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	<title>Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria &#187; storie nere</title>
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	<description>Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l&#039;incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.</description>
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		<title>Wikileaks, la rete e la strage di Ustica. Bonfietti: &#8220;Il diritto di cittadinanza passa attraverso istituzioni trasparenti&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 19:10:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;etica hacker parte da un assunto, l&#8217;informazione deve essere libera. E l&#8217;esempio pratico è Wikileaks, progetto divenuto celebre a livello mondiale prima con Collateral Murder e la verità sugli eccidi di Iraq (dimostrando che alla contabilità ufficiale mancavano almeno 15 mila vittime civili) e poi con la diffusione dei cablogrammi diplomatici statunitensi, considerata la più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/5230_dossier_wikileaks_maurizi.html"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Dossier Wikileaks" title="Dossier Wikileaks" width="150" src="http://bur.rcslibri.corriere.it/shared_libri/cover/medium/1705230_0.jpg"></a>L&#8217;etica hacker parte da un assunto, l&#8217;informazione deve essere libera. E l&#8217;esempio pratico è <a href="http://wikileaks.org/">Wikileaks</a>, progetto divenuto celebre a livello mondiale prima con <a href="http://collateralmurder.com/">Collateral Murder</a> e la verità sugli eccidi di Iraq (dimostrando che alla contabilità ufficiale mancavano almeno 15 mila vittime civili) e poi con la diffusione dei cablogrammi diplomatici statunitensi, considerata la più grande fuga di notizie della storia del giornalismo dopo i Pentagon Papers sul Vietnam, pubblicati nel 1971 dal New York Times.</p>
<p>Wikileaks ne è un esempio al punto da pagare le conseguenze che ciò ha determinato. Non solo per le accuse per violenza sessuale formulate in Svezia contro Julian Assange (in realtà determinate dall&#8217;uso o meno di un preservativo, i rapporti erano consenzienti per ammissione delle stesse presunte vittime). Ma anche per la dimostrazione che la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neutralit%C3%A0_della_rete">net neutrality</a> &#8211; in base alla quale l&#8217;infrastruttura telematica che avvolge il pianeta deve coniugare il verbo dell&#8217;agnosticismo rispetto ai contenuti che vi transitano &#8211; può andare in frantumi in qualsiasi momento. È <a href="http://wikileaks.org/Banking-Blockade.html">accaduto</a> quando Amazon ha rescisso il contratto per gli spazi server venduti (e pagati) dall&#8217;organizzazione o con le società di carte di credito e con Paypal che hanno tagliato i canali di finanziamento.</p>
<p>È un punto su cui torna a più riprese <a href="http://www.stefaniamaurizi.it/index.php?option=com_content&#038;view=category&#038;layout=blog&#038;id=22&#038;Itemid=159&#038;lang=it">Stefania Maurizi</a>, la giornalista dell&#8217;<a href="http://espresso.repubblica.it/">Espresso</a>, terminale italiano della rete di giornali di tutto il pianeta che ha collaborato con Wikileaks e con il suo leader, Assange. Presentando a Bologna il suo <a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/5230_dossier_wikileaks_maurizi.html">Dossier Wikileaks &#8211; Segreti italiani</a> (Bur) ospite della libreria <a href="http://www.modoinfoshop.com/">Modo Infoshop</a>, la cronista, che ha iniziato a essere dentro il progetto dal 2009 e che ha seguito il rilascio degli <a href="http://wikileaks.org/wiki/Afghan_War_Diary,_2004-2010">Afghan War Logs</a>, dei <a gref="http://wikileaks.ch/gitmo/">documenti su Guantanamo</a>, dei <a href="http://wikileaks.org/cablegate.html">cablogrammi</a> diplomatici e degli <a href="http://wikileaks.org/the-spyfiles.html">spy files</a>, rimarca che &#8220;non c&#8217;è alcun elemento legale per il taglio delle donazioni&#8221;.<br />
<span id="more-8017"></span><br />
E aggiunge: &#8220;Addirittura i senatori statunitensi che hanno richiesto al Tesoro americano di imporre sanzioni economiche a Wikileaks si sono sentiti rispondere picche perché non c&#8217;era alcun pretesto formale per farlo, l&#8217;organizzazione non aveva compiuto alcun atto illegale&#8221;. Maurizi sfata poi un altro mito. &#8220;Assange uomo al soldo di qualche servizio segreto? All&#8217;inizio diffidavo del progetto, segnalatomi anni fa da una fonte quando lui e i suoi collaboratori erano del tutto sconosciuti. Non ho mai voluto mischiarmi al mondo dell&#8217;intelligence e sulle prime ci sono andata cauta, ma lavorando con loro ho visto che non si tratta di un gioco di spie&#8221;.</p>
<p>Il gioco è un altro: avere a disposizione documenti integrali e non censurati da omissis che accelerino l&#8217;accertamento di alcuni fatti, come parte dei cosiddetti &#8220;segreti italiani&#8221;. E qui entra in gioco <a href="http://www.senato.it/leg/14/BGT/Schede/Attsen/00000317.htm">Daria Bonfietti</a>, presidente dell&#8217;associazione delle vittime della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica">strage di Ustica</a>, quando un aereo della compagnia Itavia, un Dc9, venne abbattuto nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione di guerra il 27 giugno 1980 portando con sé 81 persone. Bonfietti, che dialogava con Maurizi nel corso della presentazione, ricorda gli anni che ci sono voluti perché da cedimento strutturale si iniziasse a parlare di missile (una decina) e poi altri ancora, arrivando fino al 1999, perché si sapesse cos&#8217;era accaduto con la sentenza ordinanza di Rosario Priore.</p>
<p>&#8220;Da quell&#8217;anno sappiamo come si sono svolti i fatti&#8221;, dice la presidente delle vittime e già senatrice della Repubblica. &#8220;Il problema che permane è duplice: accertare in sede giudiziaria a causa di chi avvenne quella sciagura (e ora con l&#8217;inchiesta partita nel 2007, oltre che con il coinvolgimento del parlamento europeo, spero che vedremo dei passi avanti) e smentire le menzogne che vengono propalate da personaggi fino a poco tempo fa al governo, come quelle dell&#8217;ex sottosegretario Carlo Giovanardi&#8221;.</p>
