Tibet: l’informazione indipendente di Avaaz.org

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Foto Fosco MarainiA proposito della situazione in Tibet, Andrea Plazzi fa una segnalazione interessante sul suo blog:

Comunque la pensiate sull’efficacia dei movimenti online, desidero girarvi questo link a un’iniziativa di Avaaz.org. Anche se non vi interesserà, potrete lasciare il vostro indirizzo di posta elettronica e iscrivervi alla loro newsletter certi di non aggiungere spam a quello che già vi appesantisce la vita, e che non vi si attaccherà alcun virus o altro “-ware” indesiderabile. Rischiate solo un po’ d’informazione indipendente: Avaaz.org è co-partecipata dalla più nota MoveOn.org, e altrettanto rispettata (forse anche un po’ imbarazzata per i complimenti di Al Gore, ma non si può avere tutto).

Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito: “auspichiamo che”

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A fine legislatura è giunta la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito e sulle patologie sviluppate dal personale italiano in missioni militari all’estero e dalla popolazione civile che si trovava nelle vicinanze di insediamenti bellici. Una relazione, quella approvata nel febbraio scorso, che sembra rassegnata potendo alla meglio “auspicare” una serie di azioni. Nelle sue conclusioni, infatti, si legge che:

La Commissione prende atto dell’impossibilità di stabilire, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, un nesso diretto di causa-effetto (nesso di causalità) tra le patologie oggetto dell’inchiesta e i singoli fattori di rischio individuati nel corso delle indagini, con particolare riferimento agli effetti derivanti dall’uranio impoverito e dalla dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di metalli pesanti. Al tempo stesso, vista la obiettiva sussistenza di fenomeni morbosi anche in riferimento alla operatività di altre concause, legate in tutto o in parte ai contesti fortemente degradati ed inquinati dei teatri operativi in cui ha operato il personale militare italiano, ritiene che il verificarsi dell’evento costituisca di per sé elemento sufficiente, quanto meno sul piano ontologico (criterio di probabilità), a determinare il diritto per le vittime delle patologie e per i loro familiari al ricorso agli strumenti indennitari previsti dalla legislazione vigente (compreso il riconoscimento della causa di servizio e della speciale elargizione). Esprime il concreto auspicio che si prosegua sulla via dell’effettiva semplificazione delle procedure amministrative per l’accesso ai suddetti istituti, anche mediante una più ampia opera di informazione e di sensibilizzazione tanto nei confronti dei cittadini che delle istituzioni interessate.

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Fausto e Iaio: la speranza che muore a 18 anni

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Fausto e IaioE mentre in molti, moltissimi, in questi giorni ricordano il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione della scorta, c’è un altro anniversario che merita di essere sottolineato ma la cui eco è molto minore: l’assassinio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (Fausto e Iaio), due giovani vicini da Autonomia Operaia che furono uccisi a Milano con otto colpi d’arma da fuoco il 18 marzo 1978, ma le indagini, dopo 22 anni, sono state archiviate senza che fossero mai individuati i responsabili. Sulla vicenda, si può leggere un bell’articolo scritto da Michele Gambino mentre sul sito ufficiale sono disponibili materiali originali (compresi gli atti giudiziari) e il testo completo del libro di Daniele Biacchessi, La speranza muore a diciotto anni.

Inoltre Radio Popolare ha messo a disposizione le registrazioni di come raccontò quei fatti, le reazioni, i funerali e i depistaggi. In aggiunta, con lo speciale Che idea… ricordare di marzo annuncia che:

I familiari e gli amici di Fausto e Iaio hanno scritto un libro (più dvd) per il loro trentesimo anniversario. Radio Popolare – che fu fondamentale per svelare i depistaggi – lo presenterà in una trasmissione speciale in onda lunedì 17 marzo, dalle 18 alle 19. E sarà speciale anche il luogo da cui trasmetterà: la Triennale di Milano, dove è ancora aperta una mostra sugli anni ’70.

