Il lungo intrigo: fatti nascosti ed effetti palesi di sessant’anni di storia

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Il lungo intrigo di Alfio CarusoCerti patti non c’era bisogno di metterli per iscritto, camminavano assieme all’aria.

Alfio Caruso usa nel libro Il lungo intrigo. Dal 1943 a oggi: per una storia segreta d’Italia un artificio: la finzione narrativa. Costruisce episodi forse mai accaduti, intesse dialoghi, immagina incontri. Ognuno di essi vede di volta in volta sulla scena qualche mammasantissima di cosa nostra. Oppure agenti dei servizi. O giornalisti o ancora ufficiali delle forze dell’ordine. E se è vero che i singoli fatti probabilmente sono frutto di fantasia o libere rielaborazioni di momenti reali, è altrettanto vero che ciascuno di essi descrive (e ne ribadisce l’esistenza) avvenimenti assolutamenti concreti, nodi chiave nel passaggio da una nazione che dall’armistizio ai giorni nostri è inciampata (ma spesso ha inciampato consapevolmente) in fatti che hanno deviato il suo percorso politico “democratico”.

La mafia è una presenza costante del libro. A iniziare dalle sue prime pagine, quelle in cui narra del 1943 e degli accordi per cambiare fronte passando dall’asse nazifascista a quello alleato. E la “clausola segreta”, quella di cui Aldo Moro negherà l’esistenza anni dopo perché troppo infamante sarebbe stato ammettere l’impunità o un occhio di riguardo verso uomini d’onore che appoggiavano lo sbarco in Sicilia, è il primo mistero. Seguito da Portella della Ginestra, il caso Mattei, i flussi di denaro da est e da ovest per mantenere saldi gli assetti del fronte più caldo della guerra fredda. E ancora la morte del commissario Cataldo Tandoj ad Agrigento, le esecuzioni di marmaglia in divisa per dare una lezione alle gerarchie, Dalla Chiesa che diventa un “uomo solo”, Mauro De Mauro e la scomoda figura di Enrico Mattei, i tintinnii di sciabole nelle notti da golpe, le stragi, le bugie su via Fani, gli appoggi e le strumentalizzazioni del terrorismo di destra e di sinistra, la stagione delle autobombe a Palermo, i divini traffici finanziari, il Banco Ambrosiano e i suoi caffè avvelenati serviti all’interno di un supercarcere.
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Danilo Arona, Miriam e l’horror “di esitazione”

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Danilo Arona torna a pubblicare su Carmilla e questa volta è Cercasi Miriam disperatamente. Lo introduce Valerio Evangelisti con queste parole:

L’articolo La luce oscura di Danilo Arona, uno dei collaboratori che più hanno contribuito al successo di Carmilla, ha avuto tale rispondenza di pubblico da consigliare di dare lo stesso titolo a una nuova rubrica di Danilo. Erede, anche se diversa per concezione, delle mitiche “Cronache di Bassavilla”, divenute un libro, cui presto se ne aggiungerà un secondo e per le quali sono previste trasposizioni multimediali. Ma non vogliamo anticipare. Lasciatevi illuminare o imbrunire, per ora, dalla luce oscura.

E così scrive Danilo:

Uno dei racconti che prediligo in assoluto, un perfetto esempio di horror “di esitazione”, reca la firma di Truman Capote. S’intitola “Miriam” ed è stato scritto nel 1945. Il nome del titolo si riferisce a una bambina di 11 anni che irrompe nella vita di un’anziana vedova solitaria, Mrs. Miller, sullo sfondo di una New York livida e nevosa. È, all’apparenza una ragazzina pestifera e invadente, ma anche molto inquietante, della quale possiamo dire (o non dire) verso le righe conclusive che forse non esiste, ma che di certo esiste nella mente della protagonista.

