Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Il virus del nuovo millennio: la laicità

Scritto per Politica da Antonella il 31-03-2008


Per chi non l’avesse visto (dato che va in onda solo una volta la settimana in tarda serata durante la trasmissione Parla con me), la pubblicità progresso realizzata con Paola Cortellesi per fare informazione sul flagello del nuovo millennio: la laicità.

Se li conosci li eviti: una mappa di chi parla in parlamento

Scritto per Politica, Libri da Antonella il 31-03-2008

Se li conosci li evitiCon l’approssimarsi delle elezioni, arriva in libreria un nuovo volume firmato dalla coppia Marco Travaglio e Peter Gomez (coppia abbondantemente collaudata, considerando i titoli firmati insieme, che partono dal 2001 con La repubblica delle banane per comprendere E continuavano a chiamarlo impunità, uscito in edizione aggiornata dopo essere stato oggetto di attacchi giudiziari da parte di uno dei “principali protagonisti”). Si tratta di Se li conosci li eviti il cui sottotitolo già dice molto sul contenuto del libro, “raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana, fannulloni del nuovo parlamento”. E sulla presentazione che se ne fa sul sito dell’editore, Chiarelettere, qualche anticipazione, qualcuna meno ignota di altre ma utile da ricordare:

  • “Mi sono battuto fino all’ultimo perché Enzo Biagi restasse alla Rai.” (Silvio Berlusconi, febbraio 2008).
  • “Non penso affatto di presentarmi come leader del centrosinistra.” (Walter Veltroni, gennaio 2006).
  • “Voglio che sia a tutti chiaro che non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi.” (Gianfranco Fini, novembre 2007).
  • “Italia, Italia, vaffanculo!” (Mario Borghezio, luglio 2005).
  • “Veltroni leader del Pd? Non finché io vivo.” (Massimo D’Alema, giugno 2006).
  • “Un uomo, con il mio curriculum, l’avrebbero già fatto presidente della Repubblica.” (Anna Finocchiaro, maggio 2005).

Dennis Stock, fotocronaca di un’epoca intera

Scritto per Giornalismo da Antonella il 30-03-2008

Pacifist demonstrating at Santa Monica - Dennis StockLe star di Hollywood, le comuni dei giovani, i raduni musicali, le leggendarie moto che percorrono le grandi pianure dell’interno, i surf sull’oceano, la contestazione contro la guerra, una società che cambia e della quale viene fatta una cronaca per immagini. Sono solo alcuni degli argomenti di cui raccontano le fotografie che Dennis Stock scattò per l’agenzia Magnum con la quale iniziò a collaborare nel 1951. E dice il fotografo sul sito che riporta diversi dei suoi migliori scatti:

Art is a well-articulated manifestation of an aspect of life. I have been privileged to view much of life through my cameras, making the journey an enlightened experience. My emphasis has mainly been on affirmative reactions to human behavior and a strong attraction to the beauty in nature.

Lansdale e quelle (sur)reali descrizioni della realtà

Scritto per Libri, Storie nere da Antonella il 29-03-2008

La notte del drive-in 3 di Joe R. LansdaleJoe R. Lansdale, anche (e forse soprattutto) nei suoi romanzi più surreali, è sempre riuscito a descrivere perfettamente la realtà dando una lettura che poi non era neanche così tanto metaforica. Accade con il primo episodio della Notte del drive-in quando racconta ciò che accade dentro l’Orbit, il cinema all’aperto in cui rimangono prigionieri gli spettatori mentre sugli schermi passano a ciclo continuo film dell’orrore: un’intuitiva anticipazione di ciò che si verificherà dentro lo stadio di New Orleans durante l’uragano Katrina. Descrizioni del genere non mancano nemmeno nel romanzo La notte del drive-in 3, appena pubblicato da Einaudi. Se forse il richiamo al libro Il segno rosso del coraggio di Stephen Crane è più che accidentale, questo passaggio sembra un’allegoria delle cronache di guerra contemporanee e delle motivazioni che le scatenano:

Quando ci avvicinammo, una nuvola immensa di corvi si levò contro il cielo rosso, e con loro si alzò anche un enorme sciame di mosche.

