La Parigina, l’amico del cuore e Charlie Champagne

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Tabarin di Hans Rudi ErdtPremessa

In un’intervista di diversi anni fa, Carlo Lucarelli a domanda rispondeva che alcuni delitti irrisolti restano nella memoria collettiva più di altri per una serie di ragioni. Tra cui il contesto generale. Potrebbe essere il caso di Martine Beauregard, uccisa il 18 giugno 1969 alle porte di Torino senza che mai sia stato individuato il colpevole. Ai tempi la storia fece scalpore: senza arrivare al terremoto politico e sociale che nel 1953 seguì l’assassinio di Wilma Montesi, la fine della ragazza di origine francese scosse profondamente gli ambienti ricchi e mondani del capoluogo piemontese. Una realtà che all’apparenza sembrava così vicina a quella ritratta pochi anni prima da Federico Fellini a Roma, ma che, senza scavare neanche così tanto, si rivelava ben più miserabile dietro il suo edulcorato perbenismo. Continue reading

Il treno 8017 per Potenza

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La Galleria delle Armi - Fonte: L'Europeo, 1956Premessa

La vicenda di seguito rievocata risale al 1944. Anno di guerra. Anno di eserciti alleati contro eserciti occupanti in cui infuria la lotta partigiana e il tribunale speciale della repubblica di Salò decreta la morte dei componenti del Gran Consiglio che il 25 luglio precedente destituirono Mussolini. In cui Palmiro Togliatti pronuncia il discorso di Salerno che segna la via democratica del partito comunista italiano. In cui Roma viene liberata.

Ma è anche l’anno in cui, nel mese di marzo, ha luogo una delle più gravi sciagure ferroviarie di cui oggi si è quasi persa memoria. Questa storia è ambientata sulla linea Battipaglia-Potenza, nella Galleria delle Armi, tra le stazioni di Balvano e Bella-Muro. Sul treno merci 8017, partito da Napoli alla volta di Potenza, 47 vagoni a cui si deve aggiungere una seconda motrice modello 476 di montagna altrimenti il convoglio non riuscirà a superare le pendenze di montagna, viaggiano abusivamente circa seicento persone. Ne moriranno 512 e di queste 193 non verranno identiticate. Le cause della sciagura verranno attribuite all’eccessivo peso del treno e al carbone che gli Alleati usavano per la trazione dei convogli. Combustile importato dalla Jugoslavia di qualità scadente, ricco di scorie e a basso potere calorico. Il che, tradotto in altri termini, vuol dire un’alta percentuale di monossido di carbonio. Continue reading

Un fumetto su Karl Koch

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Uccidere un hacker di Andrea FerraressoSu Libera Cultura si segnala la pubblicazione elettronica di un fumetto, Uccidere un hacker, realizzato da Andrea Ferraresso e rilasciato con licenza Creative Commons. È la cronaca di ciò che presumibilmente accadde prima del giugno 1999, quando Karl Koch, del tedesco Chaos Computer Club e conosciuto nel cyberspazio con lo psedonimo di Hagbard-Celine, venne ritrovato senza vita nei boschi tra Hannover e Wolfsburg.

Non era uno sconosciuto, Koch, era stato negli Anni Ottanta uno dei protagonista della scena dell’hacking europeo insieme ad altri due hacker, Pengo e Markus H. Di loro si erano occupati la stampa, erano stati tra i protagonisti del libro uscito nel 1990 The Cuckoo’s Egg, scritto da Clifford Stoll, e di 23 di Hans-Christian Schmid e Michael Gutmann. Una storia mai del tutto chiarita, tra passione, malattia e servizi segreti.

