Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
14 Jul
John Perkins, autore del libro Confessioni di un sicario dell’economia, autobiografia di un analista finanziario che racconta come controllare paesi e aree strategiche attraverso il debito con l’estero e previsioni tendenzialmente falsate, ha da poco pubblicato The Secret History of the American Empire:
Perkins zeroes in on hot spots around the world, and drawing on interviews with other Hit Men, Jackals, reporters, government officials, and activists, examines the current geopolitical crisis. Instability is the norm—it’s clear that the world we’ve created is dangerous and no longer sustainable. How did we get here? Who’s responsible? What good have we done and at what cost? And what can we do to change things for the next generations? Addressing these questions and more, Perkins reveals the secret history behind the events that have defined our world, including:
- The current Latin American Revolution and its lessons for democracy
- How the “Defeats” in Vietnam and Iraq benefited big business
- The role of Israel as Fortress America in the Middle East
- Tragic repercussions of the IMF’s “Asian Economic Collapse”
- US blunders in Tibet, Congo, Lebanon, and Venezuela
- Jackal (CIA operatives) forays to assassinate democratic presidents
From the U.S. military in Iraq to infrastructure development in Indonesia, from Peace Corps volunteers in Africa to Jackals in the Indian Ocean, Perkins exposes a conspiracy of corruption that has fueled instability and anti-Americanism around the globe. Alarming yet hopeful, this book provides a compassionate plan to re-imagine our world.
La notizia della pubblicazione in lingua originale la dà Information Guerrilla e sarebbe interessante sapere se Minimum Fax, l’editore del precendente volume in italiano, o qualcun altro ha già acquisito i diritti per la traduzione.
12 Jul
La durata ottimale del diritto d’autore non deve andare oltre i quattordici anni, secondo Forever Minus a Day? Some Theory and Empirics of Optimal Copyright, uno studio presentato nei giorni scorsi a Berlino. L’analisi, scandita da teoremi, equazioni e concetti econometrici, è stata condotta da Rufus Pollock dell’università di Cambridge e nell’abstract si legge:
In the first, a parsimonious theoretical model is used to prove several novel propositions about the optimal level of protection. Specifically, we demonstrate that (a) optimal copyright falls as the costs of production go down (for example as a result of digitization) and that (b) the optimal level of copyright will, in general, fall over time. The second part of the paper focuses on the specific case of copyright term. Using a simple model we characterise optimal term as a function of a few key parameters. We estimate this function using a combination of new and existing data on recordings and books and find an optimal term of around fourteen years. This is substantially shorter than any current copyright term and implies that existing copyright terms are too long.
11 Jul
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin morirono insieme il 20 marzo 1994. Erano a Mogadiscio e il giorno successivo i contingenti inviati in Somalia per l’operazione Restore Hope avrebbero levato le tende da un paese in cui non avevano risolto niente, i signori della guerra continuavano a spararsi addosso e a sparare in giro e l’unico risultato raggiunto era stato quello di aver fatto registrare situazioni peggiori di quelle di partenza. Il futuro non sarebbe stato meglio e di recente si è parlato di un ritorno dei caschi blu da quelle parti.
I due giornalisti, però, non morirono semplicemente. Vennero raggiunti da una raffica di colpi d’arma da fuoco sparata contro l’auto su cui viaggiavano. Erano appena rientrati da Bosaso, erano passati in hotel giusto il tempo per una rapida sosta e una telefonata in Italia promettendo un servizio importante per l’edizione del Tg3 delle 19 ed erano ripartiti. Poche centinaia di metri dopo l’agguato. Si diedero molte versioni, per lo più infondate e successivamente smontate.
Si disse per esempio che era stato un tentativo di rapina senza che fossero rubati nemmeno gli orologi. Che era stata una ritorsione verso i militari italiani per le violenze che avrebbe denunciato qualche anno dopo un ex paracadutista. Oppure una ritorsione più generica verso i contingenti che presidiavano il paese. Si disse che erano state le forze armate italiane a recuperare i corpi quando le riprese della televisione svizzera facevano vedere che sul posto era giunto solo un faccenderie italiano trapiantato nel Corno d’Africa e in odor di affari spionistici. Si disse che era meglio portare le salme al porto di Mogadiscio piuttosto che in zone sicure più vicine e che meglio era anche guidare attraversando una terra di nessuno in cui poteva accadere di tutto. Si disse che gli elicotteri italiani arrivarono in ritardo perché impegnati in missione mentre il giorno prima quegli stessi elicotteri erano stati usati per trasportare i partecipanti a un torneo di tennis interforze. Si disse che le celle frigorifere di un’azienda privata americana erano più indicate rispetto a quelle (del tutto vuote) dell’incrociatore italiano su cui vennero trasportate le spoglie.
