Luigi Milani riprende un articolo che ne parla. Ma per leggerne direttamente si può fare riferimento al blog balcanico Srebrenica Genocide che, creato dall’organizzazione Bosnian Family (Bosfam), per presentarsi scrive di “non riportare alcuna opinione, ma fatti giudiziari appurati per la prima volta dal tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia e successivamente dalla corte internazionale di giustizia”.
I fatti a cui si riferisce riguardano l’eccidio di Srebrenica quando, nel luglio 1995, migliaia di vittime bosniache di religione musulmana (oltre ottomila dicono le fonti ufficiali, almeno diecimila sostengono le associazioni dei familiari delle vittime) vennero trucidate dalle truppe serbo-bosniache di Ratko Mladic. Il procedimento giudiziario a cui il post di cui sopra si riferisce è quello che si sta celebrando alla corte dell’Aja contro i presunti complici dei criminali di guerra balcanici. Tra gli imputati ci sono le Nazioni Unite e il governo olandese, colpevoli – secondo l’accusa – di non aver protetto per negligenza l’enclave musulmana. Non l’avrebbero fatto perché quella gente non aveva diritto a una protezione speciale, i militari stavano lì con scopi di pace e non di guerra né le truppe erano sufficientemente addestrate, si difende l’Olanda. Ma Hasan Nuhanovic, sopravvissuto al massacro e ai tempi interprete per gli effettivi ONU, e altri familiari stanno però raccontando una realtà differente.





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