A 50 anni dal Piano Solo, ecco che arriva la storia della Cmc, capitolo che riporta agli anni della strategia della tensione

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In pochi ricordano che giusto 50 anni fa ci fu un piano – il Piano Solo (perché “solo” i carabinieri dovevano intervenire) – che non avrebbe mai dovuto dare vita a un vero e proprio ribaltamento istituzionale in Italia, ma che – con il supporto del Sifar e delle sue schedature, schizzate a 157 mila dopo 5 anni di spionaggio illegale – ebbe invece un altro scopo, in pieno raggiunto: il contenimento del riformismo portato avanti dai governi di centrosinistra dopo la crisi politica di quell’anno.

I fatti succedutisi tra la primavera e l’estate del 1964 e raccontati tre anni dopo dall’inchiesta di Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi sul settimanale l’Espresso furono ricostruiti attraverso le cause per diffamazione contro i giornalisti, il lavoro della commissione d’inchiesta del generale Luigi Lombardi e ricerche storiche. Ma non tutto sembra essere venuto alla luce. Infatti lo studioso Michele Metta, dedicandosi a ben altro tema, un saggio che sta scrivendo sulla morte di Kennedy, è riuscito a reperire i documenti societari del Cmc, sigla che sta per Centro Mondiale Commerciale. Documenti mai prima emersi e che, con stessa grande sorpresa di Metta, chiariscono anche diversi aspetti del generale Giovanni De Lorenzo, protagonista di quei fatti.

Fondato nel 1958 a Roma, il Cmc, una società per azioni, è la declinazione italiana della Permindex (Permanent industrial exhibition), ma si occupa di tutt’altro rispetto a ciò che il suo nome evoca, in base alla ricostruzione di Metta. Secondo il quale, “avere finalmente reperito questa documentazione è importantissimo: per il Cmc lavorava infatti Clay Shaw, il principale indiziato nell’inchiesta sul caso Kennedy curata dal procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison. Inchiesta talmente lineare, potente e precisa che, quando grazie al celeberrima trasposizione cinematografica di Oliver Stone del 1991 arriva alle grandi masse, genera un movimento d’opinione pubblica tanto esteso ed efficace da obbligare le autorità Usa a emanare il cosiddetto Assassinations Disclosure Act, legge attraverso la quale scaturisce un organo, chiamato Assassination Records Review Board, il quale, per un verso mettendo assieme nuove prove, per un altro togliendo finalmente il segreto a molte già esistenti, dimostrerà ulteriormente la validità piena delle conclusioni dell’inchiesta di New Orleans”.

“Uno dei primi dati che spunta grazie alle carte del Cmc-Permindex”, aggiunge Metta, “riguarda Giuseppe Pièche, un militare il cui nome torna in alcune vicende opache della storia d’Italia. Identificato da un memorandum della Cia come primo creatore dei dossier giunti a De Lorenzo e poi a Licio Gelli, è un membro del Cmc stesso. E sempre qui, in questa società per azioni, scopriamo anche la presenza di un personaggio come Roberto Ascarelli, determinante, come si può leggere nelle conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, a fare di Gelli il dominus della famosissima loggia deviata. Come ammette lo stesso Gelli, le riunioni della P2, inoltre, quando era ancora chiamato Raggruppamento-Gelli, si svolgevano a Roma in piazza di Spagna 72, nello studio di Ascarelli. Ebbene, le carte del Cmc recano scritto esplicitamente che lo studio di Ascarelli, in piazza di Spagna 72, è stato anche teatro di loro riunioni. Non solo: scopriamo altresì che, oltre ad Ascarelli, è membro del Cmc pure Virgilio Gaito, futura massima carica della massoneria italiana. E pensare che sono solo alcuni degli assai più numerosi colpi di scena che quelle carte ci riservano”.

Ulteriori conferme che il Cmc fosse un centro di potere non trasparente Michele Metta le ha reperite nelle carte dell’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, quella condotta dal magistrato Vincenzo Calia e a cui lo storico ha avuto pieno accesso. “Nel mio esame”, prosegue Metta, “il nome di De Lorenzo torna tra l’altro più volte. Ad esempio, quando ricordo quel che accade nel 1962, quando il comandante generale dell’Arma dei carabinieri e già direttore del Sifar sottoscrive un patto con la Cia segretissimo, in base al quale si pianifica di ‘programmare azioni diversificate per eventuali azioni di emergenza, intensificare i finanziamenti alle forze che si oppongono alla svolta politica [a sinistra]; appoggiare qualsiasi azione idonea a indebolire la compattezza del partito socialista e a favorire eventuali scissioni interne’. Tra gli attori di punta del patto c’è Vernon Walters, addetto militare a Roma, richiamato a Washington proprio da Kennedy dopo aver alluso alla necessità di occupare militarmente l’Italia in caso d’ingresso del Psi nel governo. Costretto a lasciare il Paese, Walters non consegna, come dovrebbe, al suo successore gli accordi con ambienti tricolori per condurre qui azioni di guerra non ortodossa, ma li passa sottobanco a Karamessines, tra i futuri leader delle aggressive campagne estere degli Stati Uniti in altri continenti, come quando, nel 1973, si fa promotore del golpe in Cile”.

In conclusione, dove conduce la ricerca dello storico Michele Metta? “Le carte inedite del Cmc apportano prove talmente numerose e nuove, tali per cui siamo di fronte all’anello mancante per comprendere appieno la strategia della tensione in Italia e, più estesamente, per comprendere un arco storico internazionale che va dal delitto Kennedy alle bombe italiane degli anni Novanta”.

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