10 Jul
Via PeaceReporter, Proiettile in una busta per la portavoce del movimento anti-base di Vicenza:
Un proiettile in una busta chiusa è stato inviato stamani alla portavoce del Comitato ‘No Dal Molin’ di Vicenza, Cinzia Bottene. Non comparendo l’indirizzo della portavoce sull’elenco telefonico, il grave messaggio intimidatorio è stato recapitato all’indirizzo di un’altra persona, che porta il suo stesso cognome e che ha con lei un legame di parentela. La busta, sulla quale il nome della rappresentante del movimento anti-base era scritto a macchina, conteneva un proiettile calibro 765 e un foglio bianco. Essendo stato affrancato, ma non timbrato, si ritiene che il plico sia partito proprio da Vicenza. L’oggetto è stato consegnato agli agenti della Digos della città veneta.
9 Jul
È “il fronte interno” quello che comincia a cedere, con la differenza però che se in Vietnam gli americani almeno sul piano statico avevano praticamente vinto, stoppando l’offensiva del Tet, in Iraq invece le cose vanno ben diversamente.
Altro che le nostre cronache scipite – treno-corteo-mazzate-treno – che ormai fanno sbadigliare gli invitati a cena. L’inizio potrebbe essere ambientato da qualche parte in un ministero. O nei quartieri generali di una forza dell’ordine, con un gruppo di persone che si pone problemi e trova soluzioni.
Ancora una volta i dati della cronaca quotidiana dimostrano quanto la psicologia di massa e di vertice potrebbe contribuire alla comprensione del terrorismo, ma i nostri politici, come sempre, non capiranno o fingeranno di non capire.
Magari fosse solo una questione italiana, uno potrebbe rifugiarsi dietro l’invettiva per una classe politica che non si documenta, poco capisce e in genere segue lo Zeitgeist censorio. No, no: c’è pure la Svezia che fa come la Siria, cioè come l’Inghilterra, cioè come tutta l’Europa.
8 Jul
Da un articolo di Marco Menduni pubblicato oggi sul Secolo XIX (articolo non online):
Le “due polizie” alla resa dei conti. Nelle prossime udienze del processo per il blitz nella scuola Diaz alcuni dirigenti e agenti sono pronti a rendere “dichiarazioni spontanee” [...]. Due polizie hanno agito a Genova nei giorni del G8. Due gruppi di potere contrapposti si sono scontrati sulle strade e nel drammatico epilogo alla Diaz. Un’ala dialogante. E un nucleo di falchi, di duri, tardi epigoni di una polizia che sta scomparendo ma che negli scorsi decenni non ha lesinato l’utilizzo di metodi disinvolti (per usare un eufemismo) nell’affrontare le emergenze.
Ma la storia di quei due giorni va rivista, ancora una volta dall’inizio. Dall’accordo raggiunto tra l’ala non violenta (pur radicale) della contestazione e la polizia stessa. La mediazione fu condotta da un funzionario genovese e da Lorenzo Murgolo, dirigente della questura di Bologna e da sempre considerato “punto di riferimento” dell’area noglobal. I patti erano chiari. E oggi una fonte è in grado di confermarli al Secolo XIX: «Quando Casarini fece la famosa dichiarazione di guerra, annunciando “violeremo la zona rossa”, sapeva quel che diceva».
Proseguendo con l’articolo, si delineano scenari secondo i quali Casarini avrebbe pronunciato quelle parole dopo averle già dette a chi si doveva occupare dell’ordine pubblico, per conservare all’interno del movimento una posizione preminente messa in discussione da nascente correnti a lui avverse. Ma la vicenda prese la piega che oggi si conosce e i cui contorni – mancanti o negati – si delineano via via che proseguono i processi. Perché, come scrive Blicero su Carmilla:
Fortunatamente il tentativo disperato da parte di media e istituzioni culturali e politiche del paese di far calare il sipario su un evento così importante per tutti coloro che lo hanno vissuto direttamente o indirettamente e per la storia non solo del paese, ma anche e soprattutto dei conflitti politici a livello internazionale, sta andando incontro a una sconfitta sempre più netta.
È pure vero che per ora sui manuali di storia delle superiori troviamo pagine e pagine per giustificare l’11 settembre e le guerre che ne sono state l’inevitabile reazione (o origine, forse siamo noi che non abbiamo capito nulla!), mentre non troviamo neanche un paragrafo sul G8 di Genova. Ma la memoria delle persone è diventata più viva negli ultimi anni, anche grazie al lavoro di molti gruppi, collettivi e individualità che non si sono stancate di seguire ciò che è rimasto di quegli eventi: i processi.
6 Jul
Le telefonate al centralino del 113: i cittadini terrorizzati, i dialoghi tra le forze dell’ordine, i pestaggi alla Diaz. Voci dalla notte più buia della città
Inoltre, vengono pubblicare sul sito di Radio Radicale le registrazioni delle udienze di alcuni processi in corso relativi a quei fatti: Caserma di Bolzaneto, Scuola Diaz, Altri fatti legato al G8 di Genova.
