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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per December, 2008

AestOvestAestOvest – Storia, memoria e attualità di un’area di confine è un progetto didattico (online e su DVD) ideato dal laboratorio culturale e informativo Osservatorio Balcani per presentare quanto avvenuto lungo una linea divisoria che nel tempo si è spostata. Tre i moduli su cui si struttura questo lavoro: storico, che va dal XIX secolo ai giorni nostri; geografico, che comprende anche i luoghi della memoria dell’alto Adriatico; demografico, che ricostruisce il mosaico umano e linguistico di una zona più che eterogenea, da questo punto di vista. Accanto al progetto didattico, poi, è stata creata un’omonima sezione del sito in quattro lingue (oltre che italiano, si trovano le traduzioni in inglese, sloveno e croato) che si presenta in questi termini:

Promuovere una memoria condivisa sui drammatici eventi avvenuti lungo il precedente confine italo-jugoslavo significa stabilire insieme ai nuovi e ai futuri stati membri dell’UE uno spazio culturale e politico comune, basato su una cittadinanza europea inclusiva preparata a un futuro transnazionale comune.

Popular Science

Neatorama, blog sempre piuttosto ricco di informazioni, segnala che Google Book Search ha la serie completa della rivista Popular Science: si parte infatti dagli anni Settanta del XIX secolo fino al decennio attuale. Per una breve storia del longevo mensile si veda la voce di Wikipedia oppure il sito ufficiale della rivista.

La Moskitia, Gracias a DiosVia ultimo:

“Le popolazioni indigene hanno pari diritto di godere del livello più alto possibile di salute mentale e fisica e quindi hanno il diritto all’accesso a tutti i servizi sociali e sanitari senza alcuna discriminazione sulla propria terra”. Così si legge nella Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni, eppure nella Moskitia honduregna nel Dipartimento di Gracias a Dios il tasso di mortalità neonatale è di 22 morti su 1000 nascite e il tasso di mortalità infantile è di 77 su 1000. Il libro La Moskitia, Gracias a Dios – una sonrisa para los Miskitos, di Nanni Fontana, che sarà presentato presso Caminadella Dolci, in via Caminadella 23 a Milano, sabato 20 dicembre dalle ore 17.30. I proventi della vendita del libro serviranno ad acquistare una clinica mobile, un’imbarcazione con personale medico attrezzata per fornire assistenza sanitaria di base agli indios Miskitos in Honduras.

Da qui può essere scaricato un estratto del volume fotografico realizzato in collaborazione con Imagine Onlus.

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  • Scritto per scatti
  • Aldo Borghesi del circolo Giustizia e Libertà di Sassari ricorda così il giorno dell’innocenza perduta: sono trascorsi esattamente 39 anni, era il 12 dicembre 1969.

    Sono passati 39 anni da quel 12 dicembre 1969 in Piazza Fontana. Sono passati 39 anni da quella tremenda strage all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura,che provocò 17 morti e 84 feriti, di cui furono responsabili le organizzazioni della destra eversiva, come è dimostrato storicamente e processualmente. Sono passati 39 anni da quel tentativo di cancellare libertà e democrazia faticosamente raggiunte, di trascinare il nostro Paese in una stagione di trame eversive e di svolte pericolosamente autoritarie: un criminale progetto bloccato grazie alla continua mobilitazione di tutte le forze democratiche, al continuo impegno dei familiari delle vittime, alla continua solidarietà dei cittadini milanesi.

    Sono passati 39 anni, ma la città di Milano non ha dimenticato e non dimentica, non solo perché intende testimoniare l’adesione ai valori di libertà e democrazia, ma anche perché vuole consentire alle nuove generazioni di conoscere il significato di quella strage avvenuta a Milano, ma che ha tragicamente segnato l’Italia intera. Per questo ribadiamo la necessità e l’esigenza di avere al più presto a Milano, (peraltro già attive in altre città italiane) una Casa della Memoria come luogo in cui custodire e tenere viva la storia.

