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	<title>Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria &#187; libri</title>
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	<description>Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l&#039;incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.</description>
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		<title>L&#8217;egemonia sottoculturale: perché le ragazze e le signore si confessano in tv</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 19:55:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cominciamo dalla fine (questo non è un giallo e a ben guardare si sa già chi sono gli &#8220;assassini&#8221;): «Il mondo delle idee è un campo di battaglia nel quale, come in politica, il vuoto non esiste, e lo spazio se lo piglia chi mette in campo proposte e visioni (quanto maggiormente capaci di &#8220;conquistare&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/massimiliano-panarari/l-egemonia-sottoculturale/978880620483"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="L'egemonia sottoculturale di Massimiliano Panarari" title="L'egemonia sottoculturale di Massimiliano Panarari" src="http://antonella.beccaria.org/images/legenomiasottoculturale.jpg"></a>Cominciamo dalla fine (questo non è un giallo e a ben guardare si sa già chi sono gli &#8220;assassini&#8221;): «Il mondo delle idee è un campo di battaglia nel quale, come in politica, il vuoto non esiste, e lo spazio se lo piglia chi mette in campo proposte e visioni (quanto maggiormente capaci di &#8220;conquistare&#8221; le masse, naturalmente). Si dovrebbe cominciare, allora, moltiplicando il più possibile gli anticorpi e, contestualmente, costruendo delle narrazioni alternative [...] secondo un sistema di valori che non si fondi sull&#8217;individualismo selvaggio e la dittatura del consumo».</p>
<p>È uno stralcio dell&#8217;«epilogo (quasi) ottimista» al libro «L&#8217;egemonia sottoculturale. L&#8217;Italia da Gramsci al gossip», uscito per Einaudi poche settimane fa e scritto da Massimiliano Panarari, saggista e docente di comunicazione pubblica e politica. In un periodo in cui tra scrittori e intellettuali rimbalza il dibattito o, meglio, l&#8217;appello ad abbandonare le case editrici afferenti al presidente del consiglio dei ministri – non che sia una novità, forse stavolta i toni sono solo più veementi visto il <em>casus belli</em>, la contrattazione fiscale favorita da una cosiddetta &#8220;legge ad aziendam&#8221; – Panarari parte in tromba dichiarando una <em>défaillance</em>: l&#8217;abbandono della tenzone culturale della sinistra. Una tenzone che a lungo è passata per i luoghi collettivi (a iniziare dai consigli di fabbrica) contribuendo a creare una coscienza condivisa del proprio &#8220;essere classe&#8221;.</p>
<p><a href="http://domani.arcoiris.tv/"><img align="right" vspace="2" hspace="4" alt="Domani di Maurizio Chierici" title="Domani di Maurizio Chierici" src="http://antonella.beccaria.org/images/domani.jpg"></a>Poi, però, sono arrivati gli anni Ottanta. Da cui &#8211; canta Manuel Agnelli con gli Afterhours &#8211; «non si esce vivi». Ed è vero. Intendiamoci, gli anni Ottanta non sono una punizione divina piovuta dal cielo su novelle Sodome e Gomorre dell&#8217;estremismo extraparlamentare, ma sono stati un effetto voluto e perseguito. E lo spiega bene Panarari quando attacca a raccontare della «controrivoluzione televisiva» e dell&#8217;«appuntamento al <em>Drive In</em>». Un drive in grottesco tanto quanto quello che dà il titolo al forse più famoso romanzo di Joe R. Lansdale, ma sicuramente ben più massivo, negli effetti e nella portata quantitativa. Perché, si badi bene, una cialtroneria che si rispetti, condivisa e assimilata a sufficienza da diventare <em>life style</em>, direbbero gli anglosassoni, non è cosa che si improvvisa.<br />
<span id="more-5282"></span><br />
E in questo libro ci sono tutti i riferimenti culturali mescolati per generare l&#8217;universo degli «uomini e donne» che consegnano via piccolo schermo lettere più che personali e che giocano il gioco della seduzione come moderni gladiatori (in senso storico-romano, non militare-clandestino) a suon di inflessioni dialettali.</p>
<p>Dal situazionismo al dandysmo, da Jacques Derrida a Gilles Deleuze a Marshall McLuhan, ecco alcuni esempi di movimenti e intellettuali che vengono studiati e adattati &#8211; con feroce darwinismo politico-sociale &#8211; all&#8217;esigenza dell&#8217;anestesia massiva. Ci dispiace per chi pensa che sia stata un&#8217;operazione facile, tutt&#8217;altro, e di certo alcuni degli artefici di questa controrivoluzione (come Antonio Ricci o Alfonso Signorini) sono tutto fuorché dei cretini. Anzi. E allora, torna a concludere (quasi) ottimisticamente Panarari, «la sinistra ci provi, orsù, a sviluppare un nuovo, postmoderno, progetto di egemonia (almeno vagamente) culturale volto a contrastare ad armi pari l&#8217;attuale &#8220;regime ircocervo&#8221;. È un tentativo rinviato, stoltamente, da troppo tempo, al punto che ne abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi esiti e conseguenze». Che sia arrivato davvero il momento di cogliere l&#8217;invito di Massimiliano Panarari?</p>
<p><em>(Questo <a href="http://domani.arcoiris.tv/perche-le-ragazze-e-le-signore-si-confessano-in-tv">articolo</a> è stato pubblicato sulla rivista <a href="http://domani.arcoiris.tv/">Domani</a> diretta da <a href="http://www.zam.it/biografia_Maurizio_Chierici">Maurizio Chierici</a>)</em></p>
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		<title>Pentiti di niente. Lugano, 16 maggio 1975: una valigia piena di denaro</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 15:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/_shalom/2790445562/in/set-72057594114479472/"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Carlo Saronio" title="Carlo Saronio" src="http://farm4.static.flickr.com/3156/2790445562_93b659492d_m.jpg"></a>Due giovani, un uomo e una donna, si avvicinano a un&#8217;ausiliaria della polizia comunale di Lugano, Lucia Bernasconi, che sta pattugliando piazza Battaglini. Sono circa le quattro di un venerdì pomeriggio, le banche sono già chiuse e lo rimarranno fino al lunedì successivo e la coppia &#8211; due italiani che all&#8217;apparenza non sembrano avere nulla di particolare &#8211; chiede alla vigilessa dove può trovare un ufficio cambi. Lei li indirizza all&#8217;istituto Parini, poco lontano, in via Funicolare.</p>
<p>Morta lì, sembra, sul momento. E invece non passa mezz&#8217;ora che l&#8217;agente svizzera viene avvicinata da una giovane donna, Maria Balestra, che ha assistito a una scena strana o quanto meno curiosa: pochi minuti prima, mentre passeggiava insieme al marito sul lungolago a poca distanza dell&#8217;ufficio cambi, ha notato due giovani, gli stessi due di prima, che tenevano una ventiquattrore aperta sulle gambe e la valigetta era zeppa di banconote di grosso taglio. L&#8217;agente prende nota dei fatti e delle generalità della donna e si dirige verso il parco dopo aver avvertito la centrale operativa perché le mandi una pattuglia di rinforzo in via Parini.</p>
<p>Sulla stessa panchina indicata da Maria Balestra si trovano ancora i due italiani e all&#8217;ausiliaria sembra sospetto che abbiano cambiato il denaro con tanta rapidità. A questo punto vengono fermati e portati negli uffici della polizia comunale. Generalità e documenti. Così risulta che la ragazza si chiama Maria Cristina Cazzaniga e il giovane che l&#8217;accompagna è Pierluigi Bordoli. La valigetta che custodiscono è effettivamente piena di denaro, ma non solo svizzero: le banconote sono di nazionalità diverse e in totale si tratta di poco più di 65 milioni di lire.<br />
<span id="more-5265"></span><br />
Che ci fanno con tutti quei quattrini? La coppia dichiara di essere arrivata a Lugano nella mattinata del giorno precedente passando per il valico di Chiasso, di aver utilizzato una Fiat 124 targata Reggio Emilia di un amico che li ha accompagnati nel viaggio oltre frontiera e che l&#8217;unico scopo è quello di speculare sulla valuta. In modo lecito, s&#8217;intende. Ma c&#8217;è qualcosa che stride in quella versione. A un&#8217;ulteriore verifica, Bordoli viene trovato con un passaporto intestato a un&#8217;altra persona, Silvio Tassan Solet, mantonavo, e con una patente a nome di Adriano Balemi. Infine, in una specie di valzer di identità, quando l&#8217;italiano compila il foglio di stato civile si qualifica come Carlo Fioroni.</p>
<p>Nel frattempo altri agenti sono andati a cercare la Fiat 124, che trovano parcheggiata a poca distanza dalla panchina dove sono stati trovati i due già in caserma, e fermano anche il terzo giovane, Franco Prampolini. Inoltre, approfittando della chiusura delle banche, riescono a recuperare il denaro cambiato. Fioroni risulta avere 15 milioni e 7.310 lire italiane, più di 122 mila franchi svizzeri e oltre 96mila franchi francesi. Prampolini invece viene trovato con quasi 4 milioni e mezzo di lire cambiate poco prima con altra valuta italiana e spiccioli in franchi francesi. I poliziotti trovano anche tutte le ricevute dei movimenti effettuati tra il 15 e il 16 maggio a Lugano.</p>
<p>Così gli agenti, a disposizione dei quali ci sono i due giorni del fine settimana in cui le attività bancarie sono bloccate, possono partire per ulteriori verifiche sulle banconote originarie e arrivano a due conclusioni: nei cambi di valuta il terzetto italiano ha perso più di 1.500 franchi svizzeri, dunque i motivi speculativi non stanno in piedi, e quel denaro ha sicuramente provenienza illecita. Basta con le palle, che ora quei tre raccontino esattamente come stanno le cose. A prendere la parola è Carlo Fioroni. Che ammette di non essere un normale cittadino italiano che gioca con la finanza.</p>
<p>&#8220;Sono ricercato nel mio paese&#8221;, aggiunge il giovane agli agenti della polizia comunale. &#8220;Faccio parte delle Brigate Rosse&#8221;.</p>
<p>Trasalgono i poliziotti di Lugano, di fronte a quella sigla che sanno bene che cosa significa, e chiamano la polizia cantonale che dispone il fermo del terzetto. E Fioroni, incalzato dagli interrogatori, ammette: sì, quel denaro è frutto di una rapina a un furgone portavalori abusivo commessa da lui e da altri terroristi. Ma l&#8217;italiano mente ancora perché le matrici delle banconote recuperate raccontano invece un&#8217;altra storia: i quattrini &#8211; sostengono gli inquirenti italiani nel frattempo avvertiti dai colleghi svizzeri &#8211; fanno parte dei 470 milioni di lire pagati per il riscatto di Carlo Saronio.</p>
<p>Fioroni nega per giorni, con quel sequestro lui non ha nulla a che fare, ma il 27 maggio crolla e dice di voler raccontare finalmente la verità: quel denaro arriva effettivamente dal rapimento, ma il suo ruolo nella faccenda si limita al riciclaggio delle banconote. Il 12 maggio precedente, infatti, aveva incontrato a Treviglio, in provincia di Bergamo, Alice Carobbio, la donna di Carlo Casirati, il pregiudicato notato nei pressi della cava la notte del 4 maggio quando avrebbe dovuto avvenire lo scambio per conto delle BR dopo la sparizione di Saronio, di cui era amico: l&#8217;ingegnere milanese infatti era nel mirino di Casirati, stando a quando sostiene il sedicente brigatista, perché proprio il criminale comune gli aveva proposto qualche settimana prima di rapire il facoltoso ricercatore.</p>
<p>Una volta rintracciato da Fioroni, Casirati avrebbe ammesso di far parte della banda, anzi, di esserne il capo, e se il sedicente brigatista avesse in qualche modo collaborato ci sarebbe stata una fetta anche per lui. In particolare &#8211; aggiunge Fioroni &#8211; servivano informazioni personali su Saronio perché si rifiutava di collaborare e i rapitori non potevano fornire alla famiglia notizie utili a dimostrare che l&#8217;ostaggio era ancora in vita. Se quelle informazioni le avesse messe a disposizione l&#8217;uomo che proveniva dalle fila di Potere Operaio, allora il dieci per cento del maltolto sarebbe stato suo.</p>
<p>Fioroni prosegue nelle sue dichiarazioni alla polizia e racconta ancora di non poter decidere lì per lì da solo, di avere bisogno dell&#8217;avallo del suo gruppo di appartenenza. Il quale lo autorizza a prestarsi al gioco per due motivi: in primo luogo Fioroni può adoperarsi affinché a Saronio non sia fatto del male e poi, una volta rilasciato l&#8217;ostaggio, per impartire una severa punizione ai &#8220;comuni&#8221; che fanno sparire un &#8220;politico&#8221;. Ecco dunque che Fioroni accetta l&#8217;offerta di Casirati e quando lo incontra di nuovo, gli racconta un paio di particolari che lo aiuteranno nelle trattative: la fotografia scattata con i bambini indios e la descrizione di una cagnolina che viveva nella villa di famiglia, in Liguria.</p>
<p>E quando si tratta di riscuotere il suo dieci per cento, Fioroni si ripresenta puntuale: prende un treno per Treviglio dove incontra Alice Carobbio, la moglie di Carlo Casirati, che gli consegna una valigetta in cui ci sono 67 milioni di lire. Di questi, cinquanta milioni sono il compenso della collaborazione di Fioroni al sequestro e i restanti diciassette gli vengono affidati dal suo complice comune perché li ricicli oltre confine a nome suo. Fioroni accetta anche in questo caso perché &#8211; specifica &#8211; custodire quei quattrini in più gli serve per rimanere in contatto con Casirati e avercelo a portata di mano quando deciderà di passare all&#8217;azione punitiva.</p>
<p>Intanto parla anche di Maria Cristina Cazzaniga e di Franco Prampolini: sono &#8220;compagni&#8221;, militano nella stessa formazione extraparlamentare (che a questo punto già non sono le Brigate Rosse, anche se non si riesce a capire bene di quale si tratti), ma sono del tutto estranei al sequestro e soprattutto sono all&#8217;oscuro della provenienza del denaro. Sapevano solo che occorreva ripulirlo. Dunque che gli investigatori ne tengano conto nel valutare la loro posizione. E sì, un altro della banda di Casirati l&#8217;ha incontrato: è un comune che conosce solo con il suo soprannome, &#8220;lo scotennato&#8221;, e che aveva trascorso diversi anni nella Legione Straniera. O almeno così gli avevano raccontato.</p>
