Non si è mai abbastanza preparati

Gli *altri* anni Ottanta del nostro scontento
Di WuMing 1 da Giap del mese di novembre 2004.
Ma lo volete davvero il revival anni Ottanta? Del mainstream anni Ottanta? Degli anni Ottanta… italiani? Nel nostro paese quel decennio fu “istituzione totale”, campo di prigionia culturale.
Capisco chi all’epoca era bambino e, più che il periodo storico, rimpiange la propria infanzia. Tra chi ha più di trent’anni, tuttavia, non può esserci “memoria condivisa”. O stai da una parte o stai dall’altra. Se sei nostalgico, vuol dire che stavi con Cecchetto, coi paninari, con l’oppressore.
Oppure sei un “compagno che sbaglia”, come Boosta dei Subsonica. Il suo album solista con le cover di disco dance anni Ottanta ha un intento scherzoso ma evoca cose brutte.
Gli Eighties li ricordo bene. L’italo-disco per me non è nulla di esotico, di ironico, stra-cult o che altro. è la colonna sonora della dittatura.
Epoca anti-estetica, decennio dimenticato dallo Stile. Scomparse le basette. Giacche a due bottoni, spalle iper-imbottite, maniche rimboccate sopra il gomito. Capelli corti davanti e lunghi sulla nuca, libbre di gel.
Primo pomeriggio: “Saranno famosi” e Gerry Scotti più magro. Domenica sera: “Drive in”. Comici insipidi, “il diciotto lo rifiuto”, “ho cuccato una sfitinzia”. Adolescenti in Italia negli anni Ottanta. “Costretti a sanguinare” sì, ma per via dei maroni sbregati.
No, se proprio vi interessa il periodo, non è così che si fa. Ci ripropinate la cultura del potere e del conformismo. E le culture della resistenza?
Negli Eighties la resistenza ci fu eccome. Combattemmo la guerriglia culturale con quel che c’era, vecchi archibugi concettuali, chitarre da due lire, rozze fanzines spedite per posta. Usammo passato, futuro e apocalisse contro un presente che ci schiacciava.
Se davvero volete gli Eighties italiani, sforzatevi di capirli nella loro complessità, non riduceteli a monotona orgia di spaghetti dance, tappezzeria acustica per yuppies.
C’era l’hardcore punk: Negazione, Raw Power, Impact, CCM, Peggio Punx, Indigesti, Wretched, Contropotere.
C’erano il garage rock e il revival psichedelico: Sick Rose, Pikes in Panic, Monks, Steeplejack, Primeteens, Ugly Things, Peter Sellers & the Hollywood Party.
Sale-prove schermate coi portauova. Fanze e riviste autoprodotte: Punkaminazione, Decoder, Idola Tribus. La mail art, grande corrente sotterranea. I cofanetti di artistamps e pinzillacchere che mi spedivano Bruno Capatti o Franco Piri Focardi. C’erano persino emittenti pirata, come Radio detersivo a Ferrara. Trasmetteva da un appartamento di studenti greci. Costas e Phillis, chissà dove siete adesso?
La meglio gioventù degli Eighties si muoveva nelle nicchie, ma le nicchie erano tante, adiacenti, e le pareti porose.
Al recupero del peggiore sterco commerciale, contrappongo la riscoperta delle “opposizioni 80″. Soltanto grazie ad esse tenemmo duro nel campo di prigionia, per infine uscirne vivi, e a testa alta.
Questo lavoro fa schifo
Tra le mail, ce n’è una che contiene la seguente affermazione: «Hai presente Gasparri, quello che ha il nome come una legge di merda?». Non so perché ma mi viene da ridere al nome «Gasparri» e comunque ringrazio il fedele vassallo di Sua Emittenza per la fugace digressione e per il battesimo del venerdì sera. Eh sì, perché il venerdì sera è la sera migliore della settimana. Ma proprio la migliore. I giorni lavorativi ufficiali sono finiti e da domani iniziano quelli ufficiosi, la stanchezza ha un legittimo perché tutto suo e ci stanno frasi del tipo «No, guarda, stasera proprio… Sai, tutto quel daffare in studio… Meglio che vada a casa e poi non sono neanche dell’umore…». Non lo dico a nessuno, in vero, ma mi fa fico pensarlo.
Venerdì sera, dicevamo. Già. Anche se stasera non c’è la Grande Storia sui cartoni animati del Terzo Reich. E nemmeno si parla di rigorose tecniche di reclutamento degli ariani per elevarli al rango di eletti delle SS. Argomenti che riscuotono sempre successo in me, probabilmente alimento di un morboso interesse spacciato per strascichi di passate velleità storiche. Stavolta, invece, l’antenna tivvù capta uno sconsolante poliziesco con Eddie Murphy nella parte dello sbirro buono con blandissimo accenno di rasta sulla testa e frasi come «questo lavoro fa schifo» quando se ne esce per andare a sterminare un commando di sequestratori. ‘nammerda, poveraccio.
Ok, don’t panic, la serata va riempita. E così ecco serviti un paio di reportage dai Miserabili sulla presentazione di Costantino e l’impero in un centro commerciale a me ben noto, sorgendo esso stesso in terra natia (il centro commerciale, non Costantino né l’impero). Un po’ me la prendo, in omaggio alle mie origini provinciali, perché che ne sanno quei fighetti milanesi sul conto della gente delle parti mie? Ci hanno mai vissuto senza interruzioni per ventitré anni? È vero che quella testa di intellettuale di Arbasino ha marchiato di piattume celebrale soprattutto le casalinghe di lì, ma voi, insomma, un po’ di apertura mentale. Alla fine, però, chissene di quello di pensano Arbasino, Genna o Monina. C’avranno i loro buoni motivi che poi, detto a denti stretti, mica sono poi tanto campati in aria.
E mentre il piccolo schermo declina uno spot sullo Speciale Quark della premiata ditta Angela, si scorrono le mailing list, si scuote la testa e si intona il motivetto del chimmelloffaffare. Il tutto aspettando che arrivi un’ora decorosa per passare alle lenzuola con lettura embedded. Non si può ritirarsi alle dieci di sera alla tua età(TM di qualcuno, sicuro), mi dice la parte di me che ancora rifiuta (ma con energia sempre più risicata) la letargia sociale che si diffonde a una velocità da lasciare sbigottito il più fetente sceneggiatore di film catastrofici americani da Anni Ottanta. Ma che t’importa? risponde l’altra parte, quella letargica. Vince sempre lei, è troppo forte.
Così, tirata l’ora, shutdown. Eh sì, il venerdì sera è il migliore.
PS: grandioso Danilo Arona con le cronache di Bassavilla.
Hello dog, my only friend
Lascia in eredità la casa al cane
L’anziana è morta lasciando tutto all’affettuoso compagno
(ANSA) - TRENTO, 10 FEB - Un’anziana ha nominato suo erede l’affezionato Koki, un cocker di 12 anni che per lei, vedova e senza figli, rappresentava tutto. Agnese è morta a 88 anni, lasciando al suo cane una villetta a Trento di almeno 500 mila euro, più 25 mila euro per il mantenimento dell’animale. In Italia non è possibile intestare beni a un animale, ma la donna aveva pensato a tutto: la casa sarà goduta, finché il cane vivrà, da amici. Alla morte di Koki la casa passerà ai figli di un parente.
But who elected them?













