Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
14 Oct
Il libro Piazza Fontana – 12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta di Giorgio Boatti esce per la seconda volta, come nuova edizione, nel 1999. Editore: Einaudi. Ma non era una novità editoriale: sei anni prima era stato pubblicato da Feltrinelli, ma l’autore, malgrado la certosina ricostruzione basata su deposizioni, atti, rassegne stampa e verbali, se la vide brutta quando Massimiliano Fachini lo querelò. Boatti ne uscì senza alcuna conseguenza giudiziaria anni dopo perché non venne ravvisato alcun elemento che danneggiasse il neofascista appartenuto alla cellula eversiva padovana sospettata di essere coinvolta nell’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.
Da sottolineare che lo scrittore, quando il libro di Feltrinelli finì nei guai, venne lasciato da solo ad affrontare la furia di Ventura: si diede di fumo il suo editore e così molte delle persone su cui Boatti poteva contare. A eccezione dell’ex commissario Pasquale Iuliano, che nel 1969 era a capo della squadra mobile della questura di Padova e che mesi prima dell’esplosione milanese aveva avviato indagini contro gli eversori veneti. Personaggio quasi dimenticato in questa vicenda, Iuliano ebbe però la carriera distrutta a causa della sua indagine: accusato di aver costruito le bombe ritrovare in possesso dei neofascisti, fu prima trasferito e frattanto gli piombò addosso la sua dose di guai giudiziari. Guai che durarono dieci anni: tanti ce ne vollero infatti per proscioglierlo dai sospetti e riabilitarne la figura. Iuliano, però, aveva intanto lasciato la polizia ed era tornato nella sua città natale, Matera, mettendosi a fare l’avvocato.
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12 Oct
Disse, esattamente, Lessing: “È doloroso, alla mia età, vedere tutte queste ragazze superficiali e ignoranti far finta di essere orgogliose della loro femminilità”. Da una delle autrici in questione arrivò la risposta: “Con i miei libri ho solo cercato di dare voce alle donne della mia generazione, non alle vecchie”. Era Helen Fielding, la creatrice di Bridget Jones.
Aggiungo che mi batterò fino alla fine della mia attività pubblica affinché agli eredi venga negata la possibilità di disporre, in modo esclusivo e discrezionale, delle opere di loro parenti. Le opere, specialmente quelle straordinarie, come quelle di Daniele, appartengono all’Umanità.
Ho letto con calma i commenti seguiti alla pubblicazione di un breve articolo della giornalista Flavia Amabile su Ornella, la signora senzatetto della quale ho scritto più volte. Osservo senza stupore come molte persone giudichino a spada tratta fatti che non conoscono [...]. Giù dritti con dardi e biasimi.
11 Oct
Arte, cinema, letteratura, la nonna, il canto XI dell’Eneide, la madre che non puoi abbracciare, il Don Chisciotte di Orson Welles, cui Giorgio Agamben ha dedicato una pagina importante del suo Elogio della profanazione. Ma cosa lega più precisamente il fantasma all’after life, ed entrambi alla nostra epoca? Boris Groys pensa che la platonica metanoia (anticipazione dell’immortalità dell’anima nella postura dei veri filosofi) sia oggi possibile come anticipazione dell’immortalità dei corpi (l’evidenza che la vita del corpo, in una decomposizione virtualmente infinita, continua). Sostiene che la storia dell’arte moderna e contemporanea sia dalla parte del cadavere (le opere come cadaveri degli oggetti, di cui esibiscono la materialità pura). Di fatto, se la cultura di massa prospera sulla figura di vampiri, zombi, cloni e macchine viventi, per Foucault esistono luoghi – cimiteri, musei, biblioteche, discariche di rifiuti – in cui, per “eterotopia”, umani e cose sono spostati in uno spazio altro, separato, come quello dei non-morti. O come gli oggetti di un archivio, un tempo vivi e funzionali. E già Kafka suggeriva di sovrapporre macchine per fantasmi, telefoni, telegrafi, poste, ai mezzi di trasporto, treni, navi e aerei.
