Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
13 Nov
Per i suoi quarant’anni, Rolling Stone, storica rivista americana dedicata a musica, ma anche a cultura e a politica, lancia la sua digital edition. Lo segnala Bernardo ed è una segnalazione interessante perché si tratta di duecento e rotte pagine che propongono la stessa versione che viene stampata e va in distribuzione negli Stati Uniti.
Oltre che leggerla online in formato flash, la rivista può essere anche scaricata oppure stampata.
12 Nov
Attraverso il gruppo giornalisti e fotoreporter di Flickr, ho scoperto le fotografie di Witness Journal e l’omonima rivista, giunta al quinto numero e inserita all’interno del contenitore di FotoUp. Realizzata in tre lingue (oltre all’italiano, anche inglese e spagnolo), l’iniziativa – aperta a chiunque voglia proporre un servizio – prevede anche una forma di suddivisione degli introiti con gli autori, che mantengono la piena titolarità dei loro scatti concedendo all’editore un’esclusiva che non va oltre i trenta giorni.
Tornando, i reportage pubblicati comprendono la quotidianetà di profughi armeni e azzeri che vivono nella città di Rustavi (Alessandro Franzetti), lo Sziget Festival, festival musicale avvenuto lo scorso agosto a Budapest sotto i nubigrafi che si sono abbattuti sull’Europa orientale (Alessandro Scarano), Teknival, manifestazione per amanti della techno che – sempre in estate – ha radunato trentamila persone a Pinerolo (Giovanni Cassanese). O ancora si vede e legge dal Giappone con i lavori di Fabrizio Cleri, la Tokio di Gianfranco Spatola, la Montalto di Castro di Paolo Fusco, la Nocera Umbra di Dario Jacopo Laganà o la Istanbul di Antonio Stella. Infine chiude il numero un’intervista a Michael Nichols, fotografo del National Geographic.
Qui sono conservati i numeri arretrati per chi volesse navigare tra i reportage precedentemente pubblicati.
11 Nov
La criminalità organizzata e i suoi uomini, le sue regole, sono una realtà di cui si legge sui giornali, per chi non vive in quelle zone, quando si consuma una faida, viene compiuto un omicidio o si arresta un pezzo da novanta. Ciò che invece si vive ogni giorno, dentro le case, nei rapporti di famiglia, tra gli amici che la sera si ritrovano al bar, più difficilmente viene raccontato. Cristina Zagaria, giornalista in forza alla redazione napoletana di Repubblica, invece decide di andare a sondare proprio quella realtà. Quella quotidiana, che si respira ogni giorno, che si teme la notte quando i figli non rientrano, quando brucia un capannone o si consuma una vendetta. È L’osso di Dio, vicenda realmente accaduta e raccontata con la metrica del romanzo. Di questo libro, ho scritto altrove:
Quando si decide di infrangere le regole della criminalità organizzata, e nello specifico di questo romanzo della ‘ndrangheta, si può pagare in un solo modo. Questa è la storia di Santo Panzarella, vittima della lupara bianca nel luglio del 2002, e soprattutto di sua madre, Angela Donato, che decide di rompere il muro di omertà che la circonda e reclamare giustizia per quel figlio inghiottito da nulla. I suoi sforzi verranno ricompensati solo con un frammento, un osso di quattordici centimetri che era la clavicola del ragazzo, ma nasce qualcosa di più: un movimento di madri calabresi che, proprio quando le Madri di Plaza de Mayo decidono di lasciare le piazze, escono nelle strade per reclamare giustizia per chi non c’è più.
Umanità innanzitutto, prima della violenza, “legame carnale” – per usare le parole di Cristina durante una presentazione – contrapposto alle regole del clan. Le quali, allo stato attuale, sono ben riassunte in questa frase:
Per sconfiggere la ‘ndrangheta, a volte, bisogna sconfiggere se stessi. La propria disillusione, la stanchezza, la rassegnazione. E il coraggio, invece di esplodere, ti scoppia dentro.
