Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Dove trovo quell’opera CC?

Scritto per Libertà di cultura da Antonella il 26-03-2005

Da Libera Cultura. Yahoo! ha appena lanciato un motore di ricerca riservato alle opere coperte dalle licenze Creative Commons. Sarà così possibile individuare facilmente quei contenuti pubblicati da autori che permettono la condivisione o il riutilizzo dei propri lavori a determinate condizioni. Pur se ancora in versione beta, il motore funziona — indicizza perfino questo sito: provare per credere!. Notizia sicuramente importante per le ripercussioni che avrà nel favorire la diffusione della cultura libera, aperta, condivisa. Come fa notare Lawrence Lessig nel suo blog i dirigenti di Yahoo! hanno dimostrato “avere la giusta visione della rete del futuro: non una piattaforma per distribuire qualcosa, ma piuttosto una piattaforma che consente lo sviluppo delle comunità.”

Ilaria Alpi: +11 anni

Scritto per Attualità da Antonella il 18-03-2005

Da RaiNews. Ilaria Alpi. Taormina: abbiamo i sei nomi del commando. Il Sismi non collabora
Il commando che il 20 marzo del 1994 uccise in Somalia la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi ed il suo cameraman Miran Hrovatin “era composto da sei persone, più un mandante somalo”. In una conferenza stampa con altri membri della commissione di inchiesta sul caso Alpi ed i genitori della giornalista, il presidente della commissione Carlo Taormina ha spiegato che l’organo di inchiesta parlamentare “è in possesso dei nomi delle persone che componevano il commando”.
Dal 18 al 24 aprile prossimi la commissione di inchiesta parlamentare si recherà a Nairobi per “ascoltare testimoni oculari che ci diranno - ha spiegato Taormina - se questi nomi sono attendibili come sospetti”. Taormina ha precisato: “Noi siamo in possesso di un punto di partenza investigativo tutto da cristallizzare. Nel momento in cui sarà cristallizzato, trasmetteremo tutto alla magistratura”.
Secondo una ricostruzione resa possibile dopo la riesumazione del cadavere, Ilaria Alpi sarebbe stata uccisa da un unico colpo alla testa sparato da un kalashnikov. La circostanza dovrà essere confermata dall’esame dell’autovettura sulla quale viaggiavano Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin. Per trovare ulteriori risconti, inoltre, la commissione partirà per Nairobi, in Kenia, dove saranno ascoltati alcuni testimoni oculari. Si tratta di testi alcuni dei quali non sono mai stati ascoltati”. E stasera mentre su Rai Tre è attesa la prima televisiva del film sulla vicenda, l’azienda televisiva pubblica è stata diffidata dal mandarlo in onda dai legali di due delle persone coinvolte sulla vicenda.
Si può ragionevolmente ritenere che il Sismi, la struttura più direttamente implicata nelle indagini sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, abbia mostrato gravissime lacune dal punto di vista dell’acquisizione dei dati per l’inchiesta”. In una conferenza stampa organizzata a San Macuto alla vigilia dell’undicesimo anniversario della morte della giornalista del Tg3 e del suo cameraman, il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Alpi, Carlo Taormina ha lanciato il suo atto di accusa contro il Sismi, sostenuto dagli altri membri della stessa commissione.

Letteratura libera

Scritto per Letteratura da Antonella il 13-03-2005

Stop common user errors

Scritto per Stranezze da Antonella il 12-03-2005

Stop common user errors

Gli interessi altrui sono sempre più verdi

Scritto per Software libero da Antonella il 7-03-2005

Passa la direttiva sui brevetti software. Gli europei ringraziano per la difesa di interessi non propri.

Una, cento, mille Ustica

Scritto per Attualità da Antonella il 5-03-2005

Quando uccisero Ilaria Alpi insieme al suo operatore, Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994, nella concitazione del momento e dei giorni successivi non fu subito chiaro quanto fosse successo. Era (e lo è ancora troppo) la Somalia dei signori della guerra, dei Caschi Blu dell’Onu, del mercato nero e dei traffici più neri che si possano immaginare. Tra le cause a lungo si parlò di una rapina ai danni di europei, una vendetta ai danni degli italiani per le sevizie sulla popolazione locale, un mercanteggio tra cosche locali. Solo che gli orologi non erano scomparsi dai polsi delle vittime. A far fuoco non erano stati AK47, almeno non addosso ai giornalisti occidentali. Colpi ravvicinati, esplosi a bruciapelo, piccolo calibro. A testimoniare lo stile non di un commando che spara a mucchio su un fuoristrada, ma di sicari con obiettivi definiti.
Tanto che il proiettile penetrato nel cranio di Ilaria Alpi non era fuoriuscito (a lungo si disse che il frammento metallico trovato nel suo collo era una scheggia della carrozzeria), tanto che la polvere da sparo attorno al foro di entrata e la tipologia delle bruciature a corollario della ferita permisero di accertare che la canna della pistola non poteva essere a più di una trentina di centimetri. Ci si mettano ancora i block notes scomparsi, l’ultimo viaggio da Mogadiscio a Bosaso sulle tracce di una nave la cui flotta fu donata dal governo italiano all’ex dittatore somalo e requisita da privati successivamente per farla approdare sulle coste di Libia, Paesi Baschi o Irlanda del Nord. Be’, già questi elementi sono più che sufficienti per far capire che la giornalista del TG3 e il suo operatore di ripresa non sono stati assaliti da qualche predone, non sono caduti in un’imboscata di generica matrice criminale. Eppure ci sono ancora così tanti misteri su questa vicenda, mancano ancora tante di quelle risposte chiare, suffragate da fatti e documenti, che ha ragione Italo Moretti, ex direttore della testata giornalistica Rai, quando definì quel duplice delitto «una piccola Ustica».
A pochissima distanza da un evento, il cronista deve informare. Lo fa con ciò che ha: notizie frammentarie, indiscrezioni, testimonianze e fonti interpellate a caldo e dunque parziali e inquinate dall’emotività del momento. Cosa sia veramente accaduto in Iraq appena dopo la liberazione di Giuliana Sgrena, dunque, non è ancora dato saperlo. Almeno non nel dettaglio. Certo è che le dichiarazioni ufficiali e ufficiose si discostano le une dalle altre. Il valzer delle smentite e delle puntualizzazioni è già partito. Il copione del lutto sta andando in scena senza che si possa, come è ovvio che sia, discettare sulla morte di un funzionario nel pieno della sua attività mentre portava in salvo una giornalista, rapita anche lei mentre svolgeva il suo compito. Ma anche stavolta, come undici anni fa, si intuisce che i calcoli non torneranno e che eroismo e senso della patria - vero o presunto che sia quest’ultimo - serviranno da drappo funebre per un uomo e la sua verità. Per una volta, però, che gli affari di stato non abbiano la meglio su una vicenda torbida e che puzza ancora di polvere da sparo. Non un’altra Ustica.