Centoundici colpi: la storia di Bagnara di Romagna

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Immagine di Pensiero rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0Tempo addietro, mentre mi stavo occupando di una storia che sfiorava in qualche punto quella della Uno Bianca, mi sono per caso imbattuta in una vicenda che risale al novembre del 1988 e di cui stranamente si è persa quasi completamente memoria. Si tratta della strage dei carabinieri di Bagnara di Romagna, comune al di là del fiume Santerno di 1.800 persone in provincia di Ravenna. Guidato in quegli anni da una giunta composta da PCI e PSI, è nella cittadina vicina a questo piccolo centro di provincia – Forlì – che il 16 aprile 1988 viene assassinato dalla Brigate Rossa Roberto Ruffilli, consigliere per i problemi istituzionali dell’allora presidente del consiglio Ciriaco De Mita.

Ed è per questo che la strage dei carabinieri fa pensare in un primo momento al terrorismo. Tuttavia questa pista viene scartata quasi subito a favore di quella malavitosa, altrettanto velocemente abbandonata. Ma che accadde a Bagnara di Romagna il 16 novembre 1988? Alle 12.20 di quel giorno, alla stazione dei carabinieri di Lugo di Romagna giunge la telefonata di un civile: nella caserma di Bagnara qualcuno sta sparando. Dieci minuti dopo i militari del vicino comune sono sul posto e alle 12.40 giunge l’ambulanza mentre in zona si portano elicotteri, pattuglie e ufficiali che arrivano da Faenza, Ravenna e Bologna.

Per entrare le forze dell’ordine utilizzano la porta laterale: quella principale è chiusa dall’interno e quella di lato invece è stata aperta dalla moglie del comandante della stazione quando, alle 12.15, si era precipitata fuori dall’edificio di via Garibaldi qualche secondo dopo l’inizio della sparatoria. Una furia, quella che si stava scatenando all’interno. Tanto che dall’ufficio del comandante fuoriescono nove colpi sparati ad altezza d’uomo da una mitraglietta M12 in dotazione ai carabinieri. Uno dei proiettili raggiunge il finestrino posteriore di un’auto di passaggio, una Fiat 126 che appartiene al postino del paese, Martino Zardi, che blocca la vettura, scende, va verso l’ingresso della caserma e invoca aiuto.

Una volta dentro, carabinieri e soccorritori scoprono un mattatoio: i cadaveri sono cinque, quattro dei quali crivellati di proiettili. Solo uno, il quinto, presenta a una prima ricognizione un’unica ferita alla tempia destra, provocata da un colpo esploso a distanza ravvicinata e proveniente da una pistola, probabilmente una Beretta d’ordinanza. Le vittime sono i militari in servizio nella stazione romagnola. Si tratta del brigadiere Luigi Chianese, il comandante, 30 anni, nato a Minturno (Latina) e sposato con due figlie. Era arrivato a Bagnara di Romagna nell’agosto 1987. Poi c’è Angelo Quaglia, 27 anni, carabiniere scelto, nato a Controguerra (Teramo), celibe, che è in servizio qui da sei anni ed è rientrato da due giorni da una licenza. Paolo Camesasca di anni ne ha 21 anni, è nato a Giussano (Milano), e presta servizio in Romagna dal maggio 1988. Altra vittima è Daniele Fabbri, 20 anni, carabiniere ausiliario, nato a Cesena, trasferito a Bagnara nell’agosto 1987 dopo il corso. Infine viene rinvenuto il corpo dell’unico militare che ha una sola ferita: è Antonio Mantella, 31 anni, penultimo di cinque figli, se ne va nel 1981 da Vibo Valentia per raggiungere la Romagna, dove vive già il fratello, Nicola, carabiniere che comanda la stazione di Sant’Agata sul Santerno (Ravenna). Qui si arruola, si sposa e ha due figlie, rispettivamente di due anni e di pochi mesi. Al tempo dei fatti è un carabiniere scelto e sta alla stazione di Bagnara da tre anni.

Alla strage scampa solo il carabiniere scelto Alessandro Trombin, 25 anni, tre di servizio a Bagnara. Quel giorno era in licenza e si trovava nel paese natale, Gavello (Rovigo). Appena dopo l’identificazione delle vittime, viene contattato e richiamato a Bagnara dal comandante della stazione di Cerignano.

Subito si cerca di capire che è accaduto. Mentre a Roma il ministro dell’interno Antonio Gava si ritrova immediate sollecitazioni da parte dei comunisti Pecchioli e Imposimato e dal capogruppo del MSI Filetti, in loco, tralasciate le ipotesi legate al brigatismo e alla criminalità organizzata, si inizia a parlare di «raptus», di «dramma della follia»: Antonio Mantella, il militare con l’unico colpo alla testa, sarebbe «impazzito» e avrebbe massacrato i colleghi togliendosi poi la vita. E allora l’obiettivo successivo è la ricostruzione di ciò che è accaduto quella mattina.

Intorno alle 8 del 16 novembre 1988, Mantella e Daniele Fabbri prendono servizio davanti alla banca del paese, il Credito Romagnolo di piazza della Repubblica, e devono restare lì fino alle 13. Li vede l’allora sindaco, Ludovico Muccinelli, che non sembra notare niente di strano. Di fatto, da ciò che viene accertato, alle 12 ricevono una chiamata dal comandante, Chianese, perché rientrino. Il motivo dell’ordine invece non si conosce. Sulla via del ritorno, Mantella e Fabbri si fermano per la spesa, chiacchierano con la fornaia e con il vigile urbano: parlano di calcio e Mantella commenta le gesta della Juventus e scherza invece sulle disavventure di Bologna e Cesena. Intanto due operai dell’Amiu, l’azienda rifiuti di Imola, si rivolgono ai due militari per denunciare un piccolo furto: è stato forzato il loro furgone e rubate un paio di tute da lavoro. Ma viene detto loro di rivolgersi alla stazione di Mordano. «Noi abbiamo da fare, ci ha chiamati il comandante», avrebbero ribattuto alla coppia di operai. Quella mattina, mentre Mantella e Fabbri sono davanti alla banca, in caserma passa anche un dipendente comunale per portare una richiesta di permesso per una gara ciclistica e parla con Chianese, Quaglia e Camesasca. Sembra tutto a posto.

