Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
13 Jun
Nazione indiana racconta una storia fascista:
Condannato a due mesi di reclusione con tutti i benefici di legge
Si è conclusa con la condanna a due mesi di reclusione (pena comminata dal giudice monocratico di Città di Castello PG), il procedimento di 1° grado che vede imputato lo scrittore Divier Nelli, accusato (Delitto di cui artt. 595 c. 1° e 3° Cp.) di avere offeso la reputazione dei congiunti di Casella Marcello (defunto) attribuendo a questi, nel romanzo giallo Falso Binario (Passigli Editori, 2004), la responsabilità dell’omicidio di Barsottelli Ottavio, avvenuto a Viareggio (Lu) l’11 settembre del 1931. “Siamo abbastanza soddisfatti, si tratta del minimo della pena prevista”, ha commentato l’avvocato Aldo Lasagna “ricorreremo in appello contando in un ribaltamento della sentenza. In appello sarà ripreso in esame il materiale storico già agli atti, comprese le note di polizia dell’epoca che potrebbero fare nuova luce sul delitto Barsottelli.”
E segnala anche che l’approfondimento è qui.
11 Jun
Un pezzo scritto a quattro mani con Gianni Lannes, Due giornalisti inghiottiti dal segreto di Stato, pubblicato su Italia Terra Nostra. La vicenda che rievochiamo è il caso di Graziella De Palo e di Italo Toni. Ecco l’articolo di seguito.
Scomparsi senza lasciare tracce, insomma volatilizzati e in preda all’oblio. I loro nomi non compaiono neppure nelle numerose statistiche dedicate agli operatori dell’informazione e della stampa caduti in ogni parte del mondo. A Beirut, però, il calendario si è inceppato al 2 settembre 1980 per i familiari di due giornalisti italiani, dimenticati anche dalla soporifera categoria, ignoti a gran parte dell’opinione pubblica. Italo Toni e Graziella De Palo erano approdati in Libano – senza alcuna copertura editoriale – per indagare sui traffici di armi spediti dal belpaese, o meglio dai boiardi ben attanagliati al timone dello Stato tricolore.
A 30 anni di distanza i loro corpi non sono stati ancora ritrovati, mentre il governo Berlusconi pur sollecitato alla stregua dei precedenti, non rimuove il segreto di Stato, rimolulato maldestramente dalla legge 124 del 2007, che ancora comprende il segreto politico, o meglio fonde e confonde il segreto politico-militare. Aldo Toni (fratello di Italo) e Alvaro Rossi (cugino) non hanno più dubbi: «Loro conoscono la verità in ogni minimo dettaglio, ne siamo certi, altrimenti non ci opporrebbero come fanno dal 1984, il segreto di Stato».
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11 Jun
Zittiteci questo. Legge bavaglio: subito una grande manifestazione nazionale: un appello da firmare.
Ed ecco un esempio – tra innumerevoli – di ciò che si rischia di perdere, risorsa indispensabile per chi studia determinati fenomeni politici e sociali: La legge sulle intercettazioni vieta la registrazione dei processi. Vietato lo speciale giustizia di Radio Radicale. Sulle udienze online pare che si sia giunti a un compromesso: il divieto di registrazione, oltre al presidente della corte (com’è già ora), lo potrà richiedere anche il rappresentante della pubblica accusa, ma non le parti. Il che è già qualcosa, ma di certo non abbastanza (e neanche sufficiente), soprattutto in relazione al testo di legge e relativi emendamenti.
10 Jun
Un tempo Jeanette aveva portato anche un altro cognome: era quello del primo marito, Evelyn Rothschild, finanziere britannico discendente della potente famiglia che già nell’Ottocento controllava mezza Europa e anche un pezzo di Medioriente. Banche, ferrovie, testate giornalistiche, energia e petrolio alcuni dei settori di attività dei Rothschild. La ragazza, invece, nata nel 1940, era di estrazione borghese e tra i parenti illustri poteva annoverare solo uno zio ingegnere, sir Stanley George Hooker, a cui la Rolls Royce e la Bristol Aero Engines dovevano alcune delle loro principali migliorie meccaniche.