10 Oct
Si parla di nuovo di Danilo Arona, perché, atteso, esce finalmente un libro che si ricollega alle Cronache di Bassavilla raccontate nelle loro cento sfacettature anche su Carmilla. Si intitola, questo nuovo volume, Melissa Parker e l’incendio perfetto, è pubblicato dalla Dino Audino Editore e sarà in libreria a partire dal 18 ottobre. Questa è la sua presentazione:
La storia comincia in Inghilterra, su una spettrale collina nel Kent, dove il 29 dicembre 1965 una ragazza viene travolta da un’auto nella nebbia e muore bruciata. Si chiamava Melissa Parker. Una morte orribile e ingiusta che avviene poco dopo le 5 del mattino. Quando Melissa muore, Debra Shepherd ha poco meno di due anni e vive con i genitori a poca distanza dalla collina maledetta. I suoi incubi sino all’adolescenza saranno popolati dalla terribile immagine di una ragazza che muore carbonizzata. Poi, nel 1982, Debra arriva in Italia e trova lavoro come baby sitter presso una villa in Sardegna. E le fiamme cominciano a divampare. Debra viene arrestata, i giornali la chiamano “la baby sitter piromane”. Uno psichiatra la interroga e dalla bocca della giovane scaturisce un’orribile voce cavernosa che dice di chiamarsi Melissa. Un mistero lungo più di quarant’anni, la cui soluzione ristagna fra le nebbie di una città del nord Italia, un luogo sinistro e spettrale che risponde al nome di Bassavilla.
9 Oct
Se esistono luoghi in cui il male alberga in modo viscerale, uno di questi è Ciudad Juarez, cittadina più simile a una terra di nessuno al confine tra Messico e Stati Uniti dove da anni si sta consumando uno dei più gravi massacri di donne – ribattezzato come il femminicidio – senza che se ne conoscano in modo chiaro i motivi, gli autori e le coperture. Per farsi un’idea della situazione, può essere utile la lettura dell’articolo pubblicato nel 2003 da Le Monde Diplomatique, In Messico trecento delitti perfetti.
Sull’argomento è tornato sabato scorso Il Manifesto con un’intervista di Alessandro Braga a Marisela Ortiz, fondatrice dell’associazione Nuestras Hijas De Regreso a Casa.
I capelli neri, raccolti dietro la testa in una coda di cavallo. Lo sguardo fiero, dice decisa: «Ho paura, mi sento abbandonata dalla mia comunità, ma sento l’appoggio di tanta gente in giro per il mondo. Per questo continuerò, fino alla fine». E fino alla fine significa finché non si saprà la verità su quanto è accaduto a centinaia di donne a Ciudad Juarez, una cittadina al confine tra Messico e Stati Uniti, dove dal 1993 sono state rapite, violentate, torturate e uccise oltre mille donne. A parlare è Marisela Ortiz, insegnante, psicologa e una delle fondatrici di Nuestras Hijas de regreso a casa, un’associazione che si batte per i diritti civili e perché venga a galla la verità riguardo ai fatti di Ciudad Juarez. Domani parteciperà alla Perugia-Assisi.
Perché sei in Italia?
Sono qui per denunciare i crimini impuniti che avvengono dal 1993 nella mia città, Ciudad Juarez, e organizzare un movimento di solidarietà per chi si batte da anni perché si sappia la verità.
8 Oct
Come è successo per l’inizio di Tangentopoli con la mazzetta di Chiesa per il Pio Albergo Trivulzio, anche gli inquirenti di Catanzaro sono partiti da una vicenda, per poi arrivare a una grossa rete di affari. Ora, a quanto pare, sarebbero arrivati a quello più grosso.
