Bandscan: le onde corte approdano su GNUFunk Radio sotto forma di racconto di guerra

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GNUFunk Radio parte con una nuova trasmissione: si intitola Bandscan, è opera di Christian Diemoz e racconta un universo ignoto ai più, quello delle onde corte, con un registro molto simile al radiodramma che rievoca i conflitti più recenti. Così Christian presenta il suo lavoro:

La Radio è una passione personale e nonostante sia assai devoto alle tecnologie digitali, un bagno di segnali analogici è sempre rinfrancante, serve a ricordarti che ciò che esisteva quando eri ragazzo sopravvive. In qualche modo, sopravvive quindi una parte di me. Bandscan, è l’operazione che un appassionato compie quando esplora un’intera banda per vedere quali stazioni riesce a ricever in quel momento.

Come le altre trasmissioni di GNUFunk Radio, anche Bandscan è rilasciata con licenza Creative Commons e la registrazione è scaricabile da Archive.org.

Bandscan - GNUFunk Radio

Fausto e Iaio: un sito e un blog per non dimenticare la loro vicenda

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Fausto e Iaio - Il sito

Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci sono passati alla memoria collettiva come Fausto e Iaio. Vittime degli anni di piombo, vennero uccisi a Milano il 18 marzo 1978. Da qualche giorno, per ricordare la loro storia, è nato un sito a loro dedicato con relativo blog, curato dall’Associazione Familiari e Amici di Fausto e Iaio e da Daniele Biacchessi.

Corsera, 5 ottobre 1980: “Il fascino discreto del potere nascosto. Parla, per la prima volta, il signor P2”

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Intervista di Maurizio Costanzo a Licio Gelli

[L’intervista riportata sotto è divenuta celebre: la realizzò Maurizio Costanzo il 5 ottobre 1980, ai tempi in forza al Corriere della Sera, colloquiando con Licio Gelli, maestro di una famigerata loggia massonica, quella che ha segnato in modo quanto più negativo possibile la storia di questo paese. Alla data in cui uscì questo articolo – otto settimane dopo la strage alla stazione di Bologna – mancavano ancora cinque mesi alle perquisizioni a Castiglion Fibocchi e a Villa Wanda. Perquisizioni che portarono alla scoperta della lista degli iscritti, da cui si venne a sapere che intervistatore e intervistato erano “fratelli” di tessera. Da qui si può scaricare la scansione della pagina originale (formato jpg, 2,7MB).]

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Il Corriere della Sera, domenica 5 ottobre 1980

Il fascino discreto del potere nascosto
Parla, per la prima volta, il signor P2
Licio Gelli, capo indiscusso della più segreta e potente loggia massonica, ha accettato di sottoporsi a un’intervista esponendo anche il suo punto di vista. L’organizzazione: «un Centro che accoglie e riunisce solo elementi dotati di intelligenza, cultura, saggezza e generosità per rendere migliore l’umanità». L’album di famiglia: da Giuseppe Balsamo (Cagliostro) a Giuseppe Garibaldi. «Una repubblica presidenziale sull’esempio di De Gaulle». Una frase di Aldo Moro. «Sì, ero all’insediamento di Carter per simpatia». In Italia otto servizi segreti: troppi. I politici: «lavorano nell’interesse del paese oppure solo nell’interesse dei partiti?». L’economia e la moglie di Adenauer. Un consiglio al prossimo presidente del Consiglio: «meno programmi, più fatti».
di Maurizio Costanzo

Nella galleria dei personaggi inavvicinabili è tra i più inavvicinabili: si chiama Licio Gelli, ha sessant’anni, è di Arezzo e non so cosa abbia scritto sulla carta d’identità alla voce professione: industriale? Diplomatico? Politico? In realtà il suo nome compare spesso come il capo indiscusso di una segreta e potente loggia massonica, la «P2», e rimbalza di continuo in questioni di non facile identificazione. Nel corso di questa intervista ha espresso, credo per la prima volta, opinioni, pareri, raccontato episodi. Ma non mi illudo: è solo una delle sue facce, le altre sono celate in qualche parte del mondo.

