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	<title>Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria &#187; racconti</title>
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	<description>Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l&#039;incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.</description>
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		<title>Notte Criminale: Bologna e una delle sue &#8220;bande&#8221;, racconto dagli anni Ottanta</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bologna e il &#8220;suo&#8221; romanzo criminale: «Mi chiamavano Maremma. E anche qui avevamo il Libano e il Freddo» si legge su Notte Criminale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nottecriminale.wordpress.com/2011/03/14/bologna-e-il-suo-romanzo-criminale-%C2%ABmi-chiamavano-maremma-e-anche-qui-avevamo-il-libano-e-il-freddo%C2%BB/"><img alt="Bologna e il suo romanzo criminale" title="Bologna e il suo romanzo criminale" src="http://antonella.beccaria.org/images/bologna_criminale.jpg"></a></p>
<p><a href="http://nottecriminale.wordpress.com/2011/03/14/bologna-e-il-suo-romanzo-criminale-%C2%ABmi-chiamavano-maremma-e-anche-qui-avevamo-il-libano-e-il-freddo%C2%BB/">Bologna e il &#8220;suo&#8221; romanzo criminale: «Mi chiamavano Maremma. E anche qui avevamo il Libano e il Freddo»</a> si legge su <a href="http://nottecriminale.wordpress.com/">Notte Criminale</a>.</p>
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		<title>Il giovane Anteo e i ricorsi della storia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 21:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agganci all&#8217;attualità o meno (è poco importante), il blog del circolo Giustizia e Libertà di Sassari ricorda la storia del giovane Anteo, scritta da Dino Taddei e pubblicata qualche anno fa, sul numero di aprile 2001 di A &#8211; Rivista anarchica. Ecco che si racconta. Tra tutti i falliti attentati a Mussolini, la vicenda di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Agganci all&#8217;attualità o meno (è poco importante), il blog del circolo <a href="http://circologl.splinder.com/">Giustizia e Libertà di Sassari</a> ricorda la storia del <a href="http://circologl.splinder.com/post/21873054/Corsi+e+ricorsi+della+storia">giovane Anteo</a>, scritta da Dino Taddei e pubblicata qualche anno fa, sul numero di aprile 2001 di <a href="http://www.arivista.org/">A &#8211; Rivista anarchica</a>. Ecco che si racconta.</em></p>
<p>Tra tutti i falliti attentati a Mussolini, la vicenda di Anteo Zamboni è rimasta curiosamente fino ad oggi la meno conosciuta, nonostante quel colpo di pistola esploso a Bologna nel 1926 dal quindicenne Zamboni apre definitivamente le porte alla dittatura: in nome della sicurezza dello stato si demoliscono le residue garanzie dello stato liberale, si reintroduce la pena di morte, inizia a funzionare il Tribunale speciale.</p>
<p>Eppure di questo adolescente che suo malgrado con il suo gesto ha segnato la storia italiana ci viene consegnata una memoria controversa, lacunosa, alle volte mistificatrice. Coperta dalla pietà popolare per quella morte così truce: pugnalato seduta stante dagli squadristi e martoriato in modo bestiale dalla folla inferocita. Memoria altalenante tra eroe anarcoide antifascista (o addirittura come si è scritto &#8220;primo partigiano di Bologna&#8221;) ed utile strumento di un gioco infinitamente più grande di lui. Di sicuro pensare che &#8220;Patata&#8221; come era soprannominato in famiglia &#8211; non certo per la sua spiccata sagacia &#8211; sia l&#8217;artefice solitario di un attentato che per la sua dinamica si rivela ben studiato, lascia un po&#8217; perplessi.</p>
<p>Ben venga l&#8217;ottimo lavoro della direttrice dell&#8217;Istituto della Resistenza di Bologna Brunella Dalla Casa (Attentato al duce. Le molte storie del caso Zamboni, Il Mulino, Bologna, 2000, pagg.291, lire 35.000) che ci aiuta a penetrare le molte mezze verità che hanno contribuito a stritolare il ragazzo ed a rendere inquietante la vicenda; a tal punto che lo stesso tribunale speciale, pur erogando prigione e confino a tutta la famiglia Zamboni, non riuscirà a fornire una spiegazione plausibile o a dimostrare un complotto.<br />
<span id="more-3448"></span><br />
Tra le tante ipotesi tese a spiegare il suo gesto l&#8217;autrice senza dare una risposta definitiva ne prende in considerazione diverse: l&#8217;azione adolescenziale solitaria di un ragazzo che desidera entrare nel mondo dei grandi attraverso un gesto eclatante, magari ispirato dalla mitologia anarchica annusata in casa attraverso il padre Mammolo appare la meno probabile, dato che Anteo era un balilla convinto. Inoltre lo stupore dei familiari per l&#8217;attentato è dovuto al non crederlo capace di architettare da solo un&#8217;azione simile&#8230;tant&#8217;è che i parenti per lungo tempo sosterranno la tesi dell&#8217;estraneità di Anteo.</p>
<p>Un complotto anarco-familiare appare altrettanto poco credibile perché il padre Mammolo oramai di anarchico aveva ben poco: egli non era più il tipografo ribelle antimilitarista d&#8217;ante guerra. All&#8217;epoca dell&#8217;attentato godeva grande stima da parte dei fascisti bolognesi cui stampava con entusiasmo i loro fogli di propaganda, aveva finanziato la costruzione della casa del fascio e soprattutto lo legava una profonda amicizia con Leandro Arpinati, capo del fascismo cittadino.</p>
<p>Certo, continuò a definirsi anarchico ma decisamente a modo suo se ancora in prigione dichiarava orgoglioso: &#8220;Non ho difficoltà di dire apertamente e lealmente che sono anarchico e Fascista nello stesso tempo&#8221; o, senza sapere che cosa gli riserbava il destino da lì a poco, scriveva al figlio Assunto commentando l&#8217;attentato dell&#8217;anarchico Lucetti: &#8220;W il Duce! Le carogne che cianciano contro di lui non sanno che aizzargli contro un povero illuso di un tagliapietra&#8221;. D&#8217;altronde lo stesso Assunto, fratello maggiore di Anteo, finì per diventare una spia dell&#8217;OVRA.</p>
<p>Molto più credibili appaiono gli scenari che prendono in considerazione uno scontro di potere interno al fascismo, tra gli estremisti legati a Farinacci ed il nuovo corso normalizzatore voluto da Mussolini. Complotto maturato tra i duri e puri friulani come un&#8217;indagine dei carabinieri lascia intravedere salvo essere bloccata per decisioni superiori forse dello stesso Mussolini che di tutta questa vicenda rimase comunque l&#8217;unico beneficiario, trasformando un fallito attentato alla sua persona nell&#8217;occasione per chiudere definitivamente la partita con l&#8217;antifascismo e contemporaneamente di marginalizzare le frange estreme in seno al partito fascista.</p>
<p>Sicuramente il libro di Brunella Dalla Casa ha il pregio di non serrare le porte ad ulteriori sviluppi in sede storiografica anche se ci aiuta decisamente ad uscire da una memoria pericolosamente stereotipata che si ferma ad Anteo Zamboni, giovane eroe di famiglia anarchica vilmente massacrato dai fascisti. Ma attraverso quali percorsi si sedimenta una memoria collettiva è tutto un altro discorso.</p>
<p>* * *</p>
<p>Circa un mese dopo il presunto attentato furono approvate le Leggi per la difesa dello Stato, le basi su cui fu costruito il totalitarismo fascista. L&#8217;opposizione parlamentare venne dichiarata decaduta, la residua stampa non allineata fu messa fuori legge. Fu istituito il Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato, docile strumento repressivo nelle mani del regime. I plotoni d’esecuzione ripresero la loro opera di annientamento.</p>
<p>Nel ‘934 a Leningrado, Sergej Mironovi&#269; Kirov, brillante dirigente bolscevico in ascesa nel partito, venne assassinato.  Non è chiaro se fu ucciso su ordine di Stalin, è però certo che poco tempo dopo prese avvio il periodo più buio dell’era sovietica, quello delle purghe che decimeranno il vecchio gruppo dirigente del Pcus e consolideranno il potere totalitario di Stalin.</p>
