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	<title>Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria &#187; liberta&#8217; di cultura</title>
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	<description>Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l&#039;incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.</description>
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		<title>Reporter Senza Frontiere: catena di mirror contro la censura. Si inizia con il ceco Dosh e il singalese Lanka e-news</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 20:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contro i bavagli e gli stop imposti all&#8217;informazione online laddove i lacci digitali di chi sta al potere sono stringenti, Reporter Senza Frontiere lancia un&#8217;iniziativa di mirror per siti a rischio o gli sotto boicottaggio: Per far sì che i siti d&#8217;informazione indipendenti oggetto di cyber-attacchi e blocchi governativi possano continuare a pubblicare le informazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rsfitalia.org/2012/02/09/reporter-senza-frontiere-crea-siti-specchio-per-combattere-la-censura-online/"><img alt="Reporter Senza Frontiere" title="Reporter Senza Frontiere" src="http://antonella.beccaria.org/images/rsf_banner.jpg"></a></p>
<p>Contro i bavagli e gli stop imposti all&#8217;informazione online laddove i lacci digitali di chi sta al potere sono stringenti, <a href="http://rsfitalia.org">Reporter Senza Frontiere</a> lancia un&#8217;<a href="http://rsfitalia.org/2012/02/09/reporter-senza-frontiere-crea-siti-specchio-per-combattere-la-censura-online/">iniziativa</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mirror_%28informatica%29">mirror</a> per siti a rischio o gli sotto boicottaggio:</p>
<blockquote><p>
Per far sì che i siti d&#8217;informazione indipendenti oggetto di cyber-attacchi e blocchi governativi possano continuare a pubblicare le informazioni online, Reporter senza frontiere ha lanciato una nuova iniziativa e ha dato inizio alla duplicazione dei siti, creando dei siti speculari (mirror sites) a quelli originali. I primi siti duplicati sono quelli della rivista ceca <a href="http://doshdu.ru/">Dosh</a> e del quotidiano dello Sri Lanka <a href="http://lankaenews.rsf.org/">Lanka e-news</a>. Rsf lancia inoltre un appello agli utenti di Internet di tutto il mondo, affinché si mostrino solidali con questa iniziativa e si moltiplichino le duplicazioni dei siti interessati.</p>
<p>Se un cyber-attacco dovesse rendere nuovamente inaccessibile <a href="http://doshdu.fr/">Doshdu.ru</a>, ad esempio <a href="http://rsfitalia.org/2011/12/06/russia-il-dibattito-politico-ostacolato-da-attacchi-cibernetici-e-arresti-di-giornalisti/">com&#8217;è successo lo scorso dicembre durante le elezioni parlamentari in Russia</a>, gli utenti delle Rete saranno in grado di accedere ad una copia identica del sito, creata da Reporter senza frontiere: <a href="http://dosh.rsf.org/">http://dosh.rsf.org</a>. Questo sito specchio sarà regolarmente e automaticamente aggiornato.</p>
<p>I siti specchio (<em>mirror sites</em>, in inglese) possono anche essere utilizzati per eludere i blocchi governativi. Per esempio, il sito srilankese <a href="http://lankaenews.com/">http://lankaenews.com</a>, nello Sri Lanka <a href="http://en.rsf.org/sri-lanka-censored-website-s-editor-talks-26-10-2011,41277.html">è bloccato dall&#8217;ottobre 2011</a> (attraverso il blocco del dominio del sito o dell&#8217;indirizzo IP del server ospitante), ma gli utenti Internet nello Sri Lanka saranno in grado di accedere al sito specchio <a href="http://lankaenews.rsf.org/">http://lankaenews.rsf.org</a>, ospitato su un altro server e con un altro dominio.
</p></blockquote>
<p>Istruzioni per supportare l&#8217;iniziativa sono pubblicate <a href="http://rsfitalia.org/2012/02/09/reporter-senza-frontiere-crea-siti-specchio-per-combattere-la-censura-online/">qui</a> e <a href="http://en.rsf.org/rwb-mirror-censorship-08-02-2012,41825.html">qui</a> invece la versione dell&#8217;appello in inglese.</p>
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		<title>&#8220;Non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie&#8221;: online la mostra dei manifesti dedicati a Valerio Verbano</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 17:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ramingo.noblogs.org/valerio-non-un-nome-su-una-via-ma-su-tutte-le-piazze-e-su-tutte-le-vie/"><img width="420" alt="Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie" title="Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie" src="http://ramingo.noblogs.org/files/2011/12/1986.jpg"></a></p>
<p>Dal 1980 al 2011. È la mostra dei manifesti che, nel corso degli anni, sono stati realizzati per ricordare la morte di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valerio_Verbano">Valerio Verbano</a>, militante di sinistra ucciso a Roma il 22 febbraio 1980. Si intitola <a href="http://ramingo.noblogs.org/valerio-non-un-nome-su-una-via-ma-su-tutte-le-piazze-e-su-tutte-le-vie/">Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie</a>, è stata curata da Marco Capoccetti Boccia, Paolo Ciccarelli e Alessandro Pullara mentre la riproduzione fotografica dei manifesti è opera di Cecilia Fabiano. Le immagini sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Copyleft">copyleft</a>. Scrivono gli autori della mostra e della sua trasposizione su web:</p>
<blockquote><p>
Anni mancanti: 1989, 1991, 1994, 1996, 2004. Se qualcuna-o possiede una copia di questi manifesti è pregato di contattarci, grazie. Email: spazialtri[at]autoproduzioni.net
</p></blockquote>
<p>Il <a href="http://ramingo.noblogs.org/files/2011/12/1986.jpg">manifesto</a> riportato in alto risale a sabato 22 febbraio 1986 e si trova presso il presso il centro di documentazione anarchica della <a href="http://www.libreriaanomalia.org/">libreria Anomalia</a> di Roma.</p>
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		<title>Ravenna, fu la raffineria che attraversò la stagione delle bufere sui petroli e dove, dopo, gli operai sono morti per cancro</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2011/11/11/ravenna-fu-la-raffineria-che-attraverso-la-stagione-degli-scandali-sui-petroli-e-dove-dopo-gli-operai-sono-morti-per-cancro/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dodici morti di cancro perché venuti a contatto con sostanze tumorali nella raffineria degli scandali sui petroli. È quello che si vuole dimostrare alla ex Sarom di Ravenna e se già un censimento di malati e deceduti è in corso, servono altri dati. E forse neanche gli operatori dell&#8217;Aea, l&#8217;Associazione esposti amianto e rischi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/christianehoej/2234831465/"><img alt="Abandoned eternit factory - Foto di Lars K. Christensen" title="Abandoned eternit factory - Foto di Lars K. Christensen" align="left" vspace="2" hspace="4" src="http://farm3.static.flickr.com/2266/2234831465_e11f9c9857_m.jpg"></a>Dodici morti di cancro perché venuti a contatto con sostanze tumorali nella raffineria degli scandali sui petroli. È quello che si vuole dimostrare alla ex Sarom di Ravenna e se già un censimento di malati e deceduti è in corso, servono altri dati. E forse neanche gli operatori dell&#8217;Aea, l&#8217;Associazione esposti amianto e rischi per la salute, se l&#8217;aspettavamo. Ma al loro appello, lanciato un paio di settimane fa, è giunta nel giro di qualche giorno una prima risposta.</p>
<p>Quella di una ravennate che lavorò alla Sarom e che ora intende mettere a disposizione la sua storia clinica per due motivi. Il primo: andare a nutrire un&#8217;anagrafe ufficiale (sul modello di quella costituita già nel 2001 in Friuli Venezia Giulia, a oggi ne esiste una &#8220;autogestita&#8221; dal 2010). Il secondo: contribuire ad azioni legali collettive contro i datori di lavoro e ottenere i risarcimenti dall&#8217;Inail.</p>
<p>La raffineria degli scandali petroli dove non si guardò ai lavoratori. La Sarom di Ravenna era una società di raffinazione fondata nel 1950 da Attilio Monti, imprenditore ravennate le cui attività ebbero notevoli echi nazionali per il suo coinvolgimento nel primo scandalo dei petroli e in quelli che seguirono. Ma se all&#8217;industriale la raffineria servì per lanciarsi in scalate nel mondo dell&#8217;oro nero sia in Italia che all&#8217;estero, nella città costiera avrebbe dovuto creare occupazione.</p>
