Bambole d’altri tempi e delitti d’oggi: un documentario sui generis

Standard

Our Wildest DreamsSu Crimeblog viene segnalato Our Wildest Dreams: A True Crime Documentary of Dolls & Murder, una specie di risposta ai moderni serial basati sulle scienze forensi. Insomma, atmosfere, scene, modalità di intervento, descrizioni hanno lo scopo di indurre lo spettatore a compiere un salto nel passato dei delitti partendo dalla regia e della produzione della filmaker indipendente Susan Marks. Questa la descrizione del documentario:

Created strictly for adults, these dollhouse dioramas are home to violent murder, prostitution, mental illness, adultery and alcohol abuse. Each dollhouse has tiny corpse dolls, representing an actual murder victim. In one bizarre case, a beautiful woman lays shot to death in her bed, her clean-cut, pajama-clad husband lies next to the bed, also fatally shot. Their sweet little baby was shot as she slept in her crib. Blood is spattered everywhere. And all the doors were locked from the inside, meaning the case is likely a double homicide/suicide. But something isn’t right. The murder weapon is nowhere near the doll corpses – instead the gun was found in another room.

Per promuovere il film, sono stati pubblicati alcuni trailer: qui, qui e qui. Fu Flickr, inoltre, si trovano le fotografie dei set mentre un blog, Our Wildest Dream: A True Crime Blog of Filmmaking, racconta passo per passo il backstage.

La fantascienza del futuro prossimo secondo Charlie Stross

Standard

La fantascianza del futuro prossimo secondo lo scrittore Charlie Stross, uno dei primi autori d’oltreoceano ad aver adottato una licenza Creative Commons per i suoi romanzi. Ripreso da WorldChanging.com, si legge nel testo:

Near-future SF does different things with the same tools; they come front-and-centre — or rather, their effects come front-and-centre, and the world is changed thereby. And they’re not necessarily such obvious new technologies as smart bombs and wrist-watch radios; they might equally well be a new way of looking at the memetic spread of fashions, as in Connie Willis’ Belwether, or social network mediated economics, as in Bruce Sterling’s Maneki Neko.

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo animata

Standard

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ideata da una commissione presieduta da Eleanor Roosevelt e approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, è stata rivisitata in vista del suo sessantesimo anniversario. A farlo è stato l’artista e designer newyorkese Seth Brau, che ha preso ciascuno dei trenta articoli e li ha trasformati in animazioni che combinano le immagini ai testi. Sul sito Human Rights Action Center è disponibile la versione full size del video. Produzione di Amy Poncher e colonna sonora di Rumspringa attraverso l’etichetta Cantora Records.

Yoani Sánchez: 90 miglia di abissale distanza e stretta dipendenza

Standard

Il testo che segue (tradotto da Gordiano Lupi) era stato scritto alcuni giorni fa, in attesa del voto d’oltreoceano. Ne è autrice la giornalista e blogger cubana Yoani Sánchez, ideatrice di Generación Y, che offre – forse una tra le poche voci circolate nelle ultime ore – una visione da sud delle elezioni statunitensi. Speranze verso un neo-presidente che, forse, allenterà un po’ lo sfaccettato cappio che ancora è stretto intorno Cuba.

La strada non è la stessa di sempre e oggi neppure le vicine – che di solito spettegolano nelle file dei mercati – parlano dei soliti argomenti. Alzano lo sguardo e indicano verso il Nord, mentre fanno pronostici sul nome che uscirà fuori dalle urne nordamericane. Non ricordo di aver vissuto un’agitazione simile nell’attesa delle elezioni presidenziali cubane del passato febbraio.

Il calzolaio del mio palazzo si è già messo a parteggiare per un candidato e la vecchietta che vende fiori si è attaccata alla camicetta un distintivo di Obama. La nostra noiosa parabola di due presidenti in cinquant’anni ci rende ancora più curiosi verso le elezioni straniere. Sappiamo bene che la decisione degli elettori statunitensi avrà ripercussioni nel nostro Paese e non in modo metaforico, come il volo di una farfalla nella foresta dell’Amazzonia. Le rimesse che permettono a migliaia di famiglie cubane di arrivare a fine mese giungono soprattutto dall’altra sponda, dove abita una parte di questa Isola che insulti come “vermi”, “venditori della patria” e “mafiosi” non sono riusciti a escludere dai nostri legami emotivi e familiari. Il discorso politico dei nostri governanti perderebbe efficacia se non mettesse gli Stati Uniti nella parte del nemico. Mai come oggi il destino di Cuba è stato così apparentemente separato e, tuttavia, così dipendente da ciò che può accadere a novanta miglia.
Continue reading

Memorie cattive e buone: due casi (non volutamente) a confronto

Standard

Beppe Sebasta segna un avviso importante: depositata una denuncia contro il Senatore Francesco Cossiga:

In tali dichiarazioni sono rilevabili i reati – quanto meno – di istigazione a delinquere, commesso pubblicamente come richiesto dalla legge per la sua punibilità: istigazione rivolta sia al ministro Maroni sia agli stessi organi di polizia preposti all’ordine pubblico (art. 414 CP); di istigazione di militari (i carabinieri) a disobbedire alle leggi a violare il giuramento – sulla Costituzione – (art. 266 CP:) e di apologia di reato (ancora 414 CP), in relazione ai reati da lui commessi ed ora spudoratamente confessati […]. I firmatari denuncianti sono 5. Le adesioni allegate 218. Tra i firmatari, Pietro Leone – nato il 16 06 1939, residente a Roma – e-mail: piero.leone@gmail.com, a cui si possono far pervenire, anche per fax, le adesioni. I suoi recapiti: 06 3220789 (tel. e fax) e cell. 3396085505.