<p>La storia lo insegna. Alle volte gli attentati (e i tentativi di attentato) tornano utili per chi se ne sa servire in modo spregiudicato, con due possibili obiettivi: normalizzare l’opposizione brandendo le armi della repressione; purgare gli avversari interni per rinserrare le fila del proprio schieramento.</p>
<p>Il potere che sente franare le sue fondamenta ha bisogno della violenza per rafforzarsi, qualsiasi atto di violenza fa il suo gioco: ecco perché la violenza non ha alcuna giustificazione politica. Gli strumenti di lotta devono essere esclusivamente quelli della legalità costituzionale (finché è garantita).</p>
<p>Salvo Zedda</p>
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		<title>Il passato dell&#8217;arte raccontato da quindici teatri abbandonati</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 17:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse l&#8217;affermazione d&#8217;esordio delle gallerie pubblicata da OObject può non trovare tutti d&#8217;accordo. Ma le immagini che compongono i 15 abandoned theaters sono davvero suggestive. Il punto partenza è questo: I teatri sono una reliquia del passato. Non mi credete? Provate a pensare ai drive-in o ai palcoscenici di Shakespeare. Di fatto nell&#8217;America moderna non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oobject.com/15-abandoned-theaters/abandoned-loew039s-poli-theater-1347-main-street-bridgeport-ct/6433/"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Abandoned Loew's Poli Theater 1347 Main Street Bridgeport, CT" title="Abandoned Loew's Poli Theater 1347 Main Street Bridgeport, CT" src="http://dl.getdropbox.com/u/881468/3988c70215db908af805741e5760b8a2-orig.jpg"></a>Forse l&#8217;affermazione d&#8217;esordio delle <a href="http://www.oobject.com/category/15-abandoned-theaters/">gallerie</a> pubblicata da <a href="http://www.oobject.com/">OObject</a> può non trovare tutti d&#8217;accordo. Ma le immagini che compongono i <a href="http://www.oobject.com/category/15-abandoned-theaters/">15 abandoned theaters</a> sono davvero suggestive. Il punto partenza è questo:</p>
<blockquote><p>
I teatri sono una reliquia del passato. Non mi credete? Provate a pensare ai drive-in o ai palcoscenici di Shakespeare. Di fatto nell&#8217;America moderna non ce n&#8217;è più traccia, con qualche rara eccezione sepolta in chissà quale piccola città. Questo elenco rende omaggio a drammaturghi e a film del secolo scorso, ai loro sceneggiatori e registi e agli attori che li hanno fatti esistere.
</p></blockquote>
<p>Le tappe del percorso, disseminate per i vari continenti, comprendono tra gli altri i teatri di Detroit, Lione, Bluefield, Chernobyl, Hellingly Asylum, Gary o Evinston. La maggior parte delle fotografie sono presenti su <a href="http://www.flickr.com/">Flickr</a> e consiglio di dare un&#8217;occhiata al più nutrito set <a href="">Poli Palace/ Majestic Theaters Bridgeport Ct.</a> a cui si accede da <a href="http://www.oobject.com/15-abandoned-theaters/abandoned-loew039s-poli-theater-1347-main-street-bridgeport-ct/6433/">qui</a>.</p>
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		<title>Sguardi 2009-2010: riparte il viaggio di &#8220;Storie nell&#8217;ombra&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 13:22:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per il secondo anno, la collaborazione con Riccardo Marchesini e Giostra Film (che già aveva portato all&#8217;edizione 2008 di Bo-noir) riparte il prossimo 6 dicembre per il nuovo ciclo di Storie nell&#8217;ombra &#8211; Viaggio negli enigmi bolognesi. Anche stavolta siamo ospiti della Sala Teatro &#8220;Biagi D&#8217;Antona&#8221; di Castelmaggiore (Bologna), all&#8217;interno della stagione teatrale Sguardi 2009/2010 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comune.castel-maggiore.bo.it/servizi/menu/dinamica.aspx?idArea=3&#038;idCat=71&#038;ID=4226"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Sguardi 2009-2010" title="Sguardi 2009-2010" src="http://antonella.beccaria.org/images/sguardi_2009_2010.jpg"></a>Per il secondo anno, la collaborazione con <a href="http://www.giostrafilm.it/regista/regista.htm">Riccardo Marchesini</a> e <a href="http://www.giostrafilm.it/">Giostra Film</a> (che già aveva portato all&#8217;<a href="http://www.giostrafilm.it/Bonoir/index.htm">edizione 2008 di Bo-noir</a>) riparte il prossimo 6 dicembre per il nuovo ciclo di <a href="http://antonella.beccaria.org/2008/10/20/racconti-nellombra-in-teatro-a-castel-maggiore/">Storie nell&#8217;ombra &#8211; Viaggio negli enigmi bolognesi</a>. Anche stavolta siamo ospiti della Sala Teatro &#8220;Biagi D&#8217;Antona&#8221; di Castelmaggiore (Bologna), all&#8217;interno della stagione teatrale <a href="http://www.comune.castel-maggiore.bo.it/servizi/menu/dinamica.aspx?idArea=3&#038;idCat=71&#038;ID=4226">Sguardi 2009/2010</a> (qui il <a href="http://dl.getdropbox.com/u/881468/sguardi_stagione_2009_2010.pdf">pdf</a>, 580 KB), sotto la direzione artistica di <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/006644/francesca-mazza.html">Francesca Mazza</a>. Ecco intanto di seguito gli appuntamenti di quest&#8217;anno:</p>
<ul>
<li> 6 dicembre 2009: &#8220;6 dicembre 1990, un aereo militare sulla Scuola Salvemini&#8221;</li>
<li> 24 gennaio 2010: &#8220;Il caso Nigrisoli: la clinica della paura&#8221;</li>
<li> 21 febbraio 2010: &#8220;Da Mamma Ebe a Vanna Marchi: gli imbrogli dell&#8217;occulto&#8221;</li>
<li> 28 marzo 2010: &#8220;Paura a Bologna: storia di cinque rapimenti&#8221;</li>
</ul>
<p><a href="http://www.comune.castel-maggiore.bo.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=2540">Qui</a> ciò che è accaduto nel corso della stagione precedente mentre, per avere maggiori informazioni su tutta la rassegna (e dunque anche su <em>Storie nell&#8217;Ombra</em>), questi sono riferimenti: Città di Castel Maggiore &#8211; Servizio Giovani e Promozione Culturale (tel. 051.63.86.812  &#8211; cultura[at]comune.castel-maggiore.bo.it), URP (tel. 051.63.86.781/782/784 &#8211; urp[at]comune.castel-maggiore.bo.it) e ufficio stampa e comunicazione (tel. 051.63.86.738 &#8211; info[at]comune.castel-maggiore.bo.it).</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;ultima lettera che aveva ricevuto da lei le era sembrata incoraggiante&#8221;</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2009/10/19/lultima-lettera-che-aveva-ricevuto-da-lei-le-era-sembrata-incoraggiante/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 16:46:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Brett aveva anche una figlia, di nome Tillie, detta Till, che viveva a Denver. L&#8217;ultima lettera che aveva ricevuto da lei le era sembrata incoraggiante. Till diceva che il suo pappone non la picchiava più tanto, e che quasi tutte le vecchie ferite erano sparite, anche se le era rimasta una piccola cicatrice bianca sopra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/_shalom/4025034849/"><img width="420" alt="Rubbed out doll" title="Rubbed out doll" src="http://farm3.static.flickr.com/2565/4025034849_99be8a5d34.jpg"></a></p>
<blockquote><p>
Brett aveva anche una figlia, di nome Tillie, detta Till, che viveva a Denver. L&#8217;ultima lettera che aveva ricevuto da lei le era sembrata incoraggiante. Till diceva che il suo pappone non la picchiava più tanto, e che quasi tutte le vecchie ferite erano sparite, anche se le era rimasta una piccola cicatrice bianca sopra l&#8217;occhio destro, e nei giorni freddi zoppicava un po&#8217;. Si era comprata un cagnolino di nome Milo, ma al suo pappa non era piaciuto, e gli aveva sparato. In realtà questo non era poi dispiaciuto troppo a Till, perché si era resa conto che non aveva nessun bisogno di un cane, nel piccolo appartamento dove abitava e intratteneva i clienti.
