Con il tuo sasso: monologo-inchiesta sui fatti di Genova

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Con il tuo sasso di Riccardo LestiniPubblicato da Il foglio letterario di Gordiano Lupi e con prefazione di Lorenzo Guadagnucci (autore di Noi della Diaz. La «notte dei manganelli» al G8 di Genova. Una democrazia umiliata. Tutte le verità sui processi, edito in versione aggiornata da Altreconomia), è appena uscito un nuovo libro a proposito dei fatti del luglio 2001. Si tratta di Con il tuo sasso di Riccardo Lestini, il testo che contiene il monologo-inchiesta che dal 2003 al 2006 ha girato per il paese e che a breve riprenderà a essere di nuovo rappresentato. Ecco di che si tratta:

Un racconto teatrale interamente basato su documenti e testimonianze dirette che, partendo dai mesi precedenti al G8, passando attraverso le vicende dei pestaggi di strada, della caserma di Bolzaneto, della scuola Diaz e della tragedia di Piazza Alimonda, prova a ricostruire “l’altra” verità, sepolta dal silenzio dell’informazione ufficiale, da processi negati, sentenze improbabili e commissioni parlamentari d’inchiesta mai avvenute.

Identificazione, mostra sul crimine finita sotto sequestro

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Identificazione sotto sequestroFoto segnaletiche degli anni cinquanta, sessanta e settanta che diventano arte. Ma è stata sufficiente una recensione uscita su La Domenica di Repubblica perché arrivassero i sigilli: quel materiale il pubblico non lo può vedere. E così la mostra Identificazione, allestita nella galleria Museo del Louvre di Roma, è stata smantellata e sequestrata dal comando patrimonio culturale dei carabinieri. Ideata dal libraio e antiquario Giuseppe Casetti e curata da Achille Bonito Oliva, l’esposizione è (era?) piuttosto particolare:

Migliaia di volti di uomini e donne, vecchi e giovani raccolti e collocati l’uno accanto all’altro come un’unica grande composizione. Indiziati, sospettati, presunti colpevoli o sicuri furfanti fotografati in primo piano o per intero dall’occhio freddo della questura. Accanto a questa rassegna di cosiddetti criminali sono esposte le foto delle refurtive: televisori trafugati, gioielli, banconote, documenti rubati, pacchetti di sigarette di contrabbando, pellicce, statuette, abiti, quadri, pneumatici.

Casetti, per la sua mostra, ha dovuto rispondere a parecchie domande per dare informazioni in merito all’origine di quelle immagini, che costituiscono un pezzo di storia della società, non solo del crimine. Solo che – si legge nell’articolo di Repubblica post-sequestro – quella roba nemmeno dovrebbe esistere perché dovrebbe andare al macero o, se va bene, stivata da qualche parte nell’archivio di stato.

La Somalia e la sua guerra senza fine

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La Somalia continua, piuttosto silenziosamente, a essere alle prese con la sua guerra che, dopo tempo che lo si diceva, vede andare via anche le organizzazioni mediche che a lungo ha operato sul territorio. Intanto prosegue l’attività in memoria di Ilaria Alpi, uccisa con Miran Hrovatin a Mogadiscio quattordici anni fa, con il bando 2008 del premio giornalistico alla giornalista dedicato.

  • RaiNews24, Medici senza Frontiere lascia la Somalia:

    L’organizzazione umanitaria ‘Medici senza Frontiere’ (MsF) ha deciso di lasciare la Somalia dove operava su larga scala da 16 anni. La decisione, si spiega, fa seguito all’attacco compiuto contro un loro gruppi di operatori lo scorso 28 gennaio in prossimita’ di Chisimaio, nel sud della Somalia: cinque persone vi persero la vita, tra loro un tecnico francese ed un chirurgo keniano. “Attacchi intollerabili ed oltraggiosi”, li definisce la nota. Il ritiro delle 87 persone di Msf che operavano su 14 progetti in Somalia e’ gia iniziato.

(Via Sbarrax)

Le omissioni accidentali e le testimonianze originali

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Morte accidentale di un anarchicoLa settimana scorsa, è andata in onda una puntata speciale di Ballarò, Spingendo la notte più in là, in cui è stato dato largo spazio all’omonimo libro di Mario Calabresi, il figlio che commissario Luigi Calabresi, ucciso nel maggio 1972 dopo essere stato al centro della vicenda che seguì (ma precedette pure) la morte del ferroviere anarchico Luigi Pinelli.

