Online i processi alla banda della Uno Bianca
Quando si cerca di conoscere una storia, ci sono diverse fonti importanti. Una di queste - e forse la più rara - è costituita dalle voci che si avvicendarono in tribunale. Certo, ci sono gli atti processuali, che possono essere consultati e che in diversi casi possono fornire chiavi di interpretazione nuove, diverse o sottovalutate in precedenza. Questo è accaduto per esempio al regista e sceneggiatore Paolo Benvenuti con uno studio su Portella della Ginestra per il suo film Segreti di Stato quando trovò un documento firmato da Mario Scelba e ne provò l’autenticità negata ai tempi del processo in aula.
Più raro invece avere accesso diretto a ciò che venne detto in aula: poterle ascoltare, al di là dei contenuti, aiuta a comprendere un fatto, un periodo, l’atmosfera di contorno. Per la vicenda della banda della Uno Bianca, ora è possibile scaricare le udienze dei processi di Rimini e di Bologna. Radio Radicale, che ha acquisito dal 1978 molto materiale delle più differenti tipologie e sta progressivamente digitalizzando il proprio archivio, ha messo online le registrazioni di questi due processi. Per avere questi file, un ringraziamento particolare va a Diego Galli.
La disponibilità delle udienze è un fatto importante, soprattutto considerando la portata della vicenda: la banda della Uno Bianca, composta dai tre fratelli Savi (due dei quali agenti di polizia) e da altri tre appartenenti alle forze dell’ordine, colpì tra Bologna, la Romagna e le Marche dall’ottobre 1987 al 1994 quando, in novembre, l’intero commando venne arrestato. In quasi otto anni di attività criminale, vennero messe a segno 103 azioni, si fecero 102 feriti e vennero uccise 24 persone. Per rapina, si disse, anche se le motivazioni di lucro non giustificano la violenza con cui la banda colpì tra depistaggi, inchieste sbagliate, comparsate della Falange Armata, trafficanti d’armi dell’Europa orientale o, ancora, analogie con fatti accaduti all’estero. (Continua)
Riforma dell’editoria: una consultazione pubblica
Riforma dell’editoria? Che i cittadini dicano la loro attraverso una consultazione pubblica che è stata avviata nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri. Per partecipare, c’è tempo fino al prossimo 20 gennaio e le risposte al questionario possono essere inviate per posta elettronica all’indirizzoscdie[at]palazzochigi.it. A questo proposito, l’associazione Articolo 21, che si batte per la difesa dell’omonimo articolo della Costituzione, chiede di essere tenuta informata.
iPod e musica prima di salire in aereo
Via Bernardo, una notizia davvero curiosa: iPod alla grande nei distributori automatici… Se ci si trova all’aeroporto di Atlanta, si possono inserire surrogati di monetine (la carta di credito dovrebbe andare benissimo) per un totale di 349 dollari e la macchinetta sputa fuori un lettore della Apple. Accanto, ad apposito punto vendita, si potrà acquistare anche musica da scaricare. Certo comunque che i prezzi non sono proprio alla portata di tutte le tasche.
OneDOJ e la privacy
Un imponente database creato dal dipartimento di giustizia statunitense e battezzato con il nome di OneDOJ. Ne dà notizia (anche se non è proprio una novità, visto che se ne parla dal 2005) il Washington Post e lo strumento è destinato a essere usato dalla polizia locale che potrà così accedere a informazioni disponibili al momento a FBI, DEA e ad altre agenzie federali. Un milione sarebbero i casi archiviati negli ultimi tre anni e i dati comprenderebbero rapporti, informazioni di reato, accuse, nomi, indirizzi e altri elementi che connotano sospetti e pregiudicati. Ma c’è chi si dice preoccupato, a leggere il quotidiano d’oltreoceano, anche perché si troverebbero elementi che porteranno a identificare persone mai raggiunte da provvedimenti giudiziari:
Civil-liberties and privacy advocates say the scale and contents of such a database raise immediate privacy and civil rights concerns, in part because tens of thousands of local police officers could gain access to personal details about people who have not been arrested or charged with crimes.
Giaculatorie, regali(e) ed ecologia della creatività
Alcune letture particolarmente interessanti:
- Dalla peste, dalla fame, dalla lebbra e dall’Udc di Miki (Mezzo Mondo nel Blog): avvincente - e divertente - dialogo su giaculatore, parlamentari e badilate
- Microsoft e i blogger, la polemica impazza di Pandemia su regalie, sistemi operativi e forme neanche tanto nuove di marketing virale
- CC’s Future di Lawrence Lessig a proposito di Creative Commons, percorsi lunghi anni ed ecologia della creatività
Trame all’ombra di San Pietro
In poco più di un centinaio di pagine (più una trentina di appendice) difficilmente si arriva a scandagliare un argomento in modo esaustivo. Ma si può fare altro, come gettare il seme della curiosità. O nutrirlo, visto che non si parla di casi sconosciuti ai lettori delle cronache papaline. È ciò che fanno i giornalisti e scrittori Vittorio Di Cesare e Sandro Provvisionato con il libro Vaticano rosso sangue (Editoriale Olimpia) in cui ripercorrono alcuni dei misteri che hanno caratterizzato il piccolo stato papale nel periodo che va dal 1916 al 1992.