<p>E così fu fino al 1973, quando una serie di acquisizioni dalla British Petroleum (gli impianti veneziani di Porto Marghera e quelli piemontesi di Volpano, oltre a una catena di distributori) iniziò a far registrare difficoltà alla società di Ravenna. La storia dell&#8217;azienda, che nel frattempo si era estesa anche a Milazzo e a Gaeta e che aveva accumulato oltre 500 miliardi di debiti, si concluse con la cessione per una lira all&#8217;Eni.<br />
<span id="more-7628"></span><br />
Solo nel 1984 erano ancora 300 le persone che lavoravano negli impianti di Ravenna, i quali l&#8217;anno successivo sembravano ormai destinati alla dismissione per diventare depositi. Al vertice della società si insediò un commissario straordinario e gli occhi di tutti furono ancora una volta puntati più su grosse questioni petrolifere e sulle storiacce in cui Monti inciampò. Non si guardò, o li si fece poco, alle condizioni dei lavoratori. Che dopo anni, persero il posto e più tardi si ammalarono forse proprio come conseguenza del periodo di vita trascorso nella raffineria.</p>
<p>Su 12 lavoratori Sarom, 11 sono morti di cancro. Oggi l&#8217;associazione Aea ha raccolto documentazione su 12 lavoratori, distribuiti tra i settori &#8220;laboratorio&#8221; e &#8220;compressoristi&#8221;. Di questi, 11 sono già morti di cancro e l&#8217;unico sopravvissuto oggi lotta a propria volta contro un tumore. E scopo dell&#8217;associazione è quello di istruire un&#8217;indagine epidemiologica che dimostra che si tratta di patologie professionali. Per quanto riguarda i casi già noti, uno è già stato riconosciuto come tale dall&#8217;Inail e per un altro in settimana verrà inviata sempre qui la documentazione.</p>
<p>&#8220;Ma ci servono dati, ci servono cartelle cliniche anche di casi che non conosciamo&#8221;, dice Vito Totire, medico del lavoro e presidente nazionale dell&#8217;Aea. Di qui l&#8217;appello lanciato a Ravenna alla fine della settimana scorsa e la risposta giunta all&#8217;inizio di questa. &#8220;Si tratta di una signora che ha avuto patologie tumorali dopo aver lavorato alla Sarom. L&#8217;elemento importante di questo caso è che non è compreso nella rosa dei 12 di cui avevamo già notizia&#8221;. </p>
<p>All&#8217;Enichem i morti furono 31 e di loro parla un esposto alla procura. Oltre all&#8217;indagine epidemiologica sul caso Sarom, c&#8217;è anche un secondo obiettivo: quello di presentare un esposto alla procura della Repubblica di Ravenna perché ci sia anche un accertamento in sede penale e si arrivi a un risarcimento per le vittime, per gli ammalati e per i loro familiari. Riaprendo, se possibile, le procedure assicurative e costringendo la legge italiana ad adeguarsi a parametri che altrove sono già evidenti.</p>
<p>&#8220;L&#8217;Unione europea&#8221;, ha spiegato ancora Totire, &#8220;nel novembre 2009 ha emanato una direttiva nella quale sono elencate le patologie legate all&#8217;amianto: non solo l&#8217;asbestosi e il mesotelioma pleurico, le sole a essere riconosciute dall&#8217;Inail, ma anche altre malattie, come i tumori polmonari e gastroenterici. C&#8217;è da dire poi che già nel 1978 esistevano indagini scientifiche che attestavano influenza dell&#8217;amianto su rene, vescica, laringe e pancreas&#8221;.</p>
<p>Il modello di azione è quello adottato sempre dall&#8217;Aea nel 2010 con 31 morti sospette alla centrale termoelettrica Enichem di Ravenna. Anche qui asbestosi, tumore polmonare, mesotelioma e tumore gastroenterico le patologie più frequenti, a cui si sono aggiunti cancro alla gola, ai reni, all&#8217;intestino e leucemie. Operai generici e specializzati, addetti delle pulizie, artigiani i ruoli delle 31 persone che lavoravano in questa realtà industriale e che svilupparono le rispettive patologie in un arco di tempo tra i 20 e 35 anni.</p>
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		<title>GlobaLeaks: e ora in arrivo la piattaforma per fare &#8220;whistleblowing&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 16:04:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco che arriva GlobaLeaks, piattaforma libera per fare whistleblowing, presentata domenica scorsa all&#8217;End Summer Camp di Venezia (seminario #1110). È destinata a media, organizzazioni non profit, attivisti, corporation e agenzie pubbliche e viene lanciato un appello agli sviluppatori per trovare contributi all&#8217;evoluzione del framework. Per seguire gli aggiornamenti, è stato attivato anche un account Twitter. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.globaleaks.org/"><img alt="Globaleaks" title="Globaleaks" src="http://antonella.beccaria.org/images/globaleaks.jpg"></a></p>
<p>Ecco che arriva <a href="http://www.globaleaks.org/">GlobaLeaks</a>, piattaforma libera per fare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Whistleblower">whistleblowing</a>, <a href="http://www.endsummercamp.org/index.php?title=ESC11-Seminari">presentata</a> domenica scorsa all&#8217;<a href="http://www.endsummercamp.org/">End Summer Camp</a> di Venezia (seminario #1110). È destinata a media, organizzazioni non profit, attivisti, corporation e agenzie pubbliche e viene lanciato un <a href="https://launchpad.net/globaleaks">appello agli sviluppatori</a> per trovare contributi all&#8217;evoluzione del framework. Per seguire gli aggiornamenti, è stato attivato anche un <a href="http://twitter.com/#!/globaleaks">account Twitter</a>.</p>
<p><em>(Grazie a <a href="http://claudio.cicali.name/">Claudio</a> per la segnalazione)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Domani: &#8220;Debtocracy&#8221;, un documentario greco cerca le ragioni della crisi e punta contro le omissioni di governi e media</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2011/09/01/domani-debtocracy-un-documentario-greco-cerca-le-ragioni-della-crisi-e-racconta-le-omissioni-di-governi-e-media/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 17:34:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la prima volta in Grecia un documentario prodotto dal pubblico. &#8216;Debtocracy&#8217; va alla ricerca delle cause che hanno generato la crisi legata al debito e propone le soluzioni, nascoste dal governo e dai media dominanti. Il documentario viene distribuito liberamente dalla fine di marzo senza ricorrere a diritti d&#8217;uso e verrà diffuso e sottotitolato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.debtocracy.gr/indexen.html"><img src="http://domani.arcoiris.tv/wp-content/uploads/2011/08/debtocracydvd.jpg" alt="Debtocracy" title="Debtocracy" width="134" height="193" align="left" vspace="2" hspace="4" /></a><br />
<blockquote>
Per la prima volta in Grecia un documentario prodotto dal pubblico. &#8216;Debtocracy&#8217; va alla ricerca delle cause che hanno generato la crisi legata al debito e propone le soluzioni, nascoste dal governo e dai media dominanti. Il documentario viene distribuito liberamente dalla fine di marzo senza ricorrere a diritti d&#8217;uso e verrà diffuso e sottotitolato almeno in tre lingue.
</p></blockquote>
<p>Di fatto, a oggi, <a href="http://www.debtocracy.gr/indexen.html">Debtocracy</a>, rilasciato con licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/gr/">Creative Commons</a>, è già disponibile in ben più di tre lingue (oltre all&#8217;originaria greca, ci sono anche inglese, francese, tedesca, italiana, spagnola e portoghese). E vuole raccontare una storia molto raccontata &#8211; quella dell&#8217;incubo del crack pubblico che dalla penisola illenica si è diffuso per tutto il continente &#8211; da un punto di vista diverso rispetto a quello letto e riletto un po&#8217; ovunque. Perché &#8211; sostengono coloro che lo hanno realizzato &#8211; c&#8217;è un&#8217;altra versione, taciuta ai cittadini, che merita di essere quanto più sviscerata.</p>
<p><a href="http://domani.arcoiris.tv/"><img align="right" vspace="2" hspace="4" alt="Domani di Maurizio Chierici" title="Domani di Maurizio Chierici" src="http://antonella.beccaria.org/images/domani.jpg"></a>L&#8217;idea della produzione del basso (che ha un suo corrispettivo anche <a href="http://www.produzionidalbasso.com/">italiano</a>) ha poi funzionato per coprire i costi, anche se si chiede a chi visionerà il documentario una donazione. Ha funzionato così bene che si avverte sul sito del progetto video si legge:</p>
<blockquote><p>
A causa dell&#8217;ampia partecipazione, siamo alle prese con qualche difficoltà nell&#8217;elaborazione della lista finale dei produttori che desiderano veder pubblicato il loro nome. Vogliamo essere quanto più possibile accusati ben consapevoli che una pubblicazione sbagliata potrebbe causare problemi. La lista sarà presto disponibile e ovviamente verrà inserita nei titoli del documentario.
