Fahrenhe.it: superare le intermediazioni

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«E sull’una e sull’altra riva del fiume c’era l’albero della vita che dava dodici specie di frutti, rendendo il suo frutto per ciascun mese; e le fronde dell’albero erano per la guarigione delle genti». Sono le parole di Guy Montag, il protagonista del romanzo Fahrenheit 451 di Ray Bradbury e dodici è il numero dei componenti del nucleo da cui è partito il Fahrenhe.it Group per concentrarsi, partendo dalla letteratura, sulla produzione culturale in tempi di connessione. E lo ha fatto effettuando una chiara scelta iniziale: l’applicazione della Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.0. L’intervista che segue, composta coralmente dal Fahrenhe.it Group, rappresentato da Alessio Caradossi, spiega nascita ed evoluzione di un progetto che parte in ambiente universitario per proseguire al di fuori degli ambienti accademici.
Come nasce il vostro progetto? Qual era l’idea originaria e come si è evoluta nel corso del tempo?
Il nostro progetto nasce come gruppo di studio per la cattedra di sociologia del lavoro alla facoltà di Scienze della Comunicazione a La Sapienza di Roma. Nel 2003/4 abbiamo partecipato alle lezioni del professor De Masi e l’esame consisteva in una ricerca di gruppo. L’idea originaria era quella di studiare due gruppi letterari (scelti liberamente) che lavorassero in connettività. Abbiamo scelto i Wu Ming (il noto gruppo bolognese nato da una costola del Luther Blisset project) e il Global Novel, unione artificiosa di famosi scrittori provenienti da diverse parti del mondo, uniti da una casa editrice greca attorno alla scrittura di un romanzo. Al termine dell’esame alcuni di noi hanno deciso di far tesoro dell’esperienza maturata e di mettere in pratica quello che si era studiato, scrivendo collettivamente dei racconti.

Il testo integrale dell’intervista su Permesso d’Autore: Fahrenhe.it: superare le intermediazioni

Chi ha visto i satanisti?

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Sembrava una storia chiusa, almeno fino a quando non ci sarà un rinvio a giudizio e una sentenza. Sul luogo in cui è stata uccisa Patrizia S., decapitata e abbandonata all’altezza di una stazione di servizio a Tor Bella Monica, periferia di Roma, ci doveva per forza essere anche lui, il marito, sul quale fin dall’inizio si sono addensati i sospetti degli inquirenti malgrado l’uomo lui abbia sempre negato qualsiasi coinvolgimento. E abbia anzi rimbalzato le accuse verso altri – e apparentemente ben più oscuri – lidi: prima sui Bambini di Satana, poi sulle Bestie di Satana e infine su un fantomatico mago nero. Gli investigatori hanno storto il naso di fronte alla “pista satanista” e per una volta la stampa – chi più e chi meno – non si è gettata a pesce morto sulla cupa ipotesi. Il rinvenimento di tracce di DNA del marito di Patrizia S. poi sembra aver indirizzato una volta per tutte le indagini.
Tutto finito? Macché. A riprorre diabolici risvolti ci ha pensato lunedì scorso la trasmissione televisiva di RaiTre Chi l’ha visto. Che, con tre settimane di ritardo, torna a parlare dell’omicidio di Roma mettendolo in relazione al «mondo delle sette». I Bambini di Satana, che con Patrizia S. ci avevano avuto a che fare (la donna, ricordiamolo, era stata brevemente iscritta all’associazione nel 1993, ne era stata allontanata per aver fornito dati falsi, aveva disertato l’aula nel processo del 1997 a Marco Dimitri e agli altri imputati, assolti nel giugno di quell’anno, e aveva denunciato nel 1999 il satanista per minacce e un giro d’usura risultati poi inventati), hanno pubblicato una Lettera aperta a “Chi l’ha Visto?” in cui si afferma che «spesso la corsa al sensazionalismo supera anche i reati più crudeli […]. Quando si ha in mano il potere informativo, l’informazione su territorio deve essere pulita, supportata dai fatti e non […] da isterismo».
Del resto, la vicenda giudiziaria dei Bambini di Satana è stata scandita dall’isterismo mediatico negli anni in cui sono stati sotto processo diventando per l’opinione pubblica – e ancora prima per chi la “informava” – responsabili di un po’ tutto: dai graffiti sui muri del centro di Bologna alle Madonnine di gesso che facevano sbandare i carabinieri in automobile passando per i fatti più turpi che l’immaginazione possa concepire. E mentre Fox Crime annuncia un documentario esclusivo sulle Bestie di Satana per il prossimo 2 giugno, altra vicenda che dovrebbe far riflettere è quella raccontata nel libro di Mara Leveritt Devil’s Knot: The True Story of the West Memphis Three, storia di tre bambini che in Arkansas, nel 1993, sono stati assassinati e la responsabilità è stata addossata ad altrettanti ragazzini in odor di satanismo per aver avuto, tra l’altro, qualche poster dei Metallica e i romanzi di Stephen King.