Se si fosse prestato ascolto a Plinio che, nel 45 dopo Cristo, sconsigliava la frequentazione dell’appezzamento di terra al tempo poco più di un malsano acquitrino, la tomba di Pietro e il successivo insediamento cristiano sarebbero stati posizionati altrove. Ma la superstizione pagana non si concilia con la missione pastorale della chiesa e così, in un territorio di pochi metri quadrati sopravvissuto all’unificazione d’Italia e ultimo vessillo di un esteso potere temporale, i secoli hanno visto avvicendarsi trecento pontefici e trame che di spirituale spesso hanno ben poco. (Continua)
Scrivere: suggerimenti per l’uso
Ogni tanto ne salta fuori qualcuna, di guida alla scrittura. Se uno dei testi più accattivanti, soprattutto per leggibilità e intreccio con la realtà quotidiana, rimane On Writing di Stephen King, merita una scorsa anche questa raccolta di suggerimenti (cinquantadue in tutto) redatta dal giornalista William Safire, premio Pulitzer nel 1978 per l’inchiesta sul Bert Lance affair.
Animazione sovietica e antimilitarista
Конфликт (Conflict) è uno dei più noti film d’animazione sovietici. A renderlo particolarmente famoso sono stati probabilmente il suo spirito antimilitarista e l’azzeccata allegoria in base alla quale, da un’unica scatola di fiammiferi, ne derivano due schieramenti divisi prima per colore e poi, attraverso una linea tracciata a terra, per appartenenza politica. Pubblicato ora su Google Video, il film è stato realizzato dalla celebre casa di produzione Soyuzmultfilm (la stessa dell’originale Winnie-The-Pooh che in russo fa Винни-Пух) di cui si può leggere una breve storia su Wikipedia.
Spirito del Natale, il senatore McMarthy e il consumismo
Mentre sto leggendo un legal thriller che spiega come, in una Hollywood sconquassata dai venti del MacCartismo, il copyright sia stato fatto strumento per esproriare dei loro diritti gli scrittori finiti sulla lista nera dei cacciatori alle streghe, ecco che spunta un vecchio memo targato FBI. Secondo il quale anche un classicissimo natalizio, La vita è una cosa meravigliosa di Frank Capra, non sarebbe stato nient’altro che propaganda comunista. Le motivazioni starebbero nel presunto disprezzo per la upper class e per le istituzioni bancarie, nella difesa dei cittadini con posizioni anti-consumistiche e nell’ammissione “I would never have done it that way”. Commenta ironico Will Chen, il blogger che ha scovato il rapporto:
We can look back at the FBI report with scorn and ridicule. But are we really that much more enlightened today as a society? We live in an America where romantic love is defined by three-month-salary diamonds and parental affections are expressed through ridiculously-priced video games (don’t forget to check out our report on the Wii and PS3 locator, by the way). Perhaps the FBI was (and still is) correct when it said It’s a Wonderful Life did not reflect American values. If you don’t believe me, try telling your loved ones tonight that they won’t be getting a materialistic gift from you, beacuse your love for them already makes them the “richest man in town!”.
Pietà per loro
Via Macchianera, Pietà per loro, vignetta pubblicata sul blog di Mauro Biani. Personalmente, alla notizia che era stato negato il funerale religioso a Piergiorgio Welby, ho pensato che fosse una vergogna ricorrere pretestuosamente alla vecchia regola cattolica per cui i suicidi non hanno diritto ad esequie in luogo consacrato. Ma, ripensandoci, ha ragione Mauro ad usare la parola “pietà” invece di “vergogna”.
Sempre sullo stesso argomento, segnalo un post pubblicato sul Blog del Solista di Luigi De Marchi, Welby: un grande problema etico e filosofico. In particolare:
Il risultato della scelta dogmatica è la pretesa di costringere gli altri a vivere e a morire in conformità non dei loro ma dei propri valori: e da questa pretesa nascono le guerre sante e fratricide che hanno insanguinato la storia umana per millenni. Il risultato della scelta umanistica, viceversa, è di non pretendere mai di imporsi agli altri esseri umani, ma solo di rivendicare per sé la propria libertà di scelta e di lottare per assicurare anche agli altri la stessa libertà, nella convinzione che solo così l’avventura umana possa continuare a svilupparsi, realizzando i sogni di Pace, di Giustizia, di Amore, di Compassione e di Bellezza che l’essere umano ha portato in una natura governata dalla legge crudele del più forte e del mors tua vita mea e in universo altrimenti freddo e indifferente. La scelta che ci sta di fronte si riassume dunque in una semplice alternativa: regressione dogmatica o crescita umana nella libertà.
I divieti di un fonografo del 1907
Non sembra proprio cosa di oggi il fastidio verso chi imita, copia o diffonde e nemmeno cosa di oggi sembrano i “non si deve” scanditi dalle disposizioni previste da licenze, norme su diritto d’autore o strumenti affini.