5 Jul
[video]http://youtube.com/watch?v=59_viZVvBAU[/video]
Obiettivo raggiunto (e la produzione continua) per il film Même Père Même Mère, nuova opera della Malastrada.film che era stata annunciata a inizio maggio contestualmente all’avvio della campagna di finanziamento. Il meccanismo per realizzare il lungometraggio, incentrato su Thomas Sankara e sul Burkina Faso, è lo stesso del precedente lavoro, 13 Variazioni su un tema barocco. Ballata ai petrolieri in Val di Noto: avviare una raccolta fondi per andare a copertura dei costi e creare così rete di veri e propri coproduttori. E data la natura del progetto, i risultati poi vengono tutelati attraverso una licenza Creative Commons.
Dunque, per tutti questi motivi si torna a dialogare con Malastrada.film e, in particolare, con Alessandro Gagliardo che – insieme a Chris Consoli, Julie Ramaïoli e Giuseppe Spina – ha ideato Même Père Même Mère.
3 Jul
Che differenza passa tra Luca Volonté e coloro che si indignano per le vignette satiriche sull’islamismo? Sui musulmani si può scherzare, ma guai a chi fa riferimenti cattolici? Domande che sorgono leggendo i quesiti contenuti nell’interpellanza che il parlamentare dell’UDC ha presentato il 26 giugno scorso e che prontamente è stata accolta. Chiede infatti Volonté al ministero dell’interno, per i beni e le attività culturali e delle comunicazioni:
quali urgenti iniziative intendano adottare ai fine di evitare che la libertà di espressione di sedicenti artisti diventi alibi per offendere la sensibilità umana e religiosa e quali provvedimenti intendano mettere in atto per evitare in futuro che possano verificarsi casi analoghi di offese al sentimento religioso e alle confessioni religiose in generale e a quella cattolica in particolare.
I nodi della questione sono il Messiah Game alla Biennale di danza di Venezia, il videogioco Operazione: Pretofilia e, per ampliare gli spazi dell’arte “deviata”, una mostra che non s’ha da fare. Sfido poi che stanotte Dio ha telefonato in America e ha preteso l’oscuramento di ciò che non gli piaceva. Sarebbe divertente, ‘sta vicenda, se fosse una favola del martedì, ma si tratta invece di isteria di chi vorrebbe per esempio indicare agli islamici un islam autentico e agli omosessuali fa lezione di diritto di natura.
In ultimo, c’entra tangenzialmente, ma è interessante il discorso sulla catechesi clinica che fa Alessandro Capriccioli.
2 Jul
Nonostante la linea politica sia, per alcuni aspetti, “moderata”, rilanciando battaglie di “destra” capaci di coinvolgere settori di opinione e sociali ben più ampi dell’area dei simpatizzanti, fn riesce a tenersi dentro i militanti “duri e puri”, legati alla “puzza della strada” e allo scontro di piazza come essenza della milizia.
L’unica volta che si cita il SIFAR si dice che i Servizi segreti italiani volevano che le informazioni fornite restassero segrete. E visto che la Commissione voleva evitare di inserire “segreti” nel proprio rapporto, ci si chiede se le informazioni dei Servizi italiani fossero davvero importanti da giustificare il segreto.
Ci sono pagine impressionanti, avvincenti, terribili. Un libro essenziale per capire questo Paese, il genio e la sregolatezza, messi al servizio del Male. Per capire la debolezza dello stato, delle istituzioni, la nostra.
Il cambiamento più importante a spiccare nel bando è la nascita di un forum all’interno del quale saranno pubblicati i racconti: in questa edizione, infatti, tutti i racconti in gara saranno leggibili e commentabili dagli utenti.
Essendo la vita dei veri prodotti di massa (come Desperate Housewives) destinata a essere assai breve*, quando Desperate Housewives sarà diventato, esattamente come I ragazzi di Padre Tobia o Chissà chi lo sa?, un oggetto d’altri tempi (cosa che tende ad avvenire sempre più velocemente), trascinerà nel proprio oblio anche il libro.
1 Jul
La recente sentenza di assoluzione per l’omicidio di Roberto Calvi può essere paradigmatica per la sensazione di smantellamento di una serie di assunti raccolti e affinati in molti anni di indagini. In particolare, a rischio sarebbe almeno una parte della ricostruzione del rapporto creato nel corso di decenni tra criminalità organizzata, gangsterismo, apparati dello stato e terrorismo politico. Un rapporto, questo, che abbraccia molteplici vicende e che potrebbe avere come punto di snodo l’esplosione nella galleria di San Benedetto Val di Sambro, il 23 dicembre 1984, del treno Napoli-Milano che provocò sedici vittime e 250 feriti.
Rispetto ad altri fatti compresi nell’arco di tempo che va dal 1969 al 1984, il periodo più intenso delle stragi italiane apertosi con Piazza Fontana, per il Rapido 904 è stato individuato un regista preciso: Giuseppe Calò, detto Pippo, il cassiere di Cosa Nostra sospettato di essere il mandante dell’omicidio di Calvi. Ma ancora prima condannato per l’attentato al 904 insieme a Guido Cercola, suicida nel supercarcere di Sulmona all’inizio del 2005. La responsabilità di Calò sembrava aver spostato il focus delle indagini dal terrorismo politico all’estensione del fenomeno mafioso oltre i confini siciliani e lo aveva messo in relazione agli attentati dello scorso decennio. (more…)