</p></blockquote>
<p><a href="http://www.joerlansdale.com/">Joe R. Lansdale</a>, <a href="http://www.fantasticfiction.co.uk/l/joe-r-lansdale/bad-chili.htm">Bad Chili</a></p>
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		<title>Tre giorni a Baku, Azerbaigian: il racconto di Giuseppe Sboarina</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 17:24:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;autore del testo pubblicato sotto, un diario di viaggio, è Giuseppe Sboarina, che &#8211; oltre a essere un fotoreporter con cui ho lavorato in modo splendido in passato &#8211; è anche un caro amico. Non più di qualche sera fa, mi arriva un suo sms: «In partenza per Baku». Me ne aveva parlato di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dl.getdropbox.com/u/881468/baku01_giuseppe_sboarina.jpg"><img width="250" align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Baku, Azerbaigian - Foto di Giuseppe Sboarina" title="Baku, Azerbaigian - Foto di Giuseppe Sboarina" src="http://dl.getdropbox.com/u/881468/baku01_giuseppe_sboarina.jpg"></a><em>L&#8217;autore del testo pubblicato sotto, un diario di viaggio, è <a href="http://www.studiofotog.com/">Giuseppe Sboarina</a>, che &#8211; oltre a essere un fotoreporter con cui ho lavorato in modo splendido in passato &#8211; è anche un caro amico. Non più di qualche sera fa, mi arriva un suo sms: «In partenza per Baku». Me ne aveva parlato di questo suo progetto verso la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Baku">capitale</a> dell&#8217;Azerbaigian, una toccata e fuga per strappare qualche giorno al giornale per cui lavora e conoscere un mondo diverso. «Grande. Raccontami com&#8217;è laggiù, quando torni». E così ha fatto, ma invece di telefonarmi, ha scritto le sue impressioni dandomi modo di condividerle. Sue sono anche le due fotografie a corredo del testo.</em></p>
<p>A Malpensa non sai cosa aspettarti, all&#8217;imbarco trovi poche persone; sull&#8217;aereo, all&#8217;andata, poi saremo in una ventina. Questo mio amico, fulminato almeno quanto me, ed io. Unici due europei in viaggio per turismo. Camicia, scarpe da tennis, poco bagaglio. L&#8217;aereo è nuovo, il personale durante il volo cordiale. Ma già qui immagini che ci saranno problemi di comunicazione, il nostro inglese è molto &#8220;base-base&#8221; (devo decidermi fare un corso) e il loro veramente poco cadenzato e da interpretare. Il volo passa presto: una bibita, un panno caldo per rinfrescarti, un pasto, una bibita, un poco a dormire stravaccati sulla fila vuota. Infine, a Bacu, Azerbajgian. </p>
<p>Ci arriviamo alle sette del mattino ora locale, tre ore di fuso avanti rispetto al nostro. Nessun problema al controllo passaporti; poi il visto in 4-5 minuti fattoci da un impiegato cordiale che ci dice che i tre giorni (un po&#8217; meno) che dedicheremo all&#8217;Azerbaigian sono troppo pochi. Troppo pochi. Taxi e rincorsi, il taxi che c&#8217;è offerto da un autista ufficiale e non abusivo, come temavamo. Poco prima abbiamo fatto il cambio da euro a manat. In questi giorni, poi nessuno ci ha mai importunato per vendere, per chiedere, per offrire. Sembra che la regola generale sia ognuno si fa i fatti propri, l&#8217;importante è che non rompi al prossimo.<br />
<span id="more-2987"></span><br />
Il tragitto è veloce e per alcune cose scioccante. Gli azeri guidano veramente male. No, mi sbaglio, malissimo. In autostrada la velocità è normale. Ogni tanto però trovi parcheggiata un&#8217;auto a lato o a centro strada e ogni tanto qualcuno che attraversa a piedi. Arrivati in città, ti accorgi che il problema traffico è serio. È caotico: sorpassi a destra, sensi unici, soste creative che sono veramente creative. Un napoletano a Bacu si sentirebbe un conducente svizzero. Non ci sono moto in giro mentre il parco macchine è costituito da un trenta per cento di vecchie auto, residuato dell&#8217;industria filo sovietica, mentre il resto sono auto o suv a benzina nuove, costose e di grossa cilindrata.Tutti &#8211; dico tutti &#8211; sfrecciano a velocità folle sulle grandi arterie del centro e essuno rispetta il codice. Stranamente non abbiamo visto incidenti.</p>
<p><a href="http://dl.getdropbox.com/u/881468/baku01_giuseppe_sboarina.jpg"><img width="250" align="right" vspace="2" hspace="4" alt="Baku, Azerbaigian - Foto di Giuseppe Sboarina" title="Baku, Azerbaigian - Foto di Giuseppe Sboarina" src="http://dl.getdropbox.com/u/881468/baku02_giuseppe_sboarina.jpg"></a>Arrivati all&#8217;hotel, giusto il tempo della registrazione e di una doccia. Poi fuori a piedi. Unica giuda la fotocopia di una cartina della città. Città che scopriamo fantastica, bella veramente, affascinante, pulita come un paesino della svizzera tedesca. Il lungomare è immenso. Copre tutta la baia e parte dal porto industriale per finire su una punta dove con una moschea conclude la città, venti, venticinque chilometri dopo. È sempre largo non meno di duecento metri, ma in alcuni punti vi sono fino tre passeggiate larghissime, con prati, fiori, fontane, bistrot, ristoranti sempre aperti. Nonostante questo ci accorgiamo che la città è assolutamente poco turistica. Non è una Rimini sul mar Caspio, ma è una spettacolare città di mare, aperta, cordiale, con tanta, sempre tantissima gente in giro che mangia, oppure beve un tè o legge un libro o fa due passi o si siede a guardare il mare. Non abbiamo in sostanza mai visto nessuno importunare qualcuno. Nessuno che alza la voce.</p>
<p>La gente ha tratti turchi per la maggior parte. Sono in genere molto giovani. Gli uomini hanno tratti e corporatura massiccia. Tutti hanno i capelli nerissimi e sopraciglioni folti e quasi uniti. Gli anziani hanno spesso una coppola e sembrano quasi dei sardi. Le donne: poche portano il velo e magari nonostante questo le trovi con jeans e tacchi alti su scarpa rossa. Al più vestono all&#8217;occidentale. Vedi in loro più marcata la mescolanza dei territori e delle dominazioni; alcune sono bellissime, molte le carine. Vedi capelli nerissimi, lisci e lunghissimi, ma anche bionde mozzafiato poco scandinave. Ci sono ragazze piccole dal tratto arabo e mediterraneo. Tutti, donne e uomini, hanno due telefonini.</p>
<p>Attraversato il lungomare fra slalom auto-pedoni da paura, ti accorgi che la prima impressione di una città viva, dinamica, che ha nel commercio una tradizione radicata. E giusta. Ci sono architetture bizantine, turche, europee, russe, arabe, strane. Poi anche modernissime, con palazzi a specchio e strutture ardite. Ci sono tutte le grandi catene alberghiere di lusso; ci sono boutique che non trovi in via della Spiga, a Milano, o a Parigi. Sulla via Nazemi trovi commercio e gente ad ogni ora del giorno e della notte. I venditori sono cordiali, ma non opprimenti. Poi trovi ristoranti e bistrot o semplici minuscoli bar, con cucina e basta in un angolino, con mille cucine di tante etnie.</p>
