Acme del Pensiero: appello per bimbo kosovaro
Se in rete è capitato più o meno spesso di imbattersi in richieste di aiuto sulla cui trasparenza non c’era granché da fidarsi, le iniziative che in questi mesi ha curato Morgan attraverso per il suo blog Acme del Pensiero sono di tutt’altra specie: verificabili, con finalità chiare, rendicontate. Dunque, per questo, riporto un post che ha segnalato lo stesso Morgan sulla vicenda di un bambino kosovaro di cui si sta occupando all’ospedale pediatrico Bambino Gesù.
Come sono andate crescendo le licenze Creative Commons
Mike Linksvayer parte con un’avvertenza: “stimare l’adozione di una licenza è una scienza tutt’altro che esatta”. Ma ci prova comunque con Creative Commons license adoption statistics e prepara una presentazione per l’iSummit 2007 facendo un bilancio della crescita di forme di rilascio basate sul modello “alcuni diritti riservati”. In proposito dice:
Here are the major points:
- Metrics based on search engine queries are conceptually straightforward but highly volatile and hard to verify, but the overall growth trend looks good.
- We’re also seeing strong growth at leading CC-enabled content repositories and strong growth of innovative CC-enabled repositories.
- Upcoming challenges including measuring reuse.
- Big mistake: not encouraging rigorous outside analysis by people who know something about statistics long ago.
Il risultato è disponibile in formato pdf, su Scribd e su Slideshare.
Dalla rete: governi, guide legali e documentari liberi
- Heise.de, German Wikipedia receives state funding
For the first time, the German edition of the open Internet encyclopedia Wikipedia will be receiving state funding. Germany will be setting aside part of its budget to improve information about renewable resources in Wikipedia.
- Micheal Geist, Podcasting Legal Guide for Canada
Creative Commons Canada, led by Andy-Kaplan Myrth and Kathleen Simmons, have published a legal guide for podcasting in Canada.
- Creative Commons weblog, Ground Report TV Launches
GroundReport.TV, a streaming citizen journalism news channel online, needs your help! They are looking for CC-licensed documentaries and video news content to broadcast on the channel as well as people interested in reporting live from around the world.
27 Giugno 1980: al largo di Ustica
Luciano Montefusco a proposito di Ustica, del ventisettesimo anniversario dell’abbattimento dell’aereo e dell’inaugurazione del Museo per la Memoria che ospita ciò che è rimasto del velivolo:
Il 27 giugno 1980, alle ore 21 esatte, i radar di Fiumicino cessavano bruscamente di registrare le battute del volo 870I-TIGI della Itavia, un Dc-9 in volo tra Bologna e Palermo con a bordo 81 persone. L’aereo sembrava scomparso, ma dopo alcune ore spese in frenetiche quanto disordinate ricerche, si raggiungeva la certezza che era caduto in mare a nord di Ustica. Non c’erano superstiti. Quel momento segnava l’inizio di uno di quei misteri italiani - come l’attentato in piazza Fontana o la strage di Bologna - che sono sempre rimasti colpevolmente irrisolti.
Nella notte tra il 24 e il 25 Giugno 2006 i resti dell’aereo sono stati trasportati a Bologna dopo esser stati custoditi per circa diciannove anni (il relitto venne recuperato dal fondo del mare nel 1987) in un hangar della base dell’Aeronautica Militare a Pratica di Mare, nei pressi di Roma. Nel capoluogo emiliano verrà allestito un museo a memoria della strage.