Ma manca poco a mezzogiorno e mezzo quando scoppia il finimondo. E c’è chi ha iniziato a dire che forse non tutto era a posto, in quella caserma, che Mantella era «roso da una sofferenza interiore», come si legge sui giornali dell’epoca. Mentre si comincia timidamente a insinuare che il carabiniere scelto fosse esageratamente geloso della moglie o avesse avuto attriti con Chianese o ancora che fosse tormentato da telefonate anonime, il parroco di Bagnara di Romagna, don Francesco Borrello, avrebbe detto a Repubblica che «qualcosa so, ma tacerò». Nei giorni successivi smentirà di aver fatto un’affermazione del genere e di essere a conoscenza di qualsiasi elemento che possa far luce sulla vicenda. Intanto quella mattina tre ragazzi sono in piazza Marconi in bicicletta e un quattordicenne dice di aver sentito parlare dell’«opera di una persona portata in caserma per un controllo». Ma non ci si capisce nulla: i familiari di Mantella smentiscono storie legate a depressione, aggressività o gelosia. Un ufficiale anonimo, parlando con un giornalista, accenna a una «causa improvvisa e gravissima». E sono in tanti in paese a giurare che tra quei carabinieri c’era armonia. Tanto che la sera prima della strage sarebbero usciti tutti insieme a cena e, a detta di chi li aveva incontrati, il clima era gioviale e disteso.

L’autopsia, secondo la versione ufficiale fornita, viene eseguita il giorno dopo da un medico legale di Ferrara e da uno di Ravenna. Si accerta che sono stati esplosi 96 colpi di mitra e 15 di pistola, 111 in tutto. Dalle prime indagini, emerge che Mantella avrebbe usato tre mitragliette M12 scaricando i caricatori contro Chianese, Fabbri e Camesasca. Prima una sventagliata verso l’alto e poi un’altra verso il basso. Poi si scaglia contro Quaglia. Prende quindi la sua pistola e spara quindici colpi al colleghi. Infine metterebbe i mitra e la pistola sulla scrivania del comandante e afferrerebbe la pistola di Camesasca per spararsi dato che la sua si è scaricata.

Questa in sostanza la vicenda di Bagnara di Romagna, così come ricostruita da chi indagò all’epoca. Prossimamente tornerò a parlarne perché, di fatto, la storia non si conclude con i funerali, celebrati due giorni dopo il massacro. Ci sono altre vicende che si intrecciano con essa. Vicende che tratteggiano un periodo travagliato, ben lontano dall’immagine di tranquillità che la provincia romagnola infonde in chi la visita. Da sottolineare fin da subito che del destino di quei cinque carabinieri si parlò pochissimo: nel giro di qualche giorno, i riferimenti alla storia si fanno flebili, le indagini si cristalizzano sull’omicidio-suicidio, i giornali passano ad altre vicende. I familiari delle vittime, tra cui il fratello di Luigi Chianese, Giuseppe, denunciano il fatto che gli inquirenti «si sono chiusi a riccio e non dicono più nulla». Mentre Nicola Mantella, fratello di Antonio, continua a porsi domande e a rifiutare la versione ufficiale.

346 thoughts on “Centoundici colpi: la storia di Bagnara di Romagna

  1. 164° A.C.A.

    Antonella ha scritto: “@164 A.C.A.: ma in download? Perché da web li puoi sentire, ma non si possono scaricare.”

    Ho provato piu’ volte ad ascoltare i files audio dal sito di Radio Radicale, ma non sono piu’ on-line.

  2. marmosso

    Ciao Andrea65, io credo che la tua disamina dei fatti sia in linea con il pensiero di molti, infatti in quel periodo molti avvenimenti hanno visto coinvolti appartenenti alle forze dell’ordine. Ciò che mi chiedo spesso e a cui non riesco a darmi una risposta più o meno plausibile è il perchè la banda della uno bianca non ha mai scavalcato la A14 verso il mare, c’erano forse dei confini da rispettare? Non lo so però è molto strano. Altra domanda che mi faccio di sovente è questa: Il Mantella era tranquillo in servizio e non è stato Lui a rientrare in caserma ma su richiesta del Comandante, qual’è il motivo del richiamo? Se fosse qualcosa inerente il rapporto coniugale che potesse fare presagire una reazione scatenante come hanno potuto i colleghi essere presi impreparati? Quel giorno c’è stato un furto, è stato scassinato un furgone e, altra cosa strana, è che sono state “asportate” solo due tute da lavoro… mah! Difficile fare due + due proprio perchè non sempre fa quattro, con questo voglio dire come hanno fatto i servizi a trovarsi proprio in quel momento in quel posto? A proposito Andrea65, una domanda: perchè chiedi se i colpi erano indirizzati nelle parti intime dei carabinieri? Pensi forse che se così fosse, si potrebbe provare la teoria della gelosia (tesi ufficiale)? Io penso che i link che Antonella ha messo a disposizione ovvero quelli che raccontano della caserma di Alcamo Marittima non siano fuori luogo almeno per quanto riguarda ogni più remota e pazza teoria. Si, più facile credere a quanto asserito da 164° corso Allievi Carabinieri Ausiliari, almeno così credo sia il significato, infatti, con una ricostruzione , seppur fantastica, si potrebbe dire che due tute + due carnefici fanno cinque vittime, tutto sembra “riportare”…

  3. 164° A.C.A.

    La considerazione di marmosso, la evidenziai diversi “post” fa. Ovvero: come mai la banda della Uno
    Bianca partiva da Bologna per andare fino in riviera ( ed anche nelle Marche), e saltavano a pie’ pari la provincia ravennate? Solo perche’ Alberto e Fabio risiedevano nel riminese? L’unico motivo era la conoscenza del territorio?

    Per quanto riguarda i files audio dei processi, ci rinuncio, non li sento, non mi si apre nessun link cliccando su “TUTTI I PROCESSI”.

  4. marmosso

    A proposito, quando le indagini non raggiungono il loro scopo, è sicuramente colpa di qualcuno… – Auguro a tutti, nessuno escluso, un Buon 2010!!!