9 Nov
La biblioteca multimediale ad accesso libero Classici Stranieri cresce e il suo creatore, Valerio Di Stefano, dà vita a un progetto speculare, Controversi, giovanissimo sito-blog interamente dedicato alla poesia italiana e straniera che al momento ha pubblicato post su Dante Alighieri, Giosuè Carducci, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi e Miguel de Unamuno. Come gli altri progetti di Valerio, anche Controversi ospiterà al suo interno materiale sotto pubblico dominio e composizioni (o notizie su composizioni) pubblicate più recentemente, ma con una licenza che ne permette la libera ridistribuzione.
8 Nov
Linate 8 Ottobre 2001: la strage è il titolo di un libro che già da qui spiega chiaramente ciò di cui si occupa. Chi lo firma, l’autore teatrale Giulio Cavalli e il giornalista Fabrizio Tummolillo (che si sono avvalsi della collaborazione di Angelo Lanza), ha impostato il racconto sotto una duplice chiave:
Nella prima parte [...], attraverso la favola della costruzione dell’immaginario aeroporto di Bengodi, diventiamo spettatori della sconcertante catena di eventi che ha causato il più grave incidente aereo della storia italiana [...]. Nella seconda parte vengono ripercorse e analizzate le tappe di questa vicenda più che dolorosa – prima e dopo lo schianto del velivolo – sempre seguendo il filo conduttore dello spettacolo: dal rapporto della Commissione d’inchiesta, alle controverse sentenze di primo e secondo grado.
Online sono disponibili anche contenuti multimediali che corredano il testo. E a pubblicare il volume è stata una realtà editoriale piuttosto giovane nel panorama italiano: si tratta di XII Online, nata come gruppo di autori che aveva portato poco tempo fa a un’antologia prefatta da Andrea G. Pinketts. Quindi era arrivata un’omonima associazione culturale e infine un catalogo che al momento annovera una decina di pubblicazioni.
8 Nov
Per determinate segnalazioni, ormai passo quasi del tutto da Tumblr, ma merita un’evidenza a parte l’articolo comparso oggi su Carmilla, Romania fa rima con etnia?, di Valerio Evangelisti sulla presunta emergenza di cittadini romeni presenti in Italia. E considera giustamente Evangelisti:
Non si possono applicare loro, insomma, i consueti alibi che giustificano il razzismo dilagante in questa porcheria di paese: lo “scontro di civiltà”, la “lotta al terrorismo”, la differenza di culture, e via delirando. I rumeni si chiamano così proprio per l’impronta lasciata loro dall’annessione a Roma – ammesso che simili argomenti abbiano un senso. Anzi, quando l’impero romano era ormai scomparso, là se ne teneva vivo un brandello. Dico questo per prevenire le obiezioni delle canaglie fasciste, sempre pronte ad asservire la storia per giustificare i propri delitti. Non vi serve cercare Dna particolari. La Romania era ed è più latina di quanto non lo sia l’ipotetica “Padania”. Se siete fascisti, siatelo fino in fondo. Se siete “padani”, andate affanculo. Da bravi barbari, vi bevete l’acqua del dio fiume, con larve annesse.
Prosegue sottolineando come la sinistra al governo e il leader del partito democratico non è che si differenzino molto dai loro oppositori in parlamento. O che differenzino molto tra nazionalità e crimine:
A mia conoscenza, mai il governo degli Stati Uniti ha convocato diplomatici italiani per rinfacciare loro ciò che stavano facendo, in territorio americano, gli affiliati alla Mano Nera o a Cosa Nostra. Pescava i colpevoli, se ci riusciva, e li sbatteva in galera. Solo da noi si fa ricadere un crimine su un popolo intero, e si prende a pretesto un delitto per criminalizzare una nazionalità nel suo complesso.
