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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per March, 2008

Contro il paese semplice è l’editoriale scritto da WuMing per Giap #21, VIIIa serie in cui si fanno una serie di considerazioni calzanti in merito all’attuale situazione politica e a ciò che l’ha determinata.

Il Paese semplice rischia di essere il paese delle rane bollite. Se ne parla più sotto, proprio a proposito della mentalità del ghetto: se metti una rana nell’acqua bollente, salta via (o forse: muore all’istante). Se la metti nell’acqua fredda e aumenti la temperatura poco per volta, si lascia bollire senza scappare. Meglio di così non potrebbe andare. La rana bollita odia la complessità. Vuole concetti chiari, precisi, senza sfumature. O l’acqua è calda oppure l’acqua è fredda, punto.

Allora tu la metti in guardia: “Occhio che adesso alzo la temperatura”. Ma lei non sente la differenza. Tu allora la avverti di nuovo: “Attenta che la alzo di altri 0,05 gradi”. Lei non sente niente. Tu vorresti avvertirla ancora, ma lei ti blocca. Che fastidio tutti questi avvisi. Che inutile complicazione. “Aumenterai la temperatura sempre di 0,05 gradi?”, ti chiede. Rispondi che è così. Bene, pensa la rana. E’ evidente che aumenti del genere non fanno alcuna differenza. L’acqua resterà sempre fredda, cioè ospitale. “Non seccarmi più”, ti dice la rana, “adesso voglio dormire in pace”.

In pace. In una pentola di acqua semplice, senza increspature e senza pieghe. Perché le pieghe fanno paura, nascondono mostri, e in fondo il famigerato bisogno di sicurezza è solo un altro nome per il bisogno di semplicità. Non a caso colpisce ovunque: anche nei quartieri più tranquilli, perché in realtà l’insicurezza non nasce dal crimine, ma dall’odio per la complessità. L’evoluzione ci mette 50 millenni a selezionare la specie adatta per un determinato ambiente. I nostri cervelli saranno “adatti” a questo mondo nel 52008, anno più, anno meno. Al momento, cercano di barcamenarsi con quello che hanno, ed è naturale che la complessità li infastidisca.

Ma soltanto amandola è possibile ridurla senza tradirla. Soltanto un paese che ama la complessità può evolversi e vedere il futuro. [WM2]

[youtube e4E0sUU9Sm4]

Non paghi di leggere – The Disney Trap, atto secondo segue una precedente iniziativa sempre a firma di Monica Mazzitelli, scrittrice e coordinatrice del gruppi iQuindici. Le tematiche si richiamano e infatti dopo le storture del copyright, ben sviscerate nel primo video, questa volta ci si concentra su un’altra piaga del diritto d’autore: il prestito bibliotecario a pagamento da imporre per direttiva europea. Scrive Monica annunciando questo nuovo filmato:

Presto spero saranno online anche le versioni sottotitolate in spagnolo, portoghese e francese, e la versione in inglese (parole grosse ;-)). Tra pochi giorni avrò online un’altra cosa carina, la metto direttamente sul sito www.monicamazzitelli.net. Baci e buona pasqua! (A proposito di pasqua, ne parlo sul sito adesso… attenzione che fa male…)

Per saperne di più sulla campagna contro il prestito librario a pagamento, si può consultare il sito della campagna Non Pago di Leggere che, da quando è stato avviato, si è arricchito di molti contenuti e materiale multimediale.

Breve storia dello Stato d'Israele di Claudio VercelliClaudio Vercelli, oltre a essere un amico, è anche uno di quegli storici che analizzano con attenzione ciò che accade in un determinato periodo e sanno andare molto oltre la semplice compilazione cronologica dei fatti e la consultazione della documentazione ufficiale. Dopo aver pubblicato da queste parti le sue considerazioni sul libro L’accusa del sangue – La macchina mitologica antisemita, segnalo volentieri che è in uscita per Carocci Editore Breve storia dello Stato d’Israele – 1948-2008:

La comprensione delle dinamiche politiche, sociali, economiche e culturali che sono parte attiva nell’evoluzione del Medio Oriente contemporaneo richiede lo studio della storia di quanti ne sono protagonisti. Fin dalla sua nascita lo Stato d’Israele ha costituito un soggetto di primaria rilevanza nella definizione dei mutevoli equilibri del quadro regionale. Tuttavia, scarsa è la conoscenza che si ha delle vicende che sono alla sua origine, nel 1948, e dei successivi sviluppi, fino ai giorni nostri. La fisionomia culturale propria del paese, la sua mutevole composizione sociale, la storia politica ma anche l’evoluzione dell’economia nazionale sono frequentemente omesse nella formulazione di un giudizio sul suo ruolo, soprattutto in rapporto al perdurante confronto con i palestinesi. Intenzione di queste pagine è quindi quella di focalizzare l’attenzione dei lettori sulle peculiarità dello Stato e sulle specificità della società israeliana, offrendo alcune sintetiche chiavi di lettura a beneficio di quanti vogliano meglio cogliere il suo ruolo partendo dalla definizione della sua natura storica.

Per chi volesse leggere qualcosa in rete di Claudio, è disponibile Tanti olocausti (Editrice La Giuntina, 2005).

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  • Los Siete - Foto di sweet lil' bunnySembra incredibile doverlo dire, ma è comprensibile l’imbarazzo di AN per la candidatura di Giuseppe Ciarrapico voluta dall’aspirante premier della coalizione di centro-destra. Marco Travaglio, sul blog Voglio Scendere, scrive Camicia nera, fedina pure e ricostruisce efficacemente un passato impresentabile per il magnate delle acque minerali che possiede anche quei quotidiani che fanno tanta gola al leader del Pdl. E prima di passare alla lettura del pezzo di Travaglio, qualche informazione a proposito dei rimborsi elettorali e del sistema per ottenerli.

    Che sia fascista, lo dice pure lui. E sarebbe pure una cosa grave, se non fosse per la fedina penale, che è molto più nera della camicia nera. Giuseppe Ciarrapico in arte Ciarra, stando al casellario giudiziario, vanta una collezione di condanne, arresti, rinvii a giudizio, prescrizioni e processi in corso da non temere rivali. Le condanne definitive, confermate dalla Cassazione, sono quattro, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla ricettazione fallimentare, dallo sfruttamento del lavoro minorile alla truffa pluriaggravata, ma potrebbero presto aumentare: in primo grado, il camerata pregiudicato è stato di recente condannato per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni in una delle sue cliniche. Insomma il Cavaliere è stato di parola. Aveva promesso di non candidare “supposti autori di reati”: infatti candida quelli sicuri.
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  • Scritto per politica
  • (Aggiornamento del 18 marzo: Le violenze impunite del lager Bolzaneto e “Io, l’infame della caserma che ha denunciato quelle torture” di Giuseppe D’Avanzo.)

    Carta ha pubblicato ieri l’articolo che riporto sotto firmato dal giornalista Lorenzo Guadagnucci, autore del libro Noi della Diaz, sei anni dopo (a cui è collegato l’omonimo blog), di recente uscito in versione aggiornata per i tipi di Altreconomia – Terre di mezzo, che ha dato alle stampe anche Distratti dalla libertà. Napoli, Genova, Cosenza, Milano. E se accadesse di nuovo? Senza troppi spazi ai malintesi, il pezzo si intitola Bolzaneto, luglio 2001: un caso di tortura e fa riferimento alla richiesta di condanna contro chi inflisse violenze ai manifestanti fermati.

    Il processo di Bolzaneto offre un eccellente spaccato sullo stato di salute della democrazia italiana. Stamani in tribunale a Genova i pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno chiesto pene per 76 anni a carico di 44 imputati [su 45] accusati di vari reati per i cosidetti fatti di Bolzaneto, avvenuti durante il G8 del 2001, ma hanno soprattutto spiegato che in quei giorni, in una caserma della polizia repubblicana, si praticò la tortura. I pm hanno riscontrato «almeno quattro» delle cinque tecniche di interrogatorio che la Corte Europea definì «trattamenti inumani e degradanti» quando si pronunciò sulla repressione, da parte delle autorità britanniche, di tumulti e proteste nell’Irlanda del Nord negli anni settanta.