<p>Intanto la stampa italiana dà ampio risalto all&#8217;arresto di Carlo Fioroni in Svizzera e dalle fotografie pubblicate sui giornali il portinaio e altri domestici di casa Saronio lo riconoscono. A renderli certi di averlo già incontrato, quel tizio, sono in particolare le immagini che compaiono sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; del 18 aprile 1975 e sulla &#8220;Notte&#8221; del giorno successivo: quello è il giovane che era stato ospite di Carlo poche settimane prima, a marzo. Con lui c&#8217;era anche una ragazza che era stata presentata come sua moglie: la polizia accerta che si tratta di Maria Cristina Cazzaniga.</p>
<ul>
<li> 1. <a href="http://antonella.beccaria.org/2008/11/20/pentiti-di-niente-e-i-demoni-moderni/">Valerio Evangelisti: i pentiti di niente e i demoni moderni</a></li>
<li> 2. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/08/15/pentiti-di-niente-milano-14-aprile-1975-lingegnere-e-stato-rapito/">Milano, 14 aprile 1975, l&#8217;ingegnere è stato rapito</a></li>
<li> 3. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/08/22/pentiti-di-niente-e-subito-si-giunse-ai-primi-sospetti/">E subito si giunse ai primi sospetti</a></li>
</ul>
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		<title>Pentiti di niente. E subito si giunse ai primi sospetti</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 10:44:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le trattative intanto si sono trascinate per giorni e ormai si è arrivati al primo maggio, sono trascorse oltre due settimane dal rapimento, ed è tempo di chiudere. Così nel corso dei tre giorni successivi si prendono accordi sulle modalità di consegna: il 4 maggio il ragionier Damaschi e l&#8217;avvocato Alessandro Tonolli, altro collaboratore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-049-1/antonella-beccaria/pentiti-di-niente.html"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Pentiti di niente" title="Pentiti di niente" src="http://antonella.beccaria.org/images/pentitidiniente_cop.jpg"></a>Le trattative intanto si sono trascinate per giorni e ormai si è arrivati al primo maggio, sono trascorse oltre due settimane dal rapimento, ed è tempo di chiudere. Così nel corso dei tre giorni successivi si prendono accordi sulle modalità di consegna: il 4 maggio il ragionier Damaschi e l&#8217;avvocato Alessandro Tonolli, altro collaboratore di famiglia, devono salire a bordo della Fulvia di Carlo portando con loro due valigie in cui sono custoditi i soldi. A quel punto inizia un percorso, una specie di caccia al tesoro, in cui si arriva nel primo punto indicato dai rapitori, si raccoglie un messaggio, un dettaglio concordato di volta in volta, un qualsiasi elemento che suggerisca in quale direzione procedere. La prima tappa di questa caccia viene raggiunta alle quattro del mattino quando i due professionisti approdano all&#8217;Hotel Cavalieri di Milano.</p>
<p>Qui attendono una telefonata che giunge puntuale nel giro di poco e che ordina loro di inforcare la tangenziale est del capoluogo lombardo, arrivare al chilometro 8 e di cercare il messaggio successivo sotto un cartello stradale. Lì trovano un&#8217;ulteriore indicazione che dice loro di uscire a Cernusco sul Naviglio, parcheggiare l&#8217;auto nei pressi di una cava lì vicino e di allontanarsi per mezz&#8217;ora: al loro ritorno, se tutto sarà andato secondo i piani, non ci saranno più le borse con i quattrini. Ma quando la coppia di emissari torna indietro si accorge che non è accaduto nulla, che questo appuntamento è andato a vuoto: i rapitori non si sono infatti presentati a ritirare il riscatto perché &#8211; diranno poco dopo sempre al telefono &#8211; avevano avuto l&#8217;impressione che un&#8217;auto in borghese della polizia fosse in zona. Avevano ragione.</p>
<p>Nel contatto che segue l&#8217;incontro alla cava di Cernusco, i rapitori non sono affatto teneri, fanno notare con violenza alla famiglia che la foglia l&#8217;hanno mangiata e aggiungono si pentiranno dello scherzo che hanno tentato di tirare loro perché mica sono scemi, l&#8217;hanno vista bene quell&#8217;Alfa Romeo Giulia che stazionava in zona. Sbirri, non poteva essere altrimenti, e chi vuoi che fosse a quell&#8217;ora in un posto tanto isolato? Dunque &#8211; accusano ancora i malviventi &#8211; non solo i Saronio hanno denunciato la scomparsa contravvenendo a quanto esplicitamente vietato, ma stanno collaborando con le forze dell&#8217;ordine. A questo segue un nuovo stillicidio di comunicazioni durante le quali però vengono via via lasciate da parte le minacce e riprendono le trattative.<br />
<span id="more-5208"></span><br />
Si stabilisce così che la data successiva per la consegna del denaro sarà il 9 maggio. Questa volta si chiede che gli emissari della famiglia si muovano separatamente per confondere eventuali pedinamenti da parte delle forze dell&#8217;ordine: Damaschi prenderà di nuovo la Fulvia mentre il cognato di Carlo, Ernesto Masolo, a bordo della propria autovettura, dovrà puntare verso Nova Milanese, entrare nel bar Corona e attendere nuove istruzioni. Qui giunge puntuale una telefonata per lui e l&#8217;uomo viene indirizzato verso una località di campagna dove troverà un messaggio scritto. Nel foglietto gli si dirà di imboccare l&#8217;autostrada dei Fiori Milano-Genova in direzione del capoluogo ligure e di fermarsi nei pressi di un ponte, all&#8217;altezza del chilometro 148,400. Qui incontrerà tre individui armati a volto coperto che prenderanno in consegna le valigie con il denaro.</p>
<p>Non una parola e nessun altro scherzo altrimenti a pagare sarà Carlo. Questa volta tutto va liscio: il denaro viene consegnato, Ernesto Masolo riprende la strada di casa con 470 milioni di meno, ma con la speranza che il cognato ricompaia presto. Per tutti inizia la fase dell&#8217;attesa più lacerante, ma anche la più vivida: la liberazione di Carlo. Tuttavia il giovane non ricompare quel giorno. Forse accadrà il giorno successivo o forse occorre attenderne qualcuno: l&#8217;avranno magari portato lontano e deve ritornare in zona prima di essere rilasciato. Illusione, desiderio, fiducia si alternano in quelle prime ore, ma con il trascorrere del tempo si trasformano in chimere, fantasie fino ad assumere i connotati del miraggio, di un&#8217;illusione che svanisce via via che trascorrono le ore.</p>
<p>E non ci sarà nulla che arresterà questo processo, che conterrà un timore che si fa tracimante: Carlo Saronio scomparirà per sempre e con lui, fin dalle ore successive al pagamento del riscatto, anche i rapitori svaniscono nel nulla: non ci sarà più alcuna comunicazione, nessuna telefonata, neanche un messaggio scritto fatto ritrovare chissà dove.</p>
<p>A questo punto, però, la squadra mobile della questura di Milano inizia a tirare gli estremi di una corda che ha teso intorno alla banda. D&#8217;accordo con la famiglia, i movimenti compiuti prima e durante il pagamento del riscatto erano stati seguiti da lontano da agenti in borghese che si erano mossi con più circospezione rispetto al 4 maggio. Si erano sempre mantenuti a distanza, mai un veicolo delle forze dell&#8217;ordine si era avvicinato all&#8217;auto che stava andando a consegnare un riscatto. Ma in quell&#8217;occasione, il 9 maggio, quando il pagamento va a buon fine, non avevano tratto alcun dato su cui indagare. Sarebbe tuttavia il caso di dire che non avevano tratto alcun elemento nuovo perché un elemento da cui partire ce l&#8217;avevano già.</p>
<p>L&#8217;elemento ha un nome, si chiama Carlo Casirati, è nato nel 1942 a Treviglio, in provincia di Bergamo, ha precedenti penali per rapina e fino ai giorni convulsi del rapimento Saronio era irrintracciabile: di lui non si era più saputo nulla dopo che il 20 febbraio 1974 era evaso dopo venti mesi di detenzione dal carcere di San Vittore. Ricompare però il 4 maggio, proprio il giorno di quel primo mancato pagamento, anche se per arrivare alla sua identificazione occorrerà ancora qualche giorno. Sul momento si parla solo di un uomo che si materializza la notte in cui Armando Damaschi segue il percorso indicato dai rapitori: per evitare che gli investigatori gli si avvicinino troppo in tempi in cui le comunicazioni mobili sono ancora molto lontane, si è stabilito che il ragioniere, nel momento in cui saprà quale direzione prendere, lo scriva su un foglietto, lo inserisca in un pacchetto di sigarette e lo lasci cadere prima di ripartire. &#8220;Sto andando alla cava di Cernusco&#8221;.</p>
<p>Poi ingrana la prima e parte, ma la polizia comunica via radio con la centrale la destinazione e c&#8217;è così il tempo di allestire un servizio di appostamento e di raggiungere quell&#8217;area. Qui i malviventi si accorgono dei poliziotti, ma accade anche il contrario. In zona, infatti, oltre alla Giulia degli agenti, c&#8217;è anche un&#8217;altra auto, una Simca 1000, nascosta dietro un mucchio di detriti estratti dalla cava. Data l&#8217;ora &#8211; si è ormai prossimi all&#8217;alba &#8211; e il luogo, il fatto appare strano e così la targa del veicolo viene annotata. A dirla tutta, non è che ci si aspetti granché da quel controllo: se i rapitori sono furbi, quella macchina l&#8217;hanno rubata e non si arriverà a nulla. Invece ecco che arriva una sorpresa: sull&#8217;auto non pende alcuna denuncia per furto, risulta intestata a una donna. E se sulle prime sembra che comunque sia un vicolo cieco, vai a vedere meglio e ti accorgi che quella donna è la madre di un pregiudicato per di più latitante: Carlo Casirati.</p>
<p>Verifica ancora, fai qualche domanda in giro e salta fuori proprio che il figlio di quella donna, seppur ricercato, bazzica ancora in zona (vive infatti con la moglie a Sesto San Giovanni) e dispone a proprio piacimento della Simca. Strano dunque che un personaggio come lui fosse in quella zona proprio quando era in corso il pagamento di un riscatto. Se si tratta di una coincidenza, è davvero curiosa, ma per gli investigatori non si tratta di una coincidenza, il pregiudicato è coinvolto.</p>
<ul>
<li> 1. <a href="http://antonella.beccaria.org/2008/11/20/pentiti-di-niente-e-i-demoni-moderni/">Valerio Evangelisti: i pentiti di niente e i demoni moderni</a></li>
<li> 2. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/08/15/pentiti-di-niente-milano-14-aprile-1975-lingegnere-e-stato-rapito/">Milano, 14 aprile 1975, l&#8217;ingegnere è stato rapito</a></li>
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		<title>Pentiti di niente. Milano, 14 aprile 1975, l&#8217;ingegnere è stato rapito</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 18:40:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-049-1/antonella-beccaria/pentiti-di-niente.html"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="" title="Pentiti di niente" src="http://antonella.beccaria.org/images/pentitidiniente_cop.jpg"></a>C&#8217;è una storia che taglia a metà gli anni Settanta arrivando a lambire quasi tutti gli Ottanta e che diventa un paradigma non solo dello sbando di alcuni personaggi che non trovano collocazione in quel decennio di ideali, ma anche di scontri politici. È quella di Carlo Saronio, giovane ingegnere della borghesia milanese che si avvicina alla sinistra extraparlamentare, ma che finisce preda della bramosia di alcuni di questi personaggi. Oltre al dramma personale di un sequestro e di un omicidio, la vicenda di Carlo Saronio racconta anche la nascita di un fenomeno, quello della dissociazione dalla lotta armata, e della sua strumentalizzazione da parte di chi andava a caccia di sconti di pena. Riuscendo a ottenerli.</p>
<p>Mentre si indaga su chi ha rapito l&#8217;ingegnere, la Milano che ne emerge in un primo momento sembra una specie di Marsiglia in cui il Mediterraneo viene sostituito dai Navigli e dalla darsena di Porta Ticinese, ma che nulla ha da invidiare alla disinvoltura dei banditi d&#8217;Oltralpe. Una Milano in cui la politica arriva fino a un certo punto e la malavita fa da padrona tra evasioni, ricatti, giri di denaro da riciclare, bella vita ogni volta che si arraffa un po&#8217; di contante. Dove l&#8217;umanità si scontra e perde di fronte al profitto criminale e dove non esiste alcun codice etico quando si decide di speculare anche su un cadavere in precedenza fatto sparire.</p>
<p>Ma poi all&#8217;improvviso lo scenario cittadino si modifica e quegli stessi personaggi, dai protagonisti alle comparse, dalle vittime ai carnefici, diventano gli interpreti di un copione a sfondo terroristico dove l&#8217;&#8221;Organizzazione&#8221; viene prima di tutto. Anche della solidarietà verso un compagno e dell&#8217;amicizia tra due giovani che stanno dalla stessa parte. Il cambiamento è così repentino che non sembra di essere ancora in quei quartieri. Sembra a questo punto di aver attraversato i confini della realtà per entrare in un romanzo di fantapolitica in cui si può raccontare tutto e il contrario di tutto.<br />
<span id="more-5201"></span><br />
Eppure no. Carlo Saronio viene sequestrato e ucciso davvero. A non tornare per molto tempo sarà però la ricostruzione di questo delitto. Sono parole, quelle che si andranno via via pronunciando, che raccontano sempre lo stesso fatto, ma lo fanno ogni volta in modo diverso. Il punto di partenza, che non si modifica mai, è la sorte dell&#8217;ingegnere. Il resto &#8211; ciò che è avvenuto dopo, ma anche ciò che si è consumato prima del sequestro &#8211; muta senza tregua a ogni interrogatorio, a ogni deposizione. Non saranno mai identici la dinamica, i ruoli, le responsabilità, le appartenenze. Non si può fare altro che ripartire sempre da zero, da quella sera dell&#8217;aprile 1975 quando Carlo Saronio viene bloccato e costretto a salire su un&#8217;auto sconosciuta.</p>
<p>Da una dimensione criminale pasticciona e spietata, con il tempo, con gli anni, si arriva a sostenere che quel ricco militante non era più utile neanche come pollo da spennare per la &#8220;causa&#8221;. E che il suo destino viene deciso da una potente e implacabile cupola eversiva responsabile, più o meno direttamente, di tutta la violenza politica che si consumava ogni giorno in tutta la nazione. &#8220;Mi pento, mi dissocio e vi racconto tutto&#8221;, diranno i responsabili della fine che Saronio fa. E parlano, scrivono memoriali, chiedono di incontrare magistrati di procure differenti, indirizzano le indagini. Ma soprattutto si adeguano a quelle che vengono definite emergenze investigative e processuali. In altre parole modificano la realtà sulla base di opportunità. Le loro, ovviamente. Ma vengono creduti.</p>
