Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
13 Jan
Terza edizione del festival NebbiaGialla, che si terrà il 31 gennaio e il 1 febbraio a Suzzara, in provincia di Mantova. Ideato e diretto per tutti e tre i “capitoli” dallo scrittore Paolo Roversi, originario di quell’area della pianura e diventato milanese d’azione (oltre a essere il padre morale anche di MilanoNera), nei giorni scorsi ne è stato pubblicato il programma che prevede la partecipazione di autori di spessore come Luigi Bernardi, Massimo Carlotto, Valerio Varesi e Andrea Vitali. Questa la presentazione del festival che:
nasce con l’obiettivo di concilare la passione per la letteratura di genere (il giallo, il noir, la letteratura del mistero in generale che in questi anni gode di una straordinaria attenzione) con la Bassa. La terra di Guareschi e Zavattini, del Po, la città del Premio e le sue tradizioni, la sua gastronomia e le sue caratteristiche ambientali come la nebbia da cui appunto il nome alla rassegna. Il primo weekend di febbraio sarà per tutti gli appassionati e non solo un’occasione per incontrare molti fra gli scrittori più interessanti del panorama noir italiano. Un modo per parlare di libri valorizzando il territorio, i ristoranti, le osterie della città.
Collegata alla manifestazione è stato creato un omonimo blog che via via presenterà gli autori e gli appuntamenti specifici dell’edizione di quest’anno.
12 Jan
Verrà presentato domani alle 16.30 presso la Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna (Sala dell’Aquila, via Galliera 26, Bologna) il libro Il sangue dei vincitori – Saggio sui crimini fascisti e i processi del dopoguerra (1945-46) scritto da Massimo Storchi e pubblicato dalla casa editrice reggiana Aliberti. Di questo parla il volume:
Rastrellamenti, deportazioni, fucilazioni. Torture. I venti mesi di sangue della Repubblica di Salò lasciarono una striscia di dolore e rancore che trovò come primo drammatico esito la giustizia sommaria dei giorni della Liberazione e poi i processi istruiti a carico dei maggiori criminali fascisti. Utilizzando per la prima volta gli atti della Corte di Assise Straordinaria di Reggio Emilia si ripercorrono i drammatici giorni della feroce repressione antipartigiana e il tentativo fallito di dare giustizia alle centinaia di vittime della repressione dei corpi armati di Salò, al servizio dell’occupante tedesco. Una ricerca che vuole essere un piccolo contributo per ricordare come la mancanza di una giustizia “vera” per i crimini fascisti abbia rappresentato un deficit etico e politico nella costruzione di una comune identità repubblicana, un’identità che non riesce tuttora a trovare, in un passato così difficile e tormentato, radici abbastanza forti per affrontare le nuove sfide della nostra contemporaneità.
In periodi in cui di nuovo vengono discusse proposte di legge equiparanti, quella di Storchi può essere una lettura utile e che qualche conseguenza all’autore l’ha portata. Qui il pdf con le informazioni complete sulla presentazione di domani.
11 Jan
Si intitola Paranoia: the 21st Century Fear ed è il libro di Daniel Freeman e Jason Freeman, uno psicologio e uno scrittore, che partono scavando nelle notizie dei giornali per capire se e quanto fondate siano le paure che quotidianamente accompagnano la vita contemporanea. Pubblicato dalla casa editrice Oxford University Press a fine 2008 (e acquistabile su Amazon), del libro è possibile leggere un estratto (in formato pdf) che parte analizzando i motivi per cui i cittadini statunitensi e britannici (e i loro figli) hanno iniziato a uscire meno di casa. Il fatto che l’intrattenimento all’interno delle pareti domestiche oggi offra maggiori possibilità determinando (o contribuendo) a problemi fisici legati a un aumento del peso corporeo e patologie correlate, dicono i ricercatori, non è una spiegazione esauriente o, meglio, è un sintomo: un altro pezzo di spiegazione risiederebbe nei rischi che si pensa di correre uscendo fuori, rischi che non vengono percepiti come meno concreti dalla presenza di telecamere di sorveglianza o di altri sistemi di controllo del territorio. Si legge infatti nella presentazione del volume che:
The world can be a dangerous place, for sure. But have we lost the knack of judging risk? Are we letting paranoia get the better of us? In this entertaining and thought-provoking book, based on the most up-to-date scientific research, Daniel and Jason Freeman highlight just how prominent paranoia is today. One in four of us have regular paranoid thoughts. The authors analyse the causes of paranoia, identifying the social and cultural factors that seem to be skewing the way we think and feel about the world around us. And they explain why paranoia may be on the rise and, crucially, what we can do to tackle it.
