C'erano bei cani ma molto seri di Alberto SpampinatoRiprende la programmazione di A parole, in breve con una nuova puntata (in programmazione ogni giovedģ, alle 20.20, su GNUFunk Radio), che parla del libro C’erano bei cani ma molto seri. Storia di mio fratello Giovanni ucciso per aver scritto troppo, scritto da Alberto Spampinato (Ponte alle grazie, 2009):

C’era un campo di girasoli, e mangiavamo i semi ancora verdi. C’erano le mucche, e la sera facevano la ricotta… Il padrone di casa, o un suo figlio, era cacciatore. C’erano bei cani, ma molto seri. Un giorno legarono un cane in cortile, e stette lģ forse per due giorni. Il cane ululava, si lamentava, era straziante. Ci dissero di non avvicinarci, aveva la rabbia. Poi lo abbatterono a fucilate. Ricordo l’odore della terra bagnata dagli acquazzoni estivi. Quell’odore mi inebriava”. Cosģ, ricordando la propria infanzia, scriveva nel 1971 il giovane giornalista ragusano Giovanni Spampinato, in una tragica e involontaria profezia: fu ucciso poco tempo dopo in circostanze ancora non chiarite. Come corrispondente dell’”Ora” di Palermo indagava su un omicidio e aveva cominciato a rivelare un perverso intreccio fra mafia, eversione nera e servizi segreti. Il fratello minore Alberto, anche lui giornalista, affida oggi a queste pagine un toccante e inquieto ritratto della sua famiglia di origine e un’inchiesta sulle vere cause della morte di Giovanni; ma al contempo vi raccoglie un’indagine personale e profonda sulla storia culturale e sociale della sua terra, la Sicilia, e del nostro Paese: dalla seconda guerra mondiale all’impegno del padre per l’ideale comunista, dal regno incontrastato della cultura contadina alle nuove stagioni dell’industrializzazione e della contestazione, fino all’emergere dei poteri oscuri della reazione e della criminalitą.

Il brano che accompagna il racconto si intitola Amici di Rausa, č di Antonio Mainenti ed č rilasciato con licenza CC BY-NC-ND.

La puntata č scaricabile dal sito di Archive in formato mp3 o ogg.