Quattro anno fa io l’avevo invitata a una puntata di «Bontà loro». Declinò l’invito. Per timidezza? Per mantenere mistero intorno alla sua persona?

Perché non ravvedevo nella mia persona requisiti tali per essere intervistato alla tv.

Come mai adesso ha accettato questo colloquio?

Per premiarla della costanza che ha avuto nell’inseguirmi per quattro anni. Così, dopo questa intervista, spero per altri quattro anni di stare tranquillo.
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Caso Calvi, banchiere di Dio: tutti assolti, ucciso da nessuno

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Domani di Maurizio ChiericiNon che ci si aspettasse qualcosa di diverso. I (pochi, pochissimi) giornali che hanno coperto il processo d’appello per l’omicidio di Roberto Calvi lo avevano annunciato: dal dibattimento non sta emergendo alcun elemento nuovo rispetto al primo processo ed è dunque probabile che saranno di nuovo tutti assolti. Così è stato. Flavio Carboni (http://domani.arcoiris.tv/?p=3277), tornato a occupare le cronache giudiziarie insieme al pidiellino Denis Verdini per business poco chiari nell’eolico, Pippo Calò ed Ernesto Diotallevi – simboli rispettivamente di affarismo, mafia e banda della Magliana – non sono stati ritenuti responsabili né materialmente né moralmente della fine che fece il “banchiere di Dio”, impiccato il 18 giugno 1982 a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri.

Rimane la chiazza, in forza della pur non più recentissima riforma del codice di procedura penale, del secondo comma all’articolo 530 del codice di procedura penale, quello secondo cui «il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile». Una volta si chiamava insufficienza di prova, ma la rimozione formale di quest’espressione non toglie la sostanza di un’assoluzione a cui viene applicato questo sigillo: secondo la corte, manca l’elemento definitivo di colpevolezza e dunque non c’è margine per la condanna.

Se sul piano personale si tratta di una vittoria per gli imputati, a un livello più ampio è una sconfitta politica e storica. Non tanto per il bis assolutorio quanto perché questa sentenza pone di fatto la parola fine al percorso giudiziario che avrebbe di fatto dovuto stabilire chi e perché fece fuori uno dei banchieri più potenti d’Italia, secondo forse solo al suo più abile e cinico predecessore, Michele Sindona. Tempo un paio d’anni, infatti, e la parola prescrizione dichiarerà l’estinzione del reato. E se una qualsiasi ulteriore ricostruzione sarà possibile, ora tocca ai ricercatori e agli storici.
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Lettera aperta ai giornali da Internet: nuova battaglia di un conflitto a bassa intensità

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An Open Letter to Magazines From the Internet

L’immagine sopra riportata è una risposta e una (forse benevola) presa in giro al grido di alcuni giornali contro Internet, secondo i quali in sostanza “print rules” in nome del “power of print”. La stampa “rules” al punto che, per ribadirlo, sarebbero state comprate 1400 pagine di pubblicità. La risposta, giunta un paio di mesi dopo la massiccia promozione dei giornali cartacei, inizia con quest’affermazione:

Quando avete iniziato a dire che Internet è spazzatura, ci avete lanciato in guanto della sfida.

La firma, accompagnata dai loghi di alcune realtà che operano sul web, è sottolineata da un altro slogan: “the power of right fi#%king now”.

(Via Neatorama)

A chiare lettere: a Marsala seconda edizione del festival del giornalismo d’inchiesta

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Secondo festival del giornalismo d'inchiesta

Si tiene a Marsala dal 21 al 23 maggio prossimi. È il secondo festival del giornalismo d’inchiesta “A chiare lettere” e questi sono i suoi luoghi. Programma e ospiti sono online e sotto invece i temi della manifestazione:

Il tema generale del Festival di quest’anno è Viva l’Italia, biografia di un paese da inventare. Il giornalismo d’inchiesta è: libertà d’informazione, ricerca della verità, nessuna appartenenza a partiti o schieramenti politici, distanza da potentati economici o religiosi. Per stare dalla parte di chi vuole semplicemente sapere. Alcuni dei temi che verranno affrontati durante le tre giornate sono: le mafie e la criminalità, la trattativa tra Stato e mafia, i padroni dell’informazione, i modi e i mezzi dell’informazione (da internet all’informazione dal basso contro censure e bavagli), l’emergenza ambientale, la cattiva informazione relativa al cibo, ai giovani e all’immigrazione.