Sul sito Paranoid thoughts che presenta in libro si vuole andare oltre offrendo ulteriori spunti di indagine e di dialogo con i lettori (via BoingBoing).
9 Jan
La giornalista Iaia Vantaggiato, con la rivisitazione del sito del manifesto, ha iniziato a curare un blog battezzato con il nome di ManiArmate (i blog del giornale al momento sono tre: gli altri due sono Culturalia ed EstEstEst). Sui temi trattati al suo interno ci sono pochi dubbi e i motivi per cui partire con uno spazio tematico che fa della cronaca il proprio argomento di discussione raccontano che:
Il nero – come il bianco – è un “non colore”. È la somma di tutti i colori della tavolozza. E col nero, qualsiasi quadro s’intenda dipingere, bisogna fare i conti. Così che scrivere di cronaca, anche in un giornale come il nostro, si può e si deve. Si può e si deve perché attraverso la cronaca – la “buona” cronaca, quella che non indugia su particolari raccapriccianti e scabrosi – molto è possibile comprendere della società, della storia, della politica e del potere. La stessa storia italiana degli ultimi decenni, per esempio, risulterebbe parzialmente incomprensibile senza un’indagine che tenga conto degli intrecci tra criminalità (organizzata e non), estremismo di destra e poteri più o meno occulti.
A leggere i post di partenza, le premesse sono mantenute. Un esempio? Il bandito e il banchiere (primo post di altri che seguiranno) firmato da Ugo Maria Tassinari, che degli intrecci di cui sopra ne sa parecchio, racconta:
A Napoli avevamo una particolare sensibilità per questi temi: non era ancora la stagione della pervasività camorrista e nelle lotte sociali, dalle occupazioni di case agli scioperi delle bollette, era facile interagire con le tante figure della frantumata realtà della metropoli meridionale. Con ostinazione degna di migliore causa, ci spingemmo, in perfetta logica operaista, ad applicare la lettura della composizione di classe alla sfera del contrabbando di sigarette dove era facile distinguere tra capitale (i finanziatori), imprenditori (i capo paranza), aristocrazia operaia (gli scafisti, i tecnici radio) e operai massa (gli scaricanti, gli autisti, le bancarellare). Ora non è più quel tempo e quell’età.
8 Jan
I ringraziamenti da fare sono due, per la realizzazione di questo booktrailer: da un lato a Luigi Milani che l’ha proposto, ideato e montato; e dall’altro a Msound.org, che compone musica con software libero, la pubblica sul suo sito e che ha creato per il video una colonna sonora originale. Così Pentiti di niente, uscito poco tempo fa con la casa editrice Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri (qui la scheda del libro e qui invece il link per scaricare la versione elettronica in formato pdf) ha il suo filmato, disponibile su Youtube e rilasciato con licenza Creative Commons.
8 Jan
Giuseppe D’Agata è un nome che la letteratura dovrebbe tenere bene a mente. Perché, spesso, il vizio di ricordare gli scrittori scomparsi lasciando da parte quelli ancora in vita fa calare l’oblio su chi ha contribuito a rendere grande la narrativa italiana, ma anche il racconto veicolato dalla radio o dal piccolo schermo. D’Agata, oggi, ha 81 anni e una carica vitale invidiabile. Quella carica che ha trasmesso in anni di professione medica e di attività culturale, scandita da successi come “Il medico della mutua” (libro uscito per la prima volta nel 1964 per Feltrinelli e diventato quattro anni più tardi un indimenticabile film interpretato da Alberto Sordi) o come “Il segno del comando”, sceneggiato in cinque puntate da sessanta minuti ciascuna che la Rai mandò in onda nel 1971 e che schierava un cast che comprendeva, tra gli altri, Ugo Pagliai, Carla Gravina e Rossella Falk.