<p>Il risultato che ne deriva ha un nome: è il processo &#8220;7 aprile&#8221; che, nei suoi vari gradi, avrà l&#8217;unico merito di smentire le parole di chi si definiva collaboratore di giustizia e che proclamava il proprio ripudio al terrorismo. E di dimostrare che il vertice della violenza rossa, quello che tutto avrebbe coordinato e che puntava alla guerra civile, non era mai esistito. Le realtà politiche che pur commisero reati anche molto gravi si muovevano infatti senza contribuire a un disegno più complessivo. Non c&#8217;era nessun giovane &#8220;grande vecchio&#8221;, come si disse di Toni Negri, Oreste Scalzone o Franco Piperno. Non ci furono fiancheggiatori che, pur indicati dai sedicenti pentiti come tali, trascorsero comunque dietro le sbarre anni di carcerazione preventiva in attesa che la loro innocenza fosse riconosciuta.</p>
<p>Ci furono solo coloro che tentarono un&#8217;estrema speculazione su un ragazzo che avevano rapito e ucciso a metà degli anni Settanta approfittando di una legislazione che cambiava e che dunque non era ancora stata applicata, di una gestione dell&#8217;emergenza non sempre svolta nel rispetto dei diritti degli imputati e di vantaggiosi benefici in termini di anni di galera.</p>
<p><strong>Milano, 14 aprile 1975: dal sequestro ai primi sospetti</strong></p>
<p>Carlo Saronio scompare la sera del 14 aprile 1975, un lunedì all&#8217;apparenza come tanti altri. È un ingegnere, ha 26 anni e, malgrado l&#8217;appartenenza a una facoltosa famiglia della borghesia milanese, nutre simpatie neanche tanto celate alle stesse forze dell&#8217;ordine per la sinistra extraparlamentare e in particolare per alcuni personaggi che provengono dalle disciolte fila di Potere Operaio. L&#8217;ultima volta che la madre, Anna Boselli, lo vede è a cena conclusa: intorno alle 22, Carlo prende le chiavi della sua auto, una Lancia Fulvia con cui va in giro da un po&#8217;, e come accade spesso in quel periodo lascia l&#8217;appartamento di corso Venezia per raggiungere un gruppo di amici che lo aspetta dalle parti di piazza Aspromonte.</p>
<p>Nella notte nessuno si accorge che Carlo Saronio non è rientrato e chi avesse gettato un&#8217;occhiata sul ciglio della strada si sarebbe accorto che l&#8217;automobile dell&#8217;ingegnere era al suo posto. Alle 9 del mattino successivo tuttavia giunge a casa Saronio una telefonata. E non è la prima: altre due l&#8217;hanno preceduta tra le 8 e le 8 e mezza. All&#8217;apparecchio c&#8217;è sempre uno sconosciuto che non si qualifica e si limita a chiedere con insistenza di parlare con la signora Boselli, ma il filtro dei domestici regge e l&#8217;anonimo telefonista decide di chiamare un altro numero: è quello degli uffici dell&#8217;azienda di famiglia, che si trovano nello stesso edificio, e parla direttamente con l&#8217;amministratore dei Saronio, il ragionier Armando Damaschi.</p>
<p>&#8220;L&#8217;ingegnere è stato rapito. Richiamerò tra poco per il riscatto&#8221;. Poi riattacca.</p>
<p>La lapidaria telefonata ha uno scopo preciso: dare il tempo alla famiglia e ai suoi collaboratori di verificare l&#8217;assenza di Carlo. Vuoi mai che sia uno scherzo di cattivo gusto? Ma il giovane in camera sua non c&#8217;è. Per di più &#8211; a quel punto chi si affaccia se ne deve accorgere per forza &#8211; la Fulvia è sotto casa, chiusa a chiave, come se non fosse stata toccata o come se il giovane professionista avesse avuto il tempo, una volta lasciati gli amici, di riportarla sotto casa e parcheggiarla senza alcun disturbo. Ma ciò che è realmente accaduto nelle ore immediatamente precedenti è un mistero: di certo c&#8217;è solo che lui non si trova.</p>
<p>Tempo mezz&#8217;ora e il telefono squilla di nuovo. È ancora lo sconosciuto di poco prima che parla con Damaschi e che gli comunica in tono perentorio che per la liberazione dell&#8217;ostaggio la famiglia dovrà scucire cinque miliardi di lire in due rate. Cinque i giorni concessi per il versamento della prima tranche di due miliardi e mezzo: la data fissata è il 18 aprile e quel giorno gli emissari dei Saronio dovranno seguire le informazioni che verranno loro comunicate in seguito per raggiungere il luogo del pagamento.</p>
<p>Nel corso di quelle prime ore i sequestratori giocano con il terrore della famiglia: chiamano di frequente, a volte facendo una telefonata dopo l&#8217;altra, poi interrompono le comunicazioni per qualche ora, lasciano che i parenti si macerino nell&#8217;angoscia e poi tirano all&#8217;improvviso la corda, minacciano ritorsioni nel caso le loro disposizioni non vengano seguite alla lettera. Aggiungono ansia all&#8217;ansia per piegare qualsiasi rifiuto alla trattativa. In una telefonata che infatti arriva alle 17 di quello stesso 15 aprile, si decide di dare un&#8217;iniziale conferma del fatto che nessuno sta scherzando, la prima prova che a chiamare sono davvero i rapitori di Carlo: all&#8217;altro capo c&#8217;è sempre la stessa voce, caratteristica, con un forte accento meridionale, che dice dove si trovano le chiavi dell&#8217;auto che l&#8217;ingegnere aveva con sé quando è stato portato via.</p>
<p>Poi basta, non si dilunga in altri dettagli, e che i familiari aspettino, seguiranno ulteriori contatti. Fin da subito vengono avvertite le autorità e i telefoni di casa e degli uffici sono messi sotto controllo. Però ci si rende conto che le trattative saranno tutt&#8217;altro che rapide. Innanzitutto la prima data del pagamento, il 18 aprile annunciato inizialmente, salta: da un lato, infatti, i congiunti dell&#8217;ingegnere non vogliono sentir parlare di &#8220;rate&#8221;. Il loro scopo infatti è quello di pagare tutto in un&#8217;unica soluzione, ma la cifra è ragguardevole e metterla insieme è affare che richiede tempo. Dall&#8217;altra però chiedono una prova che Carlo sia ancora vivo, ma i sequestratori nicchiano, eludono la questione, la rimandano o minacciano e solo a undici giorni da quella prima telefonata, il 26 aprile, dopo pressanti richieste in questo senso, sembrano finalmente accogliere quella che ormai ha assunto i toni di una supplica: va bene, avranno quanto chiedono.</p>
<p>Per ottenerlo che vadano al cinema Italia e raggiungano la toilette. Dentro la cassetta dello scarico dell&#8217;acqua, troveranno l&#8217;orologio da polso dell&#8217;ingegnere. Ma è troppo poco, non basta per fugare o anche solo per rendere meno attanagliante l&#8217;angoscia della madre. E poi perché non fanno come in altri casi di sequestro di persona? Perché non inviano una fotografia che ritrae l&#8217;ostaggio insieme a un giornale recente? Perché non spediscono uno scritto dell&#8217;ingegnere successivo al rapimento?</p>
<p>No, quell&#8217;orologio non è neanche vagamente sufficiente. I familiari insistono, producano qualcosa di più convincente altrimenti niente riscatto. E allora la banda di rapitori, nel giro di poche ore, fa recapitare alcune informazioni poco note a proposito di Carlo: la prima riguarda una fotografia scattata tempo addietro in America Latina in cui Saronio viene ritratto accanto a due bambini indios: è talmente affezionato a quell&#8217;immagine e al ricordo del viaggio che l&#8217;ha appesa in camera sua, sopra il letto; la seconda invece è la descrizione di una cagnolina che la famiglia Saronio teneva nella sua villa di Bogliasco, in provincia di Genova. Nessuno scritto però accompagna questa comunicazione, le informazioni vengono trasmesse sempre al telefono ed è vero che non sono notizie di dominio pubblico, ma è altrettanto vero che anche l&#8217;entourage delle vittima conosceva quei dettagli.</p>
<p>Di più però i rapitori non possono fare, Carlo si rifiuta di collaborare. Dunque che la famiglia si accontenti: non è proprio la prova che chiedeva, ma ci va vicino. A quel punto i nervi hanno già ceduto e a questo punto si deve tentare il tutto per tutto per far tornare Carlo a casa. Tanto basta quindi per concordare la cifra definitiva: 470 milioni di lire, meno del dieci per cento della richiesta iniziale, da versare in un&#8217;unica soluzione.</p>
<ul>
<li> 1. <a href="http://antonella.beccaria.org/2008/11/20/pentiti-di-niente-e-i-demoni-moderni/">Prefazione di Valerio Evangelisti: i pentiti di niente e i demoni moderni</a></li>
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		<title>Senza finzione: &#8220;Armi in pugno &#8211; La storia del Nord Est tra politica, terrorismo e criminalità&#8221; di Pino Casamassima</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2010/07/30/senza-finzione-armi-in-pugno-la-storia-del-nord-est-tra-politica-terrorismo-e-criminalita-di-pino-casamassima/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:55:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il volume sarà disponibile a partire dall&#8217;inizio di settembre, ma è appena stato inserito tra le anteprime di Stampa Alternativa il nuovo libro della collana Senza finzione, coordinata insieme a Simona Mammano. Si tratta del libro Armi in pugno &#8211; La storia del Nord Est tra politica, terrorismo e criminalità scritto dal giornalista Pino Casamassima:

Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-139-9/pino-casamassima/armi-in-pugno.html"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Armi in pugno di Pino Casamassima" title="Armi in pugno di Pino Casamassima" src="http://antonella.beccaria.org/images/armiinpugno.jpg"></a>Il volume sarà disponibile a partire dall&#8217;inizio di settembre, ma è appena stato inserito tra le <a href="http://www.stampalternativa.it/anteprime.php">anteprime</a> di <a href="http://www.stampalternativa.it/">Stampa Alternativa</a> il nuovo libro della collana <a href="http://www.stampalternativa.it/collana.php?collana=senza%20finzione">Senza finzione</a>, coordinata insieme a <a href="http://simonamammano.blogspot.com/">Simona Mammano</a>. Si tratta del libro <a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-139-9/pino-casamassima/armi-in-pugno.html">Armi in pugno &#8211; La storia del Nord Est tra politica, terrorismo e criminalità</a> scritto dal giornalista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pino_Casamassima">Pino Casamassima</a>:</p>
<blockquote><p>
Le Brigate Rosse, la prima volta che uccisero, lo fecero a Padova, la città che assisteva alla nascita dell&#8217;Autonomia organizzata e ai teoremi giudiziari che portarono al processo 7 aprile. Ma il Veneto fu anche la culla dell&#8217;eversione neofascista, quella di Ordine Nuovo, che metteva le bombe sui treni e che inaugurò gli anni di piombo con la strage di piazza Fontana. E sempre nel Nord Est nacquero e si svilupparono fenomeni criminali autoctoni, come la mafia del Brenta di Felice Maniero. Un&#8217;area, quella raccontata in questo libro, che passò dalla miseria e dall&#8217;emigrazione alla prosperità economica coltivando alcuni dei fenomeni che hanno fatto la storia dell&#8217;intera nazione.
</p></blockquote>
<p>E così, con il lavoro di Pino, fanno <a href="http://www.stampalternativa.it/collana.php?collana=senza%20finzione">sette volumi</a> all&#8217;interno della <a href="http://antonella.beccaria.org/tag/senza-finzione/">collana</a> inaugurata nel febbraio 2009.</p>
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		<title>E rimasero impuniti: &#8220;In questo disgraziato Paese la politica si mescola alla criminalità&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 14:37:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tornando alle lettere, riportate nella sentenza di assoluzione del giugno 2007 per il delitto dei Frati Neri, occorre fare una premessa. Lo scrivente &#8211; avvertono i giudici &#8211; descrive se stesso come una vittima della cupidigia altrui, un esecutore di volontà che gli erano superiori. Si sa che ciò non è vero, ma lo scenario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.socialmente.name/index.php?mod=12&amp;idli=42&amp;idli_co=2"><img title="E rimasero impuniti" src="http://antonella.beccaria.org/images/e_rimasero_impuniti.jpg" alt="E rimasero impuniti" hspace="4" vspace="2" align="left" /></a>Tornando alle lettere, riportate nella sentenza di assoluzione del giugno 2007 per il delitto dei Frati Neri, occorre fare una premessa. Lo scrivente &#8211; avvertono i giudici &#8211; descrive se stesso come una vittima della cupidigia altrui, un esecutore di volontà che gli erano superiori. Si sa che ciò non è vero, ma lo scenario ricostruito è stato ritenuto autentico, in sede giudiziaria. Scrive dunque Calvi il 30 maggio 1982 al cardinale Pietro Palazzini:</p>
<blockquote><p>
Eminenza Reverendissima, sento il dovere di rivolgermi ancora una volta alla Sua illuminata e degnissima persona per informarLa degli ultimi spaventosi sviluppi delle mie vicissitudini con lo IOR che stanno pericolosamente conducendo i miei interessi e quelli ben più importanti della Chiesa verso un sicuro disastro. Vani si sono dimostrati sino a oggi tutti i tentativi di trovare un&#8217;equa soluzione alla vertenza della quale Le ho parlato tempo fa durante l&#8217;incontro da Lei benevolmente concessomi. Monsignor Marcinkus e il dottor Mennini [Luigi Mennini, ai tempi amministratore delegato dello IOR, <em>N.D.A.</em>] continuano a rifiutarmi ogni possibile contatto [...] manifestando così una inconcepibile insensibilità ai reali interessi della Chiesa stessa.</p>
<p>[...] La credibilità morale ed economica del Vaticano è già gravemente compromessa; come mai nessuno vuole intervenire? Ma a cosa mirano costoro? Del resto molti finanziamenti e tangenti concessi dal Banco Ambrosiano a partiti e uomini politici hanno avuto origine su indicazione [di personalità interne alla Santa Sede stessa]. Eppure costoro sanno che io so! Non è quindi possibile spiegare l&#8217;atteggiamento che hanno verso di me e il mio gruppo bancario, unicamente in termini di sleale comportamento e di ottusità mentale [...]. In siffatte condizioni cosa posso sperare io, responsabile come sono di aver svolto un&#8217;opera di banchiere nell&#8217;interesse della politica vaticana in tutta l&#8217;America Latina, in Polonia e in altri Paesi dell&#8217;Est?