Il sole morente che prima illuminava le ali dei corvi e i corpi verdi e neri delle mosche, ora splendeva su un mucchio di forme umane. Alcune erano di legno, altre di plastica, altre ancora di metallo. C’erano soldati sbozzati rozzamente, dipinti di nero e rosso, con alti cappelli e sottogola, occhi azzurri e baffi alla Groucho Marx. C’erano soldati di metallo modellati un po’ meglio, con delle chiavette a molla sulla schiena. C’erano anche delle donne, dipinte per sembrare nude, con capelli biondi e rossi, grandi bocche e occhi azzurri spalancati, con dei pomelli rosa per capezzoli e pennellate nere al posto del pelo pubico […]. Aggrovigliati in mezzo a quei corpi finti si vedevano lunghi tentacoli verdi e teste bulbose e occhi enormi e sporgenti. Alieni dall’aspetto gommoso e altri che sembravano fatti di carne, che era diventata grigia e gocciolava liquidi melmosi. Lì nel cielo, intenti a muovere telecamere, a premere tasti, a filmarci come in un reality-show. E ora erano tutti morti.

(Continua)

Pino Nicotri: la chiesa e le scelte religiose mascherate da scelte politiche

Scritto per Politica da Antonella il 28-03-2008
  • Pino Nicotri, Ecco il dossier sui 6.000 schiavi del lavoro sfruttati dalla Chiesa durante il nazismo:

    Il problema però è che questo merito non cancella una realtà troppo poco nota: in fatto di schiavitù la Chiesa, da S. Paolo in poi, è sempre stata pronta ad avvalorarla, a volte perfino proibendo il sacerdozio a chi era stato schiavo. Tutti eguali e fratelli sì, ma “in Cristo”: NON di fronte alla legge, ai diritti e ai doveri del mondo terreno. Mentre gli ebrei dopo 7 anni erano tenuti in linea di massima a liberare i propri schiavi, la variante dell’ebraismo chiamata cristianesimo non aveva questo limite, ammetteva invece che si potesse restare schiavi l’intera vita e che i figli degli schiavi fossero schiavi anch’essi, come tali separabili dai genitori e vendibili anche da bambini. E proprio questa legittimazione dello schiavismo ha fatto pendere la bilancia in favore del cristianesimo fino allo “sdoganamento” deciso da Costantino e alla messa fuorilegge di tutte le altre religioni decisa da Teodosio. Il cristianesimo infatti ben si prestava cos¡ a evitare le endemiche rivolte degli schiavi (delle quali in pratica a scuola ci fanno conoscere solo quella capeggiata da Spartaco): concedeva loro l’eguaglianza, sia pure “in Cristo” e non davanti alle leggi e ai diritti, e prometteva agli schiavi e ai poveri cristi in generale non solo il paradiso, bensì perfino che essendo stati in terra gli ultimi sarebbero stati i primi nell’aldilà… Insomma, col cristianesimo la pace sociale era assicurata, a differenza che con l’ebraismo o il paganesimo, e quindi lo Stato, vale a dire l’Impero Romano, fece le sue scelte politiche camuffate - as usual - da scelte religiose.

Ugo Mattei e i conquistadores dell’intelletto generale

Scritto per Brevetti, Libertà di cultura da Antonella il 27-03-2008

Zach Miller's ComicsI conquistadores dell’intelletto generale è un articolo pubblicato ieri sul Manifesto a firma dell’economista Ugo Mattei su brevetti e privatizzazione della conoscenza. Lo riporto per intero dato perché tra meno di una settimana il pezzo scomparirà e sarebbe un peccato dato che formula una serie di considerazioni interessanti in merito a una questione che non è tecnica, come spesso viene liquidata, ma prima di tutto culturale.