</p></blockquote>
<p><span id="more-7273"></span><br />
Per vederlo online, il filmato è riportato sotto (per applicare i sottotitoli in italiano, si deve cliccare sull&#8217;icona &#8220;CC Subtitles&#8221; e selezionare la versione &#8220;IT&#8221;).</p>
<p><iframe frameborder="0" width="420" height="270" src="http://www.dailymotion.com/embed/video/xik4kh"></iframe><br /><a href="http://www.dailymotion.com/video/xik4kh_debtocracy-international-version_shortfilms" target="_blank">Debtocracy International Version</a> <i>di <a href="http://www.dailymotion.com/BitsnBytes" target="_blank">BitsnBytes</a></i></p>
<p>Se invece si vuole scaricare sul proprio computer il documentario, si deve cliccare <a href="http://www.demonoid.me/files/details/2657324/003342537756/">qui</a>.</p>
<p><em>(Questo <a href="http://domani.arcoiris.tv/la-crisi-deuropa-vista-dalla-grecia-la-colpa-e-dei-governi-e-dei-media-lo-racconta-il-documentario-debtocracy/">articolo</a> è stato pubblicato sulla rivista <a href="http://domani.arcoiris.tv/">Domani</a> diretta da <a href="http://www.zam.it/biografia_Maurizio_Chierici">Maurizio Chierici</a>)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://antonella.beccaria.org/2011/09/01/domani-debtocracy-un-documentario-greco-cerca-le-ragioni-della-crisi-e-racconta-le-omissioni-di-governi-e-media/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>La notte della Rete: vogliono censurare Internet in nome della tutela degli autori? Sono dei bugiardi</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 22:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notte della Rete, per opporsi al bavaglio che si vuole imporre via Agcom, è oggi (dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma). Di seguito ecco quanto si scriveva (anche su Domani) un po&#8217; di tempo fa in proposito: Vogliono censurare Internet in nome della tutela degli autori? Sono dei bugiardi. Ci risiamo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href=""><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="La notte della Rete" title="La notte della Rete" src="http://antonella.beccaria.org/images/211089_186527864733678_6128907_n.jpg"></a><em>La <a href="http://www.agoradigitale.org/lanottedellarete">notte della Rete</a>, per opporsi al bavaglio che si vuole imporre <a href="http://sitononraggiungibile.e-policy.it/it/faq/">via Agcom</a>, è oggi (dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma). Di seguito ecco quanto si <a href="http://antonella.beccaria.org/2011/03/24/vogliono-censurare-internet-in-nome-della-tutela-degli-autori-sono-dei-bugiardi/">scriveva</a> (anche su <a href="http://domani.arcoiris.tv/vogliono-censurare-internet-in-nome-della-tutela-degli-autori-sono-dei-bugiardi/">Domani</a>) un po&#8217; di tempo fa in proposito: <a href="http://antonella.beccaria.org/2011/03/24/vogliono-censurare-internet-in-nome-della-tutela-degli-autori-sono-dei-bugiardi/">Vogliono censurare Internet in nome della tutela degli autori? Sono dei bugiardi</a></em>.</p>
<p>Ci risiamo. L&#8217;Autorità per le comunicazioni (Agcom) questa settimana dovrebbe votare un provvedimento per poter oscurare a piacimento i siti che si ritiene violino il diritto d&#8217;autore. La piattaforma di file sharing Youtube è la prima vittima che viene in mente, ma giusto per andar sul sicuro, nella proposta ci finisce dentro anche Wikileaks.</p>
<p>Del resto, i cablogrammi diplomatici e i video militari girati dagli elicotteri Apache mentre si accoppano civili avranno in termini giuridici un &#8220;padre morale&#8221; che li ha realizzati, no? Ci saranno degli autori a cui va riconosciuta la titolarità dell&#8217;opera e il diritto di sfruttamento economico più o meno esclusivo? E allora &#8211; devono aver pensato i furbacchioni dell&#8217;Agcom &#8211; usiamo il copyright, sinonimo improprio per parlare di diritto d&#8217;autore (il primo, di matrice anglosassone, tutela maggiormente i soggetti industriali mentre il secondo, più squisitamente europeo, pone in rilevanza gli autori in quanto creatori di un contenuto originale).<br />
<span id="more-7031"></span><br />
Ma non sottilizziamo con quelli che sembrano &#8220;azzeccagarbuglismi&#8221; da gente di leggi e codici. Qui la vera questione è un&#8217;altra. La vera questione è una paura più grande delle altre. Più grande delle bombe che piovono dal cielo. Più grande dei reattori nucleari che fumano. Più grande delle migrazioni da continenti poveri a continenti ricchi. Perché più grande? Perché è una paura più sottile, da sbandierare meno. È la paura dell&#8217;informazione, madre e figlia del libero pensiero.</p>
<p>Sembra una roba da smanettoni, da gente che passa le sue notti sulle reti peer to peer a derubare le povere major hollywoodiane. E invece &#8211; sia detto in termini chiari &#8211; è una questione che riguarda tutti. Ricordate qualcosa che suona un po&#8217; come libertà di parola, d&#8217;espressione, di stampa e di critica? Ricordate che Internet ha sdoganato il lettore, ancor prima cittadino, dalla sua funzione di mero bersaglio dell&#8217;informazione? Avete presente quel fenomeno, chiamato &#8220;dal basso&#8221; (<em>grassroot movement</em>, dicono gli anglosassoni), tale per cui chiunque può farsi &#8220;produttore&#8221; d&#8217;informazione, veicolo, fulcro d&#8217;aggregazione?</p>
<p>Questa è l&#8217;apoteosi, almeno fino al punto raggiunto oggi sull&#8217;asse della storia, di principi che hanno ammazzato l&#8217;assolutismo europeo e hanno condotto, per quanto lentamente e per quanto in modo imperfetto, alle democrazie odierne. Provate un po&#8217; a pensare a un fatto. Durante i fascismi degli anni Venti e Trenta, ai giornali era grosso modo vietato parlare di cronaca nera. Questo è uno dei motivi per cui, mediaticamente parlando, il caso di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, esplose solo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Che brutta, in termini di prestigio del regime, la storia di una tizia un po&#8217; avida e un po&#8217; fuori di testa che bolliva le amiche per ragioni di quattrino.</p>
<p>Ve lo immaginate, saltando avanti nel tempo, cosa significherebbe raccontare oggi, usando gli strumenti che la Rete mette a disposizione (e aggirando i divieti tecnologici imposti, spesso ridicoli, e dunque facilmente scartabili anche da coloro che non sono propriamente assi del computer), parlare di morti ammazzati in un Paese in cui, secondo il governo, va tutto bene, non ci sono tensioni e la gente vive in armonia fin dentro i condomini? Ecco, quest&#8217;esercizio d&#8217;immaginazione non è neanche così difficile.</p>
<p>Se da un lato Twitter, Youtube, Friendfeed, Facebook e Wikileaks ci raccontano cosa accade dall&#8217;altra parte del Mediterraneo prima &#8211; e talvolta meglio &#8211; dei deskiti dei giornali (cronisti condannati a sintetizzare le agenzie spacciando gli articoli per prese dirette sul campo), anche qui da noi ce lo avremmo un governo che vorrebbe far passare per paradiso in terra un Paese sempre più avvilito e sottomesso.</p>
<p>Questo governo ha le sue braccia armate. Stavolta si chiama Agcom, ma in passato possiamo risalire a nomi e cognomi di persone fisiche: Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi in primis, più qualche altro personaggio di secondo piano di cui non vale nemmeno più la pena ricordare le generalità. Buon per lui e per noi, che continuiamo a navigare e a informarci.</p>
<p>Tutti costoro, però, hanno usato il falso motivo della difesa del diritto d&#8217;autore. O, peggio, il falso motivo della difesa del diritto all&#8217;infanzia, minacciata da una Rete piena di predatori di minorenni. Bugiardi. Qualche caso c&#8217;è stato, è vero, ma non più di quanto non avvenga, de visu e in termini fisicissimi (altro che virtuali), in tante famiglie italiane. E allora si chiuda con un&#8217;affermazione: invocare la censura di Internet in difesa di qualsivoglia diritto da difendere è una falsità clamorosa. Il vero controllo che si vuole imporre è sull&#8217;accesso all&#8217;informazione, alla formazione, all&#8217;aggiornamento, all&#8217;arricchimento culturale. Che, in periodi di crisi economica e di riqualificazione professionale, è oro. Ma ancor più oro è un popolo che pensa e che critica. Senza l&#8217;informazione come si fa?</p>
<p>E allora si firmi l&#8217;appello contro il provvedimento dell&#8217;Agcom. L&#8217;ha lanciato il sito Avaaz.org (sottotitolo &#8220;Il mondo in azione&#8221;). Male di certo non fa e almeno si potrà dire, se mai qualche assurdo divieto alla Rete fosse imposto, &#8220;io ho protestato&#8221;. Lo trovate <a href="http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?cl=988329878&#038;v=8677">qui</a>.</p>