Cinzia Andres, Luigi Andres, Francesco Baiamonte, Paola Bonati, Alberto Bonfietti, Alberto Bosco, Maria Vincenza Calderone, Giuseppe Cammarota, Arnaldo Campanini, Antonio Candia, Antonella Cappellini, Giovanni Cerami, Maria Grazia Croce, Francesca D’Alfonso, Salvatore D’Alfonso, Sebastiano D’Alfonso, Michele Davì, Giuseppe Calogero De Ciccio, Rosa De Dominicis, Elvira De Lisi, Francesco Di Natale, Antonella Diodato, Giuseppe Diodato, Vincenzo Diodato, Giacomo Filippi, Enzo Fontana, Vito Fontana, Carmela Fullone, Rosario Fullone, Vito Gallo, Domenico Gatti, Guelfo Gherardi, Antonino Greco, Berta Gruber, Andrea Guarano, Vincenzo Guardi, Giacomo Guerino, Graziella Guerra, Rita Guzzo, Giuseppe Lachina, Gaetano La Rocca, Paolo Licata, Maria Rosaria Liotta, Francesca Lupo, Giovanna Lupo, Giuseppe Manitta, Claudio Marchese, Daniela Marfisi, Tiziana Marfisi, Erica Mazzel, Rita Mazzel, Maria Assunta Mignani, Annino Molteni, Paolo Morici, Guglielmo Norritto, Lorenzo Ongari, Paola Papi, Alessandra Parisi, Carlo Parrinello, Francesca Parrinello, Anna Paola Pellicciani, Antonella Pinocchio, Giovanni Pinocchio, Gaetano Prestileo, Andrea Reina, Giulia Reina, Costanzo Ronchini, Marianna Siracusa, Maria Elena Speciale, Giuliana Superchi, Antonio Torres, Giulia Maria Concetta Tripliciano, Pierpaolo Ugolini, Daniela Valentini, Giuseppe Valenza, Massimo Venturi, Marco Volanti, Maria Volpe, Alessandro Zanetti, Emanuele Zanetti, Nicola Zanetti.
Creative Commons in noir: concorso letterario di Stampa Alternativa
Stampa Alternativa bandisce il concorso letterario Creative Commons in Noir aperto ad autori italiani e stranieri per racconti noir in lingua italiana rilasciati con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate. Al concorso sono ammessi testi inediti per scrittori al loro esordio letterario e già affermati. Per l’invio delle opere valgono le seguenti regole: ogni partecipante può concorrere con un unico testo della lunghezza massima di 10 mila caratteri (spazi inclusi) e in calce a ogni racconto va riportata la seguente dicitura: “Questo racconto è rilasciato con licenza Creative Commons-Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia”.
Termine ultimo per la presentazione dei racconti è il 31 ottobre 2007 e la partecipazione è gratuita. I dieci racconti selezionati verranno poi raccolti in un Millelire speciale che potrà anche essere scaricato dalla rete. Infine il regolamento completo del concorso è disponibile qui.
L’intenzione di Vibrisse Bollettino
Vibrisse Bollettino riprende le pubblicazioni e a raccontare la ripartenza è il suo ideatore, Giulio Mozzi, che presenta un’intenzione quanto mai velleitaria:
La cosa che vorrei fare con vibrisse nei prossimi mesi, diciamo nel corso del prossimo anno, è: tentare una descrizione del campo letterario italiano contemporaneo. Si tratta di un’intenzione quanto mai velleitaria.
Per “campo letterario italiano contemporaneo” intendo: l’insieme delle relazioni che sono in atto tra i soggetti che hanno che fare con la letteratura, in Italia, oggi: lettori, scrittori, editori, funzionari editoriali, agenti letterari, critici, giornalisti, tipografi, autori di programmi televisivi, librai, grossisti, promotori, insegnanti di ogni ordine e grado, vetrinisti, dirigenti di catene di librerie, eccetera. Scrivo “eccetera” perché mi sembra il caso di essere, almeno all’inizio, inclusivi piuttosto che esclusivi.
Conversazioni sulla creatività
Scopo di Conversations about Creativity - Working artists share what works è quello di dialogare con un ampio parterre di personaggio per indagare il loro approccio al lavoro e le modalità con cui coltivano professione e passione. Scrive in proposito l’autore, Cecil Vortex:
I’d always thought art was about sitting around, waiting for inspiration to strike. As a result, I did a lot of waiting and not that much creating. But it turns out, art and inspiration don’t have to (entirely) work that way. You don’t have to just wait. There are actual techniques you can use — habits that help drive inspiration, ways to tackle a blank page and to catch ideas as they spark through the day. Why didn’t anyone tell me that before? Like, when I was 140?
Anyways, hoping not to lose any more time, I began to gather up a personalized set of these techniques — what seemed to work for me. And then I started to wonder, what techniques have other artists come up with?
The result of that question is this here brand-new cv.com feature: “Conversations about Creativity.” Over the next several weeks, you’ll be hearing from dancers, poets, computer graphic effects artists, illustrators, stand up comics, musicians, and a host of other creative professionals about how their creative process works, how they deal with dry periods, and what they do to stay productive, keep their work fresh, and generally tap their personal woosh.
