Arte di strada: un documentario la racconta attraverso l’esperienza diretta

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Un documentario che dura meno di venti minuti per raccontare approccio e tecniche dell’arte di strada attraverso l’esperienza di sei dei principali artisti (singoli o collettivi) statunitensi: Faile, Skewville, Mike De Feo, Dan Witz, Espo e Tiki Jay One. Si intitola Open Air, Street Art – Graffiti Documentary, rientra all’interno delle attività del Public Arts Studies Program dell’Università della California ed è stato selezionato per il Coney Island Film Festival e il Freewave International Film Festival.

(Via WoosterCollective.com)

Nomadica: il festival del cinema e delle arti di malastrada.film

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Nomadica - Festival del cinema e delle artiLa newsletter di malastrada.film annuncia la nascita di Nomadica – Festival del cinema e delle arti:

Il Nomadica, ideato da malastrada.film e promosso e sostenuto da decine di realtà in tutta Italia, è un festival nato col fine di creare un circuito di distribuzione dal basso, una rete fatta di spazi e realtà valide e interessate, che proiettano, propongono, sostengono, diffondono centinaia di film – al di là di generi, tecniche e durate. Una rete attualmente composta da circa 40 realtà che aumenteranno ancora e ancora nei prossimi mesi e che saranno in contatto tra loro dando vita a delle possibilità di diffusione davvero uniche. Un festival povero e nomade, per una cultura ricca e senza freni di sorta, che avrà inizio ad aprile 2010 e andrà avanti ad libitum.

Qui i dieci punti rilevanti della manifestazione.

A parole, in breve: “Ultimi. Inchiesta sui confini della vita”

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Ultimi di Rita PennarolaIl libro di cui si occupa la nuova puntata di A parole, in breve, in programmazione su GNUFunk Radio giovedì prossimo alle 20.20, è Ultimi. Inchiesta sui confini della vita di Rita Pennarola (Tullio Pironti Editore, 2010):

Questo libro si propone di sgombrare il campo da tutta la propaganda e da tutte le suggestioni che, in materia di inizio e fine vita, hanno finora oscurato gli aspetti puramente biologici dei due fenomeni. Non è per motivi etici, morali, religiosi o sociali che, come è accaduto finora, i due momenti chiave dell’esistenza vanno ripensati. Il ripensamento nasce dalla comprensione dei diversi passaggi fisiologici che caratterizzano, sulla sola base delle leggi naturali, la nascita e la morte. Due momenti in cui l’essere umano è davvero “ultimo”, privo in se stesso anche di quelle tutele che la natura assegna agli unicellulari per sfuggire ai pericoli. Ed è su loro, sugli “ultimi”, che si accendono qui le luci, attraverso una panoramica aggiornata sia delle acquisizioni in materia, sia delle carenze presenti negli impianti legislativi che, nei diversi Paesi, prescindono da una piena e completa consapevolezza delle conoscenze scientifiche relative ai fenomeni cui ci si riferisce, diffondendo fra i cittadini concetti falsi (come il prelievo di organi “da cadavere”) e fuorvianti. Le truculenti manovre del parthial birth ancora praticato negli Usa, o le regole per lo smaltimento dei feti, in Italia e altrove, non sono che alcuni esempi, qui spiegati fino in fondo, di come sia necessario riconsiderare le leggi sull’aborto, tenendo bene in mente solo ciò che ci dice la ricerca sul campo. Analogamente, i numeri, le storie vere, i controversi pareri della scienza intorno all’espianto degli organi, ci suggeriscono che sarebbe opportuno una revisione della normativa, in attesa che le promettenti acquisizioni in fatto di staminali aprano la strada a nuove vie di salvezza.

Il brano che accompagna la recensione si intitola Now, è contenuto nell’album This Little Bird di Allison Crowe ed è rilasciato con licenza CC-NC-SA.

La puntata è interamente scaricabile da Archive.org, in mp3 o ogg.

Fiorini, corsaro della finanza: dalla Metro Goldwyn Mayer alla Parmalat

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Domani di Maurizio ChiericiLa Metro Goldwyn Mayer è un’istituzione del cinema non solo statunitense. Creata nel 1924 attraverso la fusione di due preesistenti case di produzione, nel corso dei decenni ha prodotto film passati alla storia come Via col vento, Il mago di Oz, Cantando sotto la pioggia, 2001: odissea nello spazio e alcune delle pellicole dedicate allo 007 per eccellenza, James Bond. Ma la sua è stata anche una vicenda che ha segnato i decenni per le traversie societarie, iniziate negli anni Settanta e arrivate, nel giro di un ventennio, alla soglia di fallimento. Erano i tempi in cui la Mgm aveva in gestione la United Artists e si era ancora ben lontani dall’arrivo di Sony, con cui oggi produce anche fiction per il piccolo schermo, e della Comcast Corporation.

Per il colosso del cinema americano sembrano però tornati i tempi duri. Tanto che alla fine dello scorso anno è stata annunciata la vendita dei propri studios, valutati un paio di miliardi di dollari. E un mese più tardi s’è fatto avanti un imprenditore indiano, Anil Ambani, che già aveva investito nella DreamWorks di Steven Spielberg. Ma questa è una vicenda in essere, non ancora conclusa, e che non fa parte del pezzo della storia che si vuole raccontare.