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		<title>Ustica, un nuovo testimone: &#8220;Quella sera vidi nei cieli una battaglia aerea&#8221;</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2011/06/27/ustica-un-nuovo-testimone-quella-sera-vidi-nei-cieli-una-battaglia-aerea/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 19:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il trentunesimo anniversario della strage di Ustica ha portato un nuovo testimone che già nei prossimi giorni potrebbe essere sentito dal pubblico ministero della procura della Repubblica di Roma Erminio Amelio, titolare insieme Maria Monteleone della nuova inchiesta sui fatti del 27 giugno 1980. A scovarlo è stato il giornalista Fabrizio Colarieti, che da anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nottecriminale.wordpress.com/2011/06/27/esclusiva-ustica-il-mig-era-inseguito-da-due-f-16-lo-afferma-un-testimone-oculare/"><img width="420" alt="Ustica, la posizione degli aerei" title="Ustica, la posizione degli aerei" src="http://nottecriminale.files.wordpress.com/2011/06/posizione-aerei.jpg?w=1024&#038;h=696"></a></p>
<p>Il trentunesimo anniversario della strage di Ustica ha portato un nuovo testimone che già nei prossimi giorni potrebbe essere sentito dal pubblico ministero della procura della Repubblica di Roma Erminio Amelio, titolare insieme Maria Monteleone della nuova inchiesta sui fatti del 27 giugno 1980.</p>
<p>A scovarlo è stato il giornalista Fabrizio Colarieti, che da anni si occupa della vicenda, e il racconto dell&#8217;uomo &#8211; un imprenditore di origine calabrese che vive in toscana e di cui al momento non è stata svelata l&#8217;identità &#8211; è stato <a href="http://nottecriminale.wordpress.com/2011/06/27/esclusiva-ustica-il-mig-era-inseguito-da-due-f-16-lo-afferma-un-testimone-oculare/"">pubblicato</a> sul sito <a href="http://nottecriminale.wordpress.com/">Notte Criminale</a>, nato un anno fa per ricostruire la vicenda della banda della Magliana in vista del lancio della fiction di Sky e poi allargatosi ad altri nodi irrisolti della prima e della seconda Repubblica.</p>
<p><strong>&#8220;Ero in Calabria, ho visto strani fuochi d&#8217;artificio e degli aerei da guerra&#8221;</strong></p>
<p>Il testimone, mai entrato fino a oggi nelle indagini ufficiali, quella sera era sul terrazzo dell&#8217;hotel in cui alloggiava a Sellia Marina, provincia di Catanzaro, in vacanza con la moglie. &#8220;Guardavamo le montagne della Sila, erano circa le 21.05, massimo le 21.10&#8243;, ha rievocato. L&#8217;aereo di Ustica era scomparso dai radar da pochi minuti e nessuno sapeva ancora cos&#8217;era accaduto lungo l&#8217;aerovia che collegava l&#8217;aeroporto Marconi di Bologna a quello palermitano di Punta Raisi.<br />
<span id="more-6981"></span><br />
&#8220;Guardavamo in direzione di Sersale e in lontananza&#8221;, ricorda l&#8217;ancora anonimo testimone, &#8220;si vedevano come dei fuochi d&#8217;artificio. La cosa strana era che erano solamente orizzontali: raffiche velocissime che avevano lo stesso colore della luce emessa dalle lampadine a filamento, e quei bagliori sono durati almeno un minuto. Ho guardato meglio, c&#8217;era ancora luce, e ho visto che c&#8217;erano degli aerei in salita verso Crotone: ho avuto la sensazione che uno rincorresse l&#8217;altro sparandogli&#8221;.</p>
<p>&#8220;Dopo alcuni minuti, forse cinque, ma anche meno, ne ho visti altri due&#8221;, ha aggiunto, &#8220;li ho sentiti arrivare alle mie spalle, potrebbero aver sorvolato Catanzaro, venivano da sud-sud-ovest. Volavano a bassissima quota, a pelo d&#8217;acqua e paralleli in direzione di Capo Rizzuto&#8221;. Le parole dell&#8217;imprenditore si collegano immediatamente a un altro fatto legato alla vicenda del Dc9: il &#8220;ritrovamento&#8221; il 18 luglio 1980 di un Mig libico sulle alture della Sila. Ancora oggi c&#8217;è chi è convinto che quell&#8217;aereo non cadde quando fu ritrovato, ma tre settimane prima, il 27 giugno, avvalorandosi così la tesi dell&#8217;azione di guerra sui cieli del Mediterraneo.</p>
<p><strong>Per la prima volta l&#8217;ombra di aerei israeliani</strong></p>
<p>E tira in ballo un altro elemento per la prima volta: la sua convinzione che almeno alcuni degli aerei provenissero da Israele dai colori dei velivoli. Se fosse vero, sarebbe una novità assoluta nella vicenda del Dc9, dato che finora si è parlato di altre nazioni &#8220;presenti&#8221; quella sera, tra cui Francia e Stati Uniti. &#8220;Sì, sono sicuro&#8221;, ha detto ancora, &#8220;quelli sul mare erano dei caccia militari, colore verde mimetico e sotto le ali non avevano coccarde. Negli anni successivi mi sono documentato, ho guardato decine di foto, per me erano due F-16. Poi mi hanno detto che di quel colore li avevano solo gli israeliani&#8221;.</p>
<p>&#8220;Se abbia ragione o meno&#8221;, dice Colarieri, &#8220;lo dovranno dire i magistrati che sembrano intenzionati ad ascoltarlo quanto prima&#8221;. Il giornalista, in merito al testimone con cui ha parlato, dice di essere stato contattato da lui un mese fa. Già in passato aveva cercato di farsi ascoltare da altri giornalisti, senza risultato. &#8220;Prima di parlarci ho fatto qualche verifica e non appare legato a nessun partito, a nessun apparato dello Stato. Insomma, non sembra alcun interesse a sostenere una versione contro un&#8217;altra e la sua versione è coerente con quella di altri testimoni oculari&#8221;.</p>
<p>Perché rimanere zitto per 31 anni? &#8220;Volevo raccontare quello che ho visto&#8221;, dice ancora il testimone, &#8220;anche se, a dire il vero l&#8217;ho anche fatto sebbene avessi seguito, in parte, il consiglio di un mio amico giudice. Lui, che oggi non c&#8217;è più, infatti mi sconsigliò di andare a testimoniare e lo ascoltai: non andai a testimoniare ma… un giorno telefonai al giudice Priore (Rosario, titolare dell&#8217;istruttoria sul disastro di Ustica, <em>ndr</em>). Non gli dissi il mio nome, perché avevo paura, erano decedute in modo sospetto delle persone legate a questo fatto&#8221;.</p>
<p><em>(Questo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/27/un-nuovo-testimone-quella-sera-vidi-nei-cieli-una-battaglia-aerea/127616/">articolo</a> è stato pubblicato sul <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/edizione-locale/emiliaromagna/">Fatto Quotidiano Emilia Romagna</a>)</em></p>
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		<title>&#8220;The Power of Open&#8221;: racconto in presa diretta dai creatori di cultura libera</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2011/06/24/the-power-of-open-racconto-in-presa-diretta-dai-creatori-di-cultura-libera/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 17:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Power of Open è un libro che racconta questa storia: Più di 400 milioni di opere rilasciate in rete con licenze Creative Commons, dalla musica alle fotografie, dai risultati di ricerche a interi corsi scolastici. Creative Commons ha creato l&#8217;infrastruttura tecnica e legale che consente un&#8217;effettiva condivisione della conoscenza, dell&#8217;arte e dei dati messi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thepowerofopen.org/"><img alt="The Power of Open" title="The Power of Open" src="http://antonella.beccaria.org/images/poweropen.jpg"></a></p>
<p><a href="http://thepowerofopen.org/">The Power of Open</a> è un libro che racconta questa storia:</p>
<blockquote><p>
Più di 400 milioni di opere rilasciate in rete con licenze Creative Commons, dalla musica alle fotografie, dai risultati di ricerche a interi corsi scolastici. Creative Commons ha creato l&#8217;infrastruttura tecnica e legale che consente un&#8217;effettiva condivisione della conoscenza, dell&#8217;arte e dei dati messi a disposizione da singole persone, organizzazioni e governi. Ancora più importante è che milioni di creatori traggono vantaggio da questa infrastruttura che arricchisce i beni comuni globali a disposizione di tutta l&#8217;umanità.</p>
<p>&#8220;The Power of Open&#8221; colleziona le storie di quei creatori. Alcuni sono come ProPublica, l&#8217;organizzazione di giornalismo investigativo che ha vinto il Premio Pulitzer e che usa CC mentre stringe partnership con le principali società di media del mondo. Altri riguardano filmmaker nomadi, come Vincent Moon che ricorre alle licenze CC perché elemento essenziale di uno stile di vita volto all&#8217;apertura. L&#8217;ampiezza di questi usi è grande tanto quanto la creatività [di tutti coloro] che scelgono di aprire i loro contenuti, le loro espressioni artistiche e le loro idee al resto del mondo.