<p>Abbiamo scelto di cibarci come i locali. Trovi molta carne fatta soprattutto grigliata o allo spiedo. Oppure speziata, ma con un giusto piccante. Molto buoni i tanti formaggi. Ti imbatti poi in sapori nuovi, cose mai viste fra le verdure e la frutta. C&#8217;è inoltre molto pesce. Abbiamo assaggiato un salmone in crosta buonissimo. Di frequente vengono offerti caviale e vino, sia rosso, tipo Shirah, che un bianco chardonnay molto fruttato, ma buonissimo. Ci sono poi le birre. Ho assaggiato la Xilodan e la Elas (sbaglio sicuro i nomi), leggere chiare e buonissime. Non manca lo yogurt da bere in tante varianti. Loro mangiano la carne Kebab o di altro tipo bevendo yogurt allungato con il latte e condito con sale e pepe.</p>
<p>Abbiamo assistito anche all&#8217;uso di altre e tante spezie come coriandolo, samà (polvere quasi viola, poco profumata, ma dà alle pietanze di carne un gusto particolare), cumino, erbe profumate di cui non abbiamo capito il nome. Salse, come una fatta con il melograno, leggermente acida per via dell&#8217;aggiunta del pesce. C&#8217;è molta frutta in giro: trovi gente che vende i limoni a numero; poi mele, melograni, banane, uva piccola e color ambra. Verdure, ancora verdure: le verze rosse e quelle quasi viola e croccanti al palato. Ho visto una macchina piena di mele e poi ci ha sorpassato una macchina piena di cetrioli (piene fino al soffitto e sopra il tetto). I supermercati sono medio piccoli e anche sotterranei; nella miriade di negozi che vendono alimentari, vedi all&#8217;interno salumi di ogni qualità e colore.</p>
<p>La gente è sempre stata molto cordiale; abbiamo girato anche alle tre del mattino in vie buie e piccole del centro senza problemi. Ti aiutano e se capiscono che sei italiano si sbracciano e ti accompagnano persino per farti capire l&#8217;indicazione che hai chiesto. Parlando con due ragazze, quando hanno saputo la nostra provenienza, ci hanno detto : &#8220;Ci piace Celentano e Toto Cutugno&#8221;. Poi, in hotel, il portiere la mattina al cheek-out ci ha chiesto di Berlusconi: il politico e il presidente del Milan. Ci vedono distanti, ma sono informati e curiosi. Hanno uno distacco, quasi un&#8217;indifferenza, che però non vanno scambiati per superiorità. Forse, chissà, è l&#8217;Asia che entra. Sono ricchi, certo, per il petrolio, ma hanno una consapevolezza del senso civico importante, hanno un senso della nazione e dell&#8217;appartenenza unico. Ti chiedono sempre se ti è piaciuto quanto stai vedendo e hai visto, e se ti è piaciuta la pietanza. Ti spiegano fieri e con emozione il loro paese anche con queste cose. Sono più umili. Sui muri non vedi scritte o grafiti. I loro giovani hanno i-pod, telefonino e girano vestiti come noi; fanno gruppo, giocano, scherzano, ma se passi o se capita di urtarti si scusano subito abbassando il tono della voce.</p>
<p>La città è davvero una svizzera per pulizia e ordine, ma la gente è molto mediterranea di carattere. La città è in forte espansione; ovunque &#8211; anche di sabato e di domenica &#8211; ci sono cantieri aperti e gente al lavoro in orari lunghi. Ogni tanto trovi un micio domestico per strada: per nulla impaurito, accetta le tue carezze e sembra che nessuno possa spaventarla. La 626, per la verità, è poco applicata: vedi spesso impalcature da brivido e operai in ciabatte su ponteggi strettissimi sul vuoto. Hanno sicuramente pecche, come in tutto il mondo, che forse in questi tre giorni non abbiamo potuto verificare.</p>
<p>Questo week-end è volato come l&#8217;aereo che ci riportava verso Milano. Questa nostra zingarata un po&#8217; fuori dal comune è stata bella. C&#8217;è da tornarci.</p>
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		<title>Paura del buio: il meno peggio e la sua illustrazione</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 12:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il testo che segue è contenuto nell&#8217;antologia Paura del buio, raccolta di trenta cartoline staccabili ognuna delle quali contiene un racconto e la relativa illustrazione. Distribuito in libreria e nelle fumetterie attraverso Nicola Pesce Editore, l&#8217;antologia è una produzione dal basso di Collane di Ruggine e paura.anche.no ed è rilasciata con licenza Creative Commons. L&#8217;illustrazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://collanediruggine.noblogs.org/post/2009/10/10/coproduci-cartoline-babau"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Paura del buio" title="Paura del buio" src="http://dl.getdropbox.com/u/881468/cartoline.jpg"></a><em>Il testo che segue è contenuto nell&#8217;antologia <a href="http://collanediruggine.noblogs.org/post/2009/10/10/coproduci-cartoline-babau">Paura del buio</a>, raccolta di trenta cartoline staccabili ognuna delle quali contiene un racconto e la relativa <a href="http://paura.anche.no/2009/05/23/la-paura-fa-babau/">illustrazione</a>. Distribuito in libreria e nelle fumetterie attraverso <a href="http://www.tespi.it/i-marchi/nicola_pesce_editore">Nicola Pesce Editore</a>, l&#8217;antologia è una <a href="http://www.produzionidalbasso.com/pdb_370.html">produzione dal basso</a> di <a href="http://collanediruggine.noblogs.org/category/cosa-siamo">Collane di Ruggine</a> e <a href="http://paura.anche.no/">paura.anche.no</a> ed è rilasciata con licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/">Creative Commons</a>. L&#8217;illustrazione riportata sotto, a fianco del racconto, è opera di <a href="http://www.artmajeur.com/carlolabieni/">Carlo Labieni</a>.</em></p>
<p>&#8220;Morti i tre scalatori scomparsi. Nuova tragedia della montagna&#8221;.<br />
&#8220;Stroncati da un mix di alcol e droga i due ragazzi del rave&#8221;.<br />
C&#8217;è a chi va peggio, pensa Chiara mentre sfila il giornale radio. Sta parcheggiando nel garage sotterraneo e quasi la consolano quelle notizie. Intanto ripassa la sua giornata, meno terribile se confrontata alla sorte di quei poveracci. Un avvio a razzo con la telefonata del suo ex che non rispetta gli accordi sull&#8217;affidamento del bambino: neanche oggi gliel&#8217;ha riportato.<br />
<a href="http://paura.anche.no/wp-content/gallery/la_paura_fa_babau/labieni.jpg"><img width="180" align="right" vspace="2" hspace="4" alt="Illustrazione di Carlo Labieni" title="Illustrazione di Carlo Labieni" src="http://paura.anche.no/wp-content/gallery/la_paura_fa_babau/labieni.jpg"></a>&#8220;Domani chiamo i carabinieri&#8221;.<br />
Poi il suo ultimo giorno nella fabbrica che chiude sotto debiti e banche.<br />
&#8220;Pazienza, lunedì sarò nel laboratorio nuovo&#8221;.<br />
A nero è meglio che niente.<br />
Infine al supermercato la carta di credito disattivata.<br />
&#8220;Prenda questo&#8221;. Chiara allunga il bancomat. Avrebbe preferito caricare quella spesa il mese successivo, ma tant&#8217;è.<br />
Torna al presente. Quando spegne i fanali, si accorge che l&#8217;illuminazione del garage è guasta. Ultimo regalo della giornata.<br />
&#8220;Merda&#8221;.<br />
Stavolta non è un pensiero, è una parola a voce alta.<br />
<span id="more-2971"></span>E ha paura. Paura del buio che l&#8217;avvolge. Di non raggiungere la scala, a una distanza dilatata di chilometri nella sua testa. Dello stupratore seriale, del tossico con la siringa, del rumeno di turno. E accelera il passo, troppo rispetto alla visibilità zero. Non pensa a dove va e non si avvede del cordolo che ripara un pilastro. La caviglia lo aggancia e a Chiara sembra una mano di metallo. Urla, tenta di staccarsi e nel farlo si sbilancia sotto il peso delle borse della spesa. Dritta va ancora, ma in picchiata, il cranio diretto verso lo spigolo di cemento armato che scava un solco e frattura l&#8217;osso. Chiara non sente nulla. Quando la ritrovano dicono che c&#8217;è rimasta sul colpo. E che il responsabile del condominio ha scazzato di brutto. In galera deve stare, con gli spacciatori stranieri a fargli qualche lavoretto.</p>
