“A parole, in breve”, seconda puntata: “Come funzionano i servizi segreti” di Aldo Giannuli

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Come funzionano i servizi segreti di Aldo GiannuliSu GNUFunk Radio andrà online giovedì sera alle 20.20 (e in replica una settimana più tardi) la seconda puntata di A parole, in breve, che recensisce il libro Come funzionano i servizi segreti (Ponte alle Grazie, 2009) di Aldo Giannuli:

Un libro che fornisce un’introduzione completa, appassionante, progressiva e persino, sotto molti aspetti, pratica a tutti gli aspetti della moderna attività d’intelligence. Attingendo a molteplici esempi tratti dalle attività dei servizi italiani, statunitensi, israeliani, inglesi, francesi, tedeschi, cinesi, vaticani ecc., Aldo Giannuli, conduce il lettore in una strabiliante rassegna delle «missioni»: dall’ABC della manipolazione informativa e delle veline ai giornali, passando per l’omicidio e il rapimento, fino ai ben più complessi e inquietanti scenari della lotta al terrorismo, dei progetti eversivi, della guerra finanziaria, psicologica, culturale e delle altre guerre non convenzionali. Ma Giannuli fa anche di più, ci fa scoprire i tanti modi in cui i servizi già oggi praticano «guerre a bassa intensità»: guerre invisibili e distruttive in cui nessun governo può fare a meno di investire risorse crescenti. Dunque nel cuore di ogni Stato, per democratico che sia, esiste chi non agisce in base alle leggi, ma gode di una licenza al «tutto per tutto», spesso servendo gli interessi di fazioni politiche, grandi imprese, poteri forti. Fatto sta che, come dimostra Giannuli, i servizi «sono ormai un gorgo che risucchia sempre nuovi ambiti: la cultura, la comunicazione, la scienza, l’economia, la finanza, il commercio, l’immigrazione, la dimensione cognitiva». Siamo già al Grande Fratello? Ed esiste un antidoto a questo stato di cose?

Il brano che accompagna questa puntata si intitola They’re Building A Wall, è contenuto nell’album For The Moment di David Rovics ed è rilasciato con una licenza Creative Commons BY-NC-SA.

La puntata sarà ascoltabile e scaricabile da Archive.org.

Per portare a galla i veleni, in.fondo.al.mar, infovisualizzazione delle navi affondate

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in.fondo.al.mar

Si dia un’occhiata a in.fondo.al.mar – porta i veleni a galla:

in.fondo.al.mar è un progetto di infovisualizzazione sui fatti riguardanti le navi affondate nel Mediterraneo con il loro carico di rifiuti tossici. Il progetto intende “portare i veleni a galla”, aiutando a fare chiarezza sulla vicenda. Il sito raccoglie e mette a disposizione dati pubblici ed inediti sugli incidenti, fornisce una mappa che mostra i luoghi degli affondamenti sospetti, una cronologia degli incidenti, ed una serie di statistiche e schede informative sulle navi sospette. in.fondo.al.mar è un progetto in evoluzione, che è soggetto a correzioni ed aggiornamenti ed è aperto ai contributi dei visitatori ed esperti nel campo.

E qui viene spiegato da dove arrivano i dati. Per contributi, correzioni e suggerimenti c’è una pagina apposita.

(Via Ultimo)

Poe, Marie Roget e Mary Cecilia Rogers: i confini tra finzione letteraria e realtà

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Mystery of Marie RogetPer gli appassionati del mistero in chiave letteraria e cinematografica il nome di Marie Roget significa qualcosa: così infatti si chiamava la protagonista di un racconto scritto all’inizio degli anni Quaranta del XIX secolo da Edgar Allan Poe, di cui peraltro ricorrono i duecento anni dalla nascita (venne alla luce a Boston il 19 gennaio 1809). Un secolo più tardi, il testo dello scrittore statunitense si trasformò anche in un film diretto da Phil Rosen e in entrambe le versioni la storia ruotava intorno all’indagine che un antesignano degli investigatori da romanzo, Auguste Dupin, avviava – concludendola con successo – dopo l’insoluto assassinio della giovane protagonista.

Fino a questo punto, è storia risaputa, come è risaputo che Poe si ispirò a un fatto di cronaca nera solo un po’ aggiustato per motivi narrativi. Anticipando il filone del true crime – portato in auge solo molto più avanti da Truman Capote e dal suo A sangue freddo (1967) che ne fece un vero e proprio genere letterario – il testo ricostruisce un delitto che nella realtà avvenne a New York nel 1841. Nella finzione, invece, la vicenda veniva trasportata in Francia e il nome della vittima cambiato da Mary Cecilia Rogers in quello che dà il titolo al racconto. Ciò che invece si sa meno è un altro fatto: a lungo, dopo il ritrovamento del corpo senza vita della ventunenne commessa in un negozio di sigari di Broadway, si pensò che il caso sarebbe rimasto senza colpevole.