Salutari plagi

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Nuovi plagiaristi, i migliori plagiaristi, aggregatori umani. Sono i blog e i blogger, secondo una lettura che dà del fenomeno Plagiarism Today riprendendo una serie di considerazioni pubblicate anche su altri siti. Nell’articolo The ‘New’ Plagiarism, la tendenza è sempre più quella della citazioni, dei collage, dei contenuti che nascono in un posto per rimbalzare verso decine di altri. Forti, anche, della progressiva adozione di licenze Creative Commons, questi sistemi di (ri)pubblicazione, così come il file sharing, stanno rendendo il “tutto i diritti riservati” se non obsoleto, almeno poco etico. Inoltre «se l’etica del mondo dei blog è stata costantemente abusata per profitti altrui, autori di alta qualità saranno almeno un po’ stimilato a mettere online i loro lavori». Insomma, uno strumento, altro che un reato.

Altre letture (più o meno) in tema di plagiarismo:

Dal Libro di San Precario: teoria e pratica del copyleft

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«Dal Libro di San Precario: teoria e pratica del copyleft» è il titolo di un seminario che si terrà a Roma il prossimo 26 maggio ed è organizzato da Astra19 all’interno di un corso di formazione in professioni editoriali. A partire dalle 16, presso la sede di via Capraia 19, si parlerà anche di Permesso d’Autore insieme a Monica Mazzitelli ed Ermanno Pandoli de iQuindici e a Giuseppe Graneri, autore del libro Blog Generation. Per maggiori informazioni: astraeditoria[at]yahoo.it.

In media stat virus

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Forse gli alieni esistono. Ma forse non arrivano da altri mondi, sono sempre vissuti sulla Terra. Sono solo estranei, alieni appunto, a determinate logiche che su questo pianeta sembrano la normalità. Come la privatizzazione della conoscenza attraverso un’ipertutela sempre più esasperata del diritto d’autore quando all’autore vanno briciole e agli editori, spesso, la ciccia. Area Cinquantuno, nella testata del sito-blog, è esplicito in questo senso dichiarando subito che in media stat virus.
Come a dire che ok, la normalità della conoscenza ce l’avete imposta, ma il cambiamento, la liberazione di un bene che libero deve essere, viene proprio dagli strumenti utilizzati dai potentati dell’ambiguità determinata dalla proprietà intellettuale. Blog, podcast, RSS, ma anche peer to peer, fotografia digitale, editing multimediale e Creative Commons sono gli strumenti con cui iniziare a lavorare al ripristino di un’etica editoriale che tuteli senz’altro gli autori pur rispettando utenti, lettori, spettatori e altri produttori.
Area Cinquantuno è dunque un nuovo soggetto nel panorama italiano. Unwired Media l’editore-patron e due libri per partire e presentarsi: DARKNET: Hollywood contro la generazione digitale (edizione italiana curata da Bernardo Parrella) e Il futuro della musica (prefazione di Gianluca Dettori). Con articoli sui nuovi fenomeni della produzione culturale declinata al digitale.

Processo al diavolo

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Esce il prossimo 20 giugno per i tipi di Stampa Alternativa Bambini di Satana – Processo al diavolo. I reati mai commessi di Marco Dimitri. Il libro, rilasciato con licenza Creative Commons (prefazione di Carlo Lucarelli), racconta dell’inchiesta e del processo che tra il 1996 e il 1997 vede indiziati «tre esponenti di un gruppo satanista per stupro, pedofilia e associazione a delinquere. Ne nasce un caso che esplode in tutta Italia, salvo concludersi con l’assoluzione degli imputati. La vicenda dei Bambini di Satana non solo racconta di un errore, ma riprende il difficile argomento della violenza sui minori come strumento per favorire il controllo sociale, narra di come le voci dissidenti siano state tacciate di estremismo e istigazione alla violenza e spiega come l’utilizzo di Internet e del “no copyright” siano diventati una “licenza per uccidere”. Un mosaico di avvenimenti che va dalla fine degli anni Ottanta all’inizio dell’attuale decennio in cui i protagonisti sono – oltre agli accusati e agli accusatori – le istituzioni, la Chiesa, la stampa e un pugno di intellettuali svincolati dalla cultura ufficiale».