E questa denuncia si aggiunge a un altro esposto, firmato da Luca Assirelli. Il quale spiega le sue ragioni in una videointervista pubblicata sul sito di MicroMega (via BSF).

Infine, di tutt’altro argomento (si parla di galantuomini in questo caso), l’ultimo saluto a Ferriero Corbucci tributato da Roberto Giari a uno “scrittore marchigiano, ma soprattutto un resistente, un vero partigiano”. Si veda per averne conferma la sua intervista a ImMemoria.

Scatti naturalistici e i vincitori del Wildlife Photographer

Standard

Wildlife Photographer of the Year CompetitionL’immagine a fianco è fantastica per soggetto e tecnica, scattata nella foresta pluviale del Belize dall’inglese David Maitland, ma anche le altre sono tutt’altro che scontate. Come quella, realizzata dallo stesso fotografo, che ritrae un primate del Gabon “sacrificato” dai cacciatori di frodo al mercato nero alimentare. Sono gli scatti arrivati in finale all’edizione 2008 del Wildlife Photographer of the Year Competition, organizzato dal Natural History Museum di Londra e dal BBC Wildlife Magazine. Pubblicate dal National Geographic, saranno esposte nella capitale britannica fino al 26 aprile del prossimo anno mentre online sono disponibili ulteriori gallerie rispetto a quelle pubblicate dalla celebre rivista naturalistica.

Mankind is no Island: microdocumentario (mobile)

Standard

Ha ragione Mauro Lupi quando dice che questo cortometraggio rappresenta “tre minuti d’arte”. Opera del filmaker Jason van Genderen, si intitola Mankind is no Island, racconta attraverso simboli quotidiani la situazione dei senza fissa dimora e le riprese sono state effettuate con un normale telefono cellulare. Risultato? Essersi aggiudicato il TropFest, che dal 1993 premia (all’inizio con il nome di Tropicana Short Film Festival) i migliori corti in concorso (qui qualche esempio di altri vincitori e qui un po’ di scatti delle passate edizioni).

Croazia: Balcani, stato, criminalità e certa informazione

Standard

Osservatorio Balcani (via LSDI) analizza la situazione croata dopo la fine fatta dal giornalista ed editore Ivo Pukanic. Se infatti nel piccolo stato balcanico si sta sfiorando lo stato d’emergenza con coprifuoco almeno di fatto e c’è chi vuole evitare che Zagabria diventi una nuova Beirut, dall’altro si va a caccia dei punti di contatto tra organi dello Stato e organizzazioni criminali. Punti di contatto che sarebbero coincisi proprio con l’informazione o quanto con alcuni suoi pezzi. Si legge infatti nel pezzo O noi o loro di Drago Hedl:

La dichiarazione del presidente Stjepan Mesić, “o loro o noi” rilasciata dopo l’assassinio di Ivo Pukanić, di cui era amico di vecchia data, si è dimostrata più che imprecisa: in Croazia, cioè, è difficile dire chi sono “loro” e chi “noi”. Nonostante Mesić abbia cercato di affermare che “noi” significa lo stato di diritto, il funzionamento del sistema istituzionale e la sicurezza dei cittadini, e “loro” i criminali, i terroristi e i mafiosi, in Croazia non è facile tracciare questa linea. Questo viene fatto notare non solo dagli analisti politici e dai commentatori: ciò si è potuto vedere anche al funerale di Ivo Pukanić, dove qualche fila dietro al presidente dello Stato e alle sue guardie del corpo, c’erano anche i più “rispettabili” appartenenti della malavita zagrebese. Lo stesso Pukanić, come afferma la nota editorialista Jelena Lovrić, è stato “ponte” e “collegamento” tra ciò che Mesić definisce “noi” e “loro” […]. Questa serie di omicidi a Zagabria, anticipata quest’estate con una serie di intimidazioni a chi denunciava il connubio tra politici e mafia, ora preoccupa le autorità inducendole ad un’azione nervosa. Anche se ancor prima dell’omicidio di Pukanić il premier Sanader aveva sostituito i ministri degli Interni e della Giustizia e il capo della polizia, l’omicidio del direttore di Nacional ha dimostrato che la mafia si sta facendo strada seriamente, e fa presagire un punto a cui in Croazia non si è ancora arrivati: gli attentati politici, come quello in Serbia in cui è stato assassinato il premier Đinđić.