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		<title>Stasera &#8220;on the web&#8221; la prima puntata di &#8220;Scala di grigio &#8211; Ritratti di storie in ombra&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 14:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa sera, alle 21, GNUFunk Radio manda on the net la prima puntata di Scala di grigio &#8211; Ritratti di storie in ombra (in replica venerdì 16 ottobre alle 16 e su Archive.org quando si vuole). Argomento: la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. E, come si diceva qualche post fa, questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><embed type="application/x-shockwave-flash" width="350" 	height="24" vspace="2" hspace="4"	allowfullscreen="true" 	allowscriptaccess="always" 	src="http://www.archive.org/flow/flowplayer.commercial-3.0.5.swf" 	w3c="true" 	flashvars='config={"key":"#$b6eb72a0f2f1e29f3d4","playlist":[{"url":"http://www.archive.org/download/scaladigrigiostragedibologna/scala_di_grigio-strage_di_bologna_vbr.mp3","autoPlay":false}],"clip":{"autoPlay":true},"canvas":{"backgroundColor":"0x000000","backgroundGradient":"none"},"plugins":{"audio":{"url":"http://www.archive.org/flow/flowplayer.audio-3.0.3-dev.swf"},"controls":{"playlist":false,"fullscreen":false,"gloss":"high","backgroundColor":"0x000000","backgroundGradient":"medium","sliderColor":"0x777777","progressColor":"0x777777","timeColor":"0xeeeeee","durationColor":"0x01DAFF","buttonColor":"0x333333","buttonOverColor":"0x505050"}},"contextMenu":[{"Item scaladigrigiostragedibologna at archive.org":"function()"},"-","Flowplayer 3.0.5"]}'> </embed></center></p>
<p>Questa sera, alle 21, <a href="http://radio.gnufunk.org/">GNUFunk Radio</a> manda <em>on the net</em> la prima puntata di <a href="http://radio.gnufunk.org/blog/tag/scala-di-grigio/">Scala di grigio &#8211; Ritratti di storie in ombra</a> (in replica venerdì 16 ottobre alle 16 e su <a href="http://www.archive.org/details/scaladigrigiostragedibologna">Archive.org</a> quando si vuole). Argomento: la <a href="http://radio.gnufunk.org/blog/2009/10/12/scala-di-grigio-puntata-1-strage-di-bologna/">strage alla stazione di Bologna</a> del 2 agosto 1980. E, come si <a href="http://antonella.beccaria.org/2009/10/12/gnufunk-radio-da-mercoledi-sera-scala-di-grigio-ritratti-di-storie-in-ombra/">diceva</a> qualche post fa, questo lavoro è rilasciato con licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/">Creative Commons BY-SA</a>. Per le licenze specifiche dei singoli brani usati, si veda <a href="http://antonella.beccaria.org/2009/10/12/gnufunk-radio-da-mercoledi-sera-scala-di-grigio-ritratti-di-storie-in-ombra/">qui</a>. E buon ascolto.</p>
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		<title>Hai paura del buio: un cofanetto prodotto dal basso</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 19:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un po&#8217; di tempo fa, si era parlato della paura del buio, concorso letterario sotto Creative Commons lanciato qualche settimana addietro e che ora porta a un cofanetto di trenta cartoline su cui si trovano racconti e illustrazioni. Si tratta di un&#8217;idea nata e lanciata tra Collane di ruggine e paura.anche.no che ormai è realtà. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://collanediruggine.noblogs.org/post/2009/06/24/cerchiamo-autori"><img width="130" align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Un racconto per paura del buio" title="Un racconto per paura del buio" src="http://paura.anche.no/wp-content/uploads/2009/06/zerocalcare.jpg"></a>Un po&#8217; di tempo fa, si era <a href="http://antonella.beccaria.org/2009/08/19/un-racconto-che-racconti-la-paura-del-buio/">parlato</a> della <a href="http://collanediruggine.noblogs.org/post/2009/06/24/cerchiamo-autori">paura del buio</a>, concorso letterario sotto <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/">Creative Commons</a> lanciato qualche settimana addietro e che ora porta a un cofanetto di trenta cartoline su cui si trovano racconti e illustrazioni. Si tratta di un&#8217;idea nata e lanciata tra <a href="http://collanediruggine.noblogs.org/">Collane di ruggine</a> e <a href="http://paura.anche.no/">paura.anche.no</a> che ormai è realtà. Ma è anche una coproduzione che <a href="http://www.produzionidalbasso.com/pdb_370.html">nasce dal basso</a> e che chiama a <a href="http://collanediruggine.noblogs.org/post/2009/10/10/coproduci-cartoline-babau">raccolta</a> i lettori:</p>
<blockquote><p>
Coproduci e distribuisci le cartoline del Babau! Ordina almeno cinque copie e distribuiscile tra amici e conoscenti, falle vedere al vicino, proponile al tuo gruppo d’acquisto. Diffondi il Babau per non aver più paura!</p>
<p>Quando sei bambino il Babau è il mostro che vive nell’armadio della tua stanza. È quell’essere immaginario a cui credi, pensi davvero che se non ti addormenti presto lui esce, e ti ruba i sogni, ti porta via con lui nel suo mondo, nelle lande popolate da altri mostri orribili, dai peggiori incubi di ogni bambino. Tuttavia esiste un Babau molto più reale. Non vive più negli armadi, non ruba i sogni dei bambini. Vive in ogni angolo di strada. In casa del vicino, in ogni volto diverso dal tuo, in ogni cultura distante, in ogni vicolo buio in cui potresti imbatterti.</p>
<p>È una presenza reale, tangibile. Indossa l’abito della sicurezza a ogni costo, fa leva sulla tua paura primordiale. Il Babau ha mille facce e mille anime, è onnipotente, onnipresente respiri la sua consistenza per strada ogni giorno e non puoi fare a meno di accorgerti della sua presenza, dei suoi mille occhi, delle sue mille armi, della sua capacità di plasmare il mondo che ti circonda. In una situazione sociale che tende a esplodere, il controllo diventa un meccanismo disperato per cercare di mantenere in vita un sistema che si contorce su se stesso in maniera scomposta.</p>
<p>Il Babau è l’incarnazione di un’arma, la paura. Non se ne può parlare senza considerare perché viene usata. Abbiamo provato a raccontarvi queste sue facce, con l’opera di più di 30 autori di fumetti, con una mostra itinerante che sta attraversando l’Italia da quasi un anno, e ora ha cominciato a metter radici all’estero. Un progetto destinato a crescere giorno per giorno con l’arrivo di nuovi autori e nuove visioni del volto del Babau. Abbiamo poi pescato nel fiume delle parole per regalarvi altrettanti racconti che possano accompagnare le vostre giornate e vi facciano addormentare dissacrando il mostro nell’armadio.</p>
<p>In questo volume abbiamo raccolto il frutto del nostro lavoro, un progetto incrociato di Collane di Ruggine e paura.anche.no. Avete tra le mani solo una parte di quel che vogliamo raccontarvi, il resto dell’anima del Babau lo trovate su paura.anche.no. Noi non abbiamo paura di saltellare tra le rovine di questa civiltà, di sorridere delle sue ceneri. E voi?