Where are the Joneses: commedia a più mani sotto Creative Commons

Autori multipli e racconti di guerra
Ancora sui testi multiautore. Leggendo di Modus Scrivendi, a cui hanno partecipato i collettivi di scrittura Ippolita (Luci e ombre di Google, Open non è free), Laser (Il sapere liberato) e KaiZen (La strategia dell’Ariete), compare il link a Scrittura Industriale Collettiva che si autodefinisce un “metodo di scrittura a più mani” con tre obiettivi: promuovere la scrittura collettiva a prassi letteraria, scrivere un romanzo aperto e creare una comunità di lettori e autori «attenti all’innovazione e sensibili al tema della condivisione del sapere».
Se il romanzo aperto è in fase di partenza, lo scorso marzo ha iniziato a prendere vita il romanzo SIC #1 (sei autori più due direttori artistici) e la sezione racconti annovera al momento Il Principe (otto mani), Un viaggio d’affari (quattordici mani) e Racconto SIC #3 (ancora quattordici mani). Forum e blog completano l’insieme degli strumenti mentre tra i link si finisce su una tesi di laurea: l’autore è Beniamino Sidoti e il titolo è Scrivere insieme. Semiotica delle scritture collettive.
In ultimo, mentre Ippolita ha creato Riso, una piattaforma wiki per scrivere in modo collaborativo con una licenza BSD, e parteciperanno lunedì prossimo a Le forme del sapere nella rete, volevo citare un post pubblicato su False Percezioni, anche se non legato all’argomento in oggetto: l’intervista a Jasmina Tešanović, attivista tra l’altro di Donne in nero e autrice di Diary of a Political Idiot - Normal Life in Belgrade, racconto al femminile di una città sotto le bombe. In proposito, dice nell’intervista:
Although I am a professional, I would never identify with media in Serbia, or even more the writers, whose egos were too big for them to hit the streets and talk to the people. I am still on those streets and in the courts for war crimes, taking notes of the stories that are our history.
Dalla rete: diverse forme di tabù
- Bifo su Information Guerrilla, La Madonna piange sperma
Ricordate la sollevazione islamista contro le vignette danesi? Un disegnatore impertinente aveva pubblicato dei fumetti in cui Maometto appariva in pose sconvenienti e folle di fanatici si erano riversati nelle strade dei paesi islamici minacciando sfracelli. L’opinione pubblica occidentale era insorta in difesa dei sacri valori della libertà di espressione. Era parso ovvio che la libertà di espressione non può accettare come propri limiti i tabu pruriginosi di qualche maggioranza religiosa. Ma le cose si evolvono.
- OneMoreBlog, Una legge sbagliata, prepotente e velleitaria
Mettere d’accordo Feltri, Sansonetti e Travaglio era un’impresa apparentemente impossibile. C’è riuscita la nostra classe politica.
- Leonardo, “Da poveri eravate più allegri”. Not so gay anymore
È un luogo comune, anzi un sistema di luoghi comuni. I gay e gli anni Ottanta – gli spensierati anni Ottanta – la spensieratezza dei gay. Mi rendo conto che tutto questo è illusorio, che molti omosessuali nello stesso periodo non ballavano Baltimora né indossavano Versace, ma stavano nascosti e soffrivano molto. Ma da qualche parte nel mio cervello si è annodato questo concetto: Gay=Felice. Tom Robinson ai concerti cantava Sing, if you’re glad to be gay. Sing if you’re happy that way. Sembrava allegro e sardonico. A rileggerla, la canzone è una sequela di violenze, censure, repressioni poliziesche. Ma Tom sembrava ancora allegro di ballare sulle rovine.
Lessig: una lettura degli ultimi anni e di quelli futuri
Dal blog di Lawrence Lessig, Required Reading: the next 10 years:
The bottom line: I have decided to shift my academic work, and soon, my activism, away from the issues that have consumed me for the last 10 years, towards a new set of issues.
[…]
First, and most importantly, I am not leaving Creative Commons, or the iCommons Project. I will remain on both boards, and continue to serve as CEO of Creative Commons. I will speak and promote both organizations whenever ever I can — at least until the financial future of both organizations is secure. I will also continue to head the Stanford Center for Internet and Society.