</p></blockquote>
<p>Il libro, introdotto da testi di <a href="https://creativecommons.org/tag/catherine-casserly">Catherine Casserly</a> e <a href="http://joi.ito.com/">Joi Ito</a> (rispettivamente ceo e presidente di <a href="http://creativecommons.org/">Creative Commons</a>), è disponibile in <a href="http://thepowerofopen.org/downloads/">varie lingue</a> e la sua promozione è prevista in <a href="http://thepowerofopen.org/events/">diversi continenti</a>.</p>
<p><em>(Via <a href="http://www.boingboing.net/2011/06/24/the-power-of-open-st.html">BoingBoing</a>)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Creative Commons e Youtube: supporto per &#8220;licenziare&#8221; video in modalità copyleft</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2011/06/02/creative-commons-e-youtube-supporto-per-licenziare-video-in-modalita-copyleft/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 09:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutte le volte che mi è capitato di spiegare come cercare materiale rilasciato con licenze Creative Commons, per quanto riguarda i video caricati su Youtube il discorso era complicato. Ora finalmente sarà possibile usare il supporto che CC mette a disposizione della piattaforma di video sharing più nota. Se ne legge sul blog di Creative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maffulli.net/2011/06/02/create-share-and-remix-on-youtube-powered-by-creative-commons/"><img alt="YouTube powered by Creative Commons" title="YouTube powered by Creative Commons" width="420" src="http://maffulli.net/wp-content/uploads/cc.logo_.jpg"></a></p>
<p>Tutte le volte che mi è capitato di spiegare come cercare materiale rilasciato con licenze <a href="https://creativecommons.org">Creative Commons</a>, per quanto riguarda i video caricati su <a href="https://creativecommons.org">Youtube</a> il discorso era complicato. Ora finalmente sarà possibile usare il supporto che CC mette a disposizione della piattaforma di video sharing più nota. Se ne legge sul blog di <a href="https://creativecommons.org/weblog/entry/27533">Creative Commons</a> e anche su quello di <a href="http://maffulli.net/2011/06/02/create-share-and-remix-on-youtube-powered-by-creative-commons/">Stefano Maffulli</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dal divorzio all&#8217;acqua pubblica, 62 referendum abrogativi dal &#8217;74 a oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 20:35:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul sito del Fatto Quotidiano si racconta che ci sono stati dal divorzio all&#8217;acqua pubblica, 62 referendum abrogativi dal &#8217;74 ad oggi. Ecco di seguito nel pezzo integrale quali sono. Utile promemoria in vista del 12 e 13 giugno. Dal divorzio alla modifica della parte II della Costituzione. Dal 12 maggio del 1974 al 25 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jekyll283/5785552167/"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Referendum 2011" title="Referendum 2011" src="http://farm3.static.flickr.com/2789/5785552167_544dbaf562_m.jpg"></a><em>Sul sito del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it">Fatto Quotidiano</a> si racconta che ci sono stati <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/dal-divorzio-allacqua-pubblica-62-referendum-abrogativi-dal-74-ad-oggi/115143/">dal divorzio all&#8217;acqua pubblica, 62 referendum abrogativi dal &#8217;74 ad oggi</a>. Ecco di seguito nel pezzo integrale quali sono. Utile promemoria in vista del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2011_in_Italia">12 e 13 giugno</a>.</em></p>
<p><strong>Dal divorzio alla modifica della parte II della Costituzione</strong>.  Dal 12 maggio del 1974 al 25 giugno 2006. In mezzo, 62 referendum abrogativi sui quali gli italiani sono stati chiamati a esprimere un parere. Al centro le grandi battaglie sui diritti civili come la legalizzazione di divorzio e aborto, l&#8217;obiezione di coscienza, il voto ai diciottenni, lo stop alle centrali nucleari, la riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, la depenalizzazione dell&#8217;uso personale di droghe leggere, l&#8217;abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la chiusura dei manicomi e l&#8217;affermazione dei diritti dei transessuali. Il quorum viene raggiunto 35 volte, il &#8220;no&#8221; vince 16 volte, il &#8220;sì&#8221; 19.</p>
<p><strong>Il divorzio</strong>. Previsto dall&#8217;articolo 75 della Costituzione con soli tre casi di inammissibilità, l&#8217;istituto referendario è stato introdotto in Italia solo nel 1970 su richiesta del Vaticano che spingeva per abolire la legge sul divorzio (la Fortuna-Baslini) approvata grazie alla campagna dei radicali. Il 12 e 13 maggio 1974 quasi 38 milioni di italiani sono chiamati a votare. Votano &#8220;no&#8221; il 59,1 per cento degli italiani. Il risultato è dirompente. L&#8217;Unità titola: &#8220;Grande vittoria della libertà: il popolo italiano fa prevalere la ragione, il diritto, la civiltà&#8221;. L&#8217;editoriale affidato al segretario del Pci Enrico Berlinguer saluta &#8220;un&#8217;Italia che è cambiata e che vuole e può andare avanti&#8221;. Non la vittoria di un singolo partito, ma il contributo di &#8220;un larghissimo schieramento di forze politiche, sociali, culturali diverse&#8221; hanno portato il no alla vittoria.</p>
<p>La ragione del successo sta nel rifiuto di gran parte dell&#8217;elettorato Dc di seguire l&#8217;indicazione di voto e la linea politica della segreteria dello Scudo crociato. Insomma, milioni di elettori cattolici avevano voltato le spalle ai Gabrio Lombardi e ai Fanfani schierandosi per il &#8220;no&#8221;.<br />
<span id="more-6848"></span><br />
<strong>Ordine pubblico e finanziamento pubblico dei partiti</strong>. L&#8217;11 giugno 1978 si vota sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento pubblico dei partiti introdotto dalla legge Piccoli n.195/1974. Proposta dal democristiano Flaminio Piccoli (Dc), la norma viene approvata in soli 16 giorni con il consenso di tutti i partiti, ad eccezione del partito liberale. Nonostante l&#8217;invito a votare &#8220;no&#8221; da parte dei partiti che rappresentano il 97 per cento dell&#8217;elettorato, il &#8220;si&#8221; raggiunge il 43,6 per cento, pur senza avere successo. Secondo i promotori del referendum lo Stato deve favorire tutti i cittadini attraverso i servizi, le sedi, le tipografie, la carta a basso costo e quanto necessario per fare politica, invece di garantire le strutture e gli appartati di partito, che devono essere autofinanziati dagli iscritti e dai simpatizzanti.</p>
<p><strong>Ordine pubblico, ergastolo, porto d&#8217;armi e aborto</strong>. Il 17 maggio 1981 i referendum sono cinque: due sulla legge 194 sull&#8217;aborto, tre per abrogare la legge Cossiga sull&#8217;ordine pubblico, l&#8217;ergastolo e il porto d&#8217;armi. Con la sua proposta il Partito Radicale aveva l&#8217;obiettivo di cambiare la legge in alcuni suoi aspetti, facendo ad esempio cadere la condanna a tre anni di reclusione per chi abortiva o faceva abortire dopo i novanta giorni di gravidanza o eliminando il divieto di aborto per le minorenni. Veniva inoltre avanzato un ulteriore quesito dall&#8217;associazione cattolica &#8220;Movimento per la Vita&#8221; che mirava ad abrogare altre parti della legge con l&#8217;intento di rendere l&#8217;aborto meno praticabile. Ancora una volta la vittoria dei &#8220;no&#8221; è schiacciante con l&#8217;88,4 per cento dei voti.</p>
<p>Il quesito sull&#8217;Abolizione del Tribunale Militare venne superato dal Parlamento. Sei furono invece quelli bloccati dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale.</p>
<p><strong>Responsabilità civile del giudice e localizzazione delle centrali nucleari</strong>. Il Partito Radicale, il Partito liberale italiano e il Partito socialista italiano, presentano nel 1987 la richiesta di tre referendum per ottenere la responsabilità civile dei magistrati, l&#8217;abrogazione della Commissione inquirente e del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura. Tra i protagonisti che in quegli anni si battevano per la riforma della giustizia c&#8217;è Enzo Tortora, conduttore televisivo accusato sulla base di alcune dichiarazioni di pentiti di essere colluso con la camorra e il traffico di stupefacenti, rivelatesi successivamente false. La lunga detenzione del conduttore, e la successiva elezione nelle liste Radicali che sosteneva le sue battaglie politiche, contribuisce ad alimentare la discussione pubblica nel paese e nei mezzi di comunicazione sulla situazione della giustizia italiana.</p>
