“È anzi dovere di un’amministrazione occuparsi di temi che inquietano”

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Rispetto alle polemiche suscitate nelle scorse settimane da eventi culturali che, secondo l’opposizione in consiglio comunale a Bologna, veicolano “messaggi subliminalmente negativi”, oggi è circolata questa notizia attraverso l’agenzia Dire:

Cultura Bologna. Guglielmi boccia Jurta e polemica Dimitri
CDL: basta eventi blasfemi, più controlli. L’assessore: non censuro

(DIRE) Bologna – Le polemiche sugli eventi culturali più criticati dell’estate bolognese continuano ad aleggiare su Palazzo D’accursio. La “Madonna Piange sperma”, la rilettura “lesbo” dei Dieci Comandamenti e, infine, il “caso Dimitri” (che sono costati anche all’amministrazione aspre reprimende per la concessione troppo “disinvolta” dei patrocini), tornano in commissione comunale. A riaprire il dibattito due ordini del giorno presentati da esponenti della Cdl: nel primo Paolo Foschini (Fi), vicepresidente del Consiglio Comunale, chiedeva (era il 18 giugno) di revocare il patrocinio del Comune all’evento organizzato a vicolo Bolognetti dall’associazione Jurta.

È proprio sull’autonomia lasciata ai Quartieri che alcuni esponenti del centrodestra dissentono: per Galeazzo Bignami (An) ci sono delle associazioni che tentano “furbescamente di legittimarsi entrando da porte secondarie”. Quelle dei Quartieri, appunto. “La briglia è stata lasciata andare troppo”, dice ancora Bignami, “il Comune deve controllare di più”. Ma Guglielmi ribatte: “Controllo e’ censura”.

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Il crimine perfetto secondo la BBC

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Le scienze forensi sono un argomento che, tra fiction seriale e saggistica, ha fatto molto parlare di sé negli ultimi anni. In tema, la BBC sembra lanciare una sfida ai suoi spettatori: Could you solve the perfect murder? E si legge sulla pagina di presentazione dell’iniziativa:

Modern forensic science should make it impossible to commit murder and get away with it. But how easy would it be to outfox the detectives? With the help of top forensic scientists, and real-life murder investigations, we explore whether it’s possible to commit a perfect murder.

Qui si parla anche effetto CSI sul comportamento criminale e di delitto perfetto attraverso una serie di filmati via web.

Col sangue agli occhi

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No G8, Genoa 2001 - Foto di Han SoeteIl testo che segue è il contenuto di una mail ricevuta il 27 luglio 2001. La scrisse Caparossa al suo rientro dopo i fatti di Genova raccontando ad alcuni amici le esperienze vissute nei quattro giorni trascorsi nel capoluogo ligure: l’iniziale aria festante, l’atmosfera che progressivamente cambia, la tensione che sale, l’omicidio di un manifestante. E poi gli scontri, le cariche, le irruzioni. Tutto ciò accadeva esattamente sei anni fa.

Intanto segnalo anche Venti luglio di Sandrone Dazieri.

Faccio un po’ fatica a tirare fuori il groviglio, faccio fatica a riflettere lucidamente, forse non c’è da riflettere lucidamente, forse c’è solo da sentire, da tirare fuori dolore, rabbia, smarrimento.

Ho passato 4 giorni a Genova, che dovevano essere giorni passati con * mi* compagni acar*, con le persone con cui da oltre un anno faccio alcune delle cose che mi danno più gioia, al di là degli schieramenti, in maniera orizzontale, trasparente, non gerarchica.Mi sono trovato a lavorare alla sede del Genoa Social Foum, dove il GSF non c’era, se non per fare le loro cazzo di conferenze stampa. C’erano * medic*, massimo rispetto; c’erano * avvocat*, massimo rispetto.

Fino a giovedì tutto tranquillo, a parte le perquisizioni, a parte il rischio ad andare in giro da sol*.

Giovedì vado con i compagni di radio ondarossa alla manifestazione dei migranti. Tanta genete, tanti colori, ri/vedo compagn* dopo tanti anni; ri/vedo gente che avrei preferito non vedere, ma tant’è.

Giovedì sera si inizia ad organizzare la giornata di venerdì. Io ho deciso che rimango al media center, non ho voglia di mettermi nella sceneggiata, anche se sento qualche affinità con quelli del Network, con cui ho potuto parlare.

Il venerdì mattina sono sveglio alle 7 e si inizia subito lo sbattimento; la maggiorparte di noi si preparano al corteo, chi col Network chi con le tute. Sembra gente che va alla guerra, e la cosa mi atterrisce. Sembra un rituale, una roba funerea. Gli occhi lucidi, i gesti a scatti, una luce strana negli occhi de* compagn*, che di solito sono di/versi, belli, col sorriso in fondo.

