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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per October, 2009

Strage dell'Istituto Salvemini - Casalecchio di Reno6 dicembre 1990, missione 356 dell’Aermacchi MB 326, pilota Bruno Viviani.

Ore 8.40.13 (ora di Greenwich)
Viviani: torre da Alfa 356.
Villafranca (centro radar di Verona Villafranca): Alfa, 356 Villa. Buongiorno.
Viviani: una buona giornata a voi. Mike Charlie della squadriglia in rullaggio.

Ore 8.45.50
Villafranca
: 356… Allineato e autorizzato al decollo.

Ore 8.47.14
Viviani
: decollo, 356.

Ore 8.55.33
Villafranca
: ok, abbiamo… oh… un aeroplano che non si capisce bene se è in emergenza o no.

Ore 9.17.20
(Il pilota del velivolo parla di sé in terza persona)
Viviani: è a nord di Ferrara, piantato motore 150 nodi, 4500 piedi, 356.
Padova (centro radar militare): ricevuto. Intenzioni?
Viviani: emergenza.
Padova: ricevuto.
Viviani: se ci arriva dirige direttamente sul campo di Ferrara.
Padova: ricevuto.

Ore 9.18.54
Padova
: la 356 intende effettuare un atterraggio di emergenza sulla pista di Ferrara?
Viviani: si è forse riacceso, comunque non fa più del 72%, con 150 nodi. Provo ad andare a Bologna.

Ora 9.19.45
Padova
: pronto… Pronto…
Poggio Renatico (ente difesa di Poggio Renatico): ascolta: che… ti ha dichiarato emergenza per quale motivo?
Padova: piantata motore.
Poggio Renatico: oh cazzo.
Padova: io comunque… Io comunque l’ho sentito tranquillo, eh… non mi sembra che avesse…
(more…)

Manifesti PoliticiNon è proprio una novità in rete, ma è comunque una risorsa da tenere a mente. Si chiama ManifestiPolitici.it ed è una “banca dati sul manifesto politico e sociale contemporaneo”. Questa la sua presentazione:

Manifestipolitici.it è un progetto promosso dalla Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna e realizzato da Manifesta. Avviato nel 2000, consiste oggi in una grande banca dati online che conta più di 10.000 manifesti politici e sociali provenienti da diverse raccolte, datati dai primi anni del Novecento fino ai giorni nostri; recentemente si è avviata l’immissione anche di cartoline, sempre a carattere politico e sociale [...]. La banca dati offre una vasta esemplificazione della produzione nazionale ed internazionale di comunicazione politica e sociale su carta: dai manifesti storici della propaganda elettorale alla libertà creativa dei movimenti di inizio millennio, dalla comunicazione degli enti locali alle testimonianze dell’America latina e di molti paesi europei, dai lavori di alcuni dei maggiori studi grafici a livello internazionale alle autoproduzioni dei movimenti giovanili.

Per consultare via internet la banca dati si veda qui mentre, con le elezioni politiche del 2006, è partito anche il progetto foto di strada. Per partecipare si dia un’occhiata anche qui.

Manifesti Politici

Attentato imminenteDialogo con Christian Diemoz a proposito di Pasquale Juliano, l’entusiasta:

Ci sono libri che lasciano un gran dolore addosso. Sono i primi da leggere, perché un organismo non può sviluppare anticorpi in assenza di esposizione al male. “Attentato Imminente”, in libreria a novembre per i tipi di “Stampa Alternativa” è tra questi. Le vicende [...] sono poco note ai più, ma costituiscono i semi dai quali germoglieranno alcune delle pagine più macabre degli “anni di piombo” italici. Siamo infatti nel nord-est di fine anni sessanta, quando una bomba ai danni del rettore Opocher apre una stagione i cui protagonisti principali assurgeranno, mesi dopo, alla ribalta della cronaca per l’attentato che “fece perdere l’innocenza” al Paese: piazza Fontana. Un poliziotto, alla Questura di Padova, era arrivato a un passo dal Sancta Sanctorum del neofascismo di quella zona. Messo dai superiori, quasi per caso, ad indagare su alcuni atti violenti, senza una vera preparazione “politica”, sfiorò il successo che a funzionari con molta più esperienza (vuoi per imperizia, vuoi per una serie di coincidenze inquietanti) non apparve nemmeno lontanamente raggiungibile. Pasquale Juliano, giovane Commissario della Polizia di Stato, era a pochi giorni dalle manette a Franco Freda e Giovanni Ventura (anche perché aveva intuito e messo nero su bianco il rischio di attentati di vaste proporzioni a breve termine), quando il meccanismo che gli aveva consentito di arrivare sin lì (una rete di informatori) gli si ritorce contro. Da inseguitore, il poliziotto si ritrova braccato. Dalle accuse tra le più infamanti per un uomo in divisa, lanciate da chi, fino al giorno prima, gli aveva riferito movimenti di armi e progetti di quanti fungevano da braccio armato delle “spinte centrifughe” che avrebbero tenuto tristemente compagnia all’Italia per lunghi anni ancora. Il procedimento penale a carico di Juliano durerà una decade. Al termine, verrà completamente scagionato. Un eroe borghese? Indubbiamente. Un superuomo? No. Un martire? Nemmeno. Soprattutto, però, un entusiasta.

Il post completo.

Estelle Griswold e Ernest Jahncke

L’evoluzione del controllo delle nascite: è una galleria di quindici immagini e brevi testi che pubblica Newsweek. Si parte del XV secolo e si arriva fino ai sistemi adottati negli USA tra il 2000 e il 2002. Nello specifico della fotografia riportata sopra (archivio Bettman-Corbis):

Nella causa Grisworld v. Connecticut (1965), la Corte Suprema degli Stati Uniti abolì la legge del Connecticut che proibiva il ricorso a contraccettivi. Il caso stabilì il “diritto dalla privacy” delle coppie sposate nella gestione della propria vita intima e familiare. Questa fotografia raffigura Estelle Griswold, consulente medico e direttrice esecutiva della clinica Planned Parenthood di New Haven, ed Ernest Jahncke, presidentessa della Parenthood League del Connecticut, che festeggiano la decisione della corte.

Per sapere qualche dettaglio in più di quella causa, si veda qui. Qui invece un articolo di American Progress che racconta la storia (anche successiva) di Estelle Griswold mentre di entrambe si parla nel libro The judicial branch of federal government: people, process, and politics di Charles L. Zelden disponibile in anteprima su Google Books.

Left vs Right political spectrum

Valori, convinzioni, religione, forme di governo sotto forma di una mappa concettuale che rappresenti lo spettro politico (inteso come raggio, non come ectoplasma, anche se forse si può iniziare a pensarlo anche in termini oltretombali). A lavorarci sono stati lo scrittore e designer londinese David McCandless e l’artista di origine statunitense Stefanie Posavec partendo da un libro prossimo all’uscita, The Visual Miscellaneum, dello stesso McCandless. Scopo? Capire se determinati concetti sono davvero riconducibili a una specifica parte politica. E soprattutto se in essa ci si riconosce. Avvertenza: lo schema rappresenta le opinioni dei due autori così come si sono sedimentate in loro e non parla di affari tricolori, ispirandosi a percezioni diffuse nei paesi anglossassoni.

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  • Scritto per libri, politica
  • Piazza FontanaPer chi non l’avesse ancora letto (ma anche per chi ha letto le edizioni precedenti), c’è un libro da consigliare sulle vicende della Banca Nazionale dell’Agricoltura: la nuova versione di Piazza Fontana – 12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta Nuova edizione aggiornata di Giorgio Boatti. Pubblicato una prima volta nel 1993 per i tipi di Feltrinelli, si era guadagnato gli strali del neofascista veneto Massimiliano Fachini che si era visto descrivere da Boatti in questi termini:

    [Ebbe] un ruolo di primo piano nella cruenta stagione delle bombe nere [...], un guerriero nero coinvolto in una concatenazione di indagini che coprono tutto l’arco storico dello stragismo nero, tornato […] alle sue consuete attività. [Era] un “colonnello” dello stato maggiore nero nel quale naviga con la sua consueta, mimetizzata riservatezza [...] saldando [per anni] cellule neonaziste, spezzoni della guerriglia nera a ramificazioni più o meno istituzionali della guerra non ortodossa.

