
Giornalisti a Roma: una notte per raccontare. Accadrà a Roma giovedì prossimo, 28 gennaio, dalle 17,30 a mezzanotte, alla Casa della Pace (via di Monte Testaccio, 22). Da qui si può scaricare la locandina dell’evento.

Giornalisti a Roma: una notte per raccontare. Accadrà a Roma giovedì prossimo, 28 gennaio, dalle 17,30 a mezzanotte, alla Casa della Pace (via di Monte Testaccio, 22). Da qui si può scaricare la locandina dell’evento.
La strategia è evidente: passare da raggirato e presentarsi come una vittima. Antonio Fazio, l’ex governatore della Banca d’Italia finito nei guai per le scalate del 2005, lo scorso 13 gennaio ha sostenuto questo ruolo nell’udienza del processo milanese sulla vicenda Antonveneta. A guardare indietro, però, la situazione non sembra stare in questi termini. In attesa delle sentenze, infatti, ci sono le indagini che raccontano una storia di finanza disinvolta, capitali inesistenti, controlli laschi e affettuose liaison professionali.
Provando a dare un’occhiata, una prima curiosità emerge dalle dichiarazioni che Fazio, nato nel 1936 ad Alvito (Frosinone) e con un master al Mit di Boston in tasca, ha reso nei giorni scorsi. Nega di aver avuto rapporti personali con Fiorani, lo riteneva solo una «persona simpatica» nella quale mal ripose la sua fiducia. Se però torniamo indietro, vediamo che Giampiero Fiorani, amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, ha contatti sempre più stretti con il governatore. Un primo passo è quello di scalzare dalle sue grazie il discusso manager-banchiere Cesare Geronzi. E se l’amicizia tra i due appare evidente in contesti pubblici dal 2002, condividono la comune frequentazione di un sacerdote, amico del primo e consigliere spirituale del secondo, mentre una delle figlie di Fazio collabora con la Bpl che le offre spazi dove presentare i suoi libri.
C’è poi la questione del «partito del governatore». Nel 2004, Fazio è inviso a una parte della maggioranza, capitanata dal ministro dell’economia Giulio Tremonti e dal portavoce di Forza Italia Sandro Bondi. Il primo vorrebbe introdurre alcune riforme attraverso la cosiddetta legge sul risparmio, ridimensionando i poteri di Palazzo Kock e trasformando la carica di governatore da vitalizia a una carica a tempo. L’inquilino di via Nazionale, dal canto suo, è nei guai per i crack Parmalat e Cirio (non ha lanciato un tempestivo allarme, né avrebbe monitorato a sufficienza per rendersi conto delle malversazioni di Capitalia e Bpl).
Continue reading
A pagina 19 del Fatto Quotidiano di oggi Giovanna Gabrielli racconta questa storia all’interno della rubrica “Il fatto di ieri”:

Per approfondire la vicenda che ebbe come protagonista Gianbattista Giuffrè, si può vedere la relativa voce di Wikipedia. Per far luce venne istituita anche una commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta dal senatore Giuseppe Paratore (qui l’annuncio della sua composizione), il cui scopo era quello di indagare su un caso che nel frattempo era stato soprannonimato l’Anonima banchieri e che aveva portato a una truffa ai danni di migliaia di risparmiatori. Ma in proposito se ne legge nella cronologia pubblicata sul sito della Fondazione Cipriani:
21 gennaio 1959. Inizia alla Camera la discussione sui risultati dell’inchiesta detta “Anonima banchieri” o caso Giuffrè. Oggetto delle critiche provenienti dagli opposti schieramenti (il missino Romualdi, il comunista Assennato, il liberale Bignardi, Bruno Romano per il Pmp fra gli altri intervenienti) è la reticenza del partito di maggioranza all’approfondimento dell’indagine ma per taluni anche il ministro delle Finanze, Preti.
Stasera, alle 20.20, quinta puntata di A parole, in breve su GNUFunk Radio per parlare del libro Solo Dio può giudicarla di Achille Melchionda (Pendragon, 2009). Su Archive.org in download.