</p></blockquote>
<p><span id="more-5118"></span></p>
<blockquote><p>
Eminenza Reverendissima, perché non mi procura l&#8217;opportunità di poter parlare di un fatto così importante, così storicamente importante con il Santo Padre? È questo un fatto, una storia anzi, una storia tanto grande che va trattata nella sua dimensione integrale soprattutto al fine di impedire che si realizzino i progetti dei nemici della Chiesa e dell&#8217;intera cristianità. Soltanto attraverso un tempestivo ed energico intervento la Santa Sede potrà difendere i suoi legittimi interessi ed evitare quindi di favorire il gioco dei nemici.
</p></blockquote>
<p>E ancora, in una lettera indirizzata direttamente a Giovanni Paolo II il 5 giugno 1982, Calvi torna a parlare di «cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell&#8217;Ovest e dell&#8217;Est», di avere «di concerto con autorità vaticane, coordinato in tutto il Centro-Sud America la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l&#8217;espandersi di ideologie filo-marxiste» e di essere stato infine lasciato al proprio destino. Per quanto Calvi scriva di non voler ricattare nessuno senza tuttavia riuscire a essere convincente, sottolinea che:</p>
<blockquote><p>
Un eventuale crollo del Banco Ambrosiano provocherebbe una catastrofe di inimmaginabili proporzioni per cui la Chiesa ne subirebbe i danni più gravi [...]. Molti sono coloro che mi fanno allettanti promesse di aiuto a condizione che io parli delle attività da me svolte nell&#8217;interesse della Chiesa; sono proprio molti coloro che vorrebbero sapere da me se ho fornito armi o altri mezzi ad alcuni regimi di Paesi del Sud America per aiutarli a combattere i nostri comuni nemici e se ho fornito mezzi economici a Solidarno&#347;&#263; o anche armi e finanziamenti ad altre organizzazioni dei Paesi dell&#8217;Est [...]. Santità, a Lei mi rivolgo perché solo attraverso il Suo alto intervento è ancora possibile raggiungere un accordo tra le parti interessate e respingere il terribile spettro di una immane sciagura.
</p></blockquote>
<p>Infine, rivolgendosi a un parlamentare mai identificato, questo diceva Calvi del mondo politico che lo circondava.</p>
<blockquote><p>
Molti furono i travagli, le estorsioni, le minacce, i ricatti, le umiliazioni che io e la mia famiglia abbiamo subito e continuiamo a subire [...]. In questo disgraziato Paese nel quale la politica si mescola alla criminalità, siamo costretti ogni giorno ad assistere alla più vergognosa corruzione di tutti i centri di potere; anche la persona più onesta, se non vuole essere travolta, deve cedere alle estorsioni da parte delle mafie di ogni colore [...]. Molte delle cause che hanno determinato la tragica fine dell&#8217;impero di Sindona sono le stesse che oggi potrebbero provocare il mio crollo. Come per Sindona anche per me agiscono le stesse persone avide di denaro: ora amiche, se paghi; ora nemiche se non paghi. [A fronte di tutto questo, chiedo] che mi siano restituite tutte le somme da me devolute per i progetti riguardanti l&#8217;espansione politica ed economica della Chiesa; che mi siano restituiti quindi i mille milioni di dollari che, per espressa volontà del Vaticano ho devoluto in favore di Solidarno&#347;&#263;; che mi siano restituite le somme che ho impegnato per organizzare centri finanziari e di potere politico in 5 Paesi dell&#8217;America del Sud, somme che ammontano a oltre 175 milioni di dollari; che mi sia riconosciuta in termini economici ancora da quantificare l&#8217;efficace opera da me svolta in favore di molti Paesi dell&#8217;Est e dell&#8217;America Latina; che mi sia restituita la serenità&#8230; Che sia lasciato in pace.
</p></blockquote>
<p>Così non avvenne negli ultimi giorni della sua vita. E nemmeno dopo il suo omicidio. Impunito, allora come oggi e come molte delle vicende dipanatesi sulla scia di quei fatti.</p>
<ul>
<li> 1. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/07/delitto-calvi-la-seconda-assoluzione-e-un-crimine-senza-colpevoli/">Prefazione di Paolo Bolognesi</a></li>
<li> 2. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/19/e-rimasero-impuniti-dal-delitto-calvi-ai-nodi-irrisolti-di-due-repubbliche-da-oggi-in-libreria-e-online/">&#8220;E rimasero impuniti – Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due Repubbliche&#8221;</a></li>
<li> 3. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/19/e-rimasero-impuniti-dal-delitto-calvi-ai-nodi-irrisolti-di-due-repubbliche-da-oggi-in-libreria-e-online/">Sotto il ponte un corpo con i piedi immersi nell&#8217;acqua del Tamigi</a></li>
<li> 4. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/02/e-rimasero-impuniti-il-finto-suicidio-del-padre-del-pentito-e-lomicidio-dellantiquario-trafficante/">Il finto suicidio del padre del pentito e l&#8217;omicidio dell&#8217;antiquario trafficante</a></li>
<li> 5. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/10/e-rimasero-impuniti-la-scomparsa-di-jeanette-may-e-quei-resti-ritrovati-in-montagna/">La scomparsa di Jeanette May e quei resti ritrovati in montagna</a></li>
<li> 6. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/17/la-rapina-dal-knightsbridge-deposit-centre-e-i-documenti-di-calvi-la-carriera-criminale-di-valerio-viccei/">La rapina al Knightsbridge, i documenti di Calvi e la carriera criminale di Valerio Viccei</a></li>
<li> 7. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/24/e-rimasero-impuniti-da-casillo-e-baby-doll-a-giorgio-di-nunzio-tra-camorra-p2-e-vaticano/">Da Casillo e Baby Doll a Giorgio Di Nunzio, tra camorra, P2 e Vaticano</a></li>
<li> 8. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/01/e-rimasero-impuniti-molinari-il-commissario-di-tenco-che-amava-gladio/">Molinari, il commissario di Tenco che amava Gladio</a></li>
<li> 9. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/08/e-rimasero-impuniti-trasparenza-sul-futuro-e-foschia-sul-passato/">Trasparenza sul futuro e foschia sul passato</a></li>
<li> 10. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/15/e-rimasero-impuniti-i-benefattori-di-solidarnosc-e-lalmeno-annunciata-glasnost-vaticana/">I benefattori di Solidarnosc e l&#8217;almeno annunciata glasnost vaticana</a></li>
<li> 11. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/22/e-rimasero-impuniti-se-domani-il-santissimo-non-mi-paga-le-fatture-della-polonia-lo-faccio-saltare/">&#8220;Se domani il santissimo non mi paga le fatture della Polonia, lo faccio saltare&#8221;</a></li>
</ul>
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		<title>Schegge contro la democrazia: mercoledì la presentazione e un primo articolo sull&#8217;Unità</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 11:03:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo che segue, a firma di Giulia Gentile, è stato pubblicato sul quotidiano L&#8217;Unità ieri, 25 luglio, a pagina 2 dell&#8217;edizione dell&#8217;Emilia Romagna. Riprende alcuni punti contenuti all&#8217;interno di Schegge contro la democrazia, scritto con Riccardo Lenzi e in uscita mercoledì prossimo per i tipi di Socialmente Editore. A proposito di dopodomani e del volume, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.socialmente.name/index.php?mod=12&#038;idli=44&#038;idli_co=5"><img width="150" align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Schegge contro la democrazia" title="Schegge contro la democrazia" src="http://antonella.beccaria.org/images/scheggecontrolademocrazia.jpg"></a><em>L&#8217;<a href="http://cerca.unita.it/data/PDF0115/PDF0115/text10/fork/ref/10206fvl.HTM?key=beccaria&#038;first=1&#038;orderby=1">articolo</a> che segue, a firma di Giulia Gentile, è stato pubblicato sul quotidiano <a href="http://www.unita.it/">L&#8217;Unità</a> ieri, 25 luglio, a pagina 2 dell&#8217;edizione dell&#8217;Emilia Romagna. Riprende alcuni punti contenuti all&#8217;interno di <a href="http://www.socialmente.name/index.php?mod=12&#038;idli=44&#038;idli_co=5">Schegge contro la democrazia</a>, scritto con <a href="http://www.riccardolenzi.info/">Riccardo Lenzi</a> e in uscita mercoledì prossimo per i tipi di <a href="http://www.socialmente.name/">Socialmente Editore</a>. A proposito di dopodomani e del volume, due segnalazioni: il 28 luglio, a mezzogiorno, presso la sede dello Spi-Cgil Emilia Romagna (coeditore insieme allo Spi-Cgil territoriale di Bologna, via Marconi 69) ci sarà la conferenza stampa di presentazione mentre se ne tornerà a riparlare il 31, alle 21, presso la libreria Ambasciatori con Carlo Lucarelli. <a href="http://antonella.beccaria.org/docs/bozza_volantino_SCHEGGE.pdf">Qui</a> il pdf (128KB) con il dettaglio dei due appuntamenti.</em></p>
<p>Istantanea da un giorno qualunque, ad una manciata di ore dalla strage di Bologna. Da un paio di settimane, i terroristi neri Valerio Fioravanti e Francesca Mambro &#8211; poi condannati in via definitiva insieme a Luigi Ciavardini come esecutori materiali dell&#8217;attentato alla stazione di Bologna &#8211; sono ospiti in Sicilia del dirigente del gruppo di estrema destra Terza posizione, Francesco &#8216;Ciccio&#8217; Mangiameli, che poi uccideranno a settembre dello stesso anno tentando di far sparire il cadavere nel lago romano di Tor de&#8217; Cenci. Per i giudici è a casa di Mangiameli, eliminato per essere diventato un testimone pericoloso della strage, che la coppia dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) incontra un tale Gaspare Cannizzo.<br />
<span id="more-5104"></span><br />
Chi è, lo spiega la relazione redatta nel 1989 dall&#8217;Alto commissario antimafia sull’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella. Un documento che, insieme ad una mole infinita di faldoni, finisce seguendo i rapporti siciliani del generale Amos Spiazzi (incriminato e prosciolto per il &#8216;golpe Borghese&#8217; del 1970) negli atti del processo per la strage di piazza della Loggia in corso davanti alla Corte d&#8217;Assise di Brescia. «Si tratta del direttore responsabile del periodico palermitano &#8216;Le vie della tradizione&#8217;, rivista esoterica in cui scrivono non pochi massoni». Lui stesso iscritto all&#8217;ordine «martinista, al quale era affiliato anche Mangiameli».</p>
<p>Niente male per chi, come i terroristi Fioravanti e Mambro, ormai fuori dal carcere, ha sempre rivendicato orgogliosamente la lontananza dai poteri occulti dello Stato e lo spontaneismo armato dei Nar. Anche per cercare &#8211; peraltro senza riuscirci &#8211; di neutralizzare l’onta di essere stati protetti dai depistaggi messi in atto da uomini dei servizi segreti collegati proprio a quel tipo di poteri. È questo uno dei più inquietanti episodi rimessi in fila, uno accanto all&#8217;altro, da Antonella Beccaria e Riccardo Lenzi in «Schegge contro la democrazia».</p>
<p>Il saggio ridisegna i sinistri contorni della stagione della strategia della tensione in Italia, soprattutto attraverso carte e testimonianze riemerse dall&#8217;oblio al processo sulla bomba di piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974. Un drammatico periodo per la storia del nostro Paese, che tre mesi dopo avrebbe vissuto la strage dell&#8217;Italicus (4 agosto 1974, 12 morti e 48 feriti), e dieci anni a seguire quella del Rapido 904 (23 dicembre 1984, 17 morti e 267 feriti) nella stessa tratta ferroviaria vicino San Benedetto val di Sambro, sull&#8217;Appennino bolognese.</p>
<p>In mezzo, c&#8217;è il più devastante attentato del dopoguerra contro la popolazione civile: 23 chili di esplosivo sistemati in una valigia abbandonata nella gremitissima sala d&#8217;aspetto della stazione di Bologna, sabato 2 agosto 1980. «I nuovi atti raccolti a Brescia dimostrano che, in quegli anni, si assistette al rilancio della strategia della tensione di tipo stragista per mettere a punto il &#8216;piano di rinascita&#8217; tratteggiato dalla Loggia P2 di Licio Gelli», chiarisce Beccaria. E le carte ridefiniscono anche il quadro sui Nar come gruppo sedicente spontaneista.</p>
<p>Il rapporto del gruppo con alcuni affiliati alla massoneria, per l&#8217;autrice, si intreccia ai legami con mafia e delinquenza organizzata. Del resto ad esempio, si legge a pagina 81, Mangiameli e l&#8217;amico di estrema destra Alberto Volo, il «30 agosto 1980 si rifugiano nella casa vicino Perugia di Salvatore Davì, sottoposto a sorveglianza speciale in quanto sospettato di appartenenza ad associazione mafiosa». E pure in ambiente massonico, «tra gli affiliati alle logge del Centro attività massoniche esoteriche accettate (Camea), in Sicilia negli anni 80 figuravano numerosi individui ritenuti esponenti di Cosa nostra». Da non sottovalutare poi i legami di Nar e Ordine nuovo, gruppo neofascista fondato nel &#8216;56 da Rauti e di cui facevano parte la metà degli imputati per la strage di Brescia, con la banda criminale di Renato Vallanzasca. «L&#8217;ordinovista Giovanni Ferrorelli ha riferito ai giudici di Brescia di un patto di collaborazione, nel &#8216;77, fra Vallanzasca e Ordine nuovo». E da allora «Maurizio Addis, delegato alla gestione dei rapporti fra i due gruppi, «lo troviamo come supporto di Fioravanti per le principali iniziative dell’80»</p>
<p><strong>Box &#8211; Un nuovo libro ripercorre i retroscena della strage</strong></p>
<p>L’incontro tra Fioravanti Mambro e il massone siciliano è uno degli episodi rimessi in fila, uno accanto all&#8217;altro, da Antonella Beccaria e Riccardo Lenzi in “Schegge contro la democrazia” (Socialmente, 12 euro, prefazione del magistrato Claudio Nunziata): saggio sulle «ragioni di una strage nei più recenti atti giudiziari» che verrà presentato mercoledì prossimo dagli autori. Gli atti provengono dal processo per la strage di piazza della Loggia.</p>