<p>In quegli anni c&#8217;è inoltre una domanda sempre maggiore di una più efficace e consapevole tutela dell&#8217;ambiente in particolare dopo il disastro di Chernobyl. La difesa dell&#8217;ambiente e la lotta al nucleare già dal Congresso del 1977 furono di centrale importanza per la politica del Partito Radicale: vengono riproposti tre quesiti per abolire le norme sulla realizzazione e gestione delle centrali nucleari, i contributi a Comuni e Regioni sedi di centrali nucleari, le procedure di localizzazione delle centrali nucleari e due quesiti tendenti ad abrogare l&#8217;insieme di norme, contenute nella legge n. 968 del 1977, che disciplinavano i limiti dell&#8217;attività venatoria, in termini di specie cacciabili, tempi consentiti, modalità della caccia e altri aspetti particolari che contrastavano con le stesse proclamazioni della legge sulla priorità dell&#8217;esigenza di tutela della fauna selvatica.</p>
<p>I referendum abrogativi dell&#8217;8 novembre 1987 si conclusero con una netta affermazione dei &#8220;sì&#8221;, che di media nei 5 quesiti raggiunsero circa l&#8217;80 per cento delle preferenze.</p>
<p><strong>Fallimento per i quesiti ambientalisti</strong> &#8211; Il 3 giugno 1990, si vota su tre referendum di iniziativa ecologista, due sulla caccia e uno sui pesticidi. I &#8220;sì&#8221; sono più del 90 per cento, ma il numero dei votanti non raggiunge il 50 per cento, il quorum necessario affinché la consultazione sia valida.</p>
<p><strong>Il primo referendum sulle leggi elettorali</strong> &#8211; Il 9 giugno 1991 si vota per abrogare le preferenze elettorali. Respinte dalla Consulta altre due richieste (sistema elettorale di Senato e Comuni), presentate da Segni. I &#8220;sì&#8221; sono il 95,6%, i votanti il 62,2%, fallisce quindi l&#8217;invito di Craxi ad &#8220;andare al mare&#8221;.</p>
<p><strong>Modifiche al sistema elettorale</strong> &#8211; Il 18 aprile 1993 si vota su otto referendum. Gli elettori rispondono con otto &#8220;sì&#8221;. Il voto più importante è quello che modifica in senso maggioritario la legge elettorale del Senato. Aboliti tre ministeri (Agricoltura, Turismo e Partecipazioni statali), il finanziamento pubblico dei partiti, le nomine politiche nelle Casse di Risparmio.</p>
<p><strong>I referendum sulla tv</strong> &#8211; L&#8217;11 giugno 1995 si vota per 12 referendum. Il &#8220;no&#8221; vince sui tre quesiti più importanti che riguardano la legge Mammì, e sulla richiesta di modificare il sistema elettorale per i Comuni.</p>
<p><strong>&#8220;Tutti al mare&#8221;</strong> &#8211; Il 15 giugno 1997 niente quorum per i sette referendum superstiti (dei 30 iniziali). Si vota su Ordine dei giornalisti, &#8220;golden share&#8221;, carriera e incarichi extragiudiziari dei magistrati e altri argomenti minori.</p>
<p><strong>Fallito per poco il referendum sul proporzionale</strong> &#8211; Il 18 aprile 1999 il referendum per l&#8217;abolizione della quota proporzionale nel sistema elettorale per la Camera fallisce per pochissimo. Votano solo il 49,6%. Tra i votanti il &#8220;sì&#8221; ottiene il 91,5%. Errore di previsione dell&#8217;Abacus, le cui prime proiezioni danno per raggiunto il quorum.</p>
<p><strong>Quorum lontanissimo</strong>: Il 21 maggio del 2000 si vota per sette referendum abrogativi. Nessuno di loro raggiunge il quorum. La percentuale dei votanti oscilla tra il 31,9 e il 32,5%. Il &#8220;sì&#8221; ha comunque la maggioranza nei referendum per l&#8217;elezione del Csm, gli incarichi extragiudiziali dei magistrati, la separazione delle carriere, i rimborsi elettorali, le trattenute sindacali e l&#8217;abolizione della quota proporzionale. Sono invece di più i &#8220;no&#8221; nel referendum sui licenziamenti.</p>
<p><strong>La battaglia sull&#8217;articolo 18</strong>. Il 15 giugno 2003 gli elettori sono chiamati a votare per due referendum:  l&#8217;estensione a tutti i lavoratori del diritto al reintegro nel posto di lavoro per i dipendenti licenziati senza giusta causa promosso da Rifondazione Comunista e l&#8217;abrograzione dell&#8217;obbligo per i proprietari terrieri di dar passaggio alle condutture elettriche sui loro terreni promosso dai Verdi. Entrambi non raggiungono però il quorum e la consultazione viene dichiarata non valida.</p>
<p><strong>Procreazione medicalmente assistita</strong>. Il 12 e 13 giugno 2005 gli italiani sono chiamati a esprimersi su quattro referendum abrogativi della legge 40 promossi da una coalizione composta da Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni, Democratici di sinistra, Socialisti democratici italiani, Rifondazione Comunista e singoli esponenti di vari partiti. Le proposte referendarie mirano a garantire la fecondazione assistita non solo alle coppie sterili ma anche a quelle affette da patologie geneticamente trasmissibili; eliminare il limite di poter ricorrere alla tecnica solo quando non vi sono altri metodi terapeutici sostitutivi; garantire la scelta delle opzioni terapeutiche più idonee ad ogni individuo; dare la possibilità di rivedere il proprio consenso all&#8217;atto medico ogni momento; ristabilire il numero di embrioni da impiantare. E&#8217; di nuovo scontro tra laici e cattolici, tra pro-choice e pro-life. </p>
<p><strong>La strategia della Chiesa punta sull&#8217;astensionismo</strong>. Il cardinale Camillo Ruini interviene al consiglio permanente della Cei: &#8220;E&#8217; inutile inseguire cambiamenti della legge in Parlamento poiché nessuna modifica apporterebbe miglioramenti alla legge 40/2004, la quale salvaguarda principi e criteri essenziali&#8221;. Il motore della campagna per l&#8217;astensione ai referendum è stato il comitato Scienza&#038;Vita, coordinato dai professori Bruno Dallapiccola e Paola Binetti, con l&#8217;adesione di tutte le principali componenti dell&#8217;associazionismo cattolico. Contro l&#8217;invito di Camillo Ruini a non andare a votare per i referendum, si levano i cristiani non cattolici, in particolare contro la mancanza di pluralismo dell&#8217;informazione sui referendum si schiera la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, che riunisce battisti, luterani, metodisti. Con l&#8217;avvicinarsi della consultazione tuttavia, seppur il dibattito fosse vivo tra scienziati, teologi ed opinionisti, numerosi sondaggi dimostrano che pochi italiani in realtà erano informati sui quattro quesiti: dal sondaggio Abacus commissionato dai Radicali a febbraio 2005, emerge che il 64 per cento degli italiani aveva intenzione di andare a votare per i referendum, ma il 43 per cento di questi avrebbe voluto informarsi meglio prima di decidere se pronunciarsi per il sì o per il no; il 22 per cento era all&#8217;oscuro del fatto che si sarebbero votati dei referendum nelle settimane seguenti e il 65 per cento degli intervistati era poco o per nulla informato sulla fecondazione assistita; il numero saliva al 79% di coloro che non conoscevano i contenuti della legge 40. L&#8217;obiettivo della Chiesa è centrato: i referendum non raggiungono il quorum minimo, perché solo il 25,9 per cento degli aventi diritto si reca alle urne.</p>
<p><strong>Niente quorum nei referendum sulla legge elettorale</strong>. I referendum abrogativi del 2009 (anche detti referendum sulla legge elettorale), distinti in tre quesiti sulla legge 21 dicembre 2005, n. 270, &#8220;Modifiche alle norme per l&#8217;elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica&#8221;, si tengono il 21 e il 22 giugno 2009, in corrispondenza ai ballottaggi per le elezioni amministrative locali. I tre referendum prevedono la modifica della legge elettorale tramite l&#8217;abolizione di parte del testo. Pur essendo formalmente dei referendum abrogativi essi prefiguravano una serie di modifiche all&#8217;attuale legge elettorale. I primi due quesiti intendono assegnare il premio di maggioranza del 55% dei seggi alla prima lista vincente e non alla coalizione. Il terzo intende abrogare la possibilità di candidature contemporanee delle stesse persone in più circoscrizioni elettorali. Gli elettori chiamati al voto sono 47,5 milioni, più 3 milioni di elettori all&#8217;estero. Vista la bassa affluenza alle urne per tutti e tre i quesiti (attestatisi al 23,31% i primi due, e al 23,84% il terzo), i referendum vengono dichiarati non validi.</p>