    Sono passati 39 anni e giustizia non è stata fatta, nonostante il riconoscimento, da parte dei giudici, delle responsabilità delle organizzazioni della destra eversiva nella strage. Sono passati 39 anni e ancora una volta rivolgiamo un appello [...] per riaffermare quei valori che sono il fondamento della nostra convivenza civile, della democrazia e della Costituzione.

    Nonostante la vostra cortese ospitalita'Nonostante la vostra cortese ospitalità è una mostra fotografica che verrà inaugurata a Bologna il prossimo 15 dicembre e che sarà visitabile fino al 20 gennaio (Ala Collamarini dell’Accademia di Belle Arti). Specifico l’argomento, riassunto nel sottotitolo dell’esposizione: dalla chiusura dei manicomi alla tutela della salute mentale oggi. Iniziativa concepita all’interno del trentennale della legge 180/78, quella che viene ricordata anche attraverso il nome del suo artefice, Franco Basaglia, e curata dall’artista Tomaso Mario Bolis e dal docente di storia della fotografia Claudio Marra, ecco come viene presentata la mostra:

    Persi definitivamente gli edifici che contenevano i manicomi e le loro scenografie e cancellate la perentorietà, l’unicità, la sicurezza e l’istituzionalità dell’ospedale psichiatrico, la sfida della fotografia è quella di riuscire a dare immagini efficaci del disagio mentale tra noi. La fotografia comunica al di là degli stereotipi il disagio che, nonostante la grande rimozione, sicuramente non è scomparso, ed esplora nuovi luoghi, nuove esperienze di vita, lo spazio conquistato per la piena espressione delle persone.

    Accanto agli scatti più recenti, un’area dell’esposizione è dedicata ad immagini storiche dell’istituto Roncati.

    (Via OltreGomorra)

    Uno sparo in caserma di Daniela PellicanòIl sospetto e la delegittimazione, in Sicilia, sono sempre stati l’anticamera della soppressione fisica.
    (Antonino Lombardo)

    Il 4 marzo 1995 uno colpo d’arma da fuoco riecheggia nel cortile della caserma di Monreale. Proviene da un’auto e a sparare è stato un sottufficiale dei carabinieri, il maresciallo Antonino Lombardo, che mira contro di sé. A raccontare la vicenda è il libro Uno sparo in caserma. Il caso Lombardo di Daniela Pellicanò, che tira le fila di un suicidio, sembra. Il suicidio di un militare accusato poche settimane prima di essere in odor di mafia. Ma ad accusarlo non è una procura della repubblica, ma la televisione. Accade infatti che il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e quello di Terrasini, Manlio Mele, parlino alle telecamere di Tempo Reale, la trasmissione allora condotta da Michele Santoro. In collegamento dal comune siciliano che sorge proprio di fianco all’aeroporto di Punta Raisi, i due primi cittadini siciliani fanno dichiarazioni che suonano come un’implicita imputazione: chiedono l’intervento del comandante generale dell’arma contro l’ex capo della stazione di Terrasini. Di cui però non fanno il nome, si limitano a indicarne mansione e periodo di attività. Non spiega, la coppia di sindaci, non aggiunge altro, si limita a dire ancora che in zona non tutti hanno fatto il proprio dovere.

    Colpito e affondato. Senza contraddittorio. Senza verificare se a carico del maresciallo Lombardo ci fossero procedimenti in corso. Lui, il sottufficiale, viene a sapere dalla tv quanto sta accadendo: guarda per caso la trasmissione mentre sta uscendo a cena con la moglie. E se fino a quel momento sembrava non aver covato alcuna preoccupazione in merito al suo lavoro, a quel punto inizia a sentirsi mancare il terreno sotto i piedi. Per di più, dopo aver reagito e querelato Mele e Orlando per diffamazione, subisce quelli che deve vivere come avvertimenti, l’annuncio di azioni punitive: prima l’efferato omicidio di un suo informatore e poi l’annullamento del terzo viaggio americano, quello che dovrebbe riportare Gaetano Badalamenti in Italia. E a prendere il boss di Cinisi, quello che fece ammazzare Peppino Impastato, dal 1984 agli arresti negli Stati Uniti dove era stato condannato a trent’anni per traffico di droga, non ci poteva andare chiunque: Badalamenti voleva lui, Lombardo, l’unico che era riuscito a instaurare un dialogo con il mafioso e a convincerlo a collaborare. Mettere fuori gioco Lombardo, che in precedenza aveva contribuito alla cattura di Totò Riina, significava annullare qualsiasi rivelazione di don Tano. Che infatti in Italia non ci tornerà più e morirà di cancro quasi dieci anni più tardi nel Massachusetts.
    (more…)