Giovane e bella, Jeanette aveva sposato il rampollo della potente famiglia britannica nel 1966 acquisendo il titolo nobiliare di baronessa, ma il matrimonio era durato solo cinque anni. Dopo il divorzio convolò a nuove nozze con Stephen May, ex direttore del personale della John Lewis Partnership, società britannica che si occupa di vendita al dettaglio e grande distribuzione, che lasciò l’Inghilterra all’inizio degli anni Ottanta per andare a vivere in Australia, dopo aver peregrinato un po’ in giro per il pianeta.
Prima di questo, però, i coniugi May avevano acquistato una casa in Italia, nelle Marche, e l’avrebbero usata, una volta ristrutturata, per trascorrervi qualche giorno di vacanza. Il giorno prima della rapina da Christie’s, il 29 novembre 1980, Jeanette, che aveva 42 anni, e la sua guida Gabriella erano salite sull’auto che utilizzavano in quel periodo, una Peugeot 104 nera targata Siena e ritrovata diciassette giorni dopo a Fonte Trucchia di San Liberato. Alle 14,30 avrebbero dovuto incontrare un agricoltore di Sarnano che aveva venduto alla donna inglese l’abitazione e i tredici ettari di terreno circostanti, ma non si presentarono. Da quanto fu possibile ricostruire, però, alle 16 erano state viste in uno spaccio di materiale edile e alle 17 nei dintorni dell’hotel in cui alloggiavano, l’albergo «Ai Pini». Alle 19, inoltre, erano nella piazza principale del paese pronte per andare in montagna, nonostante stesse iniziando a nevicare. Di lì, poi, più nessuna traccia.
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10 Jun
Ancora a proposito dei dossieraggi illegali fatti dal tandem spionistico Nicolò Pollari-Pio Pompa, Andrea Cinquegrani, codirettore del mensile La voce delle voci, di ritorno dalle aule di giustizia umbre, ha scritto un testo che viene riportato sotto in forma integrale. Si intitola Il gup di Perugia: la consulta dichiari che non spetta a Berlusconi porre il segreto sul peculato di Pompa e Pollari. Ecco dunque le considerazioni di Andrea.
Non c’è alcun motivo per cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e il suo braccio destro Pio Pompa, imputati per peculato nel processo davanti al gup di Perugia, possano invocare il segreto di Stato. È quanto, in sostanza, sostiene il gup Carla Giangamboni la quale, dopo aver ammesso la costituzione di parte civile per 7 parti lese (magistrati, avvocati, politici, giornalisti, più l’associazione internazionale Medel), ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato investendo la Consulta. «Si chiede a codesta Corte – conclude il giudice – di volere dichiarare che non spetta al Presidente del Consiglio dei Ministri secretare, mediante conferma dell’opposizione del segreto da altri opposto, modi e forme dirette e indirette di finanziamento per la gestione del servizio da parte di Pio Pompa della sede di Sismi di via Nazionale a Roma, allorché il Servizio era retto da Nicolò Pollari».
Secondo i capi d’imputazione, nell’arco di ben cinque anni (dal 2001 al 2005) Pompa, su input di Pollari, avrebbe svolto una minuziosa attività di dossieraggio su una molteplicità di soggetti, accusati di voler delegittimare, con la loro azione, l’attività del premier, allora – come ora – Silvio Berlusconi. Monitorati giuristi (una trentina) facenti capo a Medel; magistrati di punta, come Libero Mancuso (7 procedimenti davanti al Csm in quel periodo), politici scomodi (come Elio Veltri e Cesare Salvi), giornalisti ficcanaso (radunati intorno al gruppo de La Voce delle Voci-La Voce della Campania, descritta da Pompa come una sorta di “Al Quaeda dell’informazione”).