Ma Giuseppe D’Agata, partigiano a diciassette anni nella Brigata “Matteotti Sap” e militante socialista nel 1944 nelle file del Psiup, non occupa solo un posto importante nel panorama letterario contemporaneo. La sua storia – e di conseguenza la sua produzione artistica – sono stati scanditi profondamente dall’esperienza politica pregressa, che tornerà a rievocare in romanzi come “Bix e Bessie”, uscito poi con il titolo di “La cornetta d’argento”, storia di musica jazz e antifascismo che lo porterà a vincere nel 1965 il premio “XX della Resistenza” di San Pietro Agliano (Pistoia) e che verrà ripubblicato nel 1973 in edizione scolastica. O come “Il dottore”, storia ambientata nel 1940 che ha per protagonista un uomo che progetta un attentato contro Benito Mussolini per impedire che l’Italia entri in guerra.
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7 Jan
Il problema è questo: nessuno ricorda niente. Mi pare chiaro che avete bisogno di un’altra guerra.
Da La polveriera (titolo originale Bure baruta) di Goran Paskaljevic:
La polveriera è una delle poche pellicole che si siano occupate della situazione della Serbia di questi anni. Il film acquista un significato ulteriore alla luce dei recenti avvenimenti, possiede una carica molto forte che lascia il segno negli spettatori. Si tratta di brevi storie, più o meno violente e concatenate fra loro, tutte di scena a Belgrado, in una sola metaforica notte che non accenna ancora a terminare. Secchi, taglienti, esplosivi sono gli incroci furenti de La polveriera, che celebra sarcasticamente il vuoto pneumatico di una Belgrado satura di profughi, prosciugata dal regime di Milosevic, dall’embargo, dalle tensioni etniche e politiche, dalla Bosnia e dal Kosovo e dagli effetti della guerra e dei suoi profittatori. Paskaljevic, mette in scena le eccentriche traiettorie di personaggi sfuggiti ad ogni controllo: volti ghignanti, ringhiosi o tristi che brindano alla violenza crudele dell’instabilità a colpi di humour nero. Pensare che Belgrado, una volta, era la città più attiva culturalmente, tra quelle della ex Jugoslavia.
6 Jan
Riportiamo due articoli e un video. Il primo articolo è la traduzione della notizia data oggi dal Times, secondo cui bombe al fosforo bianco sono state utilizzate a Gaza City. L’ipotesi, basata su un’analisi di immagini dell’attuale guerra mossa da Israele su Gaza, appare in queste ore sui media di tutto il mondo. Non si tratta di un’ipotesi peregrina, se consideriamo il secondo articolo che pubblichiamo in traduzione: si tratta della notizia data dalla BBC sull’ammissione da parte di Israele, la prima nella sua storia, di avere utilizzato fosforo bianco nella guerra in Libano (qui la versione video della notizia data da “Democracy Now!”). La notizia, che ebbe risalto internazionale, non sortì il medesimo clamore in Italia. Il video proposto in calce, infine, surrogherebbe l’ipotesi dell’utilizzo di fosforo bianco a Gaza. Il fosforo bianco è bandito come arma in luoghi popolati dal Trattato di Ginevra. Qui, una descrizione dei suoi devastanti effetti.
5 Jan

2008 International Photography Contest: view winners from the 2008 International Photography Contest, plus honorable mentions from each category.
Le categorie sono “worldwide winners”, “english edition winner” ed “english edition viewers’ choise.”