  5. werbond

    Letto tutto il blog, anche il libro di Antonella sulla “Uno bianca”. E mi convinco sempre di più che in questo nostro disperato Paese, ahimè, fai dietrologia e rischi di prenderci quasi sempre. Basta seguire quel filo rosso che parte da Yalta, su su per Portella della Ginestra, Piazza Fontana, Brigate Rosse, Stazione di Bologna e si arriva dritti dritti fino ai giorni nostri.
    Per quel che mi riguarda, gli occhi li aprii il giorno il cui le “cosiddette” Brigate Rosse eliminarono dalla politica italiana quel fastidioso imprevisto di nome Aldo Moro.
    Per ciò che riguarda l’affaire Uno bianca e dintorni leggete qui, ne vale la pena:
    http://maurozani.wordpress.com/2010/01/14/la-banda-armata/#respond

  6. 164° A.C.A.

    Non dice niente di nuovo, a mio parere.
    Ricordo che a Parisi venne rubata persino la pistola dall’auto di servizio ( non ricordo se all’epoca era gia’ capo della Polizia, oppure se era sempre al S.I.S.De.). Un avvertimento bello e buono direi.
    Solitamente chi raggiunge i vertici di certi enti, organismi, ecc, ottiene quella carica perche’ ricattabile e quindi controllabile.
    Certo, si sarebbe dovuto indagare di piu’ sul Macauda (appartenente a S/B?). E’ strano che un CC agisca cosi’ nell’ombra per eterodirigere la banda di agenti di PS.

  7. werbond

    Ciao 164. Hai ragione, non dice nulla di nuovo. La cosa interessante sta nel fatto che ad esprimere dubbi sia un politico ( o ex politico) come Mauro Zani.
    Zani è persona molto pragmatica e prudente, che ha avuto incarichi non di secondo piano, sia a livello locale che nazionale ( proprio in quel periodo), senza dimenticare che è stato deputato europeo. Caratterialmente l’uomo è di poche, misurate e ben ponderate parole (vecchia scuola del PCI). Colpisce quindi questa sua esposizione di dubbi sulla reale natura della “Uno bianca”, a tal punto che ieri Repubblica ne ha fatto un articolo.

  8. 164° A.C.A.

    Piu’ che i sette anni di impunita’ di cui ha goduto la banda, a me destano “curiosità” le coperture messe in atto dal Macauda, le modalita’ operative della strage del Pilastro, l’uccisione di alcuni innocenti che si erano trovati sulla strada degli assassini ( chi erano veramente alcuni degli uccisi? ).
    Su certi avvenimenti accaduti nel nostro Paese nel dopoguerra e’ stata posata una pietra tombale. Difficile, quasi impossibile, che se ne riscrivi la storia.
    Comunque ben vengano certi articoli, se utili a riportare alle cronache fatti come quello ancora nebuloso della Uno Bianca.

  9. marmosso

    Scusate, ho letto attentamente quanto proposto da bond, Werbond e sono daccordo con 164°A.C.A., credo non ci sia nulla di nuovo tranne il fatto, che se il cotanto rispettabile politico ha queste idee, che tra l’altro sono condivise da molte altre persone, non si riesce a capire perchè non si fa nulla per venire a capo di una parte della storia deprecabile di questo paese, lasciando tantissime persone sprofondare nei dubbi e in un’isolamento pernicioso che corrode l’anima. Allora c’è da dire che tutti siamo capaci di fare teorie complottistiche ma chi sa utilizzare la propria autorevolezza convincitoria, non può proporre le più fantasiose delle teorie senza fare nulla di concreto per raggiungere, o quantomeno provarci, la cruda verità. Detto questo, vorrei solo per un attimo, dirigere il discorso agli anni ovvero al periodo storico, 1987-1994. Questo periodo è incancellabile per molte persone, quindi a mio avviso è bene soffermarsi su alcuni punti:
    1) Chi dirigeva i Servizi romagnoli in quel periodo?
    2) Perchè i servizi si trovavano a Bagnara proprio in quel giorno e a quell’ora?
    3) Chi è “Don” Michele, il catanese a cui fu rubata la uno bianca, il quale ha prodotto un alibi di ferro?
    4) Perchè la banda della uno bianca non “scavalcava” la A14?
    5) Perchè, una volta capito che il depistaggio era opera di Macauda, non si è cercato di capire, con “manovre” investigative, il perchè lo faceva?
    6) Come mai eva mikula, ne è uscita pulita, era un’infiltrata tra gli infiltrati?
    Chi fa indagini ogni giorno sa che senza rispondere ai perchè non si va da nessuna parte, quindi, a parte le teorie più bislacche da parte di tutti noi, vorrei chiedere a una persona importante e pragmatica e prudente, che ha avuto incarichi non di secondo piano, magari che ha avuto anche esperienze politiche europee, se è possibile, politicamente parlando, di riaprire il caso Bagnara e, perchè no, quello della uno bianca….

  10. 164° A.C.A.

    ciao marmosso, per quanto mi riguardo ritengo inconcepibile che un sottufficiale dell’Arma tradisca, facendoli addirittura uccidere, i suoi colleghi ( Erriu e Stasi), perdipiu’ coprendo degli agenti di PS. Il Macauda a mio parere faceva parte di qualche “struttura” che andava oltre i vari corpi di polizia dello Stato. Non e’ un mistero che lui abbia svolto dei corsi presso la base NATO AFSOUTH di Napoli. Come ho scritto sopra, ritengo poco credibile che tutti gli assassinii siano stati commessi da questa banda di “appassionati” di armi, ma che – all’atto pratico – non avevano addestramenti militari specifici. E’ vero che neanche i CC di pattuglia sul territorio sono dei “Rambo”, pero’ e’ come se i Savi fossero stati aiutati da qualcuno nelle loro azioni. Ricordate il formidabile “sparatore/i ?)” di via Fani nel sequestro Moro? Quello che da solo praticamente anniento’ la scorta di Moro? E ricorderete che in quella circostanza i brigatisti si vestirono con delle divise dell’aeronautica per meglio riconoscersi tra loro ( segno che qualcuno non era a tutti conosciuto? E perche’? ). Io non so chi era il capocentro dell’Emilia Romagna in quegli anni. Mancini? Non vi pare strano, molto strano, che un “semplice” maresciallo come lui sia poi diventato addirittura il n°2 ( praticamente il vero comandante … ) del controspionaggio italiano? Solo “merito” della possibilita’ di avere tutte le intercettazioni telefoniche, possibili e immaginarie, che gli passava il suo ex collega Tavaroli? Conosceva i segreti delle carte di Moro ( Mancini faceva parte della squadra di Dalla Chiesa ) ?Oppure il suo potere e’ nato negli anni della Uno Bianca?