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		<title>La P2 nei diari di Tina Anselmi: &#8220;Basta una sola persona che ci governa ricattabile perché la democrazia sia a rischio&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 15:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/la-p2.php"><img align="left" vspace="2" hspace="4" width="150" alt="La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi" title="La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi" src="http://domani.arcoiris.tv/wp-content/uploads/2011/05/La-P2-nei-diari-segreti-di-Tina-Anselmi-194x300.jpg"></a>Ha più i connotati del documento storico che quelli della ricostruzione il libro uscito poche settimane fa per i tipi di Chiarelettere. Si tratta del volume <a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/la-p2.php">La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi</a>, curato dalla saggista e scrittrice Anna Vinci, 576 pagine in cui si cerca di rispondere a una domanda che formulò Giuliano Turone, il magistrato che il 17 marzo 1981 scoprì insieme a Gherardo Colombo gli elenchi della loggia massonica di Licio Gelli: «Perché questa volontà pertinace di sottovalutare, di ignorare, persino di scacciare dalla mente il fenomeno P2 e tutte le allarmanti vicende connesse che sono emerse negli ultimi trent&#8217;anni?»</p>
<p>Il libro curato da Vinci riunisce più di tre anni e mezzo di appunti presi dal dicembre 1981 al luglio del 1984 dalla presidentessa della commissione parlamentare che indagò sulla P2. Fogli, in alcuni casi, pagine più organiche in altri, per tenere a mente informazioni che riguardano moltissime delle persone che, per un motivo o per un altro, erano entrati in contatto con il sistema gelliano. Tra queste Flavio Carboni, grande &#8220;protagonista&#8221; di quegli anni e attualmente sotto indagine per la cosiddetta P3, Roberto Calvi, Fabrizio Cicchitto, Giulio Andreotti, Giancarlo Elia Valori. In coda al libro, poi, ci sono lettere scritte da Francesco Cossiga, Michele Sindona e dallo stesso Gelli.<br />
<span id="more-6730"></span><br />
«Basta una sola persona che ci governa ricattata o ricattabile, perché la democrazia sia a rischio». Da questa affermazione di Tina Anselmi parte la curatrice del volume. E si mette all&#8217;opera per oltre un anno facendo un lavoro che sembra più quello di costruire un mosaico: trovare a questi appunti, talvolta non organici, una collocazione, dare loro un&#8217;interpretazione coerente con quanto la presidentessa della commissione d&#8217;inchiesta andava via via scoprendo. Scrive Anna Vinci in proposito: «È stato un arricchimento, una comprensione di segrete trame, &#8220;ordinare&#8221; queste numerose paginette, concitate o più distese, scandite a volte dall’annotazione delle ore, dei luoghi degli incontri e, tra gli appunti, anche qualche vignetta dedicata alla presidente, per stemperare il livello della tensione mentre si andava palesando il progetto eversivo della P2».</p>
<p><em>(Questo articolo è stato pubblicato sul numero di maggio 2011 del mensile <a href="http://www.lavocedellevoci.it/">La voce delle voci</a>)</em></p>
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		<title>Accesso alle fonti in epoca di trasparenza: il politologo Micah Sifry racconta perché Wikileaks è un &#8220;sintomo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 13:54:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[BoingBoing segnala l&#8217;uscita del libro WikiLeaks and the Age of Transparency scritto dall&#8217;analista politico Micah Sifry. Potenzialità e limiti di un&#8217;era, al centro del volume. Wikileaks non è tutto: è un sintomo, un indicatore della continua lotta tra generazioni e filosofie di sistemi contrapposti. Da un lato quelli più vecchi e più chiusi e dall&#8217;altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1582437793/downandoutint-20"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="WikiLeaks and the Age of Transparency" title="WikiLeaks and the Age of Transparency" src="http://antonella.beccaria.org/images/41eNUSj280L._SS500_.jpg"></a>BoingBoing <a href="http://www.boingboing.net/2011/04/20/wikileaks-and-the-ag.html">segnala</a> l&#8217;uscita del libro <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1582437793/downandoutint-20">WikiLeaks and the Age of Transparency</a> scritto dall&#8217;analista politico <a href="http://micah.sifry.com/">Micah Sifry</a>. Potenzialità e limiti di un&#8217;era, al centro del volume.</p>
<blockquote><p>
Wikileaks non è tutto: è un sintomo, un indicatore della continua lotta tra generazioni e filosofie di sistemi contrapposti. Da un lato quelli più vecchi e più chiusi e dall&#8217;altro la nuova cultura aperta di Internet. Malgrado l&#8217;arresto di Assange, la pubblicazione dei documenti non si interrompe. [Infatti] &#8220;quando si coniugano insieme la possibilità di connettersi e la trasparenza e quando una molteplicità di persone può vedere, condividere e interpretare ciò che ha intorno, allora si arriva a un risultato basato su un&#8217;enorme energia sociale da utilizzare in molte direzioni&#8221;.
</p></blockquote>
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		<title>&#8220;I sovversivi&#8221;: Pino Casamassima racconta quattro storie da anni di piombo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 15:52:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In uscita tra un paio di giorni il nuovo libro di Pino Casamassima. Dopo la pubblicazione di Armi in pugno &#8211; La storia del Nord Est tra politica, terrorismo e criminalità, sempre per la collana Senza Finzione di Stampa Alternativa, si aggiunge adesso I sovversivi, storia di coloro che sono &#8220;morti impugnando un&#8217;arma&#8221;. Questa la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-175-7/pino-casamassima/i-sovversivi.html"><img align="left" vspace="2" hspace="4" src="http://dl.dropbox.com/u/879942/sovversivi_casamassima.jpg"></a>In uscita tra un paio di giorni il nuovo libro di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pino_Casamassima">Pino Casamassima</a>. Dopo la pubblicazione di <a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-139-9/pino-casamassima/armi-in-pugno.html">Armi in pugno &#8211; La storia del Nord Est tra politica, terrorismo e criminalità</a>, sempre per la collana <a href="http://www.stampalternativa.it/collana.php?collana=senza%20finzione">Senza Finzione</a> di <a href="http://www.stampalternativa.it/">Stampa Alternativa</a>, si aggiunge adesso <a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-175-7/pino-casamassima/i-sovversivi.html">I sovversivi</a>, storia di coloro che sono &#8220;morti impugnando un&#8217;arma&#8221;. Questa la presentazione del volume:</p>
<blockquote><p>
Quattro storie di ordinaria violenza: sono quelle riportate in questo nuovo libro di un autore che da anni si occupa di un periodo passato alla storia come &#8220;anni di piombo&#8221;. I protagonisti sono accomunati dallo stesso destino, quello di perdere la vita: una possibilità più che concreta. «Bene che ti vada», veniva detto agli aspiranti brigatisti, «finisci in galera». Nonostante ciò furono in tanti a credere che non ci fosse alternativa.</p>
<p>Una convinzione che costò la vita a Margherita (Mara) Cagol che con Renato Curcio, sposato in una chiesetta di un’alba trentina, aveva dato vita alle Brigate Rosse. Walter Alasia aveva 20 anni quando morì in una livida mattina a pochi giorni da Natale in quella Sesto San Giovanni all’epoca chiamata la Stalingrado d’Italia per la sua forte componente operaia e comunista.</p>
<p>Barbara Azzaroni era una militante di Prima Linea: fu uccisa a Torino nel bar dell’Angelo insieme con Matteo Caggegi, un giovane operaio della Fiat. Lorenzo Betassa, Riccardo Dura, Annamaria Ludmann e Piero Panciarelli stavano dormendo in un appartamento di Genova quando furono giustiziati dai carabinieri di Dalla Chiesa.</p>
<p>Fra le testimonianze inedite, quelle di Renato Curcio su Mara Cagol, di Oscar Alasia su suo fratello Walter, di Maurice Bignami sulla sua compagna, Barbara Azzaroni.