Qui è disponibile la scheda della mostra annisettanta. Il decennio lungo del secolo breve (il cui titolo è accompagnato dal verso di Fabrizio De André “Si sono presi il nostro cuore sotto una coperta scura…“) all’interno della quale si legge:

A volte, sembra quasi che la coperta stretta della memoria abbia avvolto gli anni settanta in una penombra spessa e scura, lasciando galleggiare nel ricordo soltanto due tonalità cromatiche. Gli anni di piombo, gli anni del sangue, e nient’altro. Questa mostra cerca, prima di tutto, di riesumare proprio questo altro. Il suo nulla, il suo tutto. I mondi, i sogni, i fantasmi che esso contiene. Senza voglie di vintage, senza effetti-nostalgia, ma anche senza furori liquidatori. Perché gli anni settanta non sono finiti, non sono passati. Sono ancora qui. Con i loro conflitti, le loro speranze, le loro categorie di interpretazione del mondo. Dal buco più nero del secoloscorso, ancora ci riguardano.

Guadagnucci: “Bolzaneto, luglio 2001: un caso di tortura”

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(Aggiornamento del 18 marzo: Le violenze impunite del lager Bolzaneto e “Io, l’infame della caserma che ha denunciato quelle torture” di Giuseppe D’Avanzo.)

Carta ha pubblicato ieri l’articolo che riporto sotto firmato dal giornalista Lorenzo Guadagnucci, autore del libro Noi della Diaz, sei anni dopo (a cui è collegato l’omonimo blog), di recente uscito in versione aggiornata per i tipi di Altreconomia – Terre di mezzo, che ha dato alle stampe anche Distratti dalla libertà. Napoli, Genova, Cosenza, Milano. E se accadesse di nuovo? Senza troppi spazi ai malintesi, il pezzo si intitola Bolzaneto, luglio 2001: un caso di tortura e fa riferimento alla richiesta di condanna contro chi inflisse violenze ai manifestanti fermati.

Il processo di Bolzaneto offre un eccellente spaccato sullo stato di salute della democrazia italiana. Stamani in tribunale a Genova i pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno chiesto pene per 76 anni a carico di 44 imputati [su 45] accusati di vari reati per i cosidetti fatti di Bolzaneto, avvenuti durante il G8 del 2001, ma hanno soprattutto spiegato che in quei giorni, in una caserma della polizia repubblicana, si praticò la tortura. I pm hanno riscontrato «almeno quattro» delle cinque tecniche di interrogatorio che la Corte Europea definì «trattamenti inumani e degradanti» quando si pronunciò sulla repressione, da parte delle autorità britanniche, di tumulti e proteste nell’Irlanda del Nord negli anni settanta.

Ma poiché l’Italia è un paese molto speciale e non ha una legge ad hoc sulla tortura–unico fra i 15 paesi che formano il «nucleo centrale» dell’Unione europea–i pm non hanno potuto trattare il caso Bolzaneto come sarebbe stato necessario, appunto come un caso di tortura. Perciò l’imputato con la richiesta di pena più alta, l’ispettore Antonio Gugliotta, rischia 5 anni, 8 mesi e 5 giorni per abuso di ufficio e abuso di autorità sui detenuti. Perciò Alessandro Perugini, all’epoca vice capo della Digos genovese, rischia 3 anni e 6 mesi per gli stessi reati. Perugini–fra parentesi–è lo stesso funzionario imputato in un altro «famoso» processo, relativo all’arresto e al pestaggio di un minorenne: un notissimo video ritrae il funzionario–vestito con un’indimenticabile maglietta color giallo canarino–mentre sferra un calcio in faccia al ragazzo, inginocchiato, circondato dagli agenti e col volto già tumefatto. Comunque sia Gugliotta, Perugini e tutti gli altri non rischiano niente. Anche se venissero condannati dal tribunale, nel gennaio 2009 scatterà la prescrizione e la giustizia–se vogliamo ancora chiamarla così–avrà fatto il suo corso con un nulla di fatto.
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Autobiografia di un picchiatore fascista: percorso di vita dalla strada al carcere

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Autobiografia di un picchiatore fascista di Giulio SaliernoPresi il fagotto e lo rimisi in cella. La guardia mi fissava sorpresa.
– Che fai?
– Resto.