Uno bianca: “Non si può rinascere su segreti di Stato duri a morire”

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Il cippo a memoria dei carabinieri uccisi al Pilastro il 4 gennaio 1991 dalla banda della Uno biancaVenerdì scorso ricorreva il diciassettesimo anniversario dell’eccidio del Pilastro, avvenuto il 4 gennaio 1991: tre giovanissimi carabinieri uccisi dalla banda della Uno bianca in un agguato che ha sì dei responsabili condannati all’ergastolo ma sui cui motivi permangono lati oscuti. La morte di Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini sembra un’esecuzione, anche se i Savi dissero di aver reagito a un tentativo di identificazione mentre erano su un’auto rubata per poi correggere e non rendere mai chiare le ragioni del triplice omicidio.

Oggi il quotidiano Il Bologna pubblica una lettera di Ludovico Mitilini, fratello di una delle vittime, in cui invoca chiarezza e verità su quell’agguato, chiede che si riprenda la ricerca di eventuali complici e fiancheggiatori dei banditi che, più che rapinatori – come hanno sempre sostenuto di essere – hanno agito come terroristi. La lettera peraltro arriva a commento della prossima scarcerazione dell’unico componente del commando non condannato al carcere a vita, Pietro Gugliotta, che tornerà libero nell’agosto 2008 riaccendendo le polemiche sugli interrogativi (e sono molti) che accompagnano ancora questa vicenda. Ecco il testo della lettera inviata al giornale emiliano:

Sette anni di inferno per l’Emilia Romagna, decine di omicidi senza un apparente motivo. Rapine con bottini insignificanti e raid di fuoco per terrorizzare benzinai, zingari, extracomunitari, carabinieri, impiegati di banca e semplici testimoni. Ma quello della strage del Pilastro resta un eccidio pianificato nei minimi dettagli. Organi inquirenti che, inizialmente, si spingono su piste sbagliate e devianti, ben 55 innocenti condannati per reati commessi da altri. Ci sarebbe molto da dire sulla banda della Uno bianca… Quest’anno, però, la famiglia Mitilini avrà una persona in meno a soffrire nel ricordo di quell’atroce 4 gennaio 1991, purtroppo la mamma di Mauro Militini si è spenta il 16 aprile scorso dopo una lunga ed incurabile malattia, un male che l’ha accompagnata già dopo i primi anni, comparso a poca distanza dalla perdita del figlio.

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Il fair use e la dichiarazione dei documentaristi

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  • Center For Social Media, Documentary Filmmakers’ Statement of Best Practices in Fair Use:

    Documentary filmmakers have created, through their professional associations, a clear, easy to understand statement of fair and reasonable approaches to fair use. Fair Use is the right, in some circumstances, to quote copyrighted material without asking permission or paying for it. It is a crucial feature of copyright law. In fact, it is what keeps copyright from being censorship. You can invoke fair use when the value to the public of what you are saying outweighs the cost to the private owner of the copyright.

  • Qui il link per scaricare l’intero documento in formato pdf.

Regret the Error: gli sbagli e le responsabilità dei media

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Regret the ErrorDel blog Regret the Error – dedicato a correzioni, ritrattazioni, richieste di chiarimenti su ciò che si scrive sui giornali – si era parlato qualche tempo fa come di particolarità non solo in rete, ma anche sulla carta stampata o in altre forme di giornalismo tradizionale. Il suo autore, Craig Silverman, però non si è fermato alla sola presenza online ed è andato oltre scrivendo il libro Regret the Error: How Media Mistakes Pollute the Press and Imperil Free Speech, pubblicato dalla canadese Union Square Press-Penguin Group, che si differenzia rispetto al blog:

While some of the errors can be laugh-out-loud funny, the book contains a sobering journey through the history of media mistakes (including the outrageous hoaxes that dominated newspapers during the circulation wars of the 19th-century) and a serious muckraking investigation of contemporary journalism’s lack of accountability to the public. It shines a spotlight on the media’s carelessness and the sometimes tragic and calamitous consequences of weak or non-existent fact checking.

La prefazione è stata scritta da Jeff Jarvis di BuzzMachine.com e sono disponibili a titolo di saggio solo un estratto del testo, Obiticide: death by media, la bibliografia e, ovviamente, le correzioni apportate all’edizione stampata.