Bambini di Satana: cronaca, fatti, verità e libri

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Bambini di Satana - Stampa AlternativaUn’area di servizio dalle parti di Tor Bella Monaca, il corpo di una donna che sembra svenuta. E invece è morta, decapitata. Accade davvero, qualche giorno fa, e gli inquirenti, stabilita l’identità della vittima, orientano i loro sospetti sul marito. Anzi ex marito. Potrebbe essere una storia di inaccettabile violenza coniugale sfociata in omicidio. Una di quelle che nelle ultime settimane sembrano essersi infittite. Invece l’uomo, fermato e interrogato, nega ogni addebito e rivela: sono stati loro, i satanisti. I riscontri raccolti dagli investigatori però non suffragano la versione dell’indiziato. Tra questi, il suo telefono e le celle che ha attraversato non combacerebbero con quanto dichiara e lo collocherebbero invece sulla zona del delitto.

Allora perché uscirsene con un’affermazione del genere? Se il tentativo di allontanare da sé i sospetti appare il motivo principale, vittima e presunto omicida qualche trascorso satanista ce l’hanno avuto. E all’inizio degli Anni Novanta si sono avvicinati ai Bambini di Satana. Il libro che prende il nome dall’associazione fondata a Bologna nel 1982 da Marco Dimitri, in uscita il prossimo 20 giugno per Stampa Alternativa, racconta anche la storia di Patrizia S., la donna assassinata alla periferia della capitale, che torna a incrociare quella del gruppo emiliano alla fine dello scorso decennio, quando Dimitri e le altre persone finite sotto processo nel 1996 per una serie di reati sono già stati assolti con formula piena e di lì a poco arriverà l’assoluzione anche in Appello.

Nel passaggio che parla anche della donna, si spiega che

sempre nello stesso anno [il 1999, N.d.A.] le forze dell’ordine tornano a bussare alla porta di Dimitri. Stavolta le indagini partono da tale Patrizia S. che nel 1993 si associa ai Bambini di Satana per esserne espulsa poco tempo dopo. Avrebbe infatti ai tempi mentito sul suo nome e avrebbe nascosto di essere la moglie di un uomo che si era rivolto a Dimitri in precedenza chiedendo i suoi servizi di cartomante. Chiamata a deporre per i fatti nel 1996, non si presenta in tribunale e tre anni dopo salta fuori che il satanista l’avrebbe minacciata telefonicamente. “Ho scritto il tuo nome su un proiettile” le avrebbe detto Dimitri e la donna fornisce il numero che l’uomo componeva per intimidirla. Numero che si rivelerà inesistente. La donna salta a pie’ pari anche le deposizioni per la nuova inchiesta anche se continua ad accusare l’amante, un altro ex dei BdS, il fondatore della setta romana degli Eletti di Satana. Il quale, insieme a Dimitri e a Efrem Del Gatto, avrebbe sottratto alla donna novecento milioni di lire, il frutto degli introiti di un albergo che lei possedeva. Scattano perquisizioni nella sede dei Bambini di Satana e in diverse altre città tra cui Milano, Torino, Viareggio, Udine, Lucca e Treviso mentre vengono formulate le accuse di truffa, usura, raggiro informatico, abusi sessuali e associazione per delinquere. Insomma, ci risiamo. Peccato che, per esempio, Efrem del Gatto non avesse potuto commettere nessun crimine nel 1999 perché morto tre anni prima e che, anche in questo caso, non si trovi alcun riscontro. Le accuse decadono e l’inchiesta viene archiviata perché non si ravvisa alcuna ipotesi di reato.

È questa la vicenda che collega la donna ritrovata nella piazzola di un distributore ai Bambini di Satana. Chi sia stato effettivamente a ucciderla sette anni dopo i fatti qui raccontati lo diranno le indagini e il processo. Ma di certo non è stato Dimitri. La cui storia è scandita da inchieste cicliche e che non dimostreranno mai niente. Al contrario: le accuse di volta in volta verranno smontate dai fatti. Sta di fatto comunque che la cronaca nera è tornata a lambire i satanisti bolognesi, i giornali sono tornati a cercarli. Perché – anche di fronte all’inconsistenza di ipotesi più o meno fantasiose – scrive Carlo Lucarelli nella prefazione del libro in riferimento ai fatti del 1996:

Vedi che ci sono, sembravano dire i particolari che di volta in volta emergevano sui giornali, vedi che abbiamo ragione a pensare male, vedi che queste cose da film esistono davvero?
E invece no, non era vero.
Non a Bologna, non per i Bambini di Satana e per non Marco Dimitri.