<p>Giovanardi, nei cablo diplomatici diffusi da Wikileaks in relazione al caso Ustica, è <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/wikileaks-giovanardi-chiese-aiuto-agli-usa-su-ustica-dovete-supportare-la-mia-tesi/155637/">citato</a> a proposito della richiesta fatta agli Usa di appoggiare la smentita tesi della bomba a bordo. E sono citati anche i politici Giuliano Amato e Salvo Andò, messi sotto osservazione stretta dal governo di Washington quando l&#8217;ipotesi dello scenario di guerra prese corpo, all&#8217;inizio degli anni Novanta con le prime perizie &#8211; poi confermate &#8211; che lo delineavano.</p>
<p>&#8220;Fu a quel punto&#8221;, afferma ancora Daria Bonfietti, &#8220;che la reazione degli Stati Uniti diventò feroce e si iniziò a diffondere il falso, cioè che l&#8217;aereo era stato abbattuto da u. ordigno esploso in volo&#8221;. E ricorda come &#8211; in anni in cui Wikileaks era ancora lontano e Assange era solo un tardo adolescente che aveva cambiato 37 scuole per sfuggire insieme alla madre al patrigno &#8211; era ricorsa a uno strumento a stelle e strisce per conoscere la verità, il Freedom of information act (Foia), introdotto nel 1966 da Lyndon B. Johnson per consentire ai cittadini americani di avere acceso agli atti della pubblica amministrazione.</p>
<p>Al termine dell&#8217;iter burocratico, i documenti Usa arrivarono in Italia, ma pesantemente &#8220;nerettati&#8221; dagli omissis. &#8220;Che sarebbe accaduto nel 1992 se avessimo avuto uno strumento come Wikileaks che ci consentisse di leggere integralmente quello che era avvenuto nei cieli di Ustica anni prima delle risultanze istruttorie?&#8221; chiede Stefania Maurizio.</p>
<p>&#8220;Il problema&#8221;, rincalza Daria Bonfietti, &#8220;non sono solo le classifiche sui documenti, che prima o poi scadono, ma è l&#8217;inaccessibilità del materiale, che spesso, come nel nostro caso, viene distrutto. Della sera in cui fu abbattuto il Dc9, rimane solo il tracciato di Ciampino, insieme alle telefonate intercorse tra le postazioni radar e i comandi militari, oltre che con gli americani. È arrivato il momento di dire che si deve aprire un altro tipo di battaglia: quella per il diritto di cittadinanza che passa attraverso la trasparenza delle istituzioni&#8221;. In altre parole che si avvii, come stanno già chiedendo gruppi di attivisti e di giornalisti italiani, l&#8217;ideazione di un Foia tricolore.</p>
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		<title>Tra il Novecento e la Milano criminale: appunti e documenti per una storia ricostruita dal laboratorio Lapsus</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 07:43:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si intitola Milano Criminale &#8211; Appunti per una storia della criminalità: Documentario realizzato dal Laboratorio La.p.s.u.s. (laboratorio progettuale degli studenti universitari di storia) per far riflettere su un tema socio-politico, storico ed economico poco approfondito: la criminalità. Analizziamo che ruolo, che sviluppo, che crescita ha avuto il fenomeno criminale (e mafioso) in una città come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/EkWFWw_YLrw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Si intitola <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EkWFWw_YLrw&#038;feature=player_embedded">Milano Criminale &#8211; Appunti per una storia della criminalità</a>:</p>
<blockquote><p>
Documentario realizzato dal <a href="http://www.laboratoriolapsus.it/">Laboratorio La.p.s.u.s.</a> (laboratorio progettuale degli studenti universitari di storia) per far riflettere su un tema socio-politico, storico ed economico poco approfondito: la criminalità. Analizziamo che ruolo, che sviluppo, che crescita ha avuto il fenomeno criminale (e mafioso) in una città come Milano, e che modifiche ha apportato questo tipo di fenomeno allo svilupop della metropoli lombarda. Dalla ligera degli anni Cinquanta fino all&#8217;instaurazione di quel complesso sistema di interdipendenze tra politica, finanza, industria e criminalità organizzata che nasce con la fine degli anni Settanta.
</p></blockquote>
<p>Il progetto nella sua impostazione più ampia si chiama <a href="http://www.laboratoriolapsus.it/2012/02/campagna-900-criminale/">Novecento criminale</a> è dedicato a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Primo_Moroni">Primo Moroni</a>, è una <a href="http://www.produzionidalbasso.com/comefunziona.html">produzione dal basso</a>. Per sostenerlo, si veda <a href="http://www.produzionidalbasso.com/pdb_860.html">qui</a>.</p>
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		<title>Extraordinary rendition a stelle e strisce: online il report del gruppo Physicians for Human Rights</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2012/02/06/extraordinary-rendition-a-stelle-e-strisce-online-il-report-del-gruppo-physicians-for-human-rights/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 16:57:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È stato pubblicato qualche giorno fa da Physicians for Human Rights (Phr, che dal 1986 ha seguito inchieste in una quarantina di nazioni differenti, dall&#8217;Afghanistan al Congo, dalla ex Jugoslavia agli Stati Uniti fino al Rwanda) un report sulle extraordinary rendition aggiornato al 2011. Nella sua presentazione si legge che: Phr è preoccupato soprattutto dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://physiciansforhumanrights.org/blog/nc-anti-torture-group-releases-extraordinary-rendition-report.html"><img alt="Extraordinary rendition report" title="Extraordinary rendition report" src="http://antonella.beccaria.org/images/phr_extraordinaryrenditions.jpg"></a></p>
<p>È stato pubblicato qualche giorno fa da <a href="http://physiciansforhumanrights.org/">Physicians for Human Rights</a> (Phr, che dal 1986 ha seguito inchieste in una quarantina di nazioni differenti, dall&#8217;Afghanistan al Congo, dalla ex Jugoslavia agli Stati Uniti fino al Rwanda) un <a href="http://physiciansforhumanrights.org/blog/nc-anti-torture-group-releases-extraordinary-rendition-report.html">report sulle extraordinary rendition</a> aggiornato al 2011. Nella sua presentazione si legge che:</p>
<blockquote><p>
Phr è preoccupato soprattutto dal trattamento che subiscono coloro che vengono trasferiti in altri Paesi per essere interrogati estorcendo loro confessioni. Questo trattamento, infatti, equivale a torture e a soprusi crudeli, disumani e degradanti, sia durante i voli che all&#8217;interno delle strutture di detenzione [...]. Assente qualsiasi forma di giusto processo e di assistenza legale o diplomatica mentre i detenuti di rado vengono informati delle accuse contro di loro anche nel caso di periodi di carcerazione lunghi.