Giulio Salierno è un pezzo del pensiero sociologico e delle teorie marxiste italiane. Scomparso nel febbraio 2006 a settantun anni, non deve però la sua formazione (solo) agli studi. Quelli vennero dopo insieme alla consapevolezza che libri, cultura e conoscenza erano strumenti indispensabili per evolversi e dare forma, forse, alle proprie idee di rivoluzione o, quanto meno, di riforma. Il suo banco di scuola, il primo, deriva da esperienze di vita: quelle vissute all’inizio nelle formazioni giovani del Movimento sociale italiano e poi in carcere. Autobiografia di un picchiatore fascista, libro uscito per la prima volta nel 1976, racconta proprio di quel banco di scuola. Ed è il documento autentico di un percorso giovanile scandito da un entusiasmo fatto di rabbia, violenza, ribellione, giocato per le strade di una Roma che poco aveva da invidiare alle sommosse che dalla fine degli Anni Sessanta e soprattutto nel decennio successivo hanno scandito quotidianità e ordine pubblico. Il giovane Giulio, fascitello di borgata cresciuto in una famiglia di caduti al fronte e nostalgiche memorie del Ventennio, inizia a frequentare la sezione di Colle Oppio e lì si distingue subito per la determinazione con cui organizza le fila giovanili del partito e per l’ardimento con cui, in piazza, affronta la celere e i rossi.

E ancora la palestra, il pugilato, le scorribande notturne, i campi di addestramento fatti con gli anziani che avevano vissuto la guerra. Ma anche l’incontro con un giovane Pino Rauti, ancora lontano dalle manovre nere successive ma già chiaramente indirizzato verso un futuro di fascismo e terrore, con Julius Evola e il suo rifiuto del fascismo sociale, e con Giorgio Almirante, che pur moderato sapeva riscuotere le simpatie degli estremisti in erba. Poi il ritorno sempre lì, alla violenza, come unica valvola per cambiare un mondo che non piaceva. Salierno, in quegli anni, pensa che sparare – o ancor meglio collocare ordigni esplosivi – sia la strada per affrancarsi da un sistema nato da pochi anni ma già malato. E allora non si dà limiti, non si dà regole, se non quella di picchiare più forte degli altri, incutere timore e raccogliere consensi.
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Santanta: “Pavoni e poveracci che stanno morendo di paura”

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Santanta di Danilo AronaCome Danilo Arona faccia a trovare il tempo di scrivere tutto quello che scrive me lo chiedo spesso. Fatto sta che, perfetta organizzazione del tempo o diabolici patti che racconta nei suoi libri, da Perdisa Editore mi è arrivato Santanta, più recente fatica dello scrittore alessandrino (o bassavillese):

È impossibile stare a letto in una notte del genere. Apro la porta ed esco. La sabbia scagliata a tutta velocità provoca dolore, soprattutto sotto le ascelle. Ed è una sabbia che sa di cenere. Nel vento si sentono urla stridule che provengono da un oliveto in alto, oltre la litoranea: pavoni, poveracci, che stanno morendo di paura. E un luccicchio sinistro mi saluta dalla casa vicina. Anche lei, tanto per cambiare, non dorme. E, tanto per cambiare, sta brandendo quella sua maledetta lama con la quale un giorno o l’altro provocherà un casino.

Insomma, quanto prima si passerà alla lettura. E, in ultimo (ma non ultimo), il libro sta dentro la collana Perdisa Pop diretta da Luigi Bernardi.

Misteri d’Italia: Genova, le impunità e le promozioni

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Dalla newsletter del 7 marzo di Misteri d’Italia:

  • Carriere di stato / 1 – Gli uomini del G8? Tutti promossi:

    È questo tema delle promozioni ciò che nel dopo Genova 2001 più solleva indignazione. Innanzitutto perché ribadisce che il nostro è il Paese dell’impunità: a sette anni da quei fatti l’unica condanna riguarda i no global. In secondo luogo perché quelle promozioni sanciscono il diritto alla violenza e al sopruso di quelle che dovrebbero essere le forze dell’ordine. Grazie al prezioso lavoro di Enrica Bartesaghi, del Comitato Verità e Giustizia per Genova, ora abbiamo la ricostruzione completa delle brillanti carriere dei poliziotti inquisiti per Genova. La semplice lettura dell’elenco è un colpo allo stomaco.