Una delle idee più radicate nella cultura occidentale è quella per cui la proprietà privata sia un «diritto naturale», qualcosa di tanto spontaneo da motivare perfino un bambino: «Questo gioco è mio!». Se da molto tempo ormai abbiamo smesso di interrogarci sulle ragioni per cui certi individui «hanno» mentre altri «non hanno», ciò è dovuto principalmente al fatto che abbiamo interiorizzato l’ideologia sui caratteri «naturali» e virtuosi del diritto di proprietà private indipente dalla sua distribuzione. In questo siamo oggi tutti un po’ lockiani, perchè abbiamo «risolto» il problema di una società divisa fra possidenti e non possidenti voltandoci all’indietro, con una semplice teoria fondata sulle origini remote della proprietà privata e sulla catena dei trasferimenti fondata su una nozione di «giusto titolo» originario, che prescinde quindi dall’analisi della distribuzione odierna.
(Continua)

Mother Jones: il ritorno a Torquemada e allo stato preilluminista

Scritto per Dalla rete, Politica da Antonella il 26-03-2008

Una cartolina internazionale spedita dagli Stati Uniti e firmata da Mother Jones per raccontare del Ritorno a Torquemada:

“Cos’è l’America? un pezzo di terra, un caleidoscopio di etnie e culture, un mercato. Ma prima di tutto è un quadro di riferimento legale e morale. È l’espressione di quei diritti dell’uomo di cui Thomas Jefferson parlò nel 1776″. Se adottiamo la “nozione piuttosto arrogante dell’eccezionalismo americano”, per cui gli Stati Uniti devono indicare la via al resto del mondo, dobbiamo chiederci quale esempio stia dando oggi la superpotenza. Mother Jones ha una risposta durissima: “Siamo tornati a essere uno stato preilluminista”, soprattutto per l’uso diffuso della tortura. Certo, episodi di tortura ci sono sempre stati, ma “quando uscivano allo scoperto venivano condannati, non condonati”.

Oggi George W. Bush difende apertamente l’uso di “tecniche d’interrogatorio dure”, e tra Abu Ghraib e Guantanamo la barbarie impera. “Se consentiamo alla paura di governarci, se giustifichiamo i metodi dell’Inquisizione e ci sbarazziamo delle garanzie in vigore da secoli, perdiamo tutto quello che pretendiamo di difendere. Perciò dobbiamo vigilare contro la tortura. Non solo perché produce risultati discutibili o perché giustificandola facciamo aumentare il rischio che venga usata contro i nostri soldati e cittadini. Semplicemente, perché la tortura è contro lo spirito americano”.

Loro raccontano storie e c’è chi è alle prime battute

Scritto per Libri, Blog da Antonella il 25-03-2008

We Tell StoriesWe Tell Stories: sei autori (tra cui Mohsin Hamid, autore del romanzo Il fondamentalista riluttante), sei storie, sei settimane. Produzione a due teste tra Six to Start e Penguin Books, al momento propone le prime storie inedite (The 21 Steps e Slice con relativo blog), alcuni classici e competizioni.

Inoltre. Per quanto riguarda altre iniziative letterarie in rete, nasce Dalle prime battute (via False Percezioni).

La cattedrale di Saverio Fattori

Scritto per Libertà di cultura da Antonella il 24-03-2008

Saverio Fattori è uno scrittore davvero in gamba. Per una prova basta leggere Alienazioni padane e Chi ha ucciso i Talk Talk (peraltro entrambi, pubblicati da Gaffi Editore, sono rilasciati con una clausola copyleft e quindi liberamente scaricabili dai link sopra riportati sul sito de iQuindici). Ora se ne esce con un nuovo romanzo a puntate e, come dice lui stesso, “ancora in cantiere”: si tratta di Cattedrale, pubblicato su Carmilla. E Saverio descrive così questo suo nuovo lavoro:

È un testo che cerca di indagare gli ingorghi mentali che possono portare una persona a procurarsi un Kalasnicov (o altra arma automatica) e a fare fuoco su una massa inerme e (in apparenza) innocente. Dimenticavo, è anche una pietra tombale sul concetto di lotta di classe.

