Renato Vallanzasca, uno dei rarissimi esempi in Italia di certezza della pena (insieme a Vincenzo Vinciguerra, seppur con modalità estremamente differenti), ha avviato un proprio sito attraverso cui raccontarsi. E della sua decisione dice:

Sono perfettamente conscio che, aldilà del godibile passatempo, sarà un arduo impegno! Arduo almeno per 3 ragioni principali: la prima è che metto già in conto che non saranno poche le persone che mi contatteranno solo per esprimermi i loro non rosei apprezzamenti!… La seconda è che non potendo accedere direttamente alla rete, sarò costretto a spedire tutti gli scritti a chi si è preso il non indifferente impegno di avere cura del sito, facendomi pervenire i vari messaggi di chi si prenderà la briga di mandarmene…. La terza sta nel timore, se non proprio nella certezza che, coloro che sono preposti a vigilare su di me, non vedano di buon occhio questa mia iniziativa: posso capirlo!… ma allo stesso tempo mi rendo conto che, i danni che mi procurerò, non potrebbero essere peggiori di quelli che hanno fatto i pennivendoli riversandomi addosso delle belle camionate di cacca!

Per chi volesse saperne di più, la vita del bandito – a cui è stata di recente negata la grazia – è raccontata nel libro Etica Criminale. Fatti della banda Vallanzasca di Massimo Polidoro (già segnalato qui), suggestiva ricostruzione non solo dell’attività criminale di un gruppo di malavitosi, ma anche di un periodo – un pezzo degli Anni Settanta – che ha attraversato Milano parallelamente a terrorismo e contestazione politica senza incrociarli in modo diretto.