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9 Jun
L’emittente Città del capo – Radio metropolitana ha lanciato la campagna Ustica, chi sa parli, con relativo sito dedicato, in vista del trentesimo anniversario dell’abbattimento del Dc9 dell’Italia:
Noi, tutti noi, sappiamo chi sa la verità su Ustica. E tace. Per anni abbiamo chiesto ai governanti di parlare: recentemente l’ha fatto l’ex presidente Francesco Cossiga, che ha indicato chiaramente come responsabile dell’attacco aereo la marina Francese. Non sappiamo se la sua verità sia “La Verità”, tuttavia, dopo affermazioni così impegnative, è ancora più colpevole rimanere inerti. E se le istituzioni non si muovono, se chi governa sta zitto per precise e inconfessabili “Ragioni di Stato”, le domande le devono fare i comuni cittadini, les citoyens, di cui questi Stati dovrebbero essere espressione e garanti.
Il contributo che Città del Capo Radio Metropolitana vuole dare per il trentennale di questa tragedia è una campagna d’informazione per chiedere la verità: non abbiamo risorse per acquistare pagine di giornali o spot televisivi e forse, dati i costi di questi mezzi, non sarebbe neanche giusto. Vorremmo però comprare banner e spazi sui principali quotidiani on line francesi per porre questa domanda di verità direttamente al governo francese e al presidente Sarkozy.
Per aderire il link è questo. Peraltro l’emittente bolognese in questi giorni ha avviato una campagna d’abbonamenti straordinaria (di solito cade in dicembre) dopo i recenti tagli all’editoria che hanno colpito le radio.
8 Jun
Piracy: The Intellectual Property Wars from Gutenberg to Gates è un libro scritto da Adrian Johns e uscito a inizio anno per la University Of Chicago Press. Nella recensione pubblicata da Electronic Frontier Foundation, si dà subito un’avvertenza al lettore: guardarsi qualcosa sulla (controversa) storia della proprietà intellettuale. Poi, contando sull’organizzazione cronologica del volume, Fred von Lohmann prosegue scrivendo:
Se volete un consiglio, iniziate dal capitolo 13 sull’ascesa delle radio nella Gran Bretagna degli anni Venti. È una storia incredibilmente attuale perché la radio compare all’ombra dei brevetti [e] pone un rompicapo a un governo che temeva che gli “sperimentatori” avrebbero distrutto le cose deregolamentando programmi e inondando l’etere [...]. In molti hanno riconosciuto alcuni paralleli con le attuali controversie su “jailbreaking” dell’iPhone, innovazione dell’utente e futuro di Internet.
L’anteprima del libro è disponibile su GoogleBooks.
(Via BoingBoing.net)
7 Jun
Collateral Murder (se ne parlava qui) è stato uno dei punti più clamorosi messi a segno da Wikileaks. Lo smacco per l’esercito americano però occorreva fosse riparato e così il Post, riprendendo la notizia di Wired, racconta che il Pentagono arresta la fonte che ha passato il video ripreso dall’elicottero Apache al progetto di Julian Assange:
L’FBI, in collaborazione con l’esercito americano, ha ora arrestato Bradley Manning, un ventiduenne analista dell’intelligence sospettato di aver passato il video a Wikileaks. Manning, che è dislocato a Baghdad, aveva condiviso il proprio gesto con Adrian Lamo, un ex hacker che aveva conosciuto online. Il soldato aveva raccontato a Lamo di aver passato a Wikileaks anche altri tre documenti riservati: un video di un raid aereo in Afganistan, un rapporto del Pentagono sulla minaccia Wikileaks e un documento con la stesura di 260.000 comunicazioni tra diplomatici statunitensi. Nonostante Adrian Lamo abbia in passato contribuito economicamente al progetto Wikileaks, ha comunque deciso di segnalare Manning alla polizia, considerando pericoloso il suo atteggiamento rispetto alla sicurezza nazionale.
Leggendo le informazioni disponibili, la falla nel sistema di anonimato di Wikileaks è stato nella fonte, attualmente rinchiusa in Kuwait per diffusione di notizie classificate, e non nel sistema in sé.
Intanto – sempre da Wired – c’è anche questa novità: WikiLeaks Was Launched With Documents Intercepted From Tor.