[…]
Finally, I am not (as one friend wrote) “leaving the movement.” “The movement” has my loyalty as much today as ever. But I have come to believe that until a more fundamental problem is fixed, “the movement” can’t succeed either. Compare: Imagine someone devoted to free culture coming to believe that until free software supports free culture, free culture can’t succeed. So he devotes himself to building software. I am someone who believes that a free society — free of the “corruption” that defines our current society — is necessary for free culture, and much more. For that reason, I turn my energy elsewhere for now.
Desaparecidos: le ragioni dell’ergastolo ai militari argentini
Sono state depositate nei giorni scorsi, tre mesi dopo la lettura della sentenza avvenuta il 14 marzo 2007, le motivazioni a conclusione del processo contro Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raúl Vildoza, Antonio Vañek e Héctor Antonio Febres, gli uomini accusati del sequestro e dell’omicidio di tre cittadini italiani durante la dittatura argentina. Disponibili integralmente in formato pdf sul sito 24 Marzo, realizzato da Jorge Ithurburu, le cento e rotte pagine spiegano perché gli imputati sono stati condannati all’ergastolo dalla Seconda Corte d’Assise di Roma:
avere, agendo di concerto ed in concorso tra loro e con il Massera [si tratta di Emilio Eduardo Massera, comandante della Marina militare argentina, peraltro iscritto alla loggia P2 con tessera numero 478, N.d.r.] e con altre persone non identificate, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nell’ambito del “Processo di Riorganizzazione Nazionale” instaurato dalla dittatura militare in Argentina con il “golpe” del 24 marzo 1976, nelle loro qualità di ufficiali della Marina […], cagionato la morte, dopo averne disposto od operato il sequestro, e dopo averli sottoposti a tortuna, di Angela Maria Aieta (sequestrata il 5/8/1976) e di Giovanni e Susanna Pegoraro (entrambi sequestrati il 18/6/1977).
Il legnoso linguaggio giudiziario racconta così della fine nel nulla che fecere i tre cittadini italiani, prelevati da casa e finiti in mare insieme ad almeno altre tre decine di migliaia di persone, a cui vanno aggiunti gli oltre duemila omicidi politici. I condannati si sono viste riconosciute le aggravanti della premeditazione e di crimini contro l’umanità.
Qui l’audio della lettura della sentenza.
Aggiornamento dell’11 gennaio 2008 da Peacereporter:
Jorge Fernadez Nestor Troccoli, un ex agente dei servizi segreti uruguaiani chiederà la testimonianza dell’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger. Lo ha riferito l’avvocato difensore di Troccoli. L’ex agente era stato arrestato il mese scorso in provincia di Salerno nell’ambito di un’indagine sui desaparecidos italiani durante gli anni del piano Condor, un programma di uccisioni mirate architettato dai regimi dittatoriali in America Latina. L’uomo è accusato della sparizione di alcuni italiani tra il 1976 e il 1977 e le indagini rivelano la possibilità che Kissinger fosse a conoscenza del cosiddetto “Piano Condor”. Intanto la corte d’ appello di Salerno ha presentato la richiesta di estradizione di Troccoli, presentata dall’Uruguay, al ministro della Giustizia Mastella, richiesta avversata dalla difesa dell’ex agente dei servizi segreti uruguaiani.
Watergate: una vita all’ombra di una leggenda
Tutto iniziò con quello che fu ritenuto un tentativo di furto al Watergate Hotel e ne venne fuori uno scandalo politico, una leggenda per il giornalismo e due icone per i cronisti, Bob Woodward e Carl Bernstein. A quasi trentacinque anni di distanza, qualche mese fa la docente di giornalismo all’American University, Alicia C. Shepard, pubblica il libro Woodward and Bernstein: Life in the Shadow of Watergate, frutto di una ricerca durata un triennio e improntata a una rilettura dei fatti non sempre tenera verso la stampa dell’epoca e successiva:
Using a plethora of interviews with all the leading characters, as well as newly-unearthed archives, Shepard picks up where Woodward and Bernstein’s All the President’s Men leaves off, filling in the parts of the story that have been obscured by that title’s massive popularity-”many have misread their fascinating story as being the only story”-and providing welcome context through vivid cultural snapshots.
Già su una linea analoga si mosse Mark Feldstein del Journalism Oral History Project, che presentò tre anni fa una rivistazione del caso e, tra l’altro, scrisse:
So what really happened? In the end, perhaps truth lies somewhere between the self-congratulatory boosterism of journalists and the kiss-off of the academics.
Sul sito dedicato al libro di Alicia Shepard è disponibile in formato pdf il primo capitolo.