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		<title>E rimasero impuniti: &#8220;Se domani il santissimo non mi paga le fatture della Polonia, lo faccio saltare&#8221;</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2010/07/22/e-rimasero-impuniti-se-domani-il-santissimo-non-mi-paga-le-fatture-della-polonia-lo-faccio-saltare/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 16:00:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;istituto vaticano, dunque, sembra proiettato verso un futuro che annulli &#8211; o quanto meno riduca &#8211; le malversazioni per le quali i suoi conti hanno fatto molto parlare. Malversazioni che, lungi dall&#8217;essere state punite, non sono state neanche mai del tutto chiarite. La banca vaticana nacque nel 1942 per farsi carico dei possedimenti terreni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.socialmente.name/index.php?mod=12&amp;idli=42&amp;idli_co=2"><img title="E rimasero impuniti" src="http://antonella.beccaria.org/images/e_rimasero_impuniti.jpg" alt="E rimasero impuniti" hspace="4" vspace="2" align="left" /></a>L&#8217;istituto vaticano, <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/15/e-rimasero-impuniti-i-benefattori-di-solidarnosc-e-lalmeno-annunciata-glasnost-vaticana/">dunque</a>, sembra proiettato verso un futuro che annulli &#8211; o quanto meno riduca &#8211; le malversazioni per le quali i suoi conti hanno fatto molto parlare. Malversazioni che, lungi dall&#8217;essere state punite, non sono state neanche mai del tutto chiarite. La banca vaticana nacque nel 1942 per farsi carico dei possedimenti terreni di pochi clienti d&#8217;élite e per questo chiedeva loro opere di carità. Che la carità non fosse però proprio uno stile di vita condiviso da tutti era emerso già nella seconda metà degli anni Settanta, quando intercorrevano i primi abboccamenti tra Santa Sede e governo italiano per il rinnovo del concordato nel 1929, siglato il 18 febbraio 1984.</p>
<p>In quel periodo, un gruppo di cronisti dell&#8217;<em>Europeo</em>, capitanato da Paolo Ojetti e sotto la direzione di Gianluigi Melega, «inciampò» negli estratti catastali di molti palazzi romani, concentrati soprattutto nel centro della capitale e nelle zone più prosperose delle periferie collinari. Scavando, si arrivò a stabilire che uno su quattro di quegli edifici era o era stato di proprietà del Vaticano e che le attività di compravendita avevano generato guadagni e plusvalenze mai toccate dal fisco.</p>
<p>Lo scandalo che ne seguì fu notevole, considerando poi che si era lavorato su una sola città, Roma, per quanto conosciuta come la città delle 1265 chiese. Da oltre Tevere si accusarono direttore e giornalisti di condurre una battaglia contro la religione cattolica e il clero. E sebbene tutto ciò che era stato scritto fosse dimostrabile, Melega lasciò il suo posto alla direzione del mensile di casa Rizzoli, nel frattempo sotto l&#8217;arrembaggio di Licio Gelli, Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din, che volevano il <em>Corriere della Sera</em>. Ma ciò che emerse dalle pagine del periodico milanese sarebbe stata la punta dell&#8217;icerberg.<br />
<span id="more-5096"></span><br />
Un iceberg di cui si intuirono le dimensioni solo dopo il 21 giugno 1982, quando il ministro del tesoro Beniamino Andreatta sciolse gli organi amministrativi del Banco Ambrosiano su proposta del governatore della Banca d&#8217;Italia Carlo Azeglio Ciampi, e il 6 agosto successivo, quando l&#8217;istituto di Calvi venne messo in liquidazione. Qualche avvisaglia era giunta già dopo l&#8217;ispezione di Palazzo Kock del 1978: Giulio Padalino, capo della vigilanza di via Nazionale 91, aveva lanciato un monito da non sottovalutare a proposito degli affari portati avanti attraverso operazioni e società estere da Roberto Calvi e da monsignor Paul Marcinkus, morto nel suo letto di Sun City (Arizona) il 20 febbraio 2006.</p>
<p>Affari che sono passati, appunto, per la gestione dei soldi della mafia, il finanziamento a Solidarno&#347;&#263;, il sostegno alle dittature sudamericane e l&#8217;arricchimento personale, oltre che dalle ostilità tra il vescovo americano di origine lituana e Giovanni Paolo I, papa Albino Luciani, che voleva ristrutturare le gerarchie vaticane ma che morì troppo presto, il 28 settembre 1978, trentatré giorni dopo essere salito al soglio pontificio.</p>
<p>I livelli finali di esposizione del Banco Ambrosiano raccontano di debiti da milleduecento miliardi di lire dei quali Calvi cercava di rientrare minacciando lo IOR (il banchiere avrebbe atteso, per la fine del giugno 1982, almeno 300 milioni di dollari da parte dell&#8217;istituto vaticano). E a bancarotta dichiarata, si cercò una specie di pax finale che dovesse chiudere (e lo fece) il discorso su debiti, lettere di patronage che confermavano la proprietà di otto offshore da parte del Vaticano e altre lettere di manleva, con cui Calvi sollevava da responsabilità la banca della Santa Sede.</p>
<p>Negli anni successivi lo Ior, promosso Marcinkus per tentare di marginalizzarlo e costituita una commissione mista italo-vaticana, sborsò 240 milioni di dollari a livello di «contributo volontario». Una cifra messa insieme con l&#8217;aiuto dei banchieri dell&#8217;Opus Dei, organizzazione che ne trarrà qualche vantaggio, come lo status di prelatura personale del papa, anche se poi Giovanni Paolo II dovette indire nel 1983 un anno santo straordinario per far convergere sulle casse vaticane un po&#8217; di denaro.</p>
<p>Paul Marcinkus, entrato già da tempo sotto l&#8217;ala protettiva di Giovanni Paolo II, che nel 1981 lo aveva nominato arcivescovo e pro-presidente della pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, venne indagato dalla magistratura italiana per concorso in bancarotta fraudolenta, ma le accuse &#8211; e l&#8217;ordine di arresto &#8211; rimbalzarono sulle mura leonina in forza dell&#8217;articolo 11 dei Patti lateranensi. E saranno liquidate come «accuse infamanti senza fondamento» le dichiarazioni degli ultimi anni in merito al coinvolgimento del vescovo americano nel rapimento di Emanuela Orlandi. In proposito, padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, il 24 giugno 2006 si affidò al bollettino vaticano per esprimere «vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori al sensazionalismo che alle esigenze della serietà e dell&#8217;etica professionale».</p>
<p>Allora, in base alle «esigenze della serietà e dell&#8217;etica» pastorale che ci si attenderebbe da uomini di religione, sarebbe arrivato il momento di fare piena luce su fatti che ancora attendono di essere chiariti. Ne scrisse lo stesso Roberto Calvi nelle sue ultime settimane di vita, quando agiva alla disperata per salvare il suo impero. Salvarlo anche a costo di ricorrere al ricatto. «Se domani il santissimo non mi paga gli ottanta milioni di dollari per le fatture che ho pagato per la Polonia, lo faccio saltare [...]. Non so a cosa voleva alludere con quelle parole, ma so che le disse e le disse a me personalmente, presente l&#8217;avvocato Umberto Ortolani [...]. Minacciava di rivelare quello che aveva fatto», dirà lo stesso Licio Gelli, come riporta Francesco De Rosa nel libro incentrato sulla figura del capo della P2.</p>
<p>Ciò che invece scrisse Calvi di suo pugno proviene da alcune delle lettere che saltarono fuori il primo giorno dell&#8217;aprile 1986, nel corso della trasmissione <em>Spot</em> di Enzo Biagi. In studio, oltre al conduttore, c&#8217;erano il senatore Giorgio Pisanò e Flavio Carboni e l&#8217;onorevole, già membro della commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulla P2, aveva con sé una borsa nera, una Valextra a soffietto, che si diceva fosse appartenuta alla vittima. Si lasciava dunque intendere che fosse la stessa borsa scomparsa insieme al suo contenuto, quella cui si era data la caccia fin dal giorno dell&#8217;omicidio e di cui Carboni parlava dall&#8217;agosto 1984, quando, appena scarcerato, contattò la famiglia Calvi dicendo di possedere materiale del defunto banchiere.</p>
<p>L&#8217;imprenditore sardo ne aveva parlato anche al giornalista Roberto Cantore di <em>Panorama</em> sul finire di quell&#8217;anno e la storia della borsa fu al centro di un procedimento separato per il tentativo di ricettare i documenti di Calvi e di venderli al Vaticano. Gli imputati erano lo stesso Carboni, il vescovo cecoslovacco Pavel Hnilica e Giulio Lena. I quali, condannati in primo grado, nell&#8217;ottobre 2005 furono assolti dalla Cassazione (Hnilica era stato prosciolto già in precedenza) perché non sarebbe emersa «alcuna certezza sul prelievo, sul percorso e sul trasferimento della borsa e del suo prezioso carico, da Calvi agli imputati».</p>
<ul>
<li> 1. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/07/delitto-calvi-la-seconda-assoluzione-e-un-crimine-senza-colpevoli/">Prefazione di Paolo Bolognesi</a></li>
<li> 2. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/19/e-rimasero-impuniti-dal-delitto-calvi-ai-nodi-irrisolti-di-due-repubbliche-da-oggi-in-libreria-e-online/">&#8220;E rimasero impuniti – Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due Repubbliche&#8221;</a></li>
<li> 3. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/19/e-rimasero-impuniti-dal-delitto-calvi-ai-nodi-irrisolti-di-due-repubbliche-da-oggi-in-libreria-e-online/">Sotto il ponte un corpo con i piedi immersi nell&#8217;acqua del Tamigi</a></li>
<li> 4. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/02/e-rimasero-impuniti-il-finto-suicidio-del-padre-del-pentito-e-lomicidio-dellantiquario-trafficante/">Il finto suicidio del padre del pentito e l&#8217;omicidio dell&#8217;antiquario trafficante</a></li>
<li> 5. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/10/e-rimasero-impuniti-la-scomparsa-di-jeanette-may-e-quei-resti-ritrovati-in-montagna/">La scomparsa di Jeanette May e quei resti ritrovati in montagna</a></li>
<li> 6. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/17/la-rapina-dal-knightsbridge-deposit-centre-e-i-documenti-di-calvi-la-carriera-criminale-di-valerio-viccei/">La rapina al Knightsbridge, i documenti di Calvi e la carriera criminale di Valerio Viccei</a></li>
<li> 7. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/24/e-rimasero-impuniti-da-casillo-e-baby-doll-a-giorgio-di-nunzio-tra-camorra-p2-e-vaticano/">Da Casillo e Baby Doll a Giorgio Di Nunzio, tra camorra, P2 e Vaticano</a></li>
<li> 8. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/01/e-rimasero-impuniti-molinari-il-commissario-di-tenco-che-amava-gladio/">Molinari, il commissario di Tenco che amava Gladio</a></li>
<li> 9. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/08/e-rimasero-impuniti-trasparenza-sul-futuro-e-foschia-sul-passato/">Trasparenza sul futuro e foschia sul passato</a></li>
<li> 10. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/15/e-rimasero-impuniti-i-benefattori-di-solidarnosc-e-lalmeno-annunciata-glasnost-vaticana/">I benefattori di Solidarnosc e l&#8217;almeno annunciata glasnost vaticana</a></li>
</ul>
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		<title>Teatro civile, nei luoghi dell&#8217;inchiesta e della narrazione: a settembre il nuovo libro di Daniele Biacchessi</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 10:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricevo da Daniele Biacchessi e ripropongo volentieri:

A settembre esce il nuovo libro di Daniele Biacchessi &#8220;Teatro civile, nei luoghi dell&#8217;inchiesta e della narrazione&#8221; (Edizioni Ambiente, collana Verdenero inchieste), con l&#8217;introduzione del critico teatrale Oliviero Ponte di Pino. Contiene le testimonianze di Marco Paolini, Paolo Rossi, Ascanio Celestini, Marco Baliani, Giulio Cavalli, Renato Sarti, Roberta Biagiarelli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retedigreen.com/"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Teatro civile, nei luoghi dell'inchiesta e della narrazione di Daniele Biacchessi" title="Teatro civile, nei luoghi dell'inchiesta e della narrazione di Daniele Biacchessi" src="http://antonella.beccaria.org/images/teatrocivilelibro.JPG"></a>Ricevo da <a href="http://www.retedigreen.com/">Daniele Biacchessi</a> e ripropongo volentieri:</p>
<blockquote><p>
A settembre esce il nuovo libro di Daniele Biacchessi &#8220;Teatro civile, nei luoghi dell&#8217;inchiesta e della narrazione&#8221; (Edizioni Ambiente, collana Verdenero inchieste), con l&#8217;introduzione del critico teatrale Oliviero Ponte di Pino. Contiene le testimonianze di Marco Paolini, Paolo Rossi, Ascanio Celestini, Marco Baliani, Giulio Cavalli, Renato Sarti, Roberta Biagiarelli, Sergio Ferrentino, Ulderico Pesce, Stefano Paiusco, Raja Marazzini, Patricia Zanco, Alessandro Langiu, Elena Guerrini, Saverio Tommasi, Gang, Modena City Ramblers, Cisco, Yo Yo Mundi, Gaetano Liguori, Pippo Pollina, Andrea Sigona, Michele Fusiello, Tiziana Di Masi, Alberto Nicolino, Giorgio Diritti, Massimo Martelli, Giangilberto Monti, Marco Rovelli, Alessio Lega, Massimo Priviero, Manuel Ferreira e Elena Lolli Alma Rosè, Roberto Rossi, Danilo Schininà, Marta Pettinari, Francesco Gherardi, Paolo Trotti, Marta Galli, e centinaia di cantastorie italiani.</p>
<p>Daniele Biacchessi torna nei luoghi della memoria italiana, incontra i principali artisti del teatro, del cinema e della musica di impegno civile, narra storie del passato e del presente:  Vajont, Seveso, Petrolchimico di Marghera, Ilva di Taranto, l&#8217;amianto, le discariche abusive, le scorie nucleari, le fabbriche italiane e argentine, zolfare e zolfatari, il teatro ecologico. E ancora le guerre in Iraq, Somalia, Cecenia, Bosnia, Afghanistan, medio Oriente. Infine la memoria ritrovata della Resistenza, gli alpini morti sul Don, l&#8217;assedio di Leningrado, fino alle pagine più oscure della storia contemporanea come le stragi di Piazza Fontana a Milano e alla stazione di Bologna, la morte di Pino Pinelli, il caso Moro, Ustica, Moby Prince, Linate, gli omicidi di mafia e le cosche al Nord.