Iniziano ad arrivare le notizie delle perquisizioni, al Pinelli, prima, poi all’Inmensa, poi partono i cortei, dai campeggi, che si dirigono verso le piazze “tematiche”.

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Si archivi la “piccola Ustica”

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Ilaria Alpi e Miran HrovatinIlaria Alpi e Miran Hrovatin morirono insieme il 20 marzo 1994. Erano a Mogadiscio e il giorno successivo i contingenti inviati in Somalia per l’operazione Restore Hope avrebbero levato le tende da un paese in cui non avevano risolto niente, i signori della guerra continuavano a spararsi addosso e a sparare in giro e l’unico risultato raggiunto era stato quello di aver fatto registrare situazioni peggiori di quelle di partenza. Il futuro non sarebbe stato meglio e di recente si è parlato di un ritorno dei caschi blu da quelle parti.

I due giornalisti, però, non morirono semplicemente. Vennero raggiunti da una raffica di colpi d’arma da fuoco sparata contro l’auto su cui viaggiavano. Erano appena rientrati da Bosaso, erano passati in hotel giusto il tempo per una rapida sosta e una telefonata in Italia promettendo un servizio importante per l’edizione del Tg3 delle 19 ed erano ripartiti. Poche centinaia di metri dopo l’agguato. Si diedero molte versioni, per lo più infondate e successivamente smontate.

Si disse per esempio che era stato un tentativo di rapina senza che fossero rubati nemmeno gli orologi. Che era stata una ritorsione verso i militari italiani per le violenze che avrebbe denunciato qualche anno dopo un ex paracadutista. Oppure una ritorsione più generica verso i contingenti che presidiavano il paese. Si disse che erano state le forze armate italiane a recuperare i corpi quando le riprese della televisione svizzera facevano vedere che sul posto era giunto solo un faccenderie italiano trapiantato nel Corno d’Africa e in odor di affari spionistici. Si disse che era meglio portare le salme al porto di Mogadiscio piuttosto che in zone sicure più vicine e che meglio era anche guidare attraversando una terra di nessuno in cui poteva accadere di tutto. Si disse che gli elicotteri italiani arrivarono in ritardo perché impegnati in missione mentre il giorno prima quegli stessi elicotteri erano stati usati per trasportare i partecipanti a un torneo di tennis interforze. Si disse che le celle frigorifere di un’azienda privata americana erano più indicate rispetto a quelle (del tutto vuote) dell’incrociatore italiano su cui vennero trasportate le spoglie.

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“No Dal Molin”: minacce alla portavoce

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Via PeaceReporter, Proiettile in una busta per la portavoce del movimento anti-base di Vicenza:

Un proiettile in una busta chiusa è stato inviato stamani alla portavoce del Comitato ‘No Dal Molin’ di Vicenza, Cinzia Bottene. Non comparendo l’indirizzo della portavoce sull’elenco telefonico, il grave messaggio intimidatorio è stato recapitato all’indirizzo di un’altra persona, che porta il suo stesso cognome e che ha con lei un legame di parentela. La busta, sulla quale il nome della rappresentante del movimento anti-base era scritto a macchina, conteneva un proiettile calibro 765 e un foglio bianco. Essendo stato affrancato, ma non timbrato, si ritiene che il plico sia partito proprio da Vicenza. L’oggetto è stato consegnato agli agenti della Digos della città veneta.

Dalla rete: teste da mondi vari

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  • Pino Nicotri, Spesso le bugie hanno le gambe corte. A cominciare da Bagdad e dalla Casa Bianca

    È “il fronte interno” quello che comincia a cedere, con la differenza però che se in Vietnam gli americani almeno sul piano statico avevano praticamente vinto, stoppando l’offensiva del Tet, in Iraq invece le cose vanno ben diversamente.

  • Leonardo, Genova fu una dimostrazione fascista

    Altro che le nostre cronache scipite – treno-corteo-mazzate-treno – che ormai fanno sbadigliare gli invitati a cena. L’inizio potrebbe essere ambientato da qualche parte in un ministero. O nei quartieri generali di una forza dell’ordine, con un gruppo di persone che si pone problemi e trova soluzioni.

  • Luigi De Marchi, I terroristi: amici della scienza, nemici dell’arte. Perché?

    Ancora una volta i dati della cronaca quotidiana dimostrano quanto la psicologia di massa e di vertice potrebbe contribuire alla comprensione del terrorismo, ma i nostri politici, come sempre, non capiranno o fingeranno di non capire.

  • Vittorio Zambardino, L’internazionale della censura

    Magari fosse solo una questione italiana, uno potrebbe rifugiarsi dietro l’invettiva per una classe politica che non si documenta, poco capisce e in genere segue lo Zeitgeist censorio. No, no: c’è pure la Svezia che fa come la Siria, cioè come l’Inghilterra, cioè come tutta l’Europa.