Braibanti: un vitalizio in ritardo di vent’anni

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Aldo Braibanti al processo - Fonte: WikipediaLa legge Bacchelli prevede l’assegnazione di un sostegno economico ai cittadini che, pur essendosi distinti nella loro attività culturale, sportiva o altro, versano in stato di indigenza. Aldo Braibanti, partigiano (per questo fu fatto prigioniero dai nazisti), filosofo e artista, è un intellettuale di rara vivacità. Ma è anche l’unico a essere stato condannato – innocente – per plagio in un’Italia di maturo boom economico, scossa dai fremiti della contestazione politica e a un passo dagli Anni di Piombo, ma ancora clericale e bacchettona. La causa che lo portò al carcere? Omosessuale dichiarato, subì la conseguenza dell’azione della famiglia di un giovane – comunque maggiorenne – con cui Braibanti aveva una relazione. Feroce fu l’iter processuale, ricostruito nel libro del 2003 Il processo Braibanti di Gabriele Ferluga, e a sostegno dell’intellettuale si creò una massiccia mobilitazione di uomini di cultura e politici. Successivamente non se la passò bene e sono almeno vent’anni che Braibanti versa in stato di indigenza. Ora arriva il vitalizio tra la soddisfazione per il provvedimento e l’amarezza per tutti gli anni di ritardo. Continue reading

La casa dei fantasmi

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The Ghost House 1The Ghost House 2

“Da bambino, giocavo spesso in una vecchia casa della mia strada. Da che avevo memoria, me la ricordavo vuota e così era rimasta – si diceva – da quando il giovane occupante si era tolto la vita. A volte, quando stavamo giocando, si sentiva – e lo sentiamo ancora come se fosse oggi – una porta che si stava aprendo… Ora in quella casa ci sono tornato per dipingere in due punti un fantasma in bianco e nero. L’ho fatto per sfidare chiunque provi a entrarvi”.

The Ghost House, Skul, Ghent (Belgio).

Cioccolatini tra i vigneti

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Vigneto - VineyardPremessa

Questa vicenda è ambientata nella seconda metà degli Anni Sessanta. Si svolge nell’Oltrepo Pavese, in un paese – Montù Beccaria – dove la Pianura Padana ha già ceduto il passo alle colline. È terra di vigneti, di gente che lavora duramente, di piccoli imprenditori ante litteram che dagli scoscesi pendii pre-appenninici ci ricavano fonte di sostentamento per sé e per le proprie famiglie. È una vicenda che inizia con una morte improvvisa e che con un’ulteriore morte improvvisa si conclude. In mezzo ce ne sono altre tre. È la vicenda della famiglia Scabini. Di Alberto che, secondo l’accusa, tenta di far fuori i congiunti per accapparrarsi l’eredità, ma poi viene assolto. Lui che ha sempre negato, che ha ripetuto di non c’entrare con la fine del fratello, di una cuginetta, della madre e di un’amica della nipote. E che morirà in modo identico ai familiari: intossicato al parathion, un anticrittogamico molto impiegato in agricoltura a quei tempi. Suicidio per rimorso, si dirà, e questa sarà anche la tesi accolta dagli inquirenti. Vendetta, mormorerà qualcun altro. Ma l’archiviazione dell’indagine, che non farà luce su alcuni elementi strani legati all’ultima morte, non permetterà di ottenere una conclusione incontrovertibile in questa vicenda.

A tutta prima, sembra un cuore che si ferma

In questa vicenda, il primo a morire è un viticoltore di 52 anni, Giuseppe Scabini. Con una tempra che sembra ancora quella di un uomo molto più giovane, non si risparmia: il poco tempo che non trascorre nei campi, lo passa in giro a vendere i raccolti della sua azienda agricola e a comprare materiale e attrezzature. Aveva fatto la guerra, Giuseppe, come bersagliere ed era stato anche ad El Alamein. Continue reading

Venerdì 17

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Knight Templar - From the Chronicle of France or of St. Denis (Source: Wikipedia)17 o XVII. Che anagrammato diventa VIXI. Che in latino è un verbo al tempo perfetto. Che tradotto in italiano vuol dire vissi (e magari ora non più). Già per questo ci sarebbe da ricorrere alla scaramanzia. Si pensi poi che il 17 se la litiga con il 13 sulla vera data di un evento storico: perché accadde un venerdì dell’Anno Domini 1307, mese di ottobre, che Filippo il Bello diede ordine di sterminare i Templari (sicuramente in quell’occasione qualche maledizione fu lanciata). A dire il vero, però, le due cifre se la litigano per mania di protagonismo e folklore popolare: la drastica fine dell’ordine ispirato da Bernardo di Chiaravalle avvenne il 13 ottobre.