A proposito delle revisioni storico-politiche di questi giorni, è interessante il post che Marco Damilano pubblica sul blog Lost in politics a proposito di quello che unisce Craxi a Berlusconi:
Non è l’amicizia, come ha detto oggi Berlusconi all’uscita di casa del cardinale Ruini. Meglio del Cavaliere lo spiega una pagina del diario di Walter Tobagi, pubblicata nello stupendo libro della figlia Benedetta “Come mi batte forte il tuo cuore” (Einaudi).
«30 ottobre 1979. Il “Corriere” pubblica oggi un’intervista anonima a Craxi. Se l’è scritta Craxi da solo. Pilogallo mi racconta che il testo l’hanno portato Tassan Din e Angelo Rizzoli alle otto e mezzo di sera, i quali l’hanno consegnato a Di Bella. E Di Bella ha ritagliato le risposte, le hanno incollate su altri fogli, scrivendo di suo pugno (meglio: ricopiando) le domande che Craxi s’era fatte da solo. È vergognoso: sia per Craxi che per Di Bella».
Gli editori Bruno Tassan Din, Angelo Rizzoli e il direttore del “Corriere” Franco Di Bella erano iscritti alla loggia P2. Come Berlusconi, data di affiliazione 26 gennaio 1978, tessera numero 1816. E la singolare concezione della libertà di stampa, le autointerviste, non è l’unica cosa che collega Craxi a Berlusconi. Il volantino di rivendicazione dell’omicidio del giornalista fu ritrovato nella valigia di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi. Craxi andò a casa Tobagi a spiegare alla vedova che conosceva importanti documenti sull’assassinio del marito, ma che non poteva produrli per senso di responsabilità. La signora Maristella mise il segretario del Psi alla porta, «poi un pianto dirotto. È stato Craxi a provocarlo. A casa nostra non mise più piede». Per queste pagine Stefania Craxi ha accusato Benedetta Tobagi di «farneticazioni, allucinazioni, incapacità di uscire dal suo ruolo di figlia». Lei ne sa qualcosa.
Walter Tobagi, ricorda Benedetta, era socialista, aveva apprezzato l’elezione di Craxi alla segreteria del Psi nel ‘76, ma le sue speranze si affievolirono ben presto. Fu ucciso sotto casa, da una banda di aspiranti brigatisti il 28 maggio 1980. Il suo assassino Marco Barbone si è pentito, è stato subito scarcerato, è responsabile comunicazione della potente Compagnia delle Opere. A maggio sono trent’anni che siamo stati privati di Tobagi: chissà se anche Walter avrà un messaggio di commemorazione.
Nel gennaio del 1951 la statunitense Mutual Of Omaha pubblicizzava le sue coperture sanitarie e assicurative (300 milioni di dollari risarciti, oltre 10 mila dipendenti, autorizzata a operare in 48 Stati) facendo uscire questo vademecum da mettere in pratica in caso di attacco nucleare. Una testimonianza da un’altra epoca, la cui raccomandazione finale suggerisce:
Preparatevi in anticipo per evitare il panico. Lo potete fare con efficacia lavorando con le organizzazioni locali per la difesa civile. Studiatele le informazioni relative alle misure di difesa. Con un’accurata pianificazione, la vostra comunità può arrivare preparata riducendo al minimo morte e distruzione.
Lo segnala il blog Copyranter e lo riprende BoingBoing.
Una delle chiavi basilari per fare ricerca – indipendente o accademica che sia – è quella di difendersi dai falsi. Per ogni disciplina esistono sistemi di contraffazione che possono – o vogliono – indurre in errore il ricercatore e altrettanti che possono tutelare dall’inganno. Brittany Jackson, studentessa di antropologia all’università di Chicagno, e Mark Rose, dell’Arizona Interschool Association, hanno di recente scritto per la rivista Archaeology Online un articolo in tema intitolato Bogus! An Introduction to Dubious Discoveries partendo con un’avvertenza a premessa: non esiste museo che non contenga al suo interno qualche oggetto o elemento ingannevole. Parola di Jane Walsh dello Smithsonian’s National Museum of Natural History.