Le “due polizie” del G8 si sveleranno al processo

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Da un articolo di Marco Menduni pubblicato oggi sul Secolo XIX (articolo non online):

Le “due polizie” alla resa dei conti. Nelle prossime udienze del processo per il blitz nella scuola Diaz alcuni dirigenti e agenti sono pronti a rendere “dichiarazioni spontanee” […]. Due polizie hanno agito a Genova nei giorni del G8. Due gruppi di potere contrapposti si sono scontrati sulle strade e nel drammatico epilogo alla Diaz. Un’ala dialogante. E un nucleo di falchi, di duri, tardi epigoni di una polizia che sta scomparendo ma che negli scorsi decenni non ha lesinato l’utilizzo di metodi disinvolti (per usare un eufemismo) nell’affrontare le emergenze.

Ma la storia di quei due giorni va rivista, ancora una volta dall’inizio. Dall’accordo raggiunto tra l’ala non violenta (pur radicale) della contestazione e la polizia stessa. La mediazione fu condotta da un funzionario genovese e da Lorenzo Murgolo, dirigente della questura di Bologna e da sempre considerato “punto di riferimento” dell’area noglobal. I patti erano chiari. E oggi una fonte è in grado di confermarli al Secolo XIX: «Quando Casarini fece la famosa dichiarazione di guerra, annunciando “violeremo la zona rossa”, sapeva quel che diceva».

Proseguendo con l’articolo, si delineano scenari secondo i quali Casarini avrebbe pronunciato quelle parole dopo averle già dette a chi si doveva occupare dell’ordine pubblico, per conservare all’interno del movimento una posizione preminente messa in discussione da nascente correnti a lui avverse. Ma la vicenda prese la piega che oggi si conosce e i cui contorni – mancanti o negati – si delineano via via che proseguono i processi. Perché, come scrive Blicero su Carmilla:

Fortunatamente il tentativo disperato da parte di media e istituzioni culturali e politiche del paese di far calare il sipario su un evento così importante per tutti coloro che lo hanno vissuto direttamente o indirettamente e per la storia non solo del paese, ma anche e soprattutto dei conflitti politici a livello internazionale, sta andando incontro a una sconfitta sempre più netta.

È pure vero che per ora sui manuali di storia delle superiori troviamo pagine e pagine per giustificare l’11 settembre e le guerre che ne sono state l’inevitabile reazione (o origine, forse siamo noi che non abbiamo capito nulla!), mentre non troviamo neanche un paragrafo sul G8 di Genova. Ma la memoria delle persone è diventata più viva negli ultimi anni, anche grazie al lavoro di molti gruppi, collettivi e individualità che non si sono stancate di seguire ciò che è rimasto di quegli eventi: i processi.

Dalla rete: storie nere, fantascienza libera ed editori disperati

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  • Ugo Maria Tassinari su Carmilla, La Forza nuova della fede antica

    Nonostante la linea politica sia, per alcuni aspetti, “moderata”, rilanciando battaglie di “destra” capaci di coinvolgere settori di opinione e sociali ben più ampi dell’area dei simpatizzanti, fn riesce a tenersi dentro i militanti “duri e puri”, legati alla “puzza della strada” e allo scontro di piazza come essenza della milizia.

  • Massimo Polidoro, JFK: Oswald non potè sparare quei colpi?

    L’unica volta che si cita il SIFAR si dice che i Servizi segreti italiani volevano che le informazioni fornite restassero segrete. E visto che la Commissione voleva evitare di inserire “segreti” nel proprio rapporto, ci si chiede se le informazioni dei Servizi italiani fossero davvero importanti da giustificare il segreto.

  • Chez ASA, Gomorra

    Ci sono pagine impressionanti, avvincenti, terribili. Un libro essenziale per capire questo Paese, il genio e la sregolatezza, messi al servizio del Male. Per capire la debolezza dello stato, delle istituzioni, la nostra.

  • Premio Oltrecosmo, Inizia la terza tornata

    Il cambiamento più importante a spiccare nel bando è la nascita di un forum all’interno del quale saranno pubblicati i racconti: in questa edizione, infatti, tutti i racconti in gara saranno leggibili e commentabili dagli utenti.

  • Giulio Mozzi per Bottega di lettura, Editori disperati

    Essendo la vita dei veri prodotti di massa (come Desperate Housewives) destinata a essere assai breve*, quando Desperate Housewives sarà diventato, esattamente come I ragazzi di Padre Tobia o Chissà chi lo sa?, un oggetto d’altri tempi (cosa che tende ad avvenire sempre più velocemente), trascinerà nel proprio oblio anche il libro.