E di un po’ di tempo fa, qualche sua considerazione a proposito di letteratura e copyleft.

Vite di poliziotti: il percorso che portò alla nascita del sindacato

Scritto per Politica, Libri da Antonella il 22-03-2008

Vite di poliziotti di Sandro MediciCominciavo a sentirmi il «cieco strumento repressivo del potere»; me lo avevo detto Bertrand Russell.

L’anno in cui esce questo libro, Vite di poliziotti, è il 1979: in quei mesi, le Brigate Rosse uccidono a Genova il sindacalista Guido Rossa provocando la reazione del mondo operaio che scende in piazza contro il terrorismo. Quasi negli stessi giorni (è la fine di gennaio) uomini di Prima Linea assassinano a Milano il giudice Emilio Alessandrini. Da Padova, qualche settimana più tardi, vengono ordinati gli arresti di diversi appartenenti ad Autonomia Operaia e Potere Operaio, tra cui Toni Negri, Oreste Scalzone e Franco Piperno mentre l’Italia si prepara alle elezioni anticipate di giugno da cui scaturirà il quinto governo Andreotti.

Proprio in quell’anno - in cui, ancora, Nilde Iotti sarà la prima donna a presiedere la camera dei deputati, Giorgio Ambrosoli pagherà con la vita il lavoro come liquidatore del Banco Ambrosiano Veneto di Michele Sindona e Fabrizio De André, con la moglie Dori Ghezzi, saranno sequestrati in Sardegna - un giornalista che lavora al quotidiano Il Manifesto, Sandro Medici, esce con questo breve e intenso libro-intervista per affrontare un argomento da molti - civili e militari - considerato quasi tabù: la nascita e l’evoluzione del movimento per la smilitarizzazione della polizia che ha portato alla riforma con la legge 128/81. Sono i racconti di due sottufficiali di pubblica sicurezza a tracciare questo percorso. E lo fanno partendo dal secondo dopoguerra per passare attraverso il progressivo inasprimento dell’ordine pubblico e della disciplina interna durante gli Anni Cinquanta.
(Continua)

“194, non toccarla” e altre segnalazioni

Scritto per Politica, Storie nere, Libertà di cultura da Antonella il 21-03-2008

194 non toccarlaCon l’autodenuncia di Lele, si arriva a 194 non toccarla. Uno dei modi di aderire è quello di metterci la pancia e il motivo è questo:

Un’iniziativa senza fini di lucro con cui gli uomini e le donne possono comunicare, attraverso le molteplici voci dell’arte, a titolo personale e al di fuori di appartenenze politiche, la volontà di sostenere la 194.

Intanto oggi anche altre segnalazioni interessanti sono circolate in rete. Francesco Caccavella di Html.it conduce un servizio video sulle licenze Creative Commons spiegando in pochi minuti e in modo semplice come si fa rilasciare contenuti con queste modalità.

Bernardo invece parla del libro Cina. Traffici di morte, scritto dalla Laogai Research Foundation e pubblicato in Italia da Guerini Editore: il tema è l’espianto di organi ai condannati a morte nel paese asiatico, ricostruito attraverso il lavoro dell’organizzazione umanitaria, e L’Espresso ci pubblica un articolo con inedito video annesso.

La verità è dietro l’angolo anche per la “piccola Ustica”?