</p></blockquote>
<p>La collana all&#8217;interno della quale il libro esce è <a href="http://www.verdenero.it/index.php?option=com_k2&#038;view=itemlist&#038;layout=category&#038;task=category&#038;id=4&#038;Itemid=10">questa</a> e nel caso il volume è <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-biacchessi_daniele/isbn-9788896238691/teatro_civile_nei_luoghi_della_narrazione_e_dell_inchiesta_.htm">prenotabile</a>.</p>
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		<title>&#8220;Schegge contro la democrazia&#8221;: oggi il panorama consente di fare qualche passo di più verso i mandanti</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 16:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il testo che segue è a prefazione del libro Schegge contro la democrazia scritto a quattro mani con Riccardo Lenzi, in uscita (sia in libreria che su web) il prossimo 28 luglio. La prefazione è firmata da Claudio Nunziata.
Da quel 2 agosto 1980 la realtà è profondamente cambiata. Nonostante il resto del mondo stia viaggiando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.socialmente.name/index.php?mod=12&#038;idli=44&#038;idli_co=5"><img width="150" align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Schegge contro la democrazia" title="Schegge contro la democrazia" src="http://antonella.beccaria.org/images/scheggecontrolademocrazia.jpg"></a><em>Il testo che segue è a prefazione del libro <a href="http://www.socialmente.name/index.php?mod=12&#038;idli=44&#038;idli_co=5">Schegge contro la democrazia</a> scritto a quattro mani con <a href="http://www.riccardolenzi.info/">Riccardo Lenzi</a>, in uscita (sia in libreria che su web) il prossimo 28 luglio. La prefazione è firmata da <a href="http://domani.arcoiris.tv/?author=141">Claudio Nunziata</a>.</em></p>
<p>Da quel 2 agosto 1980 la realtà è profondamente cambiata. Nonostante il resto del mondo stia viaggiando nella modernità, in Italia ci si è fermati alla realizzazione del progetto politico di Licio Gelli che, pur nato già vecchio, ha trovato attuazione vent&#8217;anni dopo. Un progetto politico autoritario che tenta di azzerare il metodo del confronto democratico, stravolgere i principi affermati nella Costituzione e resuscitare le vecchie nostalgie di ex partigiani monarchici, cattolici tradizionalisti ed ex repubblichini riciclatisi nella giovane Repubblica.</p>
<p>Dopo la parentesi golpista sviluppatasi sotto il patronato della coppia Kissinger-Nixon (1969-1974), fu avviato un progetto di trasformazione autoritaria molto più sofisticato, che la debolezza dei normali strumenti di difesa della democrazia affidati a servizi di sicurezza, oramai inquinati dalle pratiche degli anni precedenti, e a una procura romana non sempre attenta, incoraggiò. I successivi e progressivi passaggi &#8211; il sequestro del figlio dell&#8217;ex-segretario del Psi, onorevole Francesco De Martino (5 aprile 1977), il sequestro e dell&#8217;omicidio di Aldo Moro (16 marzo 1978), l&#8217;omicidio del segretario della Dc siciliana Michele Reina (9 marzo 1979) e poi quello del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980), la strage di Bologna (2 agosto 1980) e l&#8217;eliminazione di buona parte della migliore classe dirigente del Paese che avrebbe potuto costituire un ostacolo o frapporsi alla attuazione del Piano &#8211; rappresentano le tappe dell&#8217;affermazione del nuovo soggetto politico formatosi dalla alleanza tra i ceti massonici, paramassonici e i mafiosi più spregiudicati.<br />
<span id="more-5076"></span><br />
Questo soggetto si espresse in forma ancora più incisiva con le stragi del 1984, 1992 e 1993. E quando la Dc mostrò di non essere più in grado di assicurare coperture politiche, l&#8217;omicidio di Salvo Lima espresse l&#8217;evidente opzione per la sostituzione del vecchio con un nuovo contenitore politico, che era stata già prefigurata nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli. Dopo il 1993 il terrorismo ha finito di svolgere il ruolo di strumento di lotta politica, di mezzo di comunicazione di massa, secondo la cui logica il numero dei morti ammazzati contava quanto il livello di tiratura di un grande quotidiano di rilevanza nazionale. Fu sostituito da un metodo meno violento, ma più insidioso: il controllo diretto e quasi totale dei mass media.</p>
<p>La Costituzione cominciò a essere surrettiziamente svuotata di contenuti. Il leader dello schieramento di centro-destra, che ne è il fruitore inconsapevole e che si fa spesso vanto di citare Benito Mussolini, ha ripreso il filo di una relazione diretta con le folle oceaniche che una volta si presentavano al balcone di piazza Venezia. La cultura e le alleanze politiche sulla base delle quali ha costruito il suo consenso, anche se non sono le stesse del tempo di Mussolini, rappresentano ceti con lo stesso livello di insofferenza verso la legalità, i principi di solidarietà, il confronto democratico, che avevano i ceti agrari di un tempo.</p>
<p>Per quanto la Commissione parlamentare sulle stragi abbia lungamente lavorato, alla luce di nuovi dati di conoscenza oggi è possibile identificarne i seguenti sostanziali limiti:</p>
<ul>
<li> avere ritenuto che l&#8217;ossessione anticomunista fosse l&#8217;unica motivazione che agitava spinte eversive, tralasciando i rancori che agitavano ambienti economici e tradizionalisti verso l&#8217;estensione dei diritti (lo statuto dei lavoratori, il divorzio) e una maggiore severità in materia valutaria (1976), fiscale e antimafia (1982);</li>
<li> essersi lasciata fuorviare dalle dichiarazioni di Amos Spiazzi in ordine alla cessazione dell&#8217;attività dei &#8220;Nuclei Difesa dello Stato&#8221; alla data del 18<br />
luglio 1973, mentre la documentazione sequestrata a lui e al suo collaboratore Pietro Gunnella (ex repubblichino, fratello di Aristide Gunnella, a sua volta sottosegretario e consigliere di amministrazione dell&#8217;Ente Minerario Siciliano) dimostra che, dopo un periodo di ibernazione, la loro attività &#8211; quanto meno a Verona &#8211; fu ripresa e sviluppata in stretta connessione con quella degli ordinovisti veneti. La relativa documentazione &#8211; ora agli atti del processo in corso dinanzi alla Corte di Assise di Brescia &#8211; dimostra che si trattava di civili (molti dei quali appartenenti a &#8220;Ordine Nuovo&#8221; veneto) che venivano addestrati da strutture segrete delle forze armate per essere mobilitati in funzione anticomunista in caso di sovvertimenti interni;</li>
<li> avere considerato che la funzione della loggia P2 fosse esclusivamente rivolta al depistaggio e al controllo dei servizi segreti, mentre in realtà consentì una serie di relazioni molto più estese e penetranti attraverso una fitta rete di associazioni massoniche e paramassoniche in tutto il Paese, in molte delle quali erano presenti esponenti mafiosi;</li>
<li> avere ritenuto che nel 1974 fosse cessata ogni velleità di strutturare percorsi di terrorismo finalizzato a fini di realizzare un rivolgimento politico, mentre in realtà la fine del golpismo lasciava aperta la strada ad operazioni terroristiche, finalizzate a rendere possibile il coagulare consensi politici intorno a un progetto autoritario come il Piano di Rinascita Democratica, le cui linee fondamentali furono anticipate da Licio Gelli sul <em>Corriere della Sera</em> con l&#8217;intervista del 5 ottobre 1980.</li>
</ul>
<p>Non vi è dubbio che oggi sia possibile un&#8217;analisi più lucida di quel periodo grazie ai numerosi contributi conoscitivi tratti dalle risultanze del processo in corso per la strage di Brescia e da altro materiale documentale accumulatosi nel corso del tempo. Ma proprio perché oggi si dispone di un osservatorio privilegiato, è doveroso farsi carico di aggiornare le analisi, di tirarsi su le maniche e mettersi a leggere (e ascoltare, sul sito di Radio Radicale) quanto di nuovo c&#8217;è in giro. Le sentenze degli anni &#8216;80-&#8217;90 si limitarono ad accertare solo pezzi di verità, perché i contributi al tempo dei fatti erano estremamente limitati.</p>
<p>Ma oggi il panorama è cambiato e consente di fare qualche passo di più verso i mandanti. Soprattutto consente di superare il sottinteso limite che in quegli anni aveva praticamente impedito il colloquio tra investigatori e giudici che trattavano processi di mafia, di criminalità organizzata, di criminalità economica e processi di terrorismo. Il metodo della ricerca storica impone anche una continua esposizione alla rivedibilità degli assunti. E questo è un bene. Le boutade, le ipotesi diversive prive di supporto, i tentativi di depistaggio della memoria non potranno reggere al confronto e saranno facilmente individuabili come il loglio in mezzo al grano.</p>
<p>Solo attraverso il contributo continuo di apporti critici è possibile arricchire la strada della verità e farla diventare grande ed in grado di smascherare i continui tentativi di mistificazione, di falsificazione e di prospettazione di realtà apparenti, alle quali l&#8217;opinione pubblica è sistematicamente esposta. Oggi la democrazia si difende con l&#8217;affermazione di una verità che non deve essere dogmatica, ma avere la caratteristica di essere capace di resistere alle ipotesi alternative e di arricchirsi di contributi additivi. Al carattere eversivo per la democrazia che oggi assume il tentativo di monopolizzare e condizionare l&#8217;informazione con il segreto, la manipolazione e l&#8217;imbonimento, è possibile rispondere con la portata rivoluzionaria della continua ed instancabile ricerca della verità.</p>
<p>Antonella Beccaria e Riccardo Lenzi con questo libro cercano di praticare questa strada, documentando analiticamente ciò che affermano.</p>
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		<title>E rimasero impuniti: i benefattori di Solidarnosc e l&#8217;almeno annunciata glasnost vaticana</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 15:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intanto nuovi verbali d&#8217;interrogatorio sono stati compilati. Lo scorso giugno, per esempio, Massimo Ciancimino, il figlio del potente sindaco di Palermo Vito Ciancimino, è stato sentito da pubblico ministero Tescaroli per il contenuto dell&#8217;intervista rilasciata a Gianluigi Nuzzi in Vaticano Spa. Oggetto delle domande sono stati i rapporti tra suo padre e la banca vaticana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.socialmente.name/index.php?mod=12&amp;idli=42&amp;idli_co=2"><img title="E rimasero impuniti" src="http://antonella.beccaria.org/images/e_rimasero_impuniti.jpg" alt="E rimasero impuniti" hspace="4" vspace="2" align="left" /></a>Intanto nuovi verbali d&#8217;interrogatorio sono stati compilati. Lo scorso giugno, per esempio, Massimo Ciancimino, il figlio del potente sindaco di Palermo Vito Ciancimino, è stato sentito da pubblico ministero Tescaroli per il contenuto dell&#8217;intervista rilasciata a Gianluigi Nuzzi in <em>Vaticano Spa</em>. Oggetto delle domande sono stati i rapporti tra suo padre e la banca vaticana nel corso degli anni Settanta e Ottanta.</p>
<p>«Le transazioni a favore di mio padre», ha detto il figlio del sindaco di Palermo a Nuzzi, «passavano tutte tramite i conti e le cassette dello IOR. Poi [i soldi venivano] trasferiti a Ginevra [...]. Mio padre mi ripeteva che queste cassette erano impenetrabili perché era impossibile poter esercitare una rogatoria all&#8217;interno dello Stato del Vaticano [...]. Allo IOR i movimenti finanziari verso Stati esteri erano molto più economici di altri canali, come i classici &#8220;spalloni&#8221;. Si poteva operare nella totale riservatezza, lasciando una minima offerta alla banca del papa».</p>
<p>Quanto ci sia di fondato nelle parole di Ciancimino junior deve essere ancora accertato, compresi dettagli non irrilevanti come il finanziamento alla corrente andreottiana della Democrazia Cristiana, le percentuali versate a titolo di donazio ne a ecclesiastici compiacenti, la complicità nei passaggi della tangente Enimont e la gestione di denaro per contro dell&#8217;«ingegner Loverde», alias Bernardo Provenzano.</p>
<p>Sempre Luca Tescaroli nell&#8217;autunno del 2008 era andato poi a parlare direttamente anche con un protagonista delle rivolte anticomuniste in Polonia, Lech Wa&#322;&#281;sa. Lo aveva raggiunto a Gadansk e l&#8217;argomento comprendeva, oltre l&#8217;impiccagione del 18 giugno 1982, il ruolo della banca vaticana nel finanziamento dei movimenti ostili ai regimi del Patto di Varsavia. «Era soltanto solidarietà», disse l&#8217;ex sindacalista di Danzica al magistrato italiano. Il quale gli fece notare che, in termini numerici, si trattava di solidarietà per mille milioni di dollari e che c&#8217;era il fondato sospetto che il denaro provenisse da cosa nostra.<br />
<span id="more-5065"></span><br />
Lo aveva scritto lo stesso Calvi prima di morire e Tescaroli avrebbe voluto il nome di alcuni di questi «benefattori». «Non li conosco, [...] la Chiesa in Polonia ci appoggiava e forse aveva qualche contatto con il banchiere Calvi. La Chiesa si identificava con la nostra lotta. I controlli di polizia non riguardavano i pacchi ecclesiastici e dunque suppongo che il finanziamento si svolgesse in quel modo».</p>