Nel corso della trasmissione, tra i cui ospiti c’erano anche Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter, e Marco Alessandrini, il cui padre era il giudice Emilio, si è parlato ovviamente molto degli anni di piombo. Sorvolando tuttavia sull’accondiscendenza che lo Stato quanto meno manifestò verso il fenomeno terroristico durante il periodo della strategia della tensione (si veda quanto scrive Giovanni Pellegrino in Il terrorismo, le stragi e il contesto storico-politico per la commissione stragi). E dando per assodati fatti che così chiari invece non sono (l’assenza di Calabresi nel momento in cui Pinelli volò da una finestra della questura di Milano).

A questo proposito, Valerio Evangelisti pubblica su Carmilla la deposizione di Pasquale Valitutti. Oltre alla testimonianza riportata sotto, è interessante leggere anche le considerazioni finali di Evangelisti, il quale pone una serie di interrogativi. A seguire invece il testo della disposizione, pubblicato anche qui.

Io sottoscritto Pasquale Valitutti dichiaro che: giunto in questura all’ufficio politico verso le ore 11 di sabato 13 dicembre, sono rimasto due o tre ore in sala d’attesa. Spostato quindi nel salone seguente quello dove vi è la macchina del caffè ho visto Pinelli seduto vicino ad Eliane Vincileone.

In seguito, da informazioni datemi da Sergio Ardau e dallo stesso Pinelli ho saputo che Pinelli era stato fermato venerdì sera e interrogato lungamente nella stessa serata di venerdì. Nella notte di venerdì non aveva dormito. Pinelli mi è parso seccato e stanco, ma in condizioni normali. Mi ha parlato del suo alibi e mi è apparso sicuro. Più tardi gli è stata fatta una sfuriata da parte di un agente, che saprei riconoscere, perché aveva gettato della cenere per terra (numerosi i testimoni) e lui si è chinato a raccoglierla.

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Dalla rete: contro Scientology, le leggende tradite e i divieti garantiti

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  • Gianluca Giardino, Anonymous vs Scientology:

    La guerra è appena iniziata e l’esercito senza volto prepara le prime iniziative sul suo wiki (completamente anonimo, ovviamente). Ma arrivano già le prime bordate: sono già comparsi sui principali siti di Torrent i testi di studio la cui segretezza la Chiesa ha sempre difeso strenuamente. Difficile dire come finirà, visto che gli agguerriti avvocati di Scientology sono famosi almeno quanto le loro strane credenze. Quello che è certo è che succederà un bel casino e che ci saranno molti lulz.

  • Loredana Lipperini, Leggenda un corno:

    Il tradimento perpetrato dal filmone con Will Smith verso il romanzo di Richard Matheson lascia senza parole. Io sono leggenda è uno dei grandissimi libri del Novecento, a cui la definizione di horror-e-basta sta sinceramente stretta: è una storia di solitudine e di declino, ed è una riflessione, straordinaria per gli anni Cinquanta, su quanto sia relativo il concetto di mostro. Ed è quest’ultima la tematica di fondo, che diviene evidente nelle ultime pagine.

  • Ferdinando Camon, Scrittori contro il razzismo a Treviso:

    Treviso è sentita come la città-madre fra quante propongono l’esame di italiano a quelli che chiedono la cittadinanza, un reddito minimo garantito, l’uso di metodi da SS contro chi delinque, e così via. Treviso, Vicenza, Verona, Padova hanno anche altri esempi, che dicono tutto il contrario: percentuali altissime di immigrati che lavorano a condizioni sindacali, ma il problema è proprio questo: c’è bisogno di loro, li si fa lavorare e li si paga, ma poi, proprio a Treviso, gli si proibisce di passeggiare, uomini e donne, davanti al duomo con le vesti sgargianti del Maghreb. L’idea è che le vesti del Maghreb sono offensive per le piazze cattoliche, quindi per il Dio cattolico, quindi per i morti e l’anima nostri.

Il fiume rubato: la Val Bormida, l’Acna di Cengio e cento anni di veleno

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Presentato lo spettacolo Il fiume rubato tratto dal libro Cent’anni di veleno di Alessandro Hellmann:

“Hai mai visto Bormida? Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perché porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle sue rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel midollo,
specie a vederla di notte sotto la luna.”
(Beppe Fenoglio, “Un giorno di fuoco”, Einaudi 1988)

L’incredibile e travagliata storia della Val Bormida e dell’ACNA di Cengio: la nascita della fabbrica, le lotte degli abitanti della Valle contro l’inquinamento, il rapporto con il versante ligure, la sua inevitabile unione con la storia dell’industria chimica nazionale, la sua chiusura. Tra ricordi d’infanzia e situazioni in bilico tra il drammatico e il grottesco, si snocciola una storia epica e struggente di battaglie, di mobilitazioni, di conflitti tra il mondo contadino e il mondo dell’industria, di convenienze politiche e di interessi del capitalismo, di zone frazionate in maniera illogica, di collusione tra poteri più o meno occulti. Per capire e riscoprire la capacità di indignarsi.