Nel libro dello scrittore inglese Colin Wilson World Famous Unsolved Crimes, si cerca di ricostruire la vicenda e si dice che all’inizio venne interrogato il fidanzato di Mary, Daniel Payne, morto suicida qualche anno più tardi, ma non rientrò nella rosa dei sospetti e gli inquirenti, non sapendo che pista seguire, provarono anche a giocarsi la carta di una taglia sulla testa dell’assassino. Intanto la stampa, fiutando lo scandalo innescato da una lettera anonima in parte confermata da un sedicente testimone, pubblicava resoconti scabrosi delle ultime ore di vita della ragazza, vista per moli insieme a uno o più uomini.
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Online (e liberi) gli archivi fotografici canadesi della prima guerra mondiale

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Canadian General Hospital

Dopo l’Australian War Memorial (con relativo set Flickr) e L’indipendent con le sue trecento fotografie di cui si era parlato tempo addietro, è la volta (a dire la verità, lo è dal 2008) dei Library and Archives Canada – Bibliothèque et Archives Canada (LAC/BAC) di mettere a disposizione in rete il proprio patrimonio di immagini (sempre su Flickr) risalenti agli anni della prima guerra mondiale. In questo caso, a differenza dei precedenti citati, non si vuole tanto dare un nome agli sconosciuti che vi sono ritratti, ma presentare un archivio finora non ancora disponibile e descritto con queste parole:

L’obiettivo del progetto è quello di esplorare nuovi fronti per migliorare l’accesso e accrescere l’interazione con il patrimonio documentario canadese. Il LAC/BAC è entusiasta delle possibilità che le comunità sociali di condivisione dei contenuti multimediali offrono ai canadesi di discutere e di contestualizzare un’importante selezione della nostra storia collettiva.

Peraltro, anche per questo archivio, è stata scelta una licenza Creative Commons.

Open Media Foundation: per produrre e insegnare a produrre contenuti liberi

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Open Media Foundation

Annuncia il blog di Creative Commons la nascita di Open Media Foundation che:

riprende da dove finiscono questi due gruppi [Deproduction e Civic Pixel] concentrandosi su servizi (produzione video, creazione di siti web e pacchetti grafici), educazione e strumenti accessibili. Uno degli aspetti più accattivanti di OMF è la “scalabilità”: quasi tutti i contenuti che producono sono Creative Commons o liberi [con altre licenze], consentendo loro di essere “adottati” facilmente e legalmente.

Per rendersi conto di ciò che sta partendo, si dia un’occhiata a Denver Open Media.

Us now: la collaborazione, i governi, la rete e le nuove forme di potere

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Sul sito Web Conoscenza si segnala Us now:

In un mondo in cui l’informazione è come l’aria, cosa succede al potere? Questa è la domanda che si pone Us now, un progetto per un film sul potere della collaborazione di massa, il governo e internet. Il film è stato presentato durante il convegno Cittadinanza Digitale – Postdemocrazia la settimana scorsa a Venezia.

Da guardare (dura un’ora) ed è in inglese con sottotitoli in italiano.

Osservatorio Balcani: un dossier sulla popolazione gay nel sud-est europeo

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Gay Pride Belgrade

Racconta Osservatorio Balcani a proposito di LGBTIQ Between the State and the EU:

Il 2009 è stato segnato per la popolazione LGBT e queer nel sud-est Europa da un lato da episodi di violenze e intimidazioni (in particolare durante le principali manifestazioni dai Pride in Serbia e Slovenia al festival queer di Sarajevo), senza prese di posizione da parte di amministrazioni locali e Stati nazionali. Dall’altro, pressioni sovranazionali e aspirazioni all’integrazione europea hanno portato all’avanzamento e/o all’approvazione di proposte legislative di stampo progressista. In questo quadro di sviluppi stonati e contrastanti, la popolazione LGBT e queer dei Balcani si ritrova al crocevia tra visibilità e invisibilità, contesto domestico ostile e speranze europee, progresso formale e paure concrete. OBC raccoglie in questo dossier cronache, interviste e analisi dedicate agli sviluppi dell’universo arcobaleno balcanico, al rapporto con le istituzioni internazionali e al ruolo della cooperazione.