<p>Il 2010 ha portato anche ad altre novità. Mentre è emerso che solo il 22 per cento dei dirigenti d&#8217;azienda si sarebbe comportato come l&#8217;avvocato Giorgio Ambrosoli (ucciso l&#8217;11 luglio 1979 perché chiamato a liquidare la banca di Michele Sindona e indicato come un esempio da seguire dal governatore della Banca d&#8217;Italia, Mario Draghi), in casa IOR si è cercato di rimettere mano a diversi aspetti per renderli possibilmente più trasparenti. Vuoi per l&#8217;enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate o per i retroscena sui giochi finanziari del post Marcinkus raccontati in <em>Vaticano Spa</em> da Gianluigi Nuzzi, nell&#8217;autunno 2009 c&#8217;era stato un avvicendamento al vertice della banca della Santa Sede. Ad Angelo Caloia, nominato presidente nel 1989 al posto del vescovo americano e «responsabile» di non essersi accorto almeno fino a Mani Pulite del perseverare di una certa disinvoltura, è subentrato Ettore Gotti Tedeschi.</p>
<p>Il quale, nella sua biografia, vede incrociare nomi come quello di Gianmario Roveraro, il banchiere dell&#8217;Opus Dei scomparso da Parma il 5 luglio 2006 e ritrovato senza vita due settimane più tardi lungo l&#8217;autostrada A15, tra Solignano e Fornovo Val di Taro. Gotti Tedeschi e Roveraro fondarono nel 1987 la banca d&#8217;affari Akros e lavorarono al collocamento in borsa rispettivamente di Parmalat e Cirio. Nel 2005, il futuro presidente dello IOR venne anche indagato con altri settantuno banchieri per la bancarotta del colosso agroalimentare parmense uscendone con un proscioglimento due anni più tardi.</p>
<p>Nel frattempo, Gotti Tedeschi, che aveva iniziato la sua carriera alla McKinsey, aveva fatto parte del consiglio d&#8217;amministrazione della banca Sanpaolo IMI e della Cassa Depositi e Prestiti, oltre che consigliere del ministro delle finanze Giulio Tremonti. In Vaticano c&#8217;era entrato nel 2008, quando il segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, lo aveva introdotto nel governatorato della Santa Sede e aveva collaborato alla stesura dell&#8217;enciclica del 2009 del pontefice Joseph Ratzinger. In essa non c&#8217;erano riferimenti diretti alla vicenda Marcinkus-Calvi, ma a qualcuno era sembrato chiaro il significato di passaggi in cui si diceva che «senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c&#8217;è coscienza e responsabilità sociale, e l&#8217;agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere». E di lì era iniziata la specie di <em>glasnost</em> vaticana.</p>
<p>La quale, oltre all&#8217;avvicendamento alla presidenza dello banca vaticana, aveva previsto anche altre variazioni. Tra queste, la «sospensione» sine die dell&#8217;ufficio del Prelato dello IOR, potente carica che sovrintendeva alla gestione della banca collegando la commissione cardinalizia, massimo istituto di vigilanza, al consiglio di presidenza. Inoltre era stata decretata la relativa promozione del prelato &#8211; suonata più come una retrocessione -, monsignor Piero Pioppo, già segretario dell&#8217;ex cardinale di Stato Angelo Sodano, nominato nunzio apostolico in Camenun e Guinea Equatoriale. Ulteriore tappa dell&#8217;operazione trasparenza avviata sotto il torrione di Nicola V &#8211; dove viene gestito oggi un patrimonio pari a cinque miliardi di euro e conservata nei proprio caveau una tonnellata d&#8217;oro &#8211; l&#8217;ha raccontata Gian Guido Vecchi l&#8217;8 gennaio 2010 in un articolo comparso sul <em>Corriere della Sera<em>: nel corso di quest&#8217;anno, infatti, il Vaticano «si impegnerà a recepire &#8220;tutte le normative dell&#8217;Unione Europea sulla prevenzione del riciclaggio di denaro, della frode e della falsificazione&#8221;.</p>
<p>Con l&#8217;inizio dell&#8217;anno, infatti, è divenuta operativa la &#8220;convenzione monetaria&#8221; tra la Santa Sede e l&#8217;Unione Europea sottoscritta a Bruxelles il 17 dicembre scorso dall&#8217;arcivescovo André Dupuy, nunzio apostolico presso la UE, e dal commissario europeo uscente Joaquín Almunia. L&#8217;intesa sostituisce quella stipulata il 29 dicembre del 2000, con la quale si introduceva l&#8217;euro come moneta ufficiale della Città del Vaticano [...]». In termini più semplici, l&#8217;intenzione sarebbe quella di dire addio al proprio status di offshore nel cuore di Roma.</p>
<ul>
<li> 1. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/07/delitto-calvi-la-seconda-assoluzione-e-un-crimine-senza-colpevoli/">Prefazione di Paolo Bolognesi</a></li>
<li> 2. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/19/e-rimasero-impuniti-dal-delitto-calvi-ai-nodi-irrisolti-di-due-repubbliche-da-oggi-in-libreria-e-online/">&#8220;E rimasero impuniti – Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due Repubbliche&#8221;</a></li>
<li> 3. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/19/e-rimasero-impuniti-dal-delitto-calvi-ai-nodi-irrisolti-di-due-repubbliche-da-oggi-in-libreria-e-online/">Sotto il ponte un corpo con i piedi immersi nell&#8217;acqua del Tamigi</a></li>
<li> 4. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/02/e-rimasero-impuniti-il-finto-suicidio-del-padre-del-pentito-e-lomicidio-dellantiquario-trafficante/">Il finto suicidio del padre del pentito e l&#8217;omicidio dell&#8217;antiquario trafficante</a></li>
<li> 5. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/10/e-rimasero-impuniti-la-scomparsa-di-jeanette-may-e-quei-resti-ritrovati-in-montagna/">La scomparsa di Jeanette May e quei resti ritrovati in montagna</a></li>
<li> 6. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/17/la-rapina-dal-knightsbridge-deposit-centre-e-i-documenti-di-calvi-la-carriera-criminale-di-valerio-viccei/">La rapina al Knightsbridge, i documenti di Calvi e la carriera criminale di Valerio Viccei</a></li>
<li> 7. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/24/e-rimasero-impuniti-da-casillo-e-baby-doll-a-giorgio-di-nunzio-tra-camorra-p2-e-vaticano/">Da Casillo e Baby Doll a Giorgio Di Nunzio, tra camorra, P2 e Vaticano</a></li>
<li> 8. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/01/e-rimasero-impuniti-molinari-il-commissario-di-tenco-che-amava-gladio/">Molinari, il commissario di Tenco che amava Gladio</a></li>
<li> 9. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/08/e-rimasero-impuniti-trasparenza-sul-futuro-e-foschia-sul-passato/">Trasparenza sul futuro e foschia sul passato</a></li>
</ul>
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		<title>E rimasero impuniti: trasparenza sul futuro e foschia sul passato</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 19:17:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il processo di primo grado contro gli imputati dell&#8217;omicidio Calvi, dopo novanta udienze succedutesi nell&#8217;arco di due anni e al termine di una giornata di camera di consiglio, non è stato in grado di chiarire una serie di punti. Primo tra tutti, il nome di mandanti ed esecutori. Se sembra provato &#8211; come è scritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.socialmente.name/index.php?mod=12&amp;idli=42&amp;idli_co=2"><img title="E rimasero impuniti" src="http://antonella.beccaria.org/images/e_rimasero_impuniti.jpg" alt="E rimasero impuniti" hspace="4" vspace="2" align="left" /></a>Il processo di primo grado contro gli imputati dell&#8217;omicidio Calvi, dopo novanta udienze succedutesi nell&#8217;arco di due anni e al termine di una giornata di camera di consiglio, non è stato in grado di chiarire una serie di punti. Primo tra tutti, il nome di mandanti ed esecutori. Se sembra provato &#8211; come è scritto nelle motivazioni &#8211; che «l&#8217;uccisione di Roberto Calvi è stata deliberata dalla mafia per punirlo e per evitare che rendesse pubblica la sua attività di riciclaggio e rivelasse i suoi rapporti con le persone che fungevano da canale di collegamento con l&#8217;organizzazione criminale», non si è andati oltre un&#8217;idea verosimile degli ultimi giorni di vita del banchiere.</p>
<p>Ma non l&#8217;esatta ricostruzione di quanto accaduto. E nemmeno è stata data una descrizione di quanto Roberto Calvi minacciava di rivelare proprio alla vigilia della sua morte attraverso una ridda di lettere e di colloqui con il suo fido braccio destro di allora, Flavio Carboni. A tanti anni di distanza, in attesa delle sentenze d&#8217;appello e di Cassazione, quello del banchiere di Dio continua a essere uno dei fantasmi più frequenti, misteriosi e forse comodi della recente storia italiana.</p>
<p>Il presidente del Banco Ambrosiano è infatti ancora una presenza concreta nella vita italiana. Si pensi che non sono trascorsi che alcuni mesi da quando si discuteva dell&#8217;inclusione di Roberto Calvi e di Michele Sindona nel dizionario biografico degli imprenditori della Treccani, almeno nell&#8217;opera generale (poi però la crisi dell&#8217;editoria e quella più in generale dell&#8217;economia hanno fatto mettere in discussione la vita stessa del dizionario, sotto lo spauracchio di un drastico taglio del suo budget). E &#8211; nota a margine &#8211; nessuno gli ha mai revocato l&#8217;onorificenza di cavaliere del lavoro e medaglia d&#8217;oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell&#8217;arte.<br />
<span id="more-5043"></span><br />
Se si parla di pubblici riconoscimenti, poi, il banchiere è in buona compagnia, se si tiene conto che tra i meritevoli morti spiccano i nomi di Umberto Ortolani, braccio destro di Licio Gelli, e di Giovanni De Lorenzo, il generale del Piano Solo, e tra i vivi di Callisto Tanzi, malgrado il clamoroso crac della Parmalat, e Duilio Poggiolini, piduista napoletano divenuto il «Re Mida» della sanità e coinvolto negli anni novanta nello scandalo del sangue infetto.</p>
<p>Intanto, sempre negli ultimi anni e appena prima della discussione sul dizionario biografico, erano stati messi all&#8217;asta alcuni beni, tra arredi e opere d&#8217;arte, dell&#8217;architetto Silvano Larini, noto per essere stato un fedelissimo di Bettino Craxi al punto da gestirne il Conto Protezione. Il denaro ricavato da quella vendita, quarantottomila euro circa, sono andati a risarcire un piccolo gruppo dei quaranta mila risparmiatori truffati con il crac della banca di Calvi. Il collegamento tra il professionista socialista e gli affari piduistico-ambrosiani passa attraverso le sollecitazioni di Licio Gelli al segretario del PSI Craxi: quest&#8217;ultimo doveva saldare un debito da ventuno milioni di dollari contratti con l&#8217;istituto di Calvi. Ne sono stati restituiti, secondo le indagini condotte al tempo di Mani Pulite, solo sette, transitati in due operazioni sul conto 633369 dell&#8217;UBS di Lugano.</p>
<p>Ma ci sono ancora le recentissime dichiarazioni dell&#8217;<em>Accattone</em>, al secolo Antonio Mancini, il componente della banda della Magliana tornato a raccontare i presunti retroscena della scomparsa della quindicenne vaticana Emanuela Orlandi. Sulla scorta di rivelazioni da qualche anno affidate a Sabrina Minardi, ex amante di un altro componente della Magliana, Enrico De Pedis, Mancini ha ribadito nell&#8217;inverno 2010 che l&#8217;adolescente svanita nel nulla il 22 giugno 1983 sarebbe stata prelevata proprio da De Pedis allo scopo di far pressioni sul papa. E quel rapimento sarebbe stato un&#8217;escalation passata &#8211; riportava La Repubblica &#8211; dall&#8217;«aver provato, inutilmente, a uccidere il vicepresidente del Banco Ambrosiano Roberto Rosone, aver inviato foto compromettenti di papa Carol Wojtyla attraverso Licio Gelli, aver preso parte all&#8217;eliminazione di Roberto Calvi».</p>
<p>Inoltre, in merito alle dichiarazioni fatte al fratello della ragazza da parte dello sparatore del papa, il turco Mehmet Ali A&#287;ca, rilasciato il 18 gennaio 2010, Mancini aggiunge: «Continua a dire che è viva, no? Che la riporta in Vaticano a giugno, giusto? Aspettiamo e speriamo bene, così siamo tutti contenti». Chi stia dicendo anche solo un briciolo di verità in questa vicenda a quasi trent&#8217;anni dai fatti non si sa.</p>
<p>Inoltre, c&#8217;è una parte della storia del delitto Calvi che non è arrivata davanti a una corte perché nel 2008 ne è stata chiesta, ottenendola, l&#8217;archiviazione. Anche in questo caso non è stato messo in dubbio l&#8217;omicidio del banchiere, confermato dopo il «verdetto aperto» inglese e le indagini italiane, anche dalla svolta data alle indagini di Otello Lupacchini che, nel 1999, in qualità di giudice istruttore, fece riesumare il corpo della vittima per condurre nuovi accertamenti. Quella che è stata archiviata è l&#8217;indagine a carico di Licio Gelli, Hans Albert Kunz (che ebbe un ruolo centrale nella fuga dall&#8217;Italia di Calvi e che si occupò soprattutto della logistica e degli spostamenti su aerei privati) e Gaetano Badalamenti (indicato da un pentito come mandante del delitto). Per quest&#8217;ultimo si è arrivati alla chiusura del fascicolo perché morto nel 2004 mentre si trovava in una clinica del Massachusetts. Per gli altri due, invece, non sono stati «raggiunti [...] elementi di prova idonei a sostenere proficuamente l&#8217;accusa in giudizio».</p>