    Scusa marmosso, potresti scrivere qualcosa in piu’ della storia di questo “don” Michele?

    Voglio ribadire che c’e’ qualcosa di strano nell’uccisione di almeno una delle vittime dei Savi.

  11. marmosso

    Ciao 164° A.C.A., credo che il tuo commento sia estremamente interessante sotto molti aspetti. I punti più oscuri riguardano senza ombra di dubbio Macauda, un sottufficiale dei Carabinieri (e questo non vuol dire nulla) che, a mio avviso, si è praticamente “immolato” per una causa superiore. Cosa voglio dire? Mai sentito parlare di depistare il depistaggio? O meglio, creare un depistaggio per poi farsi “beccare” proprio per “dire” agli inquirenti che la pista intrapresa è sbagliata e tutelare il vero colpevole. Non so perchè nessuno si è “avventurato” nell’approfondimento delle manovre di un milite che poteva avere a disposizione soldi, droga, proiettili e quant’antro o forse si, tutti sapevano chi era il soggetto in questione e, se nessuno ha voluto mettere il naso un motivo ci sarà. Perchè il depistaggio? Secondo me, questa è la prova che la banda della uno bianca era molto più numerosa e aveva appoggi e copertura, come hai detto tu, da una “struttura” più grande o, addirittura è stata “strumentalizzata” da qualcuno che sa come coprirsi dietro a queste nefandezze. E poi, tutta quella fretta per arrestarli e rinchiuderli… L’Emilia Romagna è stata terra di conquista da parte di molto associazioni criminose, tra cui la mafia… Che dire, i collegamenti che riconducono all’associazione “siciliana” sono molti e per di più macchiati di sangue, quel sangue che solo i veri patrioti hanno… Per cambiare argomento e restare sempre nel tema, vorrei dire che Michele (ndr) è un pescatore catanese che in quel periodo si è acquistato un peschereccio di 800.000.000 di lire (naturalmente a rate), al quale è stata rubata una uno bianca dalla “nota” banda, proprio la sera in cui era a cena con dei magistrati che abitano nello stesso stabile. Non sto dicendo nulla di nuovo e di particolare ma chi segue le tracce di una banda di efferati assassini, non può non approfondire o “tralasciare” determinati “dettagli” proprio per escludere ogni pista sbagliata… Ho detto catanese, questo non vuol dire mafioso anzi, sta solo a significare che Macauda ha depistato proprio verso pregiudicati catanesi per poi scagionarli proprio con la scoperta del suo depistaggio…. Certo, può essere solo una coincidenza, ma se non lo si accerta chi può lo può affermare con certezza? Io dico solo che il proverbio “non c’è più sordo di chi non vuol sentire” è sempre attuale, anzi lo stesso si potrebbe commutare in “non c’è più cieco di chi non vuol vedere”… Per quanto attiene alle uccisioni strane, si potrebbe aprire un’altro capitolo però è chiara la strategia della tensione e purtroppo, nella “massa” ci si può nascondere molto bene anche qualche vendetta personale….

  12. marmosso

    Chi curò Roberto Savi? Solo una “copertura” poteva permettere tale operazione. E poi, chi è in grado di coprire qualcuno? Soltanto chi lo può fare ovvero chi non ha fatto bene il suo lavoro…. Un’altro delitto alquanto anomalo è quello di pesaro dove cadde il direttore di banca Ubaldo Paci… Perchè? Anche lì, non si è indagato come si sarebbe dovuto… possono essere tutte coincidenze ma è chiaro che il dubbio si fa spazio con prepotenza. Quì Gladio Ferit Gladio Perit…

  13. 164° A.C.A.

    C’e’ un omicidio che – a mio parere – e’ collegato proprio alle cure del Savi Roberto dopo la sparatoria del Pilastro ……

    Poi, visto che stiamo discutendo anche di lui, sarebbe cosa gradita se l’ex sottufficiale Domenico Macauda potesse partecipare a questo blog.

  14. 164° A.C.A.

    Pensi che lo abbia gia’ fatto?
    Anche la figlia del Mantella ( ma sara’ stata veramente lei? ), non si fa piu’ leggere. Lo stesso Pablo, il bagnarese.
    Inviterei chi legge il blog a partecipare.
    Addetti ai lavori compresi.

  15. marmosso

    Secondo me non è da escludere, penso che “luce” sia veramente la figlia di Mantella e che ci stia seguendo senza esporsi. Io invece sento la mancanza di Elisabetta… Credo che il blog sia “seguito” anche da persone che hanno vissuto direttamente da protagonisti quel periodo e credo anche che gli stessi “autori” ci leggono. Vorrei fare una domanda nella speranza che giunga a qualcuno che possa rispondere con cognizione di causa: chi è Roberto Savi? Cosa si sa della sua vita? Chi era prima di diventare poliziotto? La sua storia è quella che sappiamo? Io credo che lui teneva all’oscuro anche i suoi fratelli sulle vere motivazioni della nascita della banda, strumentalizzandoli per rispettare degli ordini “gerarchici” e manipolandoli puntando sulla loro necessità economica e sul loro sentimento di rivalsa…. Chi sa utilizzare la violenza per alimentare la strategia della tensione? La cronaca può rispondere con tutti i fatti raccontati dagli anni settanta in poi… Mah, forse sono tutte ipotesi dettate dalla fantasia personale e dai molti libri gialli letti…. Già credo sia proprio così….

  16. andrea

    salve ,e’ la prima volta che scrivo su questo interessantissimo blog,la vicenda di bagnara me la ricordo molto bene e colpi molto anche me. A distanza di almeno 12 anni dai fatti mi capito’ di parlare con una persona che si occupo’ in qualita’ di gioralista della vicenda. Mi ha confermato che nell’immediatezza della strage gli inquirenti avevano gia’ dato come unica versione possibile quella del raptus omicida,e alle domande di chiarimenti e particolari gli atteggiamenti erano a dir poco stizziti e perentori ,in qulle fasi ebbe la sensazione che vi fosse il preciso intento di lavare i panni sporchi in famiglia e qualsiasi ingerenza della stampa non poteva essere tollerata. Secondo questa persona le ipotesi che vennero formulate sui possibili coinvolgimenti di strutture segrete dello stato sono alquanto fantasiose tutto era riconducibile o collegato ad alcuni episodi delittuosi come l’omicidio del giovane cc di leva di alfonsine se non sbaglio si chiamava Minguzzi.