E WuMing aggiunge sul numero di oggi di Giap:
Atmosfera da pogrom. Nel 1997 accadde qualcosa di molto simile con gli Albanesi – se non peggio, perché in quel caso non c’era nemmeno un omicidio con stupro a fare da detonatore, soltanto disperati che fuggivano in massa da un futuro di merda. Siamo andati a ripescare gli articoli di allora: governo Prodi, Veltroni vicepremier, fiumi di inchiostro sul popolo di sinistra che si scopre razzista e tutto sommato non diverso dall’elettorato della Lega Nord, un decreto xenofobo varato su pressione del centrodestra e condannato dalla comunità internazionale (in quel caso la possibilità, per la nostra Marina, di bloccare navi albanesi anche fuori dalle acque territoriali italiane), infine una strage (terribile, più di cento albanesi morti annegati nel canale d’Otranto, quasi certamente speronati da una nave italiana, caso immediatamente insabbiato e rimosso dalla coscienza collettiva).
7 Nov
Si parla anche di Ciudad Juarez in un libro pubblicato da Eleuthera. Il volume si intitola Ginocidio – La violenza contro le donne nell’era globale scritto da Daniela Danna, che da anni si occupa di questo argomento. Sulla scheda di presentazione del libro, infatti, si legge che:
Che fine hanno fatto la rivoluzione sessuale e l’emancipazione delle donne? Dopo pochi decenni quella che sembrava un’inarrestabile spinta verso la parità dei generi è stata contraddetta da una brutale contro-spinta. Come testimonia un’attualità segnata da frequenti ed efferati episodi di violenza contro le donne, in crescita in Italia e nel mondo. Sotto la spinta della globalizzazione, quel potere patriarcale che in Occidente sembrava destinato a un irreversibile declino è tornato prepotentemente sulla scena. E fa strage di donne: 14.000 donne uccise annualmente nella Russia post-sovietica, 1.800 donne ammazzate in un biennio in Pakistan per “motivi d’onore”, oltre 400 donne messicane impunemente assassinate nell’ultimo decennio a Ciudad Juárez… Quasi un genocidio, anzi un ginocidio, che rimanda a un atavico giudizio sull’inferiorità femminile (spesso veicolato dalle grandi religioni istituite) e al desiderio maschile di controllare il corpo delle donne limitandone la sessualità e la vita sociale. Non è dunque un caso che la grande maggioranza di questi delitti senza castigo avvenga proprio tra le mura domestiche e per mano di familiari…
Via Lipperatura, che dà qualche altro link sulla stessa tematica: 1, 2, 3 e 4. E poi qui per campagna, appello e maggiori informazioni.
7 Nov
Filippo Giardina e Mauro Fratini di Non Rassegnata Stampa hanno ragione:
L’ottimo riscontro di pubblico avuto sul sito è coinciso con una disarmante indifferenza da parte di media, giornalisti e anche presunti web-paladini della libertà (evito di fare nomi per non incorrere in una caduta di stile). Ci farebbe piacere sapere che cosa ne pensi.
In una mail con cui presentano la loro iniziativa su web nata quasi un anno fa (e per la precisione il 13 dicembre 2006), hanno prodotto non una e nemmeno due né tanto meno tre puntate, ma novantaquattro puntate di una specie di sit-com così descrivibile:
una rassegna stampa satirica ambientata in una cantina e trasmessa sul web sfruttando le nuove tecnologie che permettono una forma di espressione libera e senza censura [...]. I temi, di stretta attualità, vengono trattati con una libertà sicuramente non riproducibile dalla tv tradizionale. [Dunque] è satira visceralmente libera.
Da sottolineare che le puntate sono rilasciate con licenza Creative Commons. Questa, forse, può essere l’occasione di recuperare con materiale che, da quello che ho visto, è effettivamente buono.
5 Nov
Ne parlano tanto male che sporgono querele, ma poi se le devono rimangiare. E magari pagare pure le spese processuali. Peccato che al momento tutto questo sia diventato giurisprudenza solo in Francia, ma è pur sempre un esempio a cui guardare con interesse. Perché qui, infatti, Wikipedia ha sfangato un’accusa di diffamazione e violazione della privacy rimbalzando al mittente anche le richieste di danni (69 mila euro). Ne parlano due articoli, di questo fatto: l’edizione britannica della Reuters con Wikipedia cleared in French defamation case e l’Inquirer.net con Wikipedia wins landmark privacy lawsuit in France.