Ecco dunque di seguito il dossier Tra stato ed Europa. LGBT e queer nei Balcani. Per quanto riguarda i casi citati nella presentazione: La notte dei cristalli di Sarajevo, Belgrado sotto assedio e Sassi sul Gay pride. Infine un reportage di Jasmina Tešanović dalla capitale serba in occasione del Gay Pride era stato pubblicato un paio di mesi fa. Si intitolava Belgrado, Milosevic, il gay pride e l’opposizione del passato recente.

I media e la velocità con cui vengono consumati: una riflessione di Jakob Nielsen

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Velocity of Media Consumption - Jakob Nielsen

Velocity of Media Consumption: TV vs. the Web. È il titolo del nuovo Alert Box di Jakob Nielsen che nel suo sommario scrive:

La granularità delle decisioni degli utenti è più elevata sul web, dominato dalla gratificazione istantanea dei loro bisogni in ogni momento. Il contenuto deve soddisfare questo sostenuto ritmo.

Un concetto non dissimile da quanto formulato nel testo L’influenza su Internet di Didier Heiderich. Con un’ulteriore riflessione su media differenti, come televisione e web (riflessione rappresentata nell’immagine di cui sopra).

Radio Radicale: ancora a difesa di un servizio pubblico. E per scrivere una storia collettiva

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Della situazione di Radio Radicale si parlava poco tempo fa. Ma le settimane nel frattempo intercorse non hanno cambiato la situazione, semmai l’hanno solo procrastinata. E di certo se servizio pubblico lo era prima, altrettanto lo è ora (tanto che rimane aperta la raccolta di firme). Per capire cos’è successo in questo intervallo di tempo, arriva una mail di aggiornamento. In cui si legge:

La campagna per la salvezza del servizio pubblico svolto da Radio Radicale va avanti. Al Senato, nonostante l’emendamento sottoscritto da oltre 200 senatori di tutti gli schieramenti, si sono limitati ad accantonare i fondi necessari per soli due anni, rimandando il rinnovo della convenzione a un successivo intervento legislativo. La finanziaria è passata ora all’esame della Camera, dove riproporremo l’obiettivo del rinnovo della convenzione per i prossimi tre anni. La storia di Radio Radicale non ha nulla a che fare con le elargizioni di denaro pubblico in forma di favori e clientele. È la storia, che dura da più di trent’anni, di un servizio pubblico che ha segnato la vita del paese. Come hai voluto testimoniare firmando il nostro appello, e come abbiamo tentato di documentare con questo video.

E un capitolo della storia di Radio Radicale la possono scrivere gli ascoltatori dell’etere e gli utenti del web. Per farlo: Radio Radicale: la tua storia.

Biondillo su Nazione Indiana: la strana bambola e i tacchini allevati in batteria

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Gianni Biondillo, su Nazione Indiana, pubblica il post Brenda, R.I.P. in cui, tra l’altro, dice:

Viene facile oggi costruire la trama del dolore. Finzionare la tua vita, la tua morte. Facile e perciò ancora più ignobile. Ché l’abitudine a narrare le esistenze ormai ci impone di trovare sempre i legami, gli intrecci, i nodi nel pettine. Sembra già fatta, la storia, già pronta la trama. La politica che gioca sporco nelle stanze da letto del potere, i ricattatori nei secoli fedeli, la morte del protettore cocainomane, il tuo computer immerso nell’acqua per distruggere le prove, i filmati compromettenti, da tracciare, inseguire, occultare, come in un thriller, i nomi, i nomi che non posso essere resi noti, nomi che pesano, che farebbero tremare il Palazzo, la tua morte proprio oggi, nel Transgender day of remembrance. Quanti bagneranno il biscotto nella melma di questo intreccio, quanti, colmi di pietà pelosa, gonfieranno il petto come pavoni, come tacchini allevati in batteria?

Biondillo ha ragione. Sulla vicenda si è scritto e detto molto, prima e dopo i fatti della settimana scorsa, e la percezione che se n’è avuta è quella di una strana bambola, di un ibrido, senza personalità e senza mente, al servizio dei vizi dei potenti. Di certo, per restituirle almeno in parte ciò che le è stato tolto, dato che viva non lo sarà mai più, credo anche che ci si debba augurare che su questo delitto non scenda il silenzio. E/o l’archiviazione, a un certo punto. Perché allora sì che rimarrà nella memoria solo come un argomento da bar con cui darsi di gomito, lo scandalo di una strana bambola usata e gettata via da chissà chi e per chissà quale motivo.