Promo video dello spettacolo.

[youtube aIUuL4DSs4s]
(Via Vittorio Pasteris)

The Ghetto Pietà: ritratto da un altro continente

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The Ghetto PietàL’argomento è (in parte) differente, la città sorge in un altro continente, ma il post The Ghetto Pietà probabilmente risulta abbastanza evocativo per essere attinente con una giornata come quella di oggi. La storia inizia così:

I am walking in Mount Oliver, a hilltop borough surrounded by the city of Pittsburgh, when I turn down a side street and see the building in the photo above. Living in Detroit, I am accustomed to corner shrines of stuffed animals, empty malt liquor bottles, and flowers taped to lampposts. I have seen half of the graffiti RIP murals between the Bay Area and Belfast. But I have never seen any piece of street art that blew me away like this one painted on a few plywood boards replacing the window of a vacant storefront.

Malamilano: un documentario sulla criminalità post anni ’50

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[youtube SjqyMMsdGFQ]

Malamilano, un documentario che narra i tempi della criminalità del capoluogo lombardo:

Dalla liggera alla criminalità organizzata. Milano, inizio anni ’50, la guerra è ormai alle spalle, la ricostruzione avviata verso il boom economico. Ai margini di una contrapposizione di classe ancora ben definita, dei giovani di estrazione proletaria non accettano più le dinamiche delle conflittualità sociali dell’epoca. Non seguono più l’esempio della militanza politica, rifiutano la logica del lavoro salariato in fabbrica e si arrangiano come possono con piccoli furti rispettando però codici, regole e valori precisi. E’ una malavita un po’ romantica, molto legata al territorio e alla gente comune, figlia di una povertà vissuta dignitosamente, infatuata e sedotta però dalle figure cinematografiche francesi e americane che raccontano “il grande colpo che ti può risolvere la vita”.

Interviste a Primo Moroni, Bruno Brancher e ad alcuni personaggi che di quella mala facevano parte. Per ulteriori informazioni: Malaricordi.

(Via Sandrone Dazieri)

Genova 2001: la memoria è un ingranaggio collettivo

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Scontri al G8 di Genova nel luglio 2001Il giornalista Roberto Laghi, sul suo blog, scrive che “la memoria è un ingranaggio collettivo”. Lo scrive all’interno di un post intitolato E intanto muoiono i partigiani in cui fa riferimento alla notizia della scomparsa del comandante partigiano ravennate Bulow, all’anagrafe Arrigo Boldrini, per lungo tempo presidente nazionale dell’Anpi.

Ma Laghi fa riferimento anche a un altro “ingranaggio collettivo”. Quello che si è spontaneamente innestato dopo i fatti avvenuti nei giorni del vertice del G8 di Genova, nel luglio 2001. Fatti che proprio grazie a un volàno corale non sono passati sotto silenzio né allora né negli anni successivi. Quell’estate, per strada, si rivissero episodi che si pensavano relegati da un quarantennio alla storia e a modalità di gestione dell’ordine pubblico risalenti a eventi come quelli per esempio di Reggio Emilia, quando il 7 luglio 1960 gli scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine portarono alla morte di cinque operai. O, nello stesso anno ma pochi giorni prima, e precisamente il 30 giugno, il capoluogo ligure, città medaglia d’oro alla Resistenza, vide aprirsi il congresso organizzato dal Movimento sociale italiano e i cittadini scendere in piazza per protestare contro il partito che direttamente discendeva dal Ventennio della dittatura fascista.

Genova 2001 è stato uno dei momenti in cui più esplicitamente si è arrivati a negare la democrazia in questo paese attraverso la repressione del diritto di manifestazione. Un momento che, grazie alla pervasività della tecnologia e della digitalità, oggi può essere testimoniato in molti modi. A iniziare dalle immagini e dai video. E poi ci sono i processi di cui si può diffusamente leggere e sentire.
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Giuseppe Genna e il dittatore dalla culla al benedetto bunker

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Hitler di Giuseppe GennaGiuseppe Genna scrive su Macchianera che è uscito Hitler (si spera per sempre, dalle nostre vite):

La pauperistica premessa è per annunciare che è in tutte le librerie l’ultimo romanzo pubblicato dal sottoscritto: si intitola Hitler ed è il primo romanzo al mondo sulla vita petecchiale del più grande carnefice della storia umana, dalla maledetta culla al benedetto bunker. Sul mio sito (che è ospitato sempre da Gianluca Neri, ma ciò non vuol dire che abbiamo un DICO in corso, io e lui) c’è un’abbondanza imbarazzante di riflessioni su come è nato ed è stato steso il libro, in una sezione appositamente dedicata (anche perché, se l’avessi dedicata casualmente, sarei un cretino, il che non esclude che comunque non lo sia).