</p></blockquote>
<p>Il report, in formato pdf (574KB), può essere scaricato da <a href="https://s3.amazonaws.com/PHR_Reports/indefinite-detention-june2011.pdf">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Archivi per la memoria: a Bologna verranno digitalizzati oltre mille faldoni di indagini sul terrorismo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 18:14:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/home;jsessionid=57498DBCB3623C14F673D92627B344A4.sanmemoria_JBOSS_b"><img width="420" alt="Rete degli archivi per non dimenticare" title="Rete degli archivi per non dimenticare" src="http://www.memoria.san.beniculturali.it/memoria-theme/img/logo.png"></a></p>
<p>C&#8217;è un pezzo della storia recente d&#8217;Italia, quella che riguarda il terrorismo, che a Bologna può essere quantificato in 1.108 faldoni, 86 scatole e 190 metri di lunghezza. È quanto viene conservato dal tribunale del capoluogo emiliano e che ora confluirà negli Archivi per la memoria, progetto che nasce su impulso di una serie di associazioni, tra cui il <a href="http://www.archivioflamigni.org/">Centro di documentazione Sergio Flamigni</a> di Oriolo Romano.</p>
<p>Si tratta di quella organizzazione che, partendo dal materiale raccolto dal senatore del Pci nato a Forlì, è partita con una delle principali banche dati storico-politiche e che dal 2005 è impegnata nella costruzione della <a href="http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/">Rete per gli archivi per non dimenticare</a> che contribuisca a &#8220;una verità storica condivisa e che restituisca dignità e giustizia alle tante vite di donne e uomini bruscamente interrotte dalla violenza e dalla strategia del terrore&#8221;.</p>
<p>Il frangente bolognese del progetto parte in questi giorni con le attività di riordino e catalogazione degli atti giudiziari conservati in Emilia Romagna. Atti che riguardano tre i vari filoni l&#8217;esplosione alla stazione del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Bologna">2 agosto 1980</a>, ma anche l&#8217;indagine sull&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_dell%27Italicus">Italicus</a> del 4 agosto 1974, quella sull&#8217;assassinio del giuslavorista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Biagi">Marco Biagi</a> ucciso dalle Nuove Brigate Rosse o sul terrorismo neofascista. E a seguire, dopo queste prime fasi, si provvederà alla digitalizzazione dei documenti e i file prodotti verranno infine riversati nell&#8217;Archivio di Stato di Bologna. A operare materialmente sono i volontari dell&#8217;Auser, che ha sottoscritto una convenzione reiterata da un triennio con il tribunale, mentre il coordinamento è affidato alla Corte d&#8217;Assise.<br />
<span id="more-8002"></span><br />
Questa esperienza, che replica quanto è già avvenuto o sta avvenendo in altre città (tra cui Milano, Roma, Firenze e Modena), scaturisce da una collaborazione che ha trovato la propria formalizzazione lo scorso 6 dicembre. Quel giorno, infatti, il tribunale e l&#8217;Archivio di Stato di Bologna hanno firmato un protocollo d&#8217;intesa &#8220;volto alla conservazione della memoria dei gravi fatti di terrorismo e di eversione, giudicati dalla Corte d&#8217;Assise, che nel corso degli anni hanno segnato la città&#8221;. Lo comunica una nota che porta le firme di Francesco Scutellari, presidente del tribunale di Bologna, di Leonardo Grassi, presidente della Corte d&#8217;Assise, e della dirigente amministrativa Elena Barca.</p>
<p>Conservazione innanzitutto di documenti giudiziari che attualmente esistono solo su carta e che con il trascorrere del tempo sono destinati all&#8217;usura e alla distruzione. Ma non solo. Tra gli scopi del progetto c&#8217;è anche la consultazione dei fascicoli processuali, una volta che saranno stati &#8220;smaterializzati&#8221;, per usare un verbo da addetti ai lavori, e versati in formato digitale all&#8217;Archivio di Stato.</p>
<p>Diverse le realtà coinvolte nel progetto. Oltre al tribunale e alla Corte d&#8217;Assise, che ha definito le linee guida lungo le quali muoversi nei diversi momenti della lavorazione, e all&#8217;<a href="http://www.stragi.it/">associazione</a> che riunisce le vittime della bomba alla stazione di Bologna, ci sono vari gruppi, tra cui gli &#8220;Archivi per la memoria&#8221; che &#8220;che tengono vivo il ricordo dei drammatici fatti che hanno così profondamente turbato l&#8217;ordine pubblico e segnato la storia della città e dell&#8217;intero Paese&#8221;.</p>
<p>&#8220;Si tratta di un&#8217;iniziativa importante&#8221;, ha commentato Paolo Bolognesi, presidente dell&#8217;associazione vittime del 2 agosto 1980, &#8220;perché consentirà agli studiosi e ai giornalisti di scrivere in termini corretti, in base alle risultanze giudiziarie, la recente storia d&#8217;Italia. E questo vale sia per il terrorismo di destra che per quello di sinistra&#8221;.</p>
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		<title>Cermis, storia di una sciagurata ingiustizia a stelle e strisce. La ricostruzione di Claudio Messora su &#8220;Cado in piedi&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 18:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri gli aggiornamenti sulla vicenda di Ustica del 27 giugno 1980 (si vedano gli articoli sull&#8217;inchiesta difensiva legata al disastro di Ramstein del 1988 e sulle altre morti sospette intrecciate alla sorte del Dc9 Itavia). Domani invece, sempre in tema di voli, è l&#8217;anniversario numero 14 della strage del Cermis avvenuta il 3 febbraio 1998, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/2wA0vktimsk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ieri gli aggiornamenti sulla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica">vicenda di Ustica</a> del 27 giugno 1980 (si vedano gli articoli sull&#8217;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/ustica-denuncia-choc-lincidente-alle-frecce-tricolori-ramstein-sabotaggio/188298/">inchiesta difensiva</a> legata al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_di_Ramstein">disastro di Ramstein</a> del 1988 e sulle altre <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/lunga-scia-morti-sospette/188299/">morti sospette</a> intrecciate alla sorte del Dc9 Itavia). Domani invece, sempre in tema di voli, è l&#8217;anniversario numero 14 della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_del_Cermis">strage del Cermis</a> avvenuta il 3 febbraio 1998, il giorno in cui per una coincidenza &#8220;bizzarra&#8221; la Cassazione pronunciava sentenza definitiva sull&#8217;<a href="http://antonella.beccaria.org/2009/10/31/e-il-cielo-cadde-sulla-terra-dirigi-il-velivolo-su-zona-disabitata-mi-senti/">aereo militare</a> caduto sull&#8217;<a href="http://www.reti-invisibili.net/salvemini/">istituto tecnico-commerciale Salvemini</a> di Casalecchio di Reno il 6 dicembre 1990. A proposito del Cermis, <a href="http://www.cadoinpiedi.it/author/messora-claudio/#M">Claudio Messora</a> ne <a href="http://www.cadoinpiedi.it/2012/02/02/a_noi_schettino_a_voi_il_cermis.html">scrive</a> sul blog <a href="http://www.cadoinpiedi.it/">Cado in piedi</a> commentando, tra le altre <a href="http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/cermis-patto/cermis-patto/cermis-patto.html">nefandezze</a>, la storia della videocassetta bruciata. Storia ricostruita nel <a href="http://www.youtube.com/watch?v=2wA0vktimsk&#038;feature=player_embedded">video</a> di cui sopra.</p>
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		<title>Unbreakable: quando la fotografia rappresenta un passo per reagire a un abuso. Online il progetto di Grace Brown</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si intitola Project Unbreakable &#8211; The beginning of healing through art e di questo si tratta: Questo progetto è stato creato nel mese di ottobre del 2011 da Grace Brown. Grace usa la fotografia per avviare un percorso di recupero per coloro che sono state vittime di abusi sessuali chiedendo loro di scrivere su un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://projectunbreakable.tumblr.com/"><img width="420" alt="Project Unbreakable" title="Project Unbreakable" src="http://27.media.tumblr.com/tumblr_lxvb58aAGa1r65rllo1_500.jpg"></a></p>
<p>Si intitola <a href="http://projectunbreakable.tumblr.com/">Project Unbreakable &#8211; The beginning of healing through art</a> e di questo si tratta:</p>
<blockquote><p>
Questo progetto è stato creato nel mese di ottobre del 2011 da Grace Brown. Grace usa la fotografia per avviare un percorso di recupero per coloro che sono state vittime di abusi sessuali chiedendo loro di scrivere su un foglio una frase sull&#8217;aggressore che le ha braccate e di fotografarsi con il foglio stesso. Vittima di una violenza e attivista a favore delle vittime di abuso, Yvonne Moss descrive il progetto come un modo per le vittime di reagire &#8211; o iniziare a farlo &#8211; al potere che è stato usato contro di loro almeno una volta.