5 Jun
Se un aspetto positivo gli ultimi mesi ce l’hanno avuto, è che si è tornati a parlare sempre più frequentemente anche in Italia di giornalismo investigativo, spesso coniugato al di fuori di logiche editoriali tradizionali, e trattamento delle fonti. In particolare due articoli pubblicati ieri da Lsdi – Libertà di stampa. Diritto all’informazione meritano di essere letti:
Sulla Columbia Journalism Review un articolo di Jill Drew sui “nuovi investigatori”. I gruppi no-profit come California Watch costituiscono ormai “un ecosistema emergente di giornalismo d’inchiesta”, che, secondo alcuni osservatori, sopravviverà soltanto nel mondo delle testate no-profit. In molti, tuttavia, ritengono che sia ancora troppo presto per predire il futuro del giornalismo d’inchiesta in questa chiave. Sono diversi coloro che spiegare la situazione attuale ricorrono alla metafora del “Selvaggio West”
In lingua originale: The New Investigators – Nonprofits are breaking new ground. Can they sustain themselves?
Passare un documento confidenziale a Wikileaks, va bene. Permettere alle redazioni, ai giornalisti, ai blogger, alle Ong di creare i propri Wikileaks, è meglio. È all’insegna di questo giudizio che Jean Marc Manach ha elaborato per Owni.fr una serie di interessanti appunti sulla confidenzialità nell’era delle tecnologie informatiche, consigliando a giornalisti e blogger come fare per assicurare alle proprie fonti la massima copertura anche nell’epoca della sorveglianza totale.
In lingua originale: Gorge profonde: le mode d’emploi
4 Jun
Questo video è il trailer di un documentario che si intitola Sia fatta la mia volontà, prodotto dall’associazione Schegge di Cotone su funerali civili e testamento biologico. Se ne parla diffusamente in un pezzo pubblicato da Micromega Online in cui si legge che:
Nel documentario [...] il racconto approda al tema più generale del diritto alla libertà di scelta. “Essere liberi di scegliere sulla propria morte”, raccontano gli autori, “si traduce anche nel poter decidere su quali trattamenti sanitari rifiutare o accettare; poter esprimere chiaramente la propria volontà, oggi, per quando non si sarà più in grado di esprimerla direttamente; poter stabilire quando i trattamenti sanitari diventano così gravosi da non permettere più una condizione di vita dignitosa”.
Sempre in tema di giornalismo e video, qui ci sono i lavori entrati in finale al Premio Ilaria Alpi, in programma dal 15 al 19 giugno prossimi a Riccione. qui invece l’elenco degli eventi.
3 Jun
Scrivere sui margini – Festival delle letterature e delle società al Villaggio Barona dal 4 al 6 giugno. Preciso lo scopo:
Il festival delle Letterature e della Società vuole dimostrare che anche nelle periferie è possibile realizzare fare e portare cultura, realizzare iniziative di qualità superando stereotipi e atteggiamenti che spesso hanno relegato i quartieri marginali delle città in posizioni residuali rappresentandoli come luoghi del degrado e dell’insicurezza lasciandoli in una situazione di abbandono e di dimenticanza.
(Via Vibrisse Bollettino)
2 Jun
Partiamo con il ricorso al suicidio simulato. Per esempio si dovette attendere fino all’inizio del marzo 2003 per avere la conferma che Girolamo La Barbera non si era ammazzato da solo, ma che era stato assassinato. Lo ricordò nel corso delle indagini per il delitto Calvi il boss di cosa nostra Giovanni Brusca e ad accertarlo fu la DIA (Direzione investigativa antimafia) di Palermo, che, basandosi su dubbi che aleggiavano da oltre un decennio, trovò un avallo proprio nelle dichiarazioni del mafioso. Il quale fece anche i nomi dei presunti assassini: Domenico Raccuglia, Francesco Caffrì, ucciso anche lui nel 1996, e Michele Traina.
Anche nel caso della morte di La Barbera, l’intenzione era quella di far pensare che l’uomo, 69 anni, avesse di propria volontà fatto passare una corda intorno a una trave della sua stalla, ad Altofonte, in provincia di Palermo. Poi, tra i pochi bovini che ancora c’erano, si ipotizzò che fosse salito su una sedia, si fosse stretto il cappio intorno al collo e con un calcio fosse rimasto appeso.