Qui intanto si può dare un’occhiata alla presentazione dell’edizione 2009.

Cronache della “malagente”, romanzo su Felice Maniero e sulle sue coperture

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Malagente di Otello LupacchiniGli strumenti del romanzo, della finzione letteraria, sono preziosi quando si vogliono raccontare vicende che esulano dalle verità giudiziarie accertate in tribunale e si lascia spazio al racconto del contesto. È il caso di Malagente, il libro appena pubblicato da Cairo Publishing che porta la firma di Otello Lupacchini, magistrato che ha lavorato su fatti, per citarne alcuni, come la banda della Magliana o i delitti del presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, del giudice Mario Amato e del consulente del ministero del lavoro Massimo D’Antona.

In “Malagente” però è un’altra la storia raccontata. A essere ricostruita nelle pagine del romanzo è la vicenda della mafia del Brenta, organizzazione del nord est che Felice Maniero, il suo autoctono leader, ha guidato fino all’inizio degli anni Novanta e che si è profilata come un’ulteriore realtà criminale da aggiungere a quelle “tradizionali”. Nel libro i nomi vengono cambiati, Maniero assume l’identità di Edmondo Durante e così per tutti gli altri protagonisti della ribalta delinquenziale locale. Ma accanto a loro compare anche qualcun altro. Sono gli uomini della “Struttura”, che già dal nome si rivela per quello che è: un organo dell’intelligence che non reprime la mafia del nord, ma la fiancheggia e lavora perché i suoi capi ne vengano tutelati.

In uno scenario che, cinematograficamente parlando, arriva a citare situazioni alla “Eyes wide shut” di Stanley Kubrick (o forse richiama i famigerati – e reali “balletti rosa” del nord Europa, licenziose adunanze, talvolta oltre l’illecito, in cui cocaina e sesso estremo fanno pendant con la politica sotterranea), si muove una fauna umana fatta di predatori, ognuno in lotta con tutti gli altri.
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Delitto Calvi: la seconda assoluzione e un crimine senza colpevoli

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E rimasero impunitiSeconda assoluzione per il delitto Calvi. Di questa sentenza sarà molto interessante leggere le motivazioni, quando usciranno, per capire in che modo Roberto Calvi è stato ucciso per la seconda volta e che differenza c’è rispetto al primo grado (che si avvaleva del secondo comma all’articolo 530 del codice di procedura penale. Questo). E a proposito di questo caso e di diversi altri collegati, ecco cosa scrive Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, a prefazione di E rimasero impuniti.

Questo libro dimostra che c’è un livello di impunità tutt’altro che marginale in questo Paese. Il caso Calvi, presentato all’inizio come un suicidio al quale in pochi hanno creduto, si è delineato per quello che in realtà era: un omicidio. Un omicidio per il quale, però, non ci sono colpevoli, allo stato attuale, ma solo degli imputati, già assolti in primo grado.

Era il 18 giugno 1982 quando il banchiere Roberto Calvi venne trovato impiccato sotto il ponte di Blackfriars, sul Tamigi. Sono passati quasi ventotto anni da allora, ma la sua morte e i processi che sul suo caso furono aperti tracciarono un’epoca intrisa di affarismo e giochi finanziari che videro incrociarsi il “salvatore” della lira Michela Sindona, lo IOR (la banca del Vaticano), la loggia massonica P2 e alcuni esponenti di spicco della banda della Magliana e della mafia (come Giuseppe Calò, Francesco Di Carlo e altri). Infine non è mancato il più volte inquisito Flavio Carboni.

Sono trascorsi ventotto anni in cui, oltre a dare un riscontro di verità a quella morte, l’Italia dovrebbe avere subito un riassetto in cui certe spericolate operazioni e il mondo che faceva capo alla cosiddetta prima Repubblica avrebbero dovuto essere un retaggio del passato. Un retaggio a cui si sarebbe potuto guardare dicendo che ormai siamo immuni da certe situazioni.
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