    Per queste parole nel 1994 Giorgio Boatti si è visto piombare addosso una querela per diffamazione aggravata. Alla fine, cinque (5) anni più tardi, il 29 marzo 1999, il giornalista è stato assolto dai giudici della quinta sezione penale del tribunale di Milano e al suo libro è stata riconosciuta validità di fonte storica, per quanto sia un testo divulgativo.

    A valle dell’assoluzione, Einaudi ha ripubblicato il libro una prima volta nel 1999, inserendolo nella collana Gli struzzi. Infine l’edizione di questi giorni, per la collana ET Saggi, aggiornata e ampliata rispetto alle precedenti con i processi di Milano conclusosi con la sentenza-vergogna della Cassazione del 2005 (quella, per intenderci, che manda assolti tutti, dice che i veri responsabili sono già stati assolti quasi vent’anni prima e non possono più essere processati per quella strage e che carica le spese legali sulle spalle dei familiari delle vittime). Questa la presentazione del nuovo libro di Boatti:

    Venerdí 12 dicembre 1969: a Milano scoppia una bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Diciassette morti e decine di feriti: una strage. È la fine di un sogno, quello nato nel ’68. È il cruento avvio della strategia della tensione. Giorgio Boatti delinea con meticolosa attenzione una vicenda che cambia la storia del Paese: non solo una strage, ma una guerra combattuta in tempo di pace, sotterranea, condotta da un potere nascosto e brutale che non rispetta gli innocenti e – attraverso omertà e connivenze – impone di fatto l’impunità per gli esecutori di questa e delle successive azioni terroristiche. Indagine giudiziaria e ricerca storica, Piazza Fontana ripercorre tutte le fasi della vicenda, dalle prime accuse all’anarchico Pietro Valpreda alla misteriosa morte di Giuseppe Pinelli, ai collegamenti tra la cellula neonazista padovana di Freda e Ventura e gli strateghi sponsorizzati dall’intelligence statunitense, alle miserabili faide tra gli stati maggiori dell’Esercito e della Difesa, fino ai contrastati passi dell’indagine che, dopo aver fatto degli anarchici il capro espiatorio, imbocca a Padova, a Treviso, a Milano la pista nera sfociando a Catanzaro nel primo di molti processi, dove i volti di pietra del potere politico frappongono oblio e amnesie a un passato che li assedia.

    Serve un’idea, uno spunto, una visione per l’incipit o per la chiave di volta di un racconto? Si provi a pescare una carta tra le 42 essential 3rd act twists.

    (Via Brad Brisco)

    Paura del buioDa oggi Attentato imminente è ufficialmente presente sul sito della casa editrice, Stampa alternativa. In libreria ci sarà tra poco, a partire dal 20 novembre prossimo, e in contemporanea potrà essere anche scaricato dalla rete, dato che viene rilasciato, come i precedenti, con licenza Creative Commons BY-NC-ND. Di seguito inizio con l’anticipare una delle parti a cui tengo di più del libro, la postfazione di Antonio Juliano, il figlio del commissario Pasquale Juliano. Più che una postfazione, è la rievocazione del ricordo del padre e di una vicenda vissuta da bambino.

    È bellissima l’emozione che questo libro ha provocato in me e nei miei familiari, soprattutto in mia madre, che quelle vicende le ha vissute davvero giorno e notte, sempre al fianco di mio padre, mentre noi eravamo ancora bambini, troppo ingenui per capire nostro padre e sempre desiderosi delle sue attenzioni. Ho bei ricordi di Padova e qualche anno fa ho avuto nuovamente la possibilità di visitarla e rivedere quei luoghi che la mia memoria non poteva ricordare, ma che il mio inconscio riconosceva.