    Ma poiché l’Italia è un paese molto speciale e non ha una legge ad hoc sulla tortura–unico fra i 15 paesi che formano il «nucleo centrale» dell’Unione europea–i pm non hanno potuto trattare il caso Bolzaneto come sarebbe stato necessario, appunto come un caso di tortura. Perciò l’imputato con la richiesta di pena più alta, l’ispettore Antonio Gugliotta, rischia 5 anni, 8 mesi e 5 giorni per abuso di ufficio e abuso di autorità sui detenuti. Perciò Alessandro Perugini, all’epoca vice capo della Digos genovese, rischia 3 anni e 6 mesi per gli stessi reati. Perugini–fra parentesi–è lo stesso funzionario imputato in un altro «famoso» processo, relativo all’arresto e al pestaggio di un minorenne: un notissimo video ritrae il funzionario–vestito con un’indimenticabile maglietta color giallo canarino–mentre sferra un calcio in faccia al ragazzo, inginocchiato, circondato dagli agenti e col volto già tumefatto. Comunque sia Gugliotta, Perugini e tutti gli altri non rischiano niente. Anche se venissero condannati dal tribunale, nel gennaio 2009 scatterà la prescrizione e la giustizia–se vogliamo ancora chiamarla così–avrà fatto il suo corso con un nulla di fatto.
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  • Autobiografia di un picchiatore fascista di Giulio SaliernoPresi il fagotto e lo rimisi in cella. La guardia mi fissava sorpresa.
    – Che fai?
    – Resto.

    Giulio Salierno è un pezzo del pensiero sociologico e delle teorie marxiste italiane. Scomparso nel febbraio 2006 a settantun anni, non deve però la sua formazione (solo) agli studi. Quelli vennero dopo insieme alla consapevolezza che libri, cultura e conoscenza erano strumenti indispensabili per evolversi e dare forma, forse, alle proprie idee di rivoluzione o, quanto meno, di riforma. Il suo banco di scuola, il primo, deriva da esperienze di vita: quelle vissute all’inizio nelle formazioni giovani del Movimento sociale italiano e poi in carcere. Autobiografia di un picchiatore fascista, libro uscito per la prima volta nel 1976, racconta proprio di quel banco di scuola. Ed è il documento autentico di un percorso giovanile scandito da un entusiasmo fatto di rabbia, violenza, ribellione, giocato per le strade di una Roma che poco aveva da invidiare alle sommosse che dalla fine degli Anni Sessanta e soprattutto nel decennio successivo hanno scandito quotidianità e ordine pubblico. Il giovane Giulio, fascitello di borgata cresciuto in una famiglia di caduti al fronte e nostalgiche memorie del Ventennio, inizia a frequentare la sezione di Colle Oppio e lì si distingue subito per la determinazione con cui organizza le fila giovanili del partito e per l’ardimento con cui, in piazza, affronta la celere e i rossi.

    E ancora la palestra, il pugilato, le scorribande notturne, i campi di addestramento fatti con gli anziani che avevano vissuto la guerra. Ma anche l’incontro con un giovane Pino Rauti, ancora lontano dalle manovre nere successive ma già chiaramente indirizzato verso un futuro di fascismo e terrore, con Julius Evola e il suo rifiuto del fascismo sociale, e con Giorgio Almirante, che pur moderato sapeva riscuotere le simpatie degli estremisti in erba. Poi il ritorno sempre lì, alla violenza, come unica valvola per cambiare un mondo che non piaceva. Salierno, in quegli anni, pensa che sparare – o ancor meglio collocare ordigni esplosivi – sia la strada per affrancarsi da un sistema nato da pochi anni ma già malato. E allora non si dà limiti, non si dà regole, se non quella di picchiare più forte degli altri, incutere timore e raccogliere consensi.
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    Processo agli Scorpioni di Jasmina TesanovicFinora Jasmina Tesanovic, già citata più volte, era stata tradotta solo una volta in italiano. Era il 2000 e il libro si intitolava Normalità. Operetta morale di un’idiota politica (Fandango Libri). Forse, per leggere qualcos’altro di tradotto dell’attivista politica serba, occorreva una piccola e nuova casa editrice, le Edizioni XII, che a giorni inizierà a distribuire Processo agli Scorpioni:

    cronaca del processo alla banda degli “Skorpion”, gruppo paramilitare serbo macchiatosi di terribili crimini di guerra durante la guerra del Kosovo, tristemente famosi per essere i protagonisti di un video – che ha fatto il giro di Internet – in cui sei prigionieri civili e quasi tutti minorenni vengono giustiziati a sangue freddo dopo essere stati malmenati e insultati.