3 Jan
Roberto Vignoli segnala l’articolo Gaza e Medioriente, un’analisi della disinformazione televisiva pubblicato su Rekombinant e ripreso da Articolo21 in cui si presenta un’indagine del 2006 del Glasgow Media Group (all’interno del quale, sempre in tema, è stato sviluppato il recente Bad News From Israel). Tornando all’articolo, si esordisce dicendo che “il modello di costruzione delle news che ha unificato i tg di Rai e Mediaset nella copertura della crisi di Gaza viene da lontano”. E infatti:
La ricerca diretta da Philo e Berry ha quindi un doppio valore: quello essere un lavoro critico e sistematico sui telegiornali come non ce ne sono in Italia, e quello di indicare lo standard di copertura e di ricezione delle notizie nel conflitto israelo-palestinese così come si è formato in questi anni nella BBC e che, come possiamo constatare, riassume gli stessi standard complessivi dell’informazione occidentale istituzionale in materia. [Quindi] il modello sovranazionale di copertura delle notizie [...] oltre a influenzare l’opinione pubblica, strutturare la percezione dei fatti quando i partiti sono televisivi (ovvero sempre), detta direttamente l’agenda politica. E inoltre influenza la politica estera perché questa la si fa sempre sul modo di coprire televisivamente i fenomeni. Non a caso una copertura televisiva globale sostanzialmente favorevole alla guerra all’Iraq ha favorito politicamente l’invasione del 2003, nonostante che l’opinione pubblica mondiale fosse contraria. Il modello di integrazione tra politica e media è questo: applicare tattiche di disinformazione e di propaganda alle notizie. Se l’opinione pubblica le recepisce bene, se no agire ugualmente. Tanto alla lunga l’opinione pubblica sfavorevole si disgrega mentre i media agiscono tutti i giorni plasmando e rimodulando la realtà politica.
Altra lettura interessante è quella del testo di Andrea Cabassi su I profeti disarmati, Lussu, la Terza Forza pubblicato dal circolo Giustizia e Libertà di Sassari. Riflessioni derivate dalla lettura del libro di Mirella Serri e di quello di Massimo Teodori. Scrive Cabassi:
Credo che molti siano stati sviati dalle affermazioni di Lussu sul PCI. Pur non essendo mai stato comunista, pur avendo avuto tantissime polemiche con il PCI egli lo riteneva indispensabile per una lotta comune delle sinistre. Credo che molti siano stati sviati dall’altra affermazione di Lussu per cui o si era alleati della DC o si era contro e tertium non datur. Come si può pensare a Lussu profeta disarmato o arruolato in coloro che erano alla ricerca di uno spazio per la costruzione di una terza forza? Se per terza forza si intende un raggruppamento equidistante dalla DC e dal PCI e che si pone in una posizione di centro, Lussu non ha nulla a che fare con tutto ciò. Ma se per terza forza si intende la costruzione di un partito di sinistra, laico, libertario, federalista, autonomo dal PCI, allora Lussu ha molto a che fare con tutto ciò. Gran parte della sua esistenza è stata votata ai tentativi di fondare, costruire o ricostruire un tale partito. La sua inquietudine teorica, la sua insoddisfazione, il suo isolamento finale, che fanno pensare ad un senzapartito, ne sono una lampante testimonianza. E sotto questa ottica andrebbero riletti alcuni dei suoi scritti, molte delle sue scelte. E non lasciamoci ingannare dalle apparenze: fu profeta disarmato anch’egli, come Rossi, Salvemini, Pannunzio, Calamandrei. Profeti disarmati di grande attualità.
2 Jan
Aggiornamento del 6 gennaio 2009: La cava di Chiaiano si allaga: dovrebbe ospitare la discarica.
Il sito No alla discarica di Chiaiano pubblica il trailer del documentario Una cosa importante da dire realizzato da Raffaele Manco. In proposito scrive il blog Note ecologiche:
Un’ora e 20 minuti di filmato per ripercorrere i mesi di lotta dei comitati civici, della comunità locale e dell’amministrazione comunale contro la decisione di allestire una discarica ella Cava del Poligono di Chiaiano. Nel documentario anche la vicenda relativa al ritrovamento di amianto nell’area adibita a discarica.
A integrazione si può vedere inoltre la situazione delle zone limitrofe tra inceneritori e roghi abusivi tracciata da La terra dei fuochi e i documenti che spiegano perché Chiaiano non è una zona idonea alla discarica.