Dalla rete: tra disinformazione e storie senza un epilogo

Standard
  • Bernardo Parrella, La disinformazione (e le veline) di Repubblica.it:

    Elementi per supportare tale assunto? Nessuno. Citazioni o posizioni degli indagati in quest’azione dell’IFPI? Zero. Qualche battuta sulla complessità dei problemi, dalle imposizioni SIAE ai prezzi esorbitanti dei CD (in Italia ben più che altrove)? Macché. E basta forse quest’azione tutta italiana per sostenere che «l’offensiva delle case discografiche torna ai livelli del “processo Napster”»? Certamente no. Ma la ciliegina è l’aggancio tra tali supposte offensive anti-pirateria e il nuovo servizio Amazon. Intuizione stupenda! Sarà sicuramente così, no?

    Aggiornamento del 3 ottobre: sempre sul blog di Bernardo, in merito a questo argomento viene pubblicata una Lettera aperta a Pier Luigi Pisa (Repubblica.it) di Carlo Gubitosa dell’Associazione Peacelink.

  • Girolamo Grammatico, Le mosche volanti:

    Il 30 settembre del 1977 i fascisti, in un perverso connubbio con la polizia, attaccano un gruppo di ragazzi di sinistra uccidendo Walter Rossi. L’inchiesta sul suo omicidio è stata chiusa anni fa, dopo più di 2 decenni di inutile istruttoria, senza trovare l’assassino o i colpevoli […]. Noi di TN lo ricordiamo con questo racconto dedicato al giorno della sua morte.

Macchie di silenzio dentro una storia nascosta

Standard

Macchie di SilenzioLa designer Alice Avallone e il giornalista Giovanni Fasanella lanciano un’iniziativa che si articola su due fronti: da un lato si rivolge agli scrittori nati tra il 1970 e il 1980 e dall’altro si concentra sugli anni di piombo e il terrorismo in Italia. Nasce (anzi si evolve) così, all’interno del blog La storia nascosta, il progetto Macchie di Silenzio:

L’idea […] era quella di coinvolgere il web, per far sì che non si dimenticassero gli anni del terrorismo in Italia, e soprattutto far arrivare le testimonianze delle vittime a più persone possibili […]. Nell’agosto 2007 Alice Avallone […] ha iniziato ad indagare più a fondo su come i giovani come lei hanno ricevuto la memoria degli anni del terrorismo in Italia. La sua ricerca sta spaziando dai progetti fotografici ai racconti, dalla grafica alle poesie, dal cinema alla musica, dai saggi all’arte digitale.

Qui si può scaricare un file pdf (940 KB) che racconta i primi cinque mesi di questa esperienza.

Dalla rete: porcate, sicurezza e post-indulto

Standard
  • Pino Nicotri, Anziché del Porco Day, i vari Calderoli farebbero meglio a parlarci delle molte truffe ai danni della Sanità lombarda:

    Nella puntata del 25 luglio vi ho raccontato le prodezze di medici mascalzoni – e relativi accoliti – che lucrano disonestamente perfino sul fenomeno in crescita della anoressia e bulimia, e che la “banda dei medici” onesti, con la quale nel mio piccolo collaboro privatamente e in silenzio, ha iniziato a far vedere i sorci verdi a qualcuno di questi laidi profittatori informando per filo e per segno la magistratura. Grazie al lavoro della “banda” è nato anche il libro “Milano da morire” pubblicato pochi mesi or sono da un collega del Corriere della Sera, dove si racconta del magna magna truffaldino in auge nel sistema sanitario meneghino, in particolare in non poche cliniche e affini a sbafo della Regione Lombardia.

  • Gaspare De Caro e Roberto De Caro, La sventurata rispose. La Sinistra e l’Ordine pubblico (1):

    In un paese civilmente arretrato come l’Italia – un caso imbarazzante per l’Unione Europea sotto molteplici aspetti, non ultimo quello di un galoppante, pervasivo analfabetismo di ritorno che interessa capillarmente tutti gli strati della società con incidenza notevole sulla capacità collettiva di capire ciò che sta succedendo – prevedibilmente le giornate di Genova dovevano eccitare sentimenti scomposti e inadeguati nei confronti di un movimento di protesta nato altrove e per questo sottovalutato, secondo una prospettiva italocentrica che da noi non fa difetto a nessuno, ma della quale il resto del pianeta stenta a condividere la necessità.

  • Sandro Ruotolo, Pene certe e barra al centro:

    Le carceri sono di nuovo piene. Erano 60 mila prima dell’indulto. Sono quasi 45 mila oggi e, in un domani assai vicino, si riproporrà la questione del sovraffollamento. O si costruiscono nuovi istituti penitenziari o si depenalizzano alcuni reati. Ci può essere anche una terza soluzione che comprenda le precedenti due.