  • Articolo scritto da Anubi D’Avossa Lussurgiu su Liberazione del 28 febbraio 2008, Carriere di stato / 2 – Guidò il massacro a Napoli e adesso è numero 2 della polizia:

    Ci sono notizie che, in Italia, non sono notizie. Il 22 scorso è stato il giorno di una di queste: la nomina del nuovo vice direttore generale della Pubblica Sicurezza con funzioni vicarie. Il nuovo numero 2 della polizia di Stato. Una nomina decisa e firmata dal ministro competente, il titolare del dicastero dell’Interno del governo Prodi dimissionario, Giuliano Amato. La nomina è avvenuta, come di prammatica, su indicazione del capo della Polizia in carica, Antonio Manganelli. Ed è avvenuta giocoforza, perché sino a quel giorno l’incarico di vicecapo vicario era stato svolto dal prefetto Luigi De Sena: nel frattempo pensionatosi, per candidarsi capolista in Calabria per il Pd alle prossime elezioni politiche. Il successore così nominato è Nicola Izzo.

I crimini di guerra dimenticati e la loro eredità

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Su Information Guerrilla (che in questi giorni sta pubblicando materiale parecchio interessante), viene segnalato il documentario Fascist Legacy – L’eredità del fascismo, girato da Ken Kirby e presentato con queste parole:

Fascist Legacy è un documentario della BBC mandato in onda, in Inghilterra, nel 1989. Racconta la storia dei crimini commessi dagli italiani all’estero durante il fascismo e nel corso della seconda guerra mondiale. Il nostro paese è tra quelli meno abituati a fare i conti con il suo passato coloniale e bellico, nonostante questo sia segnato da ogni genere di atrocità. Guarda il documentario in italiano su Google Video.

Qui una recensione uscita nel 2003 sul Guardian, “Italy’s bloody secret”, mentre qui una scheda curata dallo spazio di documentazione Nexus di Milano.

Infine, sempre in tema di video, ma questa volta si parla di FBI, maccartismo, mafia e spionaggio, ieri Mario La Ferla è stato a presentare il suo Compagna Marilyn (di cui si era parlato poco tempo fa) da Corrado Augias durane Le storie delle 12.45. Per vedere cosa si è detto, qui è disponibile la registrazione.

Lagostena Bassi: “Io accusatore di un certo modo di processare”

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[youtube ojaACZr3yD8]

Via Sorelle d’Italia, Tina Lagostena Bassi:

Se la donna viene trasformata in un’imputata, si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale. Una donna ha diritto di essere quello che vuole, senza bisogno di difensore, e io non sono difensore della donna, io sono l’accusatore di un certo modo di fare i processi per violenza, ed è una cosa diversa… Tutto si cerca di sporcare.

Qui qualche precedente considerazione a proposito della legge contro la violenza sulle donne.

Danger: un libro su crimini e criminalità dal 1886

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Danger! A True History of a Great City's Wiles and TemptationsSi intitola Danger! A True History of a Great City’s Wiles and Temptations, è stato scritto da William Howe e Abraham Hummel ed è un libro su crimini e criminalità che risale al 1886 e che, pubblicato sul sito del Project Gutenberg, è stato reso disponibile per il download in diversi formati. Segnalato da BoingBoing che riprende un thread sui forum di Rorta, il libro viene presentato in questi termini:

In 1888 [note that, as aforementioned, an edition of the same tome was actually first published two years prior], Howe and Hummel published In Danger; or Life in New York. A True History of a Great City’s Wiles and Temptations, a purported exposé of the New York City underworld. Giving explicit and detailed information about how pickpockets, shoplifters, thieves, and even murderers conducted business [emphasis added], their “exposé” was essentially a how-to manual for would-be criminals. Their book attempted to drum up business by flaunting their success at thwarting the courts and returning their criminal clients to the streets, claims that many Americans believed.

Per chi ha una particolare passione per le stampe antiche, da qui si possono scaricare le scansioni della versione originale.