Una storia che ha uno scenario italiano e che vede comparire un personaggio il cui nome torna ancora oggi, quando si parla del crack della Parmalat e delle traversie giudiziarie di Callisto Tanzi. Si chiama Florio Fiorini e, sul finire degli anni Ottanta, si faceva chiamare il «corsaro della finanza» e il «lavandaio». Sopravvissuto agli anni della P2 e della bancarotta del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi – erano anni in cui ricopriva la carica di direttore finanziario dell’Eni –, passò in seguito ad altra occupazione e ad altri interessi e per lui i guai economici e giudiziari videro anche come oggetto proprio la Metro Goldwin Mayer.
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Indicommons blog: archivi fotografici che vengono messi in comune

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Indicommons blog

Il blog si chiama Indicommons, rappresenta un’estensione del progetto fotografico Flickr Commons e il nome deriva dalla contrazione tra indico (rendere noto pubblicamente) e, appunto, commons, inteso partendo da questo concetto. Concetto sottoscritto da istituzioni di oltre mezzo mondo. Per seguire ciò che viene via via condiviso, è stato messo a disposizione qualche strumento.

Il caso Calvi e la valigetta dei documenti che ricomparve anni dopo il suo omicidio

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Black Friars - Foto di Marco ZakRoberto Calvi. Un nome che torna spesso – e in tempi di rivisitazione della storia craxiana – è tornato con maggiore frequenza. La sua carriera all’interno del Banco Ambrosiano con bancarotta finale, le sue pericolose commissioni affaristico-criminali con banchieri vaticani, P2, partiti politici (Dc e Psi in primis) e avventurieri vari hanno dato origine a molteplici procedimenti giudiziari. In attesa della sentenza d’appello ai suoi presunti assassini, assolti in primo grado con una formula che richiama la vecchia insufficienza di prove, tra questi processi ce n’è però uno che con gli anni è andato progressivamente dimenticato: quello per la ricettazione dei documenti contenuti nella borsa che Calvi portò con sé negli ultimi giorni della sua vita, finita sotto il ponte dei Frati Neri di Londra il 17 giugno 1982. Per iniziare a raccontarlo, questo pezzo di storia, occorre fare un salto in avanti.

Il primo giorno dell’aprile 1986 i telespettatori che seguono la trasmissione Spot di Enzo Biagi assistono in diretta a una scena per lo meno curiosa: in studio, oltre al celebre giornalista, ci sono il senatore Giorgio Pisanò e un imprenditore sardo, Flavio Carboni, già noto alle cronache giudiziarie per essere stato il braccio destro di Roberto Calvi e averlo accompagnato nel suo ultimo viaggio verso la Gran Bretagna. Il senatore con sé ha una borsa nera, una Valextra a soffietto, e prima di compiere qualsiasi gesto premette di non conoscerne il contenuto. Dopodiché la apre tenendo con il fiato sospeso chi guarda, memore della fine violenta che poco meno di quattro anni prima aveva fatto il suo proprietario. Si tratta infatti della borsa di Roberto Calvi, spiega l’allora parlamentare che, dal 10 novembre 1981 all’11 luglio 1983, aveva anche fatto parte della commissione d’inchiesta sulla P2. E a «certificarne» l’autenticità non a caso c’è Carboni.
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Il manifesto dei 101, quando un’altra politica era possibile

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Sul sito di Micromega viene riproposto un articolo di Emilio Carnevali pubblicato sul nono numero del 2006 a proposito del manifesto dei 101. Si intitola I fatti d’Ungheria e il dissenso degli intellettuali di sinistra:

Attraverso documenti e interviste ai firmatari, genesi, diffusione e censure del “Manifesto dei 101”, con cui molti intellettuali di sinistra – la maggior parte iscritti al Pci, come lo stesso Antonio Giolitti – stigmatizzarono i ritardi nella critica allo stalinismo e l’errata analisi della rivolta ungherese, invitando il partito a porsi dalla parte degli insorti. “Un’altra politica era possibile”.

E a proposito di Antonio Giolitti, il blog del circolo sassarese di Giustizia e Libertà racconta di un antifascista e partigiano, a sinistra contro i carristi e contro Craxi.

“Gli archivi di Dracula”: il classico di Rudorff uscito nel 1971 e ripubblicato da Gargoyle Books

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Gli archivi di Dracula di Raymond RudorffEcco un libro che, per gli amanti del genere (anche se un testo di questo tipo soffre a essere ridotto all’interno di “gabbie di genere”), è un cult. Si tratta dell’opera di Raymond Rudorff intitolata Gli archivi di Dracula e in uscita tra un paio di giorni per i tipi di Gargoyle Books, casa editrice apprezzata da queste parti. Il volume, pubblicato per la prima volta nel 1971, è importante per una serie di ragioni. La prima, l’originalità dell’approccio dell’autore, giornalista inglese e scrittore con una bibliografia composta da una quindicina di titoli, tra saggi e romanzi:

Rudorff, però, si spinge oltre l’analisi storica e converte la sua somma erudizione in creatività: con superba maestria, utilizza i dati acquisiti e la conoscenza delle tradizioni popolari e religiose transilvane per dare vita a una narrazione dall’avvincente ed elegante impianto gotico. Una narrazione non esente dalle suggestioni visive della filmografia Hammer che, maggiormente interessata a far emergere le potenzialità sadiche del vampiro piuttosto che i suoi tormenti interiori, ha reso in termini più sofisticati e compiuti ciò che il precedente cinema horror aveva soltanto tracciato: l’indomita attrazione per il terrifico come mistero profano con cui è possibile misurarsi e non soltanto rimuovere.

La seconda, la trama, che coniuga in parallelo fatti contemporanei (alla vicenda, ambientata alla fine del XIX secolo) e vicende ancestrali:
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