</p></blockquote>
<p>Per chi vuole poi promuovere sul proprio sito questa produzione del basso, ecco <a href="http://reginazabo.noblogs.org/post/2009/10/10/coproduci-le-cartoline-del-babau">come fare</a>:</p>
<blockquote><p>
usa il widget per promuovere il progetto incollando nel template la riga che segue: &lt;script type=&#8217;text/javascript&#8217; src=&#8221;http://www.produzionidalbasso.com/qry.php?pro=370&#8243;&gt;&lt;/script&gt;
</p></blockquote>
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		<title>Un&#8217;infanzia da gitana: la storia di Roxy Freeman</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 09:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Roxy Freeman]]></category>

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		<description><![CDATA[Roxy Freeman ha trent&#8217;anni e la sua storia m&#8217;ha ricordato un brano di molti anni fa firmato da Claudio Lolli. Perché la donna, nata in Irlanda e oggi in Spagna dopo aver vissuto a lungo in Gran Bretagna e aver viaggiato parecchio, è di origine gitana e fino a ventidue anni la sua frequentazione con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.myvillage.com/profile/RoxyFreeman"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Roxy Freeman" title="Roxy Freeman" src="http://dl.getdropbox.com/u/881468/roxyfreeman.jpg"></a><a href="http://www.myvillage.com/profile/RoxyFreeman">Roxy Freeman</a> ha trent&#8217;anni e la sua storia m&#8217;ha ricordato un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=_Mb5RnDF7CY">brano</a> di molti anni fa firmato da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Lolli">Claudio Lolli</a>. Perché la donna, nata in Irlanda e oggi in Spagna dopo aver vissuto a lungo in Gran Bretagna e aver viaggiato parecchio, è di origine gitana e fino a ventidue anni la sua frequentazione con aule scolastiche ed istruzione formale è stata più che lacunosa. In un lungo articolo pubblicato ieri dal <a href="http://www.guardian.co.uk/">Guardian</a>, <a href="http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2009/sep/07/gypsy-childhood-prejudice-education">My Gypsy childhood</a>, Roxy Freeman racconta la sua storia, probabilmente un&#8217;anticipazione dell&#8217;autobiografia che sta scrivendo e che sarà di certo da leggere, se sarà coinvolgente come l&#8217;articolo. In cui l&#8217;autrice, oggi giornalista che ha frequentato il Suffolk College, rievoca la sua vita nei campi nomadi, le abitudini, i libri che ha imparato a leggere grazie alla madre e i luoghi visitati e in cui ha lavorato come ballerina di flamenco.</p>
<blockquote><p>
<object width="297" height="240"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_Mb5RnDF7CY&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed align="right" vspace="2" hspace="4" alt="Claudio Lolli - Ho visto anche zingari felici" title="Claudio Lolli - Ho visto anche zingari felici" src="http://www.youtube.com/v/_Mb5RnDF7CY&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="297" height="240"></embed></object>Non era una vita sempre idilliaca: la vita per strada può essere difficile. Avendo dei fratelli più piccoli ho dovuto lavorare sodo: la mia routine quotidiana includeva andare a prendere l&#8217;acqua, cucinare e cambiare pannolini. Eravamo sempre in bolletta: la passione di mio padre è sempre stata quella di coltivare mais. Talvolta la vendita andava bene, ma spesso eravamo senza un soldo. Così tutta la famiglia si dava da fare nella raccolta della frutta. Ricordo che un&#8217;estate abbiamo vissuto di funghi dato che lavoravamo in una fattoria che li coltivava. Ci sono stati anche i narcisi, ma dopo cinque stagioni ho sviluppato un&#8217;allergia alla linfa di quei fiori e la mia pelle si ricopriva di bolle al suo contatto.
</p></blockquote>
<p>E ancora:</p>
<blockquote><p>
Anche se io non andavo a scuola, ci andavano alcuni dei miei fratelli che, come molti gitani, hanno vissuto situazioni difficili. Capitava di trovarli in lacrime sul portone della scuola perché gli altri ragazzini se la prendevano con loro. Senza istruzione è difficile perseguire i propri obiettivi, ma rispetto alle tradizionali famiglie analfabete di gitani o nomadi, abbiamo avuto buone occasioni e nessuno si aspettava che ci sposassimo giovani mettendo al mondo nidiate di bambini e seguendo le orme dei nostri genitori. Da bambina la mia passione era il flamenco [...] e a nove anni, nel periodo di Norfolk, mia madre mi mandò a scuola di danza [...]. A 17 anni, volli lasciare il confortevole caos del campo e, dopo aver risparmiato un po&#8217; di denaro, viaggiai per anni, danzando in bar australiani, in scuole spagnole e sulle spiagge dell&#8217;India.
</p></blockquote>
<p>Ma le limitazioni imposte dalla mancanza di istruzione hanno seguito la giovane, che risentiva del fatto di non poter comunicare quanto voleva e del gap rispetto a chi a scuola c&#8217;era andato. Così, risparmiando un altro po&#8217;, a ventidue anni compie un&#8217;impresa per lei ardua: scrivere una lettera di tremila parole per spiegare i motivi che la spingevano a voler frequentare corsi per adulti. È stata con quell&#8217;azione che ha dato un nuovo corso della sua vita confidando nel fatto che, forse, la strada imboccata l&#8217;avrebbe aiutata a realizzare quanto voleva. Fino alla laurea.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un racconto che racconti la paura del buio</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 13:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberta' di cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[1) È un&#8217;iniziativa editoriale che porta avanti la battaglia a favore delle licenze Creative Commons (e ciò che uscirà sarà rilasciato con una Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate). 2) Affronta una tematica che è più che attuale. Si intitola Un racconto per &#8220;paura del buio?&#8221; ed è una coproduzione tra Collane di ruggine e paura.anche.no per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://collanediruggine.noblogs.org/post/2009/06/24/cerchiamo-autori"><img width="130" align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Un racconto per paura del buio" title="Un racconto per paura del buio" src="http://paura.anche.no/wp-content/uploads/2009/06/zerocalcare.jpg"></a>1) È un&#8217;iniziativa editoriale che porta avanti la battaglia a favore delle licenze Creative Commons (e ciò che uscirà sarà rilasciato con una <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/">Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate</a>).</p>
<p>2) Affronta una tematica che è più che attuale.</p>
<p>Si intitola <a href="http://collanediruggine.noblogs.org/post/2009/06/24/cerchiamo-autori">Un racconto per &#8220;paura del buio?&#8221;</a> ed è una coproduzione tra <a href="http://collanediruggine.noblogs.org/">Collane di ruggine</a> e <a href="http://paura.anche.no/">paura.anche.no</a> per creare un cofanetto che contenga trenta cartoline illustrate e su cui stampare racconti in argomento. Questa la presentazione dell&#8217;iniziativa:</p>
<blockquote><p>
Il Babau è l’ultima frontiera nella politica dell’ansia. Semplice e primordiale paura. Diverso dal terrore, più simile alla goccia che ti cade in testa e pian piano ti porta incosapevolmente alla pazzia. Il nostro buffo mondo sta prendendo coscienza dell’esistenza del Babau. L’ansia di sicurezza, la paura del proprio simile, il rancore confuso e convulso che trasudano da ogni dove in questi anni difficili trovano la propria naturale conclusione nell’avvento del Babau. Non ci sarà più bisogno di invocare/creare/inventare emergenze e pericoli, tutti avranno paura del buio e basterà invocare il Babau perché ogni complessa manovra di ingegneria sociale trovi una giustificazione.</p>
<p>Il Babau è meglio del terrore, perchè il Babau non ti uccide subito, ti logora e ti porta a modificare il tuo sguardo sulla realtà in un’ottica schizoide, che alimenta se stessa. Nel paese del Babau può essere vero tutto e il contrario di tutto, il Babau non ti vuole sempre tristo e mogio. Il Babau porta anche allegria, folli risate che si alzano fino al cielo. Se non hai un soldo in tasca e la crisi ti divora, devi ridere, perché ci vuole ottimismo, altrimenti il Babau arriva e ti mangia. Ma non devi sollazzarti troppo, perchè il Babau è in agguato e non ci vuole nulla perché ti rubi il bambino dalla culla, usurpi il tuo posto di lavoro, rubi la/il tua/o donna/uomo.</p>
<p>Prendendo in prestito brandelli di saggezza in pillole da Kurt Vonnegut, potremmo dire che in questo mondo delle mille e una oppurtunità di essere divorati dall’ansia, dalla paura e dall’angoscia, tutto quello che può accadere probabilmente accadrà. Scansatevi in tempo.