    Qui è possibile vedere un recente intervento dell’autrice balcanica alla LIFT08 di Ginevra mentre la prefazione del libro è stata scritta dal giornalista Luca Rastello, che di quell’area geografica e delle sue traversie già si era occupato. In ultimo, per chi fosse in zona, la presentazione del volume è in programma per il prossimo 20 marzo a Torino, presso la Scuola Holden. Il 12 marzo, invece, si parlerà del libro a Tempi Dispari su Rainews24.

    Santanta di Danilo AronaCome Danilo Arona faccia a trovare il tempo di scrivere tutto quello che scrive me lo chiedo spesso. Fatto sta che, perfetta organizzazione del tempo o diabolici patti che racconta nei suoi libri, da Perdisa Editore mi è arrivato Santanta, più recente fatica dello scrittore alessandrino (o bassavillese):

    È impossibile stare a letto in una notte del genere. Apro la porta ed esco. La sabbia scagliata a tutta velocità provoca dolore, soprattutto sotto le ascelle. Ed è una sabbia che sa di cenere. Nel vento si sentono urla stridule che provengono da un oliveto in alto, oltre la litoranea: pavoni, poveracci, che stanno morendo di paura. E un luccicchio sinistro mi saluta dalla casa vicina. Anche lei, tanto per cambiare, non dorme. E, tanto per cambiare, sta brandendo quella sua maledetta lama con la quale un giorno o l’altro provocherà un casino.

    Insomma, quanto prima si passerà alla lettura. E, in ultimo (ma non ultimo), il libro sta dentro la collana Perdisa Pop diretta da Luigi Bernardi.

    Dalla newsletter del 7 marzo di Misteri d’Italia:

    • Carriere di stato / 1 – Gli uomini del G8? Tutti promossi:

      È questo tema delle promozioni ciò che nel dopo Genova 2001 più solleva indignazione. Innanzitutto perché ribadisce che il nostro è il Paese dell’impunità: a sette anni da quei fatti l’unica condanna riguarda i no global. In secondo luogo perché quelle promozioni sanciscono il diritto alla violenza e al sopruso di quelle che dovrebbero essere le forze dell’ordine. Grazie al prezioso lavoro di Enrica Bartesaghi, del Comitato Verità e Giustizia per Genova, ora abbiamo la ricostruzione completa delle brillanti carriere dei poliziotti inquisiti per Genova. La semplice lettura dell’elenco è un colpo allo stomaco.

    • Articolo scritto da Anubi D’Avossa Lussurgiu su Liberazione del 28 febbraio 2008, Carriere di stato / 2 – Guidò il massacro a Napoli e adesso è numero 2 della polizia:

      Ci sono notizie che, in Italia, non sono notizie. Il 22 scorso è stato il giorno di una di queste: la nomina del nuovo vice direttore generale della Pubblica Sicurezza con funzioni vicarie. Il nuovo numero 2 della polizia di Stato. Una nomina decisa e firmata dal ministro competente, il titolare del dicastero dell’Interno del governo Prodi dimissionario, Giuliano Amato. La nomina è avvenuta, come di prammatica, su indicazione del capo della Polizia in carica, Antonio Manganelli. Ed è avvenuta giocoforza, perché sino a quel giorno l’incarico di vicecapo vicario era stato svolto dal prefetto Luigi De Sena: nel frattempo pensionatosi, per candidarsi capolista in Calabria per il Pd alle prossime elezioni politiche. Il successore così nominato è Nicola Izzo.

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  • MegachipSul sito di Megachip, associazione fondata da Giulietto Chiesa nel 2002 per la difesa della democrazia nella comunicazione, viene pubblicato Canale Zero – Appello per una informazione libera per creare e promuovere “strumenti di comunicazione di massa” con cui arrivare a una nuova voce nel panorama italiano. Ecco di seguito il testo completo dell’appello:

    Cari amici e amiche, compagne e compagni di un’Italia che non si arrende. Lo sfacelo della situazione e della classe politica e una vera e propria emergenza democratica impongono di rompere indugi e timidezze, divisioni e recriminazioni.