A suffragio di questa affermazione, Cameron Daigle ha pubblicato su Flickr una fotografia, intitolata The Record Industry’s Piracy Law, che ritrae il cilindro di un fonografo degli Edison Laboratory risalente al 1907. Piuttosto chiaro ciò che succede se non si rispetta ciò che viene riportato su di esso:
upon any breach of said condition, the license to use and vend this record, implied from such sale, immediately terminates
Vita o morte, civiltà o violenza
In memoria di Piergiorgio Welby, alcune parole di Luca Coscioni (1967-2006) tratte da Il Maratoneta:
Noi chiediamo il confronto democratico sulla clonazione terapeutica, la libertà di ricerca scientifica, l’utilizzazione degli embrioni soprannumerari, l’eutanasia, la libertà e la responsabilità nell’assistenza personale ai disabili gravissimi, la terapia del dolore, così come tutto ciò che è stato espulso dal dibattito politico. L’onorevole D’Alema ci scrive chiedendoci di sospendere la nostra lotta, ritenendo che i nostri argomenti, proprio perché interrogano la coscienza individuale, sono “questioni che non si possono ridurre al campo di scontro in una campagna di per sé tesa e difficile”. All’onorevole D’Alema io rispondo che la politica, nel bene o nel male, è tutto questo. È vita o morte, civiltà o violenza. Alla violenza di questa cinica esclusione dei diritti fondamentali dei cittadini, rispondo io con il mio corpo, che gli oscurantisti, gli integralisti politici clericali e verdi, vorrebbero costringere in un gigante di pietra; risponde Emma con la sua sete di verità; rispondono i premi Nobel e gli scienziati.
Il fuoco di Bianciardi viene “riaperto” in rete
Ettore Bianciardi l’aveva detto e lo ha fatto: non gli piaceva neanche un po’ la piega che aveva preso la fondazione intitolata a suo padre, il grande scrittore Luciano scomparso nel 1971, e così, esaurita la fase dei botta e risposta sui giornali, si è rimboccato le maniche e ha partorito con Marcello Baraghini la sua alternativa.
Alternativa battezzata con il nome di Riaprire il fuoco, dal titolo di un libro di Luciano Bianciardi Aprire il fuoco, e dedicata a un recupero della letteratura che sui giornali raramente ci finisce e che generalmente trova spazio in quasi nessuno - se non nessuno - degli ambiti classici in cui si dibattono le novità editoriali. Con il relativo blog, inoltre, vuole mantenere viva la discussione per arrivare a quello che viene chiamato il libro infinito. Obiettivo?
Non solo per recuperare la vera identità [di Bianciardi], ma anche per cercarne delle nuove, altrettanto critiche verso ogni forma di potere e vessazione e infine per aprire nuovi spazi di libertà, di fantasia e di passione civile, in primo luogo sulla Rete. Uno spazio di libertà per la cultura. Un luogo che dia voce a chi adesso non ce l’ha. Una ricerca di veri nuovi scrittori.
Sistema Cultura Italia: diritti o corporazione?
Da Fronte della comunicazione. Meta-associazione con scopi culturali o gruppo di pressione con fini corporativi? Viene da chiederselo, leggendo la notizia relativa alla nascita di Sistema Cultura Italia (per esteso federazione italiana dell’industria culturale), nuova realtà inquadrata all’interno di Confindustria.
Ne fanno parte a titolo di costituenti Aie (associazione italiana editori), Afi (associazione dei fonografici italiani), Agis (associazione generale italiana dello spettacolo), Anes (associazione nazionale editoria periodica specializzata), Anica (associazione nazionale industrie cinematografiche e audiovisive multimediali), Fimi (federazione industria musicale italiana) e Univideo (unione italiana editoria audiovisiva). Scopi della nuova realtà, si legge in una nota dell’Ansa, sono «la tutela dei diritti e degli interessi collettivi degli associati sul piano nazionale, comunitario ed internazionale; promozione della salvaguardia del diritto d’autore; la lotta alla pirateria». (Continua)
Patrick O’Brien: un documentario sulla vita con la SLA
Nei giorni in cui non si placa il dibattito legato alla vicenda di Piergiorgio Welby e alla sua richiesta (rifiutata) di interrompere le cure che lo mantengono in vita per morire con dignità, dagli Stati Uniti - via BoingBoing - giunge la storia di Patrick O’Brien, filmaker trentaduenne a cui nel 2004 è stata diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) riducendo la sua aspettativa di vita a non più di cinque anni. Oltre ad aver creato una fondazione per la ricerca e il sostegno alle persone affette da questa e da altre patologie neurologiche degenerative, ora esce un documentario che ricostruisce l’esistenza del giovane dal giorno della diagnosi e testimonia la progressione della malattia. Sia il film che altri contributi visivi possono essere acquistati e il ricavato andrà alle attività della fondazione. A questo indirizzo, invece, si può sostenere l’associazione Luca Coscioni.