<p>Però le indagini non si sono fermate. In questi anni, il procuratore Giovanni Ferrara e il sostituto Luca Tescaroli hanno tentato di passare al setaccio alcuni conti correnti aperti alle Bahamas. In proposito, il quotidiano inglese <em>The Observer</em> scriveva nell&#8217;estate del 2007 che proprio lì sarebbero finiti i vari miliardi di lire volatizzatisi dopo la bancarotta dell&#8217;Ambrosiano. Ne era certa Scotland Yard e la magistratura italiana lo pensava da almeno due anni ni. Tanto che la prima richiesta di rogatoria è datata settembre 2005. Ma mancando qualsiasi risposta dall&#8217;arcipelago delle Indie Occidentali, la procura romana aveva chiesto di nuovo all&#8217;allora governo di Romano Prodi di intervenire. Ne sono seguite risposte interlocutorie che non hanno consentito, neanche dopo l&#8217;avvicendamento politico dell&#8217;aprile 2008 a Palazzo Chigi, di procedere su questo versante.</p>
<ul>
<li> 1. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/07/delitto-calvi-la-seconda-assoluzione-e-un-crimine-senza-colpevoli/">Prefazione di Paolo Bolognesi</a></li>
<li> 2. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/19/e-rimasero-impuniti-dal-delitto-calvi-ai-nodi-irrisolti-di-due-repubbliche-da-oggi-in-libreria-e-online/">&#8220;E rimasero impuniti – Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due Repubbliche&#8221;</a></li>
<li> 3. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/05/19/e-rimasero-impuniti-dal-delitto-calvi-ai-nodi-irrisolti-di-due-repubbliche-da-oggi-in-libreria-e-online/">Sotto il ponte un corpo con i piedi immersi nell&#8217;acqua del Tamigi</a></li>
<li> 4. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/02/e-rimasero-impuniti-il-finto-suicidio-del-padre-del-pentito-e-lomicidio-dellantiquario-trafficante/">Il finto suicidio del padre del pentito e l&#8217;omicidio dell&#8217;antiquario trafficante</a></li>
<li> 5. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/10/e-rimasero-impuniti-la-scomparsa-di-jeanette-may-e-quei-resti-ritrovati-in-montagna/">La scomparsa di Jeanette May e quei resti ritrovati in montagna</a></li>
<li> 6. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/17/la-rapina-dal-knightsbridge-deposit-centre-e-i-documenti-di-calvi-la-carriera-criminale-di-valerio-viccei/">La rapina al Knightsbridge, i documenti di Calvi e la carriera criminale di Valerio Viccei</a></li>
<li> 7. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/06/24/e-rimasero-impuniti-da-casillo-e-baby-doll-a-giorgio-di-nunzio-tra-camorra-p2-e-vaticano/">Da Casillo e Baby Doll a Giorgio Di Nunzio, tra camorra, P2 e Vaticano</a></li>
<li> 8. <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/01/e-rimasero-impuniti-molinari-il-commissario-di-tenco-che-amava-gladio/">Molinari, il commissario di Tenco che amava Gladio</a></li>
</ul>
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		<title>&#8220;Il segreto delle tre pallottole&#8221;, il nodo della fusione a freddo e dell&#8217;industria degli armamenti</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 19:47:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per quanto uscito nella nuova collana Verdenero Inchieste, il libro, Il segreto delle tre pallottole, firmato da Maurizio Torrealta ed Emilio Del Giudice nella veste si presenta come un romanzo. Ma &#8211; avvertono gli autori &#8211; ciò che viene raccontato è frutto di una duplice inchiesta: da una parte, il giornalista &#8211; Torrealta &#8211; che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788896238431/torrealta-maurizio/segreto-delle-tre.html"><img width="150" align="left" vspace="2" hspace="4" alt="" title="" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788896238431"></a>Per quanto uscito nella nuova collana <a href="http://blog.verdenero.it/category/verdenero-inchieste/">Verdenero Inchieste</a>, il libro, <a href="http://www.ibs.it/code/9788896238431/torrealta-maurizio/segreto-delle-tre.html">Il segreto delle tre pallottole</a>, firmato da Maurizio Torrealta ed Emilio Del Giudice nella veste si presenta come un romanzo. Ma &#8211; avvertono gli autori &#8211; ciò che viene raccontato è frutto di una duplice inchiesta: da una parte, il giornalista &#8211; Torrealta &#8211; che con il suo team d&#8217;&#8221;inchiestisti&#8221; si butta su una storia per verificarne l&#8217;autenticità a livello di accadimenti; dall&#8217;altra il fisico &#8211; Del Giudice &#8211; che si prende in carico i contenuti della vicenda e si accerta che quanto meno siano plausibili sul piano scientifico.</p>
<p>Il nodo attorno a cui ruota questa storia è quello dell&#8217;esistenza della fusione fredda, reazione nucleare a bassa energia che, presentata nel 1989 da Martin Fleischmann e Stanley Pons, venne fatta a pezzi dalla comunità scientifica che sosteneva l&#8217;implausibilità del procedimento. Vai a osservare però le verifiche svolte sul lavoro dei due ricercatori dell&#8217;università di Salt Lake City e ti accorgi che il metodo scientifico non era stato proprio rispettato. Tanto che quando, anni dopo, in Italia si tenterà ancora un procedimento di fusione fredda, ecco la sorpresa: funziona.</p>
<p>Il romanzo, all&#8217;interno del quale sono contenute lunghe descrizioni fisiche e chimiche dei procedimenti innescati, parte e prosegue come una spy story, quale poi in realtà è. I suoi elementi comprendono scienziati avvelenati da microesposizioni radioattive che provocano altrettanto microscopici tumori, telefonate nel cuore della notte, personaggi strani che iniziano a girare intorno ai protagonisti con l&#8217;implicito scopo di intimorirli. Ma soprattutto questo libro è il racconto di una guerra sottaciuta. Anzi, di una guerra sporca, occultata all&#8217;interno di operazioni per l&#8217;&#8221;esportazione della democrazia&#8221;.<br />
<span id="more-5037"></span><br />
<a href="http://www.lavocedellevoci.it/"><img align="right" vspace="2" hspace="4" alt="La voce delle voci" title="La voce delle voci" src="http://www.lavocedellevoci.it/admin/editoriale/20100704192852.jpg"></a>Sì, si parla anche di uranio impoverito, ma per dimostrare quanto quest&#8217;espressione sia stata strumentalizzata per nascondere armi all&#8217;uranio arricchito (sia in termini di conteggio degli isotopi che di combinazione con altri metalli pesanti che ne incrementano la portata contaminante). E si parla di inspiegabili rilevazioni dei contatori Geiger che sugli scenari dei conflitti mediorientali e balcanici, intorno a crateri troppo grandi per un semplice colpo di mortaio, mettono sul chi va là: il livello di radiazioni è talmente alto che potrebbe essere scoppiato un ordigno molto più potente della bomba H.</p>
<p>Allora come spiegare tutto questo? Lo si può fare con un&#8217;industria bellica che ha messo a punto proiettili caricati di uranio per i quali non è necessario il potere detonante della precedente generazione di bombe. Un&#8217;industria che ha fatto virtù della necessità di non spazzare via una città o un&#8217;intera area geografica, ma la avvelena a sufficienza perché non sia più possibile viverci. Insomma, distruggere ben oltre un auspicato cessate il fuoco e ben oltre la generazione in guerra. Così facendo, gli effetti sarebbero visibili solo nel lungo periodo, senza pressioni mediatiche e politiche che un conflitto più esplicito potrebbe provocare.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788896238431/torrealta-maurizio/segreto-delle-tre.html">Il segreto delle tre pallottole</a> di Maurizio Torrealta ed Emilio Del Giudice<br />
Collana Verdenero Inchieste &#8211; Edizioni Legambiente, 2010<br />
231 pagine &#8211; Isbn 9788896238431 &#8211; € 15,00</p>
<p><em>(Questo articolo è stato pubblicato sul numero di agosto 2010 del mensile <a href="http://www.lavocedellevoci.it/">La voce delle voci</a>)</em></p>
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		<title>Cartolina dalla fossa: un libro a quindici anni dall&#8217;eccidio di Srebrenica</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 20:28:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Segnala Nazione Indiana a proposito di Srebrenica, di cui a più riprese si è parlato:

Nel quindicesimo anniversario del massacro di Srebrenica, la casa editrice Beit di Trieste pubblica il libro testimonianza di Emir Suljagi&#263; &#8220;Cartolina dalla fossa&#8221;. più un registro sulla vita a Srebrenica prima della tragedia, con le immagini storiche di quei giorni cruciali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788895324135/suljagic-emir/cartolina-dalla-fossa.html"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="" title="" src="http://antonella.beccaria.org/images/cartolinadallafossa.jpg"></a>Segnala <a href="http://www.nazioneindiana.com/">Nazione Indiana</a> a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/04/massive-attack-srebrenica/">Srebrenica</a>, di cui a più riprese si è <a href="http://antonella.beccaria.org/tag/srebrenica/">parlato</a>:</p>
<blockquote><p>
Nel quindicesimo anniversario del massacro di Srebrenica, la casa editrice Beit di Trieste pubblica il libro testimonianza di Emir Suljagi&#263; &#8220;Cartolina dalla fossa&#8221;. più un registro sulla vita a Srebrenica prima della tragedia, con le immagini storiche di quei giorni cruciali, i contributi di esperti e studiosi e una cronologia che ripercorre gli avvenimenti più importanti del conflitto in Bosnia dal 1992 ai giorni del massacro.
</p></blockquote>
<p>Il pezzo è di <a href="http://www.balcanicaucaso.org/ita/Autori/%28author%29/Azra%20Nuhefendi%C4%87">Azra Nuhefendi&#263;</a> e, per maggiori informazioni su <a href="http://www.beitcasaeditrice.it/images/CopertinaCartolina.jpg">Cartolina dalla fossa</a>, scritto da <a href="http://www.bosnia.org.uk/about/bi_books/long_reviews.cfm?book=11760">Suljagic</a> e pubblicato in italiano da <a href="http://www.beitcasaeditrice.it/">Beit</a> (collana <a href="http://www.beitcasaeditrice.it/memoria.html">Memoria</a>), si può dare on&#8217;occhiata <a href="http://www.ibs.it/code/9788895324135/suljagic-emir/cartolina-dalla-fossa.html">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Schegge contro la democrazia&#8221;: 2 agosto 1980, le ragioni di una strage nei più recenti atti giudiziari</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2010/07/03/schegge-contro-la-democrazia-2-agosto-1980-le-ragioni-di-una-strage-nei-piu-recenti-atti-giudiziari/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 18:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://antonella.beccaria.org/images/scheggecontrolademocrazia.jpg"><img width="150" align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Schegge contro la democrazia" title="Schegge contro la democrazia" src="http://antonella.beccaria.org/images/scheggecontrolademocrazia.jpg"></a>Un tour de force tutt&#8217;altro che concluso, quello che porterà il prossimo 28 luglio all&#8217;uscita di questo nuovo lavoro, <a href="http://antonella.beccaria.org/images/scheggecontrolademocrazia.jpg">Schegge contro la democrazia &#8211; 2 agosto 1980: le ragioni di una strage nei più recenti atti giudiziari</a>, scritto con il collega <a href="http://www.riccardolenzi.info/">Riccardo Lenzi</a> e con la prefazione di <a href="http://domani.arcoiris.tv/?author=141">Claudio Nunziata</a>, magistrato che a lungo ha indagato sulle stragi in Italia:</p>
<blockquote><p>
La strage alla stazione di Bologna fu il più grave attentato del periodo che va sotto l&#8217;espressione «strategia della tensione»: 85 morti e duecento feriti. Per questo furono condannati gli esecutori materiali &#8211; terroristi di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari &#8211; e i depistatori, appartenenti ai servizi segreti militari e alla loggia P2, a iniziare dal suo capo, Licio Gelli. Ma periodicamente si tenta di introdurre elementi revisionisti che mettano in discussione le poche realtà accertate in sede processuale. Questo libro ripercorre testimonianze, relazioni parlamentari e atti giudiziari arrivando fino all&#8217;ultimo processo di Brescia per la strage di piazza della Loggia (28 maggio 1974) e giunge a una conclusione: è vero, mancano i mandanti, ma le responsabilità materiali e gli intralci alla giustizia hanno un&#8217;identità. Un&#8217;identità già scritta nella sentenze.
</p></blockquote>
<p>Questo libro vuole essere un tributo contro facili revisionismi all&#8217;<a href="http://www.stragi.it/">Associazione tra i familiari delle vittime alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980</a> a trent&#8217;anni dalla bomba nella sala d&#8217;aspetto di seconda classe. E ancora una volta, per giungere alla pubblicazione, c&#8217;è la collaborazione di <a href="http://www.socialmente.name/">Socialmente Editore</a>, la casa editrice fondata da <a href="http://antonella.beccaria.org/tag/oscar-marchisio/">Oscar Marchisio</a>, e in particolare di <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=2001.28">Ornella Pastorelli</a>. Ma c&#8217;è anche il concreto supporto di <a href="http://www.spier.it/">SPI CGIL Emilia Romagna</a> e <a href="http://www.spi.cgil.it/MainMenu/Dovetrovarci/LoSpiinItalia/tabid/237/Default.aspx?region=9#map_canvas">SPI CGIL Bologna</a>, a nome delle quali <a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Congresso+regionale+dei+pensionati+Cgil%2C+Fabbri+riconfermato+segretario&#038;idSezione=11419">Maurizio Fabbri</a> e <a href="http://www.radioradicale.it/soggetti/bruno-pizzica">Bruno Pizzica</a> firmano il documento iniziale.</p>
<p>A partire da fine mese, dunque, <a href="http://antonella.beccaria.org/images/scheggecontrolademocrazia.jpg">Schegge contro la democrazia</a> sarà in libreria e anche su web.</p>
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