    The Dark ScreenFranco Pezzini e Angelica Tintori sono gli autori del libro The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo (Gargoyle Books, 2008) che attraversa, con chiave saggistica ma tono narrativo, la storia del cinema per seguire la figura dei miti vampirici e la loro rappresentazione tra ruoli e personaggi. Infatti:

    A più di un secolo dalla sua prima apparizione, il mito di Dracula mantiene intatto il proprio fascino, ispirando di continuo nuove produzioni cinematografiche e televisive basate sulle sue gesta: dalle molteplici e più diverse trasposizioni della vicenda originaria ai numerosi sequel, fino a storie del tutto autonome, attraverso una lunga serie di maschere interpretative di cui Max Schreck, Bela Lugosi, Christopher Lee, Klaus Kinsky, Gary Oldman sono solo i nomi più noti. Quali i motivi di un successo così clamoroso e longevo?

    A rispondere ci provano i due autori: Pezzini in qualità di studioso dei rapporti tra letteratura, cinema e antropologia; Tintori avvalendosi della sua esperienza di soggettista e sceneggiatrice (ha lavorato tra l’altro per alcune serie della Bonelli). La prefazione del libro è stata scritta dal critico cinematografico Alberto Farina, che dice:

    In questo lavoro davvero monumentale, l’opera di Stoker non è solo la pietra di paragone di tutti i film che ne sono stati tratti [ma] è evidente che ogni deviazione o modifica rispetto alla fonte originale ha avuto una sua ragione precisa nel contesto storico in cui è stata decisa e proprio per questo può rivelarsi, a un esame attento, estremamente significativa.

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  • Scritto per libri
  • How to Break a TerroristHow to Break a Terrorist: The U.S. Interrogators Who Used Brains, Not Brutality, to Take Down the Deadliest Man in Iraq è un libro segnatato da Democracy now (ripreso poi da BoingBoing) e scritto da Matthew Alexander, pseudonimo sotto cui si firma un ex “addetto” agli interrogatori dell’esercito statunitense, e dallo studioso di storia militare John Bruning per raccontare la caccia e l’eliminazione di Abu Musab Al Zarqawi. Definita una “stranger-than-fiction story of the intelligence operation”, la vicenda, uscita all’inizio di questo mese per Free Press di Simon & Schuster, viene presentata in questi termini dal Time:

    It’s a claustrophobic read. Alexander didn’t do anything for months but eat, sleep and interrogate prisoners. Many of the book’s scenes take place in interview booths—Alexander, his partner, an interpreter and the bad guy. It’s often gripping, as the participants volley back and forth with verbal attacks, strategies and approaches, making for a surprisingly cerebral war book. That tight focus does, however, leave large gaps. Alexander scarcely discusses the theories behind his interrogation strategy, its derivation or whether the U.S. military continues to use it. Such things are forgotten as the book winds down into a tense one-on-one with the man who can potentially hand over al-Zarqawi, but a fuller epilogue could have broadened the story beyond this single set of circumstances.

    Oltre all’intervista di Democracy now, qui si può ascoltare l’mp3 con l’intervista ad Alexander messa online da Antiwar Radio.