Scritto per Guerra, Storie nere da Antonella il 20-03-2008

Ilaria Alpi e Miran HrovatinEsattamente quattordici fa anni si consumava una vicenda che ho sempre cercato di seguire con attenzione: l’omicidio della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, assassinati il 20 marzo 1994 a Mogadiscio proprio mentre i contingenti militari stavano preparando i bagagli e - questione di ore - se ne sarebbero andati senza che in Somalia si fosse risolto nulla. Qualche anno dopo, le indagini su questo duplice omicidio hanno intersecato quelle per una serie di violenze denunciate da un ex maresciallo della Folgore, Francesco Aloi, e compiute, secondo quanto raccontò il sottufficiale, da appartenenti dell’esercito italiano.

A Milano ebbi l’occasione di intervistare i somali che sarebbero stati le vittime di questi atti e, per una rivista con cui collaboravo ai tempi, la pubblicai (in questo periodo sto cercando di ritrovare quel pezzo in qualche vecchio backup). Tra il materiale cartaceo che ho, però, mi è recentemente capitata tra le mani la lettera che segue. La scrisse dopo l’uscita di quell’intervista un militare italiano che, usando le iniziali a titolo di firma, protestava per i racconti dei cittadini somali. E aggiunge - in conclusione - che la verità su certi fatti “è semplice ed è sempre dietro l’angolo”. Può darsi e, se fosse, sarebbe ora di dimostrarlo. Ma ciò non può dirsi per il caso Alpi-Hrovatin, diventato una “piccola Ustica“, e sarebbe utile, se non fondamentale, avere testimonianze autentiche sui fatti che si consumarono in Somalia durante l’operazione Ibis. Peccato che dopo quattordici anni si sia ancora qui a farsi domande mentre c’è chi, a nome delle istituzioni, si è recentemente permesso di mettere in dubbio la professionalità di chi, per il suo lavoro, è stato assassinato. Per l’indagine poi è stata pure chiesta l’archiviazione. Tornando alla lettera, ecco nelle righe che seguono ciò che scrisse il militare italiano.

Gentile redazione,

ho letto nel vostro numero di questo mese l’articolo inerente la situazione attuale in Somalia e sono rimasto male senza aggiungere frasi di indignazione, stupore o altro. All’epoca, tra il luglio del 1993 e il novembre dello stesso anno, mi trovano ad essere impegnato proprio già in Somalia per l’operazione Ibis in qualità di pilota carro, mitraglere, fuciliere assaltatore ed infine furiere con il graod di caporal maggiore presso, prima a Mogadiscio 185° Draghi Parà Folfore, di poi 78° Rgt Lupi di Toscana lungo il confine dell’Etiopia a Baled Uein. Ho partecipato agli scontri dal 9 al 14 ottobre 1993 durante i quali sono rimasto ferito per un incidente tecnico del carro e non per granata o proiettile.

(Continua)

Tibet: l’informazione indipendente di Avaaz.org

Scritto per Politica, Storie nere da Antonella il 19-03-2008

Foto Fosco MarainiA proposito della situazione in Tibet, Andrea Plazzi fa una segnalazione interessante sul suo blog:

Comunque la pensiate sull’efficacia dei movimenti online, desidero girarvi questo link a un’iniziativa di Avaaz.org. Anche se non vi interesserà, potrete lasciare il vostro indirizzo di posta elettronica e iscrivervi alla loro newsletter certi di non aggiungere spam a quello che già vi appesantisce la vita, e che non vi si attaccherà alcun virus o altro “-ware” indesiderabile. Rischiate solo un po’ d’informazione indipendente: Avaaz.org è co-partecipata dalla più nota MoveOn.org, e altrettanto rispettata (forse anche un po’ imbarazzata per i complimenti di Al Gore, ma non si può avere tutto).

Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito: “auspichiamo che”

Scritto per Politica, Storie nere da Antonella il 18-03-2008

A fine legislatura è giunta la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito e sulle patologie sviluppate dal personale italiano in missioni militari all’estero e dalla popolazione civile che si trovava nelle vicinanze di insediamenti bellici. Una relazione, quella approvata nel febbraio scorso, che sembra rassegnata potendo alla meglio “auspicare” una serie di azioni. Nelle sue conclusioni, infatti, si legge che:

La Commissione prende atto dell’impossibilità di stabilire, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, un nesso diretto di causa-effetto (nesso di causalità) tra le patologie oggetto dell’inchiesta e i singoli fattori di rischio individuati nel corso delle indagini, con particolare riferimento agli effetti derivanti dall’uranio impoverito e dalla dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di metalli pesanti. Al tempo stesso, vista la obiettiva sussistenza di fenomeni morbosi anche in riferimento alla operatività di altre concause, legate in tutto o in parte ai contesti fortemente degradati ed inquinati dei teatri operativi in cui ha operato il personale militare italiano, ritiene che il verificarsi dell’evento costituisca di per sé elemento sufficiente, quanto meno sul piano ontologico (criterio di probabilità), a determinare il diritto per le vittime delle patologie e per i loro familiari al ricorso agli strumenti indennitari previsti dalla legislazione vigente (compreso il riconoscimento della causa di servizio e della speciale elargizione). Esprime il concreto auspicio che si prosegua sulla via dell’effettiva semplificazione delle procedure amministrative per l’accesso ai suddetti istituti, anche mediante una più ampia opera di informazione e di sensibilizzazione tanto nei confronti dei cittadini che delle istituzioni interessate.

(Continua)

Fausto e Iaio: la speranza che muore a 18 anni

Scritto per Storie nere da Antonella il 17-03-2008

Fausto e IaioE mentre in molti, moltissimi, in questi giorni ricordano il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione della scorta, c’è un altro anniversario che merita di essere sottolineato ma la cui eco è molto minore: l’assassinio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (Fausto e Iaio), due giovani vicini da Autonomia Operaia che furono uccisi a Milano con otto colpi d’arma da fuoco il 18 marzo 1978, ma le indagini, dopo 22 anni, sono state archiviate senza che fossero mai individuati i responsabili. Sulla vicenda, si può leggere un bell’articolo scritto da Michele Gambino mentre sul sito ufficiale sono disponibili materiali originali (compresi gli atti giudiziari) e il testo completo del libro di Daniele Biacchessi, La speranza muore a diciotto anni.

Inoltre Radio Popolare ha messo a disposizione le registrazioni di come raccontò quei fatti, le reazioni, i funerali e i depistaggi. In aggiunta, con lo speciale Che idea… ricordare di marzo annuncia che:

I familiari e gli amici di Fausto e Iaio hanno scritto un libro (più dvd) per il loro trentesimo anniversario. Radio Popolare – che fu fondamentale per svelare i depistaggi – lo presenterà in una trasmissione speciale in onda lunedì 17 marzo, dalle 18 alle 19. E sarà speciale anche il luogo da cui trasmetterà: la Triennale di Milano, dove è ancora aperta una mostra sugli anni ‘70.

Qui è disponibile la scheda della mostra annisettanta. Il decennio lungo del secolo breve (il cui titolo è accompagnato dal verso di Fabrizio De André “Si sono presi il nostro cuore sotto una coperta scura…“) all’interno della quale si legge:

A volte, sembra quasi che la coperta stretta della memoria abbia avvolto gli anni settanta in una penombra spessa e scura, lasciando galleggiare nel ricordo soltanto due tonalità cromatiche. Gli anni di piombo, gli anni del sangue, e nient’altro. Questa mostra cerca, prima di tutto, di riesumare proprio questo altro. Il suo nulla, il suo tutto. I mondi, i sogni, i fantasmi che esso contiene. Senza voglie di vintage, senza effetti-nostalgia, ma anche senza furori liquidatori. Perché gli anni settanta non sono finiti, non sono passati. Sono ancora qui. Con i loro conflitti, le loro speranze, le loro categorie di interpretazione del mondo. Dal buco più nero del secoloscorso, ancora ci riguardano.

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