</p></blockquote>
<p><a href="http://www.stampalternativa.it/collana.php?collana=senza%20finzione">Qui</a> invece gli altri titoli della collana diretta insieme a <a href="http://simonamammano.blogspot.com/">Simona Mammano</a>.</p>
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		<title>Antonio Mazzeo racconta su Micromega il mercato dell&#8217;industria italiana degli armamenti</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 16:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberta' di cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Prendo ancora da Roberto Laghi il suo post Armi italiane nel mondo: Antonio Mazzeo ne parla su Micromega In un articolo pubblicato qualche giorno fa su Micromega, il giornalista Antonio Mazzeo fa il punto sul mercato dell&#8217;industria italiana degli armamenti. Un settore che non ha conosciuto crisi, perché tra il 2008 e il 2009 &#8220;l&#8217;export [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo ancora da <a href="http://festinalente.ztl.eu/?page_id=2">Roberto Laghi</a> il suo post <a href="http://festinalente.ztl.eu/2011/04/06/armi-italiane-nel-mondo-antonio-mazzeo-ne-parla-su-micromega/">Armi italiane nel mondo: Antonio Mazzeo ne parla su Micromega</a></p>
<blockquote><p>
In un articolo pubblicato qualche giorno fa su <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online">Micromega</a>, il giornalista <a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/">Antonio Mazzeo</a> fa il punto sul <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-mercato-criminale-dellindustria-italiana-delle-armi/">mercato dell&#8217;industria italiana degli armamenti</a>. Un settore che non ha conosciuto crisi, perché tra il 2008 e il 2009 &#8220;l&#8217;export di armamenti è cresciuto del 74%&#8221;.</p>
<p>Mazzeo indica anche la lista dei principali Paesi destinatari della produzione bellica made in Italy, il cui marchio è presente su ogni tipo di strumento di guerra, compresi quelli per la tortura (del resto il <a href="http://www.amnesty.it/Italia_dice_no_a_introduzione_reato_tortura_nel_codice_penale">reato di tortura non è presente nel nostro codice penale</a>):</p>
<blockquote><p>
al primo posto c&#8217;è la petromonarchia dell&#8217;Arabia Saudita (commesse per 1.100 milioni di euro), poi il Qatar (317), l&#8217;India (242), gli Emirati Arabi Uniti (176), il Marocco (112), la Libia (59), la Nigeria (50), la Colombia (44), l&#8217;Oman (37).
</p></blockquote>
<p>Sì, tra i destinatari c&#8217;è anche la Libia, in cui attualmente si sta combattendo una guerra di cui probabilmente non sappiamo abbastanza. E gli accordi con la Libia riguardano anche il controllo e la repressione dei movimenti dei migranti.</p>
<p>Affari che spesso si muovono in zone grigie, anche nel tentativo di aggirare la legge 185 del 1990 che regola la vendita di armi (in particolare, con il divieto di vendita agli Stati belligeranti), ma che portano enormi guadagni nelle casse delle industrie coinvolte, come Finmeccanica, recentemente al centro di inchieste di cui si è anche occupata Milena Gabanelli a <a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-f28ba340-abf7-4704-a4a1-650ce430a3c0.html">Report</a>.</p>
<p>Sempre a proposito di armi, segnalo l&#8217;intervista che ho fatto a <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/niente-crisi-per-le-spese-militari-audio/">Francesco Vignarca</a> per Micromega sul libro <a href="http://www.altreconomia.it/site/ec_articolo_dettaglio.php?intId=89">Il caro armato</a>, che racconta quanto costano (e quanto sprecano) le forze armate italiane.
</p></blockquote>
<p>E aggiungo in conclusione che Antonio Mazzeo racconta su <a href="http://domani.arcoiris.tv/">Domani</a> di <a href="http://domani.arcoiris.tv/sicilia-quando-i-profughi-diventano-un-affare/">quando i profughi diventano un affare</a>, come sta accadendo in Sicilia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Freedom of information act: un nuovo progetto Usa per promuovere l’accesso agli atti pubblici</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 19:58:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberta' di cultura]]></category>
		<category><![CDATA[businessjournalism]]></category>
		<category><![CDATA[dipartimento di stato americano]]></category>
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		<category><![CDATA[foia project]]></category>
		<category><![CDATA[freedom of information act]]></category>
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		<category><![CDATA[syracuse university]]></category>
		<category><![CDATA[transactional records access clearinghouse]]></category>
		<category><![CDATA[warsh-mott legacy]]></category>

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		<description><![CDATA[A proposito di trasparenza sugli atti pubblici dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano Atlantico, Lsdi racconta di un nuovo sito web Usa [che] rilancia il movimento: Si tratta del sito FOIA Project, che punta in particolare ad &#8220;accrescere la trasparenza del processo con cui il governo Usa nega determinate informazioni&#8221;. Il progetto &#8211; riporta Businessjournalism.org &#8211; è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://foiaproject.org/"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="FOIA Project" title="FOIA Project" width="250" src="http://www.lsdi.it/wp-content/Foia1-300x70.jpg"></a>A proposito di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Freedom_of_Information_Act">trasparenza sugli atti pubblici dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano Atlantico, <a href="http://www.lsdi.it/">Lsdi</a> racconta di un <a href="http://www.lsdi.it/2011/04/02/un-nuovo-sito-web-usa-rilancia-il-movimento-per-la-trasparenza-degli-atti-pubblici/">nuovo sito web Usa [che] rilancia il movimento</a>:</p>
<blockquote><p>
Si tratta del sito <a href="http://foiaproject.org/">FOIA Project</a>, che punta in particolare ad &#8220;accrescere la trasparenza del processo con cui il governo Usa nega determinate informazioni&#8221;. Il progetto &#8211; riporta <a href="http://businessjournalism.org/2011/03/30/new-website-tracks-foia-requests-to-shed-light-on-the-process">Businessjournalism.org</a> &#8211; è stato sviluppato dal <a href="http://trac.syr.edu/">Transactional Records Access Clearinghouse</a> (TRAC) con il sostegno della <a href="http://www.syr.edu/">Syracuse University</a> e un finanziamento del <a href="http://www.csfund.org/">CS Fund/Warsh-Mott Legacy</a>.</p>
<p>Il sito spiega che &#8220;scopo finale del progetto è denunciare tutti coloro che violano la legge creando un nuovo tipo di sanzioni: una ampia e continua denuncia pubblica per eliminare la cortina di segretezza di fatto dietro cui si nascondono coloro che negano illegalmente la diffusione di informazioni&#8221;.</p>
<p>Inizialmente, il sito renderà pubblici i vari casi di ricorso contro il governo nelle varie corti distrettuali cercando di provvedere nei modi possibili alla raccolta e diffusione dei documenti al centro delle controversie. Dal sito è possibile accedere al database che contiene i vari casi, Stato per Stato, ma è stata realizzata anche una <a href="http://trac.syr.edu/foiaproject/foia_map.shtml">mappa</a>.
</p></blockquote>
<p>Per ulteriori informazioni sul <em>freedom of information act</em>, si veda il <a href="http://www.state.gov/m/a/ips/">materiale informativo</a> pubblicato sul sito del dipartimento di Stato americano.</p>
]]></content:encoded>
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