Il diciottesimo vampiro vive a Modena. Parola di Claudio Vergnani

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Il diciottesimo vampiro di Claudio VergnaniDi Gargoyle Books ho già parlato varie volte perché ne ammiro l’accuratezza nella scelta dei libri da pubblicare: occupandosi solo di horror, non pesca nella massa degli ammiccamenti commercializzanti a cui potrebbe con facilità attingere, ma va alla ricerca di testi che spesso raccontino non solo la storia narrata, ma anche un contesto non di rado dagli aspetti politici e sociali. Si provi per esempio con questo recente volume e si inizi con un esercizio di fantasia prendendo un improbabile drappello di cacciatori di non-morti. La prima immagine che viene in mente, iniziando a leggere, è quella dei protagonisti strappati a Vampires, prima nel romanzo di John Steakley (Vampire$) e poi nella trasposizione cinematografica di John Carpenter. Anche qui ci sono i cacciatori che il loro compito lo svolgono su commissione.

Ma nel romanzo di Claudio Vergnani, Il diciottesimo vampiro, l’ambientazione è diversa. Pur mantenendo alcune atmosfere da far west, sono Modena e la sua provincia a dover essere “bonificate” e il sapore di un certo cinismo marmoreo alla Raymond Chandler subisce l’inevitabile reinterpretazione della quotidianirà della bassa italiana: precarietà della vita, fugaci riferimenti a un benessere economico inaccessibile a chi sta solo accanto, l’operosità dell’oriundo contro il perdigiornismo di alcuni dei disullusi personaggi. Per certi versi sembra di rileggere Fuori e dentro il borgo o rivedere Radiofreccia di Luciano Ligabue: non per nulla la limitrofa provincia reggiana è abitata da un tizio che si fa chiamare Bonanza, come nel longevo telefilm statunitense. Ma in questo caso, a differenza di quello della cricca di Ligabue, il nemico non è l’eroina, che falcia una generazione. Sembra quasi che, oltre ai vampiri (o per certi versi più di loro), i nemici di Claudio e dei suoi comprimari siano più che altro loro stessi (e qui si ritrovano influssi forse inconsapevoli di un altro autore che ha raccontato, nascendovi, la provincia emiliana, Piervittorio Tondelli).

Se poi, com’è chiaro per un libro che parla di ritornanti, non mancano richiami che vanno da Bram Stoker a Stephen King, MacCammon, Rice, Matheson, forse la lotta interiore dei cacciatori contro le loro paure, la stanchezza che non si smaltisce mai, la morte del compagno-collega-amico sono i fili che tengono insieme le pagine di questo libro. Che non perde in veridicità neanche quando si spinge nel mondo dell’immaginario: i vampiri di Modena, nel testo di Vergnani, sono plausibili. Il meccanismo della sospensione dell’incredulità funziona. Così come si può credere alla Borda di Eraldo Baldini o alle vecchine pazze e sadiche di Pupi Avati (giusto per restare quasi in zona), si può ipotizzare che in un cascinale diroccato, negli angoli più bui, riposi un vampiro pronto ad andare in cerca di cibo.

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