</p></blockquote>
<p>Chi accetta di partecipare non sempre si fa riprendere in volto, ma in poche righe, a volte poche parole, e uno scatto racconta più di un libro intero.</p>
<p><em>(Via <a href="https://twitter.com/#!/jayrosen_nyu/status/164148846476267520">Jay Rosen</a>)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>In mostra a New York gli scatti di Weegee, il fotografo che rivoluzionò il modo di raccontare per immagini il crimine</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 17:25:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si intitola Weegee: Murder is my Business. Sono gli scatti realizzati tra il 1935 e il 1946 da Weegee, al secolo Arthur Fellig (1899-1968), colui che lo spagnolo El Pais definisce el fotógrafo de los asesinos: Le sue fotografie, graficamente drammatiche e spesso violente, ritraggono crimini ed eventi che hanno avuto luogo a New York. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="La mujer del difunto llego'" title="La mujer del difunto llego'" width="420" src="http://cultura.elpais.com/cultura/imagenes/2012/01/25/album/1327499303_834919_1327499928_album_normal.jpg"></p>
<p>Si intitola <a href="http://www.icp.org/museum/exhibitions/traveling/weegee">Weegee: Murder is my Business</a>. Sono gli scatti realizzati tra il 1935 e il 1946 da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Weegee">Weegee</a>, al secolo Arthur Fellig (1899-1968), colui che lo spagnolo <em>El Pais</em> definisce <a href="http://cultura.elpais.com/cultura/2012/01/25/actualidad/1327500607_246932.html">el fotógrafo de los asesinos</a>:</p>
<blockquote><p>
Le sue fotografie, graficamente drammatiche e spesso violente, ritraggono crimini ed eventi che hanno avuto luogo a New York. Sono immagini che hanno fissato nuovi standard diventando quello che è conosciuto come &#8220;tabloid journalism&#8221;. Freelance per diversi giornali e agenzie, ha lavorato in seguito come photo editor per PM (1940-1948), quotidiano liberale dalla vita breve, e ha combinato in modo innovativo scatti e testi distinguendosi dal lavoro proposto da altre riviste fotografiche.
</p></blockquote>
<p><em>(Via <a href="http://www.eilmensile.it/2012/01/25/el-pais-el-fotografo-de-los-asesinos/">E-Il mensile</a>)</em></p>
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		<title>Giorno della memoria 2012: presentato il sito &#8220;I nomi della Shoah italiana&#8221; del Centro di documentazione ebraica contemporanea</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 15:29:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con il Giorno della memoria 2012 e dopo la pubblicazione del volume Il libro della memoria &#8211; Gli Ebrei deportati dall&#8217;Italia (1943-1945) di cui si parlava qui, adesso arriva il sito I nomi della Shoah italiana &#8211; Memoriale delle vittime della persecuzione antiebraica, iniziativa del Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec): Nel 1979, il Cdec [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inomidellashoah.it/"><img src="http://antonella.beccaria.org/images/nomishoaitalia.jpg"></a></p>
<p>Con il <a href="http://www.ucei.it/giornodellamemoria/">Giorno della memoria</a> 2012 e dopo la pubblicazione del volume <a href="">Il libro della memoria &#8211; Gli Ebrei deportati dall&#8217;Italia (1943-1945)</a> di cui si parlava <a href="http://antonella.beccaria.org/2009/01/29/il-libro-dei-deportati-volume-i-23826-nomi-di-italiani-finiti-nei-lager/">qui</a>, adesso arriva il sito <a href="http://www.inomidellashoah.it/">I nomi della Shoah italiana &#8211; Memoriale delle vittime della persecuzione antiebraica</a>, iniziativa del <a href="http://www.cdec.it/">Centro di documentazione ebraica contemporanea</a> (Cdec):</p>
<blockquote><p>
Nel 1979, il Cdec prese in considerazione l&#8217;idea di pubblicare in un libro-memoriale l&#8217;elenco completo di tutti gli ebrei morti in Italia o deportati dall&#8217;Italia nel biennio 1943-1945. La direzione del progetto fu affidata a Liliana Picciotto. Nuovi documenti erano nel frattempo venuti alla luce: la schedatura di 58.000 ebrei o supposti tali messa in atto dal governo fascista nel 1938, i registri-matricola delle carceri italiane con i nomi degli ebrei arrestati, i documenti del Ministero dell&#8217;Interno reperiti per le Procure tedesche nell&#8217;ambito dei processi a criminali nazisti che avevano operato in Italia.</p>
<p>L&#8217;analisi di questo complesso documentario portò alla luce nuovi nomi e nuovi dati. Nel 1986 il Cdec ricevette in dono un raro e prezioso computer che dette una svolta alla ricerca: i dati fino ad allora reperiti furono fatti confluire in un innovativo data base creato con l&#8217;aiuto dell&#8217;ingegnere informatico Alfonso Sassun. L&#8217;esito della ricerca sui nomi è stato pubblicato nel 1991 dalla casa editrice Mursia [...], che ha visto successive numerose edizioni. La vasta diffusione del libro permise a parenti e amici delle vittime di entrare in contatto diretto con il Cdec e con l&#8217;elenco stesso.</p>
<p>Segnalazioni e integrazioni, inizialmente assai numerose, non sono nel corso degli anni mai cessate, segno dell&#8217;interesse costante da parte della società civile e della comunità ebraica verso il proprio passato. Poiché nuovi dati e completamenti ci vengono ancora comunicati, l&#8217;elenco non si può considerare definitivo ma un continuo working progress. Il Cdec con i due monumenti: Il libro della memoria e questo sito &#8220;I nomi della Shoah Italiana&#8221; ha inteso da una parte soddisfare la ricerca storica e dall&#8217;altra onorare la memoria delle vittime.
</p></blockquote>
<p>Chi avesse informazioni, notizie o fotografie in tema, può segnalarle <a href="http://www.inomidellashoah.it/Form_contribuisci.asp">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A marzo esce &#8220;Divo Giulio&#8221;, biografia dell&#8217;uomo che dominò la politica italiana del dopoguerra</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:37:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scritto a quattro mani con Giacomo Pacini, uscirà a marzo per i tipi di Nutrimenti il libro Divo Giulio, che racconta &#8220;vita e potere di Giulio Andreotti in una biografia senza filtri. Tutte le ombre dell&#8217;uomo che ha dominato la politica italiana del dopoguerra&#8221;. La presentazione viene affidata a queste parole: &#8220;È inimmaginabile per chiunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nutrimenti.net/libro.asp?lib=226"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Dio Giulio" title="Dio Giulio" src="http://www.nutrimenti.net/public/GIG045.png"></a>Scritto a quattro mani con <a href="http://www.nutrimenti.net/scheda-autore.asp?id=143">Giacomo Pacini</a>, uscirà a marzo per i tipi di <a href="http://www.nutrimenti.net/">Nutrimenti</a> il libro <a href="http://www.nutrimenti.net/libro.asp?lib=226">Divo Giulio</a>, che racconta &#8220;vita e potere di Giulio Andreotti in una biografia senza filtri. Tutte le ombre dell&#8217;uomo che ha dominato la politica italiana del dopoguerra&#8221;. La presentazione viene affidata a queste parole:</p>
<blockquote><p>
&#8220;È inimmaginabile per chiunque la quantità di Male che bisogna accettare per ottenere il Bene&#8221;, dice il Divo ritratto nel film di Paolo Sorrentino. E Giulio Andreotti, l&#8217;uomo in carne e ossa, di male ne ha attraversato tanto – o quanto meno di realtà opache. Fin dai tempi della Seconda guerra mondiale e dei suoi rapporti con i servizi segreti alleati, proseguendo con la stagione dei dossier, l&#8217;esplosione del terrorismo, le coperture degli stragisti neofascisti, il delitto Moro, l&#8217;allestimento di apparati non ortodossi, come Gladio e l&#8217;Anello, fino alle clientele necessarie per raccogliere consenso e ai rapporti ambigui con la mafia. Ma Andreotti è stato il maggiore statista italiano del Novecento o il grande Belzebù che si è nutrito della parte più oscura della storia nazionale? Quello che è certo è che ripercorrere la sua vicenda politica, senza pregiudizi ma anche senza timori, significa attraversare tutti i maggiori scandali italiani dal dopoguerra a oggi. Questo libro ricostruisce per la prima volta l&#8217;intera storia politica, quella ufficiale e quella inconfessabile, del &#8216;grande vecchio&#8217; dell&#8217;Italia del Novecento, tracciando un percorso inquietante dentro le ombre più dense della Prima Repubblica.
