USA: il registro di quelli “grassroots”

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Da una dichiarazione di Richard A. Viguerie, presidente di GrassrootsFreedom.com, a proposito della linea del Congresso USA in base alla quale regolamentare le comunicazioni dal basso:

Section 220 of S. 1, the lobbying reform bill currently before the Senate, would require grassroots causes, even bloggers, who communicate to 500 or more members of the public on policy matters, to register and report quarterly to Congress the same as the big K Street lobbyists. Section 220 would amend existing lobbying reporting law by creating the most expansive intrusion on First Amendment rights ever. For the first time in history, critics of Congress will need to register and report with Congress itself.

The bill would require reporting of “paid efforts to stimulate grassroots lobbying,” but defines “paid” merely as communications to 500 or more members of the public, with no other qualifiers.

On January 9, the Senate passed Amendment 7 to S. 1, to create criminal penalties, including up to one year in jail, if someone “knowingly and willingly fails to file or report.”

Ai blogger posti nelle sale stampa

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Media Bloggers AssociationMedia, blog e informazione: un sodalizio sempre più imprescindibile. Basti pensare alla notizia risalente alla settimana scorsa in cui per primi Steven C. Clemons e Bradford Plumer parlavano di una guerra “segreta e informale” alla Siria e all’Iran da parte degli Stati Uniti. Fonti ufficiali della Casa Bianca si sono visti costretti a rispondere con comunicati stampa in cui l’indiscrezione è bollata come leggenda metropolitana.

Be’, sia come sia, i blogger comunque continuano a confermarsi una fonte di informazione importante. Tanto da venire ormai coinvolti in contesti ufficiali. Lo si legge per esempio nel breve articolo Bloggers in the Courtroom a New Twist in Coverage: in una corte federale USA, due posti riservati alla stampa sono andati ad altrettanti esponenti della Media Bloggers Association.

Il web 2.0 e lo scenario italiano

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Il programma è ancora in corso di costruzione e, collegato a un dossier in lavorazione e che verrà presentato nel corso del convegno, il prossimo 19 gennaio si terrà a Roma Il Web 2.0 e lo scenario italiano: a che punto siamo?

I progetti che al momento hanno aderito sono Codewitch.org, MoltoMondiale e sue successive incarnazioni, 2Spaghi.it, Scrive.it, NoBlogs.org e Fai Notizia. Altri si aggiungeranno nei prossimi giorni. E il giorno successivo appuntamento con il BarCamp Roma al LinuxClub.

Spocko: come viene fatto chiudere un blog

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We-ThinkSu Daily Kos, Mike Stark racconta in un articolo di come il blog Spocko sia stato chiuso per aver pubblicato alcune immagini tratte da tramissioni che parlavano di tortura e maltrattamenti andate in onda su KSFO, emittente conservatrice di proprietà della ABC Radio (Walt Disney Company), averle commentate ed essersi rivolto agli inserzionisti che acquistavano spazi pubblicitari al loro interno spiegando in che tipo di contenuti andavano i relativi proventi.

La vicenda, per spiegare la quale viene riportato un carteggio, è spiegata su YouTube con il video For Spocko e approfondita sul blog Calling All Wingnuts. Diritto d’autore, violazioni, fair use e contenuti politicamente scorretti sono al centro della chiusura del sito e della conseguente azione legale.

We-think: l’onda della creatività collettiva

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We-ThinkCharles Leadbeater si è occupato a lungo di Internet e del suo impatto culturale scrivendo saggi come Living on Thin Air e The Pro Am Revolution (quest’ultimo con Paul Miller). Da qualche mese sono online (ancora in versione provvisoria, diventeranno libro l’estate prossima per Profile) i diversi capitoli del suo ultimo lavoro, We-Think: the power of mass creativity.

