandango Libri), autori di un’inchiesta sui fatti di Ciudad Juarez. Del volume se ne parla anche su Aprile Online:
Data la portata del fenomeno criminale, sono molte le ipotesi sull’identità degli assassini, nonché sulle coperture a livelli istituzionali. Si è parlato di narcotraffico, di riti satanisti, di commercio di organi, di ‘gite turistiche domenicali’ di cittadini statunitensi mandati a El Paso in regime di semilibertà. Ci sono stati degli arresti, in tutto 18, e 10 condanne. Ma non sono mancate le scarcerazioni, e non si è certi della colpevolezza degli arrestati, che non hanno avuto processi equi. La parola d’ordine è ‘impunità’ (secondo le Nazioni Unite il tasso di impunità in Messico è di quasi il 100%), seguita da ‘discriminazione’ e ‘indifferenza’. In Messico la violenza sulle donne è considerata un fatto normale, e i 400 omicidi di giovani ragazze hanno più o meno la rilevanza che in Italia potrebbe avere l’avvelenamento di 400 cani randagi.
Si parla anche di Ciudad Juarez in un libro pubblicato da Eleuthera. Il volume si intitola Ginocidio – La violenza contro le donne nell’era globale scritto da Daniela Danna, che da anni si occupa di questo argomento. Sulla scheda di presentazione del libro, infatti, si legge che:
Che fine hanno fatto la rivoluzione sessuale e l’emancipazione delle donne? Dopo pochi decenni quella che sembrava un’inarrestabile spinta verso la parità dei generi è stata contraddetta da una brutale contro-spinta. Come testimonia un’attualità segnata da frequenti ed efferati episodi di violenza contro le donne, in crescita in Italia e nel mondo. Sotto la spinta della globalizzazione, quel potere patriarcale che in Occidente sembrava destinato a un irreversibile declino è tornato prepotentemente sulla scena. E fa strage di donne: 14.000 donne uccise annualmente nella Russia post-sovietica, 1.800 donne ammazzate in un biennio in Pakistan per “motivi d’onore”, oltre 400 donne messicane impunemente assassinate nell’ultimo decennio a Ciudad Juárez… Quasi un genocidio, anzi un ginocidio, che rimanda a un atavico giudizio sull’inferiorità femminile (spesso veicolato dalle grandi religioni istituite) e al desiderio maschile di controllare il corpo delle donne limitandone la sessualità e la vita sociale. Non è dunque un caso che la grande maggioranza di questi delitti senza castigo avvenga proprio tra le mura domestiche e per mano di familiari…
Via Lipperatura, che dà qualche altro link sulla stessa tematica: 1, 2, 3 e 4. E poi qui per campagna, appello e maggiori informazioni.
Se ne parlava poco tempo fa, in occasione della presenza in Italia Marisela Ortiz, fondatrice dell’associazione Nuestras Hijas De Regreso a Casa, per la marcia della pace Perugia-Assisi. Ieri sera PeaceReporter, sempre sullo stesso argomento, ha pubblicato che parte da Roma denuncia sulle violenze subite dalle donne di Ciudad Juarez:
L’avvocatessa messicana Luz Esthela Castro, del centro per i diritti umani delle donne, a Roma per il secondo incontro internazionale delle donne in lotta organizzato dall’associazione delle madri di Plaza de Mayo, è tornata a denunciare la violenza che infesta la città di Ciudad Juarez, crocevia dei traffici di droga e esseri umani verso gli Stati Uniti. Secondo la Castro, il governo messicano non avrebbe la “volontà politica” di risolvere il problema della sicurezza delle donne nella città, preferendo limitarsi a “mascherare la realtà”, che emerge però in tutto il suo orrore: 500 cadaveri di donne rapite, stuprate e abbandonate nel deserto ritrovati dal 1993, e un numero imprecisato di scomparse. Una vicenda che, sostiene sempre la Castro, sarebbe lo specchio del “profondo machismo” della società messicana, in cui sette donne su dieci hanno subito qualche forma di violenza, fisica o psicologica, nel corso della vita.
Se esistono luoghi in cui il male alberga in modo viscerale, uno di questi è Ciudad Juarez, cittadina più simile a una terra di nessuno al confine tra Messico e Stati Uniti dove da anni si sta consumando uno dei più gravi massacri di donne – ribattezzato come il femminicidio – senza che se ne conoscano in modo chiaro i motivi, gli autori e le coperture. Per farsi un’idea della situazione, può essere utile la lettura dell’articolo pubblicato nel 2003 da Le Monde Diplomatique, In Messico trecento delitti perfetti.
Sull’argomento è tornato sabato scorso Il Manifesto con un’intervista di Alessandro Braga a Marisela Ortiz, fondatrice dell’associazione Nuestras Hijas De Regreso a Casa.
I capelli neri, raccolti dietro la testa in una coda di cavallo. Lo sguardo fiero, dice decisa: «Ho paura, mi sento abbandonata dalla mia comunità, ma sento l’appoggio di tanta gente in giro per il mondo. Per questo continuerò, fino alla fine». E fino alla fine significa finché non si saprà la verità su quanto è accaduto a centinaia di donne a Ciudad Juarez, una cittadina al confine tra Messico e Stati Uniti, dove dal 1993 sono state rapite, violentate, torturate e uccise oltre mille donne. A parlare è Marisela Ortiz, insegnante, psicologa e una delle fondatrici di Nuestras Hijas de regreso a casa, un’associazione che si batte per i diritti civili e perché venga a galla la verità riguardo ai fatti di Ciudad Juarez. Domani parteciperà alla Perugia-Assisi.
Perché sei in Italia?
Sono qui per denunciare i crimini impuniti che avvengono dal 1993 nella mia città, Ciudad Juarez, e organizzare un movimento di solidarietà per chi si batte da anni perché si sappia la verità.
Attenzione, questo autore provoca dipendenza – e da queste parti se ne sa qualcosa – perché i libri di Danilo Arona sono un percorso verso l’ignoto, un orrore che non sempre è tale e che è difficile da catalogare, un mosaico che sembra non avere forma e poi all’improvviso si compone. Quelli che ho letto sono sempre stati un viaggio in dimensioni che si intersecano, con un io narrante del quale mai si comprende a pieno quanto attinga dal mondo reale e quanto invece provenga da quello della fantasia. Per questo, non si può non segnalare l’uscita di Finis Terrae nella collana Segretessimo (1531 il numero del volume) dalla cui quarta di copertina si legge:
Che legame c’è tra un disastro aereo sopra Bassavilla, Italia del Nord, e un macabro omicidio perpetrato sull’ultimo promontorio della costa lusitana? Quale logica connette la mostruosa strage di donne di Ciudad Juàrez, Messico, con un misterioso gruppo egiziano chiamato Fratelli di Sekhmeth? Perché un’antropologa dell’Università di Lisbona è in cima alla lista di eliminazione del gotha della mafia messicana? Sono solo alcuni dei sanguinosi enigmi nei quali si trova immerso Carlos Quintana, funzionario della polizia criminale portoghese. In bilico fra crimine organizzato, esoterismo fondamentalista e la spada di Damocle di un armageddon biologico, il conto alla rovescia verso “la fine dei giorni” potrebbe essere già cominciato.