</p></blockquote>
<p>Nelle prossime settimane ulteriori novità.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rapido 904: per la Cassazione valida l&#8217;ordinanza di custodia cautelare a Totò Riina</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 18:17:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A proposito della strage di Natale del 23 dicembre 1984, quella del Rapido 904, la notizia di oggi, pubblicata sul Fatto Quotidiano, è questa: È legittima l&#8217;ordinanza di custodia cautelare che la procura di Napoli aveva notificato lo scorso 27 aprile a Totò Riina, boss dei corleonesi già in carcere e sottoposto al regime duro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/rapido-904-il-mandante-fu-toto-riina-fu-il-primo-avviso-a-falcone-e-borsellino/107348/"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="La strage del Rapido 904" title="La strage del Rapido 904" src="http://antonella.beccaria.org/images/904.jpg"></a>A proposito della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_del_Rapido_904">strage di Natale del 23 dicembre 1984</a>, quella del Rapido 904, la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/strage-natale-toto-riina-ordinanza-custodia-carcere/185929/">notizia</a> di oggi, pubblicata sul <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/">Fatto Quotidiano</a>, è questa:</p>
<blockquote><p>
È legittima l&#8217;ordinanza di custodia cautelare che la procura di Napoli aveva notificato lo scorso 27 aprile a Totò Riina, boss dei corleonesi già in carcere e sottoposto al regime duro del 41bis, ipotizzando il suo ruolo di mandante nella strage di Natale, avvenuta il 23 dicembre 1984 quando una bomba esplose sul Rapido 904 nella galleria della Direttissima, all&#8217;altezza di San Benedetto Val di Sambro, provincia di Bologna.</p>
<p>Lo ha stabilito la Cassazione che ha accolto il ricorso presentato dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Paolo Itri e Sergio Amato e dal procuratore aggiunto Sandro Pennasilico. La suprema corte ha anche annullato senza rinvio il provvedimento emesso dal tribunale del Riesame che invalidava l&#8217;ordine d&#8217;arresto per Riina, firmato dal gip Carlo Modestino. La motivazione dell&#8217;invalidamento era la prospettata incompetenza territoriale dei magistrati napoletani a indagare su una strage avvenuta al confine tra la Toscana e l&#8217;Emilia Romagna, per quanto i pubblici ministeri ritenessero che l&#8217;esplosivo impiegato fosse partito da Napoli.</p>
<p>Si inizia di nuovo dunque con un&#8217;indagine che meno di un anno fa andava a cercare la matrice di una strage che fece 17 vittime e 267 feriti negli ambiente legati a cosa nostra. La mafia, infatti, secondo i magistrati napoletani, avrebbe voluto fermare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, alle prese con le indagini che avrebbe portato meno di due anni dopo al maxiprocesso di Palermo, iniziato il 10 febbraio 1986 e conclusosi il 16 dicembre 1987.
</p></blockquote>
<p>L&#8217;articolo che racconta più nel dettaglio dell&#8217;ordinanza dello scorso aprile si trova <a href="http://antonella.beccaria.org/2011/04/27/il-fatto-quotidiano-rapido-904-un-intreccio-tra-mafia-camorra-e-politica/">qui</a>.</p>
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		<title>&#8220;Non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie&#8221;: online la mostra dei manifesti dedicati a Valerio Verbano</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2012/01/19/non-un-nome-su-una-via-ma-su-tutte-le-piazze-e-su-tutte-le-vie-online-la-mostra-dei-manifesti-dedicati-a-valerio-verbano/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 17:55:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal 1980 al 2011. È la mostra dei manifesti che, nel corso degli anni, sono stati realizzati per ricordare la morte di Valerio Verbano, militante di sinistra ucciso a Roma il 22 febbraio 1980. Si intitola Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie, è stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ramingo.noblogs.org/valerio-non-un-nome-su-una-via-ma-su-tutte-le-piazze-e-su-tutte-le-vie/"><img width="420" alt="Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie" title="Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie" src="http://ramingo.noblogs.org/files/2011/12/1986.jpg"></a></p>
<p>Dal 1980 al 2011. È la mostra dei manifesti che, nel corso degli anni, sono stati realizzati per ricordare la morte di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valerio_Verbano">Valerio Verbano</a>, militante di sinistra ucciso a Roma il 22 febbraio 1980. Si intitola <a href="http://ramingo.noblogs.org/valerio-non-un-nome-su-una-via-ma-su-tutte-le-piazze-e-su-tutte-le-vie/">Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie</a>, è stata curata da Marco Capoccetti Boccia, Paolo Ciccarelli e Alessandro Pullara mentre la riproduzione fotografica dei manifesti è opera di Cecilia Fabiano. Le immagini sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Copyleft">copyleft</a>. Scrivono gli autori della mostra e della sua trasposizione su web:</p>
<blockquote><p>
Anni mancanti: 1989, 1991, 1994, 1996, 2004. Se qualcuna-o possiede una copia di questi manifesti è pregato di contattarci, grazie. Email: spazialtri[at]autoproduzioni.net
</p></blockquote>
<p>Il <a href="http://ramingo.noblogs.org/files/2011/12/1986.jpg">manifesto</a> riportato in alto risale a sabato 22 febbraio 1986 e si trova presso il presso il centro di documentazione anarchica della <a href="http://www.libreriaanomalia.org/">libreria Anomalia</a> di Roma.</p>
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		<title>Delitti del Dams. In un libro l’omicidio di Angelo Fabbri, l’allievo di Eco ucciso nel 1982</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2012/01/18/delitti-del-dams-in-un-libro-lomicidio-di-angelo-fabbri-lallievo-di-eco-ucciso-nel-1982/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 18:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/delitti-dams-libro-lomicidio-angelo-fabbri-lallievo-ucciso-nell82/184479/"><img alt="Ero amico di Angelo Fabbri" title="Ero amico di Angelo Fabbri" width="420" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/950x0/wp-content/uploads/2012/01/angelo_fabbri_pp_er.jpg"></a></p>
<p>È una Bologna di crinale, quella raccontata nel libro &#8220;Ero amico di Angelo Fabbri&#8221; di Enrico Gulminelli (Pendragon, 2012). Da un lato i tramontanti anni di piombo, i carri armati per strada, le contestazioni, le bombe. Dall&#8217;altro gli Ottanta con i delitti del mostro di Firenze e con la catena degli omicidi neonazisti di Ludwig a nord, iniziati nel 1977.</p>
<p>È una Bologna &#8220;che si prepara agli anni della Uno bianca&#8221;, dice Carlo Lucarelli, che firma la prefazione al libro di Gulminelli, in cui c&#8217;è una facoltà universitaria che ha aperto da poco, il Dams, il corso che porta a laurearsi in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo. E un allievo, Angelo Fabbri, 26 anni, promessa della ricerca accademica sotto l&#8217;egida di Umberto Eco e di Paolo Fabbri, sparisce tra il 30 e il 31 dicembre 1982.</p>