North Wind: serie a fumetti da libreria e da rete

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North WindNorth Wind è una serie a fumetti (cinque gli episodi in programma) pubblicata dai BOOM! Studios in collaborazione con MySpace e messa a disposizione in rete – contemporamente all’uscita dei singoli albi – per essere letta online o per essere scaricata (qui il primo episodio). “Un’interessante approccio alla distribuzione digitale”, si legge nella pagina di presentazione, e Cory Doctorow, commentando la scelta su BoingBoing, aggiunge:

Yes, a few cheapskates might opt to substitute downloads for singles. But those cheapskates are likely either retired people, students, or other people of limited means — and if they come into money (say, by graduating and getting a job), they’ll be back with their wallets. In the meantime, it’s not as if the people who buy their issues in Mylar bags are going to give up on collecting — Action Comics #1 has been floating around online since the mid-Nineties and the value of the physical object hasn’t dropped as a result.

Online documentario radiofonico sulla libertà di stampa

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Press For FreedomSi intitola Press For Freedom il documentario audio in quattro puntate che il giornalista e docente londinese Roy Greenslade ha realizzato per il canale radiofonico della BBC. Si parte con Government control e i casi di Anna Politkovskaya (uccisa a Mosca dopo aver indagato sulla violazione dei diritti umani in Cecenia), Ali Fedhil (iracheno, interviene a proposito dei condizionamenti politici nel suo paese) e Peta Thornycroft (corrispondente che rischia il carcere in Zimbabwe). La seconda parte affronta il tema Freedom of the internet concentrandosi su blog e informazione mainstream. Si passa quindi, in terza istanza, a Building democracy e il relativo ruolo delle radio per concludere, da ultimo, con Established democracies, il loro grado di stabilità e del relativo margine d’azione della stampa. Per ognuno di questi temi, è possibile scaricare la puntata in formato mp3.

Infine due segnalazioni: l’inizio di Loredana Lipperini che è tornata Ancora dalla parte delle bambine e Gli altri non siamo noi di Sorelle d’Italia.

Lo stato della sorveglianza nel mondo

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The 2007 International Privacy RankingDa notare che nella mappa, gli Stati Uniti sono contraddistinti dallo stesso colore della Russia, della Cina e di altri paesi a cavallo dell’Estremo Oriente. Il nero. L’Europa occidentale presenta diverse gradazioni: dalla sorveglianza estensiva a qualche salvaguardia ma scarse protezioni. Sono alcuni degli elementi che saltano all’occhio in apertura dello studio The 2007 International Privacy Ranking, pubblicato lo scorso 28 dicembre sul sito dell’organizzazione londinese Privacy International. Che esordisce scrivendo:

In recent years, Parliaments throughout the world have enacted legislation intended to comprehensively increase government’s reach into the private life of nearly all citizens and residents. Competing “public interest” claims on the grounds of security, law enforcement, the fight against terrorism and illegal immigration, administrative efficiency and welfare fraud have rendered the fundamental right of privacy fragile and exposed. The extent of surveillance over the lives of many people has ow reached an unprecedented level. Conversely, laws that ostensibly protect privacy and freedoms are frequently flawed – riddled with exceptions and exceptions that can allow government a free hand to intrude on private life.

At the same time, technological advances, technology standards, interoperability between information systems and the globalisation of information have placed extraordinary pressure on the few remaining privacy safeguards. The effect of these developments has been to create surveillance societies that nurture hostile environments for privacy.

Governments have created hundreds of key policy initiatives that, combined, may fundamentally destabilize core elements of personal privacy. Among these are proposals for the creation across society of “perfect” identity using fingerprint and iris scanning biometrics the linkage of public sector computer systems, the development of real-time tracking and monitoring throughout the communications spectrum, the development of real-time geographic vehicle and mobile phone tracing, national DNA databases, the creation of global information sharing agreements and the elimination of anonymity in cyberspace.