Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
23 May
Occuparsi delle navi dei veleni significa pagare un prezzo fissato in termini di intimidazioni, attentati e furti quanto meno strani. È il caso di Gianni Lannes, giornalista investigativo sotto scorta dallo scorso dicembre, che negli ultimi tempi è stato oggetto di nuove pressioni. La penultima poco prima della metà di maggio 2010, non più di una settimana fa, e il sospetto era che sull’auto della moglie fosse stata piazzata una bomba. Il presunto ordigno si rivelerà una manomissione all’impianto elettrico: qualcuno ha sfondato il finestrino, aperto il veicolo e armeggiato lasciando in bella evidenza cavi volanti. Un avvertimento che giunge dopo tre veicoli distrutti (il primo esploso il 2 luglio 2009, il secondo bruciato il 5 novembre e il terzo – auto dai freni manomessi – il 23 luglio 2009). Qualche giorno dopo – mentre il cronista stava radunando documentazione acquisita di recente – i ladri fanno visita alla sua casa: spariscono un computer, una fotocamera subacquea e un hard disk portatile. Approfittando di una breve assenza, entrano nella sua abitazione senza scassinare la porta (nessun segno di effrazione) e non si appropriano di nient’altro: televisore, stereo, gioielli, denaro.
Cos’hanno portato via?
Documenti di lavoro. A casa non ho uno schedario, non ho un archivio, la mole di dati raccolti sta da un’altra parte, ma casualmente ho lasciato quel materiale pensando che tra le mura domestiche fosse al sicuro. Ero stato via tre giorni, ero a Perugia per una serie di seminari e conferenze sul tema dell’informazione. Ho partecipato proprio domenica scorsa alla marcia della pace e quando ho fatto rientro mi sono accorto di ciò che era accaduto. Una brutta sorpresa, anche perché sono sotto tutela del ministero degli interni che dovrebbe sorvegliare anche la mia abitazione, no?
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17 May
Da Antimafia 2000, Navi dei veleni. Nuova intimidazione per Gianni Lannes:
Nella mattinata di oggi, di rientro dalla marcia Perugia-Assisi che lo ha tenuto lontano da casa per tre giorni, il giornalista ha scoperto che ignoti sarebbero penetrati all’interno della sua abitazione sottraendogli il computer. Un grave “avvertimento”, spiega lo stesso Lannes, considerata l’assenza di tentativi di effrazione e il momento in cui è avvenuto il furto: proprio quando il giornalista ha rilasciato dichiarazioni in merito al diretto coinvolgimento dello Stato italiano nel caso delle misteriose navi imbottite di rifiuti tossici e radioattivi, fatte colare a picco nei nostri mari.
Seguirà nei prossimi giorni una lunga intervista a Gianni su questo episodio, sui precedenti e su alcuni aspetti del lavoro che sta svolgendo sulle navi dei veleni.
6 Nov
Gianni Lannes, il direttore di Terra Italia Nostra, già lo scorso 2 luglio si era visto bruciare l’auto per le inchieste giornalistiche che conduce. Poi era giunta una lettera minatoria che lo minacciava di morte e nella tarda serata di ieri è successo quanto ha scritto nella notte:
Ennesimo attentato incendiario di stampo mafioso ai danni di un’autovettura non assicurata del giornalista Gianni Lannes. Ignoti alle ore 23,40 circa del 5 novembre hanno fatto saltare in aria l’automobile del cronista impegnato nell’inchiesta delle navi dei veleni e recentemente nell’indagine sull’inceneritore che la Caviro vuole realizzare illegalmente a Carapelle in Puglia. Stamani Lannes si era recato e trattenuto in tribunale a Lucera (FG) per visionare la documentazione inerente ill mercantile giapponese ET SUYO MARU affondato nel basso Adriatico il 16 dicembre 1988 in circostanze nebulose. Nel pomeriggio era prevista la pubblicazione del libro d’inchiestsa NATO: COLPITO E AFFONDATO [...].
L’8 luglio era stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato Leoluca Orlando al presidente del consiglio Berlusconi e al ministro dell’interno Maroni. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta governativa. Si teme per la vita e l’incolumità di Gianni Lannes e della sua famiglia che non godono ancora di una qualsivoglia protezione dello Stato.
Sull’argomento se n’era scritto già un po’ di tempo fa qui e dei fatti di ieri sera ne parla anche la rivista di Lannes.