Era il 10 giugno 1994 e il corpo dell’uomo, ritrovato intorno alle otto del mattino, non era soltanto quello di un qualsiasi anziano disperato. Suo figlio si chiamava Gioacchino. Nato nel 1959, era quel Gioacchino La Barbera affiliato alla cosca locale fin dall’inizio degli anni Ottanta e che prese il posto di Bernardo Brusca, padre di Giovanni, dopo il suo arresto, nel 1986. La storia giudiziaria di cosa nostra racconta che anche a lui si deve la stagione di terrore delle stragi del 1993 a Firenze, Milano e Roma. Ma, una volta arrestato, iniziò a collaborare con la giustizia autoaccusandosi dell’omicidio del giudice Giovanni Falcone a Capaci, oltre che del suo coinvolgimento dell’eliminazione di Salvo Lima.
Ad Altofonte, nel periodo in cui La Barbera figlio collaborava, il clima per Girolamo non era positivo. Dovunque andasse, al bar o a passeggio, nei campi o in chiesa, avvertiva gli sguardi di riprovazione che si riservano a chi ha tradito, ma anche ai parenti dei traditori. Girolamo, rimasto vedovo da tempo e messo all’indice pure dai familiari, era del tutto abbandonato a se stesso e la situazione non era mutata nemmeno dopo aver sconfessato Gioacchino. Così, mosso da vergogna propria e ostilità altrui, l’ipotesi del suicidio non sarebbe nemmeno stata così implausibile. E infatti gli inquirenti non la esclusero. Ma non esclusero neanche altro, come una vendetta trasversale. E poi, oltre alla spinosa situazione dei La Barbera, Altofonte era un paese che ne racchiudeva anche altri, di fatti strani concomitanti.
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1 Jun
Confessioni di un ex-dirigente di Big Pharma. L’intervista di Arcoiris.tv è a John Rengen Virapen:
Partito come semplice rappresentante di medicinali, è arrivato a dirigere la filiale svedese della Eli Lilly, uno dei colossi farmaceutici mondiali che compongono la cosiddetta Big Pharma. Dopo aver vissuto una vita da nababbo, dove nessun lusso gli era negato, Rengen è andato in pensione, si è sposato e ha avuto un figlio. Solo nel vedere il modo in cui la medicina ufficiale trattava suo figlio – racconta – si è reso conto della mostruosità di un meccanismo criminale di cui lui stesso aveva fatto parte per 35 anni. Da qui il suo pentimento, e la decisione di denunciare pubblicamente (tramite una serie di libri e di conferenze) la vera natura dell’industria farmaceutica.
Altro materiale video (in inglese e tedesco) è disponibile qui (YouTube) e qui (Archive.org).
1 Jun
Dopo l’uscita del libro Piazza Fontana. Noi sapevamo scritto da Nicola Palma, Andrea Sceresini e Maria Elena Scandaliato (lunga intervista al generale del Sid Gianadelio Maletti, a capo del controspionaggio, di cui era detto qui) qualche reazione si è avuta. La reazione è di Vincenzo Vinciguerra, all’ergastolo per la strage di Peteano del 31 maggio 1972 e gola profonda dell’eversione neofascista italiana (spaziando anche verso Gladio), riportata in due post pubblicati sul blog dell’editore, Aliberti.
Sono Furbi, anzi furbissimi e Il passato che non passa in cui si legge che:
Triste sorte, quella di un Paese dove bisogna attendere la morte degli ultimi delinquenti rimasti in vita per conoscere le malefatte di cui sono stati co-protagonisti in passato. Ma senza bisogno di attendere la morte di Giulio Andreotti, Arnaldo Forlani, il generale Arnaldo Ferrara, Giorgio Napolitano e altri oggi ottantenni e novantenni disperatamente attaccati alla vita, e spesso anche alla poltrona, possiamo dire che la verità ormai si conosce ma nessuno vuole trarne le doverose conseguenze.
Ma oltre a citare ex e attuali notabili democristiani, il neofascista in carcere fa il nome anche del ministro della difesa in carica, Ignazio La Russa, accostandolo a quanto scrisse il bandito Renato Vallanzasca quando «parlò di un dirigente missino di Milano che pagava la malavita per far mettere bombe e, senza farne il nome, specificò che in quel momento ricopriva un’alta carica istituzionale».