Storia di John Young, di spie e di Cryptome

Standard
  • John Cook, Secrets and Lies – The man behind the world’s most dangerous website

    Over the previous week, I had exchanged e-mails and spoken on the telephone with Young, a 71-year-old architect, spy buff, and proprietor of a strange and engrossing website called Cryptome, to set up an interview. In doing so, I supplied him with certain data: my name [John Cook], occupation [reporter], employer [Radar magazine], location [216 E. 45th St.], e-mail address [redacted], telephone number [redacted]. Young craves data. He covets it, collects it, triangulates it, and uploads it to Cryptome—an online repository of forbidden information—where it collides with more data, gig after gig sloshing around in chaotic digital clouds. There are high-resolution satellite photos of President Bush’s Crawford ranch, technical documents detailing how the National Security Agency spies on computer traffic, even the home addresses and telephone numbers of government officials, including former Director of National Intelligence John Negroponte.

Coincidenze liguri tra Sanremo e la scuola Diaz

Standard

A pensar male, potrebbe venire in mente che la resa dei conti sia iniziata. Una resa dei conti – se tale fosse – che sarebbe indecente perché consumata sulla pelle di due donne assassinate per mano (forse) dello stesso uomo. Quella che appare come una storia di nera definita “estiva” solo per la stagione, ma di fatto inseribile all’interno di una scia che si ripresenta in media un giorno su tre (dicono le statistiche), a guardare meglio è probabilmente qualcosa di più. Nel mirino c’è un magistrato, Enrico Zucca, ritenuto responsabile (e minacciato) per non aver proceduto con l’arresto di un indiziato di omicidio ritenuto comunque pericoloso. E i suoi detrattori non sono solo alcuni familiari delle vittime, ma anche funzionari della polizia di stato che – in sostanza e in una polemica istituzionale non da tutti i giorni finita sui giornali – lo additano come uno che non ha ascoltato gli investigatori procedendo a un’incriminazione a piede libero malgrado gli elementi acquisiti dagli agenti che indagavano.

C’è da dire però che Zucca la polizia l’ha ascoltata. O meglio, ha ascoltato alcuni suoi uomini. Ma se non fosse in relazione agli omicidi di Genova e di Sanremo (tutto da dimostrare e ci saranno accertamenti), l’ha di certo fatto per un episodio precedente: l’assalto alla scuola Diaz, quella della macelleria messicana quando uomini in divisa facevano irruzione il 21 luglio 2001 nell’istituto ligure provocando ciò che si conosce. Enrizo Zucca è infatti uno dei magistrati che lavora nel pool G8, è il pubblico ministero in quel processo, quello che vuole andare a fondo delle responsabilità delle forze dell’ordine e che in dibattimento redarguisce dirigenti e funzionari che sono reticenti, che non raccontano i fatti, che sono nebulosi quando ricordano ciò che accadde quella notte.

Ora, sarà una coincidenza ed è sicuramente grave che l’assassino di Sanremo fosse in giro malgrado gli indizi che si avevano su di lui, ma è una coincidenza curiosa. Una di quelle da tenere d’occhio.

Dalla rete: servizi, cartacce e infiltrazioni

Standard
  • Ferdinando Imposimato, Chi vuole insabbiare il Sismigate?:

    Una cosa sembra certa: nulla è cambiato dai tempi del Sifar di De Lorenzo. Con la riforma del 1977, che istituì il Sismi ed il Sisde, i primi atti del Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e del ministro dell’Interno Francesco Cossiga furono la nomina ai vertici dei servizi segreti di Giuseppe Santovito e Giulio Grassini, due generali affiliati alla Loggia di Licio Gelli, uomo della Cia legato a Totò Riina, il capo di Cosa Nostra.

  • Sbancor, Quella maledetta casa di Slawson Avenue:

    Hanno continuato, gli idioti: i mutui venivano venduti alle Grandi Case, cioè alle principali banche come Chase, Citigroup, Morgan Sanley, Goldman Sachs, Bears Stern, che li trasformavano in titoli (Asset backed Securities, CDO, CD’S ecc.). La cartaccia veniva collocata presso altre Banche, Fondi Comuni, Fondi Pensione. La cartaccia girava. La cartaccia aveva incominciato a impestare anche le banche europee.

  • Information Guerrilla, Kenya: la setta dei Mungiki tra violenza e potere:

    Dopo il consolidamento rurale ed urbano i suoi fondatori passano alla terza fase: l’infiltrazione negli ambienti politici del paese. Vari partiti politici accettano di buon grado la collaborazione con i Mungiki intravvedendoli come un ottimo strumento per la propaganda e per l’intimidazione dei partiti rivali. Tra il 1992 e il 2002 vari leader politici sponsorizzano anche altre bande criminali come i Majeshe ma saranno i Mungiki ad essere i più utilizzati.