    Dobbiamo, in primo luogo, difenderci. E possiamo contr’attaccare.
    Per farlo è ormai indispensabile dotarci di strumenti di comunicazione di massa che realizzino un’informazione democratica e che ingaggino una battaglia per la difesa della democrazia e del Bene Comune.

    Noi riteniamo che milioni di persone, in Italia, aspettino questa proposta e siano pronti a sostenerla.
    Ma farla richiede un impegno finanziario non indifferente. Non vi sono partiti, sindacati, imprenditori disposti a finanziarla. Se vi fossero vorrebbero controllarla. Cioè non servirebbe allo scopo. Quindi dobbiamo fare per conto nostro. Ciascuno di noi, di voi, diventi editore e protagonista.
    (more…)

    Su Information Guerrilla (che in questi giorni sta pubblicando materiale parecchio interessante), viene segnalato il documentario Fascist Legacy – L’eredità del fascismo, girato da Ken Kirby e presentato con queste parole:

    Fascist Legacy è un documentario della BBC mandato in onda, in Inghilterra, nel 1989. Racconta la storia dei crimini commessi dagli italiani all’estero durante il fascismo e nel corso della seconda guerra mondiale. Il nostro paese è tra quelli meno abituati a fare i conti con il suo passato coloniale e bellico, nonostante questo sia segnato da ogni genere di atrocità. Guarda il documentario in italiano su Google Video.

    Qui una recensione uscita nel 2003 sul Guardian, “Italy’s bloody secret”, mentre qui una scheda curata dallo spazio di documentazione Nexus di Milano.

    Infine, sempre in tema di video, ma questa volta si parla di FBI, maccartismo, mafia e spionaggio, ieri Mario La Ferla è stato a presentare il suo Compagna Marilyn (di cui si era parlato poco tempo fa) da Corrado Augias durane Le storie delle 12.45. Per vedere cosa si è detto, qui è disponibile la registrazione.

    [youtube ojaACZr3yD8]

    Via Sorelle d’Italia, Tina Lagostena Bassi:

    Se la donna viene trasformata in un’imputata, si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale. Una donna ha diritto di essere quello che vuole, senza bisogno di difensore, e io non sono difensore della donna, io sono l’accusatore di un certo modo di fare i processi per violenza, ed è una cosa diversa… Tutto si cerca di sporcare.

    Qui qualche precedente considerazione a proposito della legge contro la violenza sulle donne.

    Danger! A True History of a Great City's Wiles and TemptationsSi intitola Danger! A True History of a Great City’s Wiles and Temptations, è stato scritto da William Howe e Abraham Hummel ed è un libro su crimini e criminalità che risale al 1886 e che, pubblicato sul sito del Project Gutenberg, è stato reso disponibile per il download in diversi formati. Segnalato da BoingBoing che riprende un thread sui forum di Rorta, il libro viene presentato in questi termini:

    In 1888 [note that, as aforementioned, an edition of the same tome was actually first published two years prior], Howe and Hummel published In Danger; or Life in New York. A True History of a Great City’s Wiles and Temptations, a purported exposé of the New York City underworld. Giving explicit and detailed information about how pickpockets, shoplifters, thieves, and even murderers conducted business [emphasis added], their “exposé” was essentially a how-to manual for would-be criminals. Their book attempted to drum up business by flaunting their success at thwarting the courts and returning their criminal clients to the streets, claims that many Americans believed.

    Per chi ha una particolare passione per le stampe antiche, da qui si possono scaricare le scansioni della versione originale.