    • Peacereporter, Aperta inchiesta su ‘patto’ tra Aznar e Cia sui voli segreti:

      Il governo socialista spagnolo e l’Audiencia Nacional (tribunale speciale antiterrorismo) apriranno un’inchiesta sul patto segreto raggiunto nel 2002 dall’ex premier José María Aznar con il presidente uscente degli Stati Uniti, George Bush, per il trasferimento di presunti terroristi nella base militare Usa di Guantanamo, a Cuba. Lo ha annunciato ieri il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, in seguito alla pubblicazione sul quotidiano “El Pais” dei documenti relativi all’accordo tra Aznar e Bush. “Stiamo indagando sull’intera vicenda”, ha affermato Moratinos, negando di essere a conoscenza dei documenti pubblicati ieri, “e al termine dell’inchiesta offriremo alla giustizia e all’Audiencia nacional tutta la nostra collaborazione”. Un portavoce degli Esteri, nel frattempo, ha segnalato che ancora non sarebbe stato individuato il rapporto incriminato in cui il direttore generale della Politica estera per l’America del Nord, Miguel Aguirre de Carcer, racconta dell’incontro avvenuto nel gennaio 2002 tra l’allora ministro, Josep Piqué, e il consigliere politico-militare dell’ambasciata Usa. Durante quell’incontro, il funzionario statunitense aveva chiesto a Piqué l’autorizzazione ad utilizzare scali militari spagnoli per il trasferimento dei presunti terroristi dall’Afghanistan a Guantanamo. Il partito di estrema sinistra “Izquierda Unida”, da parte sua, ha chiesto invece che Moratinos e l’attuale ministra della Difesa, Carme Chacòn, rispondano dell’intera vicenda alla Camera dei deputati insieme al direttore dell’intelligence, Alberto Saiz.

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  • Scritto per guerra
  • Dai ritratti narrativi alla realtà degli anni Settanta, da Leonardo Sciascia ad Alberto Arbasino, da Aldo Moro a Carlo Giuliani. C’è questo e molto altro nel bel testo scritto da Demetrio Paolin, La figura della violenza nella letteratura sugli “anni di piombo” (disponibile per il download in formato pdf). Pubblicato su Vibrisse Libri, questo documento è stato presentato dal suo autore, che ha scritto Una tragedia negata – Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana, durante il convegno Littérature et “temps des révoltes” (Italie, 1967-1980), che si è svolto dal 17 al 29 novembre scorso a Lione. E vi si legge:

    Le vittime non sono più corpi del reato, ma sono persone che chiedono verità ed esigono che gliela si racconti direttamente e alla presenza di terzi. Chi ha commesso una colpa è chiamato a assumersi la responsabilità di quello che ha fatto, a tracciarne i limiti precisi (Edipo è colpevole di aver ucciso suo
    padre e aver giaciuto con sua madre, i confini dei suoi delitti sono chiari, netti). Tutto acquista forza perché viene detto, si fa narrazione. È questo secondo me il tema principe del dibattito culturale, narrativo e politico sugli anni 70 e sulla stagione del terrorismo, ovvero come poter mettere in scena racconti, narrazioni che non servano a consolare o a giustificare, ma mettano in primo piano le colpe commesse da ognuno. Il compito è certamente arduo.

    Scrive giustamente Vittorio Pasteris in una mail:

    Mi ha stupito il totale disinteresse dei media italiani e degli stessi giornalisti in relazione all’arresto del giornalista Vittorio De Filippis. Le ragioni per preoccuparsi per l’azione delle forze dell’ordine e della giustizia sono molteplici. Ne riassumo un paio:

    • la “brutalità” per l’arresto del giornalista francese per un reato di diffamazione
    • il fatto che il presunto reato è attibuito non a un contenuto redazionale, ma ad un commento non correttamente moderato da parte della redazione di Liberation, che quindi è stata citata nella figura di De Filippis direttore ai tempi della vicenda

    Che succederebbe se le stesse modalità fossero applicate in Italia ?

    Per riassumere è accaduto questo (qui una rassegna in francese degli articoli pubblicati da Libération, il quotidiano che De Filippis dirigeva): irruzione a casa del giornalista lo scorso 28 novembre; prelevato e portato via per essere interrogato; il reato contestatogli è quello della diffamazione durante la sua direzione per un commento di un utente a un articolo che parlava di un provider che già si era fatto il sangue cattivo con il quotidiano d’oltrealpe. Panorama ha ricostruito la vicenda e Condor (file audio in formato mp3) l’ha commentata.

    Intanto, altra vicenda (ma sempre di Internet e arresti si parla) che riguarda la rete è questa. Stavolta l’ambientazione è la Croazia.