Voci e immagini dal 2 agosto 1980

Standard

Ancora sulla stazione di Bologna, da L’Espresso, Le voci della strage di Gianluca Di Feo:

Stazione di Bologna. Due giovanissimi cameramen arrivano sul luogo dell’attentato e documentano l’inferno: polvere, sangue, disperazione, rabbia e stupore. Quaranta minuti choccanti che History Channel trasmetterà integralmente giovedì 2 agosto alle 10.25, nell’orario esatto dell’esplosione. L’espresso anticipa i minuti iniziali, con le prime registrazioni della sala operativa e il sonoro originale dei soccorritori.

Sul sito del settimanale, sono disponibili i primi sei minuti del filmato che andrà in onda integralmente domani alle 10.25 e in replica alle 19.05 e alle 22. Lo stesso filmato si trova anche sul sito di History Channel.

La bomba alla stazione di Bologna tra sentenze e revisionismi

Standard

Tutta un'altra strage di Riccardo BoccaDistricarsi da 500 mila pagine di atti giudiziari è operazione tutt’altro che semplice. Soprattutto se, a fronte di colpevoli individuati come tali da sentenze passate in giudicato, rimangono aperti molti interrogativi e si infittiscono fronti innocentisti sostenuti, sembra più per ragioni emotive che per cognizione di causa, da personaggi come Furio Colombo, Giuseppe Zamberletti, Paolo Guzzanti o Francesco Cossiga. È la storia contenuta nel libro Tutta un’altra strage di Riccardo Bocca, che parte dalla dichiarazione di una testimone che, fin dal 1982, disse di aver visto Valerio Fioravanti e Francesca Mambro davanti alla stazione, quel 10 agosto 1980, avvalorando così ciò che i tribunali hanno già sancito: i colpevoli sono loro e i loro complici dei Nar.

Ma non si limita a questo. Ripercorre i sei processi e i cinque gradi di giudizio, gli ambienti del neofascismo romano e siciliano, i rapporti con la P2 e Licio Gelli, le ambiguità delle istituzioni e dell’intelligence, le deposizioni contradditorie, le piste alternative a quella ufficiale: l’esplosione accidentale durante un trasporto di materiale detonante, il coinvolgimento della Libia di Gheddafi che collegherebbe la bomba alla stazione al DC9 di Ustica, le insinuazioni introdotte dalla commissione Mitrokin e il terrorismo internazionale e in particolare tedesco. Il tutto documentando, intervistando, citando in un lavoro di ricostruzione scrupoloso che avvalora ogni affermazione.

Ne viene fuori tutta la complessità di una vicenda sulla quale è calato ormai da tempo un processo di revisionismo politico volto a escludere i colpevoli condannati all’ergastolo e oggi quasi tutti tornati in libertà. E se ci fosse bisogno di una conferma di questa tendenza, è sufficiente leggersi l’intervista a Francesco Cossiga, allora presidente del consiglio, che dimostra quanto dice il “non detto” di personaggi istituzionali che non hanno alcun interesse a riconoscere responsabilità e contribuire all’accertamento dei fatti. Eccone alcuni passaggi presi dal libro di Bocca:

Continue reading

Un contrappasso politico l’internamento di Larissa Arap

Standard

Aggiornamento del 21 agosto 2007 via Pino Scaccia: Finalmente libera Larisa: non è lei la matta.

Per rinnovare la patente era andata a ritirare un certificato psichiatrico dopo aver superato senza problemi qualche giorno prima una visita. Ma quando si è presentata nello studio del medico, a inizio luglio, le hanno chiesto di attendere. Poco dopo è arrivata la polizia, che l’ha prelevata e portata nell’ospedale psichiatrico di Murmansk, sul mar di Barens. Una specie di contrappasso per una giornalista russa, Larissa Arap, che a inizio giugno aveva realizzato un dossier proprio su questo centro in cui i pazienti sarebbero sottoposti non a percorsi terapeutici, ma a torture.

Un contrappasso politico, una ritorsione, denunciano l’ex campione di scacchi Garry Kasparov, divenuto strenuo oppositore dell’autoritarismo del presidente Vladimir Putin, e lo United Civil Front del quale Larissa Arap è militante. A leggere l’articolo scritto da Claudio Salvalaggio per l’Ansa, lo sciopero della fame iniziato dalla giornalista non ha fatto che peggiorare la sua situazione, che da trattamento sanitario obbligatorio si trasforma in internamento in un centro per malati psichiatrici cronici a 150 chilometri di distanza. Tutto questo tra il disinterassamento delle autorità sanitarie di competenza.

Un ritorno alla psichiatria politica, denunciano ancora i gruppi per i diritti civili. Scrive in proposito Salvataggio:

Iuri Sovienko, presidente dell’associazione psichiatri indipendenti russi, ha ricordato oggi che, da metà degli anni novanta, “la psichiatria è stata usata qualche volta per scopi contrari alla medicina”. L’ex dissidente Valeria Novodvorskaia, ora tra i critici più feroci del presidente russo Vladimir Putin, è stata ancora più esplicita: “La vendetta per mezzo della detenzione psichiatrica oggi è caratteristica delle regioni più remote della Russia”.