<p>Era un ragazzone eclettico che, abbandonati gli studi in fisica, decise di dedicarsi a materie umanistiche coniugando ancora la scienza, ma in parallelo ai fumetti, alla musica, alla cucina. Fino a quando, proprio in quel San Silvestro di 30 anni fa, Angelo Fabbri venne trovato morto, assassinato da 11 coltellate. A lui seguirono nel giro di una manciata di mesi i delitti della docente del Dams Francesca Alinovi, uccisa con 47 coltellate superficiali di cui una mortale, e di Leonarda Polvani, iscritta a quella facoltà per quanto lavorasse come designer di gioielli.</p>
<p>Per il delitto Alinovi, la giustizia ha condannato il suo giovane compagno, Francesco Ciancabilla, mentre per Leonarda Polvani, trovata in una grotta della Croara, alle porte di Bologna, non c&#8217;è colpevole. Così come non c&#8217;è colpevole per Angelo Fabbri, finito dopo i due successivi due omicidi nel novero dei delitti del Dams, espressione usata per riunire quelle morti forse malcelando la voglia – smentita – di un serial killer che si aggirasse nel mondo dell&#8217;arte bolognese.</p>
<p>Il libro di Gulminelli, tuttavia, non è una &#8220;narrazione di cronaca&#8221;, aggiunge ancora Lucarelli, &#8220;uno di quelli che tendono a essere un coacervo di sensazionalismo. Ma è il racconto di un ambiente, di un periodo e di una persona&#8221; attraverso i ricordo di un amico. Gulminelli non era solo un amico di Angelo Fabbri, era uno dei migliori, e per 7 anni con lui ha condiviso la vita prima nell&#8217;appartamento di via Ciamician e poi in quello di via Mirasole, da cui il ventiseienne uscirà per poi venire ammazzato.</p>
<p><em>Continua sul <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/delitti-dams-libro-lomicidio-angelo-fabbri-lallievo-ucciso-nell82/184479/">Fatto Quotidiano</a></em></p>
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		<title>&#8220;Propaganda. L&#8217;origine della più potente loggia massonica&#8221; nel racconto di Lucia Visca</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 15:10:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Segnalava ieri Booksblog il recente libro pubblicato da Castelvecchi e scritto dalla giornalista Lucia Visca con il titolo di Propaganda. L&#8217;origine della più potente loggia massonica: Un fiume carsico che attraversa la storia d&#8217;Italia. Un filo rosso che nell&#8217;arco degli anni congiunge il malaffare praticato nei Palazzi del potere e coinvolge i protagonisti della scena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rx.castelvecchieditore.com/?q=Propaganda"><img align="left" width="150" vspace="2" hspace="4" alt="Propaganda" title="Propaganda" src="http://rx.castelvecchieditore.com/sites/default/files/images/propaganda/propaganda%20piatto.jpg"></a><a href="http://www.booksblog.it/post/9165/propaganda-lorigine-della-piu-potente-loggia-massonica">Segnalava</a> ieri <a href="http://www.booksblog.it/">Booksblog</a> il recente libro pubblicato da <a href="http://rx.castelvecchieditore.com/">Castelvecchi</a> e scritto dalla giornalista <a href="http://rx.castelvecchieditore.com/?q=taxonomy/term/45">Lucia Visca</a> con il titolo di <a href="http://rx.castelvecchieditore.com/?q=Propaganda">Propaganda. L&#8217;origine della più potente loggia massonica</a>:</p>
<blockquote><p>
Un fiume carsico che attraversa la storia d&#8217;Italia. Un filo rosso che nell&#8217;arco degli anni congiunge il malaffare praticato nei Palazzi del potere e coinvolge i protagonisti della scena politica e finanziaria: da Francesco Crispi e Adriano Lemmi fino a &#8211; si suppone &#8211; Gianni Letta e Luigi Bisignani. Stiamo parlando della loggia Propaganda, la società segreta più influente del nostro Paese ma della quale ancora molti aspetti sono avvolti nel mistero. Se gli scandali recenti lasciano pensare che vi sia stata la ricostituzione della P2, è molto probabile che prima di Licio Gelli qualcun altro avesse dato vita alla P1 [...]. Quali sono stati i legami fra massoneria e lo sbarco dei Mille e quello degli Alleati in Sicilia nel 1943? Che rapporti ha avuto la Loggia con la mafia? E ancora, oltre a Silvio Berlusconi, quali sono e che fine hanno fatto gli iscritti alle liste della Propaganda nelle sue varie reincarnazioni.
</p></blockquote>
<p>Della stessa autrice era già uscito nel 2010 per lo stesso editore <a href="http://www.ibs.it/code/9788876155079/visca-lucia/pier-paolo-pasolini.html">Pier Paolo Pasolini. Una morte violenta</a> di cui si può leggere una <a href="http://mangialibri.com/node/8642">recensione</a> di <a href="http://mangialibri.com/taxonomy/term/6572">Francesco Scarcella</a> sul sito <a href="http://mangialibri.com/">Mangialibri</a>.</p>
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		<title>Eternit: storia di benessere (prima) e di morte (dopo, per amianto) in un libro a fumetti</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 20:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrive Quotidiano Piemontese: La storia della Eternit a Casale è diventata un libro illustrato a fumetti: Eternit, Dissolvenza in bianco edito da Ediesse che sarà presentato a a Roma il 17 gennaio. Il libro è stato realizzato da Gea Ferraris, architetto, illustratrice e pittrice, e Assunta Prato, insegnante di scuola secondaria che fa parte dell&#8217;Associazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/u_Bg9n-fPeI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Scrive <a href="http://www.quotidianopiemontese.it/2012/01/07/la-tragedia-della-eternit-a-casale-diventa-un-fumetto-video-e-fotogallery/">Quotidiano Piemontese</a>:</p>
<blockquote><p>
La storia della Eternit a Casale è diventata un libro illustrato a fumetti: <a href="http://www.ediesseonline.it/catalogo/arte-e-lavoro/eternit">Eternit, Dissolvenza in bianco edito</a> da Ediesse che sarà presentato a a Roma il 17 gennaio. Il <a href="http://it-it.facebook.com/pages/Eternit-dissolvenza-in-bianco/188032641282858">libro</a> è stato realizzato da <a href="http://geaferraris.blogspot.com/">Gea Ferraris</a>, architetto, illustratrice e pittrice, e Assunta Prato, insegnante di scuola secondaria che fa parte dell&#8217;Associazione dopo la morte del marito per mesotelioma. Il libro racconta attraverso i fumetti la storia della Eternit a Casale Monferrato, una storia locale che per dimensione della tragedia e per l&#8217;impatto delle storie dei suoi protagonisti ha avuto un interesse nazionale. È la storia di una fabbrica che, come noto, prima portò a Casale Monferrato il benessere e poi la morte agli operai e alle loro famiglie, a causa della polvere d&#8217;amianto respirata da cittadini e lavoratori. Nasce quindi nella comunità locale la presa di coscienza dei rischi legati all&#8217;inquinamento da amianto, la necessità della bonifica e della ricerca scientifica, l&#8217;esigenza di giustizia con più di tremila parti civili per il processo in corso a Torino contro i dirigenti della multinazionale Eternit.