  17. marmosso

    A quanto sembra, ci sarebbero molte tesi su questo fatto ma, a mio parere, si cerca sempre di “indirizzare” il discorso verso altre possibili verità. Certo, qualsiasi cosa può essere presa in considerazione, ma prima occorre chiarire come si sono svolti i fatti e questo, si ottiene solamente trovando le risposte a quelle domande a cui forse non si è voluto rispondere ovvero: cosa facevano i servizi da quelle parti proprio in quel momento? Come mai non ci sono state reazioni da parte dei militi coinvolti? Come mai si è voluto chiudere subito le indagini senza lasciare alcuno spazio ad altre piste? Si Andrea, può essere anche che sia un stato “regolamento di conti” tra CC implicati in storie poco limpide, ma siccome tutto può essere è bene non farsi trasportare proprio per rimanere “attaccati” alla realtà…

  18. 164° A.C.A.

    Recentemente mi e’ capitato di vedere ( su YouTube ) la puntata dedicata alla Banda della Uno bianca de “La storia siamo noi” di Minoli. In tv, se non ricordo male, e’ andata in onda un paio di settimane fa.
    Purtroppo la puntata non aggiunge niente di nuovo. Molte immagini sono riprese dallo speciale di Blu notte e da Un giorno in pretura. Dei depistaggi “macaudiani” neanche un accenno, della situazione “anomala” di quegli anni, nella parte est della regione, lo stesso.
    Tra i commentatori vari giornalisti, tra i quali Roberto Canditi ( che non ha raccontato di quando venne piu’ volte avvicinato da un sedicente agende dello SDECE, che gli parlo’ molto della banda ) e Sandro Provvisionato – di cui ignoro, sia chiaro, eventuali rapporti di parentela con la gentile signora che ci ospita in questo blog (*) – ha osato molto di piu’. Perlomeno non quanto un telespettatore interessato si sarebbe aspettato.

    (*)= a parte, da quel che mi risulta, la collaborazione comune per un mensile d’inchiesta stampato in Campania ( mensile, peraltro, gia’ attenzionato da organi statali ).

  19. 164° A.C.A.

    Nel mio messaggio precedente ( il n°277 ) ho fatto un po’ di confusione con le parentesi e gli “edit”. Purtroppo mi capita spesso quando non rileggo i messaggi prima di inviarli.
    Intendevo sostanzialmente far capire che, dai giornalisti d’inchiesta, sarebbe lecito aspettarsi qualche domanda/considerazione piu’ “penetrante”.
    Fossi un giornalista, tanto per fare un esempio, mi incuriosirebbe cercare tra le parentele di questo Gennaro Mokbel recentemente salito alla ribalta nelle cronache giudiziarie. Cognome evidentemente rarissimo in Italia, pare sia di origini egiziane. Lo stesso cognome ( e origini ) di una testimone, nonche’ confidente di PS, di via Gradoli 96 ( caso Moro ).

  20. 164° A.C.A.

    Diciamo di si, marmosso. Siamo off-topic e’ vero!
    Tornando ai Savi, consiglio la visione della puntata de “La storia siamo noi” principalmente per ascoltare dalle voci dei due fratelli Roberto e Fabio, le discordanze nel raccontare l’agguato del Pilastro.
    Poi, stando alle prime testimonianze sul Pilastro ( da altra fonte ), si parlava di un elemento alto e biondo che, insieme al “corto”, era stato visto parlare con i tre carabinieri prima dell’agguato. E nessuno dei Savi e’ biondo. Si parlava anche di un’Alfa Romeo 90 dei CC parcheggiata a spina nei pressi della scuola di via Ada Negri, con nessuno a bordo.

  21. 164° A.C.A.

    Per chiudere il discorso: oggi, a pagina 12 del Corriere della Sera, un articolo di Paolo Brogi riportava la notizia che Gennaro Mokbel e’ fratello di quella Lucia Mokbel, che ai tempi di via Gradoli del Caso Moro, informo’ la Polizia degli strani ticchettii notturni provenienti dall’appartamento poi rivelatosi occupato dai brigatisti.
    Chissa’ che i Mokbel non avessero capito all’epoca cio’ che stava accadendo, e cio’ che non si doveva far sapere alla pubblica opinione.
    Magari potrebbero aver approfittato di questo loro segreto per propri fini o vantaggi.
    Va ricordato come l’allora ( lo e’ ancora ? ) convivente/compagno della Mokbel, l’ingegnere elettronico Gianni Diana, ha via via scalato vari gradini dirigenziali in importanti multinazionali del settore delle telecomunicazioni, dell’elettronica e degli armamenti.

  22. andrea'65

    Un saluto agli stoici Marmosso e 164 che tengono vivo il blog e visto che citate via Gradoli 96 oltre ai casi di CC che si immolano per scopi occulti,una considerazione che forse vi e’ sfuggita : quando e’ esploso il caso Marrazzo appena i Tg hanno citato il luogo degli incontri via Gradoli 96 ho pensato che da un ex-giornalista non mi sarei mai aspettato che si recasse ad incontri hard in un palazzo noto per essere stato oltre al covo BR anche la residenza dove il Sismi aveva affittato 1/3 degli appartamenti,spesso dati in uso a informatori/infiltrati del Servizio,tante’ che i Caramba avevano libero accesso al condominio.Come spacciare davanti alla GdF.E anche in questo caso Carabinieri invischiati, strane morti a cominciare dallo spacciatore,gli editori di Libero casualmente erano stati segati dalla convenzione con la Sanita’ laziale….
    Ci vorrebbe un noir di Carlotto vero Antonella?
    Piaciuta Suzzara?

  23. 164° A.C.A.