E si fa qualche esempio, privilegiando il settore dell’archeologia. Dai teschi di cristallo, sbugiardati già a partire dal diciannovesimo secolo, all’uomo di Piltdown, una presunta specie di ominidi i cui scarni resti ossei vennero scoperti nel 1912 nell’East Sussex, in Gran Bretagna. Ma perché dedicarsi a un progetto che abbia come scopo il trarre in inganno la comunità scientifica? I due autori del saggio parlano in prima istanza di pubblicità e autopromozione. Dopodiché vengono motivi pecuniari, scherzi non meglio motivati o vendetta.
Continue reading
La quinta puntata di A parole, in breve, programmata per giovedì prossimo alle 20.20 da GNUFunk Radio, si occupa del libro Solo Dio può giudicarla di Achille Melchionda (Pendragon, 2009):
Una rispettata pediatra bolognese uccide il padre e la sorella malati per tentare poi di raggiungerli: follia, come sostiene la perizia psichiatrica, o scelta razionale e consapevole, come afferma l’imputata? Attraverso i documenti e le testimonianze, l’autore ricostruisce un fatto di cronaca scioccante analizzando con attenzione e imparzialità i sentimenti, i pensieri, le paure che si agitano nella mente di una lucida assassina. Un controverso caso di eutanasia che ha sconvolto l’opinione pubblica negli anni Settanta, suscitando un dibattito ancora oggi di scottante attualità.
Il brano che accompagna la recensione si intitola Explode In Blue, è contenuto nell’album Mind Of Blue dei Dada Weatherman ed è rilasciato con una licenza Creative Commons BY-SA.
Per ascoltare e scaricare in formato mp3 la puntata si può andare su Archive.org.
Nei giorni scorsi, il Fatto Quotidiano riportava – unico tra le testate nazionali, se si esclude Radio Radicale, che ne ha pubblicato su web la registrazione integrale – la cronaca di un’udienza di fine anno del processo per la strage di piazza della Loggia, avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974. A firmare quella cronaca è Elisabetta Reguitti, che ascolta in aula la deposizione di Angiolino Papa.
Papa venne arrestato nel gennaio 1975 nell’ambito di un’indagine su Ermanno Buzzi per la morte di Silvio Ferrari, un neofascista ventiduenne vicino agli ambienti milanesi della Fenice di Giancarlo Rognoni e Nico Azzi e morto nel maggio 1974 mentre trasportava una bomba sulla sua Vespa. Ermanno Buzzi, invece, era un criminale comune di orientamento neonazista e con aspirazioni dandy. Nel 1979, in una sorta di sillogismo giudiziario che dall’indagine Ferrari portò a piazza della Loggia, sia Papa che Buzzi saranno condannati rispettivamente a dieci anni e all’ergastolo per la strage di Brescia. Buzzi poi, nel 1981, verrà assassinato nel carcere di Novara da Mario Tuti e Pierluigi Concutelli e l’anno successivo i suoi coimputati – Papa compreso – saranno assolti dalle accuse per i fatti di Brescia con una sentenza divenuta definitiva.
Sul finire del 2009, dunque, Papa è tornato a raccontare dei metodi investigativi tutt’altro che ortodossi usati per incastrarlo. E racconta di Francesco Delfino, l’ufficiale dei carabinieri che si occupò delle indagini per la strage di Brescia fino al 1977, quando venne trasferito prima a Milano per passare l’anno successivo al Sismi sotto la cui egida rimase fino alla seconda metà degli anni Ottanta. Di questo periodo si ricorda la sua frase «si ha suicidato», riferita nel 1997 alla commissione stragi: si riferiva alla morte del banchiere Roberto Calvi, avvenuta a Londra il 17 giugno 1982, quando Delfino era capo centro Europa, e con quella bizzarra forma grammaticale – affermò – voleva dire che dubitava dell’ipotesi del suicidio.
Continue reading
Il potere ai poster. Si intitola così un progetto lanciato dagli attivisti canadesi della rivista elettronica Adbusters. Con quale scopo? Lo racconta L’Internazionale:
L’idea è quella di liberare l’immaginario collettivo dagli stereotipi di cui è ricco e lanciare delle campagne di comunicazione per sostenere le grandi cause come i diritti umani e la difesa dell’ambiente. Il tutto attraverso un design gratuito e libero dall’idea di profitto. Sul sito della campagna è possibile scaricare gratuitamente decine di poster, pronti per essere stampati e attaccati sui muri, in casa o nelle strade.
Le istruzioni per partecipare sono qui.