La pista nera, nella strage di Piazza della Loggia a Brescia, porta un altro tassello all’inchiesta. E nuovi nomi, dopo quelli di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Un tassello annunciato, che adesso sfocia nella richiesta del pm bresciano di rinviare a giudizio, assieme ai tre, e sempre con l’accusa di concorso in strage, altri tre personaggi di spicco: il fondatore di Ordine nuovo Pino Rauti, l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino e uno dei suoi “infiltrati”, Giovanni Maifredi, autista del ministro dell’Interno dell’epoca, Paolo Emilio Taviani, ma soprattutto uomo dei servizi segreti inserito da Delfino in Ordine nuovo.
L’intera famiglia del dittattore Augusto Pinochet, morto il 10 dicembre dello scorso anno, è stata raggiunta da un ordine di arresto. L’accusa è di peculato, reato per il quale era sotto processo anche il vecchio generale, autore del golpe militare dell’11 settembre 1973, che portò alla morte del presidente democraticamente eletto Salvador Allende. Durante la dittatura, più di 3.000 persone furono uccise dalle forze di sicurezza
7 Oct
Carlo mi segnala When Zombies Attack:
Backyard FX came over to the Make: Labs check out my zombie proximity device and I lost a leg. Learn how to rip anyone’s leg off (or at least appear to do so) in this video
Aggiornamento del 12 ottobre: sempre in argomento, non è male la galleria Dawn Of The Dead, zombie realizzati sferruzzando e ricamando con la lana.
5 Oct
the single European point of reference for high-level policy discussion and strategic action on all issues related to the public domain in the digital environment, as well as related topics such as alternative forms of licensing for creative material (including, but not limited to, the Creative Commons licenses), open access to scientific publications and research results, management of works whose authors are unknown (i.e. orphan works).”
COMMUNIA – The European Thematic Network on the Public Domain in the Digital Age
4 Oct
Via mail giunge un appello per una petizione. Fenomeno, questo, che si sta facendo sempre più frequente. Ma nel caso specifico, credo che abbia una certa importanza. Per due ragioni. La prima è perché la via alla “legalità”, come accade a Bologna o a Milano, che passa attraverso la pulitura dei muri delle città non è che una campagna pretestuosa. Almeno condotta con le modalità attuali. La seconda – e più bruciante – è che uno dei graffiti che si vuole cancellare è quello realizzato per ricordare nel capoluogo lombardo Carlo Giuliani.
Nel testo della sottoscrizione, che si intitola Petizione per salvare il graffito dedicato a Carlo Giuliani sito a Milano, Italia e che è stata lanciata da Urban Vision Crew, si legge infatti:
Il 29 Settembre 2007 il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato ha dichiarato che questo graffito deve essere eliminato, dopo aver provveduto già nei giorni precedenti alla cancellazione di numerosi altri graffiti tra i quali due storici graffiti dedicati a Dax-Davide Cesare e Mumia Abu Jamal. È inaccettabile che con tanta leggerezza si pensi di poter eliminare un pezzo di memoria storica, è vergognoso che il Comune di Milano attraverso la campagna antigraffiti, utilizzata per ristabilire un finto ordine e decoro, vada invece ad attaccare quello che è stato e tutt’ora è un prezioso patrimonio artistico e di memoria per l’intera città e per molte persone in tutto il mondo.
Per quanto riguarda la street art, è vero che non tutto ciò che si trova sui muri è artistico, ma i capolavori esistono e per rendersene conto basta farsi un giro su Wooster Collective.
3 Oct
In merito ancora alle dispute tra industrie discografiche ed utenti, può essere interessante il blog Recording Industry vs The People. Creato e mantenuto dagli avvocati Morlan Ty Rogers e Ray Beckerman dello studio Vandenberg & Feliu di New York, prende le mosse dalle attività dei due legali che, per conto di Electronic Frontier Foundation, rappresentano persone trascinate in cause legali dalla Recording Industry Association of America. Sul blog è a disposizione una buona documentazione raccolta per atti, modalità di funzionamento di questo genere di cause, una lista di avvocati statunitensi ed europei che difendono gli “accusati” e di procedimenti attualmente in corso negli USA.
