L’autrice è Vania Lucia Gaito, che ha firmato il libro Viaggio nel silenzio, uscito recentemente per Chiarelettere. Le corrispondenze tra libro e il suo neonato blog però non si fermano solo al titolo dato che l’argomento trattato è lo stesso: pedofilia clericale e silenzio dell’establishment religioso. Nel post di presentazione, Gaito in proposito scrive:
Non ci sono sufficienti dati statistici, non è facile coinvolgere le vittime nel denunciare quanto subito. La vergogna, il senso di colpa, la perdita di autostima, rendono difficile metabolizzare l’esperienza drammatica di un abuso, soprattutto se subito in giovanissima età e soprattutto se subito ad opera di un ministro di Dio.E sebbene comunicare e raccontare sia l’unico modo per tentare di guarire le ferite, occorre molto tempo e molto aiuto per riuscire a recuperare quella parte di se stessi e della vita che l’abuso cancella. Questo spazio è un modo per continuare il viaggio che ho intrapreso, un modo per dare voce a quel silenzio, nella speranza che le Gerarchie Ecclesiastiche maturino un atteggiamento meno improntato alla difesa di sè stesse e maggiormente volto alla tutela e alla difesa delle vittime.
Viaggio nel silenzio è l’ultimo blog nato in casa Chiarelettere che ha preso la – interessante – abitudine di affiancare ad alcuni dei suoi titoli (o autori) uno spazio in rete per continuare a parlare di ciò che viene raccontato nel libro corrispondente (Voglio scendere del terzetto Travaglio-Corrias-Gomez è diventata una lettura costante).
Infine, una segnalazione legata sempre a un libro. Questa volta viene pubblicato dalla casa editrice genovese Edizioni Lo Vecchio e gli autori sono due, gli statunitensi Mark Demon e Ray Cipson. Il volume si intitola La guerra di Ponza. La vera cronaca di Ustica, è presentato come romanzo storico e, da ciò che si può leggere, parte da un punto di vista tecnico, essendo gli autori ingegneri aeronautici. Questa il testo che accompagna il libro:
Continue reading


Cominciavo a sentirmi il «cieco strumento repressivo del potere»; me lo avevo detto Bertrand Russell.



