No alla guerra senza se e senza ma di VauroDa FdC. Mentre la trasmissione di Michele Santoro racconta la vicenda della base militare di Vicenza e mentre si cita a titolo di precedente che, per esempio, un’altra base, quella di Aviano, è stata usata per detenere illegamente un imam rapito dalla Cia con la collaborazione – pare, dato che il processo ai presunti responsabili si aprirà solo il prossimo giugno – dei servizi segreti militari italiani, Peace Reporter pubblica una breve notizia: Abu Omar: nuovo ricorso del governo contro magistratura di Milano. Si legge in proposito:

Il governo italiano ha presentato un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale, reiterando l’accusa di violazione del segreto di Stato nei confronti della magistratura di Milano nella gestione del caso di Abu Omar, ex imam di Milano. Ieri l’Avvocatura generale dello Stato avrebbe depositato le pratiche relative a questa vicenda, richiedendo che venga invalidata la disposizione del tribunale di Milano, enunciata il 16 febbraio, che aveva rinviato a giudizio 33 persone, tra cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e 26 agenti Cia.

Ora, si sta dicendo, il problema è rappresentato da un paio di magistrati che avrebbe violato il segreto di stato. Invece per l’esecutivo non risulta essere un problema che:

  • un rifugiato accolto in Italia sia stato prelevato forzosamente da agenti dell’intelligence di un’altra nazione perché sospettato di appartenenza a un’organizzazione terroristica
  • lo straniero sia stato trasferito in una base straniera che sorge in territorio italiano (per quanto sia extraterritoriale)
  • da qui sia stato portato in Egitto e torturato per mesi al fine di fargli confessare le sue presunte attività bombarole a fianco dei fondamentalisti
  • non si possa sapere con esattezza se il governo Berlusconi, allora in carica, avesse dato il suo benestare o meno perché anche questo è segreto di stato
  • i due uomini CIA siano al momento latitanti nonostante debbano rispondere dell’accusa di sequestro di persona in qualità di responsabili dell’operazione (uno dei due collaborava con Mario Scaramella, si veda il caso del dossier Mitrokhin e, solo come ultimo episodio, alla radioattiva morte di un agente della KGB)
  • Gustavo Pignero, uno degli uomini del Sismi al momento sotto inchiesta, sia lo stesso che era presente alla cattura dei brigatisti Renato Curcio e Alberto Franceschini. In quell’occasione morì Mara Cagol, brigatista anche lei, e si disse che ci fu un conflitto a fuoco. Ma non si è capito mai bene se andò esattamente così
  • Marco Mancini, numero due del Sismi, è sotto inchiesta anche per l’indagine Telecom sulle intercettazioni illegali e, quasi vent’anni fa, era sul pezzo durante le primissime indagini per un altro episodio oscuro della storia recente italiana, l’eccidio dei carabinieri di Bagnara di Romagna
  • Nicolò Pollari, liquidato ma promosso, e un suo fedele, Pio Pompa, pagassero qualche giornalista perché fosse particolarmente compiacente con le veline dei servizi e intanto ne tenevano sotto controllo qualcun altro meno manipolabile

Nonostante questo, a vedersi screditato il proprio lavoro dovrebbero essere – secondo il governo – i pubblici ministeri Armando Spataro e Ferdinando Pomarici. E perché? Perché questi mascalzoni di magistrati avrebbero infranto il più gelosamente custodito dei segreti, quello che il Palazzo impone. Eppure si parlava di abolirlo.