    Ricordo mio padre Pasquale come un uomo molto severo, sempre pronto a inculcarci il più assoluto rispetto degli altri, a ponderare le cose mai in modo superfluo, a insegnarci la più totale dedizione nell’osservare le regole. Ma lo ricordo anche come uomo amabile e gioioso, quando dopo aver affrontato da solo l’uragano che lo aveva investito, nelle sue ancora forti braccia coccolava i suoi nipoti e quasi a rifarsi di un qualcosa che gli era stato tolto, infondeva loro sicurezza, ma questa volta infusa di amore e dolcezza. Mostrava una tenerezza che mai gli avevo visto prima, quella che io e mio fratello maggiore (il più piccolo ha allietato la nostra famiglia solo negli anni settanta), forse inconsapevoli, non riuscivamo a cogliere o forse lui non poteva darci. Forse ora e solo ora, a distanza di tanti anni e grazie anche alla mia maturità, capisco il perché.
    (more…)

    La questione non è con chi e come. Ecchissene, tutt’al più. Il problema è chi paga e contribuisce alla tratta. Punto. Dare denaro o promettere concessioni edilizie è solo una questione di moneta di scambio per comprarsi il proprio cammello. Tutto il resto è macelleria.

    Per Giorgiana Masi - Foto di Tano D'Amico

    Tano D’Amico viene raccontato brevemente qui, se ci fosse bisogno di informazioni su di lui. E sempre se ci fosse bisogno di un link in più, ha anche aperto un proprio blog dove pubblica le foto che ha scattato nel corso della sua carriera accompagnandole talvolta con un suo commento ai fatti che ha cristallizzato scattando. A oggi, da Giorgiana Masi al popolo di Chiaiano. Da sfogliare a colpi di mouse per ripercorrere un pezzo di storia italiana.

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  • Scritto per blog, scatti
  • In qualsiasi modo la si pensi, Radio Radicale è servizio pubblico (insostituibile per me la sezione dei processi. E non lo dico perché per lavoro ci ho a che fare. Anzi, sì, proprio perché per lavoro ci ho a che fare so quanto vale il suo archivio, quotidianamente alimentato). Dunque davvero pessimo segnale ciò che sta accedendo:

    Dopo 33 anni [...] si è forse sul punto di impedirle proprio questa funzione e proprio nell’attuale contesto della comunicazione e della democrazia in Italia. Perché quante più persone possibili, anche nella classe dirigente, conoscano gli elementi oggettivi di tale situazione, intendiamo urgentemente informare su questo pericolo incombente.

    Qui il dossier che racconta perché “salvare un servizio pubblico di informazione, non Radio Radicale” (si può anche scaricare in pdf, 65KB) e qui invece il form per firmare a sostegno della radio (al momento duemila circa le sottoscrizioni).

    World War by Angus McLeod

    Angus McLeod è un artista canadese che racconta la guerra a fumetti. Per partire a conoscere il suo lavoro si possono leggere i suoi due ultimi lavori, World War One: Simple Version e World War Two: Simple Version in cui ogni personaggio è uno Stato coinvolto nel conflitto: la sua sagoma ricalca quella tracciata dai confini della nazione che rappresenta e porta addosso i segni di riconoscimento della propria condotta bellica. Ma navigando all’interno della sua galleria, si può trovare molto altro materiale interessante. Come i volti della guerra. Tipo questo. Nota a conclusione: i lavori di Angus McLeod sono rilasciati con una licenza Creative Commons BY-NC-ND.