</p></blockquote>
<p><em>(Via <a href="http://www.pasteris.it/blog/2012/01/09/la-storia-delle-cose-di-eternit-a-fumetti/">Vittorio Pasteris</a>)</em></p>
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		<title>“Moro è stato lasciato morire”, il giudice Imposimato (oggi avvocato di Maria Fida Moro) insiste nella ricerca della verità</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2012/01/04/moro-e-stato-lasciato-morire-il-giudice-imposimato-oggi-avvocato-di-maria-fida-moro-insiste-nella-ricerca-della-verita/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 18:48:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domani, il giornale online diretto da Maurizio Chierici, ha chiuso lo scorso 30 dicembre, quando è stato pubblicato l&#8217;ultimo numero. Questo è l&#8217;articolo con cui si è chiusa quell&#8217;avventura. Sulle pagine di Domani qualche segreto di Stato rimasto irrisolto lo si è raccontato. È accaduto con la rubrica con cui ho iniziato la collaborazione, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/_shalom/3041911526/"><img align="left" title="L'urlo di maggio - Foto di Antonella Beccaria" src="http://domani.arcoiris.tv/sito/uploads/2011/12/3041911526_f097d0ed19-300x276.jpg" alt="L'urlo di maggio - Foto di Antonella Beccaria" width="300" height="276" /></a><em><a href="http://domani.arcoiris.tv/">Domani</a>, il giornale online diretto da Maurizio Chierici, ha chiuso lo scorso 30 dicembre, quando è stato pubblicato l&#8217;ultimo numero. Questo è l&#8217;<a href="http://domani.arcoiris.tv/moro-e-stato-lasciato-morire-il-giudice-imposimato-oggi-avvocato-di-maria-fida-moro-insiste-nella-ricerca-della-verita/">articolo</a> con cui si è chiusa quell&#8217;avventura.</em></p>
<p>Sulle pagine di <a href="http://domani.arcoiris.tv/">Domani</a> qualche segreto di Stato rimasto irrisolto lo si è raccontato. È accaduto con la rubrica con cui ho iniziato la collaborazione, nel dicembre 2009, <a href="http://domani.arcoiris.tv/category/societa/i-peggiori-protagonisti-della-nostra-vita/">I peggiori protagonisti della nostra vita</a>, e si è continuato anche altrove. C&#8217;è una pagina, di questa storia e di queste storie recenti, che rimane aperta e che ha quasi trentaquattro anni. Li compirà il prossimo 16 marzo, anniversario del sequestro di Aldo Moro, il presidente della Dc ucciso cinquantacinque giorni dopo, della strage di via Fani.</p>
<p>A riaprire le pagine di una vicenda rimasta in parte irrisolta è stata nel 2008 una testimonianza di un militare che sostenne di essere stato in via Montalcini 8 tra il 23 aprile e l&#8217;8 maggio 1978. Con lui ci sarebbe stato un contingente pronto a fare irruzione nel covo brigatista dove Aldo Moro era tenuto prigioniero, ma &#8211; ha raccontato il testimone &#8211; alla vigilia dell&#8217;eliminazione dello statista sarebbe giunto l&#8217;ordine di smobilitare. Quello stesso anno la procura di Roma aprì un fascicolo d&#8217;indagine destinato però a non vedere un nuovo processo.</p>
<p><a href="http://domani.arcoiris.tv/"><img align="right" vspace="2" hspace="4" alt="Domani di Maurizio Chierici" title="Domani di Maurizio Chierici" src="http://antonella.beccaria.org/images/domani.jpg"></a>Di fronte al gip di Roma, infatti, a novembre si è discusso della sua archiviazione. Anzi, dell&#8217;opposizione presentata a metà dell&#8217;estate 2011 da Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Cassazione e già giudice che seguì dal 1978 al 1984 l&#8217;istruttoria sul caso Moro. Oggi è l&#8217;avvocato che rappresenta Maria Fida Moro, che ha firmato a sua volta l&#8217;opposizione, e nel documento di 26 pagine c&#8217;è una richiesta specifica: che si continui a indagare su quello che accadde in via Montalcini. E soprattutto su ciò che non accadde.<br />
<span id="more-7873"></span><br />
Se l&#8217;inchiesta della capitale non avrà esito, Imposimato è determinato a compiere due azioni. La prima sollevare un difetto di giurisdizione ordinaria chiedendo che il fascicolo sia preso in carico dalla magistratura penale militare, dato che parte del suo lavoro comprende anche la strage di via Fani del 16 marzo 1978, quando per rapire il politico Dc venne sterminata la sua scorta, composta dai carabinieri Domenico Ricci e Oreste Leonardi e dai poliziotti Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. La seconda invece è un annuncio: se la sua opposizione dovesse essere rigettata, ha già pronto un ricorso in Cassazione. Ricorso che comprende anche la richiesta di rimozione di segreto militare da alcuni dei documenti che riguardano via Fani. Inoltre, oltre alla Suprema Corte, si rivolgerà anche alla giustizia europea, portando la questione a Strasburgo.</p>
<p>Ma quali informazioni contiene il fascicolo della procura di Roma? Tra quelle riportare, oltre alla presenza dell&#8217;esercito pronto a intervenire, si parla per esempio si due 2 bobine con le conversazioni intercettate nel covo capitolino delle Brigate Rosse. Bobine di cui mai si è saputo nulla e che sarebbero state prese in consegna da uomini dei servizi segreti italiani, tra cui sarebbe stato riconosciuto Gianandelio Maletti. E ancora due automobili, una Renault 4 e una Rover con targa straniera, forse tedesca, usate dai terroristi nei giorni del sequestro, una delle quali venne rimossa appena prima che un&#8217;altra, molto simile, ricomparisse di una caserma dei carabinieri sull&#8217;Aurelia.</p>
<p>Per Imposimato il militare, oggi brigadiere della guardia di finanza prossimo alla pensione, è attendibile quando parla dell&#8217;azione di forza che non ci fu e lo è anche quando, in quell&#8217;arco di tempo, ebbe il tempo di notare alcuni fatti. Ma anche alcune persone. Come quella a cui lui e i suoi commilitoni avevano dato un soprannome. Il brigatista forlivese Giovanni Senzani, riconosciuto poi, era il &#8220;fighetto&#8221; per via dell&#8217;atteggiamento, i vestiti curati e la folta capigliatura. Inoltre, nei 55 giorni del sequestro del leader Dc, fu visto un paio di volte al volante di due auto parcheggiate nei pressi del condominio sotto osservazione. La prima era una Renault 4, lo stesso modello ritrovato in via Caetani, e la seconda la Rover.</p>
<p>Alcune di queste informazioni erano state anticipate dalla giornalista Stefania Limiti. Era accaduto il 15 marzo 2011, vigilia del trentatreesimo anniversario del sequestro e della strage di via Fani, dove venne sterminata la scorta del più volte presidente del consiglio dei ministri. E Limiti, nelle settimane successive, fu convocata in procura a Roma. Oggi, a fronte dei dettagli raccontati sull&#8217;&#8221;attacco al cuore dello Stato&#8221; delle Br, torna a ribadire che &#8220;va riaperto il dossier sulle prigioni di Moro. C&#8217;è ancora molto materiale in cui scavare&#8221;. E poi un altro pezzo era emerso a fine luglio, con l&#8217;opposizione di Imposimato di cui aveva dato notizia l&#8217;Adnkronos.</p>