In pratica, alcuni contenuti pubblicati sulla versione francese della più nota enciclopedia collaborativa e ritenuti offensivi non possono essere penalmente o civilmente addibitabili ai responsabili del server perché questi non hanno un ruolo di editor. Inoltre le politiche editoriali esistono, sono chiare e dunque – ancora – la loro violazione non è in carico a Wikipedia stessa. Esplicitamente ha dichiarato infatti Emmanuel Binoche. il giudice chiamato a pronunciarsi su questa vicenda:
Web site hosts cannot be liable under civil law because of information stored on them if they do not in fact know of their illicit nature.
Per chi volesse leggere altro in merito, trova diversi articoli sull’argomento.
E, seppur non direttamente, in qualche modo è collegato anche questo testo di Cory Doctorow, How Big Media’s Copyright Campaigns Threaten Internet Free Expression:
But the Internet is not cable television. Net-based hosting outfits — including YouTube, Flickr, Blogger, Scribd, and the Internet Archive — offer free publication venues to all comers, enabling anyone to publish anything. In 1998′s Digital Millennium Copyright Act, Congress considered the question of liability for these companies and decided to offer them a mixed deal: Hosting companies don’t need to hire a million lawyers to review every blog post before it goes live, but rights holders can order them to remove any infringing material from the Net just by sending them a notice that the material infringes.
5 Nov
Sarah McLachlan, World On Fire. Video presentato a Web 2.0 Expo in corso a Berlino. Via Pandemia.
4 Nov
Rilasciato con licenza Creative Commons il libro Postsingular, uscito in libreria il mese scorso (qui per scaricare le versioni pdf e html). Scritto da Rudy Rucker, profilico scrittore che dalla matematica è passato al cyberpunk, è un romanzo incentrato sul tema delle nanotecnologie che sfondano anche nel mondo dell’intangibile. Dalla presentazione del libro, si legge:
A mad scientist decides it might be a good idea to create a giant virtual reality simulation that is running a copy of Earth and of most of the people in it. Fine, but in order to create this simulation, the mad scientist plans to grind our planet into a zillion supercomputing nanomachines called nants.
Ultrageek Ond Lutter and his autistic son Chu find a way to block the nants—but then Ond can’t resist infesting Earth with a congenial breed of quantum-computing nanomachines called orphids.
Su Amazon il libro si può acquistare qui mentre sul sito dell’autore si annuncia che è in corso di realizzazione il sequel, Hylozoic.
2 Nov
Diritti d’autori creativi è il titolo della più recente puntata di π-Videoblog, iniziativa di divulgazione elettronica curata da Christian Biasco e di Francesca Terri con il supporto di Arcoiris.tv. Si legge dalla sinossi:
Tre sono le angosce di un artista: che la propria opera venga plagiata; che venga sfruttata da parte di altri; che venga modificata e trasformata in qualcos’altro. Come difendere i diritti sulle proprie opere? Due sono gli argomenti centrali di questa puntata: il funzionamento del metodo Copyzero per la certificazione della paternità di un’opera, in alternativa al deposito presso la SIAE (uso della firma digitale con marca temporale) e le licenze Creative Commons come interessante soluzione per il rilascio dell’opera.
Pubblicate tutte con licenza Creative Commons, le puntate precedenti di π-Videoblog comprendono:
1 Nov
Loredana Lipperini, Le bambine sono tornate:
Come si dice in questi casi? Ci siamo, oppure, questo è il giorno fatidico, o anche ecco, è in libreria.
Tutte le espressioni sopraindicate vanno benissimo, in effetti.
Ancora dalla parte delle bambine esce oggi (insieme al nuovo film di Dario Argento: e per una che ama l’horror come la sottoscritta la coincidenza è assolutamente piacevole).
Scherzi a parte, solo tre cose.
Uno. Spero che sia, soprattutto, un libro utile.
Due. Se avete voglia di inviare contributi (testi, fotografie, disegni, video) qui trovate tutte le istruzioni.
Tre. Grazie, eh. A tutti.