Quella volta che incontrammo gli alieni

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We Met The Space PeopleErano gli Anni Cinquanta e le sorelle Helen e Betty Mitchell da Saint Louis (Missouri) un malaugurato pomeriggio entrarono nel bar sbagliato. Qui infatti – sostennero le due signorine Mitchell – incontrarono delle creature umanoidi e dall’esperienza che ne seguì trassero un libretto, We Met The Space People, pubblicato originariamente nel 1959 per la Saucerian Books, casa editrice del West Virginia specializzata in ufologia e altri argomenti abbastanza particolari tanto da essere diventata una specie di cult per gli appassionati del mistero.

Ora quello stesso libro è disponibile su Manybooks.net, sito piuttosto articolato che mette a disposizione per il download libri sui quali sono sono scaduti i diritti d’autore o che sono stati scritti per essere diffusi liberamente in rete (ce ne sono anche in italiano). Molteplici i formati disponibili.

Atlanti anatomici: online le tavole storiche

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Jacopo Berengario da CarpiTavole tratte da atlanti anatomici che vanno dal XIV al XIX secolo. Sono pubblicazioni ormai passate sotto pubblico dominio di diversa origine riunite da Historical Anatomies on the Web, progetto nato per mettere a disposizione degli utenti scansioni di buona qualità tratte dalle proprie collezioni. Per la maggior parte, le immagini sono di origine europea, ma se ne trovano anche di asiatiche: Persian Anatomical Illustrations (Iran o Pakistan, pubblicata tra il 1680 e il 1750), Jushikei hakki (Shi si jing fa hui. Japanese & Chinese) (Giappone, 1716) e la più antica, Tashrih-i badan-i insan. [Anatomy of the Human Body] (Iran, 1390 circa).

Diversi gli atlanti italiani e ce n’è anche uno bolognese: Isagogae breues, perlucidae ac uberrimae in anatomiam humani corporis compilato da Jacopo Berengario da Carpi nel Cinquecento e illustrato da Ugo da Carpi.

La beffa delle armi ecologicamente sostenibili

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Iran BlogDato che il pianeta non è più autosufficiente – deve aver pensato qualcuno – allora tutti i settori devono adeguarsi. Anche quello degli armamenti. E così ora l’Industria bellica britannica produce armi “ecologiche” (via Peace Reporter): proiettili privi di sostanze inquinanti e scarsa tossicità delle munizioni pesanti fanno parte di un programma volto alla sostenibilità ambientale.

A parte discorsi sul ricorso all’uranio impoverito e ad altre cancerogene componenti belliche di cui si può leggere e vedere anche qui (salvo poi sostenere economicamente la ricerca contro i tumori), che dicono questi magnati di situazioni come quelle documentate con la La strage nascosta o con Un’altra Falluja?

Il fosforo bianco e altre sostanze bandite dalla Chemical Weapons Convention, incenerendo la gente, inquinano o no? Infine, le mine antiuomo con cui gli eserciti disseminano i terreni saranno vendute in una nuova e innovativa versione in base alla quale, dopo la fine degli assedi, si sciolgono e sono assorbite dal terreno diventandone concime?

Del cinema Statuto e di come Paolo e Maddalena non ci andarono

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Seduta spiritica, foto del Capitano D'AlbertisPremessa

La vicenda della strage del cinema Statuto di Torino è reale. Venne avviata un’inchiesta per stabilire eventuali colpe nella morte di tutta quella gente, 64 persone. Di fatto, a essere condannati per via delle uscite bloccate e per negligenza furono solo il titolare, la maschera e gli operai che avevano lavorato all’interno. Nessuna conseguenza invece per i componenti della commissione di vigilanza che avevano dato l’ok alla riapertura del cinema. A loro favore si pronunciò nel 1995 anche la Corte dei Conti esimendoli da qualsiasi risarcimento. Per una quarantina delle vittime vennero officiati funerali di stato a cui partecipò anche l’allora presidente della repubblica, Sandro Pertini, al quale il rogo aveva ucciso un corazziere. Venti famiglie invece scelsero, in segno di protesta, una cerimonia privata. In seguito all’incendio, venne modificata la legislazione vigente, che risaliva al 1953, vietando l’utilizzo di materiali infiammabili e introducendo nuove misure di sicurezza nei luoghi pubblici.

Oggi, al posto del cinema, sorge un condiminio con quindici appartenenti.

Anche la storia di Maddalena e Paolo è vera. O almeno così si cerca di farla passare. Gli unici particolari che non corrispondono a realtà sono i nomi degli improvvisati spiritisti. Continue reading

Oaxaca, parole per immagini

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Peter KuperIl fumettista Peter Kuper vive nella città messicana di Oaxaca da alcuni mesi insieme alla famiglia. E dei recenti scontri ha raccontato con una serie di immagini riportata sul blog PW The Beat. Scrivendo anche che:

Sad to say it seems to be getting worse as of this morning but hard as always to verify without going downtown. For some reason Betty doesn’t want me to head to the zocalo–something about me getting shot or arrested and deported–go figure! Latest I’ve heard was that there are 3 different groups marching to the Zocalo and that there has been fighting in the street with the Federal police. We’re sitting tight in San Felipe,we dropped Emily at school like it was a normal day and are keeping an ear on the news/internet.

Your tag cloud, mr. President

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Una tag cloud che contiene le parole pronunciate più frequentemente dai presidenti degli Stati Uniti. L’ha realizzata un informatico di origine indiana, Chirag Mehta, partendo da 360 documenti contenuti nell’Enciclopedia Britannica e ThisNation.com che comprendono discorsi, interventi pubblici, dichiarazioni ufficiali e lettere dal 1776 al 2006.

Non fare la guerra, fai un caffè

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Fai un caffè, non la guerraDai proiettili per i mortai alle macchine per il caffé: la trasformazione avviene per mano di Azmeraw Zeleke, artigiano di Mekele, cittadina etiope a un centinaio di chilometri dal confine eritreo, che ora vende – seppur a fatica – i suoi manufatti ai bar della nazione africana. Dicendo:

These shells have all been used. We all need peace and we don’t want war but once these shells have been used, we should use our skills to do something with them. Sometimes I think about the fact they were used for war but I want to change them to do something good. They could be a symbol of war but I am doing something good out of the bad.

Alla faccia delle discutibili posizioni di Starbucks da quelle parti.