Si tratta del risultato di un paio di anni di analisi sulla crescita degli approcci partecipativi all’innovazione da parte degli ambiti scientifici, del software libero, delle comunità di videogiocatori e delle aggregazioni politiche. E l’obiettivo perseguito con la pubblicazione delle bozze del libro è stato quello di stimolare gli utenti a fornire opinioni, spunti e dati su cui lavorare senza che, si legge sul sito, questo processo venga arrestato dall’uscita in libreria. Continue reading

Wikinomics e collaborazione

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WikinomicsWikinomics: How Mass Collaboration Changes Everything è un libro scritto da Don Tapscott e Anthony D. Williams e uscito a fine dicembre per Portfolio. Su Slashdot ne dà un’anticipazione Peter Wayner che esordisce scrivendo:

The authors have a wiki site at www.wikinomics.com devoted to the book. You can edit the wiki and have your say, but that’s not what they’re asking folks to buy. For the price of the book, you get a well-designed collection of thoughtful anecdotes stitched together by two talented business writers and polished by a good editor. They’ve made a good attempt to cover most aspects of the topic and they do an excellent job of explaining why the ideas are important for CEOs that are struggling to move their business forward.

Insieme al sito di presentazione del libro e al wiki (che porta alla stesura collettiva dell’undicesimo capitolo, Wikinomics Playbook, attraverso i contributi degli utenti), è stato attivato anche un blog dedicato alla collaborazione in rete.

Wikimedia, pubblicità e progetti in rete

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Wikimedia FoundationMentre è in corso una discussione a più voci su blog ed etica, un dibattito analogo ha preso il via in seno alla Wikimedia Foundation e alla sua campagna di raccolta fondi. Un buon sunto lo fa Mike Linksvayer in merito, più specificamente, alla questione inserzionisti pubblicitari. Uno dei quali potrebbe essere il braccio benefico della Virgin e in proposito lo scrittore e programmatore canadese Evan Prodromou dice:

Non sono in sintonia con questa gente, anzi, mi trovo in sostanziale opposizione. Penso però che l’elevato traffico web generato da Wikipedia sia una risorsa che la Fondazione sperpera. Un traffico simile vale decine se non centinaia di milioni in entrate pubblicitarie ogni anno. È denaro che potrebbe essere utilizzato per diffondere (liberamente e gratuitamente) libretti simil enciclopedie a milioni di studenti e bambini, nella loro lingua, in tutto il mondo. È irresponsabile snobbare questa opportunità.

Mentre il fondatore di Wikipedia, Jimmi Wales, è rimasto ancora fedele al suo concetto di libertà (riassumibile in free as in speech, not free as in beer) e già in passato ha confermato l’apertura alla pubblicità sul Time Online, Linksvayer porta altri due esempi di esperienze efficaci. Continue reading

Un gattino ciclopico

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Cyclops kittenSpulciando tra i post di BoingBoing più visti nel 2006, al secondo posto ne compare uno piuttosto particolare pubblicato poco meno di un anno fa: quello che riporta la nascita di un gattino con un occhio solo, una specie di ciclope felino. La bestiola, secondo quanto riportava una news di Yahoo non più online, era anche senza naso a causa di una malformazione congenita ed è sopravvissuta solo un giorno. Il suo nome era Cy, diminutivo di cyclops, e inizialmente si era pensato a una bufala, possibilità smentita da LiveScience.com e da Publisher and Reporter.

Giaculatorie, regali(e) ed ecologia della creatività

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Alcune letture particolarmente interessanti:

Il fuoco di Bianciardi viene “riaperto” in rete

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Riaprire il fuocoEttore Bianciardi l’aveva detto e lo ha fatto: non gli piaceva neanche un po’ la piega che aveva preso la fondazione intitolata a suo padre, il grande scrittore Luciano scomparso nel 1971, e così, esaurita la fase dei botta e risposta sui giornali, si è rimboccato le maniche e ha partorito con Marcello Baraghini la sua alternativa.

Alternativa battezzata con il nome di Riaprire il fuoco, dal titolo di un libro di Luciano Bianciardi Aprire il fuoco, e dedicata a un recupero della letteratura che sui giornali raramente ci finisce e che generalmente trova spazio in quasi nessuno – se non nessuno – degli ambiti classici in cui si dibattono le novità editoriali. Con il relativo blog, inoltre, vuole mantenere viva la discussione per arrivare a quello che viene chiamato il libro infinito. Obiettivo?

Non solo per recuperare la vera identità [di Bianciardi], ma anche per cercarne delle nuove, altrettanto critiche verso ogni forma di potere e vessazione e infine per aprire nuovi spazi di libertà, di fantasia e di passione civile, in primo luogo sulla Rete. Uno spazio di libertà per la cultura. Un luogo che dia voce a chi adesso non ce l’ha. Una ricerca di veri nuovi scrittori.