</p></blockquote>
<p>Per partecipare si scrive un racconto di circa 1500 battute e lo si spedisce all&#8217;indirizzo <em>collanediruggine-at-inventati.org</em> entro la fine di agosto. Se i racconti dovessero superare il numero delle cartoline, si imporrà gioco forza una selezione, ma online ci andranno tutti.</p>
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		<title>Cara Angela, cara Maria, per voi la pena è certa</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 07:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[storie nere]]></category>
		<category><![CDATA[2 agosto 1980]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[francesca mambro]]></category>
		<category><![CDATA[strage alla stazione di bologna]]></category>
		<category><![CDATA[valerio fioravanti]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara Angela, cara Maria. Lettere aperte sul 2 agosto. – Mamma, sono morti anche dei bambini? – Sì, è accaduto. E alcuni sono morti con la loro mamma. – Chi sono? – C&#8217;è Maria, che aveva tre anni, e c&#8217;è Angela, che se la teneva vicina e che ne aveva ventiquattro. A sette anni, quanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/41099823@N00/2723820434/"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Bologna, 2 agosto 1980" title="Bologna, 2 agosto 1980" src="http://farm4.static.flickr.com/3108/2723820434_b1ab6c8407_m.jpg"></a><a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio/cara-angela-cara-maria-lettere-aperte-sul-2-agosto/1680728">Cara Angela, cara Maria. Lettere aperte sul 2 agosto</a>.</p>
<p>– Mamma, sono morti anche dei bambini?<br />
– Sì, è accaduto. E alcuni sono morti con la loro mamma.<br />
– Chi sono?<br />
– C&#8217;è Maria, che aveva tre anni, e c&#8217;è Angela, che se la teneva vicina e che ne aveva ventiquattro.</p>
<p>A sette anni, quanti ne hai invece tu, la strategia della tensione non sai cosa sia. Sei abituata ad ascoltare il telegiornale della sera, dove sigle astruse vengono rimbalzate a cavallo di diverse notizie. Gente ammazzata da guerre a bassa intensità sono per te solo delle immagine statiche, fotografie di fantocci immobili spesso coperti da lenzuola bianche. Per te è quella l&#8217;immagine della morte: finta, in bianco nero alla tivvù o a pallini di varie tonalità di grigio nelle retinature dei giornali.</p>
<p><object width="297" height="240"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/YjfhmdV5xh4&#038;hl=en&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed align="right" vspace="2" hspace="4" src="http://www.youtube.com/v/YjfhmdV5xh4&#038;hl=en&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="297" height="240"></embed></object>È un giorno di piena vacanza, il 2 agosto 1980. In montagna ci sei arrivata a fine giugno, quando le scuole si sono chiuse sul tuo primo anno scolastico. La poca esperienza di vita che ti porti dietro ti sta già suggerendo che non durerà ancora molto, che le vacanze finiranno prima di quanto tu non creda, ma non l&#8217;ascolti: quella voce è poco più di un malessere che talvolta ti passa per lo stomaco. Non credi davvero che verrai restituita alla pianura, alla normalità, alla nebbia.</p>
<p>Alle 10.25 del mattino non sai più neanche cosa stavi facendo. Di certo qualche gioco, di certo con tuo fratello e tua sorella, ma a pranzo ti ricordi dov&#8217;eri perché così accadeva tutti i giorni: il tuo posto, l&#8217;ultimo sulla sinistra della grande tavolata, con le spalle alla stufa a legna spenta e alla cucina a gas dove sta ancora sfrigolando qualcosa.<br />
<span id="more-2451"></span><br />
L&#8217;annuncio della strage ti fa voltare la testa di novanta gradi, tanti te ne servono per indirizzare lo sguardo verso lo schermo del televisore. E vedi mezza stazione venuta giù, la gente che come in formicaio corre, si sposta, si arrampica, gesticola. Vedi facce così tirate che sembrano maschere dei fumetti, ma non ti fanno ridere come invece fanno quelle.</p>
<p>A tavola nessuno commenta mentre scorrono le prime immagini. Senti solo le posate appoggiarsi accanto ai piatti, una sedia che si sposta, il suono delle cicale come unico contraltare alla voce che esce dal piccolo schermo. Poi tua madre parla.</p>
<p>– Secondo te hanno messo un&#8217;altra bomba?</p>
<p>E tuo padre che risponde.</p>
<p>– Chi lo sa? Dal vedere sembra di sì, ma stanno dicendo che forse è una caldaia saltata per aria.</p>
<p>A porre la domanda sui bambini morti con le loro mamme aspetti qualche giorno, quando si saprà che non è stato un evento accidentale a fare quel massacro. Le informazioni che via via si aggiungono a quel primo annuncio per te rimangono comunque un brusio confuso, parole che vorresti capire, ma che ti dicono ben poco. Poi chiedi, quando vengono ripresi dal telegiornale i funerali da piazza Maggiore.</p>
<p>– Ma chi ha ucciso Maria e Angela?<br />
– Gente cattiva.<br />
– E chi è così cattivo da uccidere una mamma e la sua bambina di tre anni?<br />
– Non lo so.<br />
– Succederà ancora?<br />
– Non lo so.</p>
<p>Da quei giorni, da quelle immagini e da quelle domande sono trascorsi ventinove anni. Ventinove anni in cui i fatti che condussero a quell&#8217;eccidio – o almeno alcuni di essi – ti si sono chiariti con il tempo, con le letture, per inseguire il ricordo di una giovane donna saltata per aria con la figlia in una mattina d&#8217;estate. La loggia coperta che ha contribuito a confondere le acque è stata sciolta e per prevenire eventuali esperienze del genere è stata fatta una legge apposta. Si sono poi celebrati i processi, tanti, alcuni che annullavano i precedenti, altri – la maggior parte – che li confermavano.</p>
<p>E oggi &#8220;strage fascista&#8221; è una dicitura che rimane attaccata alla lapide che vi ricorda, Maria e Angela, malgrado qualcuno ci provi a dire rimuoviamola. C&#8217;è stato il ricambio non solo generazionale dei vertici dell&#8217;intelligence perché in quell&#8217;inizio di Anni Ottanta il riflusso si accompagnava alla mistificazione delle indagini per opera di uomini dello Stato. Quindici anni dopo sembrava addirittura che si dovesse cambiare tutto lo Stato, sbugiardato ormai da una mazzettopoli trasversale e sfacciata. Eppure tutto è cambiato per non cambiare.</p>
<p>Oggi si parla ancora della vostra morte: a fronte dei vostri giovanissimi assassini, i cui nomi ormai tutti conoscono, Angela e Maria, c&#8217;è sempre qualcuno che ci prova a soffiare sulla polvere. Vi mette in mano ai palestinesi, agli americani, agli israeliani, vi collega alle persone che solo qualche settimana prima avevano subìto la vostra stessa sorte, la morte, nel cielo sopra Ustica. C&#8217;è chi vi fa saltare per aria a causa di una sigaretta buttata via con noncuranza e che per un caso atterra su una valigia che contiene oltre venti chili di esplosivo; chi poi per un gioco di spie a caccia di responsabilità fallaci; e chi dice che hanno ragione i brigatisti rossi quando affermano che i condannati sono stati tirati in mezzo.</p>