Una cittadina fantasma in cerca di nuovi abitanti
Vendesi nell’Idaho una cittadina fantasma in mezzo al nulla. Annessa alla città, Rocky Bar, ci sono tra l’altro un paio di hotel, una miniera ormai esaurita ma da cui venne estratto nel Diciannovesimo Secolo il corrispondente di sei milioni di dollari in oro e poco meno di una decina di acri di terreno. La notizia, aspetti economici a parte, è suggestiva, almeno per gli amanti del genere, per il carico di storia della zona:
“I’d like to see it become a historic site,” artist Kerry Moosman said. Moosman, who lives part of the year in nearby Atlanta, owns the Masonic Hall, a house and a onetime saloon in Rocky Bar. “There’s enough left with the jail, saloon, hotel, Masonic Hall and the cemeteries that it would make a nice interpretive site where people could learn about the history of Rocky Bar,” he said.
It’s history worth learning. Tranquil Rocky Bar once had stores, bars, fraternal lodges, two hotels, a photography studio, mines, mills, a Chinese district, a tailor, a shoemaker and a newspaper. It was one of the region’s larger cities — population estimates vary from 500 to 1,500 — and was briefly the county seat of now-defunct Alturas County, which became all or parts of more than a dozen Idaho counties.
Rocky Bar had its own wagon road from the Oregon Trail. The steep road over the pass from Rocky Bar to Atlanta claimed the lives of seven mail carriers and was considered the most dangerous in the U.S. Historical icon Peg Leg Annie McInyre lost her legs in a blizzard there. Idaho’s territorial secretary and acting governor, Clinton DeWitt Smith — who helped make Boise the capital by stealing the territorial seal and archives from Lewiston — was said to have keeled over and died during a chess game at Rocky Bar. He’s buried in one of its two cemeteries.
Though the people and most of the buildings that once made Rocky Bar a vibrant community are gone, Moosman said, “Its history still makes it significant.”
Jones agreed.
Guardàti a vista in un caos inestricabile
Disinformation Company è una casa editrice statunitense che si occupa di politica, attualità, censura e informazione occultata e che trova il proprio corrispettivo italiano in Nuovi Mondi Media tanto che alcuni dei volumi pubblicati oltremare sono andati a nutrire una parte del catalogo dell’editore bolognese. E ora - racconta BoingBoing.net - sono usciti due libri che si preannunciano interessanti: il primo è Who’s Watching You?: The Chilling Truth About The State, Surveillance, and Personal Freedom mentre il secondo si intitola Who Really Runs the World? The War Between Globalization and Democracy.
Per quanto riguarda Who’s Watching You?: The Chilling Truth About The State, Surveillance, and Personal Freedom di Mick Farren e John Gibb, l’argomento centrale verte intorno al “pericolo terrorismo” utilizzato per favorire la lenta e costante erosione delle libertà dei cittadini, a cominciare dalla profilerazione di telecamere più o meno nascoste che seguono da terra e dai satelliti i movimenti quotidiani delle persone.
Si dice che sia il “governo” ad averle volute a scopo di protezione, ma la domanda a cui cerca di rispondere è il libro è la seguente:
Exactly who are “they” and why do they want to know so much about us?
Who Really Runs the World? The War Between Globalization and Democracy di Thom Burnett e Alex Games parte dall’indomabile caos politico e militare in relazione al quale non si riescono mai a chiarire esattamente origine e obiettivi di conflitti e tensioni. Così, passando dalla storia all’attualità, fa un bilancio delle manovre cospirative occulte e palesi:
it examines actual people, businesses, social networks, corporate alliances and the dark forces of conspiracy and secret history that hold them together. Writing soberly and with authority, the authors address myriad conspiracy theories with open minds. The conclusions they reach may shock and scandalize some people–especially those who fervently believe in democracy–but will fascinate everyone.
C’è chi sostiene che di libri del genere occorre diffidare, funzionali - affermano i loro detrattori - a scopi assimilabili a quelli su cui vogliono far luce. Sta di fatto che la serietà dei volumi finora pubblicati dalla Disinformation Company (e per trasposta traduzione da Nuovi Mondi Media) depongono a favore della loro affidabilità. Basti ricordare titoli come “Tutto quello che sai è falso” 1 e 2, le varie edizioni sulla censura o 50 cose che forse non sai.