Intanto, venendo alle questioni italiane, Massimo Mantellini scrive:
Pare che la polizia postale abbia ricevuto incarico di chiudere il blog “Mastella ti odio” un blog satirico sul Ministro della giustizia che per adesso e’ ancora online. Cosi’ che tutti vedano cosa si oscura in questo paese.
2 Oct
Il plagio o la riproduzione non autorizzata di opere dell’intelletto saranno anche un problema. Ma fanno pur sempre parlare del lavoro di un autore, più o meno direttamente. La censura, invece, è ben peggiore perché a quel punto non riguarda più solo una fascia di popolazione dato non c’è più nessuno che parla. Esordisce così Cory Doctorow nell’articolo Online censorship hurts us all pubblicato dal Guardian. Nel testo mette a confronto i nodi legati alla violazione del diritto d’autore e quelli derivanti dalla soppresione parziale o totale del diritto d’espressione e dice:
Since 1995, every single legislative initiative on this subject in the UK’s parliament, the European parliament and the US Congress has focused on making it easier to suppress “illegitimate” material online. From libel to copyright infringement, from child porn to anti-terror laws, our legislators have approached the internet with a single-minded focus on seeing to it that bad material is expeditiously removed.
I dettagli sono quelli già noti da tempo: la promulgazione dell’americano DMCA o dell’europea EUCD o ancora gli attacchi di Viacom e della RIAA alla veicolazione di contenuti in rete (che, quando non sono equiparati al “furto”, sono comunque ostacolati malgrado spesso abbiano licenze che consentono la ridistribuzione). E conclude lo scrittore statunitense non senza una vena di sarcasmo:
It would be a great Sovietisation of the world’s digital printing presses, a contraction of a glorious anarchy of expression into a regimented world of expensive and narrow venues for art. It would be a death knell for the kind of focused, non-commercial material whose authors couldn’t fit the bill for a “managed” service’s legion of lawyers, who would be replaced by more of the same — the kind of lowest common denominator rubbish that fills the cable channels today. And the worst of it is, we’re marching toward this “solution” in the name of protecting artists. Gee, thanks.
In chiusura, altro argomento: una nuova segnalazione per il progetto a sostegno di Gramos. Morgan ha infatti pubblicato una prima lista delle donazioni. Lista che verrà man mano aggiornata con nuovi contribuiti.
1 Oct
Elementi per supportare tale assunto? Nessuno. Citazioni o posizioni degli indagati in quest’azione dell’IFPI? Zero. Qualche battuta sulla complessità dei problemi, dalle imposizioni SIAE ai prezzi esorbitanti dei CD (in Italia ben più che altrove)? Macché. E basta forse quest’azione tutta italiana per sostenere che «l’offensiva delle case discografiche torna ai livelli del “processo Napster”»? Certamente no. Ma la ciliegina è l’aggancio tra tali supposte offensive anti-pirateria e il nuovo servizio Amazon. Intuizione stupenda! Sarà sicuramente così, no?
Aggiornamento del 3 ottobre: sempre sul blog di Bernardo, in merito a questo argomento viene pubblicata una Lettera aperta a Pier Luigi Pisa (Repubblica.it) di Carlo Gubitosa dell’Associazione Peacelink.
Il 30 settembre del 1977 i fascisti, in un perverso connubbio con la polizia, attaccano un gruppo di ragazzi di sinistra uccidendo Walter Rossi. L’inchiesta sul suo omicidio è stata chiusa anni fa, dopo più di 2 decenni di inutile istruttoria, senza trovare l’assassino o i colpevoli [...]. Noi di TN lo ricordiamo con questo racconto dedicato al giorno della sua morte.