<p>In tutto questa confusione, voi stesse siete polvere, Angela e Maria, polvere a disposizione di correnti politiche; polvere per deprecare i fischi in piazza; polvere per vendette trasversali motivate da pochi fatti provati e da molte chiacchiere. Non siete morte solo quel giorno: morite ogni anno, a ogni anniversario, a ogni dichiarazione revisionista priva di riscontri, a ogni rappresentante del governo in piazza Medaglie d&#8217;Oro. Per voi la pena è certa e la decorrenza non si conosce.</p>
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		<title>Il (surreale) racconto di una tranquilla giornata criminale</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 21:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[storie nere]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberto Vignoli di Information Guerrilla segnala che nei giorni scorsi un intervento di Antonio Manzini a proposito di Una tranquilla giornata criminale. Sottotitolo: &#8220;Come sarà la vita in Italia ora che saranno sospesi i processi per decine di reati?&#8221; Un racconto strano, frutto della fantasia del suo autore, che inizia con una moglie massacrata dentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/una-tranquilla-giornata-criminale/"><img src="http://antonella.beccaria.org/images/luistasicuro.gif" alt="Una tranquilla giornata criminale" title="Una tranquilla giornata criminale" align="left" height="178" hspace="4" vspace="2" width="165" /></a><a href="http://www.ilariaalpi.org/dblog/autori.asp?chi=Roberto%20Vignoli">Roberto Vignoli</a> di <a href="http://www.informationguerrilla.org/">Information Guerrilla</a> segnala che nei giorni scorsi un intervento di <a href="http://www.fazieditore.it/scheda_autore.aspx?A=155">Antonio Manzini</a> a proposito di <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/una-tranquilla-giornata-criminale/">Una tranquilla giornata criminale</a>. Sottotitolo: &#8220;Come sarà la vita in Italia ora che saranno sospesi i processi per decine di reati?&#8221; Un racconto strano, frutto della fantasia del suo autore, che inizia con una moglie massacrata dentro le pareti domestiche e che termina con un elenco di reati i cui procedimenti chissà che non saltino. E questa non è l&#8217;immaginazione dello scrittore. Il quale scrive nella sua narrazione all&#8217;apparenza surreale:</p>
<blockquote><p> Finalmente al gate mi sedetti insieme a Paolo a sfogliare il Messaggero, che è l&#8217;unico giornale che riesco a leggere. E lessi. Avevano appena fatto una nuova legge che mi sembrava molto interessante. Paolo mi disse che non c&#8217;era più niente da temere. E che finalmente l&#8217;Italia stava diventando un paese come dio comanda grazie a quest&#8217;uomo che ci dava una mano concreta, mica chiacchiere. Berlusconi. Io penso che ce l&#8217;abbia mandato la provvidenza. Potevo tornare in Italia e stare tranquillo, continuare i miei affari, vivere felice e e libero in un bel paese democratico. Certo, mi sarebbe piaciuto aggiustare quel processo che ancora pendeva sulla mia testa, quando avevo corrotto un giudice patrimoniale (23). Ma poi scoprii che anche quello era un pensiero che non avevo più. Incredibile, ero nella stessa situazione del primo ministro</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Abu Ghraib: racconto dal carcere iracheno</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 18:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[storie nere]]></category>

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		<description><![CDATA[Luigi Milani, quando scrive, affronta tematiche di non facile gestione. Infatti, dopo Ci sono stati dei disordini, racconto ambientato nei giorni del G8 di Genova, su Thriller Magazine ha pubblicato Abu Ghraib, lunga narrarazione in un luogo diventato negli ultimi anni tristemente famoso. E, con un linguaggio crudo e asciutto, porta subito il lettore all&#8217;interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://falsepercezioni.blogspot.com/">Luigi Milani</a>, quando scrive, affronta tematiche di non facile gestione. Infatti, dopo <a href="http://jujol.com/2008/01/12/ci-sono-stati-dei-disordini/">Ci sono stati dei disordini</a>, racconto ambientato nei giorni del G8 di Genova, su <a href="http://www.thrillermagazine.it/home/">Thriller Magazine</a> ha pubblicato <a href="http://www.thrillermagazine.it/racconti/6264">Abu Ghraib</a>, lunga narrarazione in un luogo diventato negli ultimi anni tristemente famoso. E, con un linguaggio crudo e asciutto, porta subito il lettore all&#8217;interno del carcere iracheno:</p>
<blockquote><p> È l&#8217;inferno nel quale è precipitato Iussuf, insieme a decine di altri soldati iracheni catturati dalle truppe americane. Soldati inviati ufficialmente a rovesciare un regime dittatoriale, per portare la democrazia in un paese oppresso da una feroce dittatura, accusato di pericolose collusioni con i terroristi responsabili dell&#8217;attacco alle Torri Gemelle. E poco importa che quelle accuse si siano poi rivelate infondate e pretestuose. Il presidente non può arretrare da una decisione presa. Il suo paese è la culla della Libertà e non può certo sottrarsi al ruolo di guardiano della pace e delle libertà di tutti i popoli della terra. È in nome di una sua presunta superiorità morale che l&#8217;America si arroga il diritto di poter intervenire ovunque la libertà sia minacciata. O non sarà invece a causa di ben altri interessi, non tutti di adamantina virtù?</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Satisfiction e un racconto inedito di Joe R. Landsdale</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 16:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberta' di cultura]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Satisfction, il free press culturale diretto da Gian Paolo Serino, e Menstyle.it devono aver preso carta e penna (o, più plausibilmente, il loro corrispettivo elettronico), contattato Joe R. Landsdale e chiesto un racconto inedito. Lui ha risposto che, sì, glielo mandava. Ed ecco ora pubblicato Buono a nulla, la storia (inedita) di Miller che viaggia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.satisfiction.org/rivista.php">Satisfction</a>, il free press culturale diretto da <a href="http://satisfiction.menstyle.it/">Gian Paolo Serino</a>, e <a href="http://menstyle.it/cont/menstyle/home-home-page.asp">Menstyle.it</a> devono aver preso carta e penna (o, più plausibilmente, il loro corrispettivo elettronico), contattato <a href="http://www.joerlansdale.com/">Joe R. Landsdale</a> e chiesto un racconto inedito. Lui ha risposto che, sì, glielo mandava. Ed ecco ora pubblicato <a href="http://menstyle.it/cont/lifestyle/lifestyle/0802/2201/buono-a-nulla.asp">Buono a nulla</a>, la storia (inedita) di Miller che viaggia su una Cadillac trasportando il cadavere della moglie la quale, anche da morta, gli procura un mare di problemi.</p>
]]></content:encoded>
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	</channel>
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