    (Via BoingBoing.net)

    La situazione delle zone minate al confine tra Serbia e Croazia mi era capitato di vederla, con colonne di auto che progressivamente si formavano all’approssimarsi della frontiera perché occorreva rimuoverne alcune troppe vicine alla sede stradale. In argomento, Peacereporter racconta questa storia: Italia-Serbia, via le mine ma la ruggine resta. E il sottotitolo all’articolo aggiunge che sarebbero in arrivo «aiuti per lo sminamento, sponsor per l’Europa e accordo Fiat Zastava. Ma per alcuni non basta per cancellare i ricordi dei bombardamenti». E infatti, in merito al disinteressato gesto tricolore, si legge:

    La parternship serba rappresenta un’occasione da non perdere, soprattutto per l’Italia. L’avvio della produzione di automobili in Serbia “è un tassello fondamentale per lo sviluppo collettivo del gruppo Fiat e il più significativo in termini di potenziale: abbiamo aspettato un bel po’ di tempo per trovare un paese che ci avrebbe ospitato”, ha ammesso il manager italiano. Si tratta di investimenti di “circa 940 milioni di euro”. Per l’Italia, “un’irripetibile opportunità, con particolare riferimento al settore industriale e commerciale ed alla presenza italiana in settori strategici (telecomunicazioni, infrastrutture, banche)”. Di più, raccogliendo investimenti, la Serbia offre all’Italia un’area franca, con tasse al minimo o nulle (si va dal 10 percento a scendere a seconda degli investimenti fino allo zero per gli utili reinvestiti), terreni gratis per le aziende, ma soprattutto la possibilità di esportare dalla Serbia senza alcun dazio doganale su un mercato da 800 milioni di clienti, Ue compresa. Da 4 a 5 mila euro per chi investe in zone svantaggiate da Kraguievac a Nis fino al Sud, tassazione al minimo, costo del lavoro molto basso e alta specializzazione dei lavoratori. Una grande occasione per l’Italia, che ora prova a ricambiare il favore donando a Belgrado materiale e apparecchiature militari destinate all’individuazione, alla rimozione e alla distruzione delle mine, eredità dei bombardamenti Nato, per un valore complessivo di 600 mila euro.

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  • Scritto per guerra
  • C'era una volta l'intercettazioneDopo i primi tre libri (di cui si era parlato qui e qui: Disonora il padre e la madre di Alessandro Chiarelli, Le tigri di Telecom di Andrea Pompili e Assalto alla Diaz di Simona Mammano), siamo a quota quattro. Esce infatti in questi giorni per Senza Finzione, la collana che curo insieme a Simona per Stampa Alternativa, il volume C’era una volta l’intercettazione – La giustizia e le bufale della politica, firmato dal procuratore aggiunto siciliano Antonio Ingroia con prefazione di Marco Travaglio:

    Le intercettazioni sono nate e si sono evolute di pari passo con le tecnologie e i cambiamenti sociali. Il loro utilizzo è stato sottoposto a precise regole, la più importante delle quali è la richiesta da parte del pubblico ministero seguita dall’autorizzazione di un giudice per le indagini preliminari. Tutto questo mentre la politica sta insinuando l’idea di un mondo costantemente controllato. Nelle pagine di questo libro si va alla ricerca di fatti che dimostrino quanto il pericolo tanto gridato sia inesistente, rifacendosi alle intercettazioni per i reati di mafia e al valore che hanno in fase processuale.

    La prefazione di Travaglio si può leggere qui e in ultimo, but not least, questo come gli altri libri sono rilasciati con licenza Creative Commons.

    Rubbed out doll

    Brett aveva anche una figlia, di nome Tillie, detta Till, che viveva a Denver. L’ultima lettera che aveva ricevuto da lei le era sembrata incoraggiante. Till diceva che il suo pappone non la picchiava più tanto, e che quasi tutte le vecchie ferite erano sparite, anche se le era rimasta una piccola cicatrice bianca sopra l’occhio destro, e nei giorni freddi zoppicava un po’. Si era comprata un cagnolino di nome Milo, ma al suo pappa non era piaciuto, e gli aveva sparato. In realtà questo non era poi dispiaciuto troppo a Till, perché si era resa conto che non aveva nessun bisogno di un cane, nel piccolo appartamento dove abitava e intratteneva i clienti.

    Joe R. Lansdale, Bad Chili

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