    • Benedetto Vecchi, Trovare una nuova via al politico:

      La lettura retrospettiva dei curatori ha però il pregio di guardare all’esperienza di Rosso attraverso la crisi dell’operaismo, sintetizzata dalla frase di Mario Tronti che invitava a fare i conti con il problema tragico del «politico». E se per l’autore di Operai e capitale il nodo da sciogliere era quello del partito, per i militanti e i redattori di Rosso era di immaginare una forma organizzativa che riflettesse una mutata «composizione della forza-lavoro». E non è un caso che, a un certo punto, i testi che circolavano erano di Gilles Deleuze, Felix Guattari. E di Michel Foucault, la cui lettura tuttavia lasciava l’amaro in bocca, perché appariva come una trascrizione ragionata su ciò che i movimenti radicali già facevano, ma che certo aiutava ben poco a dare risposta al tragico problema del politico.

      Il discorso si riferisce al libro Avete pagato caro. Non avete pagato tutto – La rivista Rosso (1973-1979) curata da Tommaso De Lorenzis, Valerio Guizzardi e Massimiliano Mita e pubblicata da poco da DeriveApprodi.

    • Luca Galassi, La “petroliocrazia”:

      I partiti liberali si uniscono, si sciolgono, poi tornano insieme. È sempre così. Non ho un’opinione precisa su quali effetti avrà, ma sicuramente non molti, e non a breve termine. Finché in questo Paese la struttura economica non cambierà, sarà difficile cambiare la società. E finché la nostra economia sarà basata sul petrolio, finché ci sarà questa “petroliocrazia” credo che anche populismo e autoritarismo continueranno a esserci. Per esempio, perché in Ucraina, Paese molto simile al nostro, con gli stessi problemi di corruzione e di burocrazia, si è sviluppato un movimento democratico? Perché non c’è petrolio. Altrove, se non c’è petrolio si usa il cervello. Qui che di petrolio ce n’è anche troppo, il cervello l’abbiamo dimenticato chissà dove.

    • Bernardo Parrella, Se il click è facile, la democrazia è lontana:

      Le strade della politics restano cioè caratterizzate da enormi capitali e sperperi diffusi, nonostante (o grazie a) Internet. Ecco perché ha sempre più senso la battaglia anti-corruzione avviata da Lawrence Lessig, inclusa la sua recente decisione di non candidarsi al Congresso Usa (pur se, eventualmente, per soli sei mesi), dopo una decina di giorni ricchi di riflessioni e rilanci che avevano entusiasmato parecchi fautori della libertà di cultura. L’opportunità si era presentata all’ideatore delle licenze Creative Commons per il seggio parlamentare lasciato vacante dal democratico californiano Tom Lantos, 80 anni, spentosi l’11 febbraio scorso per cancro all’esofago. Motivi della rinuncia di Lessig: la quasi certa elezione di Jackie Speier, già senatrice statale e assai apprezzata un po’ da tutti per il suo impegno civile, Lessig incluso; e lo scarso periodo di tempo (30 giorni) atto a preparare una decente campagna che spiegasse la questione al pubblico elettorale, ben oltre gli addetti ai lavori o il seguito raccolto da tempo sul web.

    Libri senza paceDalla Madrid del 1939 alla Bagdad del 2003 per l’iniziativa Libri senza pace. Organizzato dalla biblioteca di Cologno Monzese, la stessa che ha dato un contributo determinante alla nascita della campagna Non pago di leggere contro il prestito bibliotecario a pagamento, l’incontro è fissato per il prossimo 7 marzo e si presenta con queste parole:

    Dai giorni della guerra civile spagnola, in cui una generazione bibliotecaria difese palmo a palmo ogni metro di scaffale ancora integro, a quelli del saccheggio della Biblioteca nazionale di Bagdad, passando per il fuoco etnico che mandò in cenere le collezioni di Sarajevo, sembra essersi compiuto un ulteriore passo nella direzione di una violenza che non è più possibile definire semplicemente cieca. Per chi ha a cuore le biblioteche, i beni culturali e la pace, questa iniziativa è l’occasione per pensare a una strategia di protezione che sia anche un’opera di prevenzione.

    Parteciperanno lo scrittore venezuelano Fernando Báez (Storia universale della distruzione dei libri), Blanca Calvo, direttrice della biblioteca spagnola di Guadalajara e curatrice della mostra Biblioteca en guerra, e Marco Capolupo, responsabile del progetto La casa dei libri di Bagdad, promosso da Un ponte per. A coordinare il dibattito sarà Massimo Belotti, direttore di Biblioteche Oggi.

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