    Navi a perdere di Carlo LucarelliLa collana Verdenero di Edizioni Ambiente ha esordito ormai un anno e mezzo fa – era il maggio 2007 – per raccontare storie di ecomafia. E così a lungo ha fatto, attraverso gli strumenti della narrativa messi a disposizione da molti autori del panorama nazionale italiano, come Giancarlo De Cataldo, Wu Ming, Simona Vinci, Loriano Macchiavelli o Eraldo Baldini. Sebbene molti dei volumi giù usciti siano testi di pregio, ognuno dei quali affronta una specifica tematica riconducibile all’argomento che sottende la collana, quello appena pubblicato e firmato da Carlo Lucarelli, Navi a perdere, è eccezionale. Eccezionale per diverse ragioni: innanzittutto abbandona la fiction e racconta una storia vera, quella delle “navi dei veleni”; è chirurgico nel suo racconto, preciso, talmente asettico da farla annusare, la sporcizia di cui parla; e dimostra come, abbandonando qualsiasi proposito dietrologico, non si possa negare che determinate vicende ce l’hanno, un retroterra oscuro.

    “Protagonista” del libro è la Jolly Rosso, una motovane da carico che appartiene alla Ignazio Messina & Co e che nel 1988 si era guadagnata una trista fama: andare a riprendersi i 9.535 bidoni contenenti sostanze tossiche – vale a dire la diossina di Seveso – buttati sulla costa libica dopo aver girato mezzo mondo ed essere stati respinti dai governi locali. Poi, un anno più tardi, cambia nome, la nave, solo Rosso, e ricomincia le sue traversate pur non riuscendo a liberarsi del ricordo del carico trasportato dalla Libia a La Spezia. Infine, il 14 dicembre 1990, un allarme del comandante annuncia che la nave sta affondando: recuperato l’equipaggio, però, l’imbarcazione non va giù, si insabbia sui fondali bassi di Formiciche, in provincia di Catanzaro.
    (more…)

    Certo che a sentire i telegiornali e a leggere i quotidiani, difficilmente in questo pezzo di storia ci si inciampa. Per cui, piaccia o meno, la squadra d’assalto dei cronisti-scrittori di Chiarelettere è almeno una voce che a scartabellare ci va. In questo caso, ha agito Peter Gomez che nell’articolo Berlu-Sky: la vera storia racconta:

    L’Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona [per quella che allora si chiamava Telepiù, fondata nel 1990 dal gruppo editoriale dell'attuale presidente del consiglio, ndb]. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c’era persino stato un tentativo di corruzione.

    Finì tutto archiviato non avendo l’indagine ravvisato illeciti, ma intanto l’aliquota iniziale dell’Iva per le pay-tv era al 4 per cento nel 1991 e venne portata al 10 attuale nel 1995, durante il governo Dini. Il provvedimento venne “salutato” come un “atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv”.

    Photojournalism, Technology and EthicsLiberamente scaricabile dalla rete in formato pdf, il testo Photojournalism, Technology and Ethics: What’s Right and Wrong Today? realizzato e messo a disposizione dall’agenzia Black Star mette a confronto tre ere del fotogiornalismo – passata, quella recente fino al ventesimo secolo e ciò che potrà forse essere nel futuro prossimo – e cerca di delineate un rapporto corretto tra ricorso alla tecnologia e genuinità di un’immagine. Che – raccomanda la guida – non va alterata nel momento in cui si racconta per fotografie perché, come scritto nell’indice, le “nostre foto devono sempre raccontare la verità”.

    Con un’impostazione verso l’informazione dal basso non sempre condivisibile – i toni verso i contenuti self made spesso tornano a sottolineare talvolta il refrain dell’autorevolezza della fonte e della qualità del contenuto – il testo risulta comunque interessante anche per cui si avvicina alla fotografia da una prospettiva che non è quella di un fotoreporter di professione. Di fatto, oltre a raccomandare di evitare gli artifici del fotoritocco se si vuole conservare la genuinità della realtà che si ritrae, racconta dell’approccio di fotografi celeberrimi come Robert Capa e fa una cronistoria della manipolazione fotografica con relative controversie anche legali.

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