    Contraccambio il saluto ad andrea’65.
    La singolarita’ non mi e’ passata inosservata, in quanto era … lampante! Basta dire via Gradoli che il resto vien da se. Gli appartamenti credo che appartenessero tutti ( o quasi ) a societa’ di copertura all’ex S.I.S.De. ( come scoperto in una bella inchiesta giornalistica da Gian Paolo Pelizzaro, se non erro sul mensile Area ).
    Ma qui siamo off topic che di piu’ non si puo’ … ◘○♠♥☻☺♦•

  24. marmosso

    Ciao Andrea’65, ti ringrazio per lo “stoico” perche in un certo qual modo è così anche da un punto di vista ironico, ora, a parte i convenevoli, tu dovresti proprio approfondire lo stoicismo proprio perchè non ti saresti mai aspettato che Marrazzo avesse fatto ciò che ha fatto in quella via Gradoli 96. La tua logica infatti non rientra con la logica di Marrazzo e questo non vuol dire che lo stupido è lui… Hai atteso che il discorso andasse in una direzione “sbagliata” per dire cose che non si possono verificare, mettendo in luce l’ombra delle tue affermazioni in un modo ben preciso e con un tono “convincitorio” fuori dal comune. Si, penso tu sia un grande conoscitore di trame nascoste ai più, ma forse anche a te è sfuggito qualcosa: chi ha fatto il nome Gradoli per la prima volta durante il rapimento Moro? Quanti e chi erano quelli che, stando alle loro affermazioni, erano seduti in un tavolo a fare una seduta spiritica? La domanda è questa: ti saresti aspettato che molti sapevano? Ti saresti mai aspettato
    che un Presidente della Repubblica sapesse di Gladio?
    Ti saresti mai aspettato che…. Andrea’65 anch’io non mi sarei mai aspettato a dover parlare di via gradoli anche se…

  25. marmosso

    Un dubbio… se non sbaglio, ormai dovrebbero essere usciti di prigione i carabinieri arrestati per i fatti di alfonsine, che fine hanno fatto?

  26. andrea

    Innanzitutto salve a tutti, ho trovato per caso questo blog e mi ha fatto molto piacere leggere i vari commenti e supposizioni personali su fatti che hanno interessato la nostra povera Italia.
    Vorrei ritornare per un’attimo ai fatti di Bagnara, dove si vuole credere per forza di cose al mistero, al coinvolgimento dei servizi deviati, alla mafia ecc. ecc.
    Gli anni 70 e 80, le forze dell’ordine attraversarono un brutto periodo, l’arma in quel periodo fu soprannominata l’infedele, per via dei tanti militari che si resero responsabili di vari fatti criminosi.
    Non è fantasiosa la tesi del raptus da parte del carabinieri scelto Mantella, come è assolutamente verosimile il fatto che se presi di sorpresa, difficilmente tenti una reazione, semmai cerchi riparo.
    I carabinieri uccisi sono tutti giovani, infatti non ci sono appuntati ma solo carabinieri scelti, cioè di 6 anni di servizio o più, di servizio in una caserma di un paesino tranquillo, quindi non abbastanza preparati all’utilizzo delle armi, non si deve credere che il carabiniere o il poliziotto, per il solo motivo che detiene un’arma sia un esperto.
    Mantella è stato richiamato in caserma per contestargli qualcosa riguardante il suo passato, forse sfuggito all’atto dell’arruolamento, che in quegli anni spesso accadeva, o per il suo passato servizio ad Alfonsine.
    Il richiamo era per lui e per richiamarlo da un servizio vuol dire che la cosa era urgente, forse mancavano dei proiettili in caserma o mancava una mitraglietta, tanti possono essere i motivi del richiamo.
    Se la cosa fosse stata di grave entità, al comandante sicuramente gli era arrivato un fonogramma dal comando, appunto chiedendogli di fermare il carabiniere e di inviarlo presso il comando.
    Le ipotesi e i motivi possono essere tantissimi, magari il comandante aveva scoperto qualcosa su di lui….
    Ecco che vistosi perso, scoperto, avendo già l’arma con se, visto il particolare servizio a cui erano destinati, e in quelle occasioni si monta con il colpo in canna, non ci è voluto molto azionare il grlilletto e falciare tutti, poi è facile cambiare i caricatori e continuare, perchè i colleghi erano già feriti gravi, se non già morti, lui si accanisce soprattutto contro il comandante, che lo falcia quasi in due.
    Finito il tutto non gli resta che farla finita.
    L’arma dei carabinieri, come di consueto, ha voluto subito mettere a tacere tutto, magari per non far sapere all’opinione pubblica che il Mantella era deviato, “lavorava per conto terzi” per salvare l’onore dell’arma, come già detto le forze dell’ordine non passavano un periodo felice, troppi deviati, molti arrestati e cacciati dai corpi, non ci è dato sapere ma in quegli anni erano tanti gli appartenenti alle forze dell’ordine, soprattutto carabinieri e poliziotti che venivano cacciati, ma si doveva evitare che il cittadino pensasse che nelle forze dell’ordine c’èrano solo delinquenti.
    Se quella caserma trattava cose delicate che non si dovevano sapere, anche il Trombin doveva morire, i servizi non si sarebbero di sicuro fatto problemi a farlgi succedere un incidente.
    Del carabiniere Trombin non si sa nulla, lui potrebbe dirci chi era Mantella.
    I giornali per forza di cose non si contentano si un semplice raptus, troppo poco per costruire fantasie.
    Almeno per bagnara secondo me fu così, per Alcamo e per altri fatti e chiaro che c’è dell’altro…

  27. marmosso

    Ciao Andrea, hai sicuramente le idee chiare e per questo voglio chiederti una cosa: se il Mantella era stato richiamato come tu dici, non ci sarebbero delle prove certe come il fonogramma che tu hai citato? Poi, se così fosse, i suoi commilitoni non sarebbero stati pronti ad ogni evenienza? Che dire, si continua a non voler credere a cose evidenti ed optare per più facili e possibili verità che non esulino dal pensiero degli “ignavi”…

  28. Flaviano

    So che a parlare si fa presto…Comunque ciò che ho sentito da vari CC è una storia piuttosto semplice: In sostanza alla base c’era un problema di infedeltà coniugale che vedeva coinvolto qualche elemento della Caserma….da li la strage. Almeno e ciò che mi hanno detto….

  29. EDOARDO GIANNINI

    Salve a tutti. Io sono il paziente zero di questo Blog.Sono quello che ha scritto il commento numero uno nel 2006. Mi ha fatto piacere leggere tutto cio che avete scritto in questi anni.Auguri Antonella per la tua pubbllicazione. La verita’ NON deve morire

  30. marmosso

    Ciao Edoardo, bentornato nel forum dedicato a Bagnara, puoi rinfrescare la nostra memoria sulla tua passata esperienza, anche se distante dall’accaduto? Grazie.

  31. andrea

    per Marmosso, io infatti ho detto che potevano essere motivi gravi o altri fatti, non per forza gravi e che nessuno poteva immaginare la reazione del carabiniere.