Ma ci sarebbero altre ragioni per far ritenere il 17 un numero sfortunato: il diluvio universale, secondo l’Antico Testamento, iniziò il 17° giorno del secondo mese (ma si concluse lo stesso giorno del settimo mese). I pitagorici lo aborrivano perché, misero, se ne stava tra il 16 e il 18, perfetti nella loro rappresentazione di quadrilateri 4×4 e 3×6. Luigi XVII, misero pure lui, inciampò nella Rivoluzione Francese e nel 1795, malaticcio e cagionevole, morì carcerato nella prigione del Tempio (che peraltro fu in precedenza luogo sacro dei Templari). Continue reading

Un anniversario dimenticato

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Ci sono anniversari di cui si è persa memoria al di fuori degli ambiti strettamente privati. È il caso dei carabinieri di Bagnara di Romagna, trucidati il 16 novembre 1988, diciotto anni fa, all’interno della caserma presso cui prestavano servizio. Omicidio-suicidio, si disse, un episodio di follia per chiudere velocemente il caso, seppellire i morti e riprendere vita e attività di sempre. Questo malgrado la vicenda abbia lasciato dubbi e ancora oggi ci sia chi si pone domande.

Il delitto della Croara

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Per accedere alla grotta bisognava superare un cancello di ferro chiuso da un pesante lucchetto, che era stato tranciato (Marco Bettini)Premessa

Nella prima metà degli Anni Ottanta, a Bologna, si verificarono quattro omicidi collegati in modo più o meno pindarico al DAMS. Per l’opinione pubblica e per i giornali, sarebbe stato in azione un serial killer che uccideva chi ruotava intorno alla facoltà universitaria emiliana. Ma era solo una suggestiva ipotesi, una fantasia, per una serie di crimini che nulla avevano a che vedere l’uno con l’altro.

Le vittime furono Angelo Fabbri, 26 anni, Liviana Rossi, 22 anni, e Francesca Alinovi, 35 anni. Infine la storia di Leonarda Polvani, forse quella maggiormente misteriosa tra i quattro crimini finiti sotto la posticcia etichetta dei delitti del DAMS [1].

Scomparsa sotto casa

È il 29 novembre 1983, sono le otto di sera. C’è una giovane donna che arriva a casa in auto, imbocca l’ingresso del garage e va a parcheggiare dietro la vettura del marito. È partita una mezz’ora prima dal centro di Bologna dove lavora come disegnatrice di preziosi per una gioielleria e ora è a Casalecchio di Reno, cintura del capoluogo emiliano. Una volta spento il motore, afferra la borsa, un sacchetto che contiene una confezione da sei di uova e una gavetta di metallo con cui si porta il pranzo al lavoro. Fa per avviarsi di sopra, verso l’appartamento nel quale vive con il marito. Ma a quel punto scompare. Sparisce lungo un percorso che sarà sì o no di cinque metri. Continue reading

Del cinema Statuto e di come Paolo e Maddalena non ci andarono

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Seduta spiritica, foto del Capitano D'AlbertisPremessa

La vicenda della strage del cinema Statuto di Torino è reale. Venne avviata un’inchiesta per stabilire eventuali colpe nella morte di tutta quella gente, 64 persone. Di fatto, a essere condannati per via delle uscite bloccate e per negligenza furono solo il titolare, la maschera e gli operai che avevano lavorato all’interno. Nessuna conseguenza invece per i componenti della commissione di vigilanza che avevano dato l’ok alla riapertura del cinema. A loro favore si pronunciò nel 1995 anche la Corte dei Conti esimendoli da qualsiasi risarcimento. Per una quarantina delle vittime vennero officiati funerali di stato a cui partecipò anche l’allora presidente della repubblica, Sandro Pertini, al quale il rogo aveva ucciso un corazziere. Venti famiglie invece scelsero, in segno di protesta, una cerimonia privata. In seguito all’incendio, venne modificata la legislazione vigente, che risaliva al 1953, vietando l’utilizzo di materiali infiammabili e introducendo nuove misure di sicurezza nei luoghi pubblici.

Oggi, al posto del cinema, sorge un condiminio con quindici appartenenti.

Anche la storia di Maddalena e Paolo è vera. O almeno così si cerca di farla passare. Gli unici particolari che non corrispondono a realtà sono i nomi degli improvvisati spiritisti. Continue reading