<p>Per il giudice Imposimato, quello del sottufficiale è un racconto che richiama quanto si legge in commissione stragi a proposito di Pierluigi Ravasio, un carabiniere paracadutista e poi agente del Sismi congedatosi nel 1982 che prima parlò di un progetto per impedire il sequestro e poi ritrattò. E anche con quanto disse il colonnello Camillo Guglielmi, presente in via Fani e sentito sempre in sede di commissione stragi. Questi sarebbero alcuni dei punti su cui ha premuto anche Falco Accame, ammiraglio della marina militare in congedo ed ex presidente della Commissione difesa della Camera. E che condurrebbero a Gladio perché &#8211; ha aggiunto Imposimato &#8211; il battaglione Valbella dei bersaglieri, a cui il militare fu assegnato prima della missione romana, avrebbe potuto farne parte e molti dei nomi degli ufficiali emersi sono legati alle fila italiane di Stay Behind. &#8220;Mi sono opposto all&#8217;archiviazione&#8221;, ha detto ancora l&#8217;ex giudice istruttore, &#8220;dato che occorre approfondire tutti questi punti e solo la magistratura lo può fare. Per cui andremo alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, se necessario&#8221;.</p>
<p>Tornando a quanto riferito dal testimone in divisa, ai tempi dalla Sardegna era partito per Avellino, dove c&#8217;era appunto il Valbella, ma il 23 aprile 1978 a lui e una decina di commilitoni venne impartito l&#8217;ordine improvviso di partire per Roma per effettuare servizi di vigilanza ad alcuni edifici tra cui quello di via Montalcini 8. E il 7 maggio tutto era pronto l&#8217;irruzione. Ma il giorno successivo, vigilia dell&#8217;omicidio, arrivò l&#8217;ordine di smobilitare e Moro abbandonato al suo destino.</p>
<p>In merito invece al dettaglio delle auto parcheggiate in via Montalcini, sotto i tergicristalli c&#8217;erano contravvenzioni mai ritirate nemmeno quando i veicoli venivano utilizzati. E in zona la Rover ci rimase qualche giorno, fino a quando non fu rimossa. Il testimone dice di averne parlato a un ufficiale dei carabinieri che doveva sovrintendere alle attività di controllo e che, come per altre segnalazioni, avrebbe risposto &#8220;riferirò&#8221; senza che all&#8217;apparenza accadesse nulla. Ma forse qualcosa accadde se è vero, come sostiene l&#8217;autore della ricostruzione, che una Rover molto simile ricomparve in una caserma romana sull&#8217;Aurelia.</p>
<p>Ma ci sarebbe di più. In base a quanto dice il testimone, intorno alla &#8220;prigione del popolo&#8221; brigatista fu allestito un servizio di osservazione e ascolto con ausili tecnici. Una telecamera fu piazzata nel corso di attività di manutenzione effettuate dall&#8217;Enel dentro un lampione che dava sull&#8217;appartamento. Un&#8217;altra era nell&#8217;ingresso dell&#8217;edificio e al piano superiore si ricorse a microfoni ad ampio raggio, concettualmente non dissimili dagli stetoscopi dei medici, che intercettavano le conversazioni nel covo registrandole almeno su due bobine poi scomparse.</p>
<p>Queste si aggiungerebbero a molto altro materiale sul caso Moro mai ritrovato. Tra cui gli originali dei memoriali dello statista rinvenuti solo in copia e &#8220;a rate&#8221;. Se il primo ritrovamento di poche pagine è del 10 aprile 1978, a sequestro ancora in corso, il secondo fu effettuato dai carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa a Milano, nel covo di via Monte Nevoso, il 1 ottobre 1978. E nello stesso luogo, ma solo il 9 ottobre 1990, da dietro un pannello del muro ne saltò fuori un&#8217;altra versione più estesa.</p>
<p>La testimonianza dell&#8217;esistenza delle bobine con le conversazioni intercettate in via Montalcini è ancora dell&#8217;ex giovane militare che, tra i suoi compiti, aveva anche quello di affiancare i netturbini e portare il contenuto sigillato dei cestini sempre in una caserma dei carabinieri. Una sera avrebbe trovato la coppia di bobine poi consegnate insieme al resto del materiale. Che fine fecero, se fosse vero che esistevano, non è dato saperlo. Ma l&#8217;impressione del testimone, prima di essere smobilitato e rispedito presso un&#8217;altra brigata in provincia di Salerno, la Fagare di Persano. è che fossero finite nella ventiquattrore di due persone che si presentarono presso gli alloggi romani dei militari.</p>
<p>Il primo, che attese fuori da un ufficio, era uno sconosciuto con i baffi, lo stesso che comparirebbe con Giulio Andreotti in una fotografia pubblicata nel 2010 dal settimanale Oggi a corredo di un articolo sui misteri del caso Moro. Il secondo, invece, sarebbe entrato nell&#8217;ufficio e riconosciuto nel generale Gianadelio Maletti &#8211; &#8220;Brillantina&#8221; lo chiamavano &#8211; che fu a capo del reparto D (il controspionaggio) dei servizi militari e condannato nel 1979 per il favoreggiamento ad alcune delle persone coinvolte nella strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (per sfuggire alla condanna riparò in Sudafrica, dove si trova tuttora). In merito a quest&#8217;ultimo passaggio, va detto che Maletti, ritenuto vicino ad Andreotti, fu esautorato nel 1975 e arrestato nel &#8217;76 proprio per le vicende legate alla bomba alla Banca Nazionale dell&#8217;Agricoltura.</p>
<p>Incongruenze apparenti o meno &#8211; per esempio la descrizione delle tecniche di ascolto e osservazione è compatibile con la strumentazione disponibile ai tempi &#8211; rimane un&#8217;accusa già mossa in passato: Moro fu lasciato morire. Al di là della linea della fermezza assunta dalla Dc (per quanto trattative sottobanco ce ne furono e compresero anche Vaticano, criminalità e palestinesi), il racconto del testimone torna a ribadire che sarebbe stata pronta l&#8217;irruzione nel covo di via Montalcini. Infine qui non ci sarebbero stati solo militari italiani, ma anche uomini in borghese che parlavano lingue straniere, tra cui l&#8217;inglese. Forse, si lascia presumere, uomini dell&#8217;intelligence inviati da altri Paesi. O, aggiunge Imposimato, anche della Sas, la Special Air Force britannica.</p>
<p>Trentaquattro anni, dunque, tra pochi mesi la distanza da quei fatti. E ancora qui a parlare di vicende che andavano oltre la democrazia italiana, limitata fin dalla sua nascita. Occorrerebbe continuare a raccontarle, certe storie. <a href="http://domani.arcoiris.tv/">Domani</a> ci ha provato, insieme a molte altre, più recenti e non meno scottanti. La speranza è che si continui a trovare quello spazio in cui vissuti come questi meritino discussione.</p>
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