    Il fonogramma magari non è stato reso noto per non far emergere l’infedeltà del carabiniere e darlo in pasto all’opinione pubblica.

    Poi ti posso assicurare, anche oggi, avvolte si prendono le cose alla leggera, non molto tempo fà una pattuglia del radiomobile arrestò un pregiudicato molto pericoloso, e non lo perquisì, fatto stà che questo nello stivale aveva una pistola e l’ha utilizzata contro i carabinieri, uccidendo un brigadiere.

    Ecco, errore di valutazione, superficialità, spesso per quei carabinieri che non vivono situazioni pericolose.

    Mantella era coninvolto per i fatti di alfonsine, magari il comandante lo aveva informato che c’erano delle indagini su di lui e che doveva temporaneamente restare in licenza.

    Lui vistosi scoperto ha avuto quella terribile reazione, non sappiamo come si sono svolti i fatti, magari il dialogo e degenerato, lui ha reagito.

    Non credo che una pattuglia venga richiamata per contestare a uno dei due che tradisce la moglie o che la moglie lo tradisce.

    Per fatti gravi, lo avrebbero convocato al comando, di fronte ad un ufficiale.

    Io non credo al fatto che li dentro c’erano i servizi, perchè ripeto se dovevano morire per indagini pericolosi, avrebbero aspettato il ritorno di Trombin, invece tutto fà pensare alla reazione immediata e senza premeditazione.

    Si viene richiamati al rientro solo per motivi seri.

    Nessuno si aspettava quella reazione, lui ha preso il pm12 ha fatto partire la prima raffica, poi approfittando del fatto che i colleghi erano disarmati, quelli in caserma, come avviene spessissimo, tranne il suo collega di pattuglia, inserito il secondo caricatore ha continuato, poi il terzo…in fine ha sparato con la pistola…quando ha capito quello che aveva fatto….uscendo dalla stanza della mattanza…non gli restava che spararsi.

    Mi piacerebbe sentire Trombin….ma di sicuro non può parlare, se è ancora nell’arma.

    Nell’arma i panni sporchi di lavano in famiglia….ve lo assicuro!!

  32. marmosso

    Ciao Andrea, non credo che il Mantella sia stato richiamato per notificargli qualcosa a suo carico perchè, a mio avviso, i colleghi sarebbero stati pronti ad ogni tipo di reazione; farlo rientrare poi per semplici motivi di “corna”, mi pare infatti eccessivo farlo in servizio, dopo che erano stati a cena insieme nei giorni precedenti; e poi, non era più un “giovincello” che si poteva far sovrastare da un sentimento così infantile. La cosa strana in se è proprio il “richiamo” in caserma. Perchè? Se fosse avvenuto tutto fuori servizio forse non ci si porrebbero nemmeno tante domande. I fatti di Alfonsine, che vedevano coinvolti i colleghi del Mantella forse potrebbero essere di aiuto. Faccio un esempio: Se il Mantella si fosse adoperato attivamente per scoprire “gli infedeli” presenti nella “sua” caserma precedente, avrebbe potuto generare delle “ritorsioni” da parte della malavita “locale”. Difficile poi spiegare la presenza di soggetti appartenenti ai servizi di sicurezza sul posto in quel momento (peraltro poi, proprio dell’exSismi con cui il Mantella sembra aver avuto dei rapporti). In altre parole, per me è difficile spiegare il richiamo in caserma se non come un’ordine “ordinato”. Una cosa è certa, di sicuro non sono stati richiamati per il furto di due semplici “tute”…

  33. diego

    Sono del parere che i drammi del passato e gli errori commessi debbano essere considerati dei moniti affinché non siano ripetuti.
    Tutti coloro i quali, a qualsiasi titolo, detengono armi, DEVONO assolutamente essere sottoposti a visita psichiatrica periodica, circa una all’anno, per opera di un medico delle AA.S.L., dando la precedenza agli appartenenti dei corpi di Polizia e forze Armate. Sicuramente presuppone dei costi da sostenere ma è anche vero che la vita di una persona non ha prezzo, figuriamoci quella di una intera Caserma dei Carabinieri. Ovviamente uno psichiatra non è in grado di valutarte in pochi minuti lìequilibrio mentale di una persona, ma di sicuro la persona che gli si presenta riceve un avvertimento ed ha la consapevolezza che esiste uno strumento utile per capire quali debbano essere i suoi limiti di azione con le armi. I fatti di cronaca dimostrano, come è evidente, che non tutti coloro che detengono armi sono capaci di capire quando usarli. Fermo restando che i medici delle AA.S.L., hanno una esperienza tale da essere capaci di capire se una persona sia o meno idonea al maneggio delle armi. Oggi tutto questo è possibile, in via assolutamente teorica, ma tassando chi a qualsiasi titolo detiene armi, queste tasse sono utili al pagamento, seppur parziale del servizio medico. Insomma è questione di volontà. Dire, oggi e senza elementi oggettivi alla mano, che il responsabile di quanto accaduto a Bagnara di Romagna è soltanto una persona, mi sembra superficiale, ma comunque al passo con quegli anni.
    il SISMI e SSD sono, purtroppo e senza prova contraria, rappresentano illazioni, quello che oggi può scongiurare il ripetersi di questi è la prevenzione, certificata e per quanto riguarda chi con la “pistola” ci lavora, lì necessita una concreta azione centrale di conoscenza nei confronti dei datori di lavoro. Ricordo che una vita non ha prezzo e credere alle congiurie varie non porta anulla se non a trascurare quelle che sono i reali problemi ed i modi con i quali realmente si possono risolvere. Grazie per l’attenzione.

  34. marmosso

    Ciao Diego, difficile raggiungere la perfezione che intendi e comunque, tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine sono in continuo esercizio psico-sociale e militare. La teoria è un pensiero a volte in contrasto con la realtà dei fatti. Ogni tipo di attività ha delle controindicazioni e quella dei militari è proprio quella di portare un’arma 24h su 24h. Ci possono stare incidenti di “percorso” rispetto alle migliaia di persone che ci lavorano, così come accadono gli infortuni sul lavoro o incidenti stradali e così via. Tuttavia hai toccato un tasto molto importante che mira ad una maggiore specializazione dei corpi di Polizia. Per quanto attiene alle illazioni, vorrei risponderti con una domanda: come possono essere strutturate le illazioni di qualcuno che non conosce la verità?

  35. Diego

    Carissimo marnoso, grazie per la tua attenzione nei miei riguardi. Rispondo subito alla tua riflessione sulle illazioni di cui parlo: sono convinto che la verita’ sia nota a qualcuno, ma questo qualcuno non ha la possibilita’ di dimostrarla. Io non chiedo la perfezione in chi ha un arma a disposizione, solo che sia consapevole sulle conseguenze che ne comporta l’uso legittimo o non. Gli USA ci hanno insegnato molto, difatti cercando in rete ci sono diversi siti che parlano dell’importanza di un confronto periodico degli appartenenti alle ff.pp. Con psicologi, appunto perche’ lo stress cui sono sottoposti e’ notevole. Quanto Accaduto a Bagnara doveva servire da monito per Le successive generazioni, ma il caso e’ stato dimenticato dalle istituzioni. Al punto che oltre a rimetterci la VITA GAbriele Sandri, si sono suicidate molte persone che a qualsiAsi titolo hanno, legalmente, armi. Con tutta franchezza credo che, per quanto trascurabile in termine di perdite, il fenomeno meriti maggiori attenzioni da parte delle istituzioni. Per esempio porrei il limite di eta’ a settanta anni per coloro che vogliono detenere armi, invece si di gente che ha le armi fino ad eta’ avanzata. Cosi’ ti ammazza il carabiniere ( credo fosse un graduato) nel nord Italia ( non ricordo dove). Quanto accaduto a Bagnara,oggi, puo’ essere utile solo ad attivarsi seriamente alla prevenzione. Se per la strage di Bologna non si conosce appieno la verita’, cosi’ come per il dc9, nemmeno per la morte di yara gal orazio o chiara poggi, tutto il resto rimangono illazioni, quello che si vuole far finta di Non vedere ed e’ la verità’, e’ che c’e troppa ente con le armi a disposizione e che non e’ nemmeno capace a relazionassi con gli altri. Grazie per l’attenzione.

  36. marmosso

    Caro Diego, credo che hai qualche ragione ma, naturalmente, il mio punto di vista è un altro. Penso che tu stia “sparando” a raffica dei pensieri a largo raggio senza colpo ferire e, forse, non hai nemmeno la “licenza” per farlo, chissà. Sono certo che relazionarsi con gli altri è una cosa soggettiva e soprattutto, dipende molto da cosa si intende per relazionarsi con gli altri… Ogni reazione individuale, anche se spropositata (salvo casi eccezzionali), è generata da un’azione e quindi, se tanto mi da tanto…
    A mio avviso il caso di Bagnara potrebbe si rientrare in un elenco di avvenimenti idonei per accrescere e migliorare la formazione militare e la struttura psicologica delle forze dell’ordine in generale ma quello che mi chiedo è: se fosse così perchè non ci ha mai pensato nessuno fino ad ora? Grazie per l’attenzione.

  37. Diego

    Gentile marnoso, credo che il motivo per cui i poliziotti italiani non vanno a consultassi con gli psicologi sia riconducibile ad una questione culturale per cui psicologo=medico dei pazzi. Quindi il polizziotto che va dal medico dei pazzi = malato, di conseguenza malato= non puo’ avere la pistola. Questa e’ una prima spiegazione. Io, che come cittadino onesto pago le tasse e sono incensurato, chiedo solo maggiore professionalita’ da chi, seppur rischiando, ha la terza media e guadagna pure 2000 euro al mese mentre giovani in gamba che sono laureati e conoscono almeno due lingue europee, lavorano nei call center per tre euro all’ora. Io chiedo maggiore professionalita’ e nient’altro, non voglio sentirmi rimproverare da uno sconosciuto in divisa che mi fa la paternale e la multa, io voglio solo la multa. Non voglio leggere sul giornale che una caserma dei carabinieri e’ stata teatro di una strage quando certe cose si possono evitare. Ma a te sembra possibile che mc donald faccia fare ai suoi dipendenti i corsi per la gestione del personale e con il pubblico e n’è polizia.n’è carabinieri ( almeno quei pochi che conosco) ne fanno? In ogni caso la verita’ storica sara’ sempre differente dalla verita’ processuale, salvo rari casi. Il problema e’ che del caso di bagnata non gliene importa a nessuno, a parte i parenti. Mentre quell’evento doveva essere da monito per evitarne simili successi dopo, perche’ se stiamo ancora a pensare se in mezzo c’e qualche SSD ci dimentichiamo tutto il resto.

  38. marmosso

    Caro Diego, casisticamente sono più numerosi i morti ammazzati per fatti illeciti in cui erano coinvolti militari o appartenenti alle forze dell’ordine che sapevano utilizzare le armi ed erano sane di mente che quelli uccisi da militari depressi, psicolabili o schizofrenici. Al di la di questo, credo che prima di tutto occorra addivenire ad una verità certa e condivisa e poi agire di conseguenza per migliorare la società, non credi? Grazie per l’attenzione.

  39. Sergio

    Ciao… mi ricordo molto bene della strage di Bagnara… io ero commilitone di Daniele Fabbri… eravamo usciti assieme dal corso Carabinieri ausiliari di Fossano 138° 3.a compagnia 1° plotone. e mi ricordo benissimo quella mattina. io ero in servizio ad Ariano Dx in provincia di Ferarra. Fummo mandati a fare dei controlli stradali perchè si stava cercando, un gip bianca, poi dopo una mezzora venimmo richiamati in stazione…… avevano capito cosa era successo!!! Io gli altri carabinieri non li conoscevo, ma Daniele si,umile sempre pronto ad aiutarti, un ragazzo eccezzionale.!!!!

  40. 164° A.C.A.

    Ciao Sergio!
    Cosa ricordi di quel periodo, e di quella zona d’Emilia, di particolare? Voci, illazioni …

  41. mspegaso00

    Una cosa sarebbe importante sapere se fu disposta dall’A.g. l’autopsia ed eventualmente sapere cos’è emerso dall’esame autoptico della salma del C.re “responsabile della strage”.Visto il considerevole volume di fuoco,dato per certo il conto di 111 proiettili esplosi ed in virtù del fatto che questi colpi sono stati esplosi all’interno di un piccolo spazio non areato,dentro i polmoni del suicida,dovrebbe trovarsi una gran